lorenzo.pantieri

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  • in risposta a: Compilare via terminale #36555
    lorenzo.pantieri
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      Su Gnome il visualizzatore di default è “evince”, su Kde “kpdf”.

      Bene.

      Riguardo al “trascniamento del file sulla finestra del terminale”, ho appena provato su un PC con Windows Vista, ma non funziona (cioè, su Win toccherebbe scrivere il path per intero). Mi sbaglio?

      in risposta a: Compilare via terminale #36553
      lorenzo.pantieri
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        Assolutamente si.

        Benissimo. Resta da chiarire il punto relativo al pdfviewer su Linux” xpdf c’è sempre? E poi: che mi dici del trascinamento del file per evitare di scrivere per intero il path?

        Grazie,
        L:

        in risposta a: Compilare via terminale #36551
        lorenzo.pantieri
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          Per la stampa penso sia meglio venga lanciata dal software che si usa per la visualizzazione. I parametri da passare alla linea di comando infatti possono diventare molto complicati nel caso si voglia attivare qualche “opzione di stampa”, che potrebbe essere per esempio la stampa fronte retro, margini particolari, pagine multiple eccetera…

          Concordo. Quindi mi confermi che anche su Linux si può stampare il pdf dal programma usato per visualizzarlo. E questo cliccando un pulsante del pdfviewer (eventualmente impostando delle preferenze di stampa con un menu a tendina), giusto?

          Grazie mille,
          L.

          in risposta a: Compilare via terminale #36549
          lorenzo.pantieri
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            Credo sia diffcile risponderti per Linux. Provo comunque a risponderti a grandi linee:

            1/ per aprire un terminale si schiaccia un’iconcina. Dove si trova e cosa apre, dipende dalla distribuzione ma soprattutto dall’interfaccia utilizzata. Non solo, non sempre ti apre la stessa cosa, puo’ ad esempio aprirti una konsole, un terminal…

            Me l’aspettavo. Quando si parla di Linux (lo dico con il massimo rispetto, spero di non scatenare alcuna guerra di religione), le cose sono sempre un pochino più difficili da spiegare, soprattutto a causa del gran numero delle distribuzioni. Poco male, però, poiché considero gli utenti di Linux più abili della media: penso che l’utente medio di Linux sappia dove trovare il terminale (o, almeno, sappia dove cercarlo). Lo stesso forse non si può dire per l’utente medio di Windows -o Mac- più abituato a usare l’interfaccia grafica e meno a suo agio con la linea di comando.

            2/ per compilare, se l’installazione di texlive (o tetex) è stata fatta come si deve, e se si è nella buona directory (che si raggiunde nel terminale con “cd percorso”)

            Ecco un punto che avevo dimenticato. Su Mac, al posto di scrivere
            `pdflatex percorso`
            si può scrivre pdflatex seguito da uno spazio e trascinare l’icona del .tex sulla finetra del terminale. Si può fare anche su Linux e su Windows?

            3/ per visualizzare, dipende quale visualizzatore si ha installaro. Ad esempio per i pdf si puo’ avere
            evince prova.pdf
            acroread prova.pdf
            kpdf prova.pdf
            xpdf prova.pdf

            Ahia. E io che cosa dico al mio lettore? Qual è il più diffuso di questi quattro? A occhio direi “xpdf”, ma avrei bisogno di sapere se questo pdf-viewer c’è in qualsiasi distribuzione di Linux (o almeno nella maggior parte di esse).

            Grazie mille,
            L.

            in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23257
            lorenzo.pantieri
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              Si profila un autunno pieno di deliziose chicche!

              Una di quelle chicche (almeno spero) dovrebbe essere già qui:
              http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=6544&start=0

              Fammi sapere che cosa ne pensi: il lavoro l’ho scritto pensando in particolare agli umanisti del forum.

              Ciao,
              L.

              in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36418
              lorenzo.pantieri
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                Ciao ha tutti. Ho aggiornato il documento, apportando i seguenti cambiamenti.

                1. A pagina 7, a proposito del campo “vulume”,

                Il volume dell’opera.

                al posto di

                Il volume del libro, della rivista o della raccolta.

                2. Ho rifatto le immagini di pagina 10, rendendole più leggibili. Ringrazio ancora una volta Enrico per avermi spiegato come fare.

