Elrond

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  • in risposta a: Sei proprio il mio typo #75807
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    OldClaudio” post=74968Il libro è tradotto, direi, piuttosto bene, benché la traduttrice usi font a femminile (scusabile, ma io lo preferisco neutro/maschile)

    http://www.ilpost.it/2010/10/25/piu-font-per-tutti/
    http://vita-agra.blogspot.it/2009/05/font-maschile-o-femminile.html

    Inoltre ho letto qualche volta dei britannici orgogliosi di usare il termine fount invece di font: http://dictionary.reference.com/browse/font

    in risposta a: Perché le lettere greche maiuscole sono dritte? #75441
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    Grazie per la risposta! Allora penso che, per quanto possibile, userò le maiuscole greche inclinate, in barba alle tradizioni statunitensi (anche se ho visto pure un libro statunitense usare le versioni inclinate delle lettere greche) 😀

    in risposta a: Concatenare file .tex multipli come unico file finale #75383
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    Probabilmente mi sto perdendo qualcosa, ma come sarebbe possibile caricare dei pacchetti solo per uno specifico capitolo di un documento più vasto? Gli [tt]\usepackage[/tt] non vanno solo nel preambolo? Il preambolo non è solo uno per l’intero documento? 😕

    in risposta a: Editor LaTeX online? #74812
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    Premesso che non conosco nessun servizio del genere, se il tuo problema è solo accedere ai tuoi documenti da più postazioni differenti potresti pensare di utilizzare un sistema di controllo delle revisioni, come git, mercurial, bazaar, eccetera. In effetti scribtex usa git proprio per tenere traccia delle modifiche effettuate ai file, come scritto qui. Con il metodo che ti suggerisco io potresti continuare a usare l’editor di testo che più preferisci e preoccuparti solo di inviare le modifiche a un server remoto. Se però non hai modo di installare/usare un programma per il controllo delle revisioni su questi computer oppure comunque preferisci lavorare all’interno di un browser allora non saprei quale servizio consigliarti 😉

    in risposta a: Nuova sezione Community. #74744
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    OldClaudio” post=73874L’iniziativa è ottima, ma secondo me lo sviluppo comunitario richiede un coordinatore, altrimenti si rischia che ognuno (autorizzato ad accedere ai sorgenti) faccia delle aggiunte o delle modifiche che sono in contrasto con altre o vengano ripetuti in luoghi diversi gli stessi concetti.

    Non ho letto le (molte e lunghe :D) risposte successive quindi non so se qualcuno ha già trattato questo punto, però vorrei far notare che i software liberi che vengono sviluppati con sistemi VCS (tipo git, mercurial, bazaar & co.) seguono generalmente questo principio: ogni sviluppatore ha un repository personale in cui mette mano al programma, però c’è un repository principale, gestito dallo sviluppatore “capo”, da cui si ottiene la versione ufficiale e questo sviluppatore si occupa di mettere insieme tutte le modifiche che gli vengono proposte dagli altri sviluppatori. In realtà non è neanche così semplice: per esempio mi pare che il repository ufficiale del kernel Linux sia quello di Linus Torvalds, però ci sono dietro di lui altri sviluppatori “fidati” che si occupano di mettere insieme le modifiche provenienti da tutti gli altri sviluppatori e appassionati che inviano patch più o meno consistenti.

    Quello che voglio dire è che in un progetto così grande il lavoro di coordinazione non è gestito da un’unica persona perché gli sarebbe umanamente impossibile revisionare tutte le modifiche proposte, però comunque non vige l’anarchia, c’è un gran lavoro di controllo e coordinazione nei “piani alti” (come quello che tu giustamente auspichi per le guide tematiche) per far uscire la versione ufficiale

    Edit: bene, mi sembra che già la risposta di robitex dicesse quello che ho qui espresso 😀

    in risposta a: Guida tematica alla riga di comando. #74626
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    robitex” post=73773In futuro, credo che lo sviluppo delle guide tematiche debba essere comunitario. Sto pensando ad una sorta di repository comune dei sorgenti con accesso indipendente per chi ne faccia richiesta… … …

    Mi ero tuffato nella lettura della guida saltando questa tua proposta: inutile dire che mi trovi completamente d’accordo 😉

    in risposta a: Guida tematica alla riga di comando. #74624
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    robitex” post=73816Uhm, per ora volevo dire qualcosa solo per la questione mv:
    per l’utente il nome del comando dovrebbe ricordare a cosa serve. mv lo identifico per ‘muovere’ file e non per rinominarli.
    Mi rendo conto solo ora però, che non tutti i sitemi unix like dispongono di rename.

