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Ho mandato le traduzioni italiane al curatore di siunitx; mi ha risposto che provvede lui ad aggiungere i dizionari che ho scritto e a modificare siunitx in modo che ne sia al corrente. Mi ha invitato a mandargli altri dizionari per altre lingue, ma le poche che conosco bene o sono già disponibili (ora anche l’italiano — avviserò quando il pacchetto sarà aggiornato) oppure sono lingue di seocndo livello; ma sarebbe utile un dizionario in piemontese o in romancio? 😮
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[tt]\footnote[/tt] è un comando particolare che talvolta bisogna spezzare nei sue de comandi [tt]\footnotemark[/tt] e [tt]\footnotetext[/tt]. Questo è un caso in cui si dovrebbe spezzare l’unico comando in quei due comandi distinti, dei quali il secondo va usato fuori dell’ambiente matematico. Ma…Non usare mai le note in matematica; i loro richiami (mark) sono numerici e sono ad esponente; si possono scambiare tranquillamente per esponenti matematici. Perciò lascia perdere; o metti una frase esplicativa nel testo che segue la formula, o metti la nota appesa all’ultima parola prima dell’ambiente matematico.
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Benvenuto nel foum.Il tuo problema non può essere risolto in altro modo da come hai fatto tu perché il dizionario italiano per il pacchetto translator non esiste. Nella pagina 36 della documentazione di siunitx c’è il paragrago intitolato Localisation, dove si parla delle traduzioni; in particolare c’è scritto:
The translator package provides a structured framework for localisation of words and phrases, and is part of the larger beamer bundle. The translator package provides the \translate macro, which will provide appropriate translations based on the current babel or polyglossia language setting.
If translator is available, siunitx will load it and alter the standard settings for the list-final-separator and range-phrase options to read:Ora se leggi il tuo file log; trovi che ad un certo punto il pacchetto carica il dizionario inglese Infatti nel file .log appare la scritta:
(/usr/local/texlive/2017/texmf-dist/tex/latex/beamer/translator/dicts/translato
r-basic-dictionary/translator-basic-dictionary-English.dict)Questa stringa (potrebbe essere leggermente diversa all’inizio; dipende dal sistema operativo) ti dice dove andare a guardare per i dizionari: devi andare nella cartella [tt]…//texmf-dist/tex/latex/beamer/translator/dicts/[/tt].
Se vai in quella cartella vi trovi i dizionari per il bulgaro, il catalano, il croato, l’inglese, il francese, il tedesco, il greco, il norvegese classico, il norvegese moderno, il polacco, il portoghese, il russo, il serbo, lo spagnolo, lo svedese, il turco.
L’italiano brilla per la sua assenza.
Perché? perché nessun italiano di è preso la briga di crearlo e di inviarlo al curatore di beamer perché lo aggiunga.
Ti spiego perché io, per esempio, non l’ho fatto, sebbene abbia già fornito a CTAN diversi pacchetti e da molti anni mi sia sobbarcato a beneficio di tutti la gestione della sillabazione italiana. Non per egoismo, incapacità, o per mancanza di tempo; ricordo di avere fornito ad un utente classicista di questo forum una lista di traduzioni in latino per le parole infisse dei biblatex. Altri frequntatori del forum fanno questo genere di cose, ma bisogna che il problema sorga, altrimenti come si fa ad immaginare che si sia un problema. Io non uso mai SIlists e pur avendo letto la documentazione mi sono chiesto chi mai userebbe una cosa del genere. Colpa mia di non essere capace di immedesimarmi nelle necessità altrui. Non solo, ma io uso pochissimo siunitx, perché il problema dele unità di misura me lo sono posto circa 30 anni fa, e da trent’anni circa mi sono creato le mie macro personali con cui lavoro sistematicamente.
