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Prova così:
`@collection{solesmes:pace,
editor = {{Monaci di Solesmes}},
maintitle = {Insegnamenti pontifici},
volume = {6},
booktitle = {La pace interna delle nazioni},
publisher = {Edizioni Paoline},
year = {1959},
location = {Roma}
}`
Eventualmente puoi aggiungere anche il campo “volumes”Ciao
Ivan
16 Gennaio 2012 alle 9:50 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68672::lorenzo.pantieri” post=67814
Riguardo alla questione del numeri di pagina, ho messo nel preambolo:
`\renewcommand{\postnotedelim}{:~}
\DeclareFieldFormat{postnote}{#1}
`
e mi pare funzionare. Ho scritto bene?Meglio così:
`\renewcommand*{\postnotedelim}{\addcolon}
`
Secondo me non serve lo spazio insecabile, visto che vuoi ottenere una forma compatta (spesso, con uno stile simile, non si usa).
Se proprio lo vuoi:
`\renewcommand*{\postnotedelim}{\addcolon\addnbspace}
`
se vuoi uno spazio sottile:
`\renewcommand*{\postnotedelim}{\addcolon\addnbthinspace}
`Ciao
Ivan
15 Gennaio 2012 alle 14:17 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68669::lorenzo.pantieri” post=67807
Avere la doppia pagina sia della traduzione che dell’edizione originale come consiglia Ivan mi pare però un po’ difficile nella pratica.
Penso che di regola si abbia a disposizione la traduzione (oppure, la riedizione) e non l’edizione originale (che magari risale a secoli fa). In ogni caso, dare entrambe le pagine sembra forse un eccesso di zelo.
Non è un eccesso di zelo. Nei lavori seri di filosofia è d’obbligo confrontare sempre la traduzione. Non tanto perché il traduttore si potrebbe essere sbagliato quanto perché potrebbe aver adottato un’interpretazione originale, che dice di più o di meno di quant l’autore intendeva dire. Negli autori antichi il confronto con l’originale va sempre fatto. Con i tedeschi vale la stessa regola. Meno problematici sono gli autori inglesi, francesi, spagnoli. Se hai a disposizione la traduzione il lettore non disprezzerà l’indicazione delle pagine “orginali”. Se poi l’opera ha una paginazione diversa, è meglio usare quella più universale. I pensieri sono numerati…
lorenzo.pantieri” post=67807
Un’ulteriore soluzione che ho visto usata (forse indicata anche dai criteri della APA) è di citare entrambi gli anni, ad esempio [Pascal, 1699/1962, p. 100]. Così si ha il massimo dell’informazione, anche se può essere esteticamente un po’ brutta.
Anche qui, mi pare un eccesso di zelo.
Ok, resta il problema di come produrre “[Pascal, 1600: 12]”. Se i riferimenti sono molti, trovo che tutte quelle “p.” e “pp.” siano fastidiose, oltre che sostanzialmente inutili! 🙂
Indicare l’anno della traduzione mi pare proprio superfluo. Lo troverei sensato solo se la traduzione è rilevante, per esempio, se si basa su una particolare interpretazione di un termine originale. Tutte cose frequenti nella (storia della) filosofia.
Per la question delle pagine scrivi:
`\DeclareFieldFormat{postnote}{#1}`Ciao
Ivan
15 Gennaio 2012 alle 13:03 in risposta a: Bibliografia, edizioni originali, stile philosophy-modern #68665::
Ciao Lorenzo,La maggior parte delle pubblicazioni italiane in ambito umanistico usano questa convenzione: la bibliografia riporta prima i dati dell’edizione originale, seguiti dalla traduzione. Nel testo viene riportata l’etichetta relativa all’edizione originale, ma con l’indicazione delle pagine della traduzione. A qusto punto nasce il problema che sollevi tu. I più non se ne preoccupano e considerano la scelta come una convenzione tacita. Secondo me la soluzione migliore è una delle due seguenti:
1) Ad inizio lavoro si predispone una sezione intitolata Avvertenze, dove si scrivono le informazioni metodologiche che hanno guidato il lavoro: scelta dei testi, criteri filologici, ecc. Alla fine della avvertenze si può scrivere qualcosa come:Le citazioni da testi stranieri si riferiscono all’edizione italiana citata in bibliografia
Se si decide di indicare anche il luogo dell’edizione originale si può scrivere qualcosa di simile:
Tra parentesi, dopo l’indicazione delle pagine dell’edizione italiana, si riportano le pagine dell’edizione originale
e poi si cita così:
Pascal, 1699, p. 100 (120)
2) Si mette una nota come quelle sopra appena dopo il titolo Bibliografia, usando i comandi \definebibnote e l’opzione prenote di \printbibliography
Questa soluzione è di gran lunga la migliore. Visto che tale informazione riguarda la bibliografia è opportuno che sia vicino alla bibliografia stssa.
