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n3llo” post=69981Io sono un MacUser, ho Bibdesk nel pacchetto MacTex.
Compilo bibliography.tex in bibdesk?(Scusami ma sono un vero niubbo!!)
Clicca l’apposito pulsante dell’editor. Se hai TeXShop, basta che selezioni la linguetta “BibTeX” e premi “Typeset”. Leggi una guida di base e da’ un’occhiata all’help del tuo editor.
::IneXperience” post=69941Salve,
quest’oggi continuando a leggere “l’Arte di scrivere in LaTeX” mi sono imbattuto in un paio di problemi che poi ho tralsciato. Ora andando avanti con la lettura del manuale nasce spontanea l’esigenza di risolvere questi nodi, per cui chiedo.Dovrei installare i pacchetti frontespizio.sty e classicthesis.sty, ed altri ancora credo. Ho provato a spulciare sul forum ma non ho trovato quel che riferirò.
Ho scaricato naturalmente i file riferiti .zip.Quando andrò a casa, su Mac, su che directory tali .zip andranno scompattati?
Cerca meglio: il capitolo 2 (“Installare e aggiornare”) spiega dettagliatamente come fare quello che chiedi. Sono spiegate le procedure automatiche e quelle manuali, per tutti i più diffusi OS. In altre parole, mi pare non manchi nulla!
Ciao,
L.
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0. Complimenti a Tommaso per l’analisi dettagliata!1. Enrico dice che sostanzialmente non è possibile un riconoscimento della codifica completamente automatico: la soluzioni migliore, allora, mi pare quella offerta dagli editor che emettono un avviso di “diversa codifica” e presentano un menu fra cui scegliere, convertendo al volo il documento (senza dover cambiare le preferenze dell’editor).
2. Visto il dettaglio con cui è affrontata la questione, non è detto che il documento che l’utente si trova ad aprire contenga la chiamata a inputenc: potrebbe essere infatti solo uno parte (un capitolo, qualche paragrafo) di un main che l’utente non ha (per esempio, perché l’autore dell’originale non gliel’ha mandato). E così torniamo alla conclusione del punto 1.
Ciao,
L.
::illinguista1972″ post=69886
non si componga né si registri il file per nessun motivo, ma lo si chiuda, si reimposti correttamente l’editor e lo si riapra.
😉
Non facciamoci la guerra, ovviamente, e mettiamo la cosa in Paride tranquillamente per dopo l’estate.
Nessuna guerra, ci mancherebbe, ma ora che rileggo quel passo dell’Arte dico che non mi convince. Qui, tocca ammetterlo, l’esperienza d’uso di Word è decisamente superiore a quella LaTeX. Se creo un documento con Word sul mio Mac di casa e lo apro su un PC della scuola, appaiono un avviso che mi dice che il file ha una codifica diversa e un menu che mi permette di scegliere tra diverse codifiche: un clic su quella per Mac e il documento viene convertito all’istante, in maniera quasi trasparente per me.
Ecco, vorrei che con LaTeX fosse così. Ripeto: sono contrario a cambiare le preferenze dell’editor.
Riguardo al metodo manuale, non è perfetto, ci mancherebbe, ma per le (modeste, io credo) esigenze di un laureando “medio” mi sembra a conti fatti la soluzione più indolore.
::illinguista1972″ post=69883Ho letto una guida e so come fare: il mio editor è impostato con A, e devo lavorare con un file di cui non so nulla. Lo apro e guardo l’opzione a inputenc; se è A, sono a posto, se è B (e allora dovrei vedere, con una rapida occhiata, anche cose strane), chiudo senza salvare, imposto l’editor a B, riapro il file, metto le righe magiche di B, chiudo, riporto l’editor ad A e riapro il file, che ora può essere compilato tranquillamente (tutto questo si può evitare se l’editor che uso permette di aprire al volo un file in un’altra codifica da quella con cui è impostato: TeXShop lo permette, e anche TeXworks, da quello che ha scritto Antonio prima. Dunque, in questo caso apro il file al volo con B e ci metto le righe magiche di B senza toccare le preferenze dell’editor).
Escluderei l’idea di cambiare le preferenze dell’editor: il rischio è di dimenticarsi della modifica e di avere poi problemi sui propri file. Direi invece al lettore che esistono editor che permettono di aprire al volo un file in un’altra codifica. Nell’Arte consiglierei solo di usare solo questi editor.
::illinguista1972″ post=69788L’editor TeXnicle, che poco vi interessa, indovina la codifica di un file e si adatta di conseguenza. Me l’ha scritto il suo autore in persona. Questa è una gran cosa.
Sì, questa è una gran cosa. Come sai, la questione della codifica di input non mi appassiona gran che: dovrebbe pensarci in automatico l’editor, in modo trasparente per l’utente.
illinguista1972″ post=69788Sono ancora tante le persone a cui il relatore dà un template preso da chissà dove, e tante di più quelle che non hanno animo di mettersi a leggere una guida, presi con l’acqua alla gola. Questa è una realtà che non puoi negare. O vorresti farlo?
