Risposte nei forum create
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Quello, l’ho capito, ma che cosa ti serve? Perché un indice non è un semplice elenco, ma è qualcosa che ti indica dove trovare certe cose.
Io ho fatto indici ricorrendo a imakeidx che non indicano la pagina, ma, per esempio, una lista di manoscritti codificati con delle sigle; ovviamente, e mi pere che già tu lo faccia, ci vuole comunque la lista delle sigle con l’individuazione completa del manoscritto e questa lista non si può fare con imakeidx (o se si può fare, non è semplice).Continuo a fare riferimento a imakeids, perché risparmia un mucchio di lavoro; ci pensa lui a gestire il programma di creazione degli indici, ma non devi preoccuparti di lanciare a mano pdflatex, makeindex, pdflatex, perché fa tutto da solo il pacchetti imakeidx.
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Dunque, buon ultimo arrivo ad aggiungere i miei commenti a quelli che hai già ricevuto.
Spero di non aggiungere entropia ai vari argomenti trattati.1) Carichi due volte il pacchetto graphicx; bisogna cercare di evitare di caricare gli stessi pacchetti, specialamnte con opzioni diverse; si corre il rischio di incorrere nell’errore di Option Clash.
2) Carichi il pacchetto epstopdf che non serve a niente, se non al vecchio LaTeX con usicta in formato DVI. Sono 10 anni circa che pdflatex è in grado di assorbire i file .eps che provvede da solo a convertire in formato pdf. Quindi togli quel pacchetto e lascia fare a pdflatex. Nella cartella dove c’è il tuo file eps ci troverai un file con il nome simile e l’estensione .pdf.
3) Non so che sistema operativo usi, ma di solito sulle macchine unix è facile installare il softeare gratuito gv che rappresenta una interfaccia grafica tra l’utente e i file eps e ps; permette di convertire gli uni negli altri, ma permette anche un minimo di editing, come per esempio l’operazione di scontornare le immagini eps (ma anche le immagine pdf, perché il software converte anche da ps o eps a pdf e viceversa. Sulle piattaforme windows il programma si chiama gview.exe e fa le stesse cose.
4) Se lavori su un Mac non hai bisogno di niente, perché il s \uo visualizzatore di file pdf Anterpima o Preview, apre anche in file ps ed eps e li converte in pdf e li puoi salvare in questo formato. ma puoi anche scontornare con l’interfaccia grafica lavorando colo mouse. Anterima/Preview converte anche i file in formati non vettoriali come png, jpg e anche tiff. ma se disponi di una immagine vettoriale sarebbe un errore diminuirne la facoltà passando ad un formato bitmapped.
5) Usare l’opzione trim si può fare, ma non è altrettanto comodo risptto a lavorare con un’interfaccia grafica; se non hai particolari esigenze che te lo impediscono, resta la via da seguire, ma devi procedere per approssimazioni successive, quindi è una strada non difficile ma laboriosa.
6) Le tue immagini hanno sicuramente dei grossi marigni bianchi attorno e richiedono uno scontornamento “pesante”.
7) Ti suggerisco di non usare mai l’opzione scale=…, perché devi procedere epr tentativi nello scalare un’immaigne di cui non conosci le dimensioni naturali; usa invece l’opzione width=0.7\textwidth o al massimo width=\textwidt; Graphics ci pensa lui a scalare l’immagine di quanto basta perché abbia la larghezza specificata. Dettagli nella guida che leggi dando da terminale il comando texdoc grfguide
8 ) se usi questo trucco`\frame{\includegraphics[width=\textwidth]{immagine}}` racchiudi la tua immagine dentro un contorno che ne rasenta i margini reali; se non devi smarginare è perché il rettangolo che racchiude l’immagine le è tangente, pixel più o pixel meno. Ma se non le è tangente lo scontornamento è d’obbligo. Quando hai tolto i margini bianchi alla tua immagine, togli anche \frame e sei a cavallo.