Quando però le note metodologiche diventano corpose, appesantire l’inizio della bibliografia potrebbe non essere elegante. Ecco che in questo caso si relega tutto nella sezione Avvertenze.
Entrambe queste soluzioni togono ogni ambiguità.Per avere i due punti ed eliminare “p.” bisogna ridefinire \postnotedelim e il campo “pages.” Questa forma è diffusa solo in alcuni ambiti (psicologia, sociologia i particolare).
Se vuoi la mia opinione lascerei perdere. Ma si tratta solo di una questione di abitudine.Ciao
Ivan
::illinguista1972″ post=67715Vanno usate con grande parsimonia, possibilmente mai per i noti motivi: interrompono la lettura del testo principale e, se lunghe, possono dare grattacapi nell’impaginazione del documento.
È nota altresì l’opinione dei maggiori frequentatori di questo Forum. Leggendo l’ottima traduzione dei Peccati che Mauro ha fatto, mi è sorto un dubbio: effettivamente, c’è una tradizione consolidata che guidi la posizione dell’esponente rispetto all’eventuale segno di punteggiatura?
Siamo d’accordo che, se proprio necessaria, sarebbe meglio mettere la nota alla fine della frase e non al suo interno, ma ho verificato anch’io, come Mauro: l’uso è quello di mettere prima l’esponente e poi il segno interpuntivo. Nell’Arte si consiglia il contrario, perciò sono andato a verificare: Tschichold dice di mettere prima il numero e poi il segno di punteggiatura, Bringhurst non ne parla esplicitamente nel paragrafo sulle note, ma l’unica nota presente negli Elements ha l’esponente dopo il punto fermo. Queste sono le due autorità cui mi appoggio, altro non possiedo, purtroppo.
Concludo che è una questione di gusto. Voi che dite?
Ciao
TommasoFinalmente un bel tormentone. Era da un po’ che non se ne vedevano qui sul forum 😀
Ci sono quattro casi.
1) Nota ad un termine. Il problema non si pone. Se la nota serve e va lì, lì deve andare
2) Nota a termine di un “discorso” (proposizione o parte di essa). In questo caso se c’è un segno di punteggiatura la nota va dopo, per un motivo puramente estetico.
Dopo il segno di punteggiatura c’è sempre uno spazio quindi condividere quello spazio con lo spazio occupato dall’esponente mi sembra dia un risultato migliore. La differenza si nota solo con esponenti di due o tre cifre, che nei contesti dove le note sono un problema, non sono infrequenti. Al contrario mettere l’esponente prima del segno di interpunzione crea uno spazio “spurio” (quello sotto l’esponente), che secondo me toglie linearità alla composizione della riga.
4) Nota ad un termine che occorre prima di un segno di interpunzione. In questo caso ci potrebbe essere ambiguità, nel caso il contesto non sia sufficiente per chiarire se la nota si riferisce all’ultimo termine o al discorso precedente. Dubito che ci si possa trovare in una situazione simile. Quindi metterei la nota dopo il segno di interpunzioneCome ha fatto notare Claudio, per la matematica il problema esiste, anche se a mio avviso è difficile che sia impossibile capire dal contesto se l’indice di nota è sé stesso oppure è l’esponente di un numero.
In conclusione: indice di nota sempre dopo l’eventuale segno di interpunzione, in generale per una ragione estetica e per una ragione di sostanza per quanto riguarda i testi scientifici
Ciao
Ivan
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Ciao a tutti!Biber assieme a biblatex rivoluzionerà la gestione delle bibliografie con LaTeX. In futuro sarà possibile creare nuovi campi con nomi arbitrari.