    Però la ridenominazione di un file e lo spostamento in un’altra cartella sono esattamente la stessa operazione: una volta cambi il basename, l’altra il pathname (ed eventualmente il basename), ma in generale se ne cambia sempre il percorso (assoluto). Non ha davvero senso usare due comandi diversi con sintassi completamente diverse per fare la stessa cosa 🙂

    in risposta a: Guida tematica alla riga di comando. #74621
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    ansys” post=73814

    Problema Windows (sempre problemi dà…): mi pare che le opzioni si indichino con lo slash, ma non ci giurerei e non ho nessuna intenzione di avviare Windows per verificarlo.

    No, le opzioni si indicano al solito modo con [tt]-[/tt] o [tt]–[/tt].

    Ciao
    Orlando

    Ok, grazie. Ricordavo che chkdsk vuole le opzioni con gli slash, pensavo quindi che tutti i comandi fossero così

    in risposta a: Guida tematica alla riga di comando. #74619
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    Passiamo alle osservazioni mie. Intanto grazie per la guida, gran bella idea 😀

    A pagina 5 provi brevemente a spiegare come funzionano le opzioni dei comandi: è un compito decisamente non facile visto che non c’è un regolamento rigido (diciamo pure che non c’è proprio, esistono solo delle convenzioni più o meno diffuse) e mi sa che incappi in delle imprecisioni

    Se per esempio si vuol conoscere la versione di un programma quasi
    sempre è sufficiente eseguirlo con l’opzione -version, e pdftex, il principale programma di
    composizione del sistema TEX, non fa eccezione

    Sinceramente conosco solo [tt]pdftex[/tt] che segue questa sintassi. I programmi del progetto GNU usano [tt]–version[/tt] ([tt]-v[/tt] per la forma breve) e comunque è generalmente accettato (ma non obbligatorio) usare un solo trattino per le forme brevi delle opzioni, due trattini per le forme estese, anche perché molte funzioni di parsing delle opzioni si aspettano questo comportamento. A questo proposito c’è scritto qualcosa nel paragrafo Standards for Command Line Interfaces del GNU Coding Standards. Lo stesso discorso fatto per [tt]-version[/tt] vale per [tt]-help[/tt], la forma più diffusa è [tt]–help[/tt] ([tt]-h[/tt] per la forma breve).

    Problema Windows (sempre problemi dà…): mi pare che le opzioni si indichino con lo slash, ma non ci giurerei e non ho nessuna intenzione di avviare Windows per verificarlo.

    Pagina 7:

    il carattere tilde r ̃appresenta

    Forse non si capisce molto bene qui, c’è la tilde sopra la r, forse ti sei dimenticato di mettere le parentesi [tt]{}[/tt] dopo il comando [tt]\tilde[/tt], ma penso che potresti anche usare [tt]\verb[/tt] o [tt]\texttt[/tt] in quel punto.

    Sarebbe interessante spiegare la differenza fra percorso relativo e assoluto, non so per quale motivo tanta gente ha difficoltà a comprendere questo argomento. Per esempio, per quanto riguarda l’esecuzione dei programmi, sui sistemi Unix bisogna specificare il percorso (non necessariamente “completo” come dici tu, interpretandolo come percorso assoluto), relativo o assoluto, vanno ugualmente bene, e questo spiega perché per eseguire programmi presenti nella cartella corrente che non sia una directory di PATH è necessario anteporre [tt]./[/tt] che non è un insieme di simboli magici ma il percorso relativo della cartella corrente.