Ora tu hai sollevato il problema; probabilmente creerò il dizionario per l’italiano, ma sicuramente non a tempo breve; nel frattempo invito gli altri frequentatori del forum (te compreso) a cimentarsi in questa traduzione. Vediamo chi arriva prima.:smile:
24 Novembre 2017 alle 14:59 in risposta a: [RISOLTO] Rendere “cliccabile” intero riferimento #111966::
Nella documentazione di hyperref c’è un intero paragrafo destinato al tuo problema; è il paragrafo 3.2. Si tratta di cose complesse, e io non le ho mai usate perché di solito funzionano bene in inglese ma pessimamente in italiano; ti impedisocno di fare riferimenti ai plurali e simili: non puoi in effetti scrivere qualcosa come “i’impostazione del sistema è mostrata nelle figure~\ref{fig;prima} e~\ref{fig:seconda}”. Insomma quella funzionalità può andare bene se si usano le abbreviazioni, che però è cattivo stile di scrittura fuori dagli incisi parentetici; il tuo secondo esempio, per esempio, usa le abbreviazioni (orribili con le maiuscole, come sono orribili anche scritte per disteso; il Chicago Manual of Style stigmatizza questa brutta abitudine), ma almeno mancano delle terminazioni del singolare o plurale e quindi sono accettabili; richiedono però di impostare il “nome” in modo diverso.Il tutto è descritto nel paragrafo 3.2 — non pretendo di dire che sia chiarissimo; secondo em la soluzione di @marluzia funziona meglio anche se è un po’ laboriosa, ma almeno funziona anche in italiano.
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Mi spiace @carpelle, ma qui nessuno o quasi usa LyX per i morivi chiaramante descritti nelle guide LaTeX per l’impazione, L’Arte di scrivere con LaTeX, Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX, LaTeXpedia, tutte reperibili dalla sezione Documentazione di questo forum.Qualcuno forse c’è che, nonostante le raccomandazioni di non usarlo, lo usa lo stesso; se legge e ti risponde, buon per te.
Ma la soluzione vera del tuo problema è di dimenticarti di LyX; come tutti i software che cercano di imitare i word processor, esso cerca di mostrarti come verrà la pagina che comporrai; è una imitazione non veritiera e la forza del programa è tutta concentrata nel mostrarti istantaneamente quello che potresti, forse, ottenere, piuttosto di lasciarti concentrare su quello che vuoi comunicare. Nel momento poi in cui devi usare delle opzioni o definirti delle macro con LyX diventa dal difficile all’impossibile.
Qualunque altro shell editor, anche il più modesto, ti permette di comporre i tuoi file sorgente senza problemi e senza incompatibilità. LyX non fa per chi vuole usare davvero il sistema TeX, con il mark up di LaTeX; è vero che esso ti permette di salvare il tuo lavoro anche in formato .tex, ma lo fa in un modo difficile da qualificare con aggettivi “educati”.
Se non l’hai ancora fatto scaricati dalla sezione della documentazione di questo sito una qualunque di quelle guide che ti ho indicato e vai a cercare la voce LyX (o con la funzionalità di ricerca del tuo visualizzatore pdf, o con i loro indici analitici) e troverai una spiegazione migliore di quella che ti ho dato qui.
Non te la prendere se con questo messaggio ti ho detto di non giocare con quel giocattolo; ti ho solo detto che se vuoi divertirti di più devi giocare con qualcos’altro.
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No, l’ho aggiornato in portoghese.
L’autore originale era un utente di Linux e aveva scritto il CursoLaTeX solo per gli utenti di Linux, facendo ancora riferimento alla vecchia distribuzione tetex. L’ho quindi solo riscritto correggendo alcune cose come quele che si riferivano alla stampa dei documenti solo su macchine Linux, oltre a vecchiaggini non più attuali da quando esiste TeXLive per tutte le piattaforme.Speravi che fosse in italiano/inglese? mi spiace ma è solo in portohese; ti puoi servire come idea generale; d’altra parte se apri un terminale, ci scrivi dentro il comando texdoc cursolatex, e lo esegui prememdo il tasto invio, ti si apre il visualizzatore PDF del tuo sistema operativo e puoi leggere tranquillamente il tutto; il portoghese tecnico non è tanto diverso dall’italiano.
