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9 Maggio 2012 alle 11:02 in risposta a: Template per Tesi, Facoltà di Ingegneria, Università di Pisa #73427::
lorenzo.pantieri” post=72576Se prendessi i file di Miede, modificassi il colore dei link da RoyalBlue ad AliceBlue, cambiassi il nome dello stile in PantieriThesis e ripubblicassi il tutto a mio nome, anche ringraziando l’autore, che cosa diresti? Avrebbe senso? Io dico di no.
Io dico di sì: Miede ha deciso, immagino con cognizione di causa, di rilasciare il pacchetto con la licenza GPL che permette esattamente di fare quello che tu dici (con alcune precise condizioni), quindi è cosciente che chiunque possa fare quello che tu dici a patto che rispetti la licenza. Chi non rispetta una licenza libera viola la legge, così come la violerebbe se copiasse un software proprietario.
::lorenzo.pantieri” post=72574
Hai detto che non pubblicherai mai i sorgenti delle guide perché non vuoi correre il rischio che Pinco Pallo cambi una riga e le ripubblichi a suo nome, prendendosi i meriti di un lavoro di anni: hai idea di quanti minuti ci vogliono a prendere il PDF della tua guida, cambiare il frontespizio e in particolare i nomi degli autori? Pinco Pallo può appropriarsi del tuo lavoro in tanti modi, il solo possesso del codice sorgente non cambierebbe molto, se spaccia il tuo lavoro per tuo, e se tu non lo permetti, sbaglia, ci sono poche discussioni a proposito. Adesso che farai, toglierai da Internet i PDF delle guide? 🙂
Certo, non ci vuole niente a cambiare il frontespizio di un PDF, ma poi Pinco Pallo non potrebbe aggionare la guida. E una guida poco aggiornata non conta gran che.
Ok, ma è facilissimo estrarre il testo dal tuo PDF (e qualunque tentativo di impedire ciò sarebbe abbastanza inutile), se Pinco è seriamente intenzionato a creare una “nuova” guida a partire da L’Arte ha già tanto materiale a disposizione. Certo, mancherebbe tutta la formattazione, ma se Pinco ha tanto tempo da perdere potrebbe (a) provare a ricreare la stessa formattazione, (b) lasciar perdere la formattazione originale e utilizzare un nuovo stile per la guida. Insomma, si possono fare tante cose anche senza avere il codice sorgente.
lorenzo.pantieri” post=72574Fuori discussione: i sorgenti delle mie/nostre guide non verranno mai pubblicati, e i documenti saranno sempre distribuite sotto copyright: chi lo violerà, violerà anche la legge, con tutti le conseguenze.
Ciao,
L.Guarda che se pubblichi l’Arte con licenza CC-BY-NC-ND (giusto per citare la Creative Commons più restrittiva che mi viene in mente) chiunque la copi per creare una “nuova” guida (senza peraltro citarvi) viola la legge con tutte le conseguenze, è una favola che solo il “tutti i diritti riservati” tuteli l’autore di un’opera, le licenze Creative Commons sono altrettanto valide. Ripeto, non è mia intenzione farti distribuire la guida con una licenza CC, personalmente non mi serve a niente, spero solo di farti capire che le licenze libere (software e artistiche) non sono così malvagie come tanta gente pensa
::lorenzo.pantieri” post=72560Cito una frase di Enrico presa dall’altro filone:
Software libero non significa “fare quello che si vuole”;
Tecnicamente non è vera questa affermazione, dipende dalla licenza. Per esempio, la WTFPL esprime in maniera colorita esattamente il concetto “fai quello che ti pare”. È vero però che questo è un caso isolato, tutte le licenze libere più diffuse mettono dei paletti nella redistribuzione del codice (compresa la LPPL) e chi non rispetta questi paletti è nel torto, sebbene abbia agito in buona fede.