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Così?`%!TEX encoding = UTF-8 Unicode\documentclass[11pt,a4paper]{article}
\usepackage{imakeidx}
\usepackage[totoc]{idxlayout}\makeindex[program=makeindex, columns=2, name=index, title=Index]
\begin{document}
\subsubsection*{Catalogo}
\paragraph*{Tipo A}
\begin{enumerate}
\renewcommand{\labelenumi}{\textbf{\theenumi}}
\renewcommand{\theenumi}{n. \arabic{enumi}}{\footnotesize \item Oggetto\label{fig:object1}\\
XX, 43
\index[index]{XX!43 \dotfill \ref{fig:object1}|textbf}\item Oggetto\label{fig:object2}\\
XII, 2
\index[index]{XII!2 \dotfill \ref{fig:object2}|textbf}}\end{enumerate}
\paragraph*{Tipo B}
\begin{enumerate}
\renewcommand{\labelenumi}{\textbf{\theenumi}}
\renewcommand{\theenumi}{n. \arabic{enumi}}\setcounter{enumi}{2}
{\footnotesize \item Oggetto\label{fig:object3}\\
XX, 1
\index[index]{XX!1\dotfill \ref{fig:object3}|textbf}}\end{enumerate}
\paragraph*{Tipo C}
\begin{enumerate}
\renewcommand{\labelenumi}{\textbf{\theenumi}}
\renewcommand{\theenumi}{n. \arabic{enumi}}\setcounter{enumi}{3}
{\footnotesize
\item Oggetto\label{fig:object4}\\
XXV, 56
\index[index]{XXV!56\dotfill \ref{fig:object4}|textbf}\item Oggetto\label{fig:object5}\\
LXV, 24
\index[index]{LXV!24\dotfill \ref{fig:object5}|textbf}
}
\end{enumerate}
\pagebreak
\renewcommand*{\indexfont}{\footnotesize}
\idxlayout{columns=2}
\printindex[index]
\end{document}`Basta che to clicchi, qui sopra nel menu che hai quando scrivi dei messaggi, sull’icona che mostra I segni <> azzurri sollo sfondo di un foglio di carta bianca. quando la punta del cursore ci passa sopra si apre ina finestrina che contiene la dicitura “Code”, perciò non puoi sbagliarti. Cliccandovi sopra nella schermata dove stai scrivendo compaiono fra parentesi quadre le scritte “code” e “/code”; porta il cursore esattamente fra queste due scritte racchiuse fra parentesi quadre e incollaci il codice che vuoi allegare e che avrai precedentemente selezionato e copiato nel clipboard. Quando spedisci il messaggio, chi lo legge, e tu stessa nella finestra di lettura del forum, vedi il tuo codice formattato come si deve e senza che occupi troppo spazio.Non so dirti niente su come si costruisce un file .ist che venga incontro alle tue necessità, perché non le ho capite. Ma ti posso dire che se apri un terminale e vi dai ed esegui il comando texdoc ind ti si apre un manuale che ti spiega tutto compreso quello che puoi fare con i file .ist.
Non è facile se non per le cose più banali, ma se spighi meglio che cosa vuoi fare, forse, ripeto, forse ti si può dare una mano.Considera anche la possibilità di usare il pacchetto imakeidx; ti risparmi un mucchio di lavoro dopo che ne hai letto la documentazione. Anche lì si dice qualcosa su come creare un file .ist, ma forse con un esempio troppo semplice rispetto alle tue esigenze.
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@dearick, a meno che tu non lavori su una piattaforma strana o con una installazione molto datata, sono quasi 10 anni che i programmi di TeXLive accettano l’inserimento di figure eps senza bisogno di invocare nessun pacchetto particolare, tranne ovviamente graphicx che è necessario per inserire tutti i tipi di figure che pdflatex, xelatex, lualatex possono incorporare; i formati accettabili sono pdf, jpg, png eps, mps.Quindi la tuta domanda non trova una risposta a meno che, appunto, tu non ti trovi in una situazione molto particolare, di cui però nessuno di noi sa niente.
