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Be’, non metto in dubbio che per @Vercesi essere riuscita a disegnare una molla con TikZ le abbia insegnato moltissimo.Che sia un codice difficile, non, non lo è, tant’è che con l’ambiente picture + pacchetto pict2e (eventualmente con l’aggiunta di curve2e, non necessario ma più semplificare il codice utente) la spirale della molla si disegna altrettanto bene anche se deve rappresentare qualcosa diverso da una molla; nell’immagine che allego è rappresentata una induttanza
[attachment=1956]Molla.pdf[/attachment]
Ho scritto il codice molto prima che esistesse TikZ; con il pacchetto circuito, che ho scritto nei primi anni ’90, quando non esisteva quasi niente (ancora LaTeX 2.09), ci ho messo una decina di giorni perché dovevo inventarmi tutto e dovevo disegnare circuiti con tutti i componenti elettronici che mi servivano per le dispense che ho scritto per i miei allievi, ma una volta fatto, la scrittura delle dispense è andata avanti con una velocità impensabile prima.
@Vercesi dice di averci messo 4 ore; è stata brava, molto brava; perché è partita da zero e si è dovuta studiare diverse decine di pagine della monumentale documentazione di TikZ.Non credo che la molla sia sufficiente per un articolo su ArsTeXnica. come non credo che lo sia un articolo sul mio pacchetto circuito.sty (per altro non pubblicato e quindi non disponibile). Sia chiaro; come primo interessato ad ArsTeXnica, mi fa piacere che i frequentatori del forum vengano stimolati a condividere i loro risultati con gli altri utenti italiani. Quando @Vercesi avrà finito la tesi, se vorrà, potrà raccogliere tutte le idee che ha realizzato per comporre la sua tesi e farne un articolo; La sua esperienza maturata in situazioni reali può essere preziosa per molti altri utenti.
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You must be logged in to view attached files.22 Ottobre 2017 alle 19:04 in risposta a: Modificare lo stile di Classic Thesis (includere un header line in ogni pagina ) #111741::
Vedi, Miede ha detto che non vuole che si modifichi la sua classe; è scritto in chiaro nella documentazione.
Il fatto che tu abbia visto questa coas ClassicThesis like da qualcuno che ha modificato ClassicThesi per mettere il titolino sottolineato e il testo del tiolino un tondo nero, fa sì che quello non è ClassicThesis like. è una cosa diversa.Lo potrebbe avere fatto lecitamente se avesse cambiato nome alla classe e l’avesse modificata, cosa che lo obbliga a dire che l’originale era di Miede, e che lui l’ha modificato in quel e questo punto e come l’l’ha modificato.
Puoi fare altrettanto; cambi nome alla classe e modifichi quello che vuoi e non dire a nessuno che quello che ottieni è ClasssicThesis Like.
Non è un caso isolato quello di Miede; caso in cui l’autore della classe dice non modificare nula e meno che mai con modificare senza cambiare nome. oppure cercati un’altra classe. Lo stesso dice suftesi; questa consente molte personalizzazioni, ma tolte quelle l’autore dice se fra le circa 20000 varianti che lei miei impostazioni ti consentono di fare, devi ancora apportare delle modifiche, cercati un’altra classe.
Io sono meno drastico con la mia TOPtesi; ma anch’io ad un certo punto dico se non ti sta bene, cercati un’altra classe.
Ora, vedo dalla testatina che hai accluso e che ti piacerebbe imitare, che l’argomento trattato in quella tesi è di carattere tecnico; Suppongo che lo sia anche la tua. Allora ricorda che l’impaginazione e il page design di Miede è preferibile per una tesi di tipo umanistico, non di tipo tecnologico o fisico o relativo alle discipline che usano la matematica delle grandezze. La giustezza è troppo piccola ed avresti spesso problemi con le formule.
Vuoi ugualmente creare quelle testaine? ti prendi il file .sty di Miede, gli cambi il nome, e modifichi quello che ritieni più opportuno; non è facile, ma se proprio lo vuoi fare quella è la strada. Un’altra via, per la verità non dissimile, è quella di costruirti un tuofile di macro personali, fra le queli inserisci le ridefinizioni delle cose che vuoi modificare; questo tuo pacchetto va caricato dopo quello di Miede.
