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Leggi bene la prima riga del primo file che hai allegato; l’è c’è scritto che il pdftex che stai usando è quello del 2013, non quello del 2018, `quindi è ovvio che non trovi i file della 2018.
Domanda: perché hai pdftex del 2013? Sei sicuro di avere eliminato anche nei file nascosti, ogni riferimento a versioni precedenti di TeXLive?
::tommyesse” post=115298Ciao ragazzi!
Continuo ad avere difficoltà con l’inserimento di immagini. Ho iniziato a leggere rigorosamente la guida che mi avete consigliato nel precedente post che tra l’altro ha scatenato una vera e propria discussione ahaha.
IL bello del forum è proprio che le diverse opinioni si confrontano, talvota con (troppo?) vigore.
tommyesse” post=115298Tuttavia volevo chiedere ancora il vostro aiuto perche le deadline per i report continuano ad essere sempre li.
È possibile creare una pagina all’interno del file pdf che poi sarà generato di orientamento orizzontale?
Mi spiego meglio: ci sono molte pagine nel mio report che consistono solo in grafici che spesso creo ccome subplot di MATLAB e quindi sono molti grafici in una sola figura messi come matrice praticamente. Mi chiedevo se fosse possibile creare delle pagine apposta ad orientamento orizzontale in modo da mettere per esempio tanti grafici in una matrice (2 x 3) per esempio, in modo che continuino ad essere leggibili.
Grazie mille per tutte le risposte e per l’aiuto!!
Si ,ci sono vari modi, anche se mettere molti grafici vicini può essere una soluzione poco felice; ovviamente dipende dal loro contenuto e dalla loro forma:
1) invece di una matrice 2 X 3 si può usare una matrice 3 X 2. Si può fare con il pacchetto subfig assegnando ad ogni grafico una sotto didascalia oltre che una didascalia complessiva all’intera figura in formato verticale.
2) si può fare lo stesso in una figura orizzontale e con la disposizione 2 X 3 girando tutta la figura di 90° in senso antiorario; bisogna usare anche il pacchetto rotating.
3) si può usare una pagina orizzontale con il pacchetto lscape, o meglio con pdflscape.
In tutti i casi bisogna leggere la documentazione con il comando per il terminale texdoc seguito dal nome del pacchetto.
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Cerca di essere preciso; Adobe è il nome dell’azienda che produce tanti software; una volta produceva anche il Reader e l’Acrobat; ora credo che fornisca solo dei servizi on line che sostituiscono quei programmi, ma non sono sicuro.Quindi leggendo le proprietà di un tuo file PDF aperto con un programma dell’Adobe… hai visto che si possono settare alcune impostazioni. Ma con Adobe Acrobat si possono impostare, mente con Adobe Reader non si possono impostare (credo, ma non ne sono sicuro).
Dunque la risposta è ambigua perché la domanda è ambigua. 🙂
::Black Goku” post=115278La guida è la seguente
`
https://www.overleaf.com/learn/latex/Errors/%60!h'%20float%20specifier%20changed%20to%20%60!ht'
`Non si tratta, a mio avviso, di dire chi ha ragione, torto, se una cosa è affidabile, non affidabile, ufficiale o non ufficiale.
Quello che volevo mostrare io è che l’utente credeva di aver fatto una cosa “fuori dagli schemi” usando H piuttosto che !h (o !h? – dipende dalle guide anche qui), quando , invece, sono molto simili.
Il fattore di scala da problemi? mah … senza una immagine reale da provare non si può tesare granché.L’argomento della posizione dei float con o senza h, con o senza punto esclamativo; con o senza H dovrebbe essere chiusa. Come anche se qualcuno abbia orto o ragione, se sia affidabile o meno; se sia il “verbo” ufficiale o no.
