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@Aiello, a parte i virus, quando uno sbaglia a salvare un file perché lo ricodifica, magari diverse volte, inconsapevolmente, in diversi modi in generale non cè nulla da fare. Però nella guida tematica Codifiche in TeX e LaTeX (che trovi qui nella sezione Documentazione di questo sito) è spiegato tutto (o quasi) sulle codifiche; Vi si parla anche su come cambiare codifica a un documento. Si dice anche come fare con le piattaforme WIndows, che notoriamente sono molte diffuse, ma purtroppo sono anche povere di software avanzato, in particolare di software che si possa azionare dalla riga di comando invece che col mouse.In quella guida, per esempio c’è scritto con molta evidenza che quando apri un documento e contiene caratteri strani, devi chiudere subito il programma senza salvare il documento; con questo errore, cioè salvando il documento contenente caratteri strini, l’errore di codifica fa si che il documento venga ricodificato e quindi il problema diventa tanto grave che tornare indietro diventa impossibile. Ecco perché vi si consiglia di non salvare il documento; di crearne una copia di backup, se già non se ne dispone di una, usare un programma come iconv per scoprire sia la codifica di una delle due copie del file ed eventualmente convertirlo in una codifica che si sia in grado di gestire. A monte di tutto questo verificare che le impostazioni dello shell editor siano corrette. Infine si consiglia di usare sempre e soltanto shell editor che siano in grado di auto-configurarsi mediante le “righe magiche” (spiegate in quella guida) e di usare sempre le guide magiche in testa ad ogni file .tex con cui si debba lavorare.
Se prendi queste buone abitudini e ti munisci del programma iconv (sperando di non doverlo usare mai, ma comunque a bordo in modo che in caso di bisogno…; è un po’ come avere il crick in macchina; speri di non doverlo usare mai, ma se fori un pneumatico, per quanto la cosa possa essere noiosa e faticosa, puoi almeno cambiare la ruota forata con la ruota di scorta) vedrai che questo genere di inconvenienti non si presenterà più.
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Benvenuto nel forum.Se usi le funzionalità del pacchetto enumitem, puoi fare le enumerazioni numerate come ti pare, con o senza i rientri, con font particolari, insomma: “come ti pare”!
Ovviamente devi leggerne la documentazione: apri un terminale, ci scrivi dentro il comando texdoc enumitem ed esegui il comando premendo il tasto “Invio”.Non so se esistano modi tipograficamente più eleganti per numerare degli enunciati come nella foto che hai allegato.
Se io componessi un libro per me stesso, e dovessi separare gli enunciati in modo così enfatico, non userei una enumerazione, che richiede periodi completi terminati con il punto e a capo, e che non ammette una introduzione che ne annuncia la formulazione con un enunciato che termia con i due punti.
Per questo scopo, tipograficamente parlando, mi sembrerebbe che una elencazione semplice (detta anche lista puntata) sia sintatticamente più adatta. Ma siccome le grammatiche dela nostra lingua parlano di tutto tranne che delle liste in display, io mi rifaccio ad un articolo pubblicato su ArsTeXnica nel 2015 (puoi scaricare la rivista dalla sezione ArsTeXnica di questo forum). L’è c’è scritto tutto quello che serve conoscere per comporre le liste “tecnico-scientifiche”. Certamente la tua definizione matematica rientra in questa categoria. Siccome quell’articolo non ha la benedizione dell’Accademia della Crusca (nel senso che non ne sono al corrente, e poi perché quell’Accademia dovrebbe occuparsi della lingua formale di matematici e scienziati vari?) sei ovviamente padronissimo di fare come ti pare non solo come stile compositivo ma anche come tipo di lista.
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@Aiello, potrei non rispondei perché le notizie che ti posso dare sono ferali.
Ma mi sembra ingiusto lasciarti senza nessuna risposta.
