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@Bjorn devi mettere tutto dentro un unico ambiente mobile, per esempio la figura anche lei dentro l’ambiente table, salvo che per la sua didascalia devi usare il comando \captionof{figure}{didascalia della figura}. Il comando \captionof dovrebbe essere già disponibile con il pacchetto caption.Detto questo, non usare mai e poi mai il codice di posizionamento h con o senza il punto esclamativo da solo; rischi di bloccare tutte le code fino alla fine del capitolo o del documento. Inoltre l’ambiente minipage non accetta l’argomento facoltativo H. Tutte quelle figure dentro le minipage, compresa la tabella dentro una minipage (perchè?), possono essere sostituite da subcaption cha sa come disporre quegli oggetti senza tutti quegli spazi espliciti e quegli \hspace.
Intendiamoci, va bene che tu cerchi di trovare delle soluzioni anche ridondanti ai tuoi problemi di composizione; indica che hai inventiva e voglia di provare. Ma prima devi documentarti; così puoi inventarti soluzioni perfette.
Prima di usare un ambiente qualsiasi, e a maggior ragione se si tratta di un ambiente mobile, domandati a che cosa ti serve e qual è la isntassi dei suoi comandi di apertura e chiusura. Per gli ambienti standard, a parte tutte le guide di ogni livello, questi sono descritti nella guida tematica in itlainao Il LaTeX Reference Manual commentato, liberamante scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito. Contiene tutta la sintassi standard di LaTeX2e più un certo numero di consigli e di suggerimenti e di esempi utili per tutto ciò che riguarda illinguaggio di base di LaTeX. Leggila tutta, anche frettolosamente, ma cerca di memorizzare di che cosa parla in modo che quando hai problemi come quelli di questo thread, sai dove andare a cercare e che cosa puoi trovare. Non è da studiare a memoria, ma da tenere sempre a portata di mano o di mouse.
28 Agosto 2017 alle 8:54 in risposta a: come creare una macro per abbreviare del testo [risolto] #111218::
Nello stesso modo:`\newcommand\Lesniewski{Le\'sniewski}`Volendo si potrebe caricare anche il pacchetto xspace nel preambolo e definire invece`\newcommand\Lesniewski{Le\'sniewski\xspace}`Così facendo il comando “intelligente” \xspace si accorge se è immediatamente seguito da uno spazio o da un altro segno per cui inserisce da solo la fine della macro mettendo lui lo spazio esplicito; In sostanza si può scrivere nel testo` … come dice \Lesniewski nel suo fondamentale lavoro…` senza essere obbligati a mettere un riempitivo qualsiasi dopo la macro, per esempio `\Lesniewski\ oppure \Lesniewski{} o simili`Invece se scrivi ` … \Lesniewski, il famoso scienziato polacco, dice che…` il comando \xspace si accorge di essere immediatamente seguito da una virgola e non aggiunge nessuno spazio.Va da sé che se vuoi abbreviare ulteriormente, puoi definire il comando \Les, invece di \Lesniewski e risparmi ancora di più senza rinunciare alla correttezza di quanto viene effettivamante composto
28 Agosto 2017 alle 5:15 in risposta a: Omettere il campo “Facoltà” nel pacchetto Frontespizio #111215::
Come al solito la letture delle guide è latitante.Il linguaggio LaTeX (documentato e commentato nella guida tematica in italiano Il LaTeX Reference Manual commentato da scaricare liberamente dalla sezione documentazione di questo sito) descrive tutto quello che serve per le note, senza bisogno di ricorrere a pacchetti esterni, in particolare oltre a \footnote, LaTeX dispone dei comandi \footnotemark e \footnotetext con i quali si possono fare le cose in modo pulito senza definire \label e senza forzare nulla.
Sul fatto di citare le note, a parte il fatto che bisognerebbe essere molto parchi con queste “distrazioni”, ha senso farlo solo se i secondi, terzi, eccetera, richiami alla stessa nota sono molto distanti dalla pagina dove c’è la prima istanza, e solo se il documento è da leggere. Io però seguirei il consiglio di Lorenzo; piuttosto se la nota è solo un riferimento bibliografico, invece della nota userei una citazione bibliografica che rimandi alla bibliografia. Non riempire mai e poi mai mezza pagina di note bibliografiche, con i vari Ibidem, Op.Cit., Ivi, e simili che sono veramente fumo negli occhi.