In un template i caratteri accentati non hanno importanza, visto che sarà riempito con del testo fittizio (del tipo “lorem ipsum dolor”) che l’utente rimuoverà per metterci quello vero, scritto da lui. Certo, nel template inputenc sarà caricato con una codifica che può essere incompatibile con le preferenze dell’editor, ma se il lettore usa un template che carica mille pacchetti e non conosce nulla di quei pacchetti perché non ha letto una guida è difficile stargli dietro. Possiamo migliorare l’Arte finché vogliamo, ma se uno poi non la legge non possiamo farci nulla. 😉
Confermo: per me questo è un problema sovrastimato per il nostro laureando. Mettere insieme tanti .tex di provenienza (e codifica) diversa è un problema che può incontrare, poniamo, il curatore di una rivista che deve mettere insieme nello stesso documento contributi di autori diversi. In questo caso è bene che il curatore conosca le soluzioni più efficienti possibili. Non mi pare questo sia il caso di un laureando.
Mi ripeto: le poche volte che ho avuto problemi di codifica me la sono cavata in due minuti sostituendo a mano i caratteri: non è stata la fine del mondo. 🙂
Ciao,
L.
::illinguista1972″ post=69771Io direi meglio: se si intende lavorare su testo proveniente da chissà dove, prima bisogna determinarne la codifica, poi regolare l’editor di conseguenza.
Non mi piace molto. Poniamo di dover mettere insieme testo proveniente da più fonti: che si fa? Si cambiano ogni volta le impostazioni dell’editor?
Io direi invece che le preferenze dell’editor si regolano una volta per tutte (di regola, su Unicode). E anche nel preambolo è bene scrivere sempre \usepackage[utf8]{inputenc} e non pensarci più.
Il problema di dover gestire testo proveniente da fonti diverse è in fondo molto particolare, e non credo preoccupi più di tanto il nostro laureando, che si scrive da solo il suo .tex e non ha bisogno di mettere insieme .tex scritti da altri. In questo caso, consiglierei al nostro lettore di individuare la codifica del .tex che si sta copiando e di convertirlo in Unicode con Charco.
In realtà, questo della codifica non ha mai rappresentato per me un grosso problema. Charco l’ho usato pochissimo: le volte che ho avuto bisogno di copiare/incollare testo esterno me la sono cavata con sostituzioni manuali, che hanno richiesto un paio di minuti: i caratteri accentati non sono poi tanti, e il testo incollato di solito non è tanto.
Ciao,
L.
::antonio.macrì” post=69691Posso darvi alcuni suggerimenti. Per prima cosa, suggerirei di evidenziare il problema riservandogli una subsection.
È un’idea, anche se mi pare che il problema sia sufficientemente evidenziato anche così.
antonio.macrì” post=69691Io preciserei che sono tre le codifiche in gioco:
- la codifica con cui il compilatore (per esempio pdfLaTeX) interpreta il file;
- la codifica con cui l’editor (per esempio TeXworks) interpreta e salva il file;
- la codifica con cui il file è effettivamente salvato.
(La prima definizione non è precisissima, ma credo sia un dettaglio che al lettore dell’Arte importi poco.)
Enrico addirittura sottolinea che le codifiche in gioco “sotto il cofano” sono quattro… ma terrei le cose il più semplici possibile. Ho un documento .tex, aperto con il mio editor, da comporre con LaTeX. Perché le cose vadano a buon fine, devo caricare inputenc con l’opzione A (di solito utf8) e devo assicurarmi che la stessa opzione sia impostata nella preferenze dell’editor. Tutto qui. Le cose da fare sono due.
antonio.macrì” post=69691All’inizio, il file può essere salvato in una codifica ancora diversa, se proviene da internet, da un altro computer, oppure semplicemente se è stato salvato con un altro editor. Può essere utile mettere in evidenza proprio quest’ultimo caso!
Ecco, questa è una cosa che possiamo senz’altro dire: se si incolla nell’editor del testo preso da altrove, bisogna assicurarsi che i caratteri siano effettivamente codificati come impostato nell’editor.
Ciao,
L.
::ema” post=69597E’ stato tutto perfetto, grazie mille! Solo una cosa: naturalmente il comando rimane impostato per il tutto il document, incluse le references.
Tuttavia, questo non rientrava esattamente nei miei piani, ovvero avrei voluto conservare per queste l’impostazione tradizionale. C’è questa possibilità?Non lo farei: il formato dei titoli è meglio che sia omogeneo. Se proprio insisti:
`\documentclass{article}
\usepackage{titlesec}
\begin{document}
\begingroup
\titleformat{\section}[block]
{\filcenter\Large\bfseries\addvspace{6pt}}
{\thesection}{1em}{}
\section{Mane}
\section{Tekel}
\endgroup
\section{Fares}
\end{document}`
ma te lo sconsiglio.Ciao,
L.
::Liverpool” post=69590\pi^{\pi^2}?
Centrato in pieno!
Invito Tommaso a sostituire la terza riga della tabella con
`$\pi^{\pi^2}$ & 80662.7 \\`Grazie mille a Martino (che ha notato l’errore), a Enrico (per le sue osservazioni sull’uso degli esponenti) e a Liverpool (per aver individuato la soluzione)! 🙂
::egreg9″ post=69585Dove mancherebbe la coppia di parentesi? Nessuno si sognerebbe di leggere il numero nella terza riga in modo diverso da “pi elevato all’esponente (pi elevato a pi)”.
Quello che è sbagliato, proprio per quello che dici, è il numero che segue: 80662,7 non è il valore corretto di “pi elevato all’esponente (pi elevato a pi)”. Quello giusto è (approssimativamente) 1,34016 per 10^{18}.
Il problema resta: la terza riga, così com’è scritta, non va bene: ci vuole un altro esempio.
Mi sbaglio?
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