OldClaudio

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  • in risposta a: Tesi con LaTeX #112320
    OldClaudio
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      Benvenuto nel forum.

      Usare LaTeX richiede un certo studio; non è una cosa immediata e quasi intuitiva come con i word processor.

      Dovrai comunque dedicare un po’ di tempo per assimilarne la filosofia e per imparare ad usarlo

      ti suggerisco:

      1) la lettura della guida tematica relativa alle tesi di laurea che scarichi dalla sezione Documentazione di questo sito; riguarda espressamente quello che chiedi, ma, attento, presume una certa conoscenza di LaTeX.

      Ti suggerisco il pacchetto TOPtesi (citato e descritto anche nella guida tematica suddetta); se hai già instalalto il sistema TeX, possibilmente la versione completa e aggiornata di TeXLive (se installi da disco ISO, devi aggiornarla, perché il file ISO per l’installazione risale al maggio 2017 e nel frattempo TOPtesi è stato pesantemente aggiornato alla versione 6.1.12 del gennaio 2018) leggi la documentazione in italiano di TOPtesi dando da terminale il comando texdoc toptesi-it. TOptesi è particolarmente indicato per generare il frontespizio come più ti aggrada, ma il logo del PoliMI te lo devi scaricare e indicare esplicitamente fra i comandi del frontespizio. Quel pacchetto non distrinuisce nessun lodo di nessuna università per ovvi motivi legali, visto che il logo è di proprietà esclusiva dell’ateneo che quindi lo lascia usare a chi vuole e sotto esplicite condizioni.

      in risposta a: problemi con l’uso di subsubsection #112316
      OldClaudio
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        Sono riuscito a trovare in rete il pacchetto svmono.zip.
        Ho visto che si tratta di un pacchetto predisposto dalla Springer Verlag, nota casa editrice che produce molti testi scientifici.

        Questa classe svmono serve per le monografie da pubblicare per la Pringer Verlag.
        Gli esempi e la documentazione contenuti in quel pacchetto zip indicano chiaramente che la Springer non vuole le sotto sottosezioni numerate.

        La classe è del 2006, non vecchissima, ma decisamente non aggiornata; Infatti fa ancora riferimento al file composto in formato DVI e all’uso di figure vettoriali in formato EPS; il sistema TeX dal 2009 ha esteso il programma di composizione pdfLATeX per produrre direttamente file composti nel formato PDF e mentre prima pdfLaTeX non poteva usare immagini nel formato EPS, dal 2009 lo può fare tranquillamente. In rete, non so se dallo stesso sito di Springer, si trova un’altra versione di svmono.cls del 2009; non le ho confrontate salvo per constatare che la versione del 2009 contiene cierca 1900 righe di codice, mentre quella del 2006 ne contiene circa 1600. Le istruzioni e la documentazioni di Springer si riferiscono solo alla versione del 2006.

        Detto questo, senza nessuna critica per la classe predisposta dalla Springer per i testi che quella casa editrice pubblica, quella classe non è adatta per scrivere tesi; o meglio, si può, ma ci si deve attenere allo stile della Springer che non è necessariamente quello che va bene per una tesi, a cominciare dal frontespizio.

        Quindi la raccomandazione che ti posso dare è quella di usare una qualunque delle classi per tesi di laurea che ti ho indicato nel precedente messaggio.

        PS: Ho provato ad adattare il tuo esempio minimo non compilabile usando la classe svmono del 2009; ancora paeggio, nel senso che l’impostazione di secnumdepth al valore 3 è hardwired nel codice della versione del 2009. Chi ha fatto quelle modifiche non ha evidentemente collaudato le sue modifiche con un testo che contenesse le sotto sottosezioni; strano modo di procedere…
        Non mi permetto di commentare negativamente, perché anch’io commetto questo genere di errori. Però c’è una differenza, cioè che io ci metto il mio nome, mentre chi ha fatto quelle cose ci ha messo un nome altrui, quello della Springer.

        in risposta a: problemi con l’uso di subsubsection #112315
        OldClaudio
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          Benvenuto/a @cri su questo forum.

          Sono contento che hai cominciato con il tuo primo messaggio accludendo un esempio minimo, purtroppo non compilabile.

          Quindi nessuno può dirti che cosa succede nel tuo file per i seguenti motivi.

          1) iI file che si dovrebbe compilare in realtà è inserito nel flusso di elaborazione mediante un \include; quindi se non alleghi anche una minima parte del tuo file, o meglio, se non togli quell’\include sostituendolo con un po’ di codice con capitoli, sezioni, sottosezioni, sotto sottosezioni, che contengano magari solo un capoverso sia pure formato solo da qualche parola, nessuno ha voglia di crearsi questa struttura da solo.

