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Se stai usando toptesi anche tu, leggi la documentazione in italiano texdoc toptesi-it e controlla la versione della tua instalalzione di toptesi. È stata aggiornata circa 6 mesì fa e sono aumentate le prestazioni.
In particolare (non da 6 mesi a questa parta ma da alcuni anni) toptesi dispone dei comandi \frontmatter e \mainmatter, che vengono impostati in automatico e di \backmatter che fa quello che desideri senza bisogno di usare \addcontentsline.
Per le testatine probabilmente devi continuare ad usare \markboth{Conclusioni}{Conclusioni}.
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Ho letto le istruzioni del sito MiKTeX; con mia grande sorpresa dall’11 febbraio 2018 MiKTeX sembra installabile anche su Linux e Mac.La procedura per l’installazione da eseguita in due tempi; nel primo tempo si installa la pare di base, nella seocnda si specifica se si vuole avere l’installazione completa so se si vuole il completamanto dinamico; un avviso segnala che se si desidera l’installazione completa, bisogna prepararsi a scaricare 200MiB di roba dalla rete e questo sembra avere l’effetto di impaurire gli utenti che si affidano al completamento dinamico dell’installazione.
I font bbold che Marco vorrebbe usare probabilmente fanno parte dell’installazione completa; non fanno parte della sua installazione, perché nel momento in cui lui li vuole usare viene lanciato METAFONT, che non trova tutto l’armamentario di file .mf necessari per creare si i file metrici tfm, sia i glifi bitmapped.
Certo è che con TeXLive (che di default è installata completa) i font bbfont ci sono e sono in versione Type 1 (vettoriale); non ne esiste nessuna documentazione; ma suppongo che quel bb iniziale indichi “blackboard bold”. Allora guarda con Navigator le cartelle del tuo Ubuntu; cerca la radice non degli eseguibili, ma dei pacchetti; trovata questa radice (che non avendo Ubuntu non ti so dire dove sia a partire dalla radice del disco) e da lì scendi in …/fonts/type1/pubblic/bbold-type1/ e vedi se la cartella esiste e che cosa contiene. Se la cartella non esiste usa il MiKTeXmanager per completare l’installazione.
Oppure usa da terminale il comando locate sans-xbbold.mf. questo comando dovrebe rovare tutti i file con quel nome, se non ne trova leggi bene il messaggio con cui il sistema operativo ti risponde; è possibile che ti dica che il database non esiste; allora sempre da terminale dà il comando sudo updatedb che costruisce il database a bordo del tuo Ubuntu e quando ha finito ridà il comando locate; se continua a non trovarlo vuol proprio dire che non hai l’installazione completa.
I vantaggi di MiKTeX, se funzionasse anche sulle “nuove” piattaforme, è che non deve essere reinstallato ogni anno come succede con TeXLive e MacTeX, però temo che l’abitudine di installare solo la versione basic per risparmiare spazio su disco, ma attivando il completamento dinamico, pone i problemi che stai affrontando.
Prova dunque a seguire le indicazioni del sito MiKTeX per eseguire l’installazione completa. Se continuasse a non funzionare, elimina tutto e installa la TeXLive seguendo le indicazioni del documento texlive-ubuntu.pdf che ti ho indicato nel mio messaggio precedente.
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Guarda questo codice`\documentclass[a4paper,11pt,oneside]{report}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{booktabs,array}
\newcolumntype{T}[1]{>{\centering\arraybackslash}p{#1}}
\begin{document}%\tiny
{\tabcolsep=2pt
\begin{tabular}{|*4{T{1.5em}|}}
\hline
9E & 54 & 27 & A3\\\hline
11 & 03 & BE & EE\\\hline
17 & 91 & 35 & 3D\\\hline
FA & C1 & 01 & B2\\\hline
\end{tabular}}
\end{document}`
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No, credo che la documentazione migliore per makeindex sia quella che si legge con texdoc ind.Tuttavia credo che che @Matteo voglia dire; ho una macro con la quale gestisco tre argomenti, per esempio i “costruttore” potrebbe chiamarsi \treargomenti e quesdo dovrebbe gestire i tre argomenti in modo che qui non interessa, ma che indicherò con “elaboratrearg”. Allora seconndo me il suo problema potrebbe risolversi con il codice seguente`\newcommand*{\treargomenti}[3]{“elaboratrearg”
\index{#1}\index{#2}\index{#3}}`Questo codice indicizza tutti e tre gli argomenti; se ne vuole indicizzare solo due usa solo due dei tre comandi \index che ho indicato; ovviamente questa soluzione, ammesso che io abbia capito il problema (ma non ne sono sicuro), andrebbe bene solo se i due elementi da indicizzare sono sempre gli stessi. Per fare una macro dove sia possibile indicare anche quali argomenti indicizzare ci vuole qualcosa meno semplice, cioè di più complicato. Ma prima di buttarmi in una definizione complicata vorrei avere conferma di avere capito correttamente il suo problema.
