lorenzo.pantieri

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  • in risposta a: Compilare via terminale #36579
    lorenzo.pantieri
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      Nel paragrafo 4.1.3, al terzo punto dell’elenco spieghi che la compilazione si è fermata perché è stato incontrato un comando sconosciuto. Forse si potrebbe specificare subito che LaTeX è case sensitive, non mi sembra sia stato scritto in precedenza nella guida, viene detto solo tre pagine dopo.

      Riformulerei così:

        • il comando sconosciuto (il comando corretto è \LaTeX, non \latex; bisogna fare attenzione alle maiuscole!).

      Giusto. Correggo subito.

      Registriamo, pag. 22. Lo cambierei in “Salviamo”.

      No. “Salviamo” è un brutto calco dall’inglese “to save” (come “bottone” lo è di “button”). In italiano “salvare” vuol dire un’altra cosa, “registrare” è il termine più appropriato. So bene che in Windows i primi menu a tendina presenti in ogni finestra si chiamano “File” e “Modifica”, e che in “File” c’è la voce “Salva”. Su Mac, dove la traduzione è fatta meglio, i menu si chiamano rispettivamente “Archivio” e “Composizione”, e il nome del comando è “Registra”. 8)

      basta premere un pulsante dell’editor, pag. 22. Sembra dire “premete un pulsante a caso”.

      Giusto, meglio “l’apposito pulsante dell’editor” o “un apposito pulsante dell’editor”.

      Il resto va tutto bene, però ammetto che mi sarebbe piaciuta una collocazione diversa per la compilazione da linea di comando. De gustibus!
      (In questo caso in fondo non è obbligatorio parlare anche di come si stampa o si apre il file di output da riga di comando. Basterebbe parlare di come si compila.)

      Ma forse hai ragione tu. In fondo compilare da riga di comando è una cosa che il principiante deve sapere che esiste e come funziona ma praticamente non la userà mai.

      Appunto. Il pincipiante deve sapere che esiste, ma non la userà praticamente mai.

      Grazie mille,
      L.

      in risposta a: Compilare via terminale #36576
      lorenzo.pantieri
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        Ecco qua, ho appena aggiornato l’Arte, aggiungendo il paragrafo “Ciao, mondo!” di cui vi dicevo. Il link è sempre lo stesso, quassù, le pagine sono le 21-23. Devo ancora limarlo un po’, ma l’idea dovrebbe capirsi.

        Alcune considerazioni.

        1. Il paragrafo è scritto, unico nell’Arte, nella seconda persona plurale (“sriviamo”, “registriamo” ,”compiliamo”, …): questo perché il lettore si senta accompagnato nella creazione del suo primo documento LaTeX – è un passo importante, no?

        2. L’esempio di primo documento che ho fatto non è minimo.
        `\documentclass[a4paper]{article}
        \usepackage[latin1]{inputenc}
        \usepackage[italian]{babel}
        \usepackage[T1]{fontenc}
        \begin{document}
        Ecco il mio primo documento con \LaTeX.
        \end{document} `
        Se la guida fosse in inglese, il primo esempio sarebbe stato ovviamente questo:
        `\documentclass{article}
        \begin{document}
        Hello, World!
        \end{document} `
        Ma la guida è in italiano, quindi è meglio che il primo documento sia in italiano, visto che presumibilmente lo saranno anche gli altri. Ora, nell’esempio considerato caricare i pacchetti inputenc, babel e fontenc sarà anche superfluo, ma in generale non lo è affatto; meglio che l’utente italiano si abitui subito a caricare quei fondamentali pacchetti. Il testo del documento poteva essere
        `Questo è il mio primo documento con \LaTeX. `
        Il fatto è che ho deciso di caricare inputenc con l’opzione latin1 (probabilmente la scelta migliore, anche se non l’unica): se l’utente usasse un editor con una codifica di input diversa, la presenza di un carattere accentato provocherebbe subito un errore. 😕

        Di più, se l’uente decidesse di ampliare l’esempio minimo inserendo altre parole contenenti lettere accentate, potrebbe ottenere ugualmente degli errori, se la codifica di input non fosse impostata a dovere. Tuttavia, la precisazione “tutte le istruzioni dell’esempio verranno spiegate successivamente” dovrebbe essere sufficiente a metterlo in guardia: le istruzioni dell’esempio vanno studiate.