          2) quel che è peggio usi una classe ignota; svmono non fa parte della distribuzione aggiornata e completa della distribuzione di TeXLive installata da CTAN. è la distribuzione più completa che ci sia, quindi se non è lì, si tratta di un prodotto personale di qualcuno che te l’ha passato o che tu hia scaricato dalla rete — nota che sconsigliamo sempre di fare cose del genere; mai scaricare roba dalla rete a meno che il sito non sia CTAN (cosa del resto inutile se si usa TeXLive aggiornata e completa), o gli altri siti dei gruppi ufficiali degli gruppi di utilizzatori di TeX.

          3) Il tuo preambolo contiene cose che nessuno di noi userebbe per costruire una tesi in italiano; già makeindiex andrebbe sostituito con imakeidx, pacchetto costruito dal nostro gruppo e che permette di non preoccuparsi dell’indice analitico, perché pdfLaTeX lo costruisce da solo senza seguire la procedura iterativa indicata nelle guide straniere e, generalmente parlando, spesso non aggiornate; a maggior ragione ignorate da coloro che fanno qualcosa di strano per se stessi, e poi lo forniscono ad altri, come sembra essere svmono.

          4) latexsym è un pacchetto che forse non si usa più (almeno non dovrebbe essere più) usato da una ventina d’anni. Oggi si usa amssymb ma per la matematica un po’ più estesa di quella che già da solo LaTeX riesce a comporre si usano i pacchetti amsmath e amssymb.

          5) xtab è un ottimo pacchetto che estende le funzionalità di supertabular; noi di solito usiamo longtable, sebbene qualcuno dica che non è perfetto. Non sono in grado di confermarlo. Tuttavia non vorrei che avessi caricato xtab per comporre tabelle di una decina di righe spezzate a fine pagina come farebbe qualunque word processor. Sarebbe un grosso errore. Le tabelle da spezzare a fine pagina hanno senso se e solo se durano diverse pagine.

          6) psfig dovrebbe servire per comporre l’indice a due colonne? ma quando mai!

          7) o usi algorithm o usi algorithmic; potrebbero essere in conflitto l’uno con l’altro.

          8 ) multirow serve per imitare le tabelle dei word processor; non per comporre buona tipografia.

          9) carichi due volte il pacchetto eurosym; anche se LaTeX ci pensa da solo a non caricare due volte lo stesso pacchetto, questa “distrazione” potrebbe costare cara con un conflitto di opzioni; messaggio d’errore “Option clash”. Ecco perché bisognerebbe stare attenti a non caricare mai due o più volte lo stesso pacchetto.

          10) Sai esattamente a che cosa servono i comandi \makeatletter e \makeatother? Non per ché li usi a sproposito.

          11) Sai esattamente a che cosa serve l’opzione italian per il pacchetto babel? No, perché se lo sapessi non ridefiniresti \contentsname e \listfigurename che sono già definiti da quell’opzione e la classe dovrebbe già scriverli dal sola in nero; svmono non lo fa? allora perché usi una classe non standard che richiede tante estensioni e correzioni, compresa quella di non lasciare abbastanza spazio al numero delle sotto sottosezioni?

          Scusami, se ti ho fatto troppe critiche; ma visto che sei all’inizio è meglio correggere subito i passi falsi che si imparano usando classi strane, o senza sapere quello che si sta facendo.

          Suppongo che tu abbia scaricato dalla sezione Documentazione di questo sito una delle guide come LaTeX per l’impaziente, oppure L’Arte di scrivere con LaTeX, oppure LaTeXpedia, oppure Introduzione all’arte tipografica con LaTeX; inoltre avrai già visto che quella sezione Documentazione contiene anche una certa collezione di guide tematiche, una delle quali si riferisce a come comporre un Esempio Minimo Compilabile.

          Dai, @cri, chi ben comincia è già a metà dell’opera, come dice il proverbio!