    A pagina 9 spieghi come esportare il valore di una variabile: quella sintassi è vera per la bash e non so quali altre shell, ma sicuramente non tutte lavorano così, per esempio la csh/tcsh richiedono il comando [tt]setenv[/tt]. Forse sarebbe il caso di specificare all’inizio che la guida è orientata alla bash, che comunque è la shell predefinita sulla stragrande maggioranza delle distro GNU/Linux e mi pare anche su Mac Os X.

    Pagina 11: non avevo mai sentito parlare del comando [tt]rename[/tt] per rinominare i file su GNU/Linux 😮 Perché non suggerisci [tt]mv[/tt] sui sistemi Unix, visto che ne parli anche dopo? 😉 Solo Windows può avere due comandi diversi per rinominare e spostare un file (non lo sapevo), sono esattamente la stessa operazione logica…

    Per il momento penso che basti 😀

    Edit: non è vero, mi son dimenticato di segnalare che i link a bitbucket sono errati, manca l’http 😉

    in risposta a: Guida tematica alla riga di comando. #74617
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    ansys” post=73777

    Il $ riportato negli esempi come primo carattere, simboleggia la riga di comando ed è
    chiamato prompt. Ha il compito di separare informazioni utili dai comandi utente.

    Andrebbe specificato che è tipico dei sistemi Unix.

    Tecnicamente non è vero, dipende dalla shell: qui ci sono alcuni esempi di prompt per differenti shell, come vedete non tutti usano [tt]$[/tt]. D’altra parte il dollaro è il prompt predefinito della bash e della sh, probabilmente chi usa altre shell sa anche cos’è un prompt e lo sa riconoscere all’interno di una guida 😉

    in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72809
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    robitex” post=73122Ciao,
    ovvio che non conosco le tue necessità di rappresentazione dei grafici, ma forse la tua esperienza con pgfplots ti ha fatto prematuramente preferire altre soluzioni, anche perché una volta imparato bene uno strumento, impiegare tempo per capire i dettagli di una seconda soluzione è un ostacolo.

    Con un po’ di calma, converrebbe ripetere qualche esperimento con pgfplots, considerando che:
    * anche in pgfplots puoi impostare proprietà generali dei grafici. Se adoperi la modalità , come è spesso consigliabile, puoi preparare un file con l’unica istruzione \pgfplotsset;

    Sì, questo lo so e apprezzo molto questa possibilità 😉

    robitex” post=73122* i calcoli matematici possono essere eseguiti da gnuplot dietro le quinte da pgfplots;

    Il punto è proprio questo: se con gnuplot ottengo lo stesso risultato grafico (l’esempio della curva di Lissajous serviva proprio a mostrare questo, non che gnuplot possa essere più preciso) perché devo passare per pgfplots? 🙂 Con Mathematica, e tanti altri programmi simili, il problema non si pone: non si possono ottenere gli stessi risultati grafici, quindi da gnuplot o pgfplots bisogna per forza passare.

    robitex” post=73122* il dettaglio grafico raggiungibile con pgfplots è notevole. Pensa per esempio, alla possibilità di usare tutti comandi tikz sulla tela del grafico.

    Conoscevo già TikZ e proprio questo mi faceva ben sperare in pgfplots, però le mie speranze sono rimaste (per ora!) deluse 🙁

    robitex” post=73122Insomma, non ti sto imponendo l’uso di pgfplots ma una soluzione che solo tu puoi valutare se è più efficace di quella attuale.

    L’idea sott’intesa è questa: usare lo strumento matematico vero e proprio per svolgere l’analisi e l’indagine numerica, e solo dopo creare il grafico opportuno per il documento finale non più solamente con gli occhi dello “studioso” ma anche con quelli del “tipografo progettista” di libri.

    R.

    Sull’idea sono d’accordo, sulla fattibilità di meno. Però magari un giorno riproverò con maggiore convinzione a usare pgfplots e cambierò idea 😀

    in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72804
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    Liverpool” post=73106

    Per fare il primo grafico ho usato il codice che ho trovato sulla nuova guida della serie de “L’arte di…” cambiando solo il colore della curva in [tt]red[/tt]

    Se il tuo obiettivo era quello di mostrare che con gnuplot si possono ottenere più o meno gli stessi risultati siamo d’accordo. Non so però quanto sia facile incorporare il grafico in LaTeX. Anch’io penso che gnuplot sia un ottimo strumento, ma trovo un punto a favore il fatto che pgfplots lavori direttamente all’interno del sorgente del documento. In tanti anni sono stato più volte tentato da gnuplot, ma non mi sono mai cimentato perché a quel punto ritenevo più semplice realizzare i grafici con un software esterno e incorporarli; mentre pgfplots è diverso perché tu scrivi tutto insieme.