        3. L’uso del terminale. Come vedete, il paragrafo non è centrato sulla compilazione via terminale. Il terminale è più che altro menzionato (“attenzione: la pressione del tasto dell’editor equivale a lanciare il programma pdflatex dal terminale”). Ritengo questa consapevolezza importante, al fine di evitare il classico fraintendimento “LaTeX = editor”, ma si tratta di una consapevolezza che va lasciata come sfondo. L’uso del terminale è molto difficile (psicologicamente parlando), per un principiante. Non vorrei che il mio lettore, già un po’ intimorito da LaTeX, scappasse a gambe levate verso Word. Questo non lo vuole nessuno, vero?

        Che ne pensate?

        Ciao,
        L.

        in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36424
        lorenzo.pantieri
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          Per concludere: il problema che trovo io nelle pubblicazioni sul LaTeX è non spiegano mai tante cose che uno vorrebbe sapere e questo forse succede perché c’è una visione troppo rigida delle supposte categorie di utenti, divise solo in 2: gli inesperti (che devono accontenarsi delle a volte deludenti impostazioni di default) e gli avanzati. La realtà non è così rigida e bipolare, per cui mi pare che ci vorrebbero pubblicazioni a metà strada: non per programmatori, ma neppure che si limitano a dirti che per ottenere l’Indice metti \tableofcontents e via.

          In effetti era una suddivisione fatta con l’accetta. Di fatto, nei miei lavori, spiego come personalizzare blandamente LaTeX. Prendi ClassicThesis: lo stile è essenzialmente uno, ma si possono fare dei piccoli interventi per modificare alcuni aspetti del suo look. Lo stesso vale per le classi standard: si può intervenire praticamente su tutto, ma nelle mie guide spiego solo come soddisfare le richieste più classiche (come modificare i margini, per esempio), sempre però privilegiando le soluzioni più semplici (layaureo prima di geometry). Il fatto è che queste richieste (come per esempio quella relativa alla modifica dei margini) vengono fatte spessisimo dai relatori (quasi sempre a sproposito, peraltro).

          Modificare gli indici e i titoli delle sezioni? No, su questo non ti seguo. I pacchetti tocloft e titlesec permettono di fare tutto quello che si vuole, ma sono anche troppo potenti per il mio lettore ideale, che, ripeto, è (anche) un principiante, interessato a volte a personalizzare LaTeX, ma non troppo in profondità. Il mio lettore vuole usare LaTeX, e trova allettante l’idea di usare layout preimpostati, molto più che di costruirsene uno da solo. La tipografia è una materia infinita, impossibile spiegare tutto. Il lettore che vuole intervenire così in profondità sul layout di LaTeX deve cercare (su CTAN, su Sarovar) e studiare un bel po’.

          Ma siamo abbondantemente OT. Tornando in tema, togliere quelle scritte “p/pp…” e sostituirle con “(Citato a pag…)” rientra in quegli aspetti di blanda personalizzazione di LaTeX che dicevo. Meglio ancora, sarebbe avere degli altri stili/schemi già pronti, migliori di quelli predefiniti (non è difficile). Aspettiamo fiduciosi.

