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I commenti non danno fastidio anche se talvolta affermano proprietà incomplete dei vari pacchetti;I pezzi di codice che hai mostrato dicono poco. Anche se li metti assieme , non formano una esempio minimo compilabile;
Per tua informazione nela sezione Documentazione di questo forum c’è una guida che spiega come mettere insieme un esempio minimo compilabile: Ti do il link, ma cerca di sapere sempre quali guide sono disponibili e leggile.
/wp-content/uploads/joomla-images/doc/GuideGuIT/guidaEMC.pdf
Riassumento Un esempio minimo compilable è un file unico, compilabile (quindi completo da \documentclass fino a \end{document}) che contenga il minimo indispensabile per replicare il problema. Tra le altre cose in quella guidina c’è scritto che non bisogna usare nessun \include o \input, specialmente se non si allegano i file da includere o da immettere.
Chi ti può dare una mano deve poter copia-incollare il codice allegato in un solo colpo; incollatolo in un nuovo file .tex, deve poterne lanciare la compilazione senza che arrivino messaggi del tipo file not found (segnale che non è stato allegato quanto deve essere immesso o incluso). Se poi, appunto l’EMC (da alcuni siglato in inglese anche con MWE, Minimum Working Example) fa correttamente isl suo lavoro, cioè replica il problema segnalato, è possibile che chi dà una mano possa anche scoprire perché e indicare una soluzione.
Vedi di allegare un EMC 🙂
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Dove è comparsa?[A parte il fatto che nonostante le raccomandazioni di evitare TeXnicCenter, questo viene usato lo stesso; TeXstudio ha una interfaccia grafica simile e funziona meglio; TeXworks ha una interfaccia grafica molto spartana, ma permette di fare cose che…;…emacs poi può fare anche il caffé avendo una caffettiera on line 🙂 ]
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No, se ho scritto \caption, invece di \chapter, sono io che scrivendo in fretta mi sono sbagliato.Torniamo al tuo punto.
La classe è giusta e stai usando comandi di sezionamento senza asterisco. Tutto a posto.
Ora stai davvero componendo il tuo documento o stai solo componendo il frontespizio e la prima pagina di un capitolo?Nel primo caso, a meno che tu non abbia esplicitamente scritto da qualche parte \pagestyle{empty} oppure \pagestyle{plain}, le testatine le hai dalla seconda pagina del capitolo in poi; non le hai mai nella prima pagina di ciascun capitolo, perché questa prima paigna viene composta in automatico con lo stile plain.
Nel secondo caso non vedi le testatine perché non arrivi alla seconda pagina.
Nota che con la classe book i comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter sono definiti e il lor compito (modificabile ridefinendoli) è il seguente:
1) tutti e tre mettono il titolo del capitolo o della sezione nell’indice generale;
2) \frontmatter non numera le sezioni e i capitoli; numera le pagine con numeri romani; apre i nuovi “capitoli” sia su paginae pari sia su pagine dispari.
3) \mainamtter riprende la numerazione delle paigne da 1 e le compone con cifre arabe; numera capitoli e sezioni; per impostazione predefinita apre i capitoli solo sulle pagine dispari (se nelle opzioni della classe hai indicato l’opzione openany, apre i capitoli su pagine di qualunque parità).
3) si comporta come frontmatter, tranne che prosegue in cifre arabe la numerazione delle pagine cominciata nella main matterQuindi nel tuo caso, che tu abbia o non abbia usato questi tre comandi particolari, le tatatine ci sono sempre.
Allora, come ti ho scritto nel precedente messaggio, il preambolo va bene che tu l’abbia accluso, ma devi accludere anche la prima parte del tuo documento con almeno due capitoli sezionati, volendo composti mettendoci del testo fasullo usando una specie di latinorum mediante il pacchetto lipsum o linguaggio filosofico incomprensibile ai più mediante il pacchetto kantlipsum (leggine la documentazione prima di usarli). Non dimenticare di indicare anche come hai composto il frontespizio, gli indici e quanto precede il primo capitolo; se non ti va di scrivere in chiaro dati sensibili, sostituiscili con delle file di Xxxxx, Yyyyy, e simili.
Senza questo esempio minimo compilabile (c’è nel forum una guida apposita per indicare come comporre un esempio minimo compilabile) nessuno può dirti altro se non fare delle ipotesi (con le quali evidentemente si va poco lontano).
