OldClaudio

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  • in risposta a: Latex non compila #115253
    OldClaudio
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      Lat98″ post=117802Mi chiedo se questo accada perché ho fatto un elenco di sottoparagrafi che ancora non ho completato con il testo sotto ai titoli… infatti scrivendo qualche riga di testo vedo che si apre una nuova pagina… come faccio a gestire questo aspetto?

      L’idea di scrivere tutto il sezionamento prima di metterci il contenuto può esserti utile per avere un piano di lavoro, ma dopo ogni titolo devi metterci qualcosa, anche una semplice tilde ~ che inserisce suno spazio non eliminabile.

      Per fortuna Gustavo ha avuto un’intuizione formidabile ed ha creato lui un Esempio Minimo Compilabile (EMC) che replica il tuo problema. Grazie Gustavo.

      L’esempio mostra senza possibilità di dubbio la regola per la quale dopo ogni titolo ci può essere dello spazio ma c’è anche uno divieto di cambiare pagina; è logico; come c’è scritto nel libro L’Arte di scrivere con LaTeX, scaricabile dalla sezione Documentazione di questo forum, “LaTeX non è Word”.

      Con Word puoi mettere i titoli come ti pare senza testo sotto, specialmente se non usi i vari livelli di heading che Word consentirebbe di usare e che nessuno usa, perché anche con Word, nessuno legge le istruzioni, e va avanti per intuito o per aver sentito l’amico dell’amico.

      Con LaTeX (che non è un word processor ma un programma di composizione tipografica) certe cosette non sono consentite; per esempio un titolo di sezione a fondo pagina e il suo testo nella pagina successiva è una cosa che in tipografia non si fa assolutamente; Questo, fra l’altro è uno dei motivi per il quale talvolta per non inserire un fine pagina dopo un titolo salta pagina prima del titolo lasciando la pagina precedente con i capovarsi staccati e un warning di “undeful vbox”. Aggiungi a questo che LaTeX cerca nei limiti del possibile di evitare le righe orfane, quelle a fondo pagina, con un salto pagina dopo la prima riga di un capoverso; cerca di evitrare anche le righe vedove, cqelle a fine capoverso con un salto pagina immadiatamente prima.

      In ogni caso un titolo da solo a fondo pagina con Word si può fare, con LaTeX non si può fare, per cui i tuoi titoli erano moltissimi, sicuramente più di quelli che ha usato Gustavo, ti sono stati tutti messi uno dietro l’altro senza tagliare pagina perché è vietato dopo ogni titolo; LaTeX taglia pagina dopo un titolo.

      Ora se metti lo spazio creato dalla tilde, dopo ogni titolo, e componi, vedi aumentare lo spazio fra un titolo e l’altro, ma quello spazio orizzontale invisibile, ma non eliminabile costituisce da solo un minimo di riga di testo.

      Ringrazia Gustavo, che nonostante la tua reticenza, è riuscito a capire il tuo problema e a replicarlo.

      in risposta a: Numeri romani #117372
      OldClaudio
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        Sono troppi i font disponibili e un po’ ondivaghi.
        Di solito l’utente non si preoccupa di questi dettagli, perché ci pensano i pacchetti. Tuttavia in casi particolari si può risalire alla famiglia ricavandola dai nomi dei file fd.

        Se elenchi selettivamente solo i fili che hanno estensione .fd.

        Questi file haoo il nome completo formato dall’agglutinazione di diverse informazioni informazioni non semrpe tutte presenti, ma sempre tutte in lettere minscole e/o in cifre arabe:

        a) la codifica: la più vecchia è la OT1, ma c’è T1, LGR, X2 e tante altre (sempre in lettere minuscole; qui le ho scritte maiuscole, perché rappresentano le opzioni da specificare al pacchetto fontenc)

        b) il nome della famiglia, potrebbe essere CM per la collezione Computer Modern, LM per ila collezione Latin Modern; Iwona, per gli Iwona, eccetera.

        c) da una a tre lettere per specificare la familia, serie, e la forma: per esemo R per regular, B per bold, BX, per bold extended, SL, per slanted, SC per small caps, eccetera.

        d) il corpo indicato con un numero da una a quattro cifre arabe. I font che hanno un coprpo solo (scalabile a piacere) non hanno nessun numero o il solo numero corrispondente al corpo naturale. I font dotati di cori ottici ne hanno il copo indicato solo con la parte intera arrotondata; Per esempio i font Latin Modern sono dotati dei corpi 5, 6, 7, 8, 9,10, 12, 14, 17, 10, 24; ci pensano i comandi \small, \normalsize, \large, eccetera a selezionare il corpo specifico.

        e) infine l’estensione, invariabilmente .fd

        Ci sono dei pacchetti che mostrano pezzi di testi composti con font di varie collezioni, famiglie, serie, forme e corpi.