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A me risulta che nel sito da cui scaricare la guida Guit ci siano diverse cose da scaricare;
1) la versione intera in formato B5, comoda da leggere a schermo
2) la versione intera in formato A4, che si piì rilegare in un volume unico
3) tre versioni di circa 200-300 pagine ciascuna (10 capitoli ciascuna) da stampare fronte-retro e “rilegare” in tre tomi.Ovviamente la versione intera in formato B5 è navigabile a schermo con tutti gli hyperlink attivi; le altre sono fatte per essere stampate, quindi gli hyperlink, evidentemente, sulla carta non possono essere cliccati:smile:
La Guida Guit deve essere scaricata dai link del sito, non da eventuali link trovati in rete; perché solo nella sezione Documentazione del sito ci sono i link corretti.
Più gente la legge, meglio è, perché gli errori in un testo così grande sono troppi (da solo, come curatore, non ce la faccio a rileggere tutto e un correttore di bozze non deve mai coincidere con il curatore o l’autore — inoltre anche se ci fossero soltanto due errori in brani di codice, quei due errori sarebbero troppi 😈 )
In rete sono reperibili non solo le recenti slide di Agostino De Marco, ma ci sono cose di Enrico Gregorio; nella distribuzione del sistema TeX (almeno TeXLive e MacTeX; di MiKTeX non saprei dire) c’è anche un CursoLaTeX.tex in portoghese (che ho avuto l’impudenza di riscrivere sulla traccia di un precedente CursoLaTeX scritto da un brasiliano) che non è aggiornatissimo (gli aggiornamenti li dovrebbe fare l’autore originale brasiliano, ma dubito che lo faccia) ma tuto sommato non obsoleto. Il portoghese tecnico non è difficile da capire anche se uno non conosce il portoghese;-)
Personalmente ci sarebbe anche un insieme di 4 presentazioni beamer, di circa 100 quadri l’una, che ho predisposto per un corso intensivo per dottorandi nel campo umanistico, ma, che io sappia, non sono in rete (io non li ho messi in rete), ma lo erano in un sito gestito dall’Università del Piemonte Orientale. Forse, se quel sito è ancora accessibile, potrebbe contenere anche un altro paio di presentazioni beamer tutte concentrate sulla bibliografia, che per gli umanisti è un vero problema (nel senso che ogni umanista pensa che qualunque altro schema bibliografico e di citazione nel testo e in nota, diverso da quello che egli ha in mente, non valga niente, quindi ha bisogno di personalizzare tali cose, senza vare la minima idea di come farlo, se non componendo tutto a mano di volta in volta… Ehm, scusate la battuta, ma quando è troppo, è troppo!).
21 Novembre 2017 alle 13:26 in risposta a: [Risolto:] errore di elaborazione del pacchetto pdfcolparcolumns #111949::
Quel pacchetto lualatex85.sty è servito per rendere conformi certi comandi della versione provvisoria di LuaLaTeX con la versione stabile 1.0.5, quella attualmente in vigore. Infatti molte control sequence del vecchio e provvisorio lualatex erano identiche a quelle di pdflatex; lua LaTeX ora ha abbandonato i prefissi pdf nei nomi di quelle controlsequence per cui probabilmente [osdshellescape ora è semplicemente \shellescape. Ma con quel pacchetto \pdfshellescape è reso equivalente al nuovo comando. Non ho verificato, ma lo credo molto probabile.
20 Novembre 2017 alle 17:06 in risposta a: [Risolto:] errore di elaborazione del pacchetto pdfcolparcolumns #11194720 Novembre 2017 alle 11:10 in risposta a: [Risolto:] errore di elaborazione del pacchetto pdfcolparcolumns #111945::
Intanto hai certamente notato che il font Garamond che stai usando è privo del maiuscoletto; c’è scritto chiaramente nel file .log che hai allegato.Nel file paragrafo14.tex c’è un ambiente parcolcolumns che non è chiuso correttamente.
`! Undefined control sequence.
\ifnum \pdfshellescape
>0 \edef \Gin@extensions {\Gin@extensions ,.eps}\Require
l.59 \begin{document}?