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Mi è venuto in mente che la numerazione delle note dentro gli oggetti flottanti non può essere affidabile, proprio perché gli oggetti flottano e si spostano spesso da una pagina all’altra.lavorando a due colonne con testi parallaeli, non ho idea se il pacchetto afterpage con il suo comando \afterpage funzioni correttamente. Se funzionasse, una via alternativa per affrontare il tuo problema sarebbe quella di inserire le tabelle con la didascalia e le note dentro un ambiente neutro, per esempio center, a sua volta dentro l’argomento di \afterpage. Non usando l’ambiente table, non puoi usare direttamente \caption, ma puoi usare \captionof{table}{Didascalia} disponibile con il pacchetto caption.
Non solo ma per mantenere le note legate alla tabella, puoi metterle direttamente dentro la tabella. Basta che tu definisca in chiusura dalla tabella, subito prima di \end{tabularx} una multicolumn che abbracci il numero di colonne dell’intera tabella e che abbia il tipo X come le altre colonne; se la tabella ha un descrittore di colonne che specifica con larghezze diverse 9 colonne di tipo X, per esempio, la grande unica cella terminale sarà specificata con \multicolumn*{9}{X}{…}. Al posto dei puntini metterai tanti \footnotetext con i loro testi quanti saranno stati i \footnotemark che hai usato nelle celle precedenti. In questo modo le note restano sicuramente attaccate alla tabella senza bisogno di usare né minipage, né \parbox, né altro.
Io l’ho fatto diverse volte, ma senza usare \footntemark e \footnotetext, bensì “numerando” le note con simboli; è vero che così non puoi farvi riferimento mediante i \label, ma funziona in modo assolutamente chiaro che quelle sono annotazioni della tabella e non annotazioni del testo complessivo.
Purtroppo il tuo è un testo difficilissimo da comporre, proprio perché c’è di mezzo una lingua che non richiede solamente un alfabeto diverso, ma anche una direzione di scrittura diversa; questo porta con sé infiniti vincoli (leggi bastoni fra le ruote) tanto che cose semplicissime che funzionano benissimo senza l’arabo, quando c’è di mezzo questa scrittura non funzionano più.
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Ti ripeto che ora hai fornito indicazioni maggiori e ora sappiamo che usi la classe book e che hai impostatolo stile delle pagine “headings”.Bene.
inche non usi dei comando di sezionamento tipo \caption, \section e simili, le tute testatine restano vuote. Quando userai quei comandi di sezionamento (senza asterisco, s’intende; quindi non \caption*, \section*, eccetera) vedrai il titolo del capitolo nelle testatine dele pagine pari e il titolo del paragrafo con cui inizia la pagina nella testatina delle pagine dispari. Entrambe le testatine contengono il numero della pagina vicino al margine esterno.
Una vota che avrai constatato che le cose stanno come ti ho descritto, allora puoi pensare di personalizzare quelle testatine, ricordando che nella prima pagina di ogni capitolo la testatina non c’è e il numero della pagina appare al centro del piedino, proprio perché quella prima pagina di capitolo è composta con lo stile plain.
A quel punto ci sono due possibilità:
1) lasci le cose come stanno, oppure
2) modifichi testatine e piedini dello stiel fancy seguendo le istruzioni fornite nella documentazione del pacchetto fancyhdr. Sono istruzioni molto semplici; nel preambolo carichi il pacchetto fancyhdr e dopo averlo caricato, sempre nel preambolo specifichi che vuoi lo stile di pagina fancy e nelle due o tre righe successive configuri testatine e piedini delle pagine pari e dispari in modo che contengano quello che vuoi. La documentazione porta diversi esempi; porta anche esempi di come modificare gli stili standard. Ma devi scrivere quelle famose due o tre righe, altrimenti non succede nulla.
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Ci sono due errori nel coice, seocndo me; ma qualcuno porebbe obbiettarmi che ho torto.1) le note alla tabularx andrebbero orientate come la tabularx, quindi non a piè di pagina come la tabella non fosse ruotata. Secondo me bisogna ruotare anche la minipage; siccome giri il testo/libro/rivista per leggere la tabella, ti ritrovi le note correttamente orientate rispoetto alla tabella. Naturalmente lavornaod con la miniapge la numerazione è letterale.
2) Concettualmente a me pare correttissimo che le note dentro una “scatola” come una minipage, siano numerate diversamente dalle note normali; infatti esse non vanno in calce alla pagine ma in clace alla minipagina; pensa allora ad un minipage nono ruotata che contiene una tabella non ruotata, e che la tabella, e quindi la minipage occupi mezza pagina; le sue note devono essere in calce alla scatola, non in calce alla pagina.