                3. Come promesso nell’intervento precedente, ho riformulato l’ultimo capoverso di pagina 11:

                Quale schema (e quindi quale stile) usare dipende dal tipo di lavoro che si sta scrivendo. Nei documenti scientifici, quando si cita un’opera per riferirsi a un risultato che non si riporta per intero, spesso non ha molta importanza che il lettore sappia chi ha scritto il lavoro e quando: ciò fa sì che lo schema numerico sia molto diffuso nelle discipline scientifiche. Nei documenti umanistici, invece, il riferimento a un autore o a un anno invece che a un altro ha di per sé un significato ed è importante che il lettore possa ottenere queste informazioni direttamente dal testo: per questo motivo, nelle materie umanistiche è assai diffuso lo schema autore-anno, che però si può usare solo a condizione che si tratti di una bibliografia moderna. Una via di mezzo tra lo schema numerico e quello autore-anno è dato dallo schema alfabetico; i risultati di questo schema sono dubbi dato che non è sintetico come lo schema numerico e al tempo stesso non riporta sufficientiinformazioni se l’autore e l’anno di pubblicazione sono essenziali per la comprensione della frase. Lo schema autore-titolo si usa esclusivamente nei documenti umanistici (se nel testo si cita un’opera, una nota corrispondente ne fornisce il riferimento): questo schema dà al lettore la comodità di sapere subito a quale opera ci si riferisce, ma ha lo svantaggio di affollare la pagina di note, faticose da leggere.

                3. Qualche altra finezza qua e là.

                Ora il documento appare anche nella pagina del mio sito dedicata a LaTeX:
                http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.html

                Il documento è quasi a posto: il punto più importante che resta da risolvere è chiarire l’uso di quel \therefsection a pagina 23.

                Ciao,
                L.

                in risposta a: biblatex, croce e delizia #36165
                lorenzo.pantieri
                Partecipante
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                  Usando TeXnicCenter con MiKTeX, non ci sono problemi.

                  Nessun problema neppure con la mia MacTeX 2007 e il codice riportato nel mio nuovo articolo su bublatex.

                  Ciao,
                  L.

                  in risposta a: [Risolto] Dividere su due righi radice quadrata molto lunga #36543
                  lorenzo.pantieri
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                    Come si fa a spezzare una radice molto lunga che non entra tutto su uno stesso rigo? Per esempio
                    `\sqrt{a+b+c+d+e+f+g+h+i+j+k+l+m+n+o+p+r+s+t+u+w+x+y+z}`

                    `Sia
                    \[
                    a=c+d+e+f+g+h+i+j+k+l+m+n+o+p+r+s+t+u+v+w+x+y+z.
                    \]
                    Allora
                    \[
                    \sqrt{a}=b.
                    \]`
                    Se la prima formula è troppo lunga, usa multline lì.

                    Un radicando lunghissimo rende la formula faticosa da leggere.

                    Ciao,
                    L.

                    in risposta a: Richiami bibliografici a più autori (natbib_ita) #36400
                    lorenzo.pantieri
                    Partecipante
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                      allora dite che non c’è nulla da fare?

                      Esempio minimo, per favore. Inviaci un .bib e un .tex minimale, che riproducano il problema. Inoltre, dicci se il problema ce l’hai anche con lo stile classic.bst (lo trovi sul mio sito).

                      Ciao,
                      L.

                      in risposta a: ordine delle references #36192
                      lorenzo.pantieri
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                        Grazie mille per la spiegazione, Enrico!

                        Ciao,
                        Lorenzo

                        in risposta a: “L’arte di gestire una bibliografia con biblatex” #36417
                        lorenzo.pantieri
                        Partecipante
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                          Soluzione del neofita. Magari qualcuno mi dice che cosa si può fare di meglio […]. In biblatex.sty aggiungere la riga […].

                          Argh! 😡 I .sty non si modificano mai! Quella “soluzione” potrà anche funzionare, ma proprio non la si può accettare!

                          Ho appena aggiornato il documento, aggiungendo questo capoverso (in fondo a pagina 11):

                          Quale schema e quale stile usare dipende dal tipo di lavoro che si sta scrivendo. Quando si cita un documento scientifico per dare riferimento a un risultato che non si riporta per intero, di regola non ha molta importanza che il lettore sappia chi ha scritto il lavoro e quando: ciò fa sì che lo stile numerico sia il più diffuso nelle discipline scientifiche. Nelle materie umanistiche, invece, il riferimento a un autore invece che a un altro ha di per sé un significato ed è importante che il lettore possa ottenere queste informazioni direttamente dal testo: per questo motivo, nelle discipline umanistiche è molto diffuso lo stile autore-anno, che però si può usare solo a condizione che si tratti di una bibliografia moderna. Una via di mezzo tra lo stile numerico, che produce riferimenti come “[1]”, e quello autore-anno, che produce riferimenti come “(Mori, 2007)“, è dato dallo stile alfabetico, che produce riferimenti come “[Mor07]”; i risultati di questo stile sono dubbi dato che non è sintetico come lo stile numerato e al tempo stesso non riporta sufficienti informazioni se l’autore e l’anno di pubblicazione sono essenziali per la comprensione della frase. Lo stile autore-titolo su usa esclusivamente nella materie umanistiche (se nel testo si cita un autore, una nota corrispondente ne fornisce il riferimento): questo schema dà al lettore la comodità di sapere subito a quale opera ci si riferisce, ma ha lo svantaggio affollare la pagina di note, che sono faticose da leggere.

