OldClaudio

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  • in risposta a: Paragrafo cancellato #112373
    OldClaudio
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      È relativamente facile mettere in una scatola il capoverso (si chiama così, non paragrafo che viene dall’inglese paragraph. Il paragrafo italiano è la “section” inglese; il “paragraph” inglese è il capoverso italiano — scusa se mi sono permesso di puntualizzare. pensa che alcuni italiani chiamano il capoverso con il nome “alinea” , ma questo è il francese “à linéa”) e poi metterci una riga centrata sulla scatola alta quanto la scatola si può fare facilmente con l’ambiente picture di LaTeX o con l’ambiente tikzpicture del pacchetto TiKZ.

      Ma vai incontro a spiacevoli inconvenienti quando il capoverso da barrare cade afine pagina e dovrebbe essere spezzato fra due pagine consecuitive. Siccome le scatole non si spezzano, ne segue o che la pagina che precede il capoverso viene ad aver espazi enormi fraun capoverso e l’altro, oppure che la scatoa ti rimane a fondo pagina ma sporge brutalmente nel maringe inferiore o addirittura esce in parte dal foglio.

      Cerca una soluzione diversa, per esempio componendo in grigio, in modo che si capisce che cosa c’era scritto nel capoverso, ma il colore grigioa lo fa apparire come “evanescente” non svanito del tutto; basta aver caricato il pacchetto color o il pacchetto xcolor nel premabolo enel testo scrivere semplicemente
      `… bla bla bla.

      \textcolor{gray}{capoverso da schiarire.}

      Bla bla bla…`La prima volta che usi questo espediente, puoi anche mettere una ota che spiega che nel testi i capoversi grigi si intendono “cancellati”.

      in risposta a: Comportamento anomalo di b5paper… 😕 #112370
      OldClaudio
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        Spiegazione chiarissima, Gustavo; ti confermo che graphics/s, hyperref e ovviamente geometry impostano \pdfpagewidth|height; per color non ho verificato. Invece pict2e è “innocente’, non specifica le dimensioni della carta virtuale.

        La puntualizzazione non cambia la sostanza della tua spiegazione, come sempre, lucida e chiarissima.

        Confermo e sottoscrivo il pregio dei pacchetti \newtxtext e newtxmath rispetto a mathptmx; M. Sharpe li sta mantenedo e ne sta estendendo la collezione anche ad altri font meno gettonati dei tradizionali Times (chissà perché sono così apprezzati, forse perché sono quelli di default quando si usa Word?…); vorrei segnalare anche i Libertinus e i LibertinusT1math, font molto recenti e innovativi, nel senso che quelli matematici usano font a 256 glifi e forniscono gli stili di scrittura matematica conformi anche alla tradizione francese (ma a noi in Italia non interessa) e lo stile ISO per la fisica e la tecnologia. Sono anche molto belli e non sono “magrolini” come i Times né “panciuti” come i Palatino. Con polizze da 256 caratteri il pericolo di eccedere il limite dei 16 gruppi matematici è praticamente scongiurato rispetto a quando si usano polizze a 128 caratteri.

        in risposta a: Comportamento anomalo di b5paper… 😕 #112367
        OldClaudio
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          Nel file di configurazione di pdf viene indicato (di solito da noi in Italia) il formato di default A4.
          Quindi benché tu specifichi b5paper comep opzione al documento, quel file di configurazione compone su una carta virtuale in formato A4, anche perché nella quasi totalità dei casi le stampati di cui si dispone , magari capaci di gestire cara B5, di fatto stampano su carta A4 e poi l’utente o la copisteria provvede a passare il blocco delle pagine alla taglierina per riderne il formato; produce sfrido, ma generalmente le copisterie riciclano tutto il riciclabile, compreso lo sfrido.

          Infatti in Italia è difficilissimo, quasi impossibile, procurarsi carta B5. Vistiando Fabriano ho chiesto come fosse possibile ottenere tale formato di carta; mi è stato dato l’indirizzo di una cartiera con l’indicazione di rivolgermi a quella cartiera per farmelo fare apposta; Comodo no? Evidentemente ho rinunciato.