        Ti suggerisco, per approfondire, la guida del sistema TeX fntguide.pdf, leggibile con il solito comando texdoc datto nella finestra comandi.
        C’è un intero capitolo sui caratteri nella guida generale L’arte della composizione tipografica con LaTeX, nella sezione documentazione; vi si parla anche di queste cose.

        Infine ci sarebbe il file pdftex.map; elenca tutti i font bitmapped e vettoriali di tipo Type 1, che puoi usare sulla tua macchina con pdflatex; nella mia ci sono elencati circa 15000 font quasi tutti presenti con una installazione completa e aggiornate del sistema TeX (io ne ho aggiunti di miei alcuni, ma non credo che superino la cinquantina). Un font in ogni riga, tranne, ovviamente, le righe di commento; direi che la prima parola di ogni riga contiene le informazioni che ti ho descritto sopra. Questo file viene ricreato aggiornandolo, ogni vota che aggirni TeX Live (probabilmente anche MiKTeX, non so dirti per Linux, ma credo che valga anche per queste piattaforme); è l’unico file aggiornato elencante tutti i font

        Tuttavia, ahimè, non esiste né un elenco completo delle famiglie disponibili, né penso che ci sarà mai, perché quando compinci a crealo, non sei arrivato ancora alal decima riga che il panoram è cambiato e dovresti ricominciare da capo.

        in risposta a: Latex non compila #115247
        OldClaudio
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          Quei tre messaggi dicono alcune cose che non richiedono uno studio approfondito epr essere capiti;

          a) Il primo dice che non hai caricato babel con l’opzione italian; se stai scrivendo solo in inglese può starci, perché l’inglese è di default; ma se non hai specificato fra le opzioni di lingua l’italiano, certamente non puoi passare all’italiano con un \setlanguage{italian} o un ambiente otherlanguage con l’opzione italian. Hai forse messo italian fra le opzioni della classe, ma poi it sei dimenticata/o di caricare il pacchetto babel?

          b) il secondo avviso dice ha hai una riga che sporge nel marine destro di 9 punti ed un po’ circa 3 o 4 millimetri; vai a vedere che cosa hai messo nella riga 27 del tuo codice sorgente.

          c) il terzo messaggio dice che hia una pagina trppo grande in verticale; sporge snel maringe inferiore di 779 punti e un po’; visto che un punto è circa un terzo di millimetro, quello vuol dire che sporge di circa 26 cm; credo che i centimetri ti siano più familiari dei punti; dunque, come mai hai una pagina che eccede l’altezza del blocco di testo (sporgendo in basso, di quasi una pagina A4 che come sai, co come puoi misurare prendendo un foglio dala tua stampate, è alta ben 29.7 cm? Ma certo, nel creare la pagina del titolo ci hai messo dentro troppa roba o una figura troppo grande, o qualcosa del genere. Siccome ostinatamente, non vuoi mostraci il tio preambolo, da \documentclass, fino a \begin{document}, magari fino al comando o l’ambiente con il quale componi il tuo frontespizio, è difficile dirti che cosa c’è che non va nel tuo codice sorgente. Magari si tratta di una stupidaggine, come per esempio aver dimenticato una graffa chiusa, ma senza vere il tuo codice non credo che nessuno sia capace di indovinare quello che ti causa il tezo avviso che segnala una cosa moooolto (!) aberrante.

          in risposta a: Texlive 2019-2017 #117378
          OldClaudio
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            Nell’installare TeX Live dal sito della distribuzione non dici di quale sito si tratti; È CTAN o un sito Debian?

            La mia può essere una domanda cretina, ma questa che segue non lo è: hai seguito le istruzioni contenute nella/scaricabili dalla sezione Documentazione di questo sito?