Precisato questo capisco il tuo problema di avere una numerazione continua delle note visto che le tue tabelle devono essere ruotate per farle stare nella pagina. Devi perciò usare un’altra “scatola” che svolga più o meno le stesse funzioni della minipage. Ti suggerisco due tentativi:
a) usi al posto della minpiage, il comando \parbox; una cosa del genere:`\begin{table}
\rotatebox{90}{%
\parbox{0.9\textheight}{\caption{Tabella ruotata}\label{tab:ruotata}
\centering
\begin{tabularx}{\hsize}{…}
…& \footnote{Nota} &…\\
… … …
\end{tabularx}
}% fine della parbox
} %fine di \rotatebox
\end{table}`2) Se \parbox non ti accetta questa situazione, prova con una semplice situazione che ricorre a \vbox, invece che a \parbox; credo che nella GuidGuIT ci sia abbastanza su \vbox, \vtop e \vcenter.
Vediamo intanto se \parbox funziona.
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@Ricky994,
credo che il tuo problema sia quello di documentarti.Quello che tu desideri fare è quello che ogni classe (*) fa solitamente; la personalizzazione si fa con il pacchetto (non con la classe) fancyhdr. Per usare questo pacchetto correttamante devi aprire un terminale o un prompt dei comandi, comunque si chiami con il tuo sistema operativo, devi poi scriverci dentro il comando texdoc fancyhdr, e infine devi eseguirlo premendo semplicemente il tasto “invio”; poi non hai che da leggere con attenzione quello che ti appare sullo schermo.
Se poi, invece di dire solo quale è il tuo problema, dicessi anche quale classe stai usando che non ti mette in testa alla pagina quel che chiedi, forse ti si potrebbe aiutare meglio, ma cos`, con le scarse informazioni che dai, non reesta altro che dirti di documentarti, magari dicendoti quanto sia semplice farlo col terminale e il comando texdoc.
(*) Solo la classe article non fa quello che desideri, perché gli articoli non sono divisi in capitoli; quindi questo fatto mette un limite alla mia affermazione che “qualunque classe”…
27 Ottobre 2017 alle 7:02 in risposta a: Problemi con ArsClassica e la nuova versione di ClassicThesis #111760::
Ho voluto verificare quanto ha scritto Roberto nel file artclassica.sty che ha allegato qualche messaggio fa.Ottimo lavoro.
La cosa più importante è che egli ha scovato il cambiamento di approccio alle opzioni di ClassicThesis (che tra l’altro rendono il codice non documentato di Miede, più facilmente leggibile) e di avere corrispondentemente modificato arsclassica.
Ci ho messo le mani anch’io, non per fare le pulci a nessuno ma per correggere alcune microscopiche inesattezze e per usare uno stile di programmazione più simile a quello di ClassicThesi, che fa largo unso delle funzionalità del pacchetto ifthen.sty
Più che altro ho tolto e commentato alcune piccole cose, come ribadire che arsclassica gira sotto LaTeX2e; girando sotto classicthesis, questo non solo è assicurato da classicthesis stessa,ma classicthesis usa i nuovi pacchetti e le nuovoe funzionalità di LaTeX2e e nel caso uno stia usando una vecchia versione di LaTeX2e provvede ad usare il pacchetto di retrocompatibilità. Direi che questa è una mossa essenziale per rendere il suo pacchetto fruibile anche da chi usa vecchie versioni di LaTeX2e.
Classicthesis provvede anche a caricare titlesec, quindi non c’è bisogno ri ricaricarlo con Arsclassica, anche se il comando \RequirePackage già esegue il controllo; ho reso questo controllo più diretto ed esplicito, in modo che \RequirePackage non venga nemmeno invocato.
Io poi trasformato tutti gli \ifct@… di Roberto in \ifthenelse{\boolean{ct@…}} eliminando gli else e i \fi, perché così i comandi condizionali sono più robusti; è solo una questione di stile, ma avendo avuto molti problemi in passato con costrutti condizionali fragili, ho preso l’abitudine di essere più attento alla loro robustezza,anche se in questo caso specifico, probabilmente, non era necessario.