Non ti dico di più, perché non voglio dirti come violare la licenza di Miede.
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Difficile dire perché i book mark non funzionino; ma se invece di usare latex usassi pdflatex (senza passare per il formato DVI) che cosa ti succede?Nota che se usi PSTricks, e segui quella starda contorta a causa di PSTricks, ci sono diversi modi di continuare ad usarlo anche con pdflatex; leggi la documentazione di pdftricks e vedrai come è semplice farlo.
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Non starebbe male quel Figura 1.4 se fosse il titolino/un’etichetta di una didascalia di almeno una riga. Secondo me hai scritto troppo nelle didascalie delle sottofigure e troppo poco (cioè niente) nella didascalia generale.Se una didascalia generale non si può scrivere, allora le due figure sono scorrelate l’una con l’altra e la soluzione con due minipage, con numerazioni distinte è più appropriata.
22 Ottobre 2017 alle 13:48 in risposta a: Modificare lo stile di Classic Thesis (includere un header line in ogni pagina ) #111739::
la documentazione di Classi Thesi ha la testatina non sottolineata e l’auore Mied credo che avrebbe da ridire se la modificassi.Ma se la tua domanda riguarda come far comparire le indicazioni necessarie nelle testatine, direi che basta vedere che cosa ha fatto Mied, l’autore, nel file sorgente di quella sua documentazione; siccome nella cartella …texmf-dist/source/latex/classicthesis/ c’è tutto, è lì che devi andare a vedere. Credo che non sia necessario fare nulla di speciale se non spcificare il comando \mainmatter prima del punto in cui vuoi le testatine. Ma siccome non uso ClassicThesis (perché si basa sulla classe scrreprt che fa parte di una collezione la cui documentazione in inglese è per me, per i miei gusti, quasi incomprensibile [non per l’inglese, ma per quel che contiene o non contiene] non la uso mai se non forzato da certe circostanze che cerco di evitare.
Detto questo, il risultato della composizione della ducumentazione di ClassicThesis è molto bello e se è adatto al tuo tipo di tesi, continua tranquillamente ad usarlo.
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Bevenuta nel forum del GuIT.LaTeXDraw a stretto rigore non fa parte del sistema TeX. è uno script in linguaggio Java che fa da interfaccia fra l’utente e PSTricks; questo invece è un pacchetto del sistema TeX che nativamente produce disegni in formato PostScript. Non c’è dubbio che in file .ps o .eps può poi essere trasformato in formato .pdf; non c’è dubbio che PSTriks sia molto potente ed abbia estensioni per disegnare virtualmente qualunque cosa, ma…
Il sistema TeX e il markup latex dispongono di pacchetti propri per disegnare qualuque cosa, forse un po’ meno di PSTricks,ma poi di fatto possono disegnare tutto.
Nativamente LaTeX è dotato del suo ambiente picture con il quale si possono fare disegnini relativamente semplici (anche se io l’ho usato per miei testi di elettronica disegnando con questo ambiente anche i circuiti elettronici di cui trattavo nel testo, un po’ laborioso ma efficace). Per diegnare una molla credo che sia sufficiente; istruzioni nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato da scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito.
Poi c’è lo stupendo pacchetto TikZ (istruzioni: apri un terminale o prompt dei comandi; scrivici dentro il comando texdoc tikz; premi il tasto invio per eseguire il comando e leggi la documentazione).
Non hai bisogno di leggere tutte le centinaia di pagine per usare TikZ, ma ti bastano le prime pagine che sono sostanzialmente un tutorial anche divertente da leggere. È ovvio che siccome TikZ fa tantissime cose, la sua documentazione è molto ampia, ma certamente è lo strumento da usare, se picture non basta, quando si vogliono fare disegni veramente belli. Te lo ocnsiglio vivamente.
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Ci sono diversi articoli scaricabili dalla sezione ArsTeXnica di questo forum (autori Vassallo e Messineo) che hanno predisposto il pacchetto esami; il pacchetto fa parte di ogni distribuzione aggiornata e completa di TeXLive e MiKTeX. Ne leggi la documentazione aprendo un terminale, scrivendo dentro texdoc esami ed eseguendo il comando premendo il tasto Invio.