          Hai purtroppo cominciato con una classe “sbagliata”; guardati in giro nella distribuzione del tuo sistema TeX, trovi diverse classi come suftesi, sapthesis, TOPtesi, per scrivere belle tesi in italiano e in altre lingue; la prima è piuttosto generica e permette di comporre bellissime tesi, specialmente in ambito umanistico, ma non solo in quello; sapthesis è particolarmente indicata per comporre le tesi per l’Università La Sapienza di Roma; TOPtesi è un grosso pacchetto modulare che permette di comporre tesi di ogni genere (dalla tesina per l’esame di maturità italiano, alle dissertazioni di dottorato e consente di comporre il frontespizio in una decina di modi diversi, ma particolarmente indicate per tesi di doppia laurea per gli sudenti in programmi di doppio titolo secondo gli scambi europei e extra europei sotto l’egida del programma Erasmus) Hai solo l’imbarazzo della scelta; ti basta leggerne la documentazione aprendo un terminale (chiamato prompt dei comandi sulle macchine Windows) e scrivendoci dentro il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto; per esempio texdoc suftesi e ti si apre il visualizzatore dei file PDF con la documentazione pronta da leggere. Prova e vedrai quanto è comodo.

          in risposta a: MARGINI DI UNA PAGINA #112296
          OldClaudio
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            Sarah22″ post=112633Ha colto nel segno. Lavoro per un’azienda di grafica e stampa, ma fino ad oggi non ci era mai capitato che un cliente ci mandasse un file già impaginato (o impaginato a metà) con questo software. E’ stata una richiesta strana che stiamo cercando di soddisfare ugualmente.
            Mi è parso di capire che questo è un sistema complesso e poco intuitivo, necessita di studio e ricerca, ragion per cui prenderò in considerazione il consiglio di tutti voi di studiare le guide per venire a capo di questa situazione.
            Grazie per i consigli! 😆 😆

            Mi pare di avere capito che questo “strano” lavoro che vi ha sottoposto il cliente vi sia arrivato sia come PDF, sia come file sorgente sotto forma di un o più file cone estensione .tex e con gli allegati (figure ed altro) da includervi dentro.

            Non so che rapporti abbiate con il cliente, ma io vedrei due possibilità.

            1) I linguaggio LaTeX non è intuitivo, sono d’accordo, ma bisogna prenderci la mano e poi lo si “ama” tanto da non poterne fare più a meno. Quindi imparare ad usarlo può essere utile anche a voi, non solo per questo lavoro particolare, ma in futuro in generale.

            2) preparate un foglio con l’elenco delle specifiche di impaginazione: gabbai del testo, testatine, piedini, margini, spazi fra testo e oggetti fuori testo. Font da usare per le diverse tipologie di testo:pagina del titolo, titoli correnti dei paragrafi, sottoparagrafi e simili. ma lasciategli al libertà di usare i font che ritiene più opportuni chiedendogli solo di scegliere font che abbiano certe caratteristiche geometriche, tipo copro, occhio delle minuscole, scartamento, e simili cose, ma non imponetegli l’interlinea, nè una famiglia specifica di font nelle sue varietà graziata, sgraziata, monospaziata, di serie media e nera, diritta, corsiva, maiuscoletta, e simili; lasciategli la linertà di scegliere la famiglia i font che preferisce, specialmente se il libro non contiene solo semplice testo, ma anche matematica. Se usare Formato delle immagini da includere: immagini vettoriali, bitmapped, eccetera. Quant’altro riteniate opportuno per il “book design” che volete realizzare. Spedite questo foglio al cliente e chiedetegli di ricomporre il testo seguendo quelle specifiche. Per il cliente si tratta soltanto di una mezz’oretta di lavoro.

            3) Approfittate dei punti 1) e 2) per creare una classe di documento (detto anche “foglio di stile” con altri software) in modo che potete distribuire ai vostri clienti questo file di classe, in modo che sempre, senza aggiustatine di dell’ultimo minuto, i vostri clienti possano fornirvi le cose già pronte all’uso.

            Tenete presente che il punto 3) viene scelto da molte case editrici, una fra tutte la Springer Verlag, ma anche altre; io stesso in tempi ormai remoti ho scritto classi per alcune casi editrici italiane o filiali italiane di case editrici straniere, quando avevano da creare libri con impaginazioni particolari e contenenti molta matematica. Mi risulta che alcune case editrici italiane usino LaTeX per comporre libri contenenti testi per edizioni critiche contenenti anche lingue antiche, greco in particolare.
            Insomma, se vi rendete autonomi utenti sistematici del sistema TeX, la cosa vi avvantaggia rispetto a chi pensa che esistano solo i word processor. Inoltre il tutto non vi costa una lira, ops!, un euro. Vi costa solo in formazione per imparare ad usare un software complesso ma potentissimo.

            Dia un’occhiata a questo LINK

            Scarichi anche alcune delle guide tematiche dalla sezione Documentazione di questo sito; sono state tutte composte con questo sistema TeX, qualcuna con il programma di composizione pdfLaTeX, altre con XeLaTeX o LuaLaTeX; alcune sono molto semplici, altre contengono testi molto particolari, ma tutto fatto con il mark up LaTeX; non sto reclamizzando nulla; le sto solo indicando quello che si può fare con questo sistema di tipocomposizione e che NON si può fare con i word processor.

