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Con la tua soluzione puoi anche rendere interattiva la compilazione del documento; basta usare i comandi \typeout e \typein del nucleo di LaTeX; li trovi descritti nella guidina tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, scaricabile dalla sezione Documentazione di questo Forum. Con \typeout poni ladomanda che hai indicato come commento; con \typein leggi direttamente la risposta da tastiera conservandola in \RD.Non dico che questa interattività sia più pratica della modifica diretta del file sorgente; è chiaro che l’interattività rallenta un poco i tempi di compilazione perché richiede i tempi umani che non sono così rapidi come i tempi della CPU. Dipende dal documento che stai preparando e che conti di riutilizzare spesso in circostanze che richiedono impostazioni diverse.
4 Settembre 2018 alle 6:07 in risposta a: Editare il toc aggiungendo le parti a sinistra dei capitoli: #113815::
Ho visto la foto, ma Non conosco nessun pacchetto del sistema TeX che ti permetta di fare quella composizione dell’indice. Sembra fatta con LaTeX ma non in automatico.Certo puoi fare tutto a mano componendo una tabella dove riempi le colonne con quello che trovi scritto nel file .toc.
Se vuoi invece fare tutto in automatico, usa il comando \part prima di ogni gruppo di capitoli. Non otterrai il nome dalla parte a sinistra del gruppo di capitoli, puoi ottenere i filetti orizzontali usando il comando \addtocontents.
Tuttavia i capitoli senza titolo suppongo che tu li abbia messi solo tanto per fare un esempio (quindi sai come fare la cosa a mano); in un testo vero ci vuole un titolo per ciascun capitolo; e se il titolo non è brevissimo la colonna con l’indicazione della parte ti porta via spazio prezioso.
Pensaci bene…
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Benvenuto nel forum, e superbenvenuto con una domanda precisa e difficile da rispondere.
I comandi nativi di TeX prevedono diversi confronti (anche booleani) fra oggetti diversi;\ifnum confronta due numeri anche contenuti in registri numerici
\ifdim confronta due dimensioni, sia rigide, sia elastiche esplicite o conservate in registri di tipo dimen o di tipo skip
\if confronta due token per vedere se hanno lo stesso codice; buono per confrontare due caratteri
\ifcat confronta due token per vedere se hanno lo stesso codice di categoria
\ifcase esegue uno dei casi successivi individuati da un numero, generalmente una macro o il contenuto di un contatore
\ifodd verifica se un numero è dispari
\ifeof serve per verificare se un file è arrivato alla fine, ma viene usato anche per verificare se un file esiste.Forse ne ho dimenticato qualcuno, ma nella guida tematica Il LaTeX Reference Manuala comentato dovrebbero esserci tutti.
Il guaio di questi costrutti è che possono dare origine a codici fragili, generatori di errori talvolta difficili da verificare.
Per avere dei comandi robusti è opportuno servirsi di pacchetti che gestiscono i condizionali in modo robusto, anche catene di condizionali.
Il primo che mi viene in mente è etoolbox; bisogna leggerne la documentazione, di solito chiara e ben scritta (in inglese); Senon ricordo male c’è anche un comando condizionale per esaminare una lista.
Il secondo metodo che mi viene in mente è il pacchetto xkvaley; permette di definire delle macro (e anche di gestire classi .cls e moduli di estensione .sty) con la sintassi chiave=valore; ovviamente se definisci una macro che riconosce la chiave Opzione che accetta i valori opzione-1, opzione-2, opzione-3, fa quel che deve fare in corrispondenza di questi valori, ma se sbagli a scrivere una chiave o esegue una procedura di default, o segnala un errore. Manco a dir chissà, la lettura della documentazione è essenziale, perché la logica delle chiavi=valori è completamante diversa da quella di TeX e di LaTeX2e.