          Ciao,
          L:

          in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23259
          lorenzo.pantieri
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            Quando si parla del pacchetto varioref (paragrafo 5.9, pagina 61) forse sarebbe il caso di specificare che il pacchetto va caricato prima di hyperref, se usato (http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?p=26101#26101), altrimenti tutti i collegamenti di hyperref potrebbero essere sbagliati (ho passato una buona mezz’ora a capire quale fosse l’errore in un mio documento prima di trovare quella soluzione) e che i due pacchetti potrebbero non funzionare insieme (http://www.guit.sssup.it/phpbb/viewtopic.php?p=26103#26103)

            Di regola, hyperref va caricato per ultimo, quindi dopo tutti i pacchetti (varioref compreso); questo sull’Arte c’è scritto. Uso sempre i due pacchetti, senza problemi. Per quanto riguarda i possibili problemi di compatibilità tra i due, data la loro importanza e diffusione proporrei di scrivere senz’altro agli autori per invitarli a mettere a posto le cose.

            Ciao,
            L.

            in risposta a: Compilare via terminale #36572
            lorenzo.pantieri
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              Già, la situazione non è delle migliori per un principiante.

              Neanche per chi scrive guide per principianti la situazione è delle migliori. Il fatto è che le situazioni possibili sono molte. Usi Windows, Mac o Linux? Se usi Linux, quale distribuzione in particolare e quale DE? Usi TeX Live o MiKTeX? MiKTeX di base o completa? Compili con LaTeX o con pdfLaTeX? Difficile descrivere una procedura passo per passo che sia valida per tutti i casi, e allo stesso tempo sia compatta.

              C’è qualcuno che può provare la soluzione di digitare semplicemente il nome del file e dare invio? Magari funziona anche su macchine diverse da Windows e sarebbe una soluzione decisamente universale, quantomeno per aprire i file! (Temo però che non funzioni. . .)

              Proverò a casa sul mio Mac. Ma se anche funzionasse, la troverei un po’ troppo esoterica, per un principiante…

              Non vedo l’ora di leggere questo paragrafo, Lorenzo!

              Penso che lo troverai di una banalità sconcertante. Ma se sarà così, vuol dire che sarà venuto bene. 😉

              A presto,
              L.

              in risposta a: Compilare via terminale #36570
              lorenzo.pantieri
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                3. Per la terza domanda già ti avevo in parte risposto, ma ora ho semplificato la risposta con la precisazione fatta prima.

                Sì, mi avevi risposto, ma ero alla ricerca di soluzioni più “universali”. Visto che queste soluzioni a quanto pare non esistono (per esempio, mi dici che su Windows non c’è un programma predefinito per leggere i pdf, neppure dopo aver installato MiKTeX), toccherà restare nel vago e presupporre che l’utente desideroso di operare dalla linea di comando conosca almeno un pochino il suo sistema.

                Questa a mio modo di vedere è la soluzione migliore, perchè funziona indipendentemente dal DE che si sta utilizzando, dire all’utente che da terminale basta digitare il nome del programma seguito dal file che si vuole aprire.

                Proprio così.

                Grazie mille,
                L.

                in risposta a: Compilare via terminale #36567
                lorenzo.pantieri
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                  No mi dispiace ma su Linux non è vero […].

                  Sorry, ho sbagliato. Mi era stato detto che il comando era
                  `gnome-open nomefile`
                  (che funziona ovviamente solo con Gnome). Quindi il problema si allarga anche agli utenti di Linux (su Mac il comando “open nomefile” funziona).

                  Si tratta di stabilire se esiste una soluzione universale, che vada bene per tutte le distribuzioni di Linux. Se non esiste, potrei sempre cavarmela restando nel vago, con qualcosa del tipo:

                  Se si opera dalla linea di comando, per visualizzare il documento è sufficiente scrivere, dopo essersi portati nella stessa cartella del file, “pippo primo.dvi” oppure “pluto primo.pdf”, dove “pipppo” e “pluto” sono programmi che leggono rispettivamente i dvi e i pdf.

                  Una cosa del genere (davvero vaga) andrebbe bene anche su Windows. Vediamo se salta fuori qualcosa di meglio.

                  Ecco una delle ragioni per cui è questo paragrafetto non è facilissimo da scrivere… 😉

                  Ciao,
                  L.

                  in risposta a: andare a capo … funziona veramente? #36611
                  lorenzo.pantieri
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                    Secondo il mio dizionario (della Oxford) gli esempi sono tutti corretti.

