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Mi sono espresso male, volevo dire che in quella tabella non mostri come farlo con i comandi di LaTeX. (In altre parti del testo però lo mostri.)
A volte può tornare utile saperlo e poi è per la completezza della guida.Continuo a non capire, Francesco. Prima riga, seconda colonna della tabella:
`\’o`
con di fianco il risultato:ó
Ovviamente, per inserire una “e” con accento grave, l’utente userà l’apposito carattere direttamente da tastiera.
La codifica ASCII rappresenta 128 simboli. Per “evitare di uscire dai 128 caratteri dell’ASCII” intendevo solo “evitare di usare altre codifiche”.
“Altre” rispetto all’ASCII, dici? E che altre codifiche potrebbe usare, un utente? Cioè, un utente che usa un editor per LaTeX, che scrive il suo documento (diciamo pure con la codifica latin1 o utf8), che caratteri devi evitare? Ovvero, potresti farmi esempi di caratteri che non fanno parte dei 128 ammessi, e di come l’utente potrebbe trovarsi (magari inavvertitamente) ad inserirli nel suo documento (mandandone a pallino la portabilità)?
Enrico ha, ovviamente, ragione. Infatti non dicevo di consigliarlo (ad esempio TeXniccenter non supporta ancora utf8…!) ma di suggerire solo che il futuro sarà utf8, e che per ora è meglio usare latin 1.
Uhm… magari potrei inserire una frase più dubitativa, qualcosa come “per ora la codifica migliore è la latin1, anche se, in futuro, le cose potrebbero cambiare”. Ci penso.
Però aspettiamo il parere di Enrico.
Parole sante!
Grazie (della pazienza)!
Grazie a te della tua pazienza.
A presto,
L.
::Ciao a tutti, nello scrivere la tesi ho usati i seguenti ambienti per dare una descrizione dei termini che compongono una formula:
`\begin{displaymath}
\begin{array}{ll}
h_f & = \textrm{coefficiente di trasferimento di calore locale della cella fluida (valutato sulla base delle condizioni locali del campo fluido)}\\
T_w & = \textrm{temperatura della superficie solida}\\
T_f & = \textrm{temperatura locale del fluido}\\
q_{rad} & = \textrm{flusso di calore radiato}
\end{array}
\end{displaymath}`
Ma la prima descrizione essendo più lunga delle altre non va a capoverso ed addirittura fuori dia margini della pagina.
Ho letto ieri l’ Arte nelle parti che pensavo potessero illumimarmi ma nulla.
Ho utilizzato questi ambienti seguendo un’ esempio trovato in Una (mica tanto) breve introduzione.
Grazie in anitcipo delle risposte.Potresti usare un ambiente itemize:
`\begin{itemize}
\item $h_f$ è il coefficiente di trasferimento di calore locale della cella fluida (valutato sulla base delle condizioni locali del campo fluido);
\item $T_w$ indica la temperatura della superficie solida;
\item …
\end{itemize}`
Altrimenti, se proprio vuoi usare una tabella, non è di array che hai bisogno, ma di una colonna di tipo p:
`\documentclass{article}
\begin{document}
\begin{tabular}{l p{10cm}}
$h_f$ & coefficiente di trasferimento di calore locale della cella fluida (valutato sulla base delle condizioni locali del campo fluido) \\
$T_w$ & temperatura della superficie solida
\end{tabular}
\end{document} `
Al limite, pacchetto tabularx:
`\documentclass{article}
\usepackage{tabularx}
\begin{document}
\begin{tabularx}{\textwidth}{lX}
$h_f$ & coefficiente di trasferimento di calore locale della cella fluida (valutato sulla base delle condizioni locali del campo fluido) \\
$T_w$ & temperatura della superficie solida
\end{tabularx}
\end{document} `In ogni caso, di esempi che potevano illuminarti, nell’Arte ne trov(av)i parecchi… 💡
Benvenuto sul forum,
L.