Per esempio, gli stili philosophy, che ora usano i campi orig- per i dati della traduzione, potranno far uso di campi con nomi più appropirati: transtitle, transeditor, translocation, ecc.
Pare che la rivoluzione sarà completa a partire da biblatex 2.0. Per il momento si possono fare comunque grandi cose, anche se è richesto un po’ di lavoro.Quando si compila con biber, il programma cerca un file che si chiama biber.conf. Se non lo trova usa le impostazioni di default. Il bello è che nel file biber. conf si possono inserire delle istruzioni per assegnare degli alias ai campi usati nelle macro di biblatex.
Gli stili philosophy usano il campo ORIGTITLE per il titolo della traduzione, il che, come ebbi modo di dire anni fa, è un po’ fuorviante. È possibile assegnare al campo origtitle l’alias transtitle, che è un nome non previsto da biblatex. Dopo il campo origtitle, i miei stili stampano il campo USERB, che contiene generalmente l’indicazione del curatore, del traduttore ecc. È possibile rinominare anche questo campo, per esempio con TRANSEDITOR (o magari TRADEDITOR 😉 )
Si crei un file biber.conf, contenente le seguenti righe:
` `
e lo si salvi nella cartella di lavoro. Sarà quindi possibile avere record bibliografici di questo tipo:`
@book{Tschichold:1975,
Author = {Jan Tschichold},
Title = {Ausgewählte Aufsätze über Fragen der Gestalt des Buches und der Typographie},
Publisher = {Birkhäuser Verlag},
Location = {Basel},
Date = {1975},
Transtitle = {La forma del libro},
Transeditor = {a cura di Lucio Passerini},
Transpublisher = {Sylvestre Bonnard},
Translocation = {Milano},
Transdate = {2003},
}
`Naturalmente bisogna compilare con biber e usare l’opzione corretta:
`\usepackage[backend=biber]{biblatex}
`
Notate che senza il file biber.conf, tutti i campi trans- verrebbero ignorati.
Questo è un esempio molto semplice, ma le cose che si possono fare sono veramente notevoli. Si potrebbe integrare fin da ora un fle .conf, ma credo che sarebbe u lavoro sprecato. La sintassi di biber cambia da una versione all’altra. Non è detto nemmeno che questo codice funzioni con la prossima versione.
In futuro non servirà più il file .conf e si farà tutto da biblatex.Ciao
Ivan
::magigi” post=67600Utilizzando degli ambienti refsection il risultato mi sembra lo stesso.
Solo se da qualche parte hai un \nocite oppure in una refsection compaiono entrambe le opere, oppure se alla fine hai una bibliografia complessiva.
Tutti casi che rendono l’etichetta alfabetica necessaria.magigi” post=67600
Comunque sono riuscito a risolvere con:
`\DeclareFieldFormat{extrayear}{\iffieldnums{labelyear}{}{}}`
Non so se sia la soluzione migliore, ma funziona.
Grazie comunque dell’aiuto.Ciao. 🙂
LuigiIl condizionale è superfluo:
`\DeclareFieldFormat{extrayear}{}`
Questo però è rischioso: se in una refsection hai entrambe le opere dello stesso hanno, non sono identificabili univocamente, come ti ha fatto notare anche EnricoCiao
Ivan
::magigi” post=67567Non mi serve distinguere fra citazioni perchè non ho un testo. Ho esclusivamente un elenco di voci bibliografiche, divise in sezioni diverse (per classe di opera o secondo altri criteri).
Il \notecite{*} funziona con lo stile philosophy-classic che sto usando.Allora funziona anche con il modern.
magigi” post=67567
Ho pensato di lasciare le lettere, ma mi danno un po’ fastidio, anche perchè nel mio caso non svolgono alcun compito. Inoltre valgono anche per sezioni della bibliografia diverse, quindi l’opera “a” è magari all’inizio, mentre l’opera “b” non è necessariamente di seguito, ma può essere in un altro paragrafo alla fine.Una soluzione è quella di usare l’ambiente refsection:
`\begin{document}
\section{uno}
\begin{refsection}
\textcite{Pinco:unopera}
\printbibliography[heading=subbibliography]
\end{refsection}\section{due}
\begin{refsection}
\textcite{Pinco:unaltraopera}
\printbibliography[heading=subbibliography]
\end{refsection}
\end{document}`
[/quote]Ciao
Ivan
7 Gennaio 2012 alle 16:47 in risposta a: [Risolto] spezzare il documento su più file: come unirli? #68511::lisap” post=67585Vi sottopongo un altro problema:
Ho spezzato il mio documento in due file per alleggerire.