Temo che un virus ti abbia alterato il file, perché questo genere di cose normalmente succede quando si crea un file e lo si salva con una certa codifica, poi lo si riapre con un;altra codifica.
In questo caso io ho provato a riaprirlo con un decina di codifiche diverse, ho visto caratteri cinesi e coreani, ma con codifiche più europee, compresa la utf8 non ho visto che altre porcherie illeggibili.Se la mia ipotesi del virus fosse vera, spero che tu abbia un back up salvato da qualche altra parte. Non sapendo che sistema operativo usi, non ti so nemmeno suggerire con quale programma antivirus potresti analizzare il tuo disco ed eventualmente ripulirlo.
Mi spiace; forse qualcuno più abile di me ti sa dire cose meno ferali, ma se non hai un back up, dopo aver ripulito la macchina devi ricominciare da capo.
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Non è chiaro che cosa vuoi dire con sia in orizzontale sia in verticale.In ogni caso nella guida GuIT, scaricabile nella sezione Documentazione di questo sito, c’è un esempio di scittura composta in latino, greco e copto in colonne parallele.
Fino a tre colonne una qualche soluzione c’è, probabilmente il software indicato nella GuidGuit riesce a farlo anche su più colonne,ma diventerebbero talmente ste=rette che i testi sarebbero illeggibili. Magari se componi in landscape ce la puoi fare, ma quel testo liturgico è composto in landscape?
Ti preavviso; scrivere in siriaco e in arabo (RL, right to left} mescolato a scritti lingue LR (left to right) da dei problemi con il pacchetto bidi; almeno lo dava fino a qualche mese fa, l’ultima volta che ci ho provato.
Siccome non conosco né l’arabo, né il siriaco, né l’ebraico, gli esercizi che ho fatto erano solo tentativi eseguiti con copia e incolla. tuttavia, pur non sapendo che cosa stavo scrivendo< mi sono venuti fuori dei pasticci. Voglio solo metterti in guardia, perché quello che voi fare mi sembra molto difficile, oltre che molto ambizioso. Può darsi che l'attuale stato di evoluzione di LaTeX non sia ancora a livello di quello che vorresti fare.
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Per il frontespizio il fatto che il carattere sia identico al contenuto è del tutto indifferente.Invece il maiuscoletto di solito con Word è un problema, ma se i font che Word usa lo contengono, allora fra i menu di Word sotto Format si possono scegliere molte caratteristiche tra le quali anche i maiuscoletto.
Certo con LaTeX è più facile…:smile:
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Intanto quei numeri fanno pensare ad un enumerate (enumerazione), non a un itemize (elencazione o lista puntata).L’ambiente align nasce in display, quindi o metti una frase dopo il numero dell’enumerazione e prima di [tt]\begin{align][/tt], del tipo`\item Si considerino le seguenti relazioni`oppure metti l’ambiente align in una scatola (minipage) con la sua prima riga allineata al testo circostante e metti questa scatoal dopo \item; probabilmete devi mettere dentro la scatola uno spazio verticale negativo per toglire lo spazio che viene messo prima delle formule in display, ma a quel punto sei libero da un certo numero di vincoli.
Nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato (scaricabiel dalla sezione Documentazione di questo forum) ci sono le istruzioni per usare le scatole, e alcuni esempi da cui puoi trarre ispirazione; non sono esempi del tuo problema, ma credo che siano sufficienti per risolverlo.
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Sulla GuidaGuIT sono descritti diversi programmi per gestire questa conversone, ma specialmente per convertire da Word a LaTeX.Per convertire da LaTeX (o meglio dal compilato in PDF non non dal codice sorgente .tex a .docx) ci sarebbe Adobe Acrobat Pro che ha quella funzionalità inclusa; il semplice Adobe Reader avrebbe una voce di meno per farlo, ma richede un servizio a pagamento.
