lorenzo.pantieri

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  • in risposta a: subfig: cambiare la disposizione delle etichette #37277
    lorenzo.pantieri
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      `\begin{figure}[tb]
      \centering
      \subfloat[]
      {\includegraphics[width=.45\columnwidth]{Come}} \quad
      \addtocounter{subfigure}{1}\subfloat[]
      {\includegraphics[width=.45\columnwidth]{Quando}} \\
      \addtocounter{subfigure}{-2}\subfloat[]
      {\includegraphics[width=.45\columnwidth]{Fuori}} \quad
      \addtocounter{subfigure}{1}\subfloat[]
      {\includegraphics[width=.45\columnwidth]{Piove}}
      \caption{Dida.}
      \end{figure}`
      Ma si fa solo alla fine, ovviamente.

      Perfetto!

      Grazie mille,
      L.

      in risposta a: [OT] beamer e lingua italiana #37261
      lorenzo.pantieri
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        2. Come si rende “frame” in italiano?

        Io le chiamo “slide”

        No, “slide” lì non va bene. In beamer, una presentazione è formata da frame; ogni frame è formato da una o più slide. Questo è l’inglese. Certo in lettore deve conoscere anche queste espressioni inglesi, visto che poi gli toccherà scrivere \begin{frame} … \end{frame}, e magari userà in comando \onslide (che permette di dividere temporalmente un frame in più slide).

        Sono orientato a tradurre “slide” con “diapositiva” (e qui mi pare che ci siamo) e “frame” con “quadro” (ma qui ho ancora qualche dubbio, proprio per evitare l’effetto “marziano” che dici!). Anche Tommaso ha ragione: certe espressioni sono intraducibili, se non cadendo nel ridicolo (lo scrivo anche nell’appendice dell’Arte). Si tratta di capire se “frame” è una di quelle espressioni, ma non credo.

        Ah, “headline” e “footline” li tradurrei con “bordo superiore (rispettivamente, inferiore) delle diapositive”, così mi sembra chiaro. Penserò a quanto dice Tommaso di inserire uno schema, ma non vorrei correre il rischio di complicare una cosa che è abbastanza facile.

        L’articolo che sto scrivedo è un’introduzione di una quindicina di pagine, ed è rivolta a chi desidera fare una presentazione abbastanza velocemente, senza eccessive esigenze di personalizzazione.

        A presto,
        L.

        in risposta a: [OT] beamer e lingua italiana #37257
        lorenzo.pantieri
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          Pseudo-anglicismo (a me “anglismo” sinceramente non piace) è una parola inglese usata in altre lingue con significato diverso da quello che ha in inglese; per esempio “body” che in italiano indica ciò che in inglese si chiama “leotard”. Ma “beamer” si usa per indicare un videoproiettore anche in inglese. Viene da “beam” nel senso di “raggio” come in “laser beam”.

          Bene, allora lascio “In inglese, beamer significa videoproiettore”.

          “Piano della presentazione” è interessante.

          Bene. La finalissima allora è tra “indice” e “piano della presentazione”. Mi sa che propenderò per quest’ultima alternativa.

          Sezione.

          “Sezione” sia.

          Cornice?

          Quindi, “headline” può rendersi con “parte superiore della cornice delle diapositive” (o “parte superiore della cornice dei quadri”), “footline” con “parte inferiore della cornice delle diapositive”. Sono perifrasi lunghette, e sinceramente neanche troppo chiare. Vediamo se ci viene in mente qualcosa di meglio.

          Grazie mille, impagabile come sempre.

          Ciao,
          L.

          in risposta a: beamer: ingrandire le voci dell’indice nella sidebar #37266
          lorenzo.pantieri
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            Non si capisce mica tanto, sai? Quello che vedo è esattamente ciò che succede sempre e che in proiezione funziona perfettamente.

            Dicevo, voglio ingrandire i caratteri di tutte le diapo (sono grandi, è vero, ma io li voglio ancora più grandi). Se scrivo \Large subito dopo \begin{document}, i caratteri della sidebar non vengono ingranditi (al contrario degli altri caratteri delle diapo): vorrei ingrandire tutto, voci della sidebar comprese.