Tuttavia devo aggiungere qualcosa che dimostra che, nonostante tutto quello che ho studiate in questi 30 anni e più, quello che dico non è sempre la verità, ma solo una mezza verità. Si tratta anche di non essere troppo prolissi qui nel forum e io lo sono già troppo.
MA devo aggiungere qualcosa che sapevo, ma che non venendomi a trovare quasi mai in quella situazione, non avevo pronto alla mente.
Confermo tutto ciò che ho detto in merito ad H e ad h con o senza punto esclamativo. Ma aggiungo: quando si usa h da solo e l’oggetto mobile, il floatin object o semplicemente float, non torva posto proprio li, viene messo in conda con l’aggiunta del posizionatore t. Ed ecco qui il punto: perché con h non stava lì? Risposta:
1) neon c’era abbastanza spazio nella pagina, oppure
2) il float era troppo grande.
Non sono sinonimi; se un fluat è alto il 10% della pagina e nella pagina c’è solo ancora il 5% dell’altezza disponibile, siamo nel primo caso; il float non ci sta e viene reso mobile mettendolo in coda in modo che possa apparire in testa ad na pagina successiva.
Se i vece il float è grande e d occupa il 75% della pagina e la pagina ha solo il 5% di spazio già occupato, il float potrebbe starci, ma siccome eccede il valore del 70% dello spazio che la classe riserva ai float posizionati in testa, viene accodato e blocca la coda, perché se eccede quel 70% l’eccede sempre, anche nelle pagine successive; la coda viene sbloccata solquando si da il comando \clearpage direttamente o indirettamente (lo è indirrettamente quando si usa un comando come \chapter, che a sua volta contiene \cleardoublepage, che a sua volt contiene \clearpage).Ecco quindi che una piccola figura caratterizzata da h con o senza asterisco se ci sta proprio lì, lì viene messa; se non ci sta proprio lì e la coda è vuota, viene messa in testa alla pagina successiva, se la coda contiene altro resta in coda finché non è il suo turno; ma una volta che è in coda si composta come un float caratterizzato dal posizionatore t, che però non è libero di fare quello che vuole, ma è soggetto ai limiti imposti dimensionali impostati dalla classe.
Attenzione, quando si parla di altezza di un float bisogna tenere conto dello spazio totale che esso occupa nella pagina, quindi bisogna tenere conto non solo l’altezza dell’oggetto contenuto nel float (figura, tabella o altro) ma anche dello spazio occupato dalla didascalia, dal suo separatore e dagli spazi di separazione prima e/ dopo l’oggetto che si vuole rappresentare.
La differenza di comportamento di h, h! o !h rispetto ad H sono evidenti e i due posizionatori non sono affatto quasi uguali; lo sono forse, talvolta per una piccola figura, ma la somiglianza è solo apparente.
::Black Goku” post=115274Scusate se riapro una vecchia questione, ma continuando a migliorare il file iniziale, mi sono imbattuto nuovamente nei metadata da inserire in LaTeX.
Allo stato attuale ho le seguenti possibilità:
`
\hypersetup
{
pdfauthor={John Hancock},
pdfsubject={Some subject},
pdftitle={Sample document},
pdfkeywords={LaTeX, PDF, hyperlinks}
}
`Queste sono opzioni per il pacchetto hyperref; sarebbe al stessa cosa se fossero messe fra parentesi quadre nel caricamanto di hyperref. Hanno la stessa funzione dell’argomento di \pdfinf{…}
Black Goku” post=115274
`
\usepackage{pdfx}\Keywords{pdfTeX\sep PDF/X-1a\sep PDF/A-b}
% utilizzare un file .xmp (ma non è chiara la sua struttura interna)
`La struttura dei metadati quando si usa pdfx è descritta nella documentazione del pacchetto pdfx; ma se non hai bisogno di ottenere che il tuo documento sia stampabile secondo le norme PDF/X o archiviabile secondo le norme PDF/A ti sconsiglio di usare questa via.