Knuth dice: le note si fanno così…. però è meglio non farle”; la mogli di Knuthi gli diceva sempre:”non usare le note”. Se il creatore del sistema TeX diceva e ripete di fare così, perché dovremmo preoccuparci di arrampicarci su per i vetri per fare diversamente?
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@Davide, io non ho Win di nessun genere, ma per curiosità sono andato a vedere su emacsWiki la voce Flyspell; ne ho capito che questa è una interfaccia lisp fra emacs (scritto in lisp) e ispell e aspell e hunspell; va configurato e ci sono anche indicati modi di farlo. Ovviamente bisogna avere installato uno dei tre applicativi suddetti e che questi si trovino in cartelle previste dalla lista del search path. Credo che tu debba anche configurare il correttore che installi perché sappia dove trovare i dizionari.
Se tu avessi a bordo anche, per esempio, LibreOffice, questo già dispone di uno dei tre (mi pare hunspell, ma non ci metterei la mno nel fuoco) e tiene i dizionari, per esempio it_IT.dic e it_IT.aff dove il programma li può trovare. quindi non sarebbe, credo, una difficoltà segnalare al emacs di usare il programma di LibreOffice, che a quel punto sarebbe già configurato.Forse ho detto delle cretinate. Non tengo più installato emacs, perché per me è troppo complicato e alla mia età non mi sembra il caso di consumare tempo per imparare ad usare strumenti complicati, quando per il lavoro che faccio sul mio Mac TeXShop è più che sufficiente.
Per i file di programmi dispongo anche di TextWrangler, Atom, e un altro che uso rarissimamente. Sono più che attrezzato per fare tutto quello che mi serve, senza avere bisogno del tuttofare emacs; per fare troppe cose è diventato, per me e le mie limitate capacità, ingestibile.
Quando ero in servizio, l’unico uso che ne facevo era quello di consultare il calendario, l’unico che mi desse anche le feste ebraiche e musulmane in mod da evitare di fissare gli esami nei giorni festivi per quelle comunità; non ne facevo, come vedi, un uso avanzato.
25 Agosto 2017 alle 6:03 in risposta a: Problemi con la creazione di un’intestazione personalizzata #111201::
Ciao Barbara, benvenuta nel forum.Non conosco la classe exam, solo perché non ho mai avuto occasione di usarne le funzionalità. Tuttavia ho voluto provare il tuo codice che risula non essere compilabile — voglio dire non è un Esempio Minimo Compilabile (EMC). Non lo è perché manca il pacchetto verifica.sty.
Tuttavia, visto che ci sei, permettimi di segnalrti una cosa importante: vale a dire la cosa fondamentale per usare LaTeX è quella di leggere la documentazione; tu sicuramante o l’hai fatto frettolosamente o ti sono sfuggiti dei dettagli.
Infatti ogni documentazione dice:
1) non caricare amsfonts, perché lo carica già amssymb (è un peccatuccio venialissimo, che non prta conseguenze, se non la perdita di qualche microsecondo da parte del programa per verificare ed eventualmente scartare l’operazione di “ricarica” di un pacchetto già caricato).
2) non caricare MAI E POI MAI latexsym né prima né dopo amssymb; questo è invece un errore serio, specialmente se, come fai tu, lo carichi dopo; i simboli di latexsym sono un residuo di retrocompatibilità che serviva per il vecchi latex209, “deceduto” non 1994, 23 anni fa. Caricare latexsym, sovrappone le sue definizioni a quelle di amssymb, con risultati abbastanza sgradevoli perché ridefinisce comandi già definiti, e lo fa incondizionatamente, senza la solita diagnostica di LaTeX che è invocata quando si fanno operazioni di ridefinizione.
3) in tutte le guide c’è scritto chehyperref va caricato sempre per ultimo, tranne in alcuni rari casi (per esempio quando si urano lingue che si scrivono con caratteri da allineare da destra a sinistra) e con rari altri pacchetti che lo richiedono esplicitamente (per esempio glossaries; e questo è un altro motivo per leggere con attenzione la documentazione).Tornando al tuo problema; ho la sensazione che la parte di codice che segue il commento % INTESTAZIONE sia tutta sbagliata, ma non ne sono sicuro perché non ho potuto compilare il tuo EMC, risultato non compilabile. Inoltre, dopo aver definito il pagestyle pippo, forse mi è sfuggito, ma non l’hai mai usato. Ripeto sono solo sensazioni, perché non ho potuto compilare il tuo codice.
