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Per la stampa penso sia meglio venga lanciata dal software che si usa per la visualizzazione. I parametri da passare alla linea di comando infatti possono diventare molto complicati nel caso si voglia attivare qualche “opzione di stampa”, che potrebbe essere per esempio la stampa fronte retro, margini particolari, pagine multiple eccetera…
Concordo. Quindi mi confermi che anche su Linux si può stampare il pdf dal programma usato per visualizzarlo. E questo cliccando un pulsante del pdfviewer (eventualmente impostando delle preferenze di stampa con un menu a tendina), giusto?
Grazie mille,
L.
::Credo sia diffcile risponderti per Linux. Provo comunque a risponderti a grandi linee:
1/ per aprire un terminale si schiaccia un’iconcina. Dove si trova e cosa apre, dipende dalla distribuzione ma soprattutto dall’interfaccia utilizzata. Non solo, non sempre ti apre la stessa cosa, puo’ ad esempio aprirti una konsole, un terminal…
Me l’aspettavo. Quando si parla di Linux (lo dico con il massimo rispetto, spero di non scatenare alcuna guerra di religione), le cose sono sempre un pochino più difficili da spiegare, soprattutto a causa del gran numero delle distribuzioni. Poco male, però, poiché considero gli utenti di Linux più abili della media: penso che l’utente medio di Linux sappia dove trovare il terminale (o, almeno, sappia dove cercarlo). Lo stesso forse non si può dire per l’utente medio di Windows -o Mac- più abituato a usare l’interfaccia grafica e meno a suo agio con la linea di comando.
2/ per compilare, se l’installazione di texlive (o tetex) è stata fatta come si deve, e se si è nella buona directory (che si raggiunde nel terminale con “cd percorso”)
Ecco un punto che avevo dimenticato. Su Mac, al posto di scrivere
`pdflatex percorso`
si può scrivre pdflatex seguito da uno spazio e trascinare l’icona del .tex sulla finetra del terminale. Si può fare anche su Linux e su Windows?3/ per visualizzare, dipende quale visualizzatore si ha installaro. Ad esempio per i pdf si puo’ avere
evince prova.pdf
acroread prova.pdf
kpdf prova.pdf
xpdf prova.pdfAhia. E io che cosa dico al mio lettore? Qual è il più diffuso di questi quattro? A occhio direi “xpdf”, ma avrei bisogno di sapere se questo pdf-viewer c’è in qualsiasi distribuzione di Linux (o almeno nella maggior parte di esse).
Grazie mille,
L.
::Si profila un autunno pieno di deliziose chicche!
Una di quelle chicche (almeno spero) dovrebbe essere già qui:
http://www.guit.sssup.it/phpBB2/viewtopic.php?t=6544&start=0Fammi sapere che cosa ne pensi: il lavoro l’ho scritto pensando in particolare agli umanisti del forum.
Ciao,
L.
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Ciao ha tutti. Ho aggiornato il documento, apportando i seguenti cambiamenti.1. A pagina 7, a proposito del campo “vulume”,
Il volume dell’opera.
al posto di
Il volume del libro, della rivista o della raccolta.
2. Ho rifatto le immagini di pagina 10, rendendole più leggibili. Ringrazio ancora una volta Enrico per avermi spiegato come fare.