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Hai notato che hai caratterizzato la colonna T con una larghezza di 0,1cm?
Certamente sai che 0,1cm=1mm e che un millimetro è circa lo spessore di uno spaghettino; uno spaghetto è già più di 1mm, cotto può arrivare a circa 2mm.
Quindi le tue caselle sono tutte sbordanti a destra proprio perché la larghezza della cella è troppo piccola.
Metti 1cm e vedrai che le cose vanno bene anche con il corpo normale, poi aggiusta la larghezza come meglio credi a seconda del contenuti che ci metti dentro, ma in ogni caso ricordati che specificando le larghezze con unità assolute devi avere un’idea precisa di quanto siano grandi; tenere un righello accanto al PC sulla scrivania non guasta; e se non hai il tipometro del GuIT, ricordati che 1mm equivale a circa 3pt.
Se invece specifichi le larghezze in unità relative ai font in uso, ricordati che 1em è circa uguale al corpo del font per la maggior parte dei font proporzionali e che le maiuscole sono larghe mediamente 0.5em (certo la I è molto più stretta e la M è decisamente più larga, ma tanto per avere una stima iniziale queste valutazioni approssimative vanno abbastanza bene).
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Sì certo, se la tabella è molto piccola e sta bene inserita nel testo.
Per gli oggetti fuori testo vige la punteggiatura ellittica; i tuoi docenti di italiano ti sanno spiegare certamente che cosa sia la punteggiatura ellittica.
Su ArsTeXnica 21 del 2015, che e che perciò puoi scaricare dalla sezione ArsTeXnica di questo sito, c’è un articolo di J.R.Hunt, in italiano, che descrive la punteggiatura ellittica nelle liste.I tuoi docenti di italiano, che rispetto e non critico, non conoscono la tipografia, ma certamente non sono al corrente che la punteggiatura esterna delle formule in display (tu hai composto la tua tabella come se fosse una matrice, e le matrici sono oggetti matematici di dimensioni tali da non poter stare in linea col testo, quindi devono stare in display) dipende dalle tradizioni delle case editrici, perché non esiste una sola grammatica della lingua italiana che prenda in considerazione gli oggetti fuori testo (in display), specialmente se sono oggetti matematici.
Io sono sempre grato ai miei amici docenti di italiano quando mi correggono il mio italiano frettoloso e disattento, spesso piedo di ridondanze,e comunque da 6 all’esame di maturità classica; ma come ingegnere ho scritto di matematica moltissimo e mi sono documentato; ho scoperto, appunto, che epr le formule fuori testo le case editrici si dividono abbastanza equamente secondo le due scuole di pensiero: punteggiatura esterna sì, punteggiatura esterna no. Ho anche trovato che le case editrici più quotate in testi scientifici non usano la punteggiatura esterna.
Sulla GuidaGuT c’è un intero paragrafo su questa questione e vi si spiegano le buone ragioni dell’una e dell’altra scuola di pensiero. Vi si conclude che la punteggiatura ellittica non pone problemi di comprensione, e che è più facile da gestire, della punteggiatura esplicita ma che entrambe le scuole di pensiero sono valide; si raccomanda di scegliere l’una o l’altra punteggiatura e di usarla con coerenza in tutto il documento.
Personalmente, se dovessi mettere un punto dopo una matrice, o una tabella, o un sistema di equazioni, non saprei dove metterlo e la punteggiatura ellittica mi toglie ogni imbarazzo.
Se fossi costretto a mettere la punteggiatura esplicita dopo una matrice, io lo metterei sull’asse matematico, quindi comporrei la matrice centrata sull’asse matematico. ma mi dispiacerebbe molto perché quel piccolo punto a destra della matrice non verrebbe letto come un punto fermo.
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Be’, Ezio, la documentazione dei singoli pacchetti è in inglese, ma nella sezione documentazione di questo sito ci sono guide generali e guide tematiche tutte in italiano; magari nelle guide generali trovi più facilmente esempi di applicazione; esse non sono la documentazione tradotta in italiano dei vari pacchetti. L’unica tradotta è “Il LaTeX Refernece Manual commentato”, completamente in italiano; non sono sicuro, dovrei andarmela a rileggere, ma credo che la sintassi di tabularx sia almeno accennata, così come si accenna anche ad alcune funzionalità del pacchetto array, quello che la LaTeXpdedia stava descrivendo nella pagina 134.È stato bello risentirti; fatti vedere ai prossimi meeting; in fondo vedersi a quattrocchi una volta all’anno non è male e certamante non è un impegno troppo gravoso.