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Si tratta di file PDF; tutte le dcumentazioni sono file PDF in TeXLive. quindi se Windows ti chiede con cosa aprire, vuol dire che sulla tua macchina l’estensione PDF non è associata a nessun file. Adobe Reader va benissimo, ma i sistemi operativi come Win10 hanno un loro visualizzatore di file pdf già predefinito; L’installazione di TeXLive su Windows installava ance un file di visualizzazione PSview.exe che permetteva di leggere sia i file PostScript sia quelli PDF. Iso l’imperfetto, perché questo succedeva finché potevo mettere le mani su un Notepad Windows; questo Notepad è virtualmente defunto, comunque inoperabile; dovrei reinstallare tutto da capo perdendo tutto quello che c’è sul disco, quindi mi trattengo solo in attesa di un miracolo (o della voglia di fare le cose per beino) Sicocme il mio Mac mi soddisfa al 100%, non sono incoraggiato a perdere un paio di giorni per far girare un vecchio Notepad.Se dai il comando kpsewhich texlive.pdf dovresti ottenere l’indirizzo comapleto cuqindi potresti aprire il file anche con TeXworks (installato insieme a TeXLive), che serve per editare i file sorgente .tex, ma che ha il suo visualizzatore PDF integrato quindi può aprire e mostrare anche i file PDF.
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Guardando l’immagine che hai allegato vedo due cose, una delle quali mi lascia perprlesso, cioè che dal disegno dell’immagine io non capisco su quale piattaforma stai lavorando.
La seconda cosa è che oggi quesi tutte le interfacce grafiche nascondono l’estensione dei file, quaindi non sai che cosa siano i file nelle tue caselel, dove la distinzione viene fatta solo con la piccola icona a fianco; peccato che per file non appartenenti al sistema operativo le icone usate siano se non uguali, certo molto simili e poco distinguibili.Qualunque sia il sistema operativo impostalo in modo che nell’Explore/Navigato/Finder l’estensione sia sempre visibile; non ringrazierai mai abbastanza per questo consiglio, anche se ora ti sembra che, avendone fatto a meno da quando hai cominciato a usare il calcolatore e non avendone mai sentito il bisogno, ti sembra una cosa del tutto superflua.
Generalmente gli script di installazione installano TeXLive la radice di tutto quello che serve in /usr/local/texlive per le macchine Linux; in /usr/local/texlive per i Mac, ma sicome nel Mac la cartella /usr è protetta, viene installato anche un file virtuale per “imbrogliare” il sistema operatio e per consentire all’utene di esplorare l’intero albero di cartelle. Sulle macchine Windows il discorso è più vago perché con i suoi sistemi operativi non è chiara la distinzione fra amministratore e utente normale: il primo ha licenza di fare tutto quello che crede, anche di incasinare il tutto; il seocndo dovrebbe avere facoltà limitate in modo da non fare danni, ma forse questo oggi succede solo con Win10. Cerca nel navigatore sotto C:\programmi\texlive\2017\bin\ per vedere se ci sono tutti i file eseguibili (non metto le mani sul fuoco in merito all’indirizzo esatto, ma quello che ho tirato ad indovinare non dovrebbe essere tanto lontano dal percorso corretto; io non uso macchine Windows da più di 10 anni e mi sono dimenticato tante cose). Perciò se trovi texlive\2017\ on tutte le sue cartele subalterne in posti diversi dalla cartella Downloads, cancela pure tutto quello che c’è in Downloads. Personalmente, viste le cartelle e i file misteriosi (a causa della mancanza dell’estensione) sono propenso a crede che l’installazione in texlive\2017\ sia andata a buon fine, ma la mia sensazione non deve indurti ad agire senza discernimento accertandoti in prima persona che la cartella texlive\201\ sia effetivamente presente e con un percorso a partire da C:\ che non contenga la cartella Downloads.