In quello finale ho scritto
\input{nomefilesecondario}
e nel file secondario ho scritto prima di \begin{document} solo:% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicodeè corretto il procedimento? è normale che il file secondario che richiamo non si possa codificare?
Se la risposta alle domande precedenti è si, mi chiedo perchè non funzioni ancora… serve aprire un pacchetto in particolare?Grazie mille!
Il problema e il nome mi suonano familiari, o mi sbaglio?
La cosa più semplice per strutturare un documento con LaTeX è guardare un esempio. Eccone due:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/TesiModerna.zip
http://ctan.mirror.garr.it/mirrors/CTAN/macros/latex/contrib/suftesi/example/Il secondo esempio è contenuto anche in TeX Live 2011, in:
texmf-dist/doc/latex/suftesi/La struttura dei due esempi è molto simile. Una volta capito il funzionamento, consiglio di eliminare tutto ciò che non serve per le propria tesi.
Ciao
Ivan
::Teodoro Studita” post=67405Salve ancora,
Sono alle prese con le operazioni di (mica tanto) fine tuning della bibliografia del mio dottorato, e man mano che procedo mi accorgo della necessità di alcune personalizzazioni che credo siano tipiche delle discipline umanistiche, per intenderci quelle piene delle antiestetiche pedanterie che sono costantemente oggetto di derisione da queste parti, ma tant’è 🙂
Pur spulciando la documentazione di biblatex, mi resta piuttosto oscuro come ottenere alcuni risultati. Nella fattispecie comincio con una domanda facile facile (non per me, ovvio!):1) Quando un “book” ha due autori, come faccio a far sì che i nomi siano separati da una virgola e non da un “e”? Ciò che io vorrrei è, ad esempio:
A. Guillou, F. Burgarella. L’Italia bizantina: dall’esarcato di Ravenna al…
`\renewcommand*{\finalnamedelim}{\addcomma\space}`
Teodoro Studita” post=67405
`\DeclareNameFormat{sortname}{% %Questo paragrafo per mettere in miuscoletto SOLO autore e curatori
\ifnum\value{listcount}=1\relax
\iffirstinits
{\textsc{\usebibmacro{name:last-first}{#1}{#4}{#5}{#7}}}
{\textsc{\usebibmacro{name:last-first}{#1}{#3}{#5}{#7}}}%
\ifblank{#3#5}
{}
{\usebibmacro{name:revsdelim}}%
\else
\iffirstinits
{\textsc{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#4}{#5}{#7}}}
{\textsc{\usebibmacro{name:first-last}{#1}{#3}{#5}{#7}}}%
\fi
\usebibmacro{name:andothers}} `Questo codice ha l’inconveniente che rende in maiuscoletto anche la “e”, che peraltro tu non usi, e i prefissi: von , van, ecc.
Se carichi philosophy verbose, trovi il codice corretto. Puoi sempre aggiungere la riga per non avere la “e” tra il penultimo e l’ultimo autore.Teodoro Studita” post=67405
`
\renewcommand*{\bibfont}{\large}
`Non mi piace la scelta. No vi trovo la ragion sufficiente
Teodoro Studita” post=67405
Ho visto che sul forum c’è anche l’autore del pacchetto philosophy, che mi sembra un mago di questa roba… Ivan se ci sei…Ci sono 😉 ma non sono un mago. Cerco solo di far funzionare le cose come dico io. Non sempre capisco perché funzionano 😀
Ciao
Ivan
::AlPe” post=67281Non posso investigare il tuo problema ora. Pandoc funziona benino ma non supporta molte macro. Finora ho ottenuto risultati migliori con plasTeX: http://plastex.sourceforge.net/
Grazie Alberto
guardo il link che mi hai inviato.