Ciao
Claudio
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Mi giunge totalmente nuovo il fatto che MiKTeX si possa installare anche su una piattaforma Linux.Però ammesso che la procedura che hai indicato sia giusta, devi essere sicuro di avere installato la distribuzione MiKTeX completa ed aggiornata; di solito la pagina di MiKTeX propone una installazione di base che i neofiti si affrettano a scaricare e installare senza leggure ulteriormente pe constatare che quello che stanno instlalndo è solo un piccolissimo assaggio che di solito manca di ogni estensione tranne i pacchetti essenziali.
Andrò a vedere perché devo appurare questa novità; non ho una macchina Linux quindi non posso fare esperimenti diretti, ma posso scoprire questa novità.
Non ho capito perché ti sei rivolto a MiKTeX, nato per le piattaforme Windiws, quando la distribuzione TeXLive per macchine Linux esiste da almeno una dozzina di anni. Inoltre il documento texlive-ubuntu. pdf, scaricabile dalla sezione documentazione di questo sito, indica come far convivere sulla stessa macchina Linux sia la distribuzione conforme alle direttive del Consorzio Debian (a cui Ubuntu è soggetto) sia la versione “vera”, quella che si scarica da CTAN, l’archivio specifico del sistema TeX. ogni guida presente nella sezione documentazione ne parla, e noi (quasi) tutti la consigliamo. Forse perché un numero ristretto di noi usa macchine Windows? Non credo, perché le piattaforme Windows sono almeno l’80% del totale dei PC venduti.
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Parli di indice generale, quello che si ottiene con \tableofcontents o di indice anlitico, quello che si ottiene con \printindex?Per il resto non ho capito bene ma negli idici ci si può mettere tutto quello che si vuole pur di definire macro adatte e di sapere esattamente quello che si vuol fare; quello che si vorrebbe fare è importante, perché potrebe essere anche una cattiva idea e quindi da non farsi.
4 Aprile 2018 alle 16:02 in risposta a: Citazione multipla [1 – 5] in the thebibliography senza natbib #112813::
A me non risulta che thebibiography impedisca di fare citazioni multiple mettendole tutte, separate da virgole, dentro l’argomento di \cite, del tipo`\cite{dante,ariosto,petrarca,boccaccio}`meglio evitare gli spazi prima o dopo le virgole.
Ovviamante “dante” e gli altri nomi della lista, sono le chiavi che hai specificato a \bibitem.Con the bibliography bibtex non c’entra niente. Certo come sempre bisogna compilare più volte perché le chiavi di citazione vanno a finire nel file aux, che deve essere riletto dal programma di composizione e alla terza passata le citazioni escono correttamente.
Ma senza sapere come hai creato il contenuto di thebibliography, e come hai scelto el chiavi e come esegui la citazione multipla, è difficile darti un consiglio.
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Intanto la definizione di \chaptermark è sbagliata, perché \maekboth vuoel due argomenti.\setcounterpage prima di \begin{document non serve a niente, è il valore di default.
Il pacchetto float serve per definire ambienti mobili oltre a figure e table; NON serve epr usare il codice di posizionamento H benché lo definisca, perché NON lo si deve usare mai e per nessun motivo, come è spiegato in ogni guida; potrebbe essere utile per inserti di piccolissime dimensioni, ma di fatto questi inserti sono rarissimi; se sev=rve il comando \captionof per mettere didascalie ad oggetti non mobili (pessima idea; se un oggetto è piccolo e fisso non ha bisogno di nessuna didascalia, se è grande ha bisogno di una didascalia e deve essere mobile.
\DeclareGraphicsExtensions serve per aggiungere estensioni a quelle cercate di default, che sono proprio quelle che specifichi tu; non serve a niente.