Se sai usare la finestra comandi su Windows o sulla macchina su cui stai lavorando puoi dare il comando, per esempio kpsewhich book.cls che dovrebbe restituirti il percorso completo di quel file, e da lì capisci subito dove è installata la radice dei suoi alberi interni. Sul mio MAc questo comando mi restituisce la risposta[tt]/usr/local/texlive/2017/texmf-dist/tex/latex/base/book.cls[/tt]
Oppure puoi dare il comando texdoc texlive e nel fiel che ti si apre può leggere tutto quello che ti serve in merito alle cose specifiche per i diversi sistemi operativi. (non è una lettura facile, ma se vuoi usare TeXLive con competenza, sabbe bene che almeno una scorsa la dessi a quel documento)
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TeXLive è una evoluzione di TeTeX più moderna. Seguendo le indicazioni contenute nel documento texlive-ubuntu.pdf (accessiabele con il link presente nelal sezione documentazione di questo sito) si può installare la versione TeXLive completa da CTAN accanto a quella targata Debian dai repositories Debian a cui Slackware accede. è vero che quei repositories contengono anche TeTeX, ma non so quanto siano aggiornati; a me risulta che l’aggiornamento di TeTeX sia cessato nel 2006; forse sbaglio, ma altri utenti che usano Slackware mi dicono che si trovano benissimo con TeXLive scaricato da CTAN seguendo el indicazioni di quel documento. Se non altro questa installazione à aggiornabile con la frequenza che uno vuole (io lo faccio circa una volata alal settimana e ogni volta ci sono alcune decine di pachhetti da aggiornare e una manciatina di nuovi pacchetti da aggiungere) quindi io non mi “fossilizzerei” su una installazione che viene aggiornata, se va bene, una volta all’anno, ammesso che venga aggiornata.
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Sì, è vero che ho mostrato un modo più corretto di comporre sil segno del differenziale (valido solo per le scienze “sperimentali”; i matematici non sono tenuti a osservare le norme ISO, anche se personalmente le ritengo molto utili e sensate in ogni ambito; ma io ho il peccato originale di non essere un matematico, quindi non impongo niente a nessuno).Il MWE di @davidebond conteneva molti errori e non volevo infierire più di tanto nel segnalarglieli.
Ma hai ragione: [tt]\text{d}y[/tt] mette la y in corsivo matematico lasciando al d in tondo, ma non inserisce lo spazietto prima della d.
Ora mi permetto di aggiungere un consiglio per @davidebond, consiglio che credo di avergli già dato alcune volte: leggi la documentazione. Nella sezione Documentazione di questo sito ce n’è a volontà, anche per la matematica delle grandezze. Se @davidebond è un matematico che non si sente vincolato alle norme ISO è padronissimo di non seguirle, tuttavia la guida tematica sulla matematica insegna anche molte altre cose su come comporre la matematica; forse c’è persino descritto un modo per affrontare il problema che l’ha spinto a chiedere assistenza al forum.
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Be’, strano, perché la possibilità di salvare in diverse codifiche è presente di TeXShop da almeno 10 anni; la correzione ortografica in abiente Cocoa e diverse alte funzinalità sono presenti anche in TeXShop; certo gli shortcut sono un’altra cosa e ogni editor ha i suoi; Salvo che poi di fatto uno si abitua ad unsarne na mezza dozzina e non ci pensa più. Dipende dal modo personale di usare l’editor.
Buono a sapersi che esiste anche n altro editor Latex freiendly per il Mac.
Grazie dell’informazione
Claudio
::Non si capisce ene che cosa vuoi dire che l’integrale si trova in una tabella e lo vuoi dividere per un motivo che non capisco.
Però ti sposso segnalare che il tuo esempio minimo compilabiie contiene alcuni errori e va modificato così, almeno perché sia compilabile:`\documentclass{amsart}
\usepackage{amssymb}\begin{document}
$10\otimes \int_{\mathbb{R}}^m j_{\epsilon}(x-y)f(y)\text{d}y=10$
\end{document}`Il primo errore è costituito dal fatto che non bisogna mai usare il pacchetto latexsym perché serve solo con latex nella versione 209, defunta nel 1994, puì serivre per ricompilare un documento “antico” con più di 20 anni d’età.
