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9 Febbraio 2016 alle 14:54 in risposta a: Redefinire citazione in sezione bibliografia biblatex-biber #105012::
`
\DefineBibliographyStrings{italian}{%
backrefpage = {citato a p.},
backrefpages = {citato alle pp.}}
`Personalmente non userei il raddoppiamento consonantico.
È un’usanza senza alcuna logica e/o motivazione che ormai qualcuno crede essere
diventata verità di ragione. (Se ha un senso è solo in alcuni contesti giuridici.)Lo stile philosophy-classic dovrebbe dare quell risultato di default.
Ciao
Ivan
9 Febbraio 2016 alle 14:36 in risposta a: [RISOLTO][biblatex] Articolo unitario stampato in più annate #105016::
Il lessico è sempre lo stesso o si tratta di versioni diverse?
Nel primo caso distinguerei due situazioni.1) Hai bisogno di riferirti alle Glossae Homericae come oggetto “ideale”.
In questo caso farei un’unica voce usando i campi crossref, related, relatedtype e relatedstring.2) Hai bisogno di riferirti, per qualche ragione, al lessico contenuto
nei due articoli o nella collection. Cioè ti riferisce i alle Glossae come oggetto “reale”.
In questo caso servono voci distinte. Quante, dipende dalle tue esigenze.
Se devi citare le quattro fonti indipendentemente, dovrai avere quattro voci distinte.In definitiva, se l’opera è sempre la stessa, o se le differenze non fanno differenza
metterei tutto dentro la voce Apion… ordinando cronologicamente.Ciao
Ivan
::
Svelato l’arcano. L’ultima versione di EB Garamond OpenType ha modificato il kerning dell’apostrofo, che risulta molto attaccato alle parole.
Ora, almeno, c’è congruenza tra type1 e opentype. Se provate a installare la versione 0.015 la differenza è ben visibile.A questo punto considero l’ultima versione di EB Garamond OT
quella “corretta” e quindi quel kerning dell’apostrofo una caratteristica del font.Ciao
Ivan
8 Febbraio 2016 alle 17:29 in risposta a: [biblatex-philosophy] biblist non stampa la data di articoli #104979::Doc” post=105033Ma se provi il codice di esempio da me postato, noterai che, nella sezione degli shorthands, l’anno manca proprio.
Trattasi di baco di biblatex-philosophy. Per il momento risolvi con:
`\AtBeginShorthands{%
\renewbibmacro*{date}{\printdate}%
\renewbibmacro*{issue+date}{%
\printtext[pureparens]{%
\iffieldundef{issue}
{\usebibmacro{date}}
{\printfield{issue}%
\setunit*{\addspace}%
\usebibmacro{date}}}%
\newunit}
}
`
Ho usato lo stesso criterio delle altre voci. Nella lista delle abbreviazioni viene riportata la voce nello stile verbose, ovvero con la data in fondo o, per le voci @article, dopo il numero/volumeCiao
Ivan
8 Febbraio 2016 alle 17:26 in risposta a: Intorno ad arsclassica e altre classi di documento #104957::lorenzo.pantieri” post=105042
Non prenderei la grafia di un matematico che scrive sulla lavagna come buon esempio di scrittura leggibile che permette di distinguere bene le entità matematiche. Credo che questo sia quello che vuole dire Ivan.
Eh eh, su come scrivano i matematici alla lavagna ci sarebbe molto da dire… Ma dubito che l’intento di Zapf e Kuth fosse quello di produrre un font illeggibile!
L’intento è una cosa, il risultato è un’altra. Sul Palatino niente da dire. Ma essendoci ad oggi almeno un Garamond buono per me il confronto non si pone nemmeno. Sicuramente per un testo umanistico. Non ho approfondito la cosa, ma garamondx si può affiancare a newtxmath (con opzione garamondx) e quindi, se proprio si vuole usare un font umanista per comporre matematica, ce n’è uno a disposizione veramente umanista (e non neoumanista come il Palatino). Palatino, che, tra l’altro, è stato disegnato da Zapf per corpi superiori a 12pt. Per il testo Zapf ha disegnato l’Aldus. E infatti il Palatino appare goffo anche a 10pt. Improponibile a 12pt (se non per i titoli)
La fallacia del ricorso all’autorità è sempre in agguato. Knuth e Zapf possono benissimo aver prodotto font illeggibili
anche se il loro intento era l’opposto. Non sono infallibili, per fortuna. E i font Euler accoppiati al Palatino sono
dettati soltanto da compiacimento estetico e, devo dire, un po’ barocco.
Lo sapevi che alla Springer usano anche Word? Cosa dobbiamo concludere?
ArsClassica non la usano all’Università di Oxford. L’ha usata uno studente dell’Università di Oxford.
Ma a parte questo, anche se fosse un template messo a disposizione dall’università stessa,
non cambierebbe il giudizio. Si tratta di uno stile, secondo me, troppo scenografico per un
lavoro scientifico. Ma è stupendo per opere che abbiano una principale finalità estetica.
Per esempio lo vedrei molto bene per un lavoro di storia del teatro seicentesco. Perché no?