::Sto già provvedendo a martoriarmi le carni per questo errore madornale 🙁
Vuoi quindi il pezzo di codice ove è presente il problema?Migliori, ma ancora non ci sei. Questo è un esempio minimo:
`\documentclass{article}\newenvironment{sistema}%
{\left\lbrace\begin{array}{@{}l@{}}}%
{\end{array}\right.}\begin{document}
\[
\begin{sistema}
\dfrac{2467}{12219.9}+t\cdot (-100.7) \\[2.5ex]
\dfrac{-5448}{12219.9}+t\cdot (-45.6)
\end{sistema}
\]
\end{document}`
C’è anche la soluzione. Ah, \left e \right non si usano quasi mai: nel tuo caso, poi, proprio non ci vanno. Cerca sull’Arte, quassù.Ciao,
L.
::L’abbiamo già “commissionata” all’autore dell’Arte… 😆
Diamogli un po’ di tempo e sicuramente ce la regalerà! 😉Quaerendo invenies (per questa volta, almeno…):
http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=6722Ciao,
L.
::Salve a tutti, ho il seguente problema, un sistema di due equazioni fratte che, secondo i miei gusti non si impagina bene.
In principio ho provato con cases, ma non mi piaceva che le frazioni divenissero piccole, così, spulciando nell’Arte ho trovato questo ambiente:
`\newenvironment{sistema}%
{\left\lbrace\begin{array}{@{}l@{}}}%
{\end{array}\right.}`
il quale, o per mia ignoranza o altro, produce un risultato molto simile a quello di cases. In cosa sbaglio?
Grazie, Marco.Esempio minimo, per favore. In ogni caso, prova a inserire le frazioni con
`\dfrac`
(serva amsmath). Ah, potrebbe succedere di doverle spaziare a mano, con qualcosa come
`\\[1ex]`
quando passi da un’equazione all’altra.Ciao,
L.
::Nella sezione 4.1.1, “La scrittura del sorgente”, mostri un sorgente dove carichi inputenc e dici che ne parlerai in futuro.
Nella sezione 4.3, “La struttura del file sorgente” lo mostri di nuovo ma stavolta senza commentare.
Nella sezione 4.5.8, “I pacchetti di uso più comune”, dai una breve spiegazione.Solo nella sezione 5.1.2, “Il pacchetto inputenc”, ne parli estensivamente ma dai per scontanto che bisogna per forza specificare la codifica di input in un documento.
Infine nella sezione B.1.1, “L’inserimento dei caratteri accentati”, fai passare per orrore il non usare inputenc.
Senza contare che dando per scontato che questo pacchetto vada sempre caricato non parli esplicitamente, cioè nella tabella 5.7, di come inserire l’accento grave.Anche se io ne avrei parlato proprio all’inizio della guida, comprendo che per un principiante è difficoltoso capire cos’è una codifica di input.
Le tue sono osservazioni valide, Francesco: vedrò di migliorare le cose nella prossima versione. Il fatto è che la guida è rivolta essenzialmente a utenti che scriveranno un documento in italiano, e in questo caso inputenc è (anche se non obbligatorio) decisamente consigliabile. Scrivere una cosa come
`Non se ne pu\‘o pi\‘u: in
realt\‘a, cos\‘{\i} facendo
il numero di caratteri da
battere \‘e triplo! Perch\’e
non usare direttamente
i caratteri accentati?`
è, se non orribile, almeno stupido.Certo, il discorso cambia quando si scrive in inglese. Lì inputenc è superfluo (un discorso analogo si può fare per babel). Questo sarà il caso di dirlo meglio.
Perché dici che non spiego come inserire l’accento grave? Sull’Arte la spiegazione c’è (un esempio con la lettera “o” si trova nella tabella 7 a pagina 61; cerca “accento” e la trovi subito).
Tutto queste chiacchere per chiederti una cosa: perché non specificare da qualche parte (5.1.2) che la codifica accettata da LaTeX è ASCII e che se si scrive in inglese, oppure si vuole un codice più portabile, sarebbe meglio evitare di uscire dai 128 caratteri dell’ASCII? Stesso discorso per un database BibTeX.