            Grazie,
            L.

            in risposta a: Ambienti e box colorati con Beamer #37020
            lorenzo.pantieri
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              Io vorrei poter scrivere \begin{definizione} e avere il colore della definizione, \begin{teorema} e avere il colore del teorema e \begin{esempio} e avere il colore dell’esempio… \begin{dimostrazione} e avere il colore della dimostrazione… è possibile fare una cosa del genere oppure ho a disposizione solo le tre tipolegie “block”, “exampleblock” e “alertblock” da modificare?

              Mi accodo, anch’io avrei questa esigenza.

              Ciao,
              L.

              in risposta a: Classe letter: chi era costei? #20158
              lorenzo.pantieri
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                Ho scritto un articoletto su come si scrive un indirizzo seguendo i criteri postali italiani.

                Un ottimo articolo, fra l’altro. Dovresti metterlo in linea. Se non hai un tuo spazio Web, credo che il luogo più indicato sarebbe la pagina dei download del sito del GuIT.

                Ciao,
                L.

                in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23267
                lorenzo.pantieri
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                  [Scrivo qui, perché il casus belli mi si presenta consultando l’Arte, ma probabilmente l’argomento è più di ampio respiro, e potrebbe forse meritarsi un topic a sé, se non fosse che il fourm ne è già “pieno” (e, ahimé, non trovo una soluzione aggiornata!).]

                  Su una versione dell’Arte di qualche tempo fa ti spingevi a suggerire un mirror più veloce di http://ftp.roma2. Oggi, quel suggerimento è sparito. Mi chiedevo: roma2 è tanto migliorato (ma non mi pare) da poterlo utilizzare senza attendere tempi geologici per un aggiornamento? Io, nel dubbio, ero solito usare dante, ma ultimamente tlmgr non mi accetta più il solito indirizzo. So che sul ctan c’è una lista dei server disponibili, ma forse è fin troppo lunga e scegliere alla cieca può non essere la soluzione migliore (io, d’istinto, dal nord italia andrei al server romano, ma poi si scopre che non ne vale la pena). Nel dubbio, ho “copiato” quanto suggerisce Enrico in questo post e ho scelto http://bo.mirror.garr.it/mirrors/CTAN/systems/texlive/tlnet/2008/ , ma vorrei chiedere a voi (e per questo forse il post poteva stare a sé); per rimanere sul post relativo all’Arte, invece, chiedo: è così conveniente non dare al lettore alcuna indicazione sussidiaria? O meglio, sarebbe così sconveniente consigliargli un mirror? Si tenga conto che l’arte è in continuo aggiornamento (fin troppo, mi scapperebbe da dire: se la si è scaricata la settimana scorsa, si potrebbe già avere per le mani una versione “vecchia”!), quindi leggendo un’indicazione lì si avrebbe la certezza quasi matematica di non incappare in un consiglio ormai fuori tempo (cosa che, invece, accade copiando da un post – se non si bada alla data in cui è stato spedito il messaggio – o da un sito – guit stesso non riporta a fondo pagina la dicitura “Ultimo aggiornameto: …” che, invece, secondo me è, molto utile)

                  Hai ragione, quel passo l’ho tolto per ragioni di semplicità: non volevo che il mio lettore principiante fosse aggredito da troppe informazioni. Fra l’altro, quel passo andava scritto meglio di com’era: dire “se necessario, puoi cambiare mirror”, senza spiegare come si fa in pratica, può dire poco, sopratutto a un principiante assoluto.

                  Mi sa che ci rimetto le mani.

                  Quanto agli aggiornamenti eccessivi all’Arte, aggiorno la guida ogni mese, ma questo non vuol dire che le vecchie versioni siano da buttare: vanno bene anche quelle. In questo modo, chi scarica (e magari stampa) l’ultima versione, ha per le mani una guida aggiornatissima. Chi invece ha scaricato (e stampato) la guida tempo fa, ha comunque un testo decente. Direi che ci guadagnano tutti i miei lettori.

                  L’unico problema può essere relativo ai riferimenti sul forum (“guarda l’Arte a pagina n” può diventare scorretto). Basta riferirsi all’Arte in un altro modo: un’indicazione come “usa il pacchetto xyz, spiegato a pagina n” rimane fruibile anche a distanza di tempo.