Oppure per un volume di musica barocca. Fantastico!
Ma, per favore, non per un libro di matematica discreta.
Ci mancano solo gli svolazzi e i capilettera per arrivare al limite del kitsch.Inoltre l’idea di avere un font matematico non coerente con il testo,
quando invece ne è disponibile uno coerente, è un’idea malsana,
dettata solo da giudizi di estetica e non di sostanza. Un testo è fatto per essere
letto non per essere ammirato per la sua bellezza, per i suoi colori e per le sue
soluzioni grafiche. Testi così hanno il solo effetto di mettere il testo stesso in secondo piano.Non esiste la classe universale. Soprattutto se graficamente “impegnative”.
Le uniche strutture veramente universali sono quelle semplici ed elementari.
Prendi La forma del libro di Tschichold. Per il resto bisogna scegliere la forma
che meglio si adatta al contenuto. Partendo dal tipo di carattere fino ad
arrivare alla scelte grafiche.Ripeto una cosa fondamentale.
ClassicThesis è un lavoro di Miede. Una lavoro che funziona male.
Ma è un lavoro suo e non andrebbe riscritto se non da lui.
Visto che lui non la riscrive, l’unica soluzione secondo veramente onesta
è accettare la realtà: esiste un pacchetto che funziona male.
Si è liberi di usarlo o non usarlo.Ciao
Ivan
8 Febbraio 2016 alle 14:01 in risposta a: Intorno ad arsclassica e altre classi di documento #104949::lorenzo.pantieri” post=105027
Una classe per scrivere tesi, libri e articoli (prevalentemente scientifici: e che dunque non sia in concorrenza con suftesi), con pochissime opzioni, del tipo “prendere o lasciare”.ArsClassica e ClassicThesis sono tutto fuorché adatte per testi prevalentemente scientifici.
Direi proprio il contrario: sono adatte per testi prevalentemente non scientifici, diciamo classici…?
Poi, per carità tutto si può fare. Ma un testo scientifico non può essere composto con la matematica del font Euler Math.
E, personalmente, non lo comporrei nemmeno in Palatino. Per quanto riguarda le altre caratteristiche degli stili
è questione di gusti. Io preferisco testi più sobri, soprattutto se si tratta di discipline storicamente “sobrie”,
almeno dal punto di vista tipografico.Ciao
Ivan
8 Febbraio 2016 alle 13:45 in risposta a: [biblatex-philosophy] biblist non stampa la data di articoli #1049777 Febbraio 2016 alle 13:59 in risposta a: Intorno ad arsclassica e altre classi di documento #104937::lorenzo.pantieri” post=105010
Permettimi qualche riserva sul tuo “esattamente”. Prendi il “2” del secondo capitolo. Lo trovo proprio bruttino, sgraziato. Davvero Bringhurst fa così, mi sono chiesto? Ho aperto Gli Elementi di Bringhurst e quel “2” è disegnato un po’ diversamente. È simile, ma non uguale. La differenza è piccola, ma per me conta.Per il numero di capitolo con classicthesis si può scegliere tra Palatino e Euler.
Il font che usa Bringhurst negli Elementi l’ho scoperto io stesso qualche anno fa:
http://www.guitex.org/home/it/forum/12-tipografia/42897-rfont-del-numero-dei-capitoli-negli-elementi-di-bringhurst
Siccome è a pagamento h scelto di usare io Palatino, che è molto simile, per non dire indistinguibile. Oltre a questo gli elementi sono composti in Minio Pro. Stesso discorso. L’ho spiegato, mi pare, anche in un articolo su Ars.
D’altra parte, come detto sopra, io font che usa Miede non è l’Aldus per il numero né il Mini per il testo.Che poi non ti piaccia lo stile di Bringhurst è un altro conto. La mia classe con opzione elements et similia, e la classe di Enrico, cercano proprio di riprodurre quello stile e non classicthesis. Certo, si possono aggiustare ancora un po’ le posizioni, ma attualmente suftesi + opzione elements è quanto vi sia di più vicino agli Elementi. Se componi in Minion e usi lAldus per il numero, la sovrapposizione è pressoché perfetta.
Ciao
Ivan
7 Febbraio 2016 alle 12:08 in risposta a: Intorno ad arsclassica e altre classi di documento #104935::And” post=105006
Ci ho pensato più volte, ma tradirebbe il senso di suftesi, che vuole essere sobria.
Già mi sono pentito delle opzioni elements e sufelements, che non hanno alcun legame con l’idea della classe…
suftesi si ispira più a Tschichold che agli Elementi.Ciao
IvanÈ un’ipotesi (magari anche una sciocchezza): sarebbe possibile per Ivan pubblicare una classe derivata da Suftesi, di cui sarebbe in realtà solo lo scheletro, ad esempio con funzionalità limitate, in modo da non tradire l’idea di Suftesi?
Su questo scheletro (… su questo ramo) verrebbe fatto l’innesto di arsclassica: Suftesi resterebbe Suftesi, la nuova classe+arsclassica sarebbe un ibrido.Ciao
AndreaPossibile. Ma classicthesis è un lavoro di Miede e dovrebbe essere lui
a sistemare le cose che non vanno.