Che cosa significa in pratica “evitare di uscire dal 128 caratteri dell’ASCII”? Non lo so. 😳
Nell’attesa di una risposta (che sono sicuro non mancherà), mi pare che scegliendo la codifica latin1 si ottengano documenti portabili (anche da un OS all’altro).
Poi perché, non dico consigliare, ma almeno informare il lettore che il futuro non sarà certo latin1 ma l’utf8?
Oddio, nell’Arte si consiglia latin1 oppure, in alternativa, utf8. Ricordo un recente intervento di Enrico che spiegava le ragioni TeXniche per cui, per ora, latin1 è un po’ meglio di utf8. Su quello che avverrà non mi pronuncio. Come diceva Bohr, “è molto difficile fare previsioni, specialmente sul futuro”. 😉
Del pacchetto inputenx che ne pensi invece?
Ecco un’altra cosa che non conosco. 😳 Anche qui, aspetto lumi da parte vostra.
A presto,
L.
2 Ottobre 2009 alle 6:57 in risposta a: Andare a capo in un punto preciso (mantenendo la giustificaz #5229::Sai, il problema non era grave di per se’, infatti con \linebreak si risolve senza orrori. 😳 😳 😳
Il fatto è che mi ritrovo formule e formulette in mezzo al testo del tipo
$x_i: x_l \vdash x_L$
e io vorrei decidere in autonomia come dividerle. Ho provato a fare i caratteri “tutto attaccato” e a lasciare spazio dove volevo la cesura, ma più in là da sola non sono andata.
In realtà il mio intento era quello di creare una specie di sillabazione per le formule, in modo da imporre dove spezzarle, ma ho optato per questa soluzione di riserva con \linebreak (grazie a voi). Il risultato non è dei più eleganti, ma ora ho l’acqua alla gola ed utilizzo la soluzione cerotto. Il dubbio mi rimane, quindi più in la’ andrò alla ricerca di qualche soluzione più sofisticata e credo proprio che tornero’ a chiedere il vostro aiuto.
CMQ, ancora grazie!!!Il problema si risolve in un altro modo: le formule appena lunghette vanno scritte fuori corpo, così il problema di spezzarle non si pone (si pone per quelle lunghissime, e lì vanno usati gli appositi ambienti di amsmath). Le formule in corpo devono essere brevissime, e se LaTeX decide di spezzarle, bisogna lasciarlo fare (al limite, se proprio non si vuole che una formula brevissima venga spezzata, meglio riformulare il capoverso).
Ciao,
L.
1 Ottobre 2009 alle 5:50 in risposta a: \cite all’interno del record bibliografico: è possibile #37426::Magari sarà una domanda banale, o forse mi pongo un problema inutile:
all’interno di un record bibliografico è possibile usare il comando \cite{…}, come nell’esempio qui sotto, o può dare problemi?
Ho provato usando biblatex e sembra funzionare, anche se a volte serve una compilazione in più. Mi chiedevo però se fosse una procedura corretta.
`@article{Schlick:1930-3,
Author = {Moritz Schlick},
Journal = {Erkenntnis},
Number = {2},
Pages = {4-11},
Title = {Die Wende der Philosophie},
Volume = {1},
Year = {1930},
Note = in \cite{Pasquinelli:1969}
}`Al di là del fatto che produca un erorre in fase di compilazione o no, io non lo farei: biblatex e BibTeX hanno il loro modo per inserire le voci bibliografiche; biblatex, poi, ha un’infinità di campi. Se vuoi specificare che un articolo fa parte di una rivista o di una raccolta, non è il campo note che devi usare. Cerca nella documentazione.
Ciao,
L.