          Tornando però al sistema TeX, tieni presente che il formato DVI non ha bisogno di conoscere il formato effettivo della carta, perché usa comme coordinate di quel che stampa l’angolo superiore sinistro del foglio. Quindi lavorando con latex (e non con pdflatex) la trasformazione in PDF (dove le coordinate hanno l’origine nell’angolo inferiore sinistro del foglio) è necessario specificare il formato del foglio al programma di trasformazione, che sia fvips_pstopdf o dvipdfm non ha importana.

          Lavorando direttamente con pdflatex, l’opzione b5paper riguarda solo l’impaginazione, ma il formato della carta è quello specificato nel file di configurazione. Ma si può ovviare; come al solito la modalità è descritta nella documentazione (di geometry), ma la via più semplice è semplicemente quella di invocare geometry cona la sola opzione b5paper,perché ci pensa geometry a inviare a pdflatex l’informazione sul formato della carta reale. Oppure si unsano classi diverse da book; cito fra le tante memoir e scrbook.

          Una via alternativa è quella di inserire nel preambolo un paio di comandi come questi`\pgfpagewidth=\paperwidth
          \pdfpageheigth=\paperheight` Questi due statement non hanno nessuna ( onon dovrebbero avere) influenza se se si lavorasse con latex, perché non se ne fa niente di questa informazione, invece che con pdflatex, lualatex, o xelatex, ma sono sicuro che funzionino benissimo con gli ultimi tre programmi.

          In sostanza anche con pdflatex, l’opzione di formato riguarda solo l’impaginazione (griglia del testo, testatine, piedini, note marginali, margini ai quattrolati della pagina, eccetera) non le dimensioni della carta reale che va esplitata direttamante con quei due comandi o indirettamente tramite geometry o delle classi che ci pensano da sole.

          Mi stupisco, quindi, di quello che dici a proposito degli altri file che con quello stesso preambolo producono l’uscita sul formato giusto; forse non si tratta dello steso identico preambolo; forse si è invocato qualche altro pacchetto che ha provveduto a fornire il formato giusto all’interprete pdftex. Forse in questo sei passato attraverso il formato DVI, magari hai usato uno di quei bottoni dell’editor che compilano in formato DVI e poi, quando tutto è pronto e trasformano il file DVI in un file PDF.
          Che cosa hai fatto epr davvero lo sai solo tu. quindi rivedi la tua procedura alla luce delle spiegazioni che ti ho dato.

          Nota che io non uso latex e il formato DVI da anni, quindi so per certo quello che dico a proposito di pdflaTeX, lualatex e xelatex.

          in risposta a: una domanda su #111898
          OldClaudio
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            Caro Daniele, non so cosa dirti. Anche eprché non usando l’arabo, sono in grado solo di leggere la documentazione.
            Per esperienza diretta so che il pacchetto bidi è una brutta bestia che fa quello che vuole e spesso non ritorna alla comaposizione da sinistra; il guao è che avendo contattato l’autore (che tra l’altro ha avuto un contributo di ricerca per sviluppare ulteriormente bidi) non risponde nemmeno alle informazioni sui bug incontrati. Penso che il suo difetto consista nel fatto che scrive quasi esclusivamente in arabo (o in persiano che, pur essendo una lingua indeuropea e non semitica, comunque si scrive con i caratteri arabi da destra a sinistra). Tuttavia gli ho inviato nell’ultimo anno almeno due richieste di correzione, ma non ho mai ricevuto nessuna risposta.

            Io, da parte mia, sono debole nei suoi confronti, perché non conosco le lingue sinistrorse e al massimo cito una parola o due. Peccato che il curatore sia così restio a prendere in considerazione i ticket d’errore (vero o presunto) che gli arrivano.

            Piuttosto, nelle note vedo delle espressioni matematiche che per giunta riguardano grandezze e non semplici numeri. andrebbero tutte scritte in modo matematico; documentati in LaTeX per l’impazienete, o sulla recente guida tematica che ho scritto in merito alla composizione della matematica delle grandezze. Trovi tutto nella sezione documentazione di questo sito

            in risposta a: Problema installazione pacchetto siunitx #112356
            OldClaudio
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              Nessuno ti vieta di continuare con MiKTeX; però devi imparare ad instalalre al volo i pacchetti che ti mancano; in Start|MiKTeX|2.9| dovrebbe esserci la pssibilità di leggere l’Help di MiKTeX che ti dice come usarlo correttamente e in particolare come configurarlo perché installi al volo i pacchetti che ti mancano, almeno se sei in rete; se non sei in rete MiKTeX non te li può installare, ovviamante, perché non può accedere al suo sito.