3. Come promesso nell’intervento precedente, ho riformulato l’ultimo capoverso di pagina 11:
Quale schema (e quindi quale stile) usare dipende dal tipo di lavoro che si sta scrivendo. Nei documenti scientifici, quando si cita un’opera per riferirsi a un risultato che non si riporta per intero, spesso non ha molta importanza che il lettore sappia chi ha scritto il lavoro e quando: ciò fa sì che lo schema numerico sia molto diffuso nelle discipline scientifiche. Nei documenti umanistici, invece, il riferimento a un autore o a un anno invece che a un altro ha di per sé un significato ed è importante che il lettore possa ottenere queste informazioni direttamente dal testo: per questo motivo, nelle materie umanistiche è assai diffuso lo schema autore-anno, che però si può usare solo a condizione che si tratti di una bibliografia moderna. Una via di mezzo tra lo schema numerico e quello autore-anno è dato dallo schema alfabetico; i risultati di questo schema sono dubbi dato che non è sintetico come lo schema numerico e al tempo stesso non riporta sufficientiinformazioni se l’autore e l’anno di pubblicazione sono essenziali per la comprensione della frase. Lo schema autore-titolo si usa esclusivamente nei documenti umanistici (se nel testo si cita un’opera, una nota corrispondente ne fornisce il riferimento): questo schema dà al lettore la comodità di sapere subito a quale opera ci si riferisce, ma ha lo svantaggio di affollare la pagina di note, faticose da leggere.
3. Qualche altra finezza qua e là.
Ora il documento appare anche nella pagina del mio sito dedicata a LaTeX:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX.htmlIl documento è quasi a posto: il punto più importante che resta da risolvere è chiarire l’uso di quel \therefsection a pagina 23.
Ciao,
L.
6 Settembre 2009 alle 11:43 in risposta a: [Risolto] Dividere su due righi radice quadrata molto lunga #36543::Come si fa a spezzare una radice molto lunga che non entra tutto su uno stesso rigo? Per esempio
`\sqrt{a+b+c+d+e+f+g+h+i+j+k+l+m+n+o+p+r+s+t+u+w+x+y+z}``Sia
\[
a=c+d+e+f+g+h+i+j+k+l+m+n+o+p+r+s+t+u+v+w+x+y+z.
\]
Allora
\[
\sqrt{a}=b.
\]`
Se la prima formula è troppo lunga, usa multline lì.Un radicando lunghissimo rende la formula faticosa da leggere.
Ciao,
L.
::Soluzione del neofita. Magari qualcuno mi dice che cosa si può fare di meglio […]. In biblatex.sty aggiungere la riga […].
Argh! 😡 I .sty non si modificano mai! Quella “soluzione” potrà anche funzionare, ma proprio non la si può accettare!
Ho appena aggiornato il documento, aggiungendo questo capoverso (in fondo a pagina 11):
Quale schema e quale stile usare dipende dal tipo di lavoro che si sta scrivendo. Quando si cita un documento scientifico per dare riferimento a un risultato che non si riporta per intero, di regola non ha molta importanza che il lettore sappia chi ha scritto il lavoro e quando: ciò fa sì che lo stile numerico sia il più diffuso nelle discipline scientifiche. Nelle materie umanistiche, invece, il riferimento a un autore invece che a un altro ha di per sé un significato ed è importante che il lettore possa ottenere queste informazioni direttamente dal testo: per questo motivo, nelle discipline umanistiche è molto diffuso lo stile autore-anno, che però si può usare solo a condizione che si tratti di una bibliografia moderna. Una via di mezzo tra lo stile numerico, che produce riferimenti come “[1]”, e quello autore-anno, che produce riferimenti come “(Mori, 2007)“, è dato dallo stile alfabetico, che produce riferimenti come “[Mor07]”; i risultati di questo stile sono dubbi dato che non è sintetico come lo stile numerato e al tempo stesso non riporta sufficienti informazioni se l’autore e l’anno di pubblicazione sono essenziali per la comprensione della frase. Lo stile autore-titolo su usa esclusivamente nella materie umanistiche (se nel testo si cita un autore, una nota corrispondente ne fornisce il riferimento): questo schema dà al lettore la comodità di sapere subito a quale opera ci si riferisce, ma ha lo svantaggio affollare la pagina di note, che sono faticose da leggere.
Devo ancora limarlo un po’, ma il concetto dovrebbe essere abbastanza chiaro.
Grazie ad Enrico per la soluzione al problema del cambiamento del corpo di font.
Ciao,
L.