Ti confesso che io non faccio mai quelle conversioni, specialmente da PDF a .docx, perché quando me lo chiedono dico loro che se lo facciano da soli; chiunque può copiare da un file PDF (mouse in modalità testo, selezione copia, cambia file, incolla, come si fa con qualunque programma) qindi chiederlo agli autori o ai traduttori, oa a chi ha prodotto il file PDF con un mezzo qualsiasi, vuol dire fargli perdere un mucchi di tempo, per non consumare in prima persona quei pochi minuti, per non dire quella manciatina di secondi, che chi deve usare il formato .docx può configurarsi a suo piacimento, font compresi.
Se disponi di Adobe Acrobat Pro puoi fare il lavoro da PDF a .docx con un solo click Non ho mai provato a vedere come converta la matematica ma non sembra essere il tuo caso, quindi puoi andare tranquilla.
Purtroppo Adobe Acrobat Pro costa alcuni biglietti da 100€, a meno che tu non faccia parte di una istituzione scolastica che va dalle scuole secondarie all’università, per le quali esiste un valido programma di incentivazione della Adobe che permette a studenti e personale di acquistare il prodotto con pochi biglietti da 10€ ; come vedi la differenza è molto sensibile. Nel sito della Adobe è descritto il programma Education. non posso darti maggiori dettagli perché questo forum non può contenere informazioni commerciali.
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In effetti non te li numera con numeri romani perché non ho inserito apposta il cambiamento di numerazione; come ti ho scritto quello è quanto io aggiungerei nel preambolo della MIA tesi, non della tua. Nella mia tesi non userei affatto i numeri romani.Ma se vuoi usarli, nella definizione di \frontmatter aggiungi [tt]\pagenumbering{roman}[/tt] e nella definizione di \mainmatter aggiungi [tt]\pagenumbering{arabic}[/tt].
D’altra parte hai sicuramente scaricato la guida tematica che ti ho indicato e se cerchi “numerazione” o “\pagenumbering” nell’indice anlitico trovi tutto quello che vuoi sapre sulle numerazioni delle pagine.
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Il punto 2 è il meno interessante, nel senso che avrai senz’altro usato qualche maniera per comporre il frontespizio della tesi in una pagina a se stante. Quindi rispetto a quel che riguarda titlepage nel tuo caso non cambia niente.Per il resto la tua domanda è impropria; in questo senso; con book \frontmatter imposta la numerazione romana per la parte iniziale, finché non dai il comando \mainmatter; questa è una pratica che secondo me non dovresti seguire né nella tesi né in nessun altro documento.
Invece \frontmatter e \mainmatter hanno di buono che non numerano le sezioni da \chapter in giù, però ne mettono i titoli nell’indice e nelle testatina (nel tuo caso che componi oneside, solo il titolo del capitolo in tutte le pagine).
Come ottenere questo effetto senza cambiare classe? definendo in modo acconcio nel preambolo della tesi i comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter nel modo che credi. Io nel preambolo ci metterei quanto segue`% Definzioni di \{front|main|back}matter per la mia tesi.
\newcommand\frontmatter{\setcounter{secnumdepth}{-1}\setcounter{tocdepth}{2}}
\newcommand\mainmatter{\setcounter{secnumdepth}{2}\setcounter{tocdepth}{2}}% vedi testo del messaggio
\newcommand\backmatter{\setcounter{secnumdepth}{-2}\setcounter{tocdepth}2}}`L’annotazione [tt]% vedi testo del messaggio[/tt] si riferisce a questo: con i numeri impostati in quella sola riga, esegi la numerazione fino alle sottosezioni; se vuoi numerare e mettere nell’indice solo le sezioni cambia il 2 in 1; se vuoi invece numerare anche le sotto sottosezioni cambia il 2 on 3.Se vuoi sapere l’arcano di questi comandi, di questi contatori e di questi numeri, scaricati al guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato dalla sezione Documentazione di questo sito e, aiutandoti con l’indice analitico, cerca la spiegazione di questi contatori LaTeXe leggi tutto quanto si riferisce a loro.