    Se invece lo scopo era il confronto dei risultati, dovremmo sapere anche in che condizioni sono stati generati i grafici. Per esempio, se ho capito bene tu hai detto che gnuplot usa 100 campioni per default, mentre nel grafico dell’articolo samples è 50 e la schiacciatura è senz’altro dovuta all’utilizzo delle curve di Bézier. Se aggiungi i marcatori scopri che laddove la curva si “schiaccia” ci sono proprio i nodi e l’algoritmo deve collegare un tratto molto curvo con uno praticamente dritto. Tra l’altro, @OldClaudio ha già fatto notare che l’algoritmo di interpolazione è piuttosto debole.

    Ciao

    No, no, lo scopo era far vedere che i risultati “estetici” sono molto simili, infatti ansys ha dovuto controllare il colore dei tick per notare la differenza. Lo script gnuplot che ho utilizzato ha un numero di samples più elevato (se non sbaglio avevo impostato 500) e non ha smoothing, credo che alla fine si otterrebbe lo stesso risultato con pgfplots. Preferisco aumentare il numero di samples piuttosto che usare lo smoothing e fare questo con gnuplot è indolore.

    Riconosco che non sia immediato aggiungere grafici gnuplot in un documento LaTeX, almeno non come è possibile fare con pgfplots: devi scrivere lo script, eseguire gnuplot sullo script, includere con [tt]\input{file-di-output}[/tt] il file .tex generato dallo script (gnuplot produce due file: la figura vera e propria e un file .tex contenente tutte le scritte e che include la figura, il .tex è quello che viene incluso nel proprio documento, è grazie a questo che si hanno gli stessi font del proprio documento). Per documenti elaborati mi scrivo sempre un Makefile (in realtà riciclo sempre lo stesso con minimi cambiamenti) che mi automatizza tutte le operazioni che portano alla compilazione del documento finale, fra le quali l’esecuzione di gnuplot sullo script (cosa peraltro necessaria solo quando cambio lo script), quindi le operazioni realmente da fare sono (a) scrivere il codice, (b) includere la figura nel sorgente LaTeX scrivendo una brevissima riga. Tutto sommato non cambia molto rispetto a lavorare con pgfplots, a parte il fatto che usando gnuplot dimezzo i tempi di compilazione.

    Mi ero avvicinato a pgfplots proprio per provare a eliminare tutti i passaggi intermedi di cui ho parlato (così come ho utilizzato TikZ per fare i disegni che prima realizzavo, con un po’ di difficoltà a essere sinceri, con gnuplot). Tra l’altro pgfplots permette di scrivere uno script gnuplot direttamente dentro il codice LaTeX e inizialmente apprezzavo molto questa possibilità, poi mi son reso conto che è piuttosto macchinoso perché con un singolo script gnuplot si possono realizzare infiniti grafici tutti con le stesse impostazioni (o anche diverse, però lo script è uno solo), con pgfplots bisogna creare un ambiente axis per disegnare ciascun grafico (riscrivendo sempre lo stesso “preambolo” gnuplot).

    A parte il grande vantaggio di lavorare direttamente dentro il sorgente LaTeX ho incontrato più contro che pro nel lavorare con pgfplots, quindi son tornato indietro. Ciò non toglie che per pochi semplici grafici penso che possa andare più che bene pgfplots.

    in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72798
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    ansys” post=73095Il primo è fatto con pgfplots? Se non erro ha le “tick” (sono quelle vero?) in grigio.

    Ciao
    Orlando

    ps: sia chiaro: anche a me gnuplot non fa schifo, ma preferisco pgfplots 😀 .