Ti sembra assurdo che ci sia gente che è disponibile a farsi copiare senza averne assolutamente nulla di ritorno? Il sistema operativo OS X oggi non sarebbe quello che è se non fossero esistiti il kernel Mach e il sistema operativo BSD rilasciati con licenze permissive (credo si tratti della licenza BSD per entrambi) che permette di copiare il codice senza dover necessariamente ridistribuire il codice sorgente modificato del software. Mi sembra che la Apple abbia fatto un bel po’ di soldi grazie a questo sistema operativo, al contrario i due progetti Mach e BSD sono scomparsi (o quasi) e nessuno ne ha fatto una tragedia. Non ho portato questo esempio per provare a convincerti a usare licenze libere in qualsiasi tuo progetto (software o documento/guida/testo, ecc, anche se non faresti male 😉 ), ma solo per farti vedere che da progetti che permettono di essere copiati possono nascere dei lavori anche molto apprezzati da tanta gente.
Sono trent’anni che esistono le licenze libere (almeno formalizzate in maniera legale) e il mondo va avanti senza troppi problemi. Nonostante l’esempio della Apple che si è appropriata del lavoro altrui (ma ce ne sono a centinaia di casi del genere) secondo alcune statistiche le licenze permissive si stanno diffondendo in maniera più rapida delle licenze non permissive come la GPL, all’interno di un contesto di grande aumento della diffusione delle licenze libere in generale (vedi uno e due). Nessuno si lamenta se un software libero viene copiato (a parte la Oracle che si lamenta dell’uso di Java in Android da parte di Google, anche se lo stesso Ellison in passato ha ammesso che Java può essere usato liberamente da chiunque), perché il copiare il software non è visto come un rubare deliberatamente il lavoro altrui ma contribuire al miglioramento e la diffusione del programma. Fra i paletti posti da molte licenze c’è il rendere merito all’autore del software originale e chiamalo paletto, a me sembra sacrosanto riconoscere il lavoro svolto dagli altri prima di te. Edit. Per esempio, tutte le licenze Creative Commons (incidentalmente questo forum mi sembra che utilizzi la CC-BY-NC-SA) hanno in comune la condizione di attribuzione: «devi attribuire la paternità dell’opera nei modi indicati dall’autore o da chi ti ha dato l’opera in licenza e in modo tale da non suggerire che essi avallino te o il modo in cui tu usi l’opera» (preso dal testo della licenza CC-BY, la licenza più permissiva fra quelle classiche.) Fine edit.
Non sono neanche rari i casi di software che prima erano proprietari e sono stati successivamente distribuiti con una licenza open source per essere sviluppati meglio, più velocemente e aumentarne la diffusione. Il primo caso che mi viene in mente è Lightworks, software per l’editing video (qui trovi l’elenco di alcuni film per i quali è stato utilizzato), che di recente ha annunciato l’intenzione di diventare open source.
Hai detto che non pubblicherai mai i sorgenti delle guide perché non vuoi correre il rischio che Pinco Pallo cambi una riga e le ripubblichi a suo nome, prendendosi i meriti di un lavoro di anni: hai idea di quanti minuti ci vogliono a prendere il PDF della tua guida, cambiare il frontespizio e in particolare i nomi degli autori? Pinco Pallo può appropriarsi del tuo lavoro in tanti modi, il solo possesso del codice sorgente non cambierebbe molto, se spaccia il tuo lavoro per tuo, e se tu non lo permetti, sbaglia, ci sono poche discussioni a proposito. Adesso che farai, toglierai da Internet i PDF delle guide? 🙂
P. S. @OldClaudio: non è che potresti gentilmente tornare a pubblicare il sorgente della Guida GUIT? 😀 Proprio ieri volevo controllare una cosa, per fortuna ho il sorgente di una vecchia versione 😛
::ypsilon” post=72398Comunque quando ho controllato sul sito di Octave non c’era il manuale
Sito ufficiale di Octave: http://www.gnu.org/software/octave/ → Support: http://www.gnu.org/software/octave/support.html → Reference Manual: http://www.gnu.org/software/octave/octave.pdf (PDF)
::antonio.macrì” post=71986
[quote=”Liverpool” post=71975][Domanda OT]
Ma voi alcune linee le vedete più sgranate di altre? Soprattutto nei collegamenti ai morsetti dell’opamp?Con Evince non vedo nessuna sgranatura. Che visualizzatore usi?