              Ecco un altro motivo per il quale, oltre agli altri che ti ho già elencato, qui consigliamo TeXLive. Ma la scelta è, ovviamente, tua.

              Vorrei segnalarti che non ce l’ho con MiKTeX; quando ho cominciato ad usarlo lavoravo su PC Windows ed era sostanzialmente l’unica installazione usabile negli anno ’90., Poi una dozzina di anni fa sono passato ad un Mac; nel 2006 installava ancora una versione simile a MiKTeX (non il vero MiKTeX che gira solo su piattaforme Windows) che poteva essere arricchito via via che ce ne fosse stato bisogno. Poi dal 2007 TeXLive è diventato accessibile/installabile sia sulle macchine Linux dove era nato, sia sulle macchine Mac e Windows. Da allora mi sono sempre più convinto che TeXLive sia “la soluzione” di quasi tutti i problemi. Se non altro lo si può aggiornare anche quotidianamente (io lo aggiorno ogni 7-10 giorni) e quindi non ci si portano dietro dietro gli immancabili bug presenti in una collezione di pacchetti che supera i 4000 e sono creati e gestiti da parecchie centinaia di autori diversi; Il curatore di MiKTeX prende gli aggiornamenti nello stesso posto dove li prende TeXLive, solo che questo li rende immediatamente usabili per gli aggiornamenti praticamente un giorno o due dopo che gli autori ne hanno caricato i file; il curatore di MiKTeX, oltre ad essere un volontario che lavora sostanzialmente da solo, prima di renderli disponibili li deve impacchettare in formato .cab affinché il software di MiKTeX possa estrarre quello che via via gli serve; per questo motivo gli aggiornamenti dei curatori dei pacchetti diventano accessibili agli utenti di MiKTeX con parecchie settimane di ritardo.

              in risposta a: Uso vfill #112363
              OldClaudio
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                Già, mi scuso, nella fretta di scrivere i è scappato un asterisco; ho corretto il mio messaggio precedente.

                in risposta a: Uso vfill #112361
                OldClaudio
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                  Benvenuto nel forum

                  Gli spazi elastici fanno quello che devono fare come se fossero delle molle; se si vuole che una “molla” spinga qualcosa da qualche parte, bisogna che sia appoggiata a qualcosa di fisso dall’altra. Nel codice che tu usi, molto primitivo, per la verità, ma anch’io facevo così 30 anni fa, manca il puntello su cui la molla possa appoggiarsi.

                  Per cui ci vorrebbe qualcosa come quello che segue:
                  `\begin{document}
                  \null % puntello
                  \vfill %molla

                  testo bla bla % oggetto da spingere
                  \end{document}`
                  Ma come dicevo, 30 anni fa il mio codice, con il puntello costituito da \null che rappresenta una scatola vuota, quindi non compare nulla nel file di uscita, non solo ma il programma di composizione deve rimanere in modo verticale, \perché \vfill funziona solo in modo verticale; ecco perché ci vuole anche la riga vuota.

                  Oggi le cose sono meno rudimentali; esiste il comando [tt]\vspace*{\stretch{1}}[/tt] che ci pensa da solo a crearsi il puntello:`\begin{document}
                  \vspace*{\stretch{1}}

                  testo bla bla
                  \end{document}`

                  Visto che sei alle prime armi, allora, ti suggerisco di scaricare la documentazione di LaTeX dalla sezione Documentazione di questo sito; in questo sito trovi almeno 4 testi di carattere generale che ti elenco in ordine di “difficoltà/completezza”: LaTeX per l’impaziente, \L’Arte di scrivere con LaTeX, \LaTeXpedia, Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX. I primi tre sono sostanzialmente dello stesso, autore, anche se nel secondo gli autori sono due. Il questo è scritto da un altro autore ed è molto più completo, probabilmente difficile da leggere se non si ha una certa esperienza con LaTeX; è però diviso in tre parti, la prima delle quali credo che sia alla portata di tutti, e le successive vanno via via ad approfondire.