Carichi due volte floatsflt
L’impostazione di geometry è orrenda, specialmente tendo conto che un bordo inferiore di 1cm dovrebbe contenere dei piedini fortemente strutturati con molto testo scritto (nome del laureando, relatore (perché prof.ssa quando si chiama Roberta e nessuno può avere dubbi sul suo genere? Le abbreviazioni di quel genere sono corrette solo in commercialese, legalese, burocratese, non in italiano). Per la geometria della pagina devi leggerti qualcosa sull’argomento; nella sezione documentazione di questo sito non hai che l’imbarazzo della scelta. Come regola generale il margine superiore non è mai maggiore del margine inferiore e il margine interno (left) non è mai maggiore del margine esterno. poi dipende da cos ci si vuol mettere nei marigni; testatine e piedini, note marginali esterne ed interne; poi bisogna guardare che li linea di testo (la giustezza, non sia troppo grande tale da perdere il filo per trovare l’inizio della riga successiva perché la lettura diventa faticosa).
Non vado avanti con gli errori che hai commesso, perché come ha detto @Marluxia non devi far altro che inviare un esempio minimo compilabile; questo si fa con le indicazioni contenute nella guida tematica sull’esempio minimo compilabile, sezione documentazione di questo sito. MA dovresti anche fare attenzione a non mettere in pubblico dati sensibili; è chiaro che nessuno di noi abusa del forum per recuperare i nomi dei laureandi e quelli dei relatori; le recenti notizie di livello mondiale relative a all’uso scorretto dei dati personali dovrebbero farti pensare; e dovrebbero indurti ad essere più prudente nel distribuire questi nomi.
Ti suggerisco di leggerti qualche guida; una molto bella nel tuo caso potrebbe essere quella la guida tematica sulla composizione delle tesi.
Il tuo problema potrebbe essere legato al primo errore che ti ho segnalato; ma potrebbe essere legato con altre cose; quindi ci vuole l’esempio minimo compilabile.
4 Aprile 2018 alle 6:39 in risposta a: Biblatex Philosophy-verbose: invertire titolo e curatore in “a cura di” #112793::
Premetto di non essere un esperto di biblatex; né ho molta simpatia per le bibliografie baroccheggianti, come quelle predisposte dagli umanisti; nessuna critica, bene inteso, ma l’uso che si fa dei riferimenti bibliografici negli scritti umanistici non mi piace e l’ho scritto diverse volte. Capisco che in ogni scienza, in ogni disciplina, si conservano usi e costumi diversi, tuttavia,…Secondo me nell’elenco dei riferimenti ha senso comporre come a te non piace; scrivere :
Giovanni Bianchi, Topolino in Mario Rossi (a cura di) I personaggi di Walt Disney, Paperopoli, Paperone Editore, 2020
non dice molto di più, anzi secondo me dice di meno, di
Giovanni Bianchi, Topolino in I personaggi di Walt Disney a cura di Mario Rossi, Paperopoli, Paperone Editore, 2020Nella citazione di quest’opera, se l’etichetta nel file .bib e “inbook:Topolino”, il comando \cite{inbook:Topolino} deve restituire “Bianchi (2020)” e non deve fare nessun riferimento a Rossi che non è l’autore, ma è solo l’assemblatore della coettanea e forse anche il commentatore; Ma si sta citando l’alticolo/contributo di Bianchi non tutta l’opera di Rossi.
Il riferimento a tuttal’opera di Rossi deve avere solo il curatore senza l’elenco dei vari contributi quindi è giusto che quest’opera compaia nella bibliografia come
Mario Rossi (a cura di}, I personaggi di Walt Disney, Paperopoli, Paperone Editore, 2020
e una sua citazione nel teso eseguita con \cite{inbook;PersonggiWD} restituisca “Rossi (2020)”.Se poi si evitano le citazioni in nota è ancora meglio; spazio sprecato a base i Ivi, Ibidem, Loc. cit, e simili per ripetere millanta volte cose che sono implicite nella citazione stessa, eventualmente completata con le informazioni dell’argomento facoltativo del comando \cite.
Questo è il mio modo di vedere; non pretendo che sia il modo migliore di comporre bibliografia e citazioni, ma penso che questo metodo, adottato spesso nelle scienze sperimentali sia efficace e completo. è lo stesso metodo usato nelle bibliografie della nostra Rivista ArsTeXnica, nelle nostre guide generali e tematiche. OK, questi testi non sono umanistici, ma l’efficienza del metodo si vede benissimo.
Scusami la lunghezza del messaggio e l’esposizione di idee che non condividi; ma questo è un forum,una piazza dove ognuno può esprimere le proprie idee purché pertinenti.
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Ezio,
quello che osservo in aggiunta ai commenti puntuali che hai ricevuto da Gustavo e da Tommaso, è che non avresti fatto l’errore che hai fatto se avessi letto la documentazione di tabularx; ahimè, la lettura della documentazione è sempre una operazione che non viene in mente alla maggior parte degli utenti. Ma come tu dici, stai facendo esercizi e quindi la lettura della documentazione è essenziale. Ti ocnsiglio alcune cose epr esercitarti con maggiore efficacia:
1) la documentazione relativa a qualunque pacchetto si legge dando da terminale il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto; nel tuo caso sarebbe bastato dare il comando texdoc tabularx per constatare che l’argomento facoltativo di quell’ambiente serve epr altre cose.
2) L’esempio di tabulazione con specifiche dei font che appare nella pagine 134 della LaTeXpedia riguarda come usare le funzionalità del pacchetto array (documentazione: texdoc array). Quindi leggendo la documentazione e gli esempi che quei testi mostrano, bisogna leggere con attenzione a che cosa quegli esempi si riferiscono; capisco che stavi lavorando a notte fonda e non vedevi l’ora di coricarti, ma…
3) Sbagliando si impara, dice il proverbio. Facendo esercizi per imparare si commettono errori; cercando di venirne a capo da soli è proprio l’esercizio utile per capire come funzionano le cose. Questo non vuol dire che non devi rivolgerti al forum, anzi, il forum è sempre utile per seguire i problemi altrui, per sottoporre i problemi nostri e non c’è nessuno, nemmeno i più esperti, che non ne abbia bisogno di tanto in tanto. Ma l’esercizio per scoprire le cause degli errori è un esercizio utilissimo
4) Nel prossimo numero di Ars (in preparazione) apparirà un articolo di Barbara Beeton che fa parte del servizio di assistenza della American Mathematical Society; Barbara Usa TeX e poi anche LaTeX, dalla loro prima apparizione; La AMS ha sponsorizzato Knuth e il sistema TeX fin dall’inizio; ha sponsorizzato Lamport fin dall’inizio. Il sistema TeX ha avuto come sponsor anche l’Addison Wesley per la produzione dei suoi manuali ufficiali.
Ma torniamo a Barbara. Uno dei suoi compiti è quello di mettere le mani sui contributi da stamapre nelle pubblicazioni dell’AMS, che sono tutti composti con i programmi del sistema TeX, ma che arrivano dagli autori scritti in TeX o in LaTeX ,a con uno stile di “programmazione” rozzo e inadatto alla pubblicazione; ma arrivano anche scritti con word processor vari e talvolta arrivano persino manoscritti (nell’accezione letterale di “scritti a mano”). La ricerca degli errori per lei è una attività quotidiana; ha na lunghissima esperienza, ma ha dovuto sviluppare metodi personali per scoprire gli errori in codici TeX o LaTeX scritti da altri; quindi l’articolo parla di strategie di ricerca degli errori. Interessantissimo. Combinazione, con Tommaso, stavamo scrivendo una guida tematica sugli errori e la loro ricerca. Guarda caso, stavamo scrivendo cose simili a quelle che ha scritto Barbara. Poi il nostro progetto di guida tematica si è arenato; forse perché miravamo troppo in alto e quanto stavamo scrivendo diventava ogni giorno più complesso e la mole della guida tematica diventava troppo grande. Ma per noi è stao molto utile esplorare questo campo e abbiamo anche migliorato le nostre strategie via via che scrivevamo bozze successive di quella guida.Scusa la lunghezza del messaggio
Ciao
ClaudioPS: Mi sono accorto ora di un errore che, apparentemente, fai in modo sistematico: Le virgolette, sia altre inglesi o basse caporali, in italiano non si spaziano mai dal loro contenuto come invece si fa in francese; in italiano è tipografia errata, come lo è in quasi tutte le lingue, tranne il francese. Specifico meglio: nella tipografia italiana moderna è tipografia sbagliata: cento anni fa anche in Italia si spaziavano sia le virgolette sia i segni di inteprunzione per imitazione pedissequa del francese, ma se ti capitano in mo libri italiani, stampi prima dell’ XIX secoclo, quando la modo francesizzante non si era ancora manifestata, vedi che nella nostra tipografia la punteggiatura e le virgolette non sono spaziate.
Se proprio le vuoi spaziare usa il comando \, (valido anche nel testo) che spazia solo di uno spazio fine, non di uno spazio interparola e inoltre è uno spazio insecabile, dopo il quel non si può andare a capo.
Nota che se usi l’opzione italian per babel (documentazione texdoc babel-italian) puoi attivare le doppie virgolette diritte e usare i comando “< e "> rispettivamente per i caporali aperti e per quelli chiusi, queste sequenze eliminano gli spazi che in italiano non ci vogliono, ma lasciano libero l’utente di lasciarli nel file sorgente.
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