Risposte nei forum create
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Soluzione: nei titoli di capitolo e sezione usa gli accenti “sicuri”, per esempio scrivi “relativit\`a”. Qualcuno (a caso :)) potrebbe verificare l’asserzione e scrivere a Miede perché ci faccia qualcosa.
Eccomi! 🙂
Il problema non mi è nuovo: qualcosa del genere capita anche nel frontespizio, scrivendo “Università”. Lo farò presente a Miede.
Ciao,
L.
::Ebbene, per generare la seconda pagina bianca, senza numerazione, senza nullam ho fatto parecchi tentativi. Senza successo.
Come posso farla?
`\documentclass{book}
\begin{document}\begin{titlepage}
Il mio frontespizio.
\end{titlepage}\thispagestyle{empty}
\cleardoublepage\end{document}`
Ciao,
L.
::
Innanzitutto benvenuto sul forum! 🙂Non conosco il pacchetto appendix, però ti riporto questa indicazione dalla doc: potrebbe esserti utile.
The \appendixname command is defined in those classes that provide for chapters. It is provided in this package whether or not it has been defined in the class. It’s default value is ‘Appendix’. The default value of both \appendixtocname and \appendixpagename is ‘Appendices’. These names can all be changed via \renewcommand. For example, `\renewcommand{\appendixtocname}{List of appendices}`
Non l’ho provato: prova tu a scrivere Appendici al posto di List of appendices nel codice precedente.
Facci sapere.
Ciao,
L.
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Tutto bene, qui.
`\documentclass{scrreprt}\usepackage[backref]{classicthesis-ldpkg}
\usepackage[eulerchapternumbers,subfig,beramono,eulermath,pdfspacing]{classicthesis}
\usepackage[italian]{arsclassica}
\usepackage[square,numbers,sort&compress]{natbib}\begin{document}
\cleardoublepage
\manualmark
\markboth{\spacedlowsmallcaps{\bibname}}{\spacedlowsmallcaps{\bibname}}
\refstepcounter{dummy}
\addcontentsline{toc}{chapter}{\tocEntry{\bibname}}
\bibliographystyle{unsrt}
\bibliography{Bibliografia}
\nocite{*}
\end{document}`
Ciao,
L.
::Un’ultima curiosità, ma quando correggi le bozze, le correggi leggendo il codice? Correggi anche il fatto che sia stato utilizzato un comando piuttosto che l’altro?
“Correggevo”, per la precisione. Sì, quando facevo quel lavoro, mettevo mano al codice LaTeX, per migliorare l’impaginazione, uniformandola agli standard della casa editrice.
Se il LaTeX originale fosse stato buono, il lavoro da fare sarebbe stato minimo.
Se vuoi avere un’idea del tipo di lavoro (e di errori incontrati), ti consiglio di dare un’occhiata a questo documento di Enrico:
http://profs.sci.univr.it/~gregorio/orrori.pdfCiao,
L.
::Provo a dire la mia, da neofita. Vorrei che lo sviluppo di LaTeX assomigliasse di meno quello di Linux, che ci fosse un team di sviluppo più autoritario, in grado di proporre una piattaforma coerente, che assomigliasse di più allo sviluppo dei BSD.
Per quanto ne so, il gruppo guidato da Frank Mittelbach si preoccupa che i pacchetti principali (quelli su cui poggiano tutti gli altri) vengano sviluppati in modo coerente.
Per il resto, la struttura modulare di LaTeX è uno dei suoi punti di forza. I problemi di incompatibilità fra pacchetti ci sono, è vero, ma direi che sono tutto sommato rari, e superabili.
Ciao,
L.
::allora vuoi dire che \newcommand di LaTeX sia un errore?
No, ovviamente. Solo, \newcommand va usato molto parcamente, quando davvero necessario.
Tra l’altro, se dovesse capitare il raro caso che hai citato tu di sovrapposizione, basta eseguire un sostituisci,
Il caso non è così raro, se devi comporre un documento frutto del contributo di autori diversi. È vero, per rimediare basta un “sostituisci”, ma occorre fare attenzione: se i .tex e i comandi personalizzati sono tanti, il rischio di compiere un errore c’è.
Non parliamo del poveraccio a cui tocca l’ingrato compito di revisore di bozze. Mettere le mani su una cosa come
`Proviamo \gb. Dal momento che
\[
\a=\b+\c,
\]
allora, per \kk, segue \ll.
`
non è proprio agevole, te l’assicuro: devi fare riferimento a tutti i comandi personalizzati definiti dagli autori, e finisci per perdere un sacco di tempo.Ripeto, se il comando personalizzato ha una sua ragione d’essere, benissimo. Ma se si tratta di \a per \alpha, lo sconsiglio.
Ciao,
L.
::non mi piace questionare su cavilli ma quello che sostieni, per me, non regge molto…
Sei liberissimo, naturalmente. 🙂
Fai l’esempio di \varphi e \vartheta, che non sono comandi personalizzati (e che fra l’altro sarebbe meglio non usare: vedi l’Arte). In base alla mia esperienza, più comandi personalizzati ci sono in un documento, peggio è. Quando vedo un documento con cose del tipo:
`Proviamo \gb. Dal momento che
\[
\a=\b+\c,
\]
allora, per \kk, segue \ll.