            Si chiama TexliveUbuntu.pdf (oppure texlive-YYYY-ubuntu.pdf) e si spiega come perché sia opportuno NON installare la versione Debian, ma di instalalre la versione di CTAN. Ora sono passati circa 10 anni da quando è stato scritto quel documento, ma continua ad essere valido per tutte le piattaforme Linux, anche quelle che non sono direttamente o indirettamente collegate con il consorzio Debian, Mi dicono che le cose sono migliorate rispetto a qualche anno fa, ma resta il fatto che dai repository Debian è possibile scaricare una versione di base, piuttosto incompleta, e per il resto bisogna installare anche le altre parti. Ma chi non è pratico di LaTeX e del sistema TeX in generale non sa quali altre parti siano essenziali, e quali si possano tralasciare. Invece la TeX Live installata seguendo le linee guida del documento che ti ho indicato, di default installa tutto il sistema TeX. Probabilmente non avrai mai modo di usare i moduli per scrivere in mongolo, ma è meglio avere a bordo anche quello, piuttosto che mancare di altre parti importanti che, magari, sono impacchettate insieme ai moduli per il mongolo.

            La versione di default (minimale) di Debian prevede solo l’uso dell’inglese per comporre i documenti; per comporre in altre lingue bisogna avere la versione completa, e visto che probabilmente scriverai in italiano…
            Inoltre La versione Debian aggiorna con un certo ritardo rispetto alla versione CTAN, singoli bundle di pacchetti; TeX Live, INvece, tranne in questi due mesetti, mette a disposizione mediante il TeX Live Manager (tlmgr.ex per Windows, tlmgr per Linux, TeXLiveUtility.app per il Mac) la possibilità di aggiornare quotidianamente la propria installazione; “quotidianamente” è pssibile, ma settimanalmente è più ragionevole; io aggiorno ogni 7-10 giorni e ogni volta mi trovo alcune decine di pacchetti da aggiornare, e da mezza dozzina ad una dozzina di pacchetti nuovi; Questo aggiornamento continuo è impossibile con la versione Debian. Alcuni pacchetti sono frequentemente in aggiornamento, altri più raramente, ma questo comunque ti dà un’idea di quanto sia vivace il mondo di LaTeX.

            Ora che stiamo per cominciare marzo, sta per congelarsi la possibilità di aggiornare TeXLive; fra un paio di messi (fine aprile – inizio maggio) sarà disponibile TeX Live 2020, che richiede a tutti gli utenti di essere installata ex novo completamente, non è una installazione solo dei pacchetti aggiornati. anche gli eseguibili, gli script, la documentazione sarà aggiornata con upgrade, non semplici update. Perciò ti suggerisco di non preoccuparti di sapere se quanto hai installato sia del 2017 o del 2019, ma ricordati di tenere d’occhio il forum o l’opportuna sezione di CTAN per venire a conoscenza tempestivamente della pubblicazione di TL/CTAN 2020 e fai attenzione di installarti la nuova versione seguendo le indicazioni del documento che ti ho indicato.

            in risposta a: Utilizzare lo spazio di abstract per scriverci qualcosa. #117374
            OldClaudio
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              E l’ambiente standard quote e la dichiarazione standard \itshape non ti bastano?

              in risposta a: PgfplotsTable: incertezze e arrotondamento #117317
              OldClaudio
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                Ho usato pgplots abbastanza poco, anche se ho ottenuto qualche bel risultato. Tuttavia non mi considero affatto un esperto e rispondo senza fare riferimento a pgfplots.

                Chi mi legge qui nel forum e negli articoli che scrivo si ArsTeXnica o nelle guide tematiche, sa che io preferisco usare l’ambiente picture, nativo di LaTeX, sia pure arricchito con le varie estensioni fornite dai pacchetti pict2e (l’ultima versione del quale elimina tutte le restrizioni dell’ambiente originale (e non erano poche)) e aggiunge altre macro per disegnare nell’ambiente picture; già nel 2006 avevo ulteriormente esteso le funzionalità di pict2e, scrivendo il pacchetto curve2e, che estende moltissimo le funzionalità dell’ambiente picture, ma, che, secondo me, mette a disposizione dell’utente na quantità di strumenti, con i quali egli può costruirsi macro ad hoc per fare cose ancora più avanzate.
                Assolutamente non voglio dire che picture +pict2e + curve2e sia la panacea di tutte le difficoltà che nascono cercando di ottenere il meglio da pgfplots e da tikz. Dico solo che con questa terna di ambiente e pacchetti si possono fare moltissime cose leggendo documentazioni di poche decine di pagine; compresi i disegni la documentazione di pict2e (che contiene anche quella di picture) ammonta a 39 pagine; quella dell’ “user manual” di curve2e ammonta a 25 pagine, compresi i disegni. Direi che quest’ultimo manuale contiene anche il necessario per usare i vecchi e i nuovi comandi di picture e di pict2e, magari non con lo stesso dettaglio, ma in modo abbastanza utile.