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A giugno ho inviato questo messaggio, che ripeto in forma integrale, visto che manca meno di una settimana alla scadenza. So per esperienza che la maggior parte degli articoli arrivano in questa settimana, tuttavia non credo si inutile sollecitare. Di articoli ne sono già arrivati; ma sono quelli in ritardo che necessitano di un piccolo sollecito 😉Gli organizzatori hanno manifestato una preferenza per argomenti che possano essere di interesse sia per le lingue orientali, sia per la statistica nel campo dell’economia, ma non ne fanno un obbligo anche perché i partecipanti al meeting non saranno solo docenti e studenti di Ca’ Foscari. Abbiamo già un articolo sulle lingue orientali e uno che riguarda le strategie. Altri articoli già ricevuti riguardano la gestione dei sorgenti e lo scambio di dati fra fra i programmi di composizione del sistema TeX con programmi esterni.
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Come avete forse visto nella sezione del forum dedicata al GuITmeeting 2017, la data e il luogo previsti per il meeting sono più o meno definiti (toglierei il più o meno, ma non è possibile essere certi del futuro) sono il 21 ottobre 2017 presso la sede di Mestre dell’Università Ca’ Foscari di Venezia.
Siamo in attesa di ricevere dai dipartimenti interessati l’elenco degli argomenti/tutorial che desidererebbero vedere trattati nel meeting. Naturalmente il meeting non è limitato ai tutorial, ma se la maggior parte degli interventi riguarda tutorial di diversi argomenti siamo sicuri di accontentare i dipartimenti sostenitori. Vedi sopra
Ricordo che la deadline per inviare gli articoli per la pubblicazione è il 31 agosto. Perché tanto prima del meeting? Be’ tanto prima non direi, si tratta di 50 giorni di anticipo, durante i quali la redazione deve provvedere a inviare gli articoli al comitato scientifico, i membri del comitato hanno bisogno di tempo per leggere e valutare gli articoli e per stilare le raccomandazioni di “si accetti” o “non si accetti” il contributo. Ricevuti i giudizi del comitato scientifico, la redazione deve inviare i file sorgente ai revisori editoriali, i quali, anche loro, hanno bisogno del loro tempo per rivedere il testo, per suggerire modifiche, per apportare le correzioni di eventuali evidenti refusi; restituito il loro lavoro alla redazione, questa deve provvedere alla verifica tecnica, all’impaginazione particolare degli atti (il fascicolo ArsTeXnica 24) del meeting, inviare alla tipografia e provvedere affinché gli stampati siano disponibili a Mestre prima dell’inizio del Meeting.
Il kit per comporre i contributi è scaricabile dalla sezione ArsTeXnica di questo forum; si può cliccare questo link: github.com/GuITeX/atkit/archive/v2.3.0.zip
I contributi possono essere composti solo con i motori di composizione basati sul mark-up LaTeX, vale a dire pdfLaTeX, XeLaTeX e LuaLaTeX. In passato si accettavano contributi composti anche con ConTeXt, ma il lavoro necessario per uniformarne lo stile compositivo e per disporre di file finali incorporabili nelle tre versioni di ArsTeXnica sono risultati eccessivi (versione da stampare, versione intera da inserire nel sito, collezione dei singoli contributi da scaricare individualmente). Quindi pregherei gli autori di astenersi dall’usare ConTeXt o altri motori di composizione diversi dai tre citati sopra.
Le lingue accettate sono l’italiano e l’inglese; suggerirei che i tutorial siano scritti in italiano, ma è solo un suggerimento, non un obbligo. Per gli altri contributi non a carattere tutorial la lingua da usare fra le due indicate è a libera scelta dell’autore.
Come è scritto nella sezione di ArsTeXnica di questo forum, i contributi completi di file sorgente, file immessi (immagini, disegni, e simili), e il corrispondente file PDF vanno inviati in un unico file compresso (zip, tar.gz, e simili) all’indirizzo arstexnica@guitex.org. Ripeto che il termine per l’invio è il 31 agosto 2017. Per esigenze particolari e giustificate posso concedere singolarmente qualche giorno di rinvio; anche se “qualche” non è un numero preciso sicuramente non è un numero a due cifre, e di solito è decisamente minore di 10 .
Mi auspico di ricevere molti contributi dai frequentatori di questo forum. Non importa essere uno dei soliti esperti. Tutti abbiamo qualcosa da dire, specialmente sui tutorial. Anche una persona alle prime armi può raccontare come ha superato le difficoltà connesse con l’apprendimento di LaTeX.