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È ovvio che si, se non altro la numerazione delle pagine e di conseguenza l’indice; Su qualsiasi guida c’è scritto che cosa fanno i comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter. Te lo riassumo, ricordandoti che altre classi potrebbero fare diversamente.Con book rispetto a report:
1) con book si compone twoside di default.
2) con book si compone come se in report avessi specificato l’opzione titlepage.
3) \frontmatter imposta per le pagine la numerazione romana e disabilita la numerazione dei titoli dei capitoli e di tutti i sezionamenti subalterno, ma ne mette le informazioni sia nell’indice sia nelle testatine.
4) \mainmatter ricominciando da 1 imposta la numerazione delle pagine in cifre arabe; imposta la numerazione dei capitoli e delle sezioni subalterne.
5) \backmatter non reimposta il tipo di numerazione delle pafgine, ma prosegue quella dalla main matter, però disabilità la numerazione dei capitoli e delle sezioni subalterne, mettendo però l’informazione sia nell’indice sia nelle testatine.Altre classi, come memoir, hanno una maggiore versatilità; per esempio memoir dispone dei comandi \frontmatter* e \mainmatter*; la prima non imposta la numerazione romana e quindi la seconda non reimposta la numerazione araba e quindi non ricomincia da 1.
Io uso sempre memoir o classi derivate da memoir, perché con la composizione elettronica non c’è bisgno di ricorrere a questi mezzi che si usavano quando si stampava con caratteri metallici.
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Non c’è niente di strano a parte che Adobe Acrobat è una cosa e Adobe Reader è un’altra.%20 è il codice esadecimale dello spazio scritto da Adobe Reader; \040 è il codice ottale dello spazio scritto da Hyperref nel file di uscita PDF.
Come vedi il Reader ha interpretato correttamente il codice dello spazio: decimale 32, ottale 040 (0x8[sup}2[/sup] + 4×8 +0x1), esadecimale 20 (2×16 + 0x1)
Il messaggio del rider non è un errore, ma la richiesta di confermare che ti fidi del file linkato e che sei sicuro che non sia un file infetto; se l’indirizzo e giusto e il file “TP Link” è giusto, puoi confermare.
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Senti Giulia, posso darti una mano più puntuale se mi fai lavorare su qualcosa di più concreto. Trovi il mio indirizzo di posta elettronica in molti dei documenti che si trovano nella sezione Documentazione e in pacchetti che si trovano su CTAN; io non lo scrivo qui nel forum, non perché sia un segreto (sarebbe un segreto di Pulcinella comunque) ma perché gira troppo malware in giro e ci sono anche degli sniffer che catturano gli indirizzi di posta elettronica; per quanto ne sappia il nostro sito è abbastanza sicuro,ma il webmaster ha già avuto un messaggio di avvertimento perché l’attuale programma di gestione non sarebbe abbastanza sicuro. Quindi fatti una piccola ricerca sul nostro sito e ricordati che mi chiamo OldClaudio perché non sono un giovane, ma sono già un pensionato.:smile:
Mandami quello che hai predisposto per la tua tesi, compreso il file ,bib, i file inclusi (non tutti ma almeno qualcuno), e ciascun file con le sue immagini.
Puoi stare sicura che el informazioni sensibili che mi manderai non saranno diffuse a nessuno e che il tutto resterà fra te e me; non solo, ma quando avremo risolto questo problema, cancellerò tutto dal mio disco, per cui né io né altri potrà farne un uso illecito.Aspetto il malloppo per posta elettronica.
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Scusa, ma che cosa rappresenta il file prova2.tex che hai allegato al tuo precedente messaggio?Esso contiene delle righe che hanno senso solo in un terminale o prompt dei comandi; quella cosa che attivi dal tuo Windows se clicchi su Avvio -> Programmi e se nella finestrina ci scrivi cmd e poi pigi il tasto invio.
Detto questo, che cosa volevi fare con quei comandi per il terminale?