                    1. Il modo con cui le parole inglesi vengono divise in sillabe appare molto strano, agli occhi di un latino. Non è colpa di LaTeX, il cui algoritmo di sillabazione è praticamente perfetto (qualche problemino lo si ha con lingue zeppe di accenti e dieresi come il francese e soprattutto il tedesco, ma non con l’inglese).
                    2. Se usi microtype e una lunghezza di linea non troppo corta, LaTeX non va a capo praticamente mai.

                    Ciao,
                    L.

                    in risposta a: Compilare via terminale #36565
                    lorenzo.pantieri
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                      purtroppo, la mia chiaroveggenza funziona solo qui – e non con i numeri dell’enalotto…

                      Accidenti, non mi ricordavo neanche di quegli interventi. 😳

                      E’ bello vedere come il tuo (già eccellente) lavoro sia in continua evoluzione: ogni pagina scritta, ogni concetto esposto, ogni dettaglio scelto è continuamente sottoesame e messo (e rimesso) in discussione, e migliorato sempre più!

                      Mi sforzo di rendere le cose il più semplici possibili (a proposito: grazie mille per i complimenti!). Sembra incredibile, ma scrivere il paragrafo “Ciao, mondo!” (ovvero, “Il mio primo documento con LaTeX”) pone più problemini didattici di quanto si possa pensare… Ne riparleremo.

                      Ecco, tornando a bomba, ho bisogno di un’ultima informazione

                      Se si opera dalla linea di comando, per visualizzare il documento è sufficiente scrivere, dopo essersi portati nella stessa cartella del file, open primo.dvi oppure open primo.pdf per aprire il file con il lettore di .dvi o di .pdf predefinito del sistema.

                      Quanto precede è vero per Mac (e Linux, almeno spero), falso su Windows.
                      1. Una macchina Windows appena uscita dalla fabbrica con il solo Windows preinstallato non è in grado di leggere pdf e dvi. Giusto?
                      2. Su Windows, se si installa una MiKTeX o una TeX Live, quali programmi vengono installati per leggere i dvi? E i pdf?
                      3. Come si fa su Windows ad aprire un dvi o un pdf dal prompt dei comandi?

                      Grazie mille,
                      L.

                      in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36422
                      lorenzo.pantieri
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                        […] è proprio questo il problema contro cui molti si scontrano: la scarsa documentazione sulla personalizzazione di LaTeX, in particolare pensata per utenti non programmatori, non avanzati.

                        Divido (idealmente!), gli utenti di LaTeX in due categorie:
                        1. gli utenti finali (per esempio, i laureandi che devono scrivere la tesi), compresi i principianti di LaTeX.
                        2. i programmatori.
                        Il mio pubblico sono gli appartenenti alla prima categoria, non alla seconda.

                        Gli appartenenti alla prima categoria è bene che ci vadano pianino con le personalizzazioni, il rischio di combinare guai è alto: è la filosofia di LaTeX, no?

                        D’altra parte, i programmatori che desiderano rivoltare LaTeX come un calzino devono leggersi la documentazione originale (in inglese). Se un programmatore vuole costruire un nuovo stile di biblatex, deve conoscere biblatex a menadito (codice sorgente compreso). Non è il mio caso, fra l’altro.

                        Gli utenti finali usano gli stili, non li programmano. Guarda come spiego la bibliografia nell’Arte (rivolta agli utenti finali, ribadisco):
                        1. Spiego come si usa BibTeX, con i suoi stili standard.
                        2. Spiego che gli stili standard di BibTeX sono per bibliografie in inglese; indico due stili già pronti ottimizzati per l’italiano. Spiego come usarli.
                        3. Faccio presente che esistono tantissimi stili già pronti, e indico un link di riferimento.
                        4. Faccio presente che se nessuno degli stili disponibili va bene, c’è il modo di realizzarne uno su misura (accenno a makebst).