Black Goku” post=115274
`
\usepacage{hyperxmp}% non si capisce la struttura di base di un file da importare
`Vedi sopra.
Black Goku” post=115274
`
\pdfinfo{
/Title (Your PDF title)
/Author (Your PDF author)
/Subject (Your PDF subject)
/Keywords (Your PDF keywords)
}
`Ci sono diversi pacchetti per inserire metadati in un file pdf, indiendentemente dalle norme ISO per la stampabilità (PDF/X) o per l’archiviabilità (PDF/A); aiutano in un certo modo l’inserimento dei metadati in modo compatibilie con la struttura XMP della Adobe o secondo altre strutture.
Black Goku” post=115274
`
PDF Metadata with exiftool
Another option for setting PDF metadata is to use exiftool. Pass the respective entries directly in a single command, e.g.exiftool -Title=”Your PDF title” -Subject=”Your PDF subject” -Author=”Your PDF author” -Keywords=”Your PDF keywords” mypdf.pdf
exiftool will overwrite the input file, but store a backup of the original file with suffix _original in the current working directory.
% non si capisce come strutturare tale file
`I metadati che puoi inserire con il pacchetto pdfx, sono sostanzialmente solo quelli legati allo specifico documento, ma pdfx ne inserisce centinai di altri necessari perché siano soddisfatti i criteri per la stampabilità o per l’archiviabilità; questi altri metadati riguardano il profilo di colore, il livello del linguaggio PDF, il tipo di mmagini che possono venire incluse nel file, i font, le informazioni richieste dal Protocollo di Dublino.
Tutti questi metadati non sono compressi come tutto il resto che compare dentro un file pdf, quindi possono venire letti anche da altri programmi, perché sono in chiaro. Se in un documento metti i metadati con \hypersetup o \pdfinfo e anche con pdfx, questi ultimi sovrascrivono i primi, ma inseriscono le informazioni rilevanti anche in una struttura XML particolare diversa da quella dove risiedono i metadati inseriti con i primi comandi.
Come vidi la situazione è piuttosto complessa. in generale i metadati sono facoltativi; se li inserisci con le opzioni di hyperref, o con \hypersetp o con \pdfinfo, questi comapiono quando con Adobe Reader o Adobe Acrobat clicchi
+ . Se invece il tuo documento deve servire per stampabilità o l’archviabilità devi usare pdfx e seguire scrupolosamente quanto è scritto nella sua documentazione. Attento: si tratta di cose molto delicate e molto difficili se devi garantire l’osservanza delle norme ISO. Non perderci tempo se non è assolutamente necessario ma accontentati solo di quello che puoi fare con \hypersetup o \pdfinfo.
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Non mi dici niente di nuovo, so benissimo che cosa vogliono dire i due codici h e H.Le spiegazioni che hai trovato in quella guida in inglese sono errate, nel senso che non parlano degli effetti collaterali. Cioè non dicono tutta la verità.
Non pretendo di essere il depositario della verità, ma ho studiato il codice con cui LaTeX sistema gli oggetti flottanti. ho studiato come questo meccanismo dipenda da un certo numero di impostazioni numeriche di massimi e minimi; ho studiato come vengono gestite le opzioni. Ho acquisito una certa dose di competenza non per sentito dire ma per aver studiato e capito come funziona il tutto.
Di guide ne ho lette tante trovandone di buone e di cattive; ne ho lette in italiano, in inglese, in francese, in spagnolo, in portoghese e persino in rumeno; ne ho scritte diverse mettendoci dentro la competenza che ho acquisito in 30 annni e più di lavoro con LaTeX.Non dico questo per darmi delle arie. Ma se dico certe cose come nel messaggio che ho scritto a @tomiesse, credo che sia necessario capirle e prenderle sul serio; siccome non sono depositario della verità, mi fa piacere anche ricevere critiche. Solo che le parole non bastano, ci voglio cose tangibili, come esempi compilabili che dimostrino che ho torto. Questo genere di critiche mi sono state rivlte diverse volte e ho approfondito ulteriormente le mie conoscenze; ringrazio chi mi ha criticato, perché mi ha insegnato e mi ha permesso di apprendere di più.