                  Ciao,
                  L.

                  in risposta a: beamer, \pause e figure #37221
                  lorenzo.pantieri
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                    Nel fare presentazioni con beamer, ho la necessità di inserire figure nelle slide.
                    Uso \pause per visualizzare una slide un po’ per volta, ma le figure non sembrano ‘sentirlo’, nel senso che vengono comunque visualizzate da subito.
                    Avrei necessità, invece, di visualizzare prima un testo, dopo la figura.
                    Come si fa? potete aiutarmi?
                    Grazie in anticipo.

                    Come inserisci la figura? Esempio minimo, per favore.

                    Ciao,
                    L.

                    in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23265
                    lorenzo.pantieri
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                      ciao! potresti fare un esempio di software che ritieni adatto?

                      Oddio, penso che ogni PDF-viewer abbia una modalità “libro” di visualizzazione: quella è la migliore, perché si apprezza appieno il design fronte-retro delle pagine. Certo, se si ha un monitor piccolo, possono essere necessari degli zoom e degli spostamenti per vedere tutto, e questo è indubbiamente un pochino scomodo.

                      Poi, in un Apple Center ho visto l’effetto che fa l’Arte su un iMac 24 pollici con Skim, e mi è piaciuto parecchio, ma questo penso che valga per ogni PDF… 😉

                      PS: ho appena finito di leggere gli Elementi di Bringhurst, tenere in mano quel libro è come tenere in mano una scultura, è incredibilmente bello, per quanto il mio senso estetico possa apprezzare.

                      Bellissimo, sì. Le note a margine, poi, sono dei piccoli capolavori.

                      [La modalità oneside è meglio su monitor] perché (credo) non c’è il continuo cambiare di allineamento quando si cambia pagina, come quando si stampa solo fronte un documento fronte retro. A lungo andare gli occhi si stancano di più.

                      Sì, potrebbe essere, anche se ritengo che la scomodità di gran lunga maggiore per un documento twoside su monitor piccolo sia rappresentata dagli scorrimenti di cui dicevo prima. Ma, ripeto, in questo caso preferisco dare la precedenza alla bellezza del design della pagina rispetto ai (piccoli!) vantaggi in termini di comodità che un’impaginazione oneside potrebbe portare.

                      Ciao,
                      L.

                      in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36441
                      lorenzo.pantieri
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                        Ciao Lorenzo,
                        grazie infinite per avermi incluso nei ringraziamenti!
                        Avevo già cominciato un lavoro analogo sull’Arte, che magari ti invierò un capitolo alla volta.
                        Che dici?

                        Dico che è un’idea eccellente (potresti anche iniziare dai capitoli più brevi, come quello sull’indice analitico o sulla bibliografia). Per me (anzi, per noi!), sarà un’occasione per migliorare la conoscenza della lingua italiana: anche se si è madrelingua, non si finisce mai d’imparare…

                        Ancora grazie,
                        Lorenzo

                        in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23262
                        lorenzo.pantieri
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                          dato che la maggior parte dei tuoi lavori vengono letti sul monitor e non su carta, perché non compilarli con l’opzione oneside?
                          Credo sia più comoda.

                          Non mi convince. I margini sono importanti, per dare alla pagina il giusto look and feel. I miei lavori sono scritti con ClassicThesis, che si ispira agli Elementi di Bringhurst: se cambi l’impostazione dei margini, lo “spirito” non è più lo stesso. Fra l’altro, nota la finezza delle note a margine allineate a sinistra nelle pagine dispari e a destra in quelle pari: questo effetto non avrebbe più senso, con l’impaginazione oneside. Per non parlare degli eleganti margini ampi, che devono essere quelli “esterni”, va da sé.

                          Quindi, anche se probabilmente hai ragione a dire che i lavori vengono letti più sul monitor che su carta, lascerei le cose così come stanno. In effetti, i lavori andrebbero letti con un visualizzatore di PDF in modalità libro (copertina compresa): in questo modo la resa estetica è massima, anche se (a meno che non si abbia un bellissimo iMac a 24 pollci…) si può essere costretti a qualche ingrandimento un po’ scomodo.

                          A presto,
                          L.