    Sì, confermo, il primo è fatto con pgfplots, il secondo con gnuplot. Il dettagli che hai notato tu è corretto, io guardavo invece il colore della curva, quello di pgfplots è leggermente più chiaro di quello di gnuplot e sinceramente mi piace di più quello di pgfplots. Per fare il primo grafico ho usato il codice che ho trovato sulla nuova guida della serie de “L’arte di…” cambiando solo il colore della curva in [tt]red[/tt]

    in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72792
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    Scusate il doppio post. Per concludere la mia riflessione sul confronto pgfplots-gnuplot, vi propongo un documento in cui ci sono due grafici realizzati usando i due diversi strumenti: quale grafico è stato realizzato con quale strumento? 🙂 Un occhio attento sicuramente troverà le differenze che permettono di distinguere i due grafici, voglio solo far vedere che è possibile ottenere con gnuplot risultati analoghi a quelli di pgfplots.

    A me piacerebbe molto avere uno strumento potente come gnuplot direttamente “dentro” LaTeX (riconosco che dover scrivere uno script “esterno” a LaTeX possa essere una scocciatura, infatti speravo di poter utilizzare pgfplots per sostituire definitivamente gnuplot), però per quanto mi riguarda pgfplots non ha tutti i requisiti che mi permettono di sceglierlo come strumento predefinito per realizzare i grafici. Formulo meglio: mettendo sulla mia personale bilancia i pro e i contro di tutti e due gli strumenti risulta vincitore gnuplot. Ciò non toglie che per semplici grafici pgfplots sia uno strumento fantastico. Forse sono stato particolarmente drastico finora e non si era colto questo concetto: pgfplots non mi fa schifo, però preferisco altro.

    [attachment=297]lissajous.pdf[/attachment]

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    in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72791
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    lorenzo.pantieri” post=73070

    [quote=”lorenzo.pantieri” post=73058]Il problema si pone perché un laureando potrebbe aver bisogno di disegni di quel tipo. In quel caso, non esiterei a consigliargli un software esterno: il codice TiKZ è troppo complicato.

    Attenzione: se il laureando, o chiunque esso sia, è un neofita, allora ti do ragione. Se il laureando è già esperto, il problema non dovrebbe porsi. L’esperto, come ha accettato di buon grado il concetto di WYSIWYM (ma sopratutto lo ha assimilato) non dovrebbe avere difficoltà ad estenderlo al disegno, anzi, può solo trarne giovamento (il mio personale problema è il tempo).

    Poi, che si usi l’approccio WYSIWYM oppure WYSIWYG, in questi anni sto imparando che prima di mettermi davanti al PC a disegnare, programmare, scrivere o altro, qualche “conticino a mano” va sempre fatto, e credo che questo valga anche per il disegno, “marcato” o meno.

    Il lettore ideale dell’Arte è un utente alle prime armi con LaTeX. Codice come quello dell’India o dei maialini è del tutto fuori dalla sua portata, dunque, ma anche (io credo) fuori dalla portata di molti esperti.[/quote]La mappa dell’India credo sia fuori dalla portata di qualsiasi essere umano, è stata generata automaticamente a partire da un’altra figura. Dubito che qualsiasi persona sana di mente (o perlomeno non con mesi interi di tempo da dedicare a questo lavoro) si metterebbe a calcolarsi punto per punto i confini di ogni Stato. Ti do ragione sul fatto che è improponibile utilizzare TikZ indiscriminatamente per fare un qualsiasi disegno, i disegni per cui è utilissimo sono quelli in cui lavorare con le coordinate sia un vantaggio (vedi articolo di cfiandra), non un impaccio (come mi sembra succeda nel caso dei maialini). È divertente vedere che si possano disegnare maialini con TikZ, ma personalmente non ci proverei neanche a riprodurre quel disegno.

    lorenzo.pantieri” post=73070Più importante, se devo fare un disegno come quello dei maialini non vedo grandi vantaggi nell’approccio WYSIWYM, anzi: direi che LaTeX è più un impiccio che un vantaggio. Certo, c’è il vantaggio della massima coerenza tipografica col documento. Ma non credo, francamente, che il gioco valga la candela.

    Ho risposto alla prima parte del messaggio senza leggere la fine, a quanto pare siamo d’accordo su questo punto 🙂

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