Quindi per il 31 di agosto prossimo spero di trovare la casella di posta piena di vostri contributi.Il Direttore di ArsTeXnica
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Scusami, caro @Mantovani, ma le persone che ptrebbero risponderti sono Lorenzo Pantieri, perchè è l’autore del template che hai usato; e Ivan Valbusa che è l’autore di alcuni stili per biblatex, e quindi è il massimo esperto delle modifche che si possono apportare alle impostazioni di quel pacchetto.Ma mentre epr gli elenchi delle figure e delle tabelle non puoi fare altro, per l’introduzione devi usare \capter senza asterisco e senza aggiungere le altre informazioni tipo \phantomsection, \addcontentsline, \markboth, purché tu abbia iniziato il corpo del tuo documento con \frontmatter e dopo il completamento dell’intorduzione tu abbia usato \mainmatter..
Così certamente funziona con le classi standard; infattio io uso queste cose tutti i momenti; ma con il modello di Lorenzo, che si rifà alle classi della collezione KOMA Script, e per giunta vi aggiunge ClassicThesis e ArsClassica, per me è difficile sapere se quello che ti ho scritto sia valido anche con quelle classi e quei pacchetti.Può darsi che quello che ti ho scritto non sia valido; ecco perché o ti risponde Lorenzo, oppure…
Nel frattempo prova a vedere che cosa succede, caso mai quello che ti ho detto funzionasse.Resta sempre la possibilità di decifrare la documentazione delle classi KOMA Script; quella di ClassicThesis, e quella di ArsClassica…
Nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato i comandi \frontmatter, \main matter e \backmatter sono descritti e quelle descrizioni valgono certamente per le classi standard.
In extremis potresti rinunciare al template di Lorenzo e montarti da solo le impostazioni che vuoi ma usando classi e pacchetti standard; non è banale, ma non è nemmeno difficile.
::lorenzo.pantieri” post=111468
Comunque, i caratteri di 10.5pt vanno bene per fogli di formato B5 o 17X24?
I libri che li ho indicato sono in formato 17 x 24 e in corpo 10 e mezzo, frutto di lunghe riflessioni (10 punti per me sono pochi, ma con 11 punti facevo fatica a impaginare le formule, dovevo spezzarne troppe).
`\changefontsizes{10.5pt}`
Serve il pacchetto scrextend e una classe KOMA.Altrimenti, a meno che tu non abbia esigenze particolarissime, usa 11 punti e vivi felice.
Tutto corretto tranne un dettaglio. Il pacchetto scrextend, facente parte del “bundle” KOMA Script, è usabile con qualunque classe; io l’ho già usato con la classe standard book. ma come ho detto nel precedente messaggio, richiede ‘uso di font continuamente scalabili o scalabili con continuità a tratti; Tutti i font di tipo Type1, TrueType, OpenType privi di copri ottitici sono scalabili con continuità; fra quelli scalabili con continuità a tratti conosco solo i Latin Modern e i CBfonts; i Computer Modern e i CM-super sono usabili solo con corpi discreti.
Parlando di corpi standard, Knut a suo tempo fece una scelta che si rifletté sulle versioni di LaTeX209 e LaTeX2e.
Egli disegno i corpi minori o uguali a 10pt per valori interi del corpo; quindi 5pt, 6pt, 7pt, 8pt, 9pt e 10pt. Oltre i 10pt egli prosegui con una progressione geometrica di ragione 1,2; quindi 12pt, 14.4pt 17,28pt, eccetera.
Il copro di 11pt, in realtà per Knuth è di 10.85 che entro le 4 cifre significative non è altro che il 10pt scalto per il fattore “radice quadrata di 1,2”. questa, chiamiamola anomalia, fa si che i copri minori vadano bene, ma i copri maggiori non vadano bene affatto, perché sarebbero necessari i corpi di 13,14pt, 15,77pt, eccetera; ma questi corpi non esistono fra quelli derivati da quelli di knuth per cui le macro che implementano i comandi \large, \Large, eccetera usano corpi fuori sequenza quando il corpo normale è di 11pt.
Se si compone un testo col corpo normale di 11pt, si vece benissimo che i titoli delle sezioni sono proporzionalmente più grandi di quelli realizzati con il corpo normale di 12pt. Può essere accettabile, può non esserlo; dipende dai gusti e dalla capacità personale di valutare ad occhio i corpi. Solo con il pacchetto scrextend si possono avere progressioni corrette, ma solo se si usano corpi scalabili con continuità almeno a tratti.