            Con gli impaginatori professionali (che costano diversi biglietti da 500€) si possono fare anche altre cose, ma lavorando col mouse per trattare il testo da impaginare come se fosse un oggetto grafico; vanno molto bene per stampati contenenti solo testo, ma quando deve gestire anche oggetti fuori testo come la matematica o un brano di poesia in greco con il mark up che usano i filologi di ellenistica quei software professionali richiedono uno sforzo incredibile all’operatore e non è detto che che si ottengano risultati migliori di quelli che si possono ottenere con LaTeX.

            in risposta a: ENCICLOPEDIA CON LATEX #112312
            OldClaudio
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              Intanto benvenuto nel forum.

              Cominciare con una enciclopedia di 210 pagine circa (perché non 2600 pagine, visto che l’alfabeto contiene 26 lettere?) mi sembra un lavoro enorme.

              Tuttavia ho già affrontato un problema simile con un dizionario di astronomia; ne ho scritto insieme al vero ideatore dell’opera, Heirich Fleck, su ArsTeXnica di diversi anni fa; cerca nella sezione ArsTeXnica di questa sezione; ne vedrai alcune pagine, dove ti rendi conto sia dell’impostazione a due colonne, sia di come sono scritti i lemmi. Alcuni lemmi sono magari di una sola riga, ma altri arrivano anche alle 30 pagine. Quelli lunghi sono divisi in sezioni e sottosezioni, ma non troverai mai la tipica intestazione di \section, \subsection eccetera, come sarebbe in un libro.

              Capisco che una enciclopedia non è una dizionario, ma nel momento in cui le voci sono ordinate alfabeticamente, la differenza diventa piccola.

              Usare \includeonly, \include e, in alcuni casi, \input è quello che chiunque abbia un po’ di pratica farebbe; quindi hai pensato bene di rivolgerti a quei comandi.

              Armati di molta santa pazienza e buon lavoro.

              in risposta a: riferimenti formule #112307
              OldClaudio
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                Ho cercato in rete e ho trovato solo pacchetti per comporre diversamente gli intervalli di cose numerabili che contengono numeri contigui; pagine, note al piede, e simili.

                Ho provato a domandarmi perché non è una cosa analoga per le equazioni; la risposta che mi sono dato è che i numeri delle equazioni non sono “numeri”, ma sono stringhe di caratteri fra cui anche delle cifre. Ora è chiaro che con LaTeX e molto o poco olio di gomito si può fare di tutto, ma l’olio di gomito da consumare per eseguire il parsing delle equazioni mi sembra eccessivo se confrontato con la pochissima fatica in più che occorre per scrivere due comandi \eqref e le proposizioni da … a.

                Se le cose da comporre sono : “…le equazioni (3.1), (3.2), (3,3} e (3.4)… (composte con [tt]\eqref{equ:pippo, equ:sempronio, equ:caio, equ:pluto}[/tt]) scrivere semplicemente [tt]da \eqref{equ;pippo} a \eqref{equ:pluto}[/tt] mi sembra anche più economico e semplice, oltre che meno passibile di errori.

                Ma ci sarebbe un’altra strada; se le equazioni da citare sono contigue e, magari, anche incolonnate, mi pare che la cosa più semplice sia di usare l’ambiente subequations di amsmath; con questo ambiente si può avere un solo numero per l’intero assimen di formule, e, volendo, si dispone du una sotto numerazione per le singole espressioni.

                Cerca subequations nella documentazione di amsmath; vedrai quanto è semplice usarlo.

                Se invece le formule con numerazioni contigue non sono raccolte in un unico insieme, allora la prima soluzione che ho indicato all’inizio, mi sembra più conveniente.

                D’altra parte Gustavo ti ha già dato un’altra indicazione; leggine la documentazione come Gustavo ti ha indicato.

                A me era sfuggita; per fortuna c’è Gustavo che è più attento di me. 🙂

                in risposta a: Spostare titolo pacchetto frontespizio #112304
                OldClaudio
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                  Invece a me non torna che tu debba spostare il logo dell’ateneo con la filigrana; o ti stai esprimendo in modo impreciso, oppure non stai inserendo il logo come filigrana; Questa, infatti, viene inserita nel frontespizio SOTTO il testo scritto, quindi non puoi spostarla; quello che devi fare, piuttosto è dimensionare correttamente l’immagine che vuoi usare e schiarirla a sufficienza da poter essere usata come filigrana.