Se uno vuole quello stile deve usare quel pacchetto,
con tutte le conseguenze del caso. Io non lo uso perché
non funziona bene, come già detto.
@Lorenzo
La classe con cui Enrico scrive alcuni suoi lavori,
per esempio Calcolo differenziale e integrale,
non è esattamente come classicthesis, in particolare per l’aspetto più evidente di CT, ovvero il numero di capitolo in grigio.
La classe di Enrico riproduce esattamente lo stile di capitolo degli Elementi dello stile tipografico, a cui Miede si è ispirato, ma che Miede non ha riprodotto fedelmente. A latere, con suftesi e l’opzione elements combinata con alcune altre, oppure semplicemente con l’opzione style=sufelements, ottieni la stessa cosa.Ciao
Ivan
6 Febbraio 2016 alle 17:22 in risposta a: Intorno ad arsclassica e altre classi di documento #104916::illinguista1972″ post=104979
Per quanto riguarda riprodurre l’esatto layout di ArsClassica con suftesi non se ne parla. Se anche si potesse, non lo farei certo io.Non è possibile. La licenza di suftesi vieta di modificare i layout previsti dalla classe e le caratteristiche previste dalle sue opzioni,
con poche, ovvie, eccezioni, che riguardano di fatto le features non implementate.
L’unico che potrebbe fare questa cosa è l’autore, cioè io. Ma non ho intenzione di farlo 🙂
Non sarebbe un problema riscriverla su una classe standard, ma non ha senso.ClassicThesis è uno stile molto bello, che però funziona male.
Bisogna accettare questo fatto e farsene una ragione.
Se ci sono alternative è meglio non usare cose che funzionano male.
È un peccato, perché, ripeto, lo stile CT è molto bello. Ma è così.Ciao
Ivan
::Frankie-1962″ post=104966Salve a tutti.
Ho necessità , in una pubblicazione formato articolo, di scrivere alcune parti del testo su due ( o più ) colonne. Tali colonne dovranno contenere degli elenchi ( non numerati e con simboli matematici). Potete darmi qualche dritta, grazie.
🙂Pacchetto multicol. Per dettagli vedi la documentazione:
texdoc multicol
da Terminale o Prompt dei comandi`
\documentclass{book}\usepackage{lipsum}
\usepackage{multicol}\begin{document}
\lipsum[1]
\begin{multicols}{2}
\lipsum[2]
\end{multicols}
\lipsum[3]
\end{document}`
Ciao
Ivan
::strolego” post=104930E’ possibile creare un comando in modo da fermare la compilazione con un messaggio di errore in presenza di un messaggio di Overfull \vbox, magari con una soglia sul numero di punti da cui far scattare lo stop?
Esempio se viene scritto sul log di compilazione
`Overfull \vbox (87.49985pt too high) has occurred while \output is active []
`
la compilazione si ferma, mentre se viene scritto
`Overfull \vbox (0.49985pt too high) has occurred while \output is active []
`
la compilazione prosegue.
Ovviamente la soglia sul numero di punti è una feature utile, ma non necessariaGrazie
SalvatoreTemo non sia possibile, se non mettendo le mani molto in profondità nel codice.
Per l’esempio che hai fatto, potresti usare
`\vfuzz=0.5pt`
C’è anche l’analogi \hfuzz per i box orizzontali.Ciao
Ivan
::
Ciao Martina!Innanzitutto
`\patchcmd{\chapter}{plain}{empty}{}{}`
dove l’hai messo tu non serve a nulla.
Va messo prima di \begin{document}.Poi, sostituisci queste righe
`\addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname}
\chapter*{\bibname}
%\printbibliography[heading=libri,category=libri]
%\printbibliography[heading=articoli,category=articoli]
%\printbibliography[heading=web,category=web]
\bibbycategory
`
Con queste
`\printbibheading[heading=bibintoc]
\bibbycategory
`Personalmente avrei seguito una strada più breve,
risparmiando parecchie righe di codice:
`\printbibheading[heading=bibintoc]
\printbibliography[heading=subbibliography,nottype=article,nottype=online]
\printbibliography[heading=subbibliography,type=article]
\printbibliography[heading=subbibliography,type=online]
`
Questo se le voci relative sono dei tipi indicati,
ma si può comunque perfezionare in base ad altre esigenze.Sui numeri di pagina concordo con Claudio. Eviterei il corsivo e pure il minuscolo nel frontmatter. Ma qui andiamo sui gusti personali…
Piuttosto, io eliminerei del tutto la numerazione romana nel frontmatter, per un motivo che ho spiegato decine di volte.
Nel 2016 la numerazione delle pagine deve essere unica per tutto il documento.Anch’io, come Claudio, non capisco dove sia il problema.
Se è analogo a quello del post, allora con
`\chapter*{Ringraziamenti}
\markboth{Ringraziamenti}{Ringraziamenti}
\lipsum\lipsum`
dopo la bibliografia, ottieni le testatine corrette.Se non è così dovresti mostrare un esempio minimo compilabile.
Ciao
Ivan
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