::Togli la parola in rosso. 🙂
Visto che faccio bene a non pubblicare i sorgenti? 😉
È anche vero che si potrebbe migliorare di molto il codice dell’Arte. Pian piano forse ci arriveremo.
Già. Il primo passo dovrebbe essere quello di usare showexpl al posto dell’ambiente ad hoc sidebyside, il codice ne guadagenerebbe in trasparenza. Però voglio che il risultato estetico di showexpl sia identico al millimetro a quello che dico io (e che sidebyside, sia pure con fatica, realizza alla perfezione); ancora non ci sono riuscito.
Ma per “pulire” il codice dell’Arte (cosa che d’altra parte al lettore non interessa per nulla, visto che i sorgenti non li vede) aspetto il tuo classiclatex. Più importante, aspetto classiclatex anche per pubblicare il modello di tesi pronto per l’uso.
Ciao,
L.
::Grazie mille per i consigli. Un’altra cosa chiederei: avrei necessità di inserire la bibliografia per dei testi che non sono citati nel resto del documento, è possibile falro?
Comando
`\nocite`
naturalmente.Tieni presente che il mil articolo su biblatex presuppone la conoscenza di BibTeX. Studialo sull’Arte, per esempio. Non demordere (anche per quanto riguarda il problema con csquotes: prova ad aggiornarlo, ancora sull’Arte trovi speigato come si fa): ne vale la pena.
Ciao,
L.
::Sì, scusami, avrei dovuto specificarlo, uso ClassicThesis.
ClassicThesis carica sempre backref. Ma tu non vuoi la scritta “Ciatato a pag…”. Soluzioni:
1. Ci ripensi e ti tieni la scritta: se usi uno stile, è perché quello stile ti piace.
2. I riferimenti finali proprio non ti vanno: abbandoni ClassicThesis e usi un’altra classe.
3. Vuoi ClassicThesis ma senza quelle dannate scritte: allora ti crei un nuovo pacchetto, diciamo myclassicthesis.sty, ottenuto da ClassicThesis cancellando la roba di backref.No, non è che non mi vada bene la chiave autore-anno. Se devo citare “The life and art of Albrecht Dürer” di E. Panofsky va benissimo PANOFSKY 1955, ed è infatti così che lo riporto in nota. Non va altrettanto bene se devo citare il “De civitate Dei” di s. Agostino o un documento d’archivio chiamato – ad esempio – “Legittimazione della nobiltà della famiglia Saibante”. Non ho avuto tempo di studiare il BibTeX, ma non mi sembra che permetta di variare lo stile delle chiavi all’interno di uno stesso documento.
Di stili bibliografici ne esistono tantissimi. Nei lavori umanistici sono diffusi lo stile autore-anno e lo stile autore-titolo (con numerose varianti). Il mio consiglio? Passa a biblatex: ti permette di fare tutto quello che vuoi della tua bibligorafia. Ti tocca studiare un po’, però. Potresti partire da qui:
http://www.lorenzopantieri.net/LaTeX_files/Bibliografia.pdfCiao,
L.
4 Settembre 2009 alle 11:12 in risposta a: Capitoli non numerati uno in fila all’altro e colophon #36532::Peraltro mettendo prefazione e ringraziamenti prima dell’indice, LaTeX non mi crea più i miniindici.
Cerca
`\adjustmtc`
nell’Arte.Vorrei che la testatina (e il testo) comparisse nella parte inferiore della pagina, esattamente come nelle due guide di Lorenzo, e che venisse inserito forzatamente sulla pagina pari (uso la classe scrbook).
Io ho usato:
`\pagestyle{empty}
\hfill
\vfill
\pdfbookmark[0]{Colophon}{colophon}
\section*{Colophon}
Testo del colophon.`
Per quanto riguarda la pagina pari, un \clearpage o magari un \clearpage\null\clearpage dovrebbero bastare.Ciao,
L.
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