! Missing number, treated as zero.
>
l.59 \begin{document}? `Come in tutti i messaggio d’errore la riga dove compare l’errore è spezzata; la fine del primo moncone contiene la macro o l’elemento che ha provocato l’errore. Nella fattispecie stai eseguendo lualatex senza avergli specificato di usare lo “shell escape”, cioè di demandare al programma di composizione (lualatex) di lanciare al sistema oprativo l’ordine di eseguire un altro programma. Sai bene che gregoriotex richiede assolutamente di eseguire la compilazione attivando l’opzione -shell-escape. Senza non può compilare i file gabc.
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I pacchetti che hai preso in esame sono quelli che ti permettono di fare il tutto in modo automatico; il fatto che il titolo sia in linea con l’elenco delle voci deve essere impostato con un comando di sezionamento che lo faccia; dipende dalla classe, ma potrebbe esseRe \subparagraph{SOMMARIO}.Non riuscendo a farlo in maniera automatica puoi sempre farlo a mano; metti un label dopo ogni comando section, e inizia ogni capitolo con un codice tipo questo;`\subparagraph[SOMMARIO:}
\ref{label prima sezione} Titolo della prima sezione \pageref{label della prima sezione} — eccetera`I titoli ti tocca metterli amano; ma i numeri e le pagine vanno a posto da soli.Parere personale: senza i numeri delle pagine il sommario serve a poco; secondo me serve a poco anche un sommario del genere, mentre sarebbe più utile una introduzione al capitolo in cui si racconta “sommariamente” quello che verrà esposto nel corpo del capitolo. I soli titoli dicono poco fuori dal loro contesto. Ma se il relatore vuole così, così sia.
20 Novembre 2017 alle 7:37 in risposta a: Che software è utilizzato per impaginare i documenti ufficiali di Stato? #111940::
Sono entrambi ottenuti con Acrobat Distiller; che cosa fosse il file trasformato col Distiller non è scritto nei metadati. Certamente gli originali non sono stati ottenuti con il sistema TeX; probabilmente con un impaginatore come InDesign o Xpress o simili partendo da un documento ottenuto con un qualunque word processor.Bello o brutto che sia lo stile di tali documenti, vorrei segnalare che essi sono spessissimo rivisti da un copy editor (revisore editoriale, correttore editoriale,…) che li rimette in italiano perfetto; non sempre questa revisione ha luogo, ma quelli della Gazzetta Ufficiale sembra che lo siano più spesso degli altri. Che la cosa sia opportuna, mi pare evidente, visto che sono documenti ufficiali che devono esprimere le leggi in un italiano inequivocabile e assolutamente corretto. In passato il Parlamento aveva emanato delle norme scritte sulla redazione dei testi legislativi; non sono mai riuscito a venirne in possesso; forse non ha nemmeno avuto seguito perché conteneva affermazioni strane (che ho letto solo in una recensione); per esempio che le leggi non dovevano usare il congiuntivo in quanto questo modo indica possibilità e incertezza, mentre la legge non ha mai queste caratteristiche.
Lo stile della GU in due colonne separate da un filetto verticale, con titoli i nero “semi condensed” ricorda stili di composizione vecchi di parecchi decenni. Invece i font che vengono usati oggi sono i soliti font Type 1 che si ritrovano usati con i word processor, alcuni certamente proprietari, ma, immagino, scelti apposta per conservare lo stile tradizionale della GU.
Aggiungo che la lettura della GU non può essere considerata alla stregua della lettura di un romanzo; il grande formato della pagina e la composizione in due colonne è funzionale all’archiviazione anche da parte dei vari studi legali, dove devono venire conservati in enormi faldoni da consultare di tanto in tanto. Più grande è il foglio, meno carta si usa.