Quando mi compaiono problemi di questo tipo, aumento lo zoom del visualizzatore e di solito mi rendo conto che sono solo apparenti. Ma in questo caso anche ingrandendo al massimo (anch’io con Adobe Reader X) sembra che alcune linee sovrapposte abbiano proprio spessore diverso. ❗
Ciao,
Antonio[/quote]Anch’io avevo provato a zoomare al massimo, però Evince non supera il 400% (Adobe Reader se non sbaglio arriva al 6400%), con questo livello di zoom l’unico difetto evidente è che la resistenza non si raccorda bene con i fili di collegamento, così come la massa all’ingresso non invertente dell’amplificatore. Avevo osservato piccoli difetti visivi simili (però con Evince non riesco a cogliere quello che segnala Liverpool) in altri circuiti che avevo disegnato tempo fa, ma stampando il documento si vedeva tutto bene.
@cfiandra: fai pure quello che ti pare con il mio codice 😀
::Liverpool” post=71975
la resistenza di reazione non è “centrata”
perché avresti dovuto scrivere |- e non -|
Ok, grazie.
Liverpool” post=71975
ho dovuto specificare un nodo (ho provato in tutti i modi a evitarlo ma non ce l’ho fatta
Perché? Così non va bene?
`
\begin{circuitikz}
\draw
(0,0) node [op amp, anchor=-] (op1) {}
(op1.-) to [C,l_=$C_1$] ++(-2,0) to [R,l_=$R_1$,-o] ++(-2,0)
(op1.-) -| ++(0,1.5) to [R, l^=$R_2$] ++(2.5,0) |- (op1.out)
(op1.out) to [short, -o] ++(1,0)
($(op1.-) + (-4,0)$) to [open, v_<=$V_\mathrm{in}$] ++(0,-2) ($(op1.out) + (1,0)$) to [open, v^<=$V_\mathrm{out}$] ++(0,-1.5) to [short, o-o] ($(op1.-) + (-4,-2)$) (op1.+) -| ++(0,-0.9) node[ground] {} ; \end{circuitikz}`[/quote]Devi sapere che le soluzioni troppo semplici non mi piacciono molto, preferisco sempre complicarmi la vita in maniera inutile :D A parte gli scherzi, grazie di nuovo.Liverpool” post=71975Detto questo, grazie per le modifiche. In realtà il [tt]\let[/tt] l’ho inserito volutamente per mostrare che si può accedere separatamente alle coordinate dei morsetti. Per quanto riguarda le coordinate relative, sinceramente le posso trovare utili in un circuito piuttosto semplice, ma in un circuito complesso credo che sia più intuitivo avere direttamente la posizione assoluta dei “nodi”. In definitiva, non credo che lo userei (forse una via di mezzo non sarebbe male).
Continuo a storcere il naso per quella massa 😛Quello che io faccio in genere è fissare le coordinate dei componenti “grossi” (amplificatori operazionali e simili) e usare le coordinate relative per i fili di collegamenti (in generale mi sembra inutile dover perdere tempo a calcolare le coordinate degli estremi dei fili, ma riconosco che possano esserci delle eccezioni) ed eventualmente le componenti che si disegnano come “forme” di fili, quali resistenze, condensatori e compagnia bella.
Liverpool” post=71975[Domanda OT]
Ma voi alcune linee le vedete più sgranate di altre? Soprattutto nei collegamenti ai morsetti dell’opamp?Con Evince non vedo nessuna sgranatura. Che visualizzatore usi?