                          in risposta a: bibliografia in italiano #37157
                          lorenzo.pantieri
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                            Salve! Avrei un problemino con la bibliografia della mia tesi.
                            Ho scaricato il pacchetto natbibita che mi permette di scriverla in italiano. In questo caso quando ci sono riferimenti bibliografici in cui compaiono più di due autori nella citazione compare il nome del primo autore più la frase “e altri”. Tuttavia il mio relatore vuole che compaia invece la dicitura “et al.”che invece si trova solamente nella versione in inglese. Come posso fare per mantenere la bibiliografia in italiano e fare in modo che scriva “et al.” anziché “e altri”?

                            Puoi usare lo stile classic.bst (lo trovi sul mio sito). Oppure rinomini natbib_ita.bst e lo modifichi, sostituendo alla voce “e altri” la dicitura “\emph{et.~al}” (usa la funzione Cerca del tuo editor).

                            Ciao,
                            L.

                            in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36439
                            lorenzo.pantieri
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                              Carissimi, Tommaso Gordini “il linguista1972” mi ha scritto un prezioso messaggio di commento al lavoro. Dal momento che penso che le sue osservazioni, precise, puntuali e competenti, possano interessare anche altri frequentatori del forum, mi permetto di pubblicarle, assieme alle soluzioni che ho deciso di adottare.

                              Ciao Lorenzo.
                              In nome della precisione che ci contraddistingue, trovo il tempo solo ora per mandarti qualche osservazione sul tuo ultimo articolo.
                              Il lavoro ha raggiunto la sua versione definitiva, hai scritto, ma mi sa che i tuoi venticinque lettori si meritano una tiratina d’orecchi, per non averti segnalato per tempo almeno i refusi che ancora contiene (non è una critica nei tuoi confronti: si sa che l’autore di un lavoro, a forza di rileggerlo, non vede più gli errori di battitura).
                              Lo dico soltanto perché so che hai già mandato l’articolo alla redazione di ArsTeXnica.

                              Dunque, dividerò le mie osservazioni in: (1) indicazione dei refusi; (2) aspetti che non riesco a capire; (3) osservazioni di forma.
                              Attenzione: queste ultime rispondono al mio personalissimo gusto, ma siccome in passato hai accolto osservazioni simili da parte di altri frequentatori del forum, allora mi permetto di farle anch’io. Spero che almeno una di queste incontri il tuo favore.
                              Mi riferirò alla versione datata 16 settembre 2009.

                              1. Refusi

                              a. p. 4, secondo item della description (OPZIONALE): finisce con un punto e virgola anziché con un punto fermo.

                              b. p. 5, item MISC, terza riga: “Campo obbligatorio” va sostituito con “Campi obbligatori”.

                              c. p. 9, secondo esempio di codice e prima riga dopo il terzo esempio di codice: “alpahbetic” va sostituito con “alphabetic”.

                              d. p. 12, nota a piè di pagina: “compatibiltà” va sostituito con “compatibilità”.

                              e. p. 27, ultimo item della list: finisce con un punto e virgola anziché con un punto fermo.

                              Corretti tutti.

                              2. Aspetti che non riesco a capire

                              a. Nel titolo del tuo lavoro, scrivi il nome del pacchetto che andrai a descrivere come BIB maiuscolo) seguito dal logo di LaTeX, che immagino avrai scritto come \LaTeX. Ora, se non sbaglio, LaTeX scritto come lo scrivi tu nel titolo è il nome del programma, mentre biblatex è soltanto un pacchetto. Andando a vedere la documentazione di una ventina di pacchetti, il nome del pacchetto nel titolo della documentazione è invariabilmente scritto in minuscolo e senza grazie, e così anche in tutte le sue successive occorrenze. Si comporta così anche Lehman nella documentazione del pacchetto, e proprio a partire dal titolo. Siccome anche tu, nel corso dell’articolo, ti attieni a quest’usanza, mi chiedevo come mai nel titolo dell’articolo il nome del pacchetto è scritto in quel modo.