                  Se invece inserisci il logo dell’ateneo in modo corretto, come descritto nella documentazione del pacchetto frontespizio, qel logo finisce nella colonna di sinistra senza interferire con il testo. Va da sé che loghi che non contengano solo il “timbro” dell’ateneo, non sono adatti a questo uso, a meno che tu non li rimpicciolisca tanto da diventare illeggibili.

                  Frontespizio è un ottimo pacchetto, ma non va bene per qualunque frontespizio, qualunque logo, qualunque nome di ateneo, eccetera.

                  In ogni caso allega un esempio minimo compilabile del tuo frontespizio, con nomi di fantasia, come ha detto @Marluxia, e forse potrai ricevere consigli e indicazioni adatte al tuo caso.

                  in risposta a: MARGINI DI UNA PAGINA #112292
                  OldClaudio
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                    Sarah22″ post=112608Salve a tutti,
                    ho un ergente bisogno di una delucidazione sul funzionamento di questo software. 😕
                    Mi è stato commissionato un lavoro con dei file i Tex Latex, ma non ne capisco il funzionamento.
                    Il mio compito è quello di cambiare i margini di pagina, quindi modificare la gabbia del testo. Come devo fare?

                    Ciao @Sarah22, ho letto i messaggi che ti sono stati già mandati e non aggiungo niente a quanto ti è già stato detto, che sottoscrivo fino all’ultima virgola.

                    Sono rimasto colpito dalla tua frase “Mi è stato commissionato un lavoro…” Ne deduco che in un modo o nell’altro tu ti guadagni da vivere anche impaginando testi. Magari “guadagnarsi da vivere” non è la tua sola attività, ma certamente fa parte della tua professione.

                    Ecco perché comprendere il software del sistema TeX è importante per la tua professione. Certo finche si tratta di cambiare la gabbia e di modificare il corpo normale dei font, la cosa è quasi banale e forse ti sono sufficienti i consigli che ti sono stati dati.

                    Ma LaTeX e gli altri software del sistema TeX sono dei modi per gestire i testi da comporre tipograficamente molto diversi da programmi come MS-Word, OpenOffice/LibreOffice Writer, MacOSX Pages, ed altri simili. Questi word processor “descrivono” il modo di gestire il testo da comporre semplicemente nascondendo all’utente il mark up che qualifica il testo, lasciando all’utente solo il compito di evidenziare col mouse dei brani per poi cliccare su voci di menu o su icone delle barre degli strumenti per inserire il tipo di mark up desiderato. Gli effetti di queste impostazioni vengono resi visibili subito, e questo è il loro punto di forza; l’utente vede sullo schermo immediatamente quello che ha fatto e crede che quello sia proprio quello che otterrà quando manderà il file alla stampante. Ma questi word processor fanno solo quello per i quali sono stati programmati sacrificando la qualità della composizione alla velocità di presentazione sullo schermo.

                    TeX, LaTeX, pdfLATeX, XeLaTeX, LuaLaTeX, eccetera sono delle specie di linguaggi di programmazione, nel senso che il mark up viene scritto esplicitamente dall’utente usando comandi, dichiarazioni, ambienti e altre simili strutture intercalati al testo da comporre; l’utente usa un editor testuale per fare queste cose, al limite il semplice Notepad dei sistemi Windows, che serve solo per inserire serie di caratteri nei file che produce, senza nessuna attenzione a che cosa quei caratteri significhino. è poi il programma tex.exe, o latex.exe, o pdflatex.exe, eccetera, che legge quella file di caratteri, li interpreta e produce il testo composto in certi formati, per esempio in PDF (Portable Document Format). Nel fare questa operazione ha maggiore libertà di un word processor per svolgere il suo compito e i risultati si vedono ad occhio nudo; non c’è bisogno di essere tipografi per vedere la diversa qualità della composizione dello stesso testo composto con un word processor o con uno di quei programmi del sistema TeX.

                    Aggiungo il fatto che quei linguaggi di mark up sono tali da poter definire nuovi comandi, nuove dichiarazioni, nuovi ambienti, nuovi…, per cui le funzionalità di questi programmi sono estensibili ad libitum per produrre qualunque risultato; certo non sono onnipotenti, ma il confronto con i word processor relega questi ultimi a software validi solo per testi per i quali la qualità non è un parametro rilevante e di fatto servono solo per comporre fatture, lettere commerciali, verbali di riunioni ed altre simili cose che non richiedono nessuna professionalità editoriale.