Perciò il consiglio di Lorenzo “usa il copro normale di 11pt, e vivi felice” è un consiglio ottimo e richiede da parte dell’utente di non formalizzarsi troppo sul fatto che i titoli delle sezioni siano un po’ grandini. Un punto tipografico è circa un terzo di un millimetro, ma l’occhio lo percepisce benissimo.
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No, non poi usare il corpo normale di 10.5 pt perché le opzioni della classe (standard) sono solo per 10pt, 11pt, e 12pt; con alcune classi puoi disporre di una scelta maggiore; la classe memoir permette corpi normali che vanno da 8pt a 60pt (mi pare di ricordare), ma mi pare di ricordare che anche con memoir i corpi normali siano sempre numeri interi. Ci sarebbe un pacchetto facente perte della collezione KOMA Script, che permette di fissare un corpo normale a piacere, e lui si cala i corpi corrispondenti a \large, \Large, eccetera; \small, \footnotesize, eccetera; L’uso di questo pacchetto implica l’uso di font scalabili con continuità, o con continuità a tratti (–> guida tematica sui font). I font di default del sistema TeX, anche se di tipo vettoriale, non sono scalabili a tratti, ma sono disponibili solo per un certo numero di valori discreti. I font Latin Modern sono scalabili con continuità a tratti; i font Times, Palatino, eccetera, non dispongono di corpi ottici, ma sono scalabili con continuità. Purtroppo questo implica che i corpi minori risultano troppo chiari e i corpi maggiori sono troppo scuri rispetto al disegno che quegli stessi font hanno senza ingrandimenti o rimpicciolimenti.
Non voglio insistere troppo sulla lettura delel guide tematiche, ma alcune, direi sono essenziali per uno come tè che vuol sperimentare e capire.
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Lorenzo, il tuo commento è superfluo, perché non aiuta Ilaria a risolvere il suo problema.
Per giunta i preferisco usare natbib piuttosoto che biblatex, senz’alto più recente e moderno, ma più difficile da usare. Sono solo gusti personali.Veniamo piuttosto al problema di Ilaria.
Innanzi tutta benvenuta nel forum. Mis spiece che i tuo primo messaggio abbia suscitato queste amichevoli polemiche fra vecchi utenti. Non voglio continuare su questa strada, anche se il forum, la “piazza” è aperta ai pareri di tutti.
Ci sono molti motivi per i quali tu non hai ottenuto la bibliografia. Sarebbe interessante leggere il file con estensione .blg che contiene la registrazione, il log, di tutto quello che ha fatto; se non segnala errori e/o warning, e finisce con “file …bbl created” (o qualcosa del genere, vuol dire che bintex ha fatto il suo lavoro; mentre se segnala errori o riferimenti mancanti, quella è la causa del tuo problema.
Altra possibile causa; per caso tra un giro di pdflatex e il giro di bintex hai cancellato i file ausiliari? in mancanza del file .aux bibtex non può rare niente, perché è nel file .aux del tuo documento che esso trova le chiavi con cui identificare i testi da estrarre dal databse .bib per trasformarli nel file .bbl, quello che contiene condice LaTeX e che il comando \printbibliography dovrebbe stampare.
Il suggerimento di @Marluxia è buono; se con \nocite{*} la bibliografia ti esce, vuo dire che c’è una sistematica discrepanza fra le etichette usate con jabref per il file .bib e quelle che invece hai usato nel tuo file .tex; di nuovo il file con estensione .blg ti dice che cosa potrebbe essere accaduto.
Un’altra causa potrebbe essere che bibtex non trova il file .bib; magari l’hai salvaro in una cartella diversa da quella dove risiede il main file del tuo documento.
Alcune di queste cause non cambiano lo stato delle cose se usi biblatex invece di natbib e bitex invece di biber.
Se razionalizzi quello che ti ho scritto, capisci da sola qual è il tuo problema oppure sei in grado di scrivere qui di nuovo specificando meglio l’analisi del problema allegando il file .blg e/o la parte rilevante del file .log del tuo documento.
Perdona se leggendo il tuo primo mail vi ho trovato due errori, che non hanno nulla a che vedere con la bibliografia.
1) Carichi due volte il pacchetto color.
2) Carichi il pacchetto amsfonts che non serve perché ci pensa amssymb.
Non sono sicuro che sia scritto in ogni documentazione che caricare due (o più) volte gli stessi pacchetti può essere fonte di problemi inimmaginabili, specialmente se li carichi con opzioni diverse; si produce l’errore di Option clash, ma non viene detto chi e che cosa ne sia responsabile.