Nel linguaggio LaTeX3 (L3) sono definite altre “funzioni” per esaminare liste di stringhe o di valori numerici
Non saprei che cosa consigliarti; forse visto che scrivi il tuo primo messaggio, il che no implica che tu sia un neofita di LaTeX, ma non si sa mai, sarebbe meglio che ti rivolgessi a etoolbox. Tuttavia dipende molto da quello che vuoi fare.
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Nella pagina 3 trovi quello che ti serve; per un’intera descrizione puoi mettere le opzioni al comando di apertura; in singoli
item puoi mettere le specifiche come opzioni dell’item.Io farei una cosa del genere `\begin{descritpion \font\ttseries, format=\textcolor{blue}]
\item[Pippo] Amico di Topolino
\item[Pluto] Cane di Topolino
\end{description}`Mi aiuterei cona altri comandi, per esempio definirei un comando con un argomento `\newcommand\bluelabe][1]\textcolor{blue}{#1}}`
Per la freccia la aggiungerei al formata, per esempio con un’altra definizione di blulabel cohe contenga anche gli spazi e la freccia, ma imposteri fra le opzioni anche [tt]\lablesep-0pt[/tt].
In altre parole le possibilità e le varianti sono moltissime.Esiste anche la possibilià di fare un longtable di due colonne, nella prima ci metti l’oggetto da descrivere, nella seconda la descrizione, e come separazione fra le due colonne metterei al freccia; per specificare il font teletype e il colore blu ci sono gli appositi comandi del pacchetto array per configurare le colonne delle tabelle.. Vedi quindi che esistono anche soluzioni diverse da una description.
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Non funziona. Nel senso che il \label rappresenta il “target” a cui viene spostato il visualizzatore e questo target , per configurazione di Hyperref si vede all’inizio della schermata.Non funziona nemmeno se metti tutta la didascalia a fianco della figura mediante il pacchetto sidevcaption che non mi risulta funzioni fuori di un ambiente flottante; prova a fare una cosa del genere (è solo un’idea non testata, un’idea da sviluppare)`\begin{center}
\begin{minipage}[t]{0.6\textwidth}\centering\hrule height 0pt
\includegraphics[width=0.9\hsize]{figura}
\end{minipage}
\hfill
\begin{minipage}[t]{0.35\textwidth}\hrule height 0pt
\captionof{figure}[…]{….}\label{fig;figurafissa}
\end{minipage}
\end{center}`L’idea è di affiancare due minipage allineate entrambe in alto; il filetto orizzontale di altezza nulla, quindi invisibile, segna il punto di riferimento nell’angolo superiore sinistro della “scatola” che contiene la minipagina. Il resto sono banalità; se qualcosa non ti fosse chiaro o io nella fretta avessi commesso degli errori, consulta la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato aiutandoti ocn l’indice analitico epr non doverti leggere tutto quanto. Il risultato dovrebbe essere formatoda due scatole una larga il 60% della giustezza e l’altra Il 35% della giustezza: quello che manca al 100% è usato da \hfill per distanziare le due scatole. Entrambe le scatole hanno l’allineamento in alto; la scatola piccola contiene la didascalia e i \label; perciò il target è in alto nella seconda scatola, quindi quando clicchi sul riferimento la schermata dovrebbe allinearsi con la prima riga della didascalia , che però in questo caso è allineata con la parte alta della figura.
Come ti dicevo è solo un’idea; può darsi che per la perfetta esecuzione sia necessario aggiungere qualche spazio verticale non eliminabile. Tuttavia di principio dovrebeb funzionare.È ovvio che una didascalia messa di fianco ad una figura deve essere breve altrimenti si prolunga di sotto in modo decisamente brutto.
Un’altra possibilità/idea potrebbe essere quella di usare il codice seguente`\begin{center}
\captionof{figure}[…]{…}\label{fig:figurafissa}
\bigskip
\includegraphics[width=…]{figura}
\end{center}`in ogni caso dovresti modificare tutte le tabelle e tutte le figure del tuo documento per sfruttare queste cose; dovresti quindi definirti nuovi ambienti flottanti (magari con il pacchetto float) che condividano i contatori delle figure o delle tabelle, in modo che questi nuovi ambienti contengano più o meno quello che ho messo nei due esempi. Oppure che usi il pacchetto caption in modo che sistemi sempre le didascalie sopra la figura o la tabella, ma dovresti spostare tutti i comandi cptio con il loro \labelprima dei comandi che inseriscono la figura o la tabella. Insomma è un lavoraccio.