[tt]tex makebst.ins[/tt] serve per estrarre il contenuto dal file makebst.dtx — che cos’è questa cosa?
[tt]latex makebst[/tt]serve per compilare il file makebst.tex perché l’estensione non è specificata — che cosa vuoi fare?
[tt]kpsewhich plain.bst[/tt] serve per cercare con il programma kpsewhich lungo le varie cartelle degli alberi del sistema TeX il file plain.bst; per farlo ha bisogno dei database dei nomi dei file di quegli alberi; ma anche senza database che cosa vorresti fare con lo stile plain.bst?
Con questo file allegato mi spiazzi veramente. Sei sicura di conoscere e saper usare il tuo calcolatore? Non avrei voluto farti questa domanda, ma con prova2.tex mi è venuta fuori malgrado tutto 🙁
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Per il sistema TeX, non solo per i programmi basati su LaTeX, come pdfLaTeX, XeLaTeX e LuaLaTeX, ma per tutti i programmi, lo spazio è un carattere speciale, tanto da avere un codice di categoria suo proprio; sembra facile gestirlo, ma non è così semplice.
Onestamente ti confesso che io non uso mai spazi né nei nomi delle mie cartelle, né nei nomi dei miei file; inoltre evito accuratamente i siti esterni perché non sono compatibili per l’archiviabilità; se proprio non ne posso fare a meno perché devo proprio citare qualcosa trovato in internet (e il server locale farebbe parte di Internet, anche se la rete è locale) ci penso due volte prima di farlo non solo per gli eventuali spazi nell’URL, ma anche eprché oggi quegli URL sono attivi ma domani? È esperienza quotidiana se si naviga a sufficienza, che cliccando link vari, la risposta sia un messaggio d’errore che non dice se il sito ha cambiato nome e come o se è definitivamente defunto. I siti esterni non sono affidabili, quindi citarli o riferirvisi non è una buona strategia.Capisco benissimo che per il manuale che stai scrivendo il problema esiste ed è grave. L’alternativa è rendere quegli URL non cliccabili, ma stamparli semplicemente come stringhe in carattere monospaziato; chi vuole seleziona il testo dal file PDF del manuale, lo copia e lo incolla nel campo URl del proprio browser. Non è comodo, ma funziona per qualsiasi link con o senza spazi; certo non funziona per i siti defunti.:shock:
Una ulteriore soluzione sarebbe quella di convincere i webmaster dei server locali a creare degli alias senza spazi ai link con spazi del server locali. Operazione che potrebbe incontrare la non disponibilità dei webmaster, ma che funzionerebbe alla grande; non li obbligherebbe a cambiare niente, ma solo di aggiungere qualcosa, solo loro sanno quanti alias, ma insegnerebbe loro anche la professionalità di non gestire i server locali a loro immagine e somiglianza, ma pensando all’utenza. Questo è un problema generale; non riguarda solo i webmaster dei server del tuo posto di lavoro, ma riguarda anche le pubbliche amministrazioni che dovrebbero produrre servisi internet per tutti gli utenti, virtualmente tutti i cittadini, ma non pensano che questi cittadini non dispongano degli stessi mezzi e della stessa familiarità con internet di cui dispongono loro.
::Buono a sapersi che MiKTeX è diventato multipiattaforma. Ecco le dimensioni della versione Basic (Dovrebbero essere tutti versione basic, cioè non net installer):
Mac: 47.88 MB
Windows: 206.91 MB
Linux: 25.94 MBIvan, le cifre che riporti sono vere, le ho lette anch’io nel sito Web di MiKTeX.