::
1. A pagina ix ho aggiunto, accanto all’indice generale (che, con le aggiunte che ho fatto man mano in questi ultimi mesi, è divenuto lungo ben cinque pagine), un breve indice degli argomenti (a tal fine ho usato il pacchetto shorttoc, come spiegato qui nei Complmenti, a pagina 53).2. A pagina 21 ho aggiunto un paragrafo “Il mio primo documento con LaTeX”. Ringrazio tutti coloro che mi hanno aiutato a scriverlo, in particolare Luca Piazza e Francesco Biccari, discutendone con me sul forum del GuIT.
3. A pagina 29,
Di seguito vengono elencate le principali classi standard di documento.
-
article si usa per scrivere articoli;
-
report serve per comporre relazioni contenenti diversi capitoli ed eventualmente dotate di un sommario;
-
book si usa per scrivere libri o tesi;
-
letter permette di scrivere lettere.
al posto di
Di seguito vengono elencate le principali classi standard di documento.
-
article è una classe progettata per scrivere articoli;;
-
report e book servono per comporre relazioni contenenti diversi capitoli, tesi e libri.
-
letter è progettata per scrivere lettere.
4. A pagina 30, ho aggiunto:
Si noti inoltre che nelle classi standard report e article l’ambiente abstract permette di scrivere il sommario. (I libri generalmente non hanno un sommario, ma eventualmente un apposito capitolo introduttivo. È questo il motivo per cui la classe book non ha alcun ambiente predefinito per il sommario.)
5. A pagina 34, il pacchetto consigliato per ripartire una tabelle su più pagine è longtable (e non più xtab).
6. A pagina 82, nel paragrafo sul pacchetto dcolumn, ho corretto il riferimento alla tabella 15. Inoltre, sempre a proposito di dcolumn, a pagina 190,
Per allineare i numeri alla virgola è preferibile usare il pacchetto (vedi il paragrafo 6.1.7 a pagina 81) dcolumn.
al posto di
Per allineare i numeri alla virgola è preferibile usare il pacchetto dcolumn.
7. Qualche altra finezza qua e là.
________
Vediamo di commentare i punti 3 e 4. Quando ho scritto quel passaggio dell’Arte, ritenevo che la classe report fosse un doppione sostanzialmente inutile della classe book. In effetti, scrivendo
`\documentclass[oneside,openany]{book}`
si ottiene lo stesso layout di
`\documentclass{report}`
In più, la classe book offre le preziose dichiarazioni \frontmatter, \mainmatter e \backmatter, assenti nella classe report.Tuttavia, la classe report un suo perché ce l’ha: per l’appunto, mette a disposizione l’ambiente abstract per scrivere il sommario. Questo ambiente non è definito nella classe book per ottime ragioni: i libri di solito non hanno un sommario, ma eventualmente un apposito capitolo introduttivo.
Ovviamente, se si usa la classe book e si ha proprio bisogno di un sommario, si può benissimo usare un \chapter* (o, al limite, ma molto meno bene, si può copiare la definizione dell’ambiente abstract da report.cls).
In conclusione, per lavori corposi (comprese le tesi) consiglio senz’altro la classe book. Consiglio invece la classe report per relazioni meno consistenti, con un abstract.
________Un’ultima osservazione. Con una certa frequenza, accade che quando sul forum viene posta una domanda che trova una risposta nell’Arte, alcuni forumisti indirizzino all’Arte chi ha fatto la domanda (“cerca nell’Arte, pagina xxx“). Mi fa piacere, naturalmente: ho scritto l’Arte (anche) per questo. Solo, dal momento che il lavoro è in continua evoluzione, può capitare che passando da una versione all’altra il numero di pagina cambi. Quindi, per favore, quando citate l’Arte, cercate di evitare una risposta che faccia riferimento al solo numero di pagina, ma menzionate anche il pacchetto o lo strumento richiesto. Per esempio, se un utente chiede come fare a inserire una nota dentro una tabella, non dite “la risposta alla tua domanda si trova a pagina 90 dell’Arte”, ma dite invece “puoi usare il pacchetto ctable (spiegato a pagina 90 dell’Arte)”. Così il riferimento sarà fruibile anche per il futuro.
A presto,
L.