                  Ti raccomando almeno la lettura del primo testo, perché ti permette di capire che “LaTeX non è Word”, come dice l’autore. E ti permette di capire che LaTeX è una specie di linguaggio di programmazione finalizzato alla composizione tipografica di documenti composti molto bene; l’impaginazione di LaTeX per l’impaziente è più o meno quella di default, ma l’impaginazione della seconda guida attrae moltissimi lettori, anche se, personalmente, la trovo poco adatta a testi tecnico-scientifici. (ne ho discusso con l’autore, ma nelle questioni di estetica è difficile mettersi d’accordo).

                  Nella sezione Documentazione trovi anche molte guide tematiche;prima o poi vorrai leggere anche quelle. Fra tutte, ritengo che sia più o meno obbligatorio disporre del LaTeX Reference Manual commentato, perché lì vi si descrive i linguaggio, più che l’uso del linguaggio.

                  in risposta a: Margini a bordo e centro pagina #112358
                  OldClaudio
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                    Certo, ma se avessi letto un minimo di documentazione (ce n’è in abbondanza liberamente scaricabile nella sezione Documentazione di questo sito), hai le opzioni twocolumn e landscape per replicare quegli appunti manoscritti; hai il pacchetto geometry per impostare i margini (leggi la documentazione con un comando da terminale texdoc geometry); volendo hai anche il pacchetto \wrapfig (leggine la documentazione con texdoc wrapfig) per avere anche lo spzio per inserire le figure come nei tuoi appunti. Naturalmente per inserire figure devi usare il pacchetto graphicx (texdoc graphicx) che ti permette di immettere figure (già scontornate) nei formati pdf, png, jpg, eps, scalandole adeguatamente e operandovi sopra anche altre semplici trasformazioni.

                    Puoi anche pensare di comporre in formato A5, senza usare le opzioni landscape e twocolumn, e di assemblare le pagine in segnature, con i pacchetti pdfpages o booklet; funzionano benissimo per formare dei “quaderni” semplicemente stampando fronte-retro dei fogli A4, a gruppi di N fogli; Se N non supera circa 15 (quindi contenenti circa 60 facciate), li pieghi a metà e li pinzi con una adeguata pinzatrice (col braccio lungo, oppure col braccio a gomito). Inutile ripetere che devi leggere la documentazione dei due pacchetti; io preferisco pdfpages, ma è solo una questione di gusti.

                    Ma la soluzione vera dei tuoi problemi, visto che “LaTeX non è Word” (frase citata da L’Arte di scrivere con LaTeX), è quella di leggere la documentazione in generale; nella sezione Documentazione hai link per scaricare LaTeX per l’impaziente, L’Arte di scrivere con LaTeX, Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX, LaTeXpedia, più tutta una sere di guide tematiche riguardanti problemi particolari. Non hai che l’imbarazzo della scelta. Ma il tempo che usi per documentarti è tempo risparmiato quando vuoi usare questo software di tipocomposizione.

                    in risposta a: problema inserimento immagini in formato diverso da .png #112352
                    OldClaudio
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                      Dal 2009 tutti i motori di composizione del sistema TeX incorporano anche i file in formato .eps; PdfLATeX prima non lo faceva.
                      Da qualche anno, non ricordo bene ma direi circa 4 anni, i programmi che epspdf può eseguire con lo shell escape protetto, cioè da dentro pdfLaTeX, senza che l’utente debba preoccuparsene, sono eseguibili.

                      Quindi se non riesci a farlo attraverso l’uso del tuo editor, cliccando l’icona di composizione, si presentano due casi
                      1) La tua installazione del sistema TeX non accetta lo shell escape protetto anche se è assolutamente aggiornata, oppure
                      2) la tua installazione del sistema TeX è obsoleta;
                      3) Può essere che l’antivirus ti impedisca di lanciare programmi eseguibili dall’interno di altri programmi.

                      Se è valida la seocnda ipotesi, la soluzione è semplice: aggiorna la tua installazione.