le tue citazioni dalla guida in inglese sono solo parole. Mi dirai: “ma ho trovato queste affermazioni in una guida~”. Certo, quale? È affidabile? Come posso controllare? Ricordati: le guide non sono tutte affidabili e anche quelle affidabili spesso contengono errori, anche quelle che ho scritto io stesso (giusto per non fare le pulci ad altri scrittori di guide).
Per restare in argomento: h mette il float proprio lì se ci sta (non quasi lì come dice l’inciso fra parentesi della guida inglese), altrimenti lo lascia in coda (coda del tipo FIFO: First In First Out)) e la blocca fino alla fine del capitolo o del documento. H mette il float proprio lì anche se non ci sta e non è per niente equivalente a h! — Se lì non ci sta, vuol dire che lo fa sporgere dal fondo del foglio, il che non mi sembra una cosa tanto carina.
Conclusione: h o !h o h! si può usare solo se non è l’unica opzione.
H non è da usare mai, nemmeno se non è l’unica opzione.
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Magari non viene usata la parola icona, ma l’argomento è stato trattato molte volte.Premesso che un’icona può sballare la distanza fra le righe anche in Word, il metodo consiste nell’usare \includegraphics direttamente in linea col testo; ovviamente l’immagine va rimpicciolita ma invece di scale=… è meglio usare hieight=…
Un’altra soluzione potrebbe essere quella di mettere l’icona nel margine.
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@robitex si è dimenticato di darti il benvenuto nel forum. Te lo do io.Venendo al tuo problema, devi ricordarti che LaTeX non è un wird processor, ma è un programma di composizione tipografica; un po’ particolare perché per comporre usa un mark-up, un po’ come fa HTML per le schermate della rete.
LaTeX non è così intuitivo come i word processor e va studiato, per gradi, ma va studiato e bisogna capire ogni comando che cosa fa e ogni ambiente che cosa fa e perché lo fa in quel modo e non in un altro.
Per esempio l’ambiente figure prende il suo contenuto e lo mette dove c’è posto per metterlo (vedi sotto) inoltre ci mette sotto una didascalia etichettata con nome Figura e numerata con un numero progressivo in modo diverso da classe a classe di documento. Tiene anche conto delle opzioni, come quella che tu hai usato [!h].
Allora “dove cè posto vuol dire dove certi paramantri interni consentono che un oggetto obile trovi il posto necessario. A piena pagina, oppure in testa, purchee non superi il 70% dello spazio verticale, al piede della pagina, purché non superi il 50% dello spazio verticale; e sempre in modo che ci sia posto epr almeno un 30% di testo; queste scelte vengono anche fatte in base ai codici di posizionamento di default che sono espressi con [tbp] (top, bottom, page). Se uno specifica altri parametri come hai fatto tu, rischia di mettersi nei guai, ma non è vietato; i guai potrebbero non presentarsi, ma a te si sono presentati. Perché.
Siccome non so quanto siano grandi o piccole le tue figure, posso solo azzarddare delle ipotesi [h] vuol dire qui se c’è posto;[!h] vuol dire mettila quai facendo anche qualche qualche piccola violazione alle regole. Ma non vuol dire mettila qui e non discutere!
Che cosa quindi può esssere successo?
1) nella pagina non c’è abbastanza spazio per mettere la figura in modo che resri almeno il 30% di testo;
2) nella pagina c’è già il 30% di testo e anche di più ma se la fifura fosse messa lì, scapperebbe dal bordo inferiore dello spazio destinato a scriverci.