`
mi metto le mani nei capelli! 😉Quei comandi non sono mnemonici. Che cosa significano \bg, \kk, \a, \b, \ll? Davvero si può ricordarli a distanza di tempo?
Il disastro, poi avviene se si mettono insieme più contributi di autori diversi (a me è successo: ho curato per qualche tempo le pubblicazioni LaTeX di una casa editrice), e magari un autore ha definito \a in un modo, e un altro autore in un altro. A quel punto, va a farsi friggere uno dei punti di forza di LaTeX, che è la portabilità del codice: mettere insieme contributi scritti con “quel” LaTeX è uno strazio, credimi, e il rischio di introdurre errori è alto.
Insomma, consiglio decisamente i miei venticinque lettori di essere molto parchi con i comandi personalizzati: sono strumenti eccezionali, ma vanno usati solo se servono davvero! Un comando come
`\newcommand{\a}{\alpha}`
(definito solo per non scrivere \alpha ogni volta), per me è un orrore.Ciao,
L.
::in effetti si. bel dubbio.
Nessun dubbio, in realtà: lo stile unsrt non dovrebbe essere usato mai.
però nn essendo pratico di latex mi sa che la mia bibliografia nn è perfetta, molti riferimenti a siti nn hanno autore etc. i riferimenti sono fatti con i tag [1] [2] etc quindi sarebbe scomodo per chi legge cercare i vai 1 2 3 nella biblografia se nn ordinati, no?
Innanzitutto, non è obbligatorio mettere i siti Web che hai consultato nella bibliografia, soprattutto se sono pochi: se non metti alcun sito e usi lo stile plain, sei a posto. Con qesta soluzione te la cavi in un attimo.
Se invece hai tanti siti Web, la cosa migliore è fare una sitografia a parte. Cerca “sitografia” nell’Arte, quassù. Questa soluzione (dal momento che conosci già BibTeX) richiede appena un po’ più di tempo.
La soluzione più elegante (anche se un po’ più dispendiosa in termini di tempo di studio) è data però da biblatex:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Bibliografia.pdfCiao,
L.
::Per quanto riguarda la E accentata, credo sia ormai chiaro che il metodo più rapido per inserirla nel testo sia quella di utilizzare il comando che ho messo nel mio preambolo. Poi, visto che il risultato è il medesimo, ognuno può fare quello che preferisce senza sbagliare…
Non sono d’accordo. Mi chiedi che cosa ci sia di male in un codice del tipo
`\è così.`
Diverse cose, direi. Innanzitutto il codice è meno leggibile del più semplice
`È così.`
In secondo luogo, è meno portabile: se passi quel codice a un’altra persona che non ha il tuo preambolo, non funziona. Terzo, è meno mnemonico: è bene limitare il più possibile i comandi personalizzati ai soli casi strettamente necessari (questo non lo è, a mio giudizio).In definitiva, se un codice è ricco di comandi come quello che hai definito, è meno intuitivo, meno portabile, meno menmonico.
Ciao,
L.
::Be anch’io ma non credi che valga la pena di riflettere sull’argomento?
Oddio sì, ma non è che io, su questo, possa farci molto.
Uso LaTeX dal 2005, e l’ho sempre visto crescere. Penso a ClassicThesis, a biblatex, a frontespizio, a philisophy-modern, agli strumenti per la gestione automatica dei pacchetti (tutte cose che nel 2005 neppure esistevano).
Per quanto riguarda la situazione in Italia, la situazione mi pare positiva: il nostro forum è (ancora) più vivace e frequentato di quando ho iniziato io (2005), i soci del GuIT sono passati da una ventina a un centinaio. Anche sul piano della documentazione, qualche passo in avanti, da allora, l’abbiamo fatto: pensa solo ad ArsTeXnica (nata nel 2006).
Per il futuro, mi “accontenterei” che le evoluzioni di LaTeX mantenessero un buon grado di retro-compatibilità (una compatibilità al 100% è impossibile: non la si ha neppure con Word, che è un software proprietario, figurarsi con un software libero!). Quello che si può fare con LaTeX, così com’è oggi, è straordinario.
Ciao,
L.
::ti prometto che per un po’ non tirerò più avanti una discussione così a lungo, e quindi non ti romperò più le scatole così.
Nessuna rottura di scatole, Marco. Solo, quando i dubbi hanno una soluzione già spiegata in uno dei miei lavori, ti invito per il futuro a studiarla lì con attenzione, prima di fare nuove domande.
1-Tu per fare la E accentata schiacci 3 tasti, io 2, e il risultato è lo stesso (o no?). Qual’è il più conveniente?
Dipende dal tuo sistema operativo (e da altre eventuali utility che usi): io su Mac ho sempre fatto così.
Intendi dire che l’impaginazione di layaureo potrebbe essere alterata utilizzandolo con classicthesis?
Proprio così. Fabiano ha scritto il suo pacchetto per le classi standard, mentre ClassicThesis usa le classi KOMA. Caricando layaureo con ClassicThesis può succedere, in linea di principio, qualsiasi cosa.
3-Se si facesse una verifica che dimostrasse che l’impaginazione rimane la stessa, il problema sarebbe risolto?
No, non sarebbe risolto. Anche se i margini che ottieni in quel modo ti soddisfano, non c’è garanzia che il rapporto sia davvero “aureo”, né che non possano capitare dei pasticci con versioni successive delle classi KOMA.
Ciao,
L.
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