                    Non è un caso che il primo embrione del sistema TeX venne concepito nel 1978, e dopo 40 anni il sistema sia ancora valido, sia pure enormemente esteso; essendo un sistema modulare, estensibile con pacchetti di nuove definizioni per gli scopi più svariati
                    (oggi, secondo quanto si legge nell’archivio ufficiale di TeX, CTAN [Comprehensive TeX Archive Network: Rete di Archivi Completi di TeX] i pacchetti disponibili superano il numero di 5000) Si può fare davvero tanto e nessun altro software può fare altrettanto.
                    Non vuol dire che un utente debba saper usare a occhi chiusi tutti i 5000 pacchetti; tutti noi che usiamo questo sistema di composizione teniamo sempre a portata di mouse la documentazione di ogni pacchetto, in modo da poterne usare le funzionalità come si deve, cioè al meglio.

                    Ecco, questo lungo messaggio vorrebbe servire per incoraggiarti a documentarti su questo sistema; aumenterebbe moltissimo la tua professionalità e la tua competenza tipografica; magare ci sono cose che non appaiono mai nella tua attività, ma la comprensione della logica dietro ai programmi del sistema TeX è molto importante.
                    Mi fermo qui. I testi che ti sono stati suggeriti sono a metà strada fra i manuali e i testi di grafica editoriale; complessivamente di buona tipografia. Non è necessario leggerli dalla prima all’ultima pagina, alcuni sono mattoni pesantissimi (io ne ho scritto uno di circa 800 pagine… non spaventarti); di solito sono istruttivi i primi 4 o 5 capitoli; il resto è più o meno autosufficiente ed ha valore tematico: un argomento, un capitolo. Non escludo che dopo queste letture e un po’ di pratica tu possa diventare una colonna portante del gruppo italiano degli utilizzatori di TeX 🙂 😉 😎

                    in risposta a: problemi compilazione bibliografia #112284
                    OldClaudio
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                      Buongiorno,
                      ho letto la discussione e approfitto per chiedere aiuto in merito.
                      Ho composto il file bibliografia.bib e vorrei che venisse stampata nel pdf del documento principale.
                      Ho impostato biber anziché Bibtex nelle configurazioni di texmaker e ho compilato una prima volta il documento con pfdlatex. Quando però compilo il file.bib scelgo di compilarlo con Bibtex da menù a tendina di texmaker anzichè con pdflatex ma compare il messaggio di errore che allego in figura.
                      Non saprei come procedere altrimenti, come “lanciare biber dall’apposito tasto dell’editor” come riportato nella guida di Pantieri Gordini, oltre che scegliere “bibtex” anziché “pdflatex” pur avendo impostato biber.
                      La mia bibliografia inizia con

                      \documentclass{article}

                      \usepackage{filecontents}
                      % genera il file .bib della bibliografia
                      \begin{filecontents*}{bibliografia.bib}

                      e nel file principale ho inserito nel preambolo, oltre alle opzioni di stile:
                      \addbibresource{bibliografia.bib}

                      Ringrazio in anticipo chi saprà essermi di aiuto.

                      Come al solito, @kia, non ti metti nei panni di chi potrebbe darti una mano; non dici con che cosa compili la bibliografia; e non mostri un esempio minimo compilabile.

                      Un esempio minimo compilabile contiene il minimo indispensabile per replicare il tuo problema; in file che chiunque possa selezionare nel tuo messaggio, copiarlo, incollarlo in un nuovo file .tex, salvarlo con un nome che gli faccia comodo, e compilarlo ottenendo lo stesso problema che hai tu.

                      Con il poco che scrivi si può solo tirare ad indovinare;
                      Per esempio non mostri niente dentro l’ambiente filecontents* cominciato con [tt]\begin{filecontents*}{bibliografia.bib}[/tt]; sicura che ci sia anche il corrispondente [tt]\end{filecontents*}[/tt]?

                      Sicura che i record bibliografici siano composti correttamente?
                      Sicura che il tuo comando BibTeX dal menù a tendina corrisponda a lanciare biber, e non bibtex?
                      Sicura che fra le opzioni del pacchetto biblatex ci sia anche backend=biber?

                      Insomma queste sono informazioni importanti, altrimenti la sfera di cristallo non dà informazioni di nessun genere 🙂

                      in risposta a: errore nella compilazione #112278
                      OldClaudio
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                        Quando trovi errori di questo tipo devi cercare la graffa mancante;

                        Il tipo è: “Paragraph ended before … was complete.