Ci sono altri pacchetti, exam, exam-n, examdesign, ed altri con nomi meno evidenti che si riferiscano ad esami scritti con risposte multiple. Basta esplorare sia la cartella …/texmf-dist/tex/latex/ (cambi gli slash in backslash su Windows e sostituisci ai puntini con il ramo che parte dalla radice del disco fino alla cartella texmf-dist.
Hai solo l’imbarazzo della scelta.
Io, da 20 anni mi sono costruito al mia versione che si basa sul sistema TeX in modo parziale e su programmai FORTRAN per eseguire le cose che un programma di tipocomposizione fa con fatica; non è difficilissimo preparare tali programmi, ma sarebbe un compito da svolgere in team e non da soli. Ecco perché i lavori degli italiani Vassallo e Messineo li raccomanderei di tutto cuore; sono proprio ben fatti. Servono sia per test scritti sia per test da svolgere a schermo. Hanno fatto un capolavoro.
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Eh, cosa vuol dire non leggere la documentazione…Il nucleo di LaTeX contien il comando \newtheorem di cui puoi leggere le funzionalità nella pagina 67, pasragarfo 1.7.3 Teoremi della guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito.
Leggendo la documentazione avresti visto che il comando \newtheorem* non esiste e che l’enunciato definito con questo comando numera sempre il suo octenuto. Se avessi latto fino in fondo quel paragrafetto, avresti visto che la definizione di enunciati sono molto piu variegate se si carica il pacchetto amsthm.
Aprendo quindi un terminale, scrivendoci dentro il comando texdoc amsthm, ed eseguendolo premendo il tasto invio, si apre una finestra dove c’è la documentazione del pacchetto e dove si parla anche di \newtheorem* e dell’uso particolare a cui serve.
Per quanto mi sforzi, non riesco a leggere nel tuo file (che non è compilabile perché non è completo) che tu abbia caricato amthm, dunque non puoi usare la versione asteriscata e pertanto non puoi comporre enunciati non numerati.
Ma da quel che ti ho detto sai ora come fare per risolvere il tuo problema.
Anzi ti ho detto troppo, perché potrebbe venirti in mente di non leggere la documentazione. Questo sarebbe il terso errore ripetuto; dunque” errare humanum esta, perseverare…”; lo conosci anche tu questo proverbio vecchissimo che ha già almeno 2000 anni. 😉
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Benvenuto nel forumIl pacchetto graphicx è già instalalto nella tua instllazione, quindi non devi fare nulla.
Se hai un altro file .tex che chiede di usare il pacchetto graphix, quello è o un errore di ortografia, oppure di un documento con un errore di ortografia (non mi sono ripetuto, nel primo caso l’errore fa perte del codice, nel seocndo caso pa parte del dicumento composto) Tuttavia in entrambi casi di errore sempre si tratta.
Se l’errore è nel codice aggiungi la “c”, se l’errore è nel documento di isruzioni, corrreggi.
Inoltre, non pensare che uelle siano cose di TeXmaker o di TeXstudio; Quelli sono solo editor intelligenti che devono rpesisporre il file sorgente che deve essere elaborato da uno dei programmi di composizione del sistema TeX. sono due cose assolutamente distinte; hanno poco a che vedere l’una con l’atra. Gli editor LaTeX friendly hanno dei pulsanti o delle voci di meno che inviano un messaggio al sistema operativo per dirgli: “Ho creato o modificatoil file .tex che si trova nella cartella tale; preditelo tu e compilalo con il programma di composizione del sistema TeX che si chiama “…”; quando hai finito dimmelo, che riprendo il controllo della situazione”. Non confondere mai l’editor con il programma di composizione, anche se tu interagisci con l’editor e non dalla linea di comando direttamente con il sistema operativo.