3) non mi viene in mente nient’altro.Che cosa succede allora se la figura la vuoi lì ma non c’è posto? potrebbe metterla n testa alla pagina successiva,ma non può perchee hai specificato che la vuoi lì (h = here), quindi nella pagina successiva non sei piì “lì”, quindi l’immagine non esce dalla memoria e blocca la coda di altre immagini che restano tutte in coda fiono alla fine del captolo o fino alla fine del documento.
Cosa se ne deduce?
1) che il codice h con o senza punto esclamativo non deve mai essere usato da solo.
2) possibilmente il codice ha dovrebbe essere riservato a figure decisamente piccole; ma i diagrammi che disegni con Matlab non sono mai piccoli, quindi…
3) che comunque sia i file grafici comunque sia non devono contenere bordi bianchi al loro interno; quindi vanno smarginate; o con il programma che ha prodotto la figura o con il comando pdfcrop da dare nel terminale (se la figura è in formato pdf alrimenti bisogna arrangiarsi con altri programmi).
4) che bisogna usare sapientemente le opzioni del comando \includegraphics in modo da scalre el dimensioni di na figura grandina ma non troppo.
5) Che le figure, le tabelle, e simili oggetti mobili hanno una didascalia numerata a cui si fa riferimento con i comandi standard \label, \ref e \pageref, o altri comandi fori da moduli di estensione (i famosi pacchetti) e il testo si scrive correttamente nella forma “… come mostrato nella fiura ~\ref{fig:etichetta}…” e non “… come si vede nella seguente figura…”.Ecco; fatto il riassunto degli errori possibili, dei perché si manifestano certi errori e di come fare per comporre in modo tipografico buono, non vorrei sembrati troppo pedante nel consigliarti di scaricare dalla sezione Documentazione di questo Forum una guida “a caso”, per esempio L’Arte di scrivere con LaTeX che oltre tutto è composta molto bene e ti dal’idea giusta di cosa vuol dire comporre tipograficamente con LaTeX.
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Se poi leggessi la documentazione di hyperref capiresti perché il tuo comando non funziona e perché hyperref definisca il comando \texorpdfstring.
Non c’è nessun motivo di ricorrere a scrbook e nemmeno a titlesec; basta quel semplice comando, ma per usarlo devi leggere la documentazione; vuoi anche che ti dica quale pagina e quale riga? Credo di no, perché quel comando compare nell’indice analitico e cliccando sul numero di pagina di quell’indice arrivi subito al nocciolo del problema.
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No, per la rilegatura bastano pochi millimetri, massimo assoluto 7mm, ma spessissimo molto di meno. A meno che tu non voglia “rilegare” il documento in un raccoglitore ad anelli.Il tormentone dei margini è descritto molto bene nella guida L’Arte di scrivere con LaTeX, che puoi scaricare dal link indicato nella sezione Documentazione di questo forum.
La tipografia tradizionale lascia sempre il margine esterno maggiore del margine interno; una volta il margine esterno era il doppio di quello interno; ora ci si accontenta solo di una volta e mezzo; nella carta in formato UNI A4 è spesso usto un rapporto di radice di 2 fra il margine esterno e quello interno. Ma molti libri oggi sono stampati con un rapporto unitario fra i due margini.
Tieni presente che in una legatura con le segnature cucite (non incollate sul dorso) non si esegue nessuna correzione per la cucitura, ma al massimo, ad essere precisissimi ,si effettua una correzione di 0,1mm per ogni foglio partendo dal foglio interno di ogni segnatura. Tieni presente che quel decimo di millimetro è lo spessore di un foglio con una “grammatura” di 80g/m2.
Se la confezione del testo viene eseguita come brossura incollata, la correzione può essere maggiore, ma sempre pochissimi millimetri.
Tutto ciò non riguarda i raccoglitori ad anelli metallici, né le legature ad anelli di plastica o con fili a spirale; sono semplici modi per non disperdere i fogli, ma non si possono chiamare legature.
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