::
La cosa che mi piace di circuitikz è che è possibile disegnare un circuito specificando esplicitamente pochissime coordinate assolute. Nel seguente codice
`\begin{circuitikz}
\draw
(0,0) node [op amp, anchor=-] (op1) {}
(op1.-) to [C,l_=$C_1$] ++(-2,0) to [R,l_=$R_1$,-o] ++(-2,0)
(op1.-) -| ++(0,1.5) to [R, l^=$R_2$] ++(2,0) -| (op1.out)
(op1.out) to [short, -o] ++(1,0)
($(op1.-) – (4,0)$) to [open, v_<=$V_\mathrm{in}$] ++(0,-2) ($(op1.out) + (1,0)$) to [open, v^<=$V_\mathrm{out}$] ++(0,-1.5) to [short,o-] ($(op1.+) - (0,1)$) node[shape=coordinate] (A) {} (A) to[short,-o] ++(-4,0) (A) -- ++(0,-0.5) node[ground] {} (A) to (op1.+) ; \end{circuitikz}`ho riprodotto più o meno lo stesso circuito di cfiandra (partendo dal codice di Liverpool) ma specificando esplicitamente una sola coordinata assoluta, quella dell'OpAmp, tutte le altre sono coordinate relative ad altri punti. Al contrario nel codice di cfiandra ho contato 22 coordinate assolute, l'utente deve farsi un po' di conti prima di ottenere un buon risultato, usando le coordinate relative si risparmia parecchio tempo. Il mio codice è sicuramente perfezionabile, la resistenza di reazione non è "centrata", ho dovuto specificare un nodo (ho provato in tutti i modi a evitarlo ma non ce l'ho fatta), ma in compenso evito il \let di Liverpool (però non è che si guadagni molto). Volevo solo dare un'idea delle potenzialità di questo pacchetto evitando di inserire tutte le coordinate assolute, caratteristica che naturalmente eredita da Tikz22 Aprile 2012 alle 13:50 in risposta a: Il disegno programmato nell’Arte di scrivere con LaTeX #72624::lorenzo.pantieri” post=71878Ciao Claudio, quindi mi confermi che con LaTeX non esiste un modo facile per riprodurre grafici di polinomi di Legendre, funzioni di Bessel, Gamma, armoniche sferiche, eccetera. Dico bene?
LaTeX (e quindi pgfplots) ha limitate capacità di calcolo, ma nulla vieta di (anzi, dopo due minuti ti rendi conto che è quasi necessario) usare programmi esterni (tipo gnuplot) per far svolgere i compiti “numerici”. Più che altro il problema è che se i punti sono molti (migliaia o decine di migliaia e oltre) la compilazione del documento rallenta in maniera drastica, per questo motivo (e non solo, ne parlai in qualche altra discussione molto tempo fa) comunque preferisco usare direttamente gnuplot per fare i grafici di funzione.
::Rocco M.” post=71853P.S: Ho inoltre notato che nel file generato da gnuplot sono scomparsi tutti i backslash… È normale?
Certo che è normale, devi effettuare l’escape dei backspace con un altro backspace: se vuoi ottenere
`\comando`nello script di gnuplot devi scrivere
`\\comando`P. S. scusate il doppio post, avrei voluto mettere tutte e due le risposte insieme, ma ho fatto un po’ di confusione e ho sdoppiato il messaggio 😳
::Rocco M.” post=71860Ho risolto!
Avevo erroneamente utilizzato i comandi set title, set xlabel e set ylabel con gli argomenti tra “[argomento]” anziché tra ‘[argomento]’. Ora funziona e il risultato é piuttosto gradevole.
Attenzione: se le immagini non sono salvate nella cartella dove c’è il file principale da compilare, il percorso dell’immagine nel file .tex generato automaticamente da gnuplot va modificato manualmente! (Questo mi ha fatto perdere non poco tempo).