                          Devo ancora limarlo un po’, ma il concetto dovrebbe essere abbastanza chiaro.

                          Grazie ad Enrico per la soluzione al problema del cambiamento del corpo di font.

                          Ciao,
                          L.

                          in risposta a: “L’arte di scrivere con LaTeX” #23255
                          lorenzo.pantieri
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                            Togli la parola in rosso. 🙂

                            Visto che faccio bene a non pubblicare i sorgenti? 😉

                            È anche vero che si potrebbe migliorare di molto il codice dell’Arte. Pian piano forse ci arriveremo.

                            Già. Il primo passo dovrebbe essere quello di usare showexpl al posto dell’ambiente ad hoc sidebyside, il codice ne guadagenerebbe in trasparenza. Però voglio che il risultato estetico di showexpl sia identico al millimetro a quello che dico io (e che sidebyside, sia pure con fatica, realizza alla perfezione); ancora non ci sono riuscito.

                            Ma per “pulire” il codice dell’Arte (cosa che d’altra parte al lettore non interessa per nulla, visto che i sorgenti non li vede) aspetto il tuo classiclatex. Più importante, aspetto classiclatex anche per pubblicare il modello di tesi pronto per l’uso.

                            Ciao,
                            L.

                            in risposta a: Bibliografia per sezioni #36522
                            lorenzo.pantieri
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                              Grazie mille per i consigli. Un’altra cosa chiederei: avrei necessità di inserire la bibliografia per dei testi che non sono citati nel resto del documento, è possibile falro?

                              Comando
                              `\nocite`
                              naturalmente.

                              Tieni presente che il mil articolo su biblatex presuppone la conoscenza di BibTeX. Studialo sull’Arte, per esempio. Non demordere (anche per quanto riguarda il problema con csquotes: prova ad aggiornarlo, ancora sull’Arte trovi speigato come si fa): ne vale la pena.

                              Ciao,
                              L.

                              in risposta a: Eliminare “cited on” nella bibliografia #36171
                              lorenzo.pantieri
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                                Sì, scusami, avrei dovuto specificarlo, uso ClassicThesis.

                                ClassicThesis carica sempre backref. Ma tu non vuoi la scritta “Ciatato a pag…”. Soluzioni:

                                1. Ci ripensi e ti tieni la scritta: se usi uno stile, è perché quello stile ti piace.
                                2. I riferimenti finali proprio non ti vanno: abbandoni ClassicThesis e usi un’altra classe.
                                3. Vuoi ClassicThesis ma senza quelle dannate scritte: allora ti crei un nuovo pacchetto, diciamo myclassicthesis.sty, ottenuto da ClassicThesis cancellando la roba di backref.

                                No, non è che non mi vada bene la chiave autore-anno. Se devo citare “The life and art of Albrecht Dürer” di E. Panofsky va benissimo PANOFSKY 1955, ed è infatti così che lo riporto in nota. Non va altrettanto bene se devo citare il “De civitate Dei” di s. Agostino o un documento d’archivio chiamato – ad esempio – “Legittimazione della nobiltà della famiglia Saibante”. Non ho avuto tempo di studiare il BibTeX, ma non mi sembra che permetta di variare lo stile delle chiavi all’interno di uno stesso documento.

                                Di stili bibliografici ne esistono tantissimi. Nei lavori umanistici sono diffusi lo stile autore-anno e lo stile autore-titolo (con numerose varianti). Il mio consiglio? Passa a biblatex: ti permette di fare tutto quello che vuoi della tua bibligorafia. Ti tocca studiare un po’, però. Potresti partire da qui:
                                http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Bibliografia.pdf

                                Ciao,
                                L.

                                in risposta a: Capitoli non numerati uno in fila all’altro e colophon #36532
                                lorenzo.pantieri
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                                  Peraltro mettendo prefazione e ringraziamenti prima dell’indice, LaTeX non mi crea più i miniindici.

                                  Cerca
                                  `\adjustmtc`
                                  nell’Arte.

                                  Vorrei che la testatina (e il testo) comparisse nella parte inferiore della pagina, esattamente come nelle due guide di Lorenzo, e che venisse inserito forzatamente sulla pagina pari (uso la classe scrbook).

                                  Io ho usato:
                                  `\pagestyle{empty}
                                  \hfill
                                  \vfill
                                  \pdfbookmark[0]{Colophon}{colophon}
                                  \section*{Colophon}
                                  Testo del colophon.`
                                  Per quanto riguarda la pagina pari, un \clearpage o magari un \clearpage\null\clearpage dovrebbero bastare.

                                  Ciao,
                                  L.

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