Non credo nemmeno che vi sia scritto di non caricare amsfonts sesi carica amssymb, né si spiega che amssymb in sostanza è l’interfaccia utente che permette di usare i font dell’AMS, e che ci pensa lui a caricarli.Quindi anche se avessi letto tutta la documentazione disponibile non avresti incontrato queste cose; se ne è discusso svariate volte qui sul forum ma sono informazioni difficili da ricercare quando i messaggi memorizzati sono diverse decine di migliaia.
Non scoraggiarti; usa tranquillamente natbib o biblatex a tuo piacimento; usa bibtex o biber a tuo piacimento (le accoppiate migliori sono natbib con bibtex oppure biblatex con biber). Certamente, come dice Lorenzo, biblatex+biber è una soluzione più moderna ma più difficile da usare, se non altro perché la documentazione di biblatex ammonta a diverse centinai di pagine (256 pagine del 2016)), mentre quella di natbib è molto più concisa (26 pagine, del 2010). Scegli liberamente.
Facci sapere come è andata.
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@Indrjo, non devi scaricare la documentazione, lhai già nel tuo disco…… a meno che tu non abbia fatto una installazione strana del sistema TeX, su un macchina con un sistema operativo strano.
Come sai, noi raccomandiamo sempre di eseguire una installazione completa; Occupa 4GiB? sembra tanto; è tanto; ma nei dischi di oggi c’è tanto di quel posto che giga più, giga meno, ci sta tutto.
Apri un prompt dei comandi, o terminale, o xterm, comunque si chiami con il tuo sistema operativo; scrivi dentro il comando texdoc geometry, premi il tasto invio che esegue il comando scritto, e osserva: ti si dovrebbe aprire una finestra con il visualizzatore dei file PDF del tuo sistema operativo, che ti mostra già la documentazione del pacchetto. Funziona con qualsiasi pacchetto: basta sostituire il nome del pacchetto al “geometry” che ho usato sopra.
Tornando al tuo desiderio: una guida per dummies; ce ne sono in giro, ma sono proprio per dummies che vogliono avere la pappa fatta, invece di capire che cosa ci sta ditro quel modo di procedere; più ne capisci, meno hai bisogno, Se non capisci, sei sempre sul forum a chiedere come si fa. Nota che anche utenti esperti hanno questo vizietto, ma sono rari.
Invece è ottimo il tuo approccio di sperimentare sempre quello che vuoi fare, come lo puoi fare; se si può fare, eccetera. Noi vecchi utenti abbiamo imparato così, ai nostri tempi, quando non esisteva virtualmente nessuna documentazione (paro della prima metà degli anni ’80).
Nel tuo caso particolare, però, vorresti comporre e stampare in formato 17cm per 24cm. Se contorlli bene vedi che le dimensioni del foglio B5 sono leggermete più grandi 176mm per 250mm; questo significa che ne hai in abbondanza anche per rifilare un testo rilegato. Ma…
… ma la tua stampante usa carta in formato A4 e quindi anche se compni supponendo di avere carta più piccola, la tua stampante non lo fa; non solo ma in cartoleria non trovi risme in formato B5, quindi sei bloccato.
Se vedi come è fatta la GuidaGuit e come sono fatte le guide tematiche, la prima è impaginata sia in A4 sia in B5, le secone sono tutte impaginate in B5; il formato B5 va benissimo per la lettura su schermo; per la stampa bisogna rivolgersi ad una copisteria che ti può anche rilegare un libro intero, cucito in filo refe, e ti può rifilare le pagine con le sue taglierine che possono lavorare con un solo taglio anche 200 fogli; infatti stampano fronte retro su A3. piegano a metà, cuciono e rifilano al formato B5; non si lamentano dello sfrido, perché fanno la raccolta differenziata della carta.
A casa per fascicoletti non troppo spessi può fare fascicoletti in formato A5, stmapando fronte retro su A4, piegano a metà e cucendo con una spillatrice se in fogli non superano la quindicina. Poi con un semplice taglierino molto ben affilato puoi rifilare i fogli parché il bordo esterno sia pareggiato.
Come vedi, dunque, ci si può arrangiare in casa, oppure ci si deve rivolgere ad una buona copisteria. MA da lato LaTeX non ci sono problemi.