L’alternativa (che io preferisco di gran lunga) è impostare nello script il percorso corretto
`set output 'sottocartella/output.tex'`e compilare con gnuplot stando nella cartella in cui si trova il file principale .tex del documento (o comunque nella cartella da cui abitualmente compilo il documento LaTeX). In questo modo non ho mai bisogno di modificare manualmente i file generati automaticamente (che in linea di principio non dovrebbero essere modificati). Per automatizzare il tutto mi faccio ogni volta un bel Makefile e mi risparmio la fatica di compilare uno a uno tutti i file.
::marcopx” post=71398
[quote=”marcopx” post=71388]2) epslatex: già provato; non va bene per me perchè quando devo ridimensionare il grafico è un casino… si sballano tutte le posizioni delle labels testuali. Purtroppo a priori non so quale dimensione dovrà avere il grafico nel documento (dipende da molti fattori)
In che modo ridimensioni il grafico? Non ho mai avuto problemi di etichette e sballate usando questo terminale (che è quello che suggerisco anche io se si vuole usare gnuplot per disegnare i grafici)
Per ridimensionare il grafico vado a specificare la dimensione in \includegraphics[dimensione]{nomefile}.
In questo modo modifichi la dimensione dell’eps, ma la posizione delle etichette rimane invariata, ovvero legata alla dimensione originale dell’eps… quindi… vai a “sballare” tutto.
Non so se esista una soluzione alternativa…MP[/quote]Certo che esiste, il file .tex prodotto da gnuplot non deve essere modificato. Le dimensioni della figura si cambiano nello script gnuplot così:
`set terminal epslatex size x,y`sostituendo a [tt]x[/tt] la dimensione della larghezza e a [tt]y[/tt] la dimensione dell’altezza (se non si specificano le unità di misura si usano i pollici). Per esempio, il valore predefinito è 5 pollici × 3.5 pollici, se vuoi, per esempio, un formato 6 × 3 devi scrivere
`set terminal epslatex size 6,3`
::marcopx” post=713882) epslatex: già provato; non va bene per me perchè quando devo ridimensionare il grafico è un casino… si sballano tutte le posizioni delle labels testuali. Purtroppo a priori non so quale dimensione dovrà avere il grafico nel documento (dipende da molti fattori)
In che modo ridimensioni il grafico? Non ho mai avuto problemi di etichette e sballate usando questo terminale (che è quello che suggerisco anche io se si vuole usare gnuplot per disegnare i grafici)
::Spike” post=71062La shell di Emacs l’avevo provata e non mi soddisfava affatto. Non ha una history e quindi bisogna riscrivere ogni volta i comandi, quindi non credo sia la soluzione più veloce.
La shell che si apre con [tt]M-x shell[/tt] è una semplice shell bash (o comunque la shell predefinita per l’utente), quindi si aapoggia all cronologia della bash, l’unica cosa fastidiosa è che per muoversi nella cronologia bisogna premere il tasto CTRL oltre alle frecce. In alternativa c’è la eshell ([tt]M-x eshell[/tt]) che è una shell propria di Emacs (è scritta in Elisp) e permette di muoversi nella cronologia usando semplicemente i tasti freccia (quindi senza CTRL)
::
A parte il fatto che il tuo esempio non è compilabile (manca lo stile [tt]linea[/tt]), penso che l’errore sta nel fatto che il nodo [tt]c7[/tt] coincide con [tt]c[/tt] visto tu hai detto di metterlo lì. Per fare la circonferenza (che puoi intersecare con il segmento AC) devi usare l’apposito comando
`\draw[name path=NOME] (CENTRO) circle (RAGGIO);`non un nodo di forma circolare
::samiel” post=70673
Sulla macchina Debian installa TeX Live da CTAN con la procedura da install-tl per intenderci, e non quella dal repo (con meno dotazione e molto meno recente)
Su Experimental è arrivata (con la “dovuta” calma) Texlive 2011
M
Due giorni fa è entrato anche su Sid: http://packages.debian.org/changelogs/pool/main/t/texlive-base/current/changelog
Edit: forse l’aveva già segnalato Doc 😳
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