                        in risposta a: Distribuzione TeXlive/Debian #112267
                        OldClaudio
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                          Indrjo Dedej” post=112594Buona serata a tutti.
                          Ho un altro problemino. Ho da poco installato Ubuntu 17.10 e ci messo anche TeXlive 2017. Ho installato texworks in questo modo:
                          `
                          sudo apt-get install texworks
                          `
                          Ma a operazioni finite mi ritrovo che di default quando gli faccio compprre il file pdf va conTeXlive/Debian. Ho paura che si sia portato dietro questa cosa. Ho fatto allora
                          `
                          sudo apt-get purge texworks && sudo apt-get autoremove
                          `
                          Sperando di rimuovere tutto quello che si è portato dietro. Cerca cerca sul computer ho visto che ci sono dei texlive-doc texmf fuori da /usr/local/texlive e la cosa mi ha insospettito. Allora come posso rimuovere queste “zavorre” una volta per tutte? Ho letto questo. Secondo voi potrebbe andare bene? Ho con me la iso di TeXlive 2017 e quindi posso spendere altri 20 minuti per reinstallarlo.

                          Quello che c’è scritto in quel link di tex-exchange va bene, ma leggi fino in fondo perché forse quella mezza dozzina di rm non sono completi.
                          Io non dispongo di Linux, ma quando ne disponevo facevo come dice lì.

                          Invece installa TeXLive dalla ISO seguendo fedelmente quello che c’è scritto nel documento texlive-ubuntu.pdf che trovi anche nella sezione Documentazione di questo forum E non installare mai più TeXLive usando apt-get con le sue varie opzioni, che servono per installare TeXLive/Debian.
                          Ho spiegato millanta volte perché la versione Debian, facile da installare sulle macchine conformi ai dettami Debian, sia, appunto, facile da installare, ma difficile da aggiornare. La TeXLive/CTAN dispone del programma tlmgr col quale aggiorni la distribuzione di una data annata tanto spesso quanto vuoi. Il repository CTAN con i suoi mirror viene aggiornato quasi una volta al giorno. In una settimana accumula una trentina di pacchetti aggiornabili; il totale dei pacchetti installati supera i 4000. Ma sei sicuro di avere l’installazione completa e di non dover mai installare pacchetti mancanti — almeno finché parliamo dei pacchetti facenti parte di TeXLive. D’altra parte evita di installare pacchetti che non siano quelli ufficieli di CTAN o quelli scricabili dai siti dei vari gruppi di TeX Users ufficiali.

                          in risposta a: Spazio che precede e segue le citazioni lunghe #112264
                          OldClaudio
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                            Non è facile e nemmeno consigliabile.
                            Per farlo sarebbe necessario cambiare certi parametri interni formati da spazi elastici (se non sai cosa sono scaricati la guida Il LaTeX Reference Manual commentato dalla sezione documentazione di questo sito; cerca nell’indice analitico e vai alle pagine indicate).

                            LaTeX usa molto gli spazi elastici; questi sono spazi dotati di una larghezza naturale, di un allungmento e di un accorciamento; vengon usati sia in modo orizzontale (quando il programma allinea le parole in ogni riga, e in modo verticale (quando il programma allinea verticalmente i vari oggetti: i capoversi, le formule, le list, le figure, le citazioni, le tabelle, eccetera).

                            A che cosa servono? Servono per ottenere la giustificazione orizzontale (righe della stessa larghezza) e la giustificazione verticale (pagine col contenuto della stessa altezza). Servono per andare a capo nelle righe e nelle pagine senza lasciare mezze parole nei righini di fine capoverso, o righe orfane o vedove alla fine o all’inizio delle pagine; dopo le intestazioni dei paragrafi, nelle citazioni, eccetera.

                            Se privi questi spazi della loro allungabilità e accorciabilità non riesci ad ottenere tutte quelle altre cose che ho elencato sopra;

                            Puoi però impostare la composizione del testo in bandiera (comando \raggedright) o la pagina di altezza variabile (comando \raggedbottom); puoi agire a mano inserendo un fine pagina esplicito alla fine dele pagine che contengono spazi verticali troppo allargati; puoi definirti dei comandi che spezzino la pagina solo se alla fine non c’è abbastanza spazio per il titolo di un paragrafo seguito dal suo spazio e da almeno due righe di testo; insomma si può agire a mano solo nei casi dove c’è bisogno di una aggiustatina; ma queste aggiustatine solo quando il documento è praticamente definitivo e non ha bisogno di ulteriori modifiche se non queste piccole cose solamente estetiche.