Ciao
Ivan
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Innanzitutto complimenti ad Alberto per il lavoro fatto. (E per le slide!)In questi giorni sto tentando di trovare un modo per convertire un file .tex in .html, con lo scopo convertirlo poi in .epub.
Il mio problema non sono le formule matmatiche, ma la bibliografia. Il mio documento è composto con biblatex.
L’esempio di partenza è molto semplice:
`\documentclass{book}\usepackage[english,italian]{babel}
\usepackage[babel,italian=guillemets]{csquotes}
\usepackage[%
style=authoryear,
hyperref]{biblatex}
\bibliography{bibliografia}\usepackage{hyperref}
\begin{document}
Prova test \textcite{Tschichold:1975}.
%\footnote{\textcite{Tschichold:1975}}\printbibliography
\end{document} `
Con
`htlatex nomefile`
la pagina html viene generata correttamente, ma la citazione ha un link che non porta da nessuna parte. Viene restituito il seguente warning:
`l.15 — TeX4ht warning — \Link{X0-Tschichold:1975}? —`
La procedura ch ho seguito è questa:
`latex file
bibtex file
latex file
htlatex file`Se poi si prova a decommentare l’unica riga commentata, la conversione si blocca.
Cosa strana: con la classe ltxdockit (che serve per scrivere documentazioni su biblatex), la conversione crea dei link corretti,
anche se produce altri errori.Nella disperata ricerca di una via regia ho scaricato anche Pandoc:
http://johnmacfarlane.net/pandoc/index.htmlLa pagina web promette molto bene, e sembra che supporti biblatex. Tuttavia non sono riuscito a farlo funzionare 🙁
Qualcuno ne sa qualcosa?
Ciao
Ivan
::lorenzo.pantieri” post=67092
Ora ti tiro le orecchie: non hai letto MAI la guida di Enrico a TeXWorks. Queste cose ci sono scritte. 😛
A dire la verità quella guida l’avevo leggiucchiata a suo tempo. A mia parziale giustificazione: le cose da sapere sono veramente tante, il materiale è vasto, il tempo è poco. Parafrasando Ippocrate: “la vita è breve, l’Arte è lunga”. 😉
Ho appena aggiornato anche il modello di tesi moderna (che ora usa il pacchetto frontespizio).
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.html
Riguardo alla codifica, Ivan ha ragione: dovrei trasformare tutto in Unicode e mettere
`\usepackage[utf8]{inputenc}`
nel modello. Quando avrò tempo e voglia lo farò. D’altra parte, quello è un modello: l’utente deve cambiarne le impostazioni per addatarlo alle proprie esigenze!Alla prossima.
Lorenzo non c’entra. Mi tiro le orecchie io. (Credo che Tommaso si riferisse a me 😀 )
Vediamo di chiarire la cosa. TeXworks riconosce le righe magiche di TeXshop, ma non viceversa.
Quindi se si usano le righe magiche di TeXShop il documento è compatibile anche con TeXworks.
Ho pio scoperto che i template di TeXworks usano le righe magiche di TeXShop. Quindi il problema non si pone più.
I modelli di Lorenzo fanno uso della sintassi di TeXShop quindi sono a posto.Lorenzo troverà un regalo sotto l’albero, che spero condividerà presto 🙂
Buon Natale a tutti!
Ciao
Ivan
::egreg9″ post=67075
Per la precisione, TeX non sillaba una “parola” che contiene al suo interno un cambio di font. In questo caso “Enciclopedia” viene sillabato, infatti.Comincio a capirci qualcosa.
Una parola come
`\emph{con}essere`
non viene sillabata. E mi sta bene, visto che si tratta di qualcosa di strano per la lingua italiana. (Gli esistenzialisti usano espressioni simili 🙂 )Ma `l'\emph{eccezionalità}`
non è nulla di strano e quindi va sillabato.Col codice magico, la prima espressione non viene sillabata. Tuttavia viene sillabata quest’altra
`con\emph{essere}`
E potrebbe non essere quello che vogliamo. Ma si tratta di casi particolari, per i quali è forse più conveniente definirsi dei comandi.Mi butto subito su LuaLaTeX 😀
Ciao
Ivan
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