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No, @robitex, i comandi \sertlength{paperwidth}{17cm} e simili non fanno completamente qelo che dici tuo, lo fano solo in parte; bisognrebbe aggiungere anche \setlength{padfpage}{17cm} e simili. Se compili con pdflatex o lualatex o xelatex bisogna fornire loro anche le dimensioni della pgine pdf; solo il formato dvi non ha bisogno di questo dato, ma oggigiorno chi è che usa ancora il formato dvi? Non è totalmente inutile, perché alcuni pacchetti funzionano solo con il formato dvi e il programma dvips (che d’altronde anche lui ha bisogno di sapre le dimensioni della pagina fisica); ma sono molto rari. Oggigiorno direi che 99,99% dei documenti sono composti direttamente in formato pdf, quindi l’unica alternativa per il dimensionamento del layout della pagina è l’uso del pacchetto geometry che accetta anche le dimensioni della pagina fisica e ne trasmette i valori al file pdf.Mi permetto di consigliare a @Indrjo Dedej di scaricare dalla sezione documentazione di questo sito la guida tematica dedicata al layout della pagina. Ci sono tutte le informazioni che cerca e molto altro. In ogni caso ci sono molti disegni di layout e direi che vi si trovano informazioni diffficili da trovare altrove. Ci sono cenni anche nela Guida GuIT (sempre sezione Documentazione), ma la guida tematica indicata sopra dice molto di più; non insegna però come fare per creare dei bei layout; una cosa sono gli stumenti per farlo, e un’altra quella di usarli per fare cose belle. Non sempre le mdofiche della pagina cercate dai neofiti abituati ai word processor sono belle; non sempre la larghezza della griglia di stampa è adatta ad un lettura confortevole. Non sempre i margini seguono la logica per i quali le pagine hanno dei margini bianchi attorno alla griglia di stampa. Insomma, non sempre le modifiche sono migliori dei layout predefiniti, anzi, molto spesso sono molto peggiori.
Insomma @Indrjo Dedey, prima di mettere mano al layout della pagina, leggiti bene la guida tematica che ti ho indicato sopra.
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quote]Intanto Claudio, io tifo affinché tu possa trovare il lestofante che detta quelle orride direttive, ma per somma fortuna, almeno a Ingegneria a Padova, il laureando è libero di comporre come vuole la tesi.
Quello che invece ti chiedo è: visto che spesso e volentieri i chiarissimi professori non sono realmente esperti in materia tipografica, perché il GUIT non prepara una dispensa da inviare alle varie facoltà, ai dipartimenti, bolge e sottoscale delle università e si fa promotore di indicare – e perché no – dettare le regole per l’unificazione nella direzione di una buona impaginazione seguendo le buone regole della tipografia?[/quote]
Sono contento di sapere che a Padova i laureandi sono liberi di comporre la tesi come meglio credono. Ma…Vedi, specialmente in certe discipline poco legate a normative, ma fortemente legate a tradizioni talvolta ottocentesche, il bello dell’impaginazione oggi è orrendo. Questa assurdità nasce dal fatto che ogni docente-relatore si sente in dovere di mettere il mano nella tesi dei suoi laureandi, come se gli autori fossero loro stessi. E non c’è santo che tenga. Se un incompetente vuole le figure e le tabelle numerate con lettere, invece che con cifre, non capisce niente, oppure lui stesso scrive documenti in cui usa pochissime figure, non ne crea la lista, perché tanto a cosa serve un lista-indice per trovare figure o tabelle in un documento che non ne contiene o ne contiene pochissime? Se quel docente scrivesse un documento secondo le sue regole e in una sezione avesse 27 figure, come numererebbe la ventisettesima? Evidentemente non si è mai posto il problema; se se lo è posto, avrebbe concluso che la numerazione di figure e tabelle va fatta con numeri romani maisuscoli…
Ecco, un docente del genere non rispetterebbe nessuna direttiva di ateneo; egli è assolutamente convinto che gli altri non capiscano niente e che solo lui ha ragione, quindi le cose vanno fatte come dice lui.
Tanto per non fare nomi; tempo fa fui contattato da un dottorando dell’Università Politecnica delle Marche. Mi chiedeva supporto per una impaginazione per le tesi di dottorato. Qualcuno nell’Ateneo gli aveva chiesto di farlo, visto che avevano solo delle direttive per Word. Facemmo il lavoro e quel dottorando mi informò che la classe per le tesi era stata approvata e che era diventata ufficiale. Due mesi dopo mi scrive un docente che mi chiede lo stesso tipo di aiuto; non era minimamente al corrente che nel suo Ateneo esisteva gia una classe LATeX costruita apposta. Questo piccolo aneddoto vuole solo essere la prova provata che le direttive di Ateneo o non sono comunicate bene o sono del tutto trascurate e ignorate dei docenti dello stesso Ateneo.