                            Ricordati solo che LaTeX è un programma che contiene tanta intelligenza quanta ne ha usata il suo creatore, nell’economia delle cose che non richiedono tempi di compilazioni troppo lunghi; sono frutto di compromessi e di ottimizzazioni; L’algoritmo per dividere in righe ciascun capoverso ricorre ad un procedimento in tre stadi due dei quali usano un’ottimizzazione discreta, che nessun altro programma, anche quelli professionali da migliaia di dollari, è capace di fare. Ora è chiaro che i parametri di ottimizzazione possono essere modificati (perché tutto è ottimo a seconda del criterio che si usa per valutarne la bontà) ma è molto difficile farlo in modo che davvero la composizione finale appaia subito come un prodotto “artistico”.

                            Concludendo:
                            1) se vuoi sapere come il programma divide i capoversi in righe o come divide un testo in pagine, la cosa è spiegata in parte nella guida tematica che ho indicato sopra e i modo un poco più approfondito nella guide Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX — sempre scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito)
                            2) non preoccuparti di questi spazi se non alla fine quando starai per dare alle stampe il tuo prodotto finale;le aggiustatine le farai allora, non prima.

                            in risposta a: installazione pacchetti #112262
                            OldClaudio
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                              Sei la seconda persona di cui io abbia notizia che usa Slackware.
                              L’altra persona (e forse anche tu) instala e aggiorna il sistema TeX usando sempre le istruzioni contenute nella guida di Gregorio, texlive-YEAR-ubuntu.pdf (-YEAR in effetti non fa parte del nome, ma serve per ricordare che le informazioni contenute in quel testo richiedono di cambiare le informazioni sull’anno…) per disporre di TeXLive/CTAN aggiornabile con la dovuta frequenza, e non con la (bassa) frequenza che decide il consorzio Debian. L’altra persona è molto contenta di questo modo di procedere. Probabilmente anche tu se installi TeXLive/CTAN.

                              in risposta a: installazione pacchetti #112260
                              OldClaudio
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                                @linpassion
                                , non mi risulta che abbiamo mai dato istruzioni per installare pacchetti che non fanno parte del sistema TeX; al massimo abbiamo dato istruzioni per installare pacchetti custom scaricati dalla rete e fatti da chissà chi, che talvolta servono, anche se in generale è meglio astenersi.

                                Invece abbbiamo sempre detto di installare il sistema TeX completo (non basic, per intenderci) e di non pasticciare con i pacchetti che già fanno parte della distribuzione; Abbiamo sempre raccomandato, invece, di tenere aggiornata la propria installazione usando il programma tlmgr (tlmgr.exe su Windows; TeX Live Utility.app su Mac) e sempre per lo stesso motivo abbiamo sempre sconsigliato di usare l’installazione TeXLive/Debian nelle piattaforme Linux conformi ai dettami del consorzio Debian. Questa distribuzione è garantita da quel consorzio ma vien aggiornata una volta all’anno, mentre la versione che si scarica da CTAN è aggirnata all’origine quotiddianamente e gli utenti la possono tenere aggiornata ogni dieci o quindici giorni.

                                Beamer fa parte della distribuzione completa del sistema TeX; perché dunque te lo vuoi installare a mano? Se hai seguito le nostre raccomandazioni, lo hai già a bordo del tuo computer anche se non te ne sei accorto…:smile:
                                Se invece hai una versione basic, be’, allora hai scelto la strada difficile e per installare a mano i pacchetti devi leggere i loro file README e manifest.tex che dovrebbero sempre dire come fare; ogni pacchetto ha le sue prerogative, quindi è difficile parlare in generale. Beamer, inoltre, non è facile da installare a mano. Ma l’errore, caso mai, è di avere scelto di installare una distribuzione basic del sistema TeX, diciamo un 300 pacchetti contro i più di 4000 dell’installazione completa.

                                in risposta a: errore pacchetto amsmath #112257
                                OldClaudio
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                                  Se avessi letto qualche guida sapresti che dentro gli ambienti matematici non sono ammesse righe vuote. Se vuoi mantenere il codice aperto e più facilmente leggibile, metti un segno di commento all’inizio delle due righe vuote.


                                  @kia9
                                  , ti assicuro che risparmieresti un mucchoi di tempo se leggessi una guida; nel tempo in cui aspetti che qualcuno ti risponda, fai in tempo a leggerti quel che ti serve; di solito le guide hanno capitoli autosufficienti, per cui se hai bisogno di documentarti su un argomento, ti basta leggere il solo capitolo relativo a quell’argomento. Una sfogliata generale per sapere che argomenti tratta la guida non gusta, ma questo ti porta via 10 minuti.

                                  Leggere le guide è anche un punto della netiquette do ogni forum, anche questo formum; hai dichiarato di averlo letto quando ti sei inscritta.:smile:

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