                              È una nota dolente, questa. Il nome del pacchetto è un simbolo? Se lo è, va scritto sempre alla stesso modo (come bisogna fare con un simbolo matematico: per esempio, $a$ non è la stessa cosa di $\mathbf{a}$); se non lo è, sono ammesse grafie differenti. Con le classi standard il problema non si pone: si scrive
                              `L'arte di gestire la bibliografia con \textsf{biblatex}`
                              e “biblatex” è scritto in minuscolo sans serif, come si fa di regola con i nomi dei pacchetti. Nel mio caso, il problema è che il titolo dell’articolo, in Iwona, è in maiuscoletto spaziato, quindi non posso scrivere biblatex in minuscolo: starebbe male. Ecco l’origine della confusione.

                              Tempo fa proposi la domanda (“i nomi dei pacchetti sono simboli o no?”) a Enrico, che non mi diede una risposta in un senso o nell’altro, ma si limitò a osservare che, se i nomi dei pacchetti sono simboli, vanno scritti sempre allo stesso modo, e che quindi bisogna scegliere un font adeguato che permetta di farlo.

                              Per quanto mi riguarda, è un dubbio che ho ancora…

                              3. Osservazioni di forma

                              a. Dal momento che biblatex si presenta come una soluzione abbastanza completa per soddisfare esigenze scientifiche e umanistiche, allora riformulerei il titolo così: “L’arte di gestire la bibliografia con biblatex”.

                              b. p. 2, prime due righe. Le riformulerei così: “[…] che offre all’utente una soluzione generale per la gestione e la personalizzazione della bibliografia in un documento composto con LaTeX”. L’uso di “una”, secondo me, fa porre al lettore attento domande del tipo: “quante bibliografie ci sono in un documento?”. Anche più di una, dirai tu. Bene. Ma poi io mi chiederei: “e quale di queste viene risolta da biblatex”?
                              Scrivere “della bibliografia”, invece, disambigua l’espressione precedente: “la” bibliografia è una sezione del documento, che può essere a sua volta suddivisa in più bibliografie distinte.

                              c. p. 2, paragrafo 1, secondo capoverso. Lo riformulerei così, per maggiori chiarezza e scorrevolezza e per evitare la ripetizione delle stesse parole che usi a partire dalla prima riga della pagina: “Il pacchetto biblatex, invece, offre all’utente una soluzione complessiva per gestire e personalizzare gli stili bibliografici e di citazione. Infatti, oltre a includere le funzioni di molti pacchetti, tramite comandi LaTeX permette di effettuare modifiche anche profonde di un particolare stile bibliografico.”

                              d. p. 2, paragrafo 2.1, prima frase. La riformulerei così: “Il pacchetto biblatex è ancora in fase di sviluppo ma, pur non essendo ancora incluso nelle distribuzioni ufficiali, è comunque reperibile su CTAN”. Allo stesso modo riformulerei la prima frase del secondo capoverso dello stesso paragrafo: “Il pacchetto biblatex richiede il pacchetto etoolbox, anch’esso in fase di sviluppo, ma ugualmente scaricabile da CTAN”.

                              e. p. 3, seconda parentesi del secondo capoverso. Per maggiore chiarezza, farei questa aggiunta: “che non hanno un analogo standard in BibTeX”.

                              Ho corretto tutti questi punti, sulla base delle tue indicazioni.

                              f. Casso le osservazioni di questo punto perché ne abbiamo già discusso abbastanza in pubblico.

                              Ho lasciato questo punto com’era: “Poi si riempie una serie di campi che definiscono l’opera” non mi pare una concordanza a senso. Ma questo è un punto su cui riflettere(mo) ancora.

                              g. p. 4, subito dopo l’esempio di codice. Con “Al solito” tu intendi “come sempre” o “di regola”? (Stessa cosa a p. 13, a sette righe dalla fine.)

                              Corretto in “come sempre”, in entrambi i casi.

                              h. p. 5, item MISC. Al posto di “Tipo da usare” scriverei, per maggiore chiarezza, “Tipo di record da usare” oppure “Record da usare”. La specificazione sembra richiesta da “tipo”, in questo caso.

                              Corretto in “record da usare”.

                              i. p. 5, item REPORT. O metti tutti gli articoli indefiniti, o li togli tutti: “[…] da un’università, una scuola o un’altra istituzione”, oppure “[…] da università, scuole o altre istituzioni”.