15 Ottobre 2017 alle 19:48 in risposta a: Debian Stretch Texlive 2017 – difficoltà installazione #111698::
Capisco che ci siano diverse incarnazioni del sistema operativo Linux conformi ai dettami del consorzio Debia; tuttavia anche Ubuntu era Debian/conforme; perché l’hai lasciato?Non è per essere conservatore, am questo tuo problema sembra incarnare il vecchio proverbio “chi lascia la via vecchia per la nuova, sa quel che lascia e non sa quel che trova”. Io usavo Windows; poi ho partizionato il disco e su una partizione ho installato un Linux Debian/conforme, pagandolo un centinaio di dollari che non si è rilevato all’altezza né del software, né del servizio di assistenza. Ho installato nella partizione alcuni altri Linux/debian conformi, finché sono arrivato a Ubuntu (nato da poco, ma già eccellente); bisognava aggiornarlo ogni 6 mesi, ma a parte questa perdita di tempo, era ottimo. Imparato un po’ di UNIX, sia pure in veste Linuxiana, ho comprato un Macbook Pro col quale mi sono abituato subito. Funziona ancora dopo 10 anni avendolo via via aggiornato finché esistevano aggiornamenti validi per una CPU a 32 bit. Poi hanno cessato di aggiornare queste “vecchie versioni” e da tre anni ho un altro Mac a 64bit, sempre con software aggiornato. Costano, non c’è che dire, ma funzionano benissimo. e da conservatore, non cambierò mai con altri sistemi; per un po’ di tempo ho usato una macchina virtuale sul Mac per avere a disposizione anche un Windows e un Linux/Ubuntu, poi col nuovo Macbokk Pro, ho lasciato perdere la macchina virtuale e vado solo col Mac.
Non voglio fare reclame a niente; chiunque altro potrebbe usare le mie stesse parole usando come modello un’altra marca e un altro tipo di sistema operativo. Voglio solo dire che oggigiorno si tratta di oggetti così complicati che è conveniente essere conservatori.
15 Ottobre 2017 alle 19:34 in risposta a: Elemento numerato che non si aggiorni in base alla posizione nel documento #111690::
Non ho capito che cosa intendi per “elemento numerato”.Dal tuo messaggio sembrerebbe che questi elementi numerabili formino una lista, anzi diverse liste che continuano la stessa numerazione; supponiamo che tu definisca una lista enumerazione usando i comandi per nuove liste del pacchetto enumitem; si tratterebbe forse di aprire nuovamante questo ambiente per inserire oggetti numerati, in modo che la numerazione prosegua quella che quell’ambiente aveva raggiunto alla sua precedente chiusura?
Se questo è quello che inendevi, allora ti tocca leggere la documentazione di enumitem e poi agire di conseguenza.
Se invece io non ho capito il tuo problema, ti chiedo scusa, e ti invito a non tenere conto di questo messaggio.
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Si può fare con pacchetti diversi; a me piace eso-pic, ad altri piace di più watermarks, ma ce ne sono anche altri; il compito di questi pacchetti è quello di mettere sotto al testo scritto un’immagine o un pagina scritta con caratteri di qualunque colore, forma e dimensione. va da sé che perché il testo sia ancora leggibile ci vuole un colore chiaro; occorre che un’immagine sia possibilmente schiarita, per evitare di rendere il testo troppo difficile da leggere.
È il tipico problema delle filigrane; credo che ne parli anche nell’Arte o in LaTeX-pedia. In inglese la “filigrana” si chiama, appunto, “watermark”.Stai attento che in formato A5 ci sta poca roba, specialmente se è composta con caratteri enormi come queli che si vedono nel’immagine che hai allegato. Ricorda anche che per fare caratteri così grandi: (a) devi usare font continuamente scalabili, e (b) devi usare i comandi di basso livello \fontsize e \selectfont; Sono descritti in diverse guide, in particolare leggibili con il comando texdoc fntguide per esempio`\fontsize{20mm]{25mm}\selectfont`Ricorda che 1mm equivale a circa 3pt, quindi quell’impostazione che ti ho messo di default imposta il corpo a circa 60pt e l’interlinea di circa 15pt maggiore, cioè lo scartamento di circa 75pt. Normalmente con il cropo 10pt lo scartamanto è di 12pt, cioè circa 4mm; questo confronto ti dà l’idea di quanto siano grandi i font dell’esempio che ti ho fatto.