Il secondo errore è che manca di una graffa chiusa.
Il terzo errore è che la y inserita nell’argomento di \text esce in tondo invece che in corsivo matematicoIl quarto errore, opinabile, ma che consiglierei di tenere presente, è che gli integrali in text mode (n linea col testo o dentro le celle di una tabella, diventano troppo piccoli e diventano quindi orrendi. Io specificherei dentro una cella di tabella il \displaystyle; ovviamente è una questione di gusti, ma…
Se poi rimandassi un esempio minimo compilabile che mostri davvero il tuo problema, sarebbe meglio…
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Non si capisce ene che cosa vuoi dire che l’integrale si trova in una tabella e lo vuoi dividere per un motivo che non capisco.Però ti sposso segnalare che il tuo esempio minimo compilabiie contiene alcuni errori e va modificato così, almeno perché sia compilabile:[code]\documentclass{amsart}
\usepackage{amssymb}\begin{document}
$10\otimes \int_{\mathbb{R}}^m j_{\epsilon}(x-y)f(y)\text{d}y=10$
\end{document}[code]Il primo errore è costituito dal fatto che non bisogna mai usare il pacchetto latexsym perché serve solo con latex nella versione 209, defunta nel 1994, puì serivre per ricompilare un documento “antico” con più di 20 anni d’età.
Il secondo errore è che manca di una graffa chiusa.
Il terzo errore è che la y inserita nell’argomento di \text esce in tondo invece che in corsivo matematicoIl quarto errore, opinabile, ma che consiglierei di tenere presente, è che gli integrali in text mode (n linea col testo o dentro le celle di una tabella, diventano troppo piccoli e diventano quindi orrendi. Io specificherei dentro una cella di tabella il \displaystyle; ovviamente è una questione di gusti, ma…
Se poi rimandassi un esempio minimo compilabile che mostri davvero il tuo problema, sarebbe meglio…
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Se ho capito bene le tue necessità, la soluzione è quella di impostare i due contatori tocdepth e secnumdepth mediante il solito comando, per esempio, \setcounter{tocdepth}{0}.
Se vuoi le sezioni, sottosezioni, ecc. numerate devi impostare l’altro contatore, ma devi decidere fino a che profondità di sezionamento vuoi arrivare. Se imponi \setcounter{secnumdepth}{1} numeri le sezioni ma non le sottosezioni e le sezioni più basse. Se imponi \setcounter{secnumdepth}{2} arrivi a numerare fino alle sottosezioni.Inoltre, se il titolo vero, indipendentemente dalla numerazione, è un po’ lungo, non è opportuno che appaia né nell’indice, né nelle testatine. Qui viene in aiuto l’argomento facoltativo del comando \section, e dei comandi di sezionamenti subalterni: \section[Titolo breve]{Titolo lungo}. è chiaro che in questo modo puoi scegliere che cosa scrivere sia nel Titolo lungo, sia nella sua parafrasi Titolo breve.
Quello che ti consiglio è di non esagerare con titoli narrativi, come i titoli dei film di una nota regista; i titoli dovrebbero essere sempre sintetici, massimo due righe i Titoli lunghi. Ma i Titoli brevi non dovrebbero superare più o meno la mezza riga. Te ne accorgi nelle testatine se sono sufficientemente brevi, perché se non lo sono possono ricoprire il numero della pagina o anche fuoriuscire dal bordo dello specchio di stampa.
Ricorda che se i comandi di sezionamento non sono numerati e non compaiono nell’indice, il loro titolo non compare nemeno nelle testatine; per cui sei costretto ad usare i comandi \markboth e/o \markright.
Tutte queste cose sono descritte (più o meno dettagliatamente) nelle guide generali e nella guida tematica “Il LaTeX Referenc Manual commentato” dove, appunto, i commenti aggiungono informazioni d’uso rispetto alla fredda enunciazione della sintassi dei comandi LaTeX. Guide generali e guide tematiche possono essere scaricate liberamente dalla sezione Documentazione di questo sito.