                      Se invece è vera la prima ipotesi, oltre alla vecchiaia si può pensare ad una versione di MiKTeX che per protezione delle macchine Windows si rifuta di eseguire anche in versione protetta lo shell escape. Siccome non uso piì MiKTeX da una dozzina di anni, non saprei dirti se quello che ho detto qui sia vero o falso. In ogni caso una soluzione drastica potrebbe essere quella di
                      a) disinstallare MiKTeX;
                      b) installare TeXLive che si può installare anche su WIndows;
                      c) configurare l’editor affinché sappia che dopo questo cambio gli eseguibili del sistema TeX si trovano ad un altro indirizzo.

                      Se hai letto altri post, sai che noi qui sempre consigliamo di usare TeXLive; non perché MiKTeX sia una cattiva distribuzione, anzi, ma perché il sistema TeX è molto vivace e ha aggiornamenti di pacchetti quasi quotidiani. Questi aggiornamenti appaiono su MiKTeX con una certa lentezza, quindi se uno desidera lavorare con programmi con meno bachi e aggiornati ogni 7-15 giorni, la sola soluzione è TeXLive. Se non sai come fare l’operazione è descritta nelle guide generali che trovi nella sezione documentazione di questo sito. Io ho TeXLive per Mac (la cui distribuzione si chiama MacTeX) e aggiorno ogni decina di giorni; ogni volta trovo una quarantina di pacchetti aggiornati e fino a una mezza dozzina di pacchetti nuovi; ne consegue che al mia installazione almeno ogni 10 giorni è aggiornata e completa.

                      Se l’ipotesi corretta è la terza, non ti resta che lanciare a mano la conversione da un terminale (una finesra comandi o prompt dei comandi) qualcosa come \epspdf file.eps > file.pdf Il formato .pdf ti consente di conservare la vettorialità dell’immagine, mentre il formato .png corrisponde a immagini a matrici di punti. Le guide generali ti dicono esattamente come convertire el immagini .eps in altri formati.

                      in risposta a: Bibliografia #112337
                      OldClaudio
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                        Se usi il pacchetto natbib non puoi usare il pacchetto biber.

                        Quello che puoi fare è dire a biber di usare fra le opzioni quella che si chiama natbib e che consente a biblatex di usare per le citazioni gli stessi comandi di natbib, come ti ho indicato in un messaggio precedente.

                        Natbib contiene diversi comandi di citazione tre i quali \citep{etichetta} che produce (Rossi, 2010) e \cite{etichetta} che produce Rossi (2010); usando biblatex con l’opzione natbib, dovrebbe essere la stessa cosa. Per le mie abitudini, questi sono gli unici tipi di citazione che hanno un senso, gli altri sono disponibili ma non mi sembrano metodi validi un un testo scientifico; forse lo sono in un testo letterario, ma io non ne scrivo, quindi la mia sensibilità per le infinite variazioni nei testi letterari non mi interessano. Sarò rozzo, ma per questo motivo uso pochissimo biblatex.

                        Per un uso avanzato di biblatex ci sono molti altri utenti che ne sano mille volte più di me, ma tocca a loro risponderti, io non sono abbastanza competente.

                        Se non usi il pacchetto biblatex, ma usi direttamente il pacchetto natbib, devi usare il gestore bibtex; non credo che biber riesca a gestire correttamente le bibliografie in modo compatibile con natbib.

                        in risposta a: Bibliografia #112334
                        OldClaudio
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                          Se apri il file .bbl (che hai allegato con un nome diverso, ma hai fatto bene, perché il forum non accetta qualunque estensione) vedi che contiene solo il record relativo a Almodovar:trout, e nessun’altra voce. Non solo, ma come leggi nel file .blg, non ha trovato nessun record per la citazione Alloys; questo significa che da qualche parte nela tua tesi c’è qualcosa come \cite{Alloys}, ma nel file .bib non c’è nessun record con la chiave Alloys.