                Detto questo, mi parrebbe che il disegno che vuoi fare si potrebbe realizzare usando anche solo pict2e, meglio ancora se si usa curve2e. Il concetto, secondo me, è quello di rendere in forma grafica la tua prima tabella dove ogni elemento da rappresentare è definito da un valore e da una fascia di incertezza; per generalità chiamiamo il primo V e il secondo D. Usando curve2e puoi definire una macro che contenga quello che qui descrivo solo con singoli comandi elementari:`\documentclass[…]{…}

                \usepackage[curve2e}

                \begin{document}

                \begin{figure)[…]
                \centering\unitlength=0.07\linewidth % unità di misura del disegno
                \begin{picture}(10,7) % dimensioni del disegno in totale 7/10 della larghezza del blocco testo e la stessa poprozione per l'altezza, rispetto alla larghezza
                \VECTOR(0,0)(10,0)\Zbox(10,0)[t]{$x$} % al posto di x [ipo metterci qualunque altro simbolo, anche niente, se vuoi
                \VECTOR(0,0)(0,7)\Zbox(0,7)[l]{$V \pm D$} % etichetta delle ordinate (fra parentesi quadre c'è una “L” minuscola
                \put(i,Vi){\circle*{0.1}}\put(i,Vi+Di){\circle*{0.07}}\put(i, Vi-Di){\circle*{0.07}}% per i, Vi, e Di vedi sotto
                \put(i,Vi-Di){line(0,1){2Di}}% per 2Di vedi sotto
                … % ripeti quante volte vuoi
                \end{picture}
                \end{figure}

                \end{document}`Attento: è solo un paradigma, non è codice completo e collaudato.
                Tieni presente che nel codice precedente:
                a) i è un numero intero progressivo da incrementare per ogni valore che vuoi mettere nel diagramma; se ne devi mettere più di 9 ti conviene usare per i dei valori fratti in modo che l’ultimo della serie sia inferiore a 10; se invece in ascisse devi riportare il nome di una variabile, allora la cosa è legata alla variabile stessa, ma sostanzialmente si tratta di mettere un nome sotto ad ogni “barra” dell’istogramma che non è formatto da colonnine rettangolari, ma da pallini grossi al centro di una linea verticale che termina su pallini piccoli, e che “disegna” l’incertezza mediante questa linea verticale
                b) Vi e Di sono i valori assoluti della i-esima variabile V e del suo valore di incertezza.
                c) 2Di è l’intero intervallo di incertezza. Se non ti va di eseguire il calcolo, nella macro che puoi definirti puoi mettere due linee verticali lunghe Di ma una con la direzione 1 e l’altra con direzione -1, entrambe che partono da Vi, invece di una sola linea verticale che parte da Vi-Di, in verticale, ma con lunghezza 2Di, come ho indicato io nel paradigma.

                Certo che sevi mettere nel diagramma non 4 valori con le incertezze come dalla tua tabella esemplificatrice, ma ne devi mettere decine o centinaia la cosa diventa più laboriosa da fare a mano, ma non sarebbe impossibile; ma certamente sarebbe molto più laboriosa da programmare.

                in risposta a: Uso sidewaysfigure #117367
                OldClaudio
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                  Chiamato in ballo, confermo quanto ha scritto Gustavo, fino all’ultima riga. Le figure, le tabelle, e gli altri oggetti flottanti ruotati sideway vanno tutto ruotati nelle stesso verso, precisamente in senso antiorartio (positivo), indipendentemente dala pagina pari o dispari in cui cadono; l’opzione indicata da Gustavo e riportata nella documentazione di rotating consente di farlo.
                  La tua domanda, quindi, come vedi, ha già la risposta nella documentazione del pacchetto che forse non hai letto con la dovuta attenzione, oppure ti è sfuggito il dettaglio o il significato del nome dell’opzione.