                        Impossibile accompagnare per mano l’utente nel punto 3, le possibili esigenze sono praticamente infinite. Se l’utente vuole avventurarsi nel punto 4, ha bisogno di studiare parecchio (o di chiedere aiuto a un programmatore esperto; io l’ho fatto un sacco di volte). 😉

                        Ciao,
                        L:

                        in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36420
                        lorenzo.pantieri
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                          La procedura per modificare gli stili di default di biblatex è la stessa che deve essere usata per creare nuovi stili.

                          Hai fatto benissimo a scrivere come si fa, anche se penso ci sia un equivoco: nel mio articolo non ho intenzione di scrivere come fare a modificare gli stili predefiniti o come crearne di nuovi. Il mio pubblico sono gli utenti finali, non i programmatori.

                          Piuttosto, quando ci saranno degli stili già pronti, programmati da qualcun altro (che per forza deve essere molto esperto), nel mio articolo insegnerò all’utente dove scaricarli e come installarli. Una cosa del tutto analoga a quello che puoi leggere a pagina 153 dell’Arte, per capirci.

                          Ciao,
                          L:

                          in risposta a: Capitoli non numerati uno in fila all’altro e colophon #36534
                          lorenzo.pantieri
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                            Come hai fatto a inserire i capitoli non numerati uno in fila all’altro, senza cambiare pagina?

                            Ti stai riferendo alla pagina con sommario e abstract, giusto? Così:
                            `\pdfbookmark[1]{Sommario}{Sommario}
                            \begingroup
                            \let\clearpage\relax
                            \let\cleardoublepage\relax
                            \let\cleardoublepage\relax

                            \chapter*{Sommario}
                            Testo del sommario.

                            \vfill

                            \selectlanguage{english}
                            \pdfbookmark[1]{Abstract}{Abstract}
                            \chapter*{Abstract}
                            English version of the abstract.

                            \selectlanguage{italian}

                            \endgroup`
                            Lo trovi nel template di Miede.

                            Ciao,
                            L.

                            in risposta a: Compilare via terminale #36562
                            lorenzo.pantieri
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                              `Su Windows, l'interfaccia a linea di comando si chiama “Prompt dei comandi” e si può avviare andando su Start/Programmi/Accessori/Prompt dei comandi oppure dal menù esegui (Start/Esegui) digitando cmd e dando invio. Una volta scritto il sorgente prova.tex, per compilarlo basta avviare il Prompt dei comandi e scrivere
                              Code:
                              pdflatex prova.tex

                              Attenzione però che Windows sarà capace di eseguire il programma pdflatex solo se questo si troverà nella variabile d'ambiente PATH (Tasto destro su Computer, proprietà, impostazioni di sistema avanzate, avanzate, variabili d'ambiente).
                              Se viene usata la distribuzione MiKTeX non ci saranno problemi perché questa inserisce automaticamente il percorso dei suoi eseguibili alla variabile PATH durante l'installazione.

                              Se non si sono errori, per visualizzare il pdf ottenuto si scrive, a seconda del lettore di pdf installato:
                              Code:
                              ??? prova.pdf (Acrobat)
                              SumatraPDF prova.pdf (SumatraPDF)
                              “Foxit Reader” prova.pdf

                              Anche in questo caso gli eseguibili devono trovarsi in uno dei percorsi presenti nella variabile d'ambiente PATH.

                              Per stampare, si scrive
                              Code:
                              print \D:dispositivo prova.pdf
                              `

                              Grazie mille Francesco! Mi metto subito al lavoro…

                              A proposito, su Linux come si chiama l’analogo del Blocco Note di Windows (TextEdit su Mac)?

                              in risposta a: Compilare via terminale #36561
                              lorenzo.pantieri
                              Partecipante
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                                Se la guida vuole essere rivolta a gente non troppo avvezza all’uso della linea di comando, almeno le operazioni di apertura file e/o stampa questi lettori le vorranno eseguire per via grafica, non penso sia così importante spiegare loro come si fa a stampare scrivendo un complicato comando nel terminale.

