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Benvenuto nel forum.Il pacchetto che ti serve è shapepar; leggine la documentazione, perché, come puoi facilmente immaginare, dare una forma ad un capoverso non è facile per niente. Apri un terminale o propmpt dei comandi, scrivici dentro texdoc shapepar ed esegui il comando.
Permettimi di aggiungere un commento personale non richiesto.
Una dedica a forma di cuore (o con qualunaue altra forma) è una cosa troppo leziosa per una tesi, e per qualunque altro documento; essa è accettabile nella guida di Pantieri e Gordini, per mostrare anche che cosa si può fare con LaTeX; ma tu nella tesi non parli di tipografia e non devi dimostrare che coas puoi fare con LaTeX, suppongo, quindi quella cosa è fuori luogo. Naturalmente non ticca a me darti indicazioni in questo senso; tu sei padrone di fare quello che vuoi; to do solo un consiglio, che dopo avere seguito tesi per 45 anni nell’ateneo dover insegnavo, è un consiglio che ha il suo peso,ma non è e non vuole essere vincolante.
17 Agosto 2017 alle 20:01 in risposta a: [OT] La disciplina sul diritto d’autore: questa sconosciuta [/OT] #111152::
Devi ditinguere i diritti di copyright dai diritti di proprietà letteraria; Sono due cose diverse.Il diritto di copia appartiene a chi ne ha diritto (tautologia)ma non necessariamente questo diritto di copia appartiene all’autore; gli autori, generalmente concedono il diritto di copia all’ediotre il quel ne riceve i giusto compenso e che si assume gli oneri delle spese legali nel caso che debba adire le vie legali contro chi gli copia abusivamente quanto egli pubblica. Recentemente (una decina o quindicina di anni) la legge stabilisce che non si vioal il diritto di copia se ad uso esclusivamente personale si copia una parte non eccedente il 10% dell’opera (ovviamante questo vale per libri, non certo per una foto).
Per la proprietà letteraria bast citare l’autore, altrimenti è plagio; di solito per non incorrere nel reato di plagio, se si omette la citazione dell’autore, bast riportare poche parole; che cosa voglia dire poche, è ambiguo, ma direi che una frase intera (non un periodo o un capoverso, ma solo una frase, cioè una parte di un periodo) sarebbe già troppo.
I siti internet dai quali si potrebbero ricavare immagini di vario tipo di solito presentano la licenza d’uso se si passa il pointer sopra l’immagine; di solito si tratta di licenza gratuita per uso personale (non è il tuo caso se metti l’immagine in una dispensa, anche se la regali ai tuoi allievi); ma la citazione dell’indirizzo internet direi che sