OldClaudio

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  • OldClaudio
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      Infatti, la tipografia elettronica si è evoluta un po’; solo che a tutt’oggi non esiste nessun programma gratuito veramente freeware che faccia meglio dei programmi del sistema TeX; e quello che ancora oggi non si fa per niente sono le stampanti che riescono a stampare fogli A4 e A3 intercalati nella stessa esecuzione della stampa di un singolo documento.
      Inoltre TeX è nato perché il suo autore aveva bisogno di avere la matematica ben composta; c’è riuscito alla grande e finora nessun altro programma automatico compone la matematica altrettanto bene; in questi 30 anni anche TeX si è sviluppato molto, ma non è un “semplice” impaginatore come InDesign, Xpress, e simili; questi sono programmi dove il testo viene importato da file scritti con altri programmi, anche se alcune piccole introduzioni possono essere introdotte a mano anche con quei programmi; ma l’operatore deve poi agire riga per riga per sistemare testo e oggetti fuori testo; si riesce anche a comporre in griglia, ma quando si inseriscono oggetti fuori testo l’operatore suda sette camicie per evitare spazi inestetici; dalla sua ha la funzionalità grafica di quei programmi, funzionalità che sono difficili da ottenere interattivamente con LaTeX. Tuttavia, chissà perché, La Hoepli, tanto per non fare nomi, compone il Manuale per l’ingegnere e quello per il geometra con LaTeX. Chissà perché MacGraw Hill, sempre per non fare nomi, usa LaTeX per comporre molti dei suoi testi scientifici; Chissà perché molti linguisti usano LaTeX per comporre edizioni critiche in lingue antiche. Sempre chissà perché sono al corrente che oggi il metodo migliore per produrre antifonali monastici con spartiti in notazione gregoriana si LaTeX nella sua versione LuaLaTeX.
      Non è una questione di fare tifo per questo o per quello; anch’io uso Word per scrivere lettere agli uffici (burocratese e legalese) per i quali la bellezza della composizione non è una priorità. Ma per scrivere lettere personali, leggermente formali, preferisco usare LaTeX con una classe che mi sono scritto per mio uso e consumo.

      Concludendo queste mie osservazioni, con LaTeX si possono fare molte cose, spesso molto belle, altrettanto spesso non superate da altri programmi, ma non fa tutto; per il resto occorrono altri programmi.

      OldClaudio
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        Non è questione di primo o millesimo documento. il problema è difficile e come hai letto nei messaggi precedenti al tuo, non esiste stampante che possa stampare dei fogli A4 alternati a fogli A3; certo per vedere a schermo delle pagine grandi alternate a pagine normali si può fare tranquillamente, ma poi per stampare le cose cambiano decisamente. Se stai scrivendo la tesi, devi pensare ai fogli A3 come tavole fuori testo da comporre separatamente dal testo delle tesi. Che queste pagine facciano parte dello stesso file .tex oppure siano fgli distinti, non ha importanza; ricorda inoltre che esistono delle norme tecniche per piegare i fogli A3 inseriti come tavole fuori testo in un fascicolo in formato A4, che non sono facili da rispettare

        È che specialmente al tuo primo documento, dovresti astenerti da fare cose ardite come quella csi inserire pagine A3 dentro un documento A4.

        E per fare cose spiegate qui sul forum nel messaggio che hai allegato, previste per stampa fronte-retro, e adattare il codice per la stampa solo fronte, vuol dire capire che cosa fanno le macro da modificare e che differenza c’è fra le pagine destre e quelle sinistre. Hai preso coscienza che le pagine destra con composizione twoside hanno solo numeri dispari? Hai notato che in qualunque libro stampto le paigne di destra hanno la numerazione con numeri dispari; Sai che in inglese la parola “odd” viol dire “dispari”? Se sai queste cose, non devi avere difficoltà a capire cosa fare; se hai difficoltà astieniti dal fare queste acrobazie.

        Vorrei specificare che non ti sto facendo lezione dall’alto di un’altissima cattedra. Io uso LaTeX da più di 30 anni, ma non mi è mai venuto in mente di inserire pagine A3 in mezzo a pagine A4; quando sono intervenuto in questo filone di descrizione, ho dovuto studiare con accortezza una soluzione, anzi tre soluzioni, per confezionare le macro che ho suggerito nel mio messaggio che tu stesso hai allegato. Questo ti da una misura di quanto sia acrobatico quello che vorresti fare.

        Ripensaci con tranquillità. per un file PDF potrebbe avere senso; per un file da stampare non ha nessun senso.

        OldClaudio
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          Le macro, come sarebbe bene fare sempre, hanno dei nomi comprensibili nonostante siano in inglese.

          In particolare \hugeoddpage ha il significato di [metti dope puoi una] pagina dispari enorme. Quale codice dovresti modificare? Ovviamente quello, sostituendolo con qualcosa a tuo piacimento che non faccia niente salvo immettere la pagina enorme. Nel testo [metti dove puoi una quel dove puoi è relativo alla presenza dei comandi [tt]\ifodd\value{page} …\else … \fi[/tt], cioè dove la verifica della disparità del numero di pagina lo consente.

          D’altra parte l’esempio che avevo fatto era un cosiddetto Esempio Minimo Compilabile (EMC). Se tu copi l’intero EMC in un nuovo file .tex col nome che ti pare e lo compili, vedi da solo che cosa fanno le tre soluzioni proposte; e se poi le modifichi vedi che cosa succede con ciascuna. È così che si impara a trovare soluzioni creative a problemi insoliti.

          in risposta a: SITOGRAFIA e URL #112789
          OldClaudio
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            Benvenuta nel forum

            Uso poco biber come estrattore della bibliografia dal database; nello stesso tempo tu non dici su quale sistema operativo stai lavorando e quale gestore dei file bibliografici usi; e, infine; non dici se usi pacchetti come natbib i come biblatex.

            Quello che ti posso dire è che ci sono categorie di riferimenti diversi da “book” che contengono in origine la voce url; Per esempio, se lavori su un Mec, e usi il pacchetto biblatex insieme al gestore di bibliografia BibDesk, avresti a disposizione le categorie url, electronic e webpage. Ti sconsiglio url, nonostante il nome; electronic è adatto come un indirizzo ad un e-book da scaricare come file PDF o EPUB o simili altri formati (ti sconsiglio di indicare come riferimenti qualunque cosa diversa da un file PDF); webpage è adatto per indicare una pagina web, non per scaricare qualcosa dalla rete.
            In ogni caso la categoria misc ti permette di aggiungere (con BibDesk) il capo url; quindi anche questa categoria può andare bene.
            Infine esite un campo Note; in questo campo valido per ogni categoria di pubblicazione, puoi scrivere quello che ti pare, compreso un url, naturalmente nella forma che useresti per scrivere un URL nel testo della tua tesi, cioè nella forma [tt]\url{http://www.sito.tipo/sezione/…/sezione/documento.pdf}[/tt] (con significati ovvi dei nomi di fantasia che ho usato}.

            Infine ti do un parere non richiesto: anche se hai consultato la rete per trovare certe informazioni e anche se nel citi l’url, le cose che si trovano in rete sono di vita breve; è quindi possibile che chi legge la tua tesi fra qualche mese o qualche anno, trovi quegli url non più funzionanti; quindi quando citi un url devi specificare la data in cui l’hai consultato, in modo che il futoro lettore sappia che se il link è morto, la colpa non è né tua né sua, ma di chi ha ritirato il documento dalla rete. Sarebbe molto preferibile che indicassi le informazioni corrette perché il futuro lettore possa trovare un documento cartaceo in qualche biblioteca, eventualmente nelle famose biblioteche nazionali dei vari paesi. Il lettore interessato oggigiorno può farsi inviare per posta elettronica le scansioni di testi conservati eletronicamente nelle biblioteche che offrono questo servizio. Invece un link morto non serve a nessuno.
            Questi consigli vengono dalla mia esperienza diretta; ho fatto anch’io l’errore di non conservare gli url con le rispettive date di consultazione di certi documenti che ora non sono più reperibili perché o i link sono morti; oppure perché i motori di ricerca non riescono più a trovare quei riferimenti nemmeno esercitando freneticamante la fantasia nello specificare le parole chiave.

            in risposta a: Consigliereste Tex o Latex per tesi giurisprudenza? #112781
            OldClaudio
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              Credo che non ti basti una settimana per leggere la documentazione; probabilmnete ti basta molto meno; la settima ti occorre epr familiarizzarti con il software, quindi per prima cosa devi scaricare il software gratuito (hai sostanzialmente due o tre scelte: MiKTeX solo per piattaforme Windows, TeXLive per piattaforme Windows, Mac, Linux, TeXlive/Debian solo per piattaforme Linux soggette alle limitazioni del consorzio Debian).

              L’Arte spiega come fare.

              Sottolineo l’importanza di installare TeXLive multi piattaforma anche se lavori su una macchina Linux, ed è importante, secondo me, che sia completa e venga aggiornata; Ora da metà marzo a, probabilmente, metà maggio gli aggiornamanti sono congelati nella versione del 2017, ma verso metà maggio è prevedibile che la versione 2018 sia già disponibile.

              Per te che sei alle prime armi la versione del 2017 va bene lo stesso per esercitarti.
              Ti consiglio di eseguirei semplici esercizi indicati ne L’Arte; poi creati un nuovo documento vuoto dove copi dal tuo file .docx quanto hai già scritto per la tesi (va bene qualunque altro testo con le caratteristiche di un rapporto, una tesina, una relazione, che hai già composto con Word) Aggiungi il mark up LaTeX; quando compilera correttamente avrai imparato moltissimo e sarai in sostanza capace di andare avanti con il resto del documento, via via che la tesi avanza.

              Ripeto: Coraggio! chi ben comincia è già a metà dell’opera! Finché non metti le mani su questo linguaggio di programmazione, non puoi sapere se ti è utile per la tua tesi. Ricordati anche sempre del Forum, ma ricordati di porre le domande di aiuto avendo letto la documentazione disponibile: ce n’è fin troppa, quindi hai solo l’imbarazzo della scelta.

              in risposta a: Consigliereste Tex o Latex per tesi giurisprudenza? #112779
              OldClaudio
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                La domanda ha una sola risposta possibile dai frequentatori del sito del Gruppo Utilizzatori di TeX e LaTeX.

                Tuttavia qui usiamo al 99% LaTeX, e quasi nessuno usa TeX (né nella sua firma di base, né nella forma di Plain TeX) sebbene alcuni di noi usino comandi di basso livello o comandi nativi per creare file di classe e/o file di estensione.

                Ma dalle parole che ho usato, “comandi”, capisci subito che LaTeX non è solo simile ad un linguaggio di programmazione; È un linguaggio di programmazione specifico per trattare testi scritti in varie lingue, compresa la matematica. Ma sebbene il suo creatore abbia creato il programma TeX, arricchitosi poi del linguago LaTeX, proprio per comporre la matematica, questo linguaggio di programmazione va bene per tutto; personalmente ho preparato dei pacchetti per trattare di filologia greca classica e questo non ha nulla a che vedere con la matematica, come puoi immaginare; Ho scritto pacchetti epr scrivere testi devozionali in lingua inglese affiancata alal lingua copta, e anche questo non ha nulla a che vedere con la matematica. In questo momento sto collaborando con una persona esperta di musica antica per comporre un antifonale monastico; ancora la matematica non c’entra per niente. Potrei andare avanti a lungo con esperienze di altre persone che hanno usato LaTeX per fare cose che con la matematica hanno poco o nulla a che fare.

                La tua domanda, a parte le nostre risposte scontate, troverebbe una risposta più oggettiva se tu scaricassi dalla sezione Documentazione di questo sito la guida intitolata L’Arte di scrivere con LaTeX e ne leggessi i primi pochi capitoli dove viene descritto che cosa si può fare con LaTeX; Il testo è anche composto molto bene e ti dà un’idea di come si può gestire l’aspetto grafico della pagina in una maniera che i word processor manco si sognano.

                Poi sta a te decidere se usare LaTeX o continuare a lavorare con Word.

                Ho avuto occasione di compilare gli atti di un congresso i cui contributi erano forniti su supporto informatico ed erano quasi tutti scritti con varie versioni di Word; per quel che riguarda l testo non ho avuto particolari problemi; ho dovuto solo ricomporre tutte le formule, perché quelle di Word oltre a non essere compatibili, era anche orrende (ora con Word la situazione è migliore, tuttavia non confrontabile con quella di LaTeX) e ho dovuto editare le immagini fornite dai vari autori perché alcuni non avevano la più vaga idea di cosa fosse un’immagine di qualità tipografica.

                Tuttavia la tua tesi conterrà solo testo; al massimo potrà contenere qualche tabella, e probabilmente delle liste puntate e/o numerate; Non dovresti metterci molto a importare nel tuo file .tex quanto hai già scritto nel tuo file .docx e rimaneggiare quel poco (come le liste) che non ha un mark up trasparente. Le tabelle possono darti qualche problemino, ma gli editor LaTeX friendly generalmente dispongono di funzionalità semplificate per la composizione delle tabelle. Tieni presente che el tabelle erano difficili da comporre anche quando si componevano a mano; oggi LaTeX consente di risparmiare un mucchio di tempo per comporle, ma richiede comunque più attenzione di quanta ne richieda per comporre il testo.

                Concludendo: Coraggio! Scarica L’Arte e comincia a leggere; scoprirai da solo se ti conviene fare il salto a LaTeX o se continuare con Word.

                in risposta a: Interlinea #112775
                OldClaudio
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                  Quello che ho capito dal messaggio di @Bialetti è che non vuole la formula in display dentro una citazione eseguita con quote spaziata con lo spazio che abitualmente separa le formule fuori testo come prescrive qualunque mnuale di tipografia e qualunque guida di LaTeX.

                  Perché? Dice perché spezza la lettura.

                  Io non capisco che cosa spezzi visto che quegli spazi prima e dopo non la spezzano nei testi non gestiti dentro l’ambiente quote.

                  Inoltre letteracpd fa notare che nell’immagine allegata il testo che precede e segue la formula è composta con una impostazione di \linespread maggiore di 1, quindi con lo scartamento allargato, il che, già di per sé è un altro errore tipografico; lo scartamento delle righe è già quello giusto in base ai caratteri usati e al loro corpo; allargare lo scartamento (o \baselineskip nel gergo di LaTeX) è un modo sicuro per far sembrare il documento composto con un word processor qualsiasi dopo averne impostato «l’interlinea» ad un valore qualsiasi diverso da quello ottimale; in sostanza dopo aver apportato le modifiche che rendono lo stampato brutto, dilettantesco, e mancante di quell’«ars» contenuta nel nome stesso di TeX (dal greco τέχνη che vuol dire, appunto, «arte»).

                  Glielo abbiamo ora già detto in tanti che non deve ridurre quello spazio.

                  Io aggiungo quanto segue.

                  LaTeX è un linguaggio di programmazione Touring-completo, secondo le definizioni degli informatici; quindi ci si può fare qualunque cosa, bella o brutta che sia.

                  Se @Bialetti ci tiene a fare una cosa brutta non ha che da studiarsi il linguaggio LaTeX leggendo non L’Arte di scrivere con LaTeX, che nei limiti di una guida di ampiezza limitata, cerca di guidare il lettore per fare le cose giuste. Può invece leggere la guida tematica “Il LaTeX Reference Manual commentato”, liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito, e studiarsi il linguaggio LaTeX così come l’ha pensato e descritto il suo autore (e come io ho cercato di tradurre commentando, quindi aggiungendo miei pareri personali in merito all’uso di certe strutture o di certi pacchetti usabili dopo che Leslie Lamport ha scritto il suo manuale); lì trova i comandi per fare quello che vuole; non gli dico come fare, che sarebbe un’istigazione a delinquere, ma gli dico di leggersi le cose che riguardano gli spazi verticali gestibili con \vspace; le cose che riguardano la sintassi completa del comando \\; le cose che riguardano le scatole. Dopo aver letto quelle cose può disporre di almeno tre strategie per fare la bruttura che vuol fare…:evil:
                  🙂 🙂 🙂

                  Ci pensi bene; anzi provi a usare qualcuna di quelle strategie e veda il risultato; si accorgerà di quanto sia brutto il risultato, anche se sarà esattamente quello che ha descritto nel suo primo messaggio.

                  in risposta a: Sottotabella problematica (multiriga/multicolonna) #112755
                  OldClaudio
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                    Se proprio ci tieni a mantenere quello spazio ulteriore`
                    \[
                    \begin{array}{ccc}
                    \toprule
                    & A1 & A2 \\
                    \midrule
                    \rule{0pt}{3.5ex}B1 & C & D \\[2ex]
                    \midrule
                    B2 & E & \begin{array}{cc}
                    F & G \\[2ex]
                    H & I
                    \end{array} \\
                    \bottomrule
                    \end{array}
                    \]
                    `Aggiusta il 3.5ex secondo le tue necessità.

                    in risposta a: Sottotabella problematica (multiriga/multicolonna) #112753
                    OldClaudio
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                      `\documentclass[a4paper,12pt]{article}

                      \usepackage[T1]{fontenc}
                      \usepackage[utf8]{inputenc}
                      \usepackage[italian]{babel}

                      \usepackage{booktabs}

                      \begin{document}

                      \[
                      \begin{array}{ccc}
                      \toprule
                      & A1 & A2 \\
                      \midrule
                      B1 & C & D \\
                      \midrule
                      B2 & E & \begin{array}{cc}
                      F & G\\
                      H & I
                      \end{array} \\
                      \bottomrule
                      \end{array}
                      \]

                      \end{document}`Ricorda gli ambienti tabular e arrau sono robusti e possono essere annidati on le debite precauzioni per l’ambiente matematico o testuale.

                      Non sono sicuro che la tabella così creata sia di facile lettura; se riesci a pensare ad una struttura diversa sarebbe meglio. Ti ho mostrato come fare solo per ricordarti e per ricordare a chi legge, che questi ambienti sono annidabili. Credo che nella guida Il LaTeX Reference Manual commentato sia scritto, ma non mi pare che ci sano esempi. Viceversa nella GuidaGuit con ambienti tabular annidati è stata creata la disposizione dei cassettini di una cassa tipografica.

                      in risposta a: Problemi con \Xlemmafont #112717
                      OldClaudio
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                        Enrico, latin9 e latin1 sono quasi la stessa cosa e identificano una codifica adatta alle lingue dell’Europa occidentale con caratteri a 8 bit (cioè codificati con un byte). UTF-8 identifica una particolare transcodifica di UNICODE con caratteri multibite.

                        Sono d’accodo con te che oggi sarebbe meglio usare UTF-8 ma non è un delitto usare una codifica a un byte, almeno finché non usi caratteri diversi da quelli latini. Mi risulta che TeXShop quando non riconosce con una riga magica la codifica preimpostata per Mac, usi al suo posto la codifica latin9; forse la scelta è dovuta ala fatto che il simbolo dell’euro è direttamente accessibile, mentre con la codifica latin1 bisogna usare una macro. Non mi pare una ragione importante, ma tant’è.
                        Quando usi il greco o il cirillico o l’ebraico o…, sarebbe meglio codificare tutto il file sorgente in UTF-8, ma contemporaneamente sarebbe meglio usare LuaLaTeX o XeLaTeX. Come sai io preferisco LuaLaTeX perché consente l’uso completo di microtype e permette di generare più direttamente file archiviabili, tuttavia non sono ragioni così importanti da lasciar perdere pdfLaTeX.

                        Per fortuna, invece, non ho mai avuto bisogno di scrivere un’edizione critica, quindi non mi sono mai trovato nella necessità di usare reledmac o i suoi predecessori.

                        in risposta a: Bibliografia #112744
                        OldClaudio
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                          Maria Stella, sono cose che capitano a tutti i principanti; tutti noi siamo stati principianti, quindi quanto ti dico non è una critica, ma dovrebbe servirti per insegnarti qualcosa.

                          1) Leggi la documentazione e interiorizza il concetto che TeXShop è solo un editor che ha qualche funzionalità per agevolare il lavoro sulmac quando vuoi tipocomporre documenti scritti con il mark up di LaTeX o di Plain o di ConTeXt, o di… Il suo menù a tendina ti permette di scegliere quale programma usare per tipocomporre (tipocomporre := comporre tipograficamente; typeset := type (tipo == carattere tipografico) set mettere a posto, comporre). Per estensione il menù Typeset elenca anche altri programmi da lanciare ma che non sono drettamante legati alla tipografia.

                          2) il file .bib è un database bibliografico dove el informazioni necessarie, facoltative, e persino inutili, sono codificate mediante un testo leggibile direttamante, invece che con oscuri codici come quelli contenuti detro i file .doc, .docx, .otd, page, eccetera prodotti dai word processor. Un database può contenere migliaia di record, am quando costruisci la bibliografia per una dato documento devi poter estrarre solo le informazioni legate ai particolari riferimenti che vuoi citare.

                          3) ci sono due programmi per estrarre le informazioni da un database; uno è bibtex e uno è biber; Il primo è un po’ datato e non riesce a fare certe cose; il seoncdo è “moderno” ed è quello preferibile quando si usa il pacchetto biblatex. Se non vuoi usare un pacchetto avanzato come biblatex, e come ti ha mostrato @Marluxia, puoi usare altri pacchetti (vedi più avanti).

                          4) TeXShop è preimpostato solo per usare bibtex; se vuoi aggiungere un “engine” che lanci l’estrazione dei dati bibliografici dal file .bib, lo puoi fare leggendo la documentazione di TeXShop; Oppure poi usare le righe magiche all’inizio del file .tex; Nel caso specifico se all’inizio de file .tex scrivi`% !BIB TS-program = biber` Automaticamente TeXShop usa biber per l’estrazione dei dati bibliografici dal database invece di usare bibtex per il quale è preimpostato.

                          5) Come fa biber o bibtex ad estrarre le informazioni relative ai documenti citati? Semplicemente in questo modo: supponiamo che il file .tex si chiami midoc.tex:
                          5.a) si lancia pdflatex compilando mydoc.tex; così facendo si produce il file mydoc.aux; questo file ausiliario serve per registrare le chiavi usate con i vari comandi \cite in modo da avere l’elenco dei documenti citati;
                          5.b) biber o bibtex legge il file mydoc.aux e con l’elenco delle cose citate le estrae dal file .bib e priduce un file mydoc.bbl che contiene le istruzioni LaTeX necessarie epr comporre la bibliografia bel documento mydoc.pdf
                          5.c) rilanci pdflatex che compila il file mydoc.tex che attraverso il comando \printbibliography incoprora il file mydoc.bbl. Facendo questo vengono registrate nel file aux anche i significati delle chiavi di citazione.
                          5.d) rilanci pdflatex che compila di nuovo mydoc.tex per produrre mydoc.pdf, ma ora sa a che cosa corrisponde ogni chiave di citazione; se prima i comandi \cite producevano dei punti interrogativi, ora producono la citazione corretta, sia numerica sia letterale, tipo autore anno o simili forme di citazione.
                          5.e) rilanci ancora pdflatex perché la sostituzione dei punti interrogativo con informazioni formate da più caratteri possono aver modificato l’impaginazione, quindi è meglio provvedere a questa ulteriore compilazione.

                          Non ti spaventare; di solito questa trafila va fatta solo la prima volta e quando modifichi il database bibliografico o quando aggiungi qualche altra citazione.

                          6) vuoi citare con il metodo di citazione autore anno, invece che numerica? certo che lo puoi fare; se non usi biblatex con le opzioni per questo tipo di citazioni, usi il pacchetto natbib che ti consente di farlo; naturalmente devi leggerne la documentazione.

                          7) Leggere la documentazione è una frase che non dovrei usare mai; ma è assolutamente evidente, anche epr me che uso LaTeX da più di 30 anni, che non si può usare LaTeX ad intuito, ma bisogna documentarsi, anzi bisogna avere la documentazione sempre a portata di mouse; è tutta disponibile già sul pripo hard disk dopo aver installato una distribuzione del sistema TeX (come MacTeX sul tuo Mac) tenendola, evidentemente, aggiornata (col Mac è facile perché basta usare TeX Live Utility.app, presente nella cartella Applicazioni/TeX/).

                          8…) Mi raccomando, anche se è possibile, non costruire la bibliografia a mano, anche se è possibile farlo. Lavora con i database bibliografici e gli adeguati pocchetti per farlo.

                          in risposta a: Bibliografia #112737
                          OldClaudio
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                            Cosa vuoi dire con “ho eseguito il file .bib”

                            Che interfaccia grafica usi?
                            Alcune interfacce grafiche cancellano i file usiliari dopo aver compilato; senza file ausiliari le cisazioni non possono essere composte.

                            in risposta a: Bibliografia #112734
                            OldClaudio
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                              maria stella” post=113063Buona sera,

                              il mio problema è il seguente:

                              sto scrivendo la tesi e vorrei utilizzare la bibliografia automatica con bibtex. Ho un mac e uso texshop. Ho letto mille guide e visto tutorial, per poi fare sempre la stessa cosa (prima ho creato il file.bib):

                              \bibliographystyle{plain}
                              \bibliography{bibliografia}

                              ma il risultato è sempre lo stesso: [?], cioè nel momento in cui vado a fare una citazione nel testo con \cite, \citet o \citep, nel pdf mi restituisce un punto interrogativo e la bibliografia in fondo alla tesi non si forma.
                              (Ho anche provato vari pacchetti per lo stile come natbib e natbib_ita, ma non funzionano nemmeno scaricandoli e mettendo l’intera cartella nella cartella della tesi).

                              Esiste una soluzione o mi devo rassegnare alla bibliografia manuale?

                              Vi ringrazio per l’attenzione e per l’eventuale aiuto.

                              😕 😀

                              Sei sicura di eseguire bibtex o biber dopo la prima compilazione? Ogni guida per neofiti spiega come gestire la bibliografia e spiega che l’estrazione delle voci bibliografiche dal database .bib avviene esternamente la programma che usi per compilare il tuo testo.

                              in risposta a: Punto fermo dopo tabella #112724
                              OldClaudio
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                                Gustavo ti ha detto come mettere il punto.

                                Chi ti ha detto di mettere il punto (non Gustavo che ti ha detto come) non capisce neinte di tipografia, ma magari sa usare i word processor che NON sono fatti per comporre buona tipografia.

                                Per altro, ti ho detto, i filetti nelle tabelle non ci vogliono. Esiste il pacchetto booktabs che può mettere un filetto spessino sopra la tabella, un altro spessino sotto la tabela e uno sottile per separare le intestazioni delle colonne dal loro contenuto; quelli sono filetti professionali. quelli verticali non ci devono essere mai; quelli orizzontali devono solo servire per gli scopi che ti ho descritto.

                                L’ambiente array serve/serviva al vecchio LaTeX209 (defunto nel 1994), ancora disponibile in LaTeX2e per retrocompatibilità, ma le tabelle, anche con contenuti numerici o comunque matematici, si fanno con tabular e le estensioni che si possono ottenere con le funzionalità del pacchetto array. Nota le cose scritte in nero: sono due cose diverse anche se hanno lo stesso nome.

                                Comunque Gustavo ha ragione: se spighi meglio che cosa vuoi fare è possibile darti consigli migliori per farlo tipograficamente almeno accettabile.

                                in risposta a: Punto fermo dopo tabella #112721
                                OldClaudio
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                                  Tabular si composta così perché il punto dopo la tabella non ci sta per niente. Tabella che poi è un array, quindi a maggior ragione, visto che dentro l’ambiente equation è in display.

                                  Nella tabella non ci vogliono nemmeno i filetti verticali e orizzontali; se vuoi comporre una matrice, usa il pacchetto amsmath e i suoi ambienti matriciali (che scopri, se non li conosci ancora, leggendo al documentazione con il comando da terminale texdoc amsmath).

                                  Nelle formule in display di solito non si mette la punteggiatura esterna alla/e formula/e perché bastano gli spazi a separare le varie parti; ci sono alcune riviste che vogliono la punteggiatura esterna, ma quando uno va a vedere la documentazione per gli autori, loro stessi non la mettono. La punteggiatura nelle forumule in display o ha un significato matematico, oppure non serve a niente. Se ne parla a lungo sia nella cosiddetta GuidaGuIT sia nella guida tematica Comporre matematica, sia nelle ultime versioni di L’Arte di Scrivere con LaTeX. Tutti documenti scaricabili dalla sezione Documentazione di questo sito.

                                  Se vuoi comporre bene, leggi le guide; LaTeX è un linguaggio di programmazione e per usarlo bene bisogna documentarsi; la topografia è un’arte e, a maggior ragione, per praticare quest’arte bisogna documentarsi. LaTeX è un linguaggio per comporre tipograficamente bene, non è un metodo complicato epr comporre come si potrebbe fare con qualsiasi word processor, quindi… 🙂

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