                                Le cose stanno così. Mi è stato fatto notare che nell’Arte manca un paragrafo del tipo “Ciao, mondo!”, che spieghi come realizzare il primo documento con LaTeX. Mi è stato consigliato di mostrare all’utente come si realizza un documento senza usare un editor specifico per LaTeX, ma solo gli strumenti minimi indispensabili (il Blocco Note e pdflatex via terminale): in questo modo, mi si dice, si insegna il lettore a distinguere tra editor, programma e pdfviewer.

                                In questo modo si ha da subito la percezione che pdflatex è il programma che crea il pdf, che egli è il mittente dei messaggi di errore eccetera. La compilazione non è più quindi quel tempo che bisogna attendere per vedere il pdf, ma il processo durante il quale il programma comprende la nostra volontà e la trasforma per noi in un file grafico. Credo che dal punto di vista didattico questo sia importante.

                                Successivamente, quando un minimo di confidenza col sistema wysiwym è stata raggiunta suggerisco di utilizzare uno dei tanti editor evoluti che facilitano (?) la composizione con le scorciatoie punta-e-clicca.

                                Ecco, forse nella guida manca un capitoletto stile “Hello World” con le quattro righe di sorgente e i due comandi da terminale (versione dos e versione bash) per ottenere il primo pdf. In seguito e nel resto della guida sarà chiaro che tale processo viene sostituito dalla pressione del tasto opportuno in qualche editor…

                                Questa osservazione mi ha colpito, e devo dire di condivire molte delle cose che dice il mio lettore.

                                1. Concordo sull’importanza didattica di un paragrafetto (un capitolo mi sembra troppo) del tipo “Ciao, mondo!”.

                                2. Concordo sull’importanza di ribadire la distinzione editor/programma/viewer. Nell’Arte qualcosa c’è, ma ribadire le cose con un esempio concreto può essere utile, per evitare equivoci.

                                3. Concordo sul fatto che usare il Blocco Note e il terminale almeno una volta potrebbe contribuire a eliminare l’equivoco “LaTeX = editor”.

                                Ciò posto, bisogna andarci con i piedi di piombo. Il paragrafo “Ciao, mondo” lo metterò all’inizio del capitolo 4 (“Le basi”). Il lettore ha appena letto il capitolo “Storia e filosofia”, che gli ha permesso di farsi un’idea generale del gioco, e ha appena imparato a installare LaTeX. A questo punto, fargli realizzare il suo primo documento usando il terminale mi sembra eccessivo, non vorrei che il mio lettore (forse già un po’ intimidito da LaTeX, che più difficile di Word lo è, almeno all’inizio) scappasse a gambe levate. Il terminale è un oggetto ostico da maneggiare (se non altro da un punto di vista psicologico), soprattutto per un lettore non esperto. L’utente medio si trova più a suo agio con una GUI (anche qui, nessuna guerra di religione, spero).

                                Ho pensato a un approccio più soft. Faccio vedere all’utente come si realizza un semplice documento, ma gli faccio presente che premere il pulsante dell’editor equivale a lanciare “pdflatex nomefile.tex” e poi “xpdf (o quello che è) nomefile.pdf” dal terminale. In nota, aggiungo una rapida spiegazione di come raggiungere il Terminale (su Windows, Linux e Mac).

                                Questa discussione, interessante di per sé, nell’Arte la concentrerò in tre righe. Non è la prima volta… 😉

                                L.

                                in risposta a: Compilare via terminale #36558
                                lorenzo.pantieri
                                Partecipante
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                                  Fantastico, funziona! Non l’avevo mai provato, non c’avrei scommesso un euro!

                                  Riassumendo, su Linux la cosa funziona, ma tu ne sei sorpreso. Io invece, su Mac, mi sarei stupito che la cosa non funzionasse. D’altra parte, non mi stupirei che su Windows la cosa non funzionasse… 😉

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