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@ASp mi ha comunicato che il problema è sparito. Mi ha spiegato che stava compilando con ShareLaTeX, non sulla sua macchina dove non riusciva a replicare il problema. Cancellati tutti i file ausiliari su ShareLaTeX e ricompilando (come suggerito da @Marluxia) il problema è sparito.Dunque, anch’io non ero andato lontano dal vero, ma non mi assumo nessun merito che va tutto a @Marluxia; io dicevo solo che doveva cerare nel nella esecuzione del comando [tt]\begin{document}[/tt]. Durante questa esecuzione non solo vengono eseguiti tutti i comandi differiti mediante [tt]\AtBeginDocument[/tt] ma vengono anche letti tutti i file ausiliari generati nella compilazione precedente. Basta un errore fatale che lasci qualcuno di questi file mal terminato e possono succedere le cose più strane, come quella della tilde non più carattere attivo. Anch’io dovrei ricordarmi più spesso di questo fatto.
Tutto è bene quel che finisce bene; mi dispiace solo di non aver dato abbastanza importanza ai file ausiliari e all’informazione che il documento veniva composto su una macchina “lontana”. Sembra che funzioni bene, ma io personalmente preferisco avere tutto sul lio calcolatore e lo consiglio anche agli altri. Ma ciò che è comodo per me, non necessariamente lo è per altri.
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Se leggi la documentazione di geometry vedi che fra i formati di pagina c’è anche custom. col quale puoi mettere le dimensioni che vuoi.
Tuttavia quando stampi non puoi disporre di quel formato, ma devi provvedere a rifilare un formato un po’ più grande.Vediamo: Il tuo formato finale deve avere 113 mm di base e 180 mm di altezza. Mmmm sei nella condizione che per avere qual formato devi partire da pagine molto più grandi e tegliare un mucchio di carta. Ci pensarà il tipografo o la casa editirce? Benissimo. Usa custom. Ci penseranno loro a usare carta da segnature, da ripiegare diverse volte e a rifilarle come si deve e come vogliono.
Devi fare in casa? il problema per fare in casa è un po’ più complesso, perché la carta A5 (A4 piegato a metà) ha le dimensioni seguenti: 210mm di altezza e 148mm di base. Devi specificare a geometry l’opzione a5paper per la carta grezza; poi devi specificargli il formato 133mm per 180mm come formato della pagina finita, devi anche specificargli come vuoi il rettangolo della pagina rifilata sul “foglio” A5 (accostato a sinistra? centrato, le pagine dispari accostate a sinistra e quelle pari a destra?, insomma quello che vuoi tu). Quando il libro è composto in formato PDF, usi pdfpages per imporre le tue pagine A5, a due a due nella sequenza e con l’orientazione giusta, su fogli A4; ovviamente devi anche specificare quanti fogli A4 formano una segnatura.
Esempio se vuoi segnature di 20 facciate, visto che ogni foglio A4 contiene fronte e retro 4 facciate A5, ogni segnatura sarà formata da 5 fogli; dopo averli stampati fronte e retro; i 5 fogli piegati assieme a metà ti danno la segnatura con tutte le pagine in ordine; Quando si cuciono le segnature a formare il libro hai le pagine tutte in ordine. prima di rilegare o di brossurare devi ovviamente passare il tutto in una taglierina grande da ufficio o da legatoria (o devi arrangiarti con una morsa e una taglierina a mano, di quelle molto taglienti con la lama che scorre nel manico e quando non taglia più bene, permette di staccare l’ultimo segmento di lama) per rifilare il blocco di pagine A5 al formato specificato.Come te l’ho raccontato sembra difficilissimo; ma è solo questione di organizzarsi; quando si fa spesso diventa ordinaria amministrazione; la parte più difficile è solo la rifilatura finale, ma basta farci la mano.
Se tutto ciò ti serve per comporre un antifonale, allora spero vivamente che di tutto si occupi una stamperia, anche perché il continuo maneggio del libro in un monastero richiede una copertina semi rigida in pelle o, più modestamente, in similpelle (plastica), e, a meno che i frati o le suore non abbiano un laboratorio tipografico in convento, la cosa fatta a mano richiede per molte copie una pazienza certosina (è il caso di usare questo aggettivo, se ci si riferisce ad un convento).
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