                  OldClaudio
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                    La risposta di Ivan è quello che chiunque avrebbe potuto scriverti.
                    Ma il peggio è che non hai letto nemmeno la documentazione dell’ABC di LaTeX; ti saresti accorto da solo del perché il tuo indice è così obbrobrioso.

                    OldClaudio
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                      c’è un title pacchetto capt-of che definisce e permette di usare il comando \captionof{float}[didascalia breve]{Didascalia lunga}.

                      Il secondo e il terzo argomento sono gli stessi del comando \caption, l’argomento float deve essere specificato con figure, oppure table, oppure altri float.

                      Per cui il tuo problema si risolve facilmente un un unico oggetto flottante, segui il paradigma seguente:`\begin{table}[p]
                      \centering
                      \caption[didascalia beve della tabella]{didascalia lunga dela tabella}
                      \begin{tabular{descrizione delle colonne}
                      cella & cella &… & cella \\
                      cella & cella &… & cella \\
                      cella & cella &… & cella \\

                      cella & cella &… & cella \\
                      \end{tabular}

                      \bigskip

                      \includegraphics[opzioni per la foto]{file della foto}
                      \captionof{figure}[Didascalia breve della foto]{Didascalia lunga della foto}
                      \end{table}`Naturalmente la didascalia breve è facoltativa.
                      Giusto epr pignoleria la didascalia breve è un titolo formato da una frase quasi sempre priva di un verbo e non termina colo punto fermo. La didascalia lunga può essere formata da diversi enunciati ognono terminato con il suo punto fermo. LA didascalia breva va a finire nell’indice delle figure o delle tabelle o di altri tipi di oggetti mobili. La didascalia lunga va sopra la tabella o sotto la figura, o dove la mette la classe usata, e può consistere di diverse righe. Di solito la didascalia lunga contiene come primo enunciato il testo usato per la didascalia breve. Se la didascalia breve non vien specificata, LaTeX usa per il suo testo l’intera didascalia lunga; ma se questa è davvero lungo, questo test nell’indice delle tabelle o delle figure ci sta come “i cavoli a merenda”. Ecco che questo permette di distinguere i casi in cui è opportuno esplicitare anche il testo facoltativo per la didascalia breve.

                      OldClaudio
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                        E se prima di [tt]\chapter*{\bibname}[/tt] ci mettessi semplicemente [tt]\refstepcpunter{chapter}[/tt]?

                        Nella prima pagina otterresti.

                        Capitolo 4

                        Bibliografia

                        41. Bibliografia essenziale

                        4.2 Atri testi…

                        Se, invece, prima di \chapter{\bibname} (o in alternativa \chapter{Riferimenti bibliografici}) \metti il comando \backmatter, la bibliografia e le sue due sezioni non vengono numerate,la ma sono elencate nell’indice generale senza bisogno di intervenire a mano.

                        Mentre se tu volessi ottenere

                        4 Bibliografia

                        4.1 Bibliografia essenziale
                        4.2 Atri testi citati nella tesi

                        devi ricorrere ai grandi mezzi che, essendo un novizio, non sapresti usare .

                        Scusa se te lo dico, ma le tue domande riguardo a bibtex sono solo parzialmente giustificabili, visto che la documentazione di biblatex è molto lunga e complessa. Questa del \chapter e \chapter*, invece, fa parte dell’ABC di LaTeX, e, apparentemente, non hai la minima idea di quali siano le differenze. Capisco che probabilmente non ha mai sentito parlare nemmeno di \backmatter, ma nella sezione Documentazione di questo forum ci sono molte guide, generali e tematiche dove, volendo, potresti approfondire e diventare autonomo; LA guida L’Arte di scrivere con LaTeX è molto ben composta, ma dice poco su come fare cose non standard; sì, indica pacchetti, ma raramente o mai mostra due o tre alternative ad un determinato problema di composizione tipografica, visto che in tipografia la soluzione non è mai unica e ogni soluzione ha pregi e difetti. TeX e LaTeX danno gli strumenti, ma formano un’officina di migliaia di strumenti, quindi bisogna diventare esperti per servirsi al meglio di una tale officina, e, importantissimo, bisogna farsi una cultura sull’arte tipografica, che noi tutti, a cominciare da me stesso, non abbiamo o di cui abbiamo solo un’infarinatura superficiale. Quindi coraggio, finisci la tesi, a laureati, e poi quando vorrai, se ti piacerà anche solo come hobby, comporre bene i tui documenti, potrai migliorare la tua conoscenza dell’arte tipografica, arte che non ha nulla a che vedere con Word e gli altri word processor più o meno noti.