Ma… C’è un “ma” molto importante. Io ho scoperto MiKTeX per Linux qualche giorno fa da un messaggio nel nostro forum da parte di un utente che non riusciva ad usare il font matematico blackboard bold; ne ho mandato anche un messaggio alla chat su Telegram; Luigi ha risposto sulla chat dopo aver esaminato il contenuto di ciò che viene installato e ha trovato delle incompatibilità di fondo nei codici eseguibili. Non ho la competenza per fare la stessa cosa, né ho voglia di comprarmi una macchina vergine, installarci una qualche versione di Linux e provare ad installarci il MiKTeX per Linux. Certo è che non deve essere semplice la configurazione della post installazione che lo studente che aveva scritto al forum diceva di avere eseguito completamente come descritto nelle istruzioni di MiKTeX; oppure è mal configurato il processo con cui MiKTeX dovrebbe essere capace di installarsi al volo cio che gli manca. Certo @%.94MiB sono veramente pochi e fanno venire l’acquolina in bocca a tutti.Ma tutto dipende dal fatto di essere in rete; siamo davvero sempre tutti in rete? Io certamente nol lo sono; sia perché da pensionato non ho più accesso alla rete del mio “vecchio” ateneo; sia perché mi muovo molto e la rete o un qualunque WiFi non è sempre disponibile. Persino a casa mia a Urbino il modem mi lascia a piedi o il segnale di TIM su linea telefonica non è buono; e un modem legato a un ponte radio non è usabile a causa della posizione della casa.
Perciò l’installazione completa sul mio Mac è preziosa. Mi rendo conto che la mia posizione è particolare.Tuttavia il problema sollevato a suo tempo da Lorenzo e ora ripreso parzialmente da te non regge. Un sistema che si installa con due click e si usa subito a pieno gas, come si potrebbe fare con un Word Processor non funziona per fare le cose che si possono fare con LaTeX.
Vorrei che guardassi le ultime pagine della doc di teubner, fatta per gli umanisti. Sfido chiunque a comporre quei tratti di poesia con informazioni da edizione critica in greco classico con un qualsiasi Word processor. Ma se anche ti rivolgessi ad un programma come LyX con il quala la finestra di editing assomiglia già ad una pagina composta con LaTeX, ti accorgi che un qualunque Word Processor può fare di più, anche se il suo mark up è nascosto e lo si imposta per lo più con un’interfaccia grafica. la necessita di eseguire una presentazione immediata del risultato dell’applicazione di un certo mark up richiede di ridurre il numero di cose che si possono fare: poche cose e fatte così così ma molto velocemente.Il bello di LaTeX è che è un linguaggio di programmazione abbastanza semplice finche usi comandi di alto livello, molto complicato quando vai a vedere che cosa c’è sotto il cofano; in compenso, grazie alal sua modularità, puoi sempre scegliere alcuni pacchetti per fare quello che vorreti fare; dalla filologia del greco classico, alla matematica dei quanti, da una traduzione con testi paralleli del romanzo del XI secolo di “Lady Murakami” sulla “Storia del principe Gengi” scritto in caratteri horigama antichi e, ovviamente, anche in giapponese antico, ai fumetti più moderni; dal disegno programmato, ai disegni più strani tipo la famosa testa di tigre; Dagli schemi concettuali di TiKZ ai dizionari della marina (del nostro amico Heinrich). Persino LyX se vuoi usare le funzionalità di un qualsiasi pacchetto LaTeX, ha bisogno di traduzioni che sfidano qualunque nerd, ma il risultato finale nella schermata del testo LyX è solo una vaga approssimazione di quello che LaTeX sa fare.
Insieme a Guido Milanese abimo tenuto un seminario avanzato su LaTeX ad un gruppo di dottorandi umanisti, alcuni venuti apposta dall’estero. Sono stati tutti contentissimi di imparare ad usare uno strumento così potente. I laureandi umanisti e non umanisti che pensano che LaTeX sia difficile a cominciare da come lo si installa sono delle persone che non combineranno mai nulla di creativo negli anni successivi. I laureati non dovrebbero essere così.
O sono io che sono uscito da troppo tempo dall’università da non rendermi conto che il mondo (universitario) è cambiato?
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