                              Corretto in “[…] da un’università, una scuola o un’altra istituzione”.

                              l. p. 6, campi AUTHOR ed EDITOR. Specificherei meglio così: “Il nome e il cognome […]”.

                              Corretto.

                              m. p. 6, campo LABEL. Sceglierei una di queste due forme: “È un’etichetta da usare […]”,
                              oppure “Etichetta da usare […]”.

                              Corretto in “È un’etichetta da usare […]”.

                              n. p. 7, campo MONTH. So che “intero” in matematica significa “numero intero”, ma gli umanisti, che rientrano tra quelli per cui hai scritto questo articolo, non sono tenuti a saperlo se non cercando in un dizionario. Secondo me “Dev’essere un numero intero” chiarisce la faccenda.

                              Corretto sulla base delle tue indicazioni.

                              o. p. 7, campo NOTE. Il verbo “aiutare” va saturato con due argomenti, per cui è davvero necessario indicare “a fare cosa” viene aiutato il lettore.

                              Corretto in “Informazioni supplementari che possono aiutare il lettore a identificare meglio l’opera”. Che ne dici?

                              p. p. 11, schema di citazione predefinito AUTHORYEAR, AUTHORYEAR-COMP, penultima riga. Per “analogo” non si può individuare nessun referente maschile singolare nel testo che precede. Io scriverei “analogamente”.

                              Corretto.

                              q. p. 11, nota a margine. “Quale” è riferito a due nomi, per cui io scriverei “Quali schema e stile usare”, oppure “Quale schema e quale stile usare”, o ancora “Schema e stile da usare dipendono”.

                              Corretto in “Quale schema e quale stile usare […]”.

                              r. p. 11, ultime due righe fino al primo punto fermo della pagina successiva. Non mi è molto chiaro, si potrebbe riformulare: “[…] i risultati di questo schema sono dubbi, dato che non è sintetico come lo schema numerico e al tempo stesso non riporta sufficienti informazioni nel caso in cui autore e anno di pubblicazione risultino essenziali per la comprensione della frase”. Di quale frase si tratti, poi, non riesco proprio a capirlo. Forse è una citazione?

                              Corretto sulla base delle tue indicazioni. Ho cambiato “per la comprensione della frase” in “[…] per la comprensione della citazione”.

                              s. p. 11, circa a metà dell’ultimo capoverso. “[…] ha di per sé un significato”: di che tipo? Importante, notevole, grande, altro? Allora scriverei: “[…] ha di per sé significato”, oppure “[…] ha di per sé notevole, grande, … significato”.

                              Corretto in “[…] ha di per sé significato”.

                              t. p. 12, nota a piè di pagina. Stessa cosa: “[…] permette di mantenere la compatibilità” oppure “[…] permette di mantenere una certa compatibilità” o ancora “[…] permette di mantenere una compatibilità quasi totale”.

                              Corretto in “[…] permette di mantenere una compatibilità quasi totale […]”.

                              u. p. 15, paragrafo 3.1. Scriverei, per maggiore chiarezza: “Si possono applicare a tutti i record bibliografici”, se no sembra che si debba farlo. (O almeno, sembra a me.)

                              Fatto.

                              v. p. 15, campo HYPHENATION: “[…] il valore dev’essere […]”. La mancata elisione suona un po’ antiquata; del resto qualche pagina prima tu scrivi “d’opera” e non “di opera”.

                              Fatto.

                              z. p. 23, capoverso dopo il codice. Va assolutamente corretto con: “[…] ciascuno dei quali ha la propria bibliografia”: il referente del possessivo è il soggetto della frase.

                              Fatto.

                              aa. p. 25, secondo capoverso. L’inciso è bruttino, si può spostare così: “Schematizzando, per generare le bibliografie locali con biblatex e includerle […]”, oppure “Schematizzando, per generare con biblatex le bibliografie locali e includerle […]”, o ancora “Schematizzando, per generare le bibliografie locali e includerle nel documento con biblatex […]”.

                              Corretto in “Schematizzando, per generare le bibliografie locali con biblatex e includerle […]”.