Infine, o meglio, all’inizio, ho completato il comando \ProvidesPackage con le informazioni utili l’argomento facoltativo di questo comando aggiungendovi la data, la versione e lo scopo; Permettono di chiamare il pacchetto arsclassica con un comando del tipo \usepackage{arsclassica}[2017/10/01] (per esempio; la data precisa nonè importante, ma non deve essere troppo remota) in modo che \usepackage possa controllare che il pacchetto che viene caricato abbia una data successiva o uguale a quella specificata; se così non fosse, emetterebbe un Warning che avvisa l’utente che la sua versione è forse obsoleta e quindi può dare dei problemi — come in effetti li ha dati a @AngeloG.
[attachment=1963]arsclassica.zip[/attachment]
Ora se il pacchetto caricato da Lorenzo su CTAN è nudo come il file che allego non cè altro da fare che eseguire l’upload; se invece aveva creato il debito file .dtx (auto installante o corredato dal file di installazione .ins) sta a lui ocmpletarlo e poi caricarlo su CTAN.
Non è stato banale per Roberto scovare il baco e trovare la correzione; il mio contributo è modestissimo e riguarda cose minime, microscopiche, insomma solo rifiniture; tuttavia mi ha richiesto una mezz’oretta.
Purtroppo tener dietro agli aggiornamenti richiede tempo e pazienza; ma quando si mette qualcosa su CTAN ci si prende anche un impegno per la manutenzione. Come ho già scritto, per arrivare alla versione 6.x di TOPtesi ci ho messo alcuni mesi. Le modiche erano tante, ma il lavoro, la pazienza necessari epr i test e le rifiniture, per aggiustare la documentazione e simili, richiedono tempo. Persino Miede non trova il tempo per documentare ClassicThesis.
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questa scrittura è sbagliata`{\foreignlanguage{arabic}{اهنوذ (اهنود P)}}` La parte in lettere latine deve stare quiri dal comando \foreignlanguage{arabic}, non so se prima o dopo,ma…; quello che ti scrivo qui è solo un esempio e non necessariamente rispetta quello che tua figlia indicava. Solo che mescolare una lingua RL con una lingua LR nel tuo sorgente diventa molto difficile, perché anche scrivendo in questa finestra del forum una volta cominciato a scrivere da destra a sinistra, non riesco a tornare con la scrittura sinistra-destra.Il concetto è \prima scrivi un \foreignlanguage{arabic}{…} poi metti la parentesi aperta e -P (forse, se sta lì) poi usi un seocndo \foreignalnguage{arabic}{…} contenente la seconda parola, poi metti la parentesi tonda chiusa.
Brutto lavoro da fare in automatico.
L’arabo non si divide in sillabe; se si vuole avere testo giustificato lo si allarga mediante la kashida, consistente nell’allungamento (automatico) della lettera finale di alcune parole.
La sillabazione non si impalla con le parole che non conosce — in realtà il sistema non conosce nessuna parola ma conosce i pattern di sillabazione; la guida Introduzione all’arte della composizione tiopgrafica con LaTeX, contien un intero capitolo sulla sillabazione e la cesura in fin di riga.; segue una algoritmo molto preciso che privilegia la qualità della composizione; componendo in colonne troppo strette, i risultati possono essere tutto fuorché eleganti. UN modo per aggirare le difficoltà del programma ad eseguire la cesura con meno eleganza, sarebbe quello di caricare il pacchetto ragged2e e invece di \centering, \raggedleft e \raggedright usare i corrispondenti comandi con l’iniziale maiuscola (verifica con texdoc ragged2e). Naturalmente la cosa può funzionare con l’inglese, certamente non con l’arabo.
La cella X non può avere il suo contenuto centrato verticalmente.
Le linee \toprule, midrule, \bottomrule son incompatibili con il filetti verticali. O gli uni o gli altri. Se le righe ti sembrano troppo appiccicate, specialmente con il testo arabo, usa il comando \arraystretch; leggi in merito a questo la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato. Il coefficiente di allargamento lo scegli sperimentalmente, nel senso che cominci con 1.10, e poi eventualmente sali di 0.05 in 0.05 finché il risultato va bene per i tuoi gusti. In ogni caso ricorda che i filetti verticali non hanno lo scopo di facilitare la lettura, ma sono come dei segni di punteggiatura, dove il segno veramente di maggiore importanza è il punto di fine capoverso mettere i filetti verticali e orizzontali in modo che tutte le celle siano riquadrate, è come mettere una virgola dopo ogni parola; non è evidentemente corretto.