                        in risposta a: Alla ricerca del corpo perfetto (suftesi, microtype et al.) #117254
                        OldClaudio
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                          Secondo me, caricando questo pacchetto su CTAN, dopo aver letto attentamente le istruzioni per i singoli pacchetti potresti farlo mettere nela stessa cartela di suftesi.

                          D’altra parte potresti anche incorporarlo nel .dtx di suftesi, perché il dtx può contenere da estrarre diversi file; vedi per esempio che toptesi.dtx estrae una decina di pacchetti, cista la sua modulartà, che vengono caricati “at run time”. Il bundle suftesi contiene un mucchio di roba compresa la documentazione del codice in inglese e la documentazione d’uso in due lingue, italiano e inglese. contiene anche un file di configurazione che i laureandi possono customizzare, dopo avergli cambiato nome, in modo da risparmiarsi al fatica di immettere nel file sorgente un certo numero di cose, che ingombrano il preambolo o ingombrano l’ambiente ThesisTitlePage.

                          In ogni caso, chi volesse usare il tuo pacchetto, lo può fare comunque anche se si rova nella cartelal di suftesi, perché kpsewhich lo trova comunque.
                          Kpsewhich è il programma con il quale il sistema TeX trova i file che si trovano negli alberi di sistema, tranne l’albero personale, che non ha bisogno di questa facility.

                          in risposta a: Alla ricerca del corpo perfetto (suftesi, microtype et al.) #117252
                          OldClaudio
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                            Sono d’accodo con te; con toptesi non avevo notato nessun inconveniente, ma siccume toptesi è già un grosso, grossisimo bundle, ho preferito lasciare scrextend, così ho risparmiato un bel po’ di codice.
                            Guarderò molto volentieri il tuo nuovo pacchetto; grazie della fiducia.

                            in risposta a: Alla ricerca del corpo perfetto (suftesi, microtype et al.) #117250
                            OldClaudio
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                              E se passi a specificare l’opzione version=last direttamente a scrextend?

                              Onestamente per dirti che cosa succede con firt oppure last bisognerebbe andare a leggere il codice delle classi e di quel pacchetto; cosa tremendamente difficile da fare perché il codice è commentato male, molti comandi di lavoro sono in tedesco, e via di questo passo. Sono propenso a credere che la cosa non abbia nessuna influenza su suftesi che non è basata su nessuna classe della collezione Koma Script. Ma proverei a vedere che cosa succede a specificare direttamente version=last a scrextended.

                              in risposta a: Alla ricerca del corpo perfetto (suftesi, microtype et al.) #117248
                              OldClaudio
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                                Dico che l’opzione [tt]\DeclareOptionX{fontsize}[10pt]{\changefontsizes{#1}}[/tt] alla chimata del pacchetto è del tutto inutile se lavori ocn font continuamente scalabili; fra quelli distribuiti ocn TeX Live e MikTeX solo i Computer Modern e i CM-Super non osno cinuamente scalabili quindi se guoi mettere un test dovrebbe riguarda solo quelle due collezioni.

                                Quella opzione fontsize pari a 10pt, srve per modificare artificialmente la non scalabilità continua dei CM e CM-Super rendendola continua, ma perdento i font ottici; personalmente lo considero un reato, visto che i font ottici sono uno dei grandi pregi dei font di Knuth e altri pochissimi font che vi si ispirano come i font greci LGR; tuttavia se il male minore è quello, passi. per il resto non ci vedo nulla di male, anzi penso che viste le diverse funzionalità, quel test sia l’unica cosa che puoi fare. Togli \else dal test perché fra ]else e fi non c’è niente, quindi tanto vale risparmiare all’interprete di esaminare il nulla.

                                in risposta a: Errore di compilazione vecchio file #117215
                                OldClaudio
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                                  Mah, se hai tolto la chiamata al file commen,sty, e se hai tolto il codice compiato e modificato seocndo una cosa che io ho usato spesso, ma che evidentemente interferisce con altre cose, ma \iffale…\fi funziona non saprei consigliarti altro, anche perché non hai mostrato (o mi è sfuggito?) niente né del tuo preambolo né della struttura del tuo documento, ma ho solo visto il tuo file log.

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