Mi resta sempre il dubbio che esista una configurazione di hyperref che permetta di fare queste cose, cioè di spostare il target sopra l’oggetto, ma non sono riuscito mai a trovare l’opzione giusta. 🙁
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Ci vuole una personalizzazione delle impostazioni di hyperref. Non è facile, tanto che ho dovuto crearmi delle macro complicate epr farlo. Ora non le ho sottomano; del resto non le consiglierei perché si basano su mie ipotesi sul comportamento di hyperref.Comunque guarda che il fenomeno che descrivi si manifesta (dovrebbe manisfestarsi) con tutte le figure, non solo quella.
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\par dentro il gruppo che comincia con la graffa prima di \ragggedright serve per attivare la composizione in bandiera che viene eseguita solo alal fine del capoverso esplicita con \par, implicita nel nostro caso; togliendo \par, interviene il codice interno di LaTeX; se april il file .bbl, vedi che il punto fa parte di quello che viene scritto da BibTeX mettendo insieme il file .bib con lo stile unsrt.bst.Nel tuo caso penso che sarebbe meglio usare la chiave online oppure la chiave url, solo che con lo stile unsrt.bst non sono disponibili e dovresti ricorrere al pacchetto natbib oppure a biblatex. Probabilmente la chiave url tine conto del fatto che il punto finale è emglio che non ci sia, altrimenti potrebbe essere scambiato per un componente dell’indirizzo internet.
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Se togli \par la composizione ti viene identica, ma con il punto subito alal fine dell’url; Lo stile mette sempre un punto finale alla fine di ogni campo della bibliografia. Per togliere il punto bisognerebbe creare uno stile bibliografico che toglie un carattere dopo la fine di un URL, ma è molto difficile farlo, perché i file bst sono scritti in un linguaggio più o meno misterioso.
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Benvenuto nel forum.Quello che dici a proposito del template mi preoccupa molto, perché ci sono template e template. Per essere più precisi, non bisognerebbe mai usare template, perché nonostante una apparente flessibilità sono fati solo e solamente per quell’ateneo.istituto superiore/Conservatorio/Accademia che gli a emessi. Poi è difficile metterci le mani nel caso che contengano errori o li si voglia modificare.
Allora il sito CTAN da cui è tratta ogni installazione aggiornata e completa di TeXLive o MiKTeX, contoen almeno tre pacchetti per comporre tesi per le istituzioni superiori italiane: suftesi, sapthesis, e TOPtesi; è difficile che una delle tre non possa fare al caso tuo. Se hai una instalazione completa e aggiornata di TeXLive o d MiKTeX, apri un terminale o un prompt dei comandi (comunque si chiami con il tuo sistema operativo) e scrvici dentro, per esempio texdoc suftesi (sostituisci il nome del pacchetto con uno degli altri due per leggerne la documentazione [toptesi-it per TOPtesi]); premi il tastoInvio/Enter?Return, comunque si etichettato sulla tua tastiera in modo da mandare in esecuzione il comando; ti si apre subito il tuo visualizzatore di file PDF così puoi legere la documentazione.
Per il frontespizio degli istituti superiori italiani c’è il pacchetto frontespizio, texdoc frontespizio, la cui documentazione va letta con molta attenzione.
Il problema è che con nessuna della callsi che ti ho nominato, tranne forse TOPtesi, né con il pacchetto frontespizio puoi comporre un frontespizio come quello del tuo Conservatorio, anche se tutti i pacchetti sono fortemente personalizzabili.