                          Questo significa che non ha reso paolo:tesi, forse perché nel file .bib la chiave contiene ancora lo spazio che @marluxia ti aveva consigliato di togliere; la chiave e l’etichetta che usi nel comando \cite devono coincidere. Perché? perché biber legge il file .aux di TESI KIA (quante volte abbiamo raccomandato di non usare spazi nei nomi dei file!… Se rinomini il tuo file in TESI-KIA che cosa cambia in leggibilità? nulla, ma per il programma di composizione è molto più semplice da gestire, perché quando ci sono spazi può commettere errori)) e raccoglie la lista delle etichette usate dai comndi \cite, citep e simili; con questa lista di etichette va e cercare nel database .bin i recordo la cui chiave sia identica all’etichetta ed estrae solo questi record che compone nel modo complicato che vedi nel file .bbl che hai allegato., le successive compilazioni di TESI KIA.tex, permettono: la prima di comporre la bibliografia mediante l’elaborazione del file .bbl, e quindi di scrivere nel nuovo file .aux il significato di ogni chiave/etichetta; la secondo di leggere questo significato per poter sviluppare i vari comandi \cite, \citep, eccetera con le informazioni giuste. Spesso è necessaria una terza compilazione per riaggiustare l’impaginazione, perché con il tipo di citazione autore-anno, che usa stringhe complessive abbastanza lunghe, la seonda impaginazione potrebbe avere spostato del materiale in posti successivi, per cui il riferimenti incrociati non sono più corretti. Ne consegue che la procedura di creazione della bibliografia a partire da zero è

                          pdflatex
                          biber
                          pdflatex
                          pdflatex
                          pdflatex

                          Successivamente, se non si apportano modifiche al database bibliografico e/o non si aggiungono altri comandi \cite, \citep, e simili, non occorre eseguire tutta la procedura con i suoi 5 passaggi.

                          Ma come vedi è fondamentale che le etichette dei file .tex e le chiavi dei file .bib siano assolutamente identiche non solo per gli eventuali spazi, ma anche per le maiuscole/minuscole con cui sono scritte.

                          Un modo di stampare tutta la bibliografia, anche se i riferimenti non vengono fuori corretti è quello di aggiungere il comando [tt]\nocite{*}[/tt] prima di \printbibliography; la bibliografia viene stampata con tutti i record presenti nel file .bib, anche quelli non citati, o citati con etichette sbagliate, ma, ovviamante, se le etichette delle citazioni differiscono dalle chiavi, le citazioni non sono corrette.

                          in risposta a: Bibliografia #112331
                          OldClaudio
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                            Il file .bib è un database bibliografico. Il file della bibliografia ha estensione .bbl

                            Controlla: per prima cosa devi avere nella cartella del tuo main file anche un file con estensione .bbl; se c’è lo puoi aprire (anche) con Texmaker e vedere se il file è vuoto o se contiene qualche cosa.

                            Se è vuoto vuol dire che biber non ha trovato citazioni di riferimenti da estrarre dal file .bib

                            Apri allora il file con estensione .blg, che rappresenta il “verbale” di ciò che biber ha fatto; leggi che cosa non va.

                            Se invece il file .bbl non c’è, allora vuol dire che biber non l’ha creato; di nuovo vedi se c’è il file .blg e vedi che cosa l’ha disturbato.

                            Tanto epr mettere le mani avanti, sei siscura che il file .bib sia nella stessa cartella dove si trova il main file del tuo documento? Nota: il main file, non una cartella subalterna; se fosse in una cartella subalterna pdfLaTeX sarebbe capace di trovarlo, ma biber è un programma diverso e non ha le capacità di pdfLaTeX di cercrsi i file dove lui sa che li può cercare. Se così fosse, sposta il file .bib dalla cartella dove NON deve stare nella cartella del tuo main file.

                            Altro non ti so dire, perché, come al solito (scusa se te lo ripeto), non dai sufficienti informazioni, almeno non sono sufficienti per me; forse per altri lo sono.

                            in risposta a: Bibliografia #112329
                            OldClaudio
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                              Documentazione di biblatex, §3.8.9.

                              in risposta a: Come faccio a inserire questo carattere? #112322
                              OldClaudio
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                                Disponendo dei visualizzatori PDF dell’Adobe (Adobe REader gratuito, Adobe Acrobato Pro commerciale, entrambi in versione XI) puoi prire il file, e premere CRTL+D (se sei su Windows) oppure Command+D( su Mac), non so che cosa su una piattaforma Linux, ti si apre una finestra di dialogo dove vedi tutte le proprietà del documento. Se selezioni la linguetta che riporta il titolo Fonts, ti viene tutto l’elenco dei font usati nel documento.