Credevo di averti già indicato come usare la minipage per mantenere le nota assieme alla tabella:`\begin{table}
…
\begin{minipage{}\noindent
\begin{tabularx}{}{…}
…
… &…\footnote{} & ….\\
…
\end{tabularx}
\end{minipage}
\end{tabular}`Per andare a capo dentro multirow devi caratterizzare la colonna, almeno la parte dentro l’argomento di \multirow, con un tipo di formato tipo p{…} o m{…}, o, comunque, con un tipo di cella che gestisca i capoversi. Comunque multirow da più grattacapi che soluzioni utili. consumando il tempo necessario si arriva anche a risultati buoni, ma bisogna fare un uso “creativo” delle sue opzioni.
24 Ottobre 2017 alle 20:44 in risposta a: Problemi con ArsClassica e la nuova versione di ClassicThesis #111755::
Angelo. grazie di esserti fatto vivo e di esserti iscritto al forum; ti do il benvenuto.Ora il punto è il seguente: ci sono tre autori che non comunicano. Markus Kohm, autore della collezione di classi e pacchetti Koma-Script su cui si appoggia ClassicThesis; Miede, autore e manutentore di ClassicThesis; Lorenzo autore e manutentore di ArsClassica.
Chissà di che la responsabilità di quello che ti è successo.
Basterebbe fare un trace del tuo file per vedere quando va in error chi a chiamato chi: quale macro ha chiamato quale altra macro, eccetera, fino al momento dell’errore. Quella prova, che probabilmente implica di rileggere con attenzione un 50000 riche di trace, è evidentemente un lavoro che tocca agli autori che sanno che cosa hanno scritto dove e come.
Chiunque altro ci perderebbe alcune ore, se non dei giorni, e finirebbe con lasciar perdere; tanto che, apparentemente, nessuno degli autori si è fatto vivo e nessun altro membro del forum ha eseguito questo tracing.
Naturalmente bisognerebbe farlo con una installazione di TeXLive aggiornata; cosa che Lorenzo non può fare, visto che è affezionato alla sua versione del 2013. Gli altri due può darsi che non siano interessati o che non testino con tutta la catena di impostazioni come nei tuoi file che non si compilano più.
Chi non ha scritto i codici può al massimo impostare subito dopo \documentclass il contatore TeX \errorcontextlines=100 per avere un traceback al momento dell’errore; 100 righe di codice sono una quantità leggibile, ma per chi non ha scritto i codici diventa difficile risalire quel traceback per trovare ocn precisione la causa dell’errore, almeno la macro che ha chiamato la macro che risulta non definita.
Brutto lavoro per chi non ha scritto il codice. Quando ci si reisce diventa facile scrivere all’autore della macro non deifinita indicandogli un punto preciso dove correggere o, almeno la macro da correggere e perché.
Mi spiace di non poter essere di maggior aiuto.
24 Ottobre 2017 alle 16:58 in risposta a: Problemi con ArsClassica e la nuova versione di ClassicThesis #111753::lorenzo.pantieri” post=112057
Se [ClassicThesis] funzionasse, sarebbe una vera manna, perché pochi pacchetti producono un layout di pagina così gradevole.
A parte il fatto che ClassicThesis funziona eccome e che potrei correggere il bug in un amen (se ne avessi voglia e tempo), continua a sfuggirti il punto fondamentale: i documenti prodotti con ClassicThesis stanno a a quelli prodotti con altre classi come il Taj Mahal sta a una casa popolare. O come una Lamborghini Aventador sta a una Fiat Duna. ClassicThesis è bellezza pura. Il resto sono solo dettagli TeXnici.
Lorenzo, se prima di offenderti leggessi quanto ho scritto, non scriveresti quello che hai scritto tu.
Ripeto: Se ClassicTehesis funzionasse, sarebbe una manna, perché pochi pacchetti producono un layout di paigna così gradevole.
Citi al frase ma non cogli l’essenziale; Non ci sono dubbi che le pagine composte con ClassicThesis sono bellissime. Il punto è che ClassicThesis non è affidabile; non è la prima volta che dopo un aggiornamento ciò che funzionava prima ora non funziona più.
E per farlo funzionare bisogna mettere le mani in un software difficile e mal documentato; né tu né io, né nessun altro tranne Miede, e forse nemmeno lui, ci metterebbe un amen. E non tutti gli utenti sanno come segnalargli il bug perché il suo software se lo corregga al volo, cioè in quanti amen lui è (forse) capace di farlo.