Ho escluso TOPtesi da quanto detto sopra, perché ha una sua opzionecustom che ti mette a disposizine na pagina del titolo assolutamente vuota, dove puoi scriverci quel che ti pare, dove ti pare, con i font che preferisci, e puoi anche fare un frontespizio tipograficamente scorretto come quello richiesto dal tuo conservatorio. Perché è tipograficamente scorretto?, perché in testa alla pagina ci sono duel volte le informazioni relative all’istituzione, sia nelle due righe iniziali sia nel logo, e questo non va bene. Non se se hai notato, ma chi ha preparato quel frontespizio modello l’ha fatto su un “supporto” di carta virtuale con le dimensioni della carta americana di 8,5 pollici per 11 pollici, che in Italia non si trova nemmeno in forma approssimata (una volta esisteva il fomato quadrotto che era di 22cm per 28 cm, ma oggi è virtualmente impossibile procurarselo). Mi stupisco che nessuno se ne sia accorto 🙁
Comunque in toptesi-it c’è un esempio di come comporre un frontespizio in modo custom e da quello puoi ispirarti per comporre quello del tuo conservatorio.
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Apostools dice che usare in un documento bilingue sia polyglossia sia xgreek è del tutto inutile; mi manda questo EMC (che io non ho testato) dicendo che funziona benissimo:`\documentclass[a4paper,12pt]{article}
\usepackage{fontspec}
\defaultfontfeatures{Contextuals=NoAlternate}
\setmainfont[Ligatures=TeX,Scale=1.1]{Minion Pro}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage[babelshorthands=true]{italian}
\setotherlanguage[variant=ancient]{greek}
\newfontfamily\greekfont[Scale=MatchLowercase]{GFS Didot}
\usepackage{microtype}
\usepackage{testhyphens}\begin{document}
\begin{italian}%\showthe\language
\begin{checkhyphens}[1-1]
Ecco questo è in italiano
\end{checkhyphens}\end{italian}\begin{checkhyphens}[1-1]%\showthe\language
\selectlanguage{ancientgreek}
ΑΠΟΛ. Δοκῶ μοι περὶ ὧν πυνθάνεσθε οὐκ ἀμελέτητος
εἶναι.
\end{checkhyphens}\end{document}`Sostituisci Minion Pro con un altro font se non ne disponi.
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No è esatto; la sillabazione italiana non funziona, però basta anticipare la chiamata a xgreek e le due lingue funzionano anche con la sillabazione.`% !TEX TS-program = LuaLaTeX
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
\documentclass[a4paper,12pt]{article}
\usepackage{fontspec}
\defaultfontfeatures{Contextuals=NoAlternate}
\setmainfont[Ligatures=TeX,Scale=1.1]{EB Garamond}
\usepackage[ancientgreek]{xgreek}
\usepackage{polyglossia}
\setmainlanguage[babelshorthands=true]{italian}
\setotherlanguage[variant=ancient]{greek}
\newfontfamily\greekfont[Scale=MatchLowercase]{GFS Didot}
\usepackage{microtype}
\usepackage{testhyphens}\begin{document}
\begin{italian}\showthe\language
\begin{checkhyphens}[1-1]
Ecco questo è in italiano
\end{checkhyphens}\end{italian}\begin{greek}\begin{checkhyphens}[1-1]\showthe\language
ΑΠΟΛ. Δοκῶ μοι περὶ ὧν πυνθάνεσθε οὐκ ἀμελέτητος
εἶναι.
\end{checkhyphens}\end{greek}
\end{document}`Se lanci questo EMC la compilazione si ferma due volte per permetterti di leggere il numero della lingua, 52 per l’italiano e 84 per il greco. Il pacchetto testhyphens ti compila poi i due testi con una sola parola per ogni riga e divisa in sillabe; Nota che per entrambe le lingue ho impostato i valori minimi di cesura dopola unica prima lettera e prima dell’unica ultima lettera; Se togli l’opzione [1-1] all’apertura di checkhyphens, hai le impostazioni di default.Ho scritto ad Apostols, ma non mi ha ancora risposto.
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