In quei comandi, se non specifichi nessuna unità di misura si sottintendono i pt; altrimenti l’unità che specifichi diventa effettiva e ovviamante il programma si trasforma il valore in pt, come fa con tutte le altre dimensioni non specificate in punti tipografici.
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La sintassi specifica è quella di racchiedere la tabella in una minipage; dentro la tabella metti \footnotemark (o \footnotemark[…] specificando al posto dei puntini un numero in particolare) e \footnotetext{…} (oppure \footnotetext[…]{…} specificando al posto dei puntinimfra quadre un numero particolare). In sostanza lo schema generale sarebbe questo:[code]\begin{table}[…]\caption{didascalia della tabella}\label{…}
\begin{minipage}{\textwidth}\begin{tabularx}{\textwidth}{…}
…& …\footnotemark & … \\
…………………………………\\
\end{tabularx}
\footnotetext{testo della nota}
\end{minipage}
\end{table]/code]Quello che ti avevo detto era che ci sono altri ambienti, oltre a tabular e tebular* e e tabularx, con nomi diversi che si attivano con pacchetti diversi che realizzano quel meccanismo che ti ho illustrato in modo automatico. Uno mi pare che sia il pacchetto tabu che definisce il comando \tabu che permette di fare cose molto particolari con le tabelle. Ma bisogna verificare nella documentazione. Tempo fa l’ho provato, non mi ricordo se a scopi esplorativi o per realizzare qualcosa di particolare, l’avevo trovato ottimo; ma secondo alcuni questo pacchetto e il suo comando sono delle porcherie. Non sono d’accordo, ma convengo che un comando che accetta un “argomento” (il contenuto di una tabella) molto complesso può presentare degli inconvenienti; è lo stesso motivo per il quale è da preferire l’ambiente minipage rispetto al comando \parbox; fanno le stesse cose, ma l’ambiente non mette a rischio di fragilità il codice del suo contenuto, mentre \parbox potrebbe farlo.Detto questo, mi domando quanti siano gli utenti normali che usano minipage o parbox; io le uso spesso, ma prevalentemente dentro comandii personalizzati. cioè comandi che definisco per mio uso personale o per le classi o i pacchetti che creo.
Il parametro [h] lo puoi usare solo se non lo usi da solo; rischi di bloccare le code degli oggetti flottanti; visto che ti comenti con cose un filino avanzate, ti suggerisco di leggere il capitolo sulle tabelle e il capitolo sugli oggetti flottanti della guida general Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX che ho curato per raccogliere contributi di molti utenti italiani di TeX. La scarich dalla sezione Documentazione di questo sito; ce ne sono due versione: una in versione unica in un unico file PDF, e una divisa in tre tomi, quindi in tre file PDF; la prima è comoda da leggere a schermo; la seconcda in tre tomi è comoda per essere stampata, eventualmente confezionata nella forma di tre libri di circa 300 pagine ciascuno.
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Ho visto il file XE_tables.pdf. Ti segnalo che nelle tabelle professionalmente composte non si usano er niente i filetti verticali e si usano di solito solo tre filetti orizzontali “al massimo”, non un filetto orizzontale dopo ogni riga. In sotanta un filetto prima dell’intestazione, uno dopo l’intestazione, un terzo alla fine della tabella.Invece non ho capito la questione dei titoli da mettere prima o dopo; Una cosa è la didascalia, un’altra l’intestazione; l’intestazione riempie di solito la prima riga della tabella, ma non è obbligatoria; nella prima riga, come nella tabella dei mesi con i loro nomi e i loro giorni, invece di un’unica intestazione ci può essere un’intestazione separata per ogni colonna; ci possono anche essere intestazioni diverse per gruppi di colonne.
La didascalia, da inserire con il comando \caption, in Europa non anglosassone si mette prima della tabella, cioè sopra la tabella; nel mondo angloamericano di solito si mette dopo, sotto la tabella. quando si ruotano le tabelle in landscape, di solito si ruota anche la didascalia; tuttavia anche questa non è una regola ferrea.Questo è quello che ti posso dire in base a quello che ho capito e che ho visto nel file XE_tables. Forse non c’entra niente, perché posso avere capito male.
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