                                Non è possibile sapre quali sono per il testo, mentre per la matematica sono tutti quelli ddi default per LaTeX con l’aggiunta dei font dell’America Mathematica; Society, di cui disponi automaticamento se usi i pacchetti amsmath e amssymb.

                                Poi sono elencati molti altri font, per i quali credo che facciano parte di materiale che l’autore ha importato insieme a figure, tabele, diagrammi copiati da altri testi.

                                Tanto per citarne alcuni i Nimbus sono quelli che venivano caricati al posto di altri quanto si trasformava un file mediante il programma dvips.

                                Ho visto che ci sono anche gli helvetica, i Palladio, e i mathpazo; direi che di solito questi vengono usati quando si usa il pacchetto kvfonts.

                                Tuttavia è difficile dire quali siano stati usati per che cosa.

                                Se devi scrivere un testo di matematica, credo che la scelta migliore, oggi, sarebbe quella di usare i font Liberitnus assieme ai font matemtici LibertinusT1math, che usi chiamando gli omonimi pacchetti. Stai solo attento a non esagerare con una moltitudine di font diversi; quelli invocati dai pacchetti Libertinus sono disegnati da un grande font designer e si accordano bene gli uni con gli altri. Ma per non incorporare altri font che stridono esteticamente sarebbe meglio che usassi quei font anche nei diagrammi, nelle tabelel, nei disegni di ogni genere. Ci guadagna moltissimo la qualità del prodotto finale.

                                Va da sé che prima di usare qualunque pacchetto devi leggerne la documentazione, altrimenti non sai come usarene le funzionalità e non sai valutare le estensioni vere dai limiti strutturali che alcuni pacchetti hanno.

                                PS: avendo scovato un po’ di tempo, ho dato un’occhiata frettolosa al libro che hai linkato. Mi sembra ben fatto e mi sembra che chi l’ha scritto abbia scelto una bella classe per inserire tutto il materiale che ha aggiunto nel margine esterno.

                                Tuttavia è un matematico che insegna in un corso di laurea per fisici. I matematici sono notoriamente alieni dal cambiare le proprie abitudini e dal farsi imporre norme che non condividono; padronissimi. Ma i fisici “per legge”, e tutti quelli che usano la matematica delle grandezze, devono rispettare le norme UNI sulla composizione della matematica. I matematici non sono tenuti a farlo, ma i matematici dell’ateneo in cui insegnavo (sono in pensione da tempo) avevano capito che dovevano adeguarsi alle norme a cui erano soggetti i loro allievi (di ingegneria) e hanno scritto tutti i loro libri di testo seguendo le norme ISO. Se ti Interessa puoi vedere quali siano le regole da seguire consultando la guida tematica sulla composizione della matematica delle scienze sperimentali, che trovi nella sezione documentazione di questo sito

                                in risposta a: problemi con l’uso di subsubsection #112318
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Consolati, da professore universitario ti posso assicurare che sono molti i professori universitari che si credono dei padreterni e che non hanno nessuna voglia di esercitare l’arte del dubbio. Ogni scienziato che faccia ricerca sul serio deve seguire la versione modificata del detto di Cartesio: Dubito, ergo sum.

                                  Consolati se non puoi numerare le sotto sottosezioni; se l’avessi fatto ti avrei sconsigliato di farlo; il motivo? dipende da quante ne avresti composte ma comunque avresti corso il rischio di avere un indice generale lungo quanto la tesi.:shock:

                                  Vai pure avanti cosi con quella classe, ma ricordati che il suo frontespizio non è assolutamente adatto per un frontespizio di tesi; sarai costretta a creartene uno per conto tuo; se ne vuoi fare uno facilmente, usa il pacchetto frontespizio (documentazione: texdoc frontespizio, comando dato da terminale). La lettura della documentazione è essenziale, perché il frontespizio viene composto in tre tempi e se non si fa esattamente quello che viene descritto nella documentazione non si arriva da nessuna parte.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 2,506 al 2,520 (di 11,287 totali)

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