::
1. A pagina 15 ho aggiunto un paragrafo “Il mio primo documento con LaTeX”.2. A pagina 22,
Di seguito vengono elencate le principali classi standard di documento.
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article si usa per scrivere articoli;
-
report serve per comporre relazioni contenenti diversi capitoli ed eventualmente dotate di un sommario;
-
book si usa per scrivere libri o tesi;
-
letter permette di scrivere lettere.
al posto di
Di seguito vengono elencate le principali classi standard di documento.
-
article è una classe progettata per scrivere articoli;;
-
report e book servono per comporre relazioni contenenti diversi capitoli, tesi e libri.
-
letter è progettata per scrivere lettere.
3. A pagina 24, ho aggiunto:
Si noti inoltre che nelle classi standard report e article l’ambiente abstract permette di scrivere il sommario. (I libri generalmente non hanno un sommario, ma eventualmente un apposito capitolo introduttivo. È questo il motivo per cui la classe book non ha alcun ambiente predefinito per il sommario.)
4. Qualche altra finezza qua e là.
Ciao,
L.
::Il criterio se lasciare la riga vuota prima (o dopo) è sempre quello: far parte o no del capoverso.
Premesso che rifletterò ancora sulla questione e che farò le integrazioni opportune nella prossima versione dell’Arte, questa che ribadisce Enrico è proprio la regola aurea: una riga vuota fa iniziare un capoverso, e questo nell’Arte mi pare ci sia. Fra l’altro, è il motivo per cui inserendo una figura o tabella “in testo” non bisogna lasciare una riga vuota (per definizione, una figura o tabella in testo fa parte del capoverso).
Ciao,
L.
1 Ottobre 2009 alle 5:34 in risposta a: Andare a capo in un punto preciso (mantenendo la giustificaz #5227::non so se è giusto scriverlo qui, ma dal profondo del cuore…
GRAZIEEEEEEEEE
mi avete salvato al vita
avevo cercato ovunque come mandare a capo le mini formule!
Ancora grazieMah, quando ho fatto quella domanda di LaTeX ne sapevo meno di adesso. Comandi come \linebreak o \nobreak non andrebbero usati praticamente mai: se li usi, è probabile che ti stia sfuggendo una soluzione migliore. Mandaci un ECM.
Ciao,
L.
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Carissimi, il mio articolo su beamer è quasi pronto. Mi resta da risolvere un ultimo dubbio. Come da documentazione, i temi di beamer di dividono in quattro categorie:Presentation Themes without Navigation Bars
Presentation Themes with a Table of Contents Sidebar
Presentation Themes with a Tree-Like Navigation Bar
Presentation Themes with a Mini Frame NavigationI primi tre li ho tradotti con “temi privi di una barra di navigazione”, “temi con una barra di navigazione laterale” (si perde quel “table of contents”, ma il concetto mi sembra chiaro), “temi con una barra di navigazione ad albero” (forse un pochino oscuro, poiché un principiante non è obbligato a sapere che cos’è un albero, ma probabilmente accettabile, magari scrivendo “ad albero” fra virgolette).
Buio completo, invece, su come rendere la quarta categoria.
Presentation Themes with a Mini Frame Navigation
Immagino che questi temi carichino in automatico il tema esterno miniframes. Ne riporto una descrizione (mia):
miniframes In cima alle diapositive vi sono due barre di navigazione orizzontali: la prima contiene una voce per ogni sezione della presentazione (sotto ogni voce vi sono dei cerchietti, uno per ogni quadro della sezione), la seconda mostra il titolo della sottosezione corrente. In fondo alla diapositiva si trovano altre due barre: la prima contiene il nome dell’autore, la seconda contiene il titolo della presentazione e l’istituzione.
1. Quando dico che i “Presentation Themes with a Mini Frame Navigation” caricano in automatico il tema esterno miniframes, dico bene?
2. Come rendere quel “Presentation Themes with a Mini Frame Navigation”?
Grazie anticipate,
L.
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