Per parte mia, sto aggiornando TOPtesi, una cosetta da case popolari, ma sono 6 mesi che ci sto lavorando sopra e ogni volta che modifico una virgola, c’è qualcosa che salta fuori di nuovo. Forse Miede non è pensionato come me, quindi non ha tempo da perdere (si fa per dire; io non perdo tempo, cerco solo di fare cose possibilmente utili agli altri, visto che io, la tesi, l’ho fatta nel ’63 e una mi è bastata…); Miede ha avuto un’ottima idea, ma se la vuole lasciare a disposizione su CTAN o ci sta dietro in modo serio, o la lascia stare così com’era quando funzionava, e rinuncia a rimetterci le mani se non ha tempo e voglia di fare tutti i collaudi del caso.
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La sequenza dei comandi di corpo (a scendere) è \mall, \footnotesize, \scriptsize, \tiny; sono tutti relativi al \normalsize.Se il tuo abstract è composto in \normalsize, allora comicialo con il comando \small
\se il tuo abstract è composto con \small, comincia l’abstract con \footnotesize,
Eccetera
Esistono anche dei comandi di basso livello,per esempio, se vui scrivere il tuo abstract in corpo 10pt, comincialo scrivendo`\begin{abstract}\fontsize{10pt}{12pt}\selectfont
… Questo è il testo dell'abstract …
`
24 Ottobre 2017 alle 12:31 in risposta a: Problemi con ArsClassica e la nuova versione di ClassicThesis #111750::
Ragazzi (@Lorenzo, @Illinguista1972, e comunicatore anonimo del bug). Non voglio girare il coltello nella piaga, ma questo ennesimo episodio mi conferma la mia riluttanza nei confronti di ClassicThesis e in definitiva il mio “rifiuto”. Ne ho scritto tante volte, che non voglio ripetermi troppo.Nello stesso tempo, questo episodio dovrebbe far scattare gli utenti di ClassicThesis in modo da segnalre subito il bug al suo creatore e manutentore; magari anche lui non se ne è accorto, perché il bug non l’ha creato lui, ma la sovrastante collezione di pacchetti e classi Koma-Script, di cui ClassicThesi e poi ArsClassica sono ulteriori pacchetti che usano quele classi come supporto.
Peccato!
Se nonostante la rigidezza della licenza a cui ClassicThesis è sottoposta (se non vi piace il risultato cambiate classe), il pacchetto funzionasse, sarebbe una vera manna, perché pochi pacchetti producono un layout di pagina così gradevole. Tuttavia, se le cose stanno come stanno, io preferirei abbandonare ClassicThesis se avessi
fatto l’errore di servirmene.Della collezione Koma-Script l’unico pacchetto che uso con piacere è scrextend.sty, che permette di impostare per il corpo normale qualsiasi valore (ragionevole) impostando tutti i comandi da \tiny a \Huge conformemente al valore scelto per il \normalsize.
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Ci sono vari modi, ma credo che tutti richiedano un minimo di intervento manuale; vale a dire tutti richiedono di creare delle macro per scrivere un solo comando e lasciare a lui il compito di assemblare i vari pezzi.Intanto se apri un terminale e vi esegui il comando texdoc fleurons, puoi trovare tutti gli indirizzi unicode di questi tipi di elementi decorativi. te li stami tutti quanti un un file a parte con l’indirizzo usato accanto, in modo che con LuaLaTeX che usi per GregoriTeX sai come accedervi. Poi ti scrivi le macro per unire gli elementi simmetrici medianti filetti semplici o doppi. Oppure per sovrapporre alcuni elementi in mod che formino un disegno complessoe forse più gradevole che non i singoli segni.
Potresti usare il pacchetto fourier-orns.sty, che però definisce solo certi comandi e in ogni caso fa riferimento ad un file di tipo Type !, con codifica U, mi pare; quindi dovresti poterli usare anche con LuaLaTex. Le macro in questo caso sono ancora più essenziali. Un minimo di documentazione si trova con texdoc fourier.
Fra i font OpenType che sono disponibili con il Mac c’à anche un Hoefler Text Ornaments; con LibroFont riesci a vedere tutte le decorazioni che contiene e ti puoi scrivere le macro corrispondenti per assemblare le decorazioni come ti pare sono belle, senz’altro, ma in nessun font trovi della decorazioni che vadano da un margine all’altro
Mi spiace di non saperti dare consigli migliori. Non ne ho mai usati, ma li ho notati.
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