Al PoliTO ho imposto io uno stile di Ateneo; gli organi ufficiali hanno approvato; le norme sono state messe in evidenza anche nel sito destinato alle informazioni per gli studenti, nella pagina relativa all’esame di laurea, in una bacheca venivano messe altre informazioni relative all’uso di LaTeX internamente all’Ateneo, notizie sugli aggiornamenti, eccetera. Word o LaTeX le tesi venivano composte secondo le stesse regole. Poi sono andato in pensione. Il vice rettore con la delega per la didattica ha vietato alla segreteria di consentire lo scaricamento di quelle norme… Anche questa persona, a cui avevo insegnato personalmente a usare LaTeX per comporre i suoi libri di testo, ha ritenuto che senza il suo intervento personale, lo stile usato fino ad allora non fosse adatto; però non ha né il tempo né la competenza tecnica, né lei né la commissione che ha nominato allo scopo, per produrre juove norme.
La soluzione? non saprei quale possa essere; une guida emessa dal GuIT destinata a tutti gli atenei non credo che funzionerebbe. Non si sa mai però. Penso che la cosa migliore sarebbe un gruppo di docenti, anche piccolo, ma forte nel loro potere di convincimento, che si occupi della cosa.
E, ahimè, l’impaginazione corretta va bene, ma il contenuto? Il contenuto lo scrivono i laureandi; se anhe avessero una guida in mano, non la leggerebbero, perché non hanno nessuna idea che uno stampato debba seguire norme ben precise e che una tesi va organizzata con una struttura di capitoli, sezioni, sottosezioni, eccetera; che queste cose vanne fatte con certi criteri. Che le bibliografie devono seguire certe norme (gli umanisti si sbizzarriscono a dettre nuove norme — sempre personali — che per ciascuno hanno valore universale) stabilite dagli enti normativi, ma che in sostanza e con buon senso dicono che il riferimento deve essere completo per identificare in modo univoco l’opera a cui ci si riferisce. Recentemente ho impaginato una tesi di psicologia inizialmente composta con Word. Non ti dico che pasticcio e quanti errori, non refusi, ma veri errori, conteneva. Il risultato è stato visivamente accettabile, ma il contenuto, secondo me, no.
Dunque? non so rispondermi.
Claudio
18 Agosto 2017 alle 9:23 in risposta a: [OT] La disciplina sul diritto d’autore: questa sconosciuta [/OT] #111156::
Usiamo tutti la parola diritto di autore, ma secondo me confondiamo le cose; certo il plagio è una cosa seria, ma sarebbe plagio anche se non spacciassi per tuo qualcosa scritto da altri salvo che non sia una breve citazione.Il diitto di copyright è una cosa; di solito ne è proprietario che ha depositato la richiesta di copyright, e di solito è l’editore.
Il diritto di autore è l’emolumento che l’editore eventualmente paga all’autore di un testo che l’editore ah pubblicato.
La proprietà intellettuale non viene ceduta, non può essere ceduta; ma può essere rubata quando si spaccia qualcosa che ha pensato e scritto qualcun altro. La proprietà ntellettuale negli USA è protetta da poco tempo; nel senso che da circa 100-150 anni essa è protetta per i cittadini americani e le oper pubblicate negli USA, ma fino a poco tempo fa qualuuque casa editrice poteva stampare e vendere libri scritti da stranieri (possibilmente in inglese così non c’erano nemmeno le spese di traduzione) e i britannici erano particolarmente oppressi da questo modo di fare..
Ora nel caso dell’articolo di Zagrebelski o della poesia integrale, citandone autore e dove e quando l’autore ha pubblicato il suo scritto, non commetti reato di nessun genere, né rubi la proprietà intellettuale. L’importante è non spacciare per prpio cio che hanno pensato e scritto altri. sui diritti di copyright basta chiedere all’editore della rivista, dell’entologia, del testo pubblicato il permesso di riprodurre senza farne una fotocopia (per esempio, reimpaginando il testo è lo stesso, ma la forma è diversa) e gli editori solitamente rispondono in modo positivo e spesso sono contenti perché il prodotto dei loro autori da lustro anche a loro; tuttavia la copia integrale della rivista o del libro è vietata in modo assoluto anche per uso personale; inutile chiedere, la copia integrale è vietata.
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