                              bb. Nell’articolo tu scrivi Web e Internet maiuscoli, come vanno scritti. Non so, però, se vadano maiuscoli come nomi e minuscoli come sostantivi, in questo modo: “Ho trovato quest’informazione nel Web/in Internet” e “Ho appena consultato un sito web/sito internet”. È un dubbio che mi è venuto strada facendo.

                              Ho lasciato tutto in maiuscolo: a naso, penso che scrivere “Web” e “Internet” ora in maiuscolo ora in minuscolo potrebbe essere fonte di confusione, e far pensare a una svista più che all’applicazione di una regola. Ma non ne sono del tutto sicuro.

                              cc. L’ultima cosa che ti segnalo riguarda il link che metti in bibliografia. Se clicco

                              http://www.ctan.org/tex-archive/macros/latex/exptl/biblatex/biblatex.pdf

                              (quello che tu indichi), il CTAN risponde che il materiale non si trova in quella destinazione.
                              Se invece clicco

                              http://tug/ctan/org/tex-archive/macros/latex/exptl/biblatex/doc/

                              si apre la pagina con l’elenco dei file presenti nel pacchetto. Poi, se clicco nella stessa pagina biblatex.pdf, si apre il .pdf della documentazione, il cui URL, almeno sul mio PC, recita così:

                              http://ftp.uniroma2.it/Tex/macros/latex/exptl/biblatex/doc/biblatex.pdf

                              Forse bisognerebbe indicare quest’ultimo URL, se si vuole visualizzare direttamente la documentazione del pacchetto.

                              Ho modificato il link in “http://tug/ctan/org/tex-archive/macros/latex/exptl/biblatex/doc/”. Lascerei stare quello con uniroma2, se non altro perché quel server a volte è lento (anche se non dovrebbero esserci problemi con pochi mega di documentazione).

                              Ho finito, se Dio vuole. Ti avevo promesso che ti avrei scritto. Tengo a precisarti che, a parte i refusi che vanno eliminati, il tuo lavoro va benissimo così com’è: non sto insegnando nulla a nessuno. Semplicemente, ho un gusto che mi sono fatto in anni di letture di libri e di compiti dei miei ragazzi. Che può benissimo rimanere un gusto che piace solo a me.

                              Come vedi, ho accolto tutte le tue osservazioni, con l’unica eccezione di quel “Poi si riempie una serie di campi che definiscono l’opera”, ma solo perché trovo che l’alternativa che mi hai proposto (“Poi si riempiono i campi che definiscono l’opera”), pur migliore dal punto di vista dell’italiano, non sia altrettanto efficace dal punto di vista didattico ed espressivo. Ti viene in mente qualcosa di diverso?

                              In conclusione, hai fatto un lavoro di revisione splendido, Tommaso. Io e i miei venticinque lettori te ne siamo davvero riconoscenti. 😀

                              Non posso chiederti di fare un lavoro di revisione analogo con l’Arte: dico solo che, se trovassi il tempo e la voglia di farlo, sono pronto ad accogliere i tuoi suggerimenti.

                              Grazie mille,
                              Lorenzo

                              in risposta a: Cambiare dimensione carattere all’interno della tabella #37057
                              lorenzo.pantieri
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                                Salve a tutti, sto scrivendo la tesi della specialistica con Latex e mi ritrovo a fare una tabella con .l’ambiente tabular.

                                Devo diminuire il carattere di una parola in una cella. Ho provato con {\small AIC} dove AIC è la parola di cui devo diminuire la dimensione del carattere…

                                Avete qualche soluzione?

                                Studia il paragrafo sulle tabelle nell’Arte, quassù. C’è (quasi) tutto quello che può servirti nella composizione di una tabella… 😉

                                Ciao,
                                L.

                                in risposta a: citazione software #37063
                                lorenzo.pantieri
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                                  ho utilizzato, per la realizzazione di varie tabelle, figure etc…
                                  vari programmi.
                                  esiste una classe che permetta di catalogare questi lavori?
                                  Dovrebbe essere una cosa del tipo
                                  programma X autore Y licenza Z url http://www.dove.it
                                  usato a pagina xyz…
                                  grazie per le risposte
                                  Claudio

                                  Che vuol dire “una classe che permetta di catalogarli”? Se scrivi una bibliografia, c’è il record MISC (cerca sul forum).

                                  Ciao,
                                  L.

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