4 Marzo 2018 alle 18:08 in risposta a: Download di TeX Live “tramite internet” o con file ISO #112557::
L’immagine ISO è creata all’inizio dell’anno”ufficiale”, in genere alla fine di maggio, dopo può essere aggiornata quando si vuole.
Il download tramite internet richiede un mucchio di tempo che dipende dalla velocità della connessione e dal traffico internet sulla rete. Inoltre ogni “bundle” (che spesso viene chiamato pacchetto) implica un dialogo di connessione fra l’utente e la rete. per cui è possibile che durante questo dialogo si superi il tempo di attesa del programma preposto, per cui il collegamento cade; non è che quanto già scaricato debba essere caricato di nuovo, ma chiaramente bisogna riconnettersi e ricominciare almeno, se va bene, dal punto a cui si era arrivati. In compenso quello che si scarica è già perfettamente aggiornato.Quindi all’inzio dell’anno di validità è decisamente più valido scaricare l’ISO, installare e aggiornare, diciamo, una volta ogni una o due settimane.
Ora che mancano tre mesi alla fine dell’anno ufficiale e la versione TeXLive 2018 sarà disponile completamente aggiornata fra tre mesi, sembra più utile scaricare da internet; io preferirei comunque scaricare l’ISO, e poi aggiornare; tieni presente che in questi passati 9 mesi ogni settimana ci sono stati una quarantina di bundle aggiornati e una mezza dozzina di nuovi bundle installati, 9 mesi vuol dire circe 36volte tanto. Per fortuna ciascun bundle è stato aggiornato diverse volte, quindi non sono 1440 bundle da aggiornare e 150 nuovi bundle da installare, ma comunque il primo aggiornamento richiede abbastanza tempo; successivamente ogni una o due settimane ci si perdono solitamente meno di 5 minuti ad aggiornare, quindi il problema non si pone.
Io oggi ti consiglierei di installare al versione 2017 dall’ISO, ma non è una prescrizione, è solo quello che farei io.
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No, MarcoRiggirello, ci vuole epr entrambi un po meno della meta per tenere conto del bordo vuoto che separa il testo dalla figura che ha accanto.Fra le varie opzioni dell’ambiente wrapfig si possono usare codici diversi, minuscoli e maiuscoli per mettere in posizione le figure “avvolte” dal testo.
Di solito si ottengono pessimi risultati, specialmente se le figure avvolte sono più alte di qualche riga equivalante di testo. E basta una minima correzione del testo che la precede per avere figure che finiscono dove vogliono loro anche nel margine inferiore.Chi avvolge le figure con qualunque word processor di solito ottine risultati pessimi, ma non se ne accorge perché chi usa i word processor non ha nessuna cura per la qualità tipografica.
Per esperienza diretta posso dire che l’unico posto dove una figura avvolta non dà problemi è a fianco del primo capoverso di un capitolo, sempre che questo capoverso sia sufficientemente lungo. In qualsiasi altra posizione si perde un mucchio di tempo per aggiustare le dimensioni della figura e del capoverso per poi scoprire che si sballa tutto alla prima modifica del testo precedente. Il primo capoverso di una capitolo è e resta il primo capoverso e non ce ne sono altri che lo precedano e possano essere modificati.
In conclusione, sebbene essita il pacchetto wrapfig, le figure e le tabelle avvolte sarebbero da evitare sempre; piuttosto se ne affiancano due in orizzontale se non si vuole sprecare spazio nel documento; piuttosto, se sono davvero piccole, se ne possono mettere diverse assieme dentro un unico ambiente flottante sotto forma di sottofigure o sottotabelle con le loro sottodidascalie con le funzionalità del pacchetto subfig, ma si tratta spesso di ripieghi nel caso che le figure raggruppate non siano in qualche modo correlate.
Vedi dunque che la gestione di queste cose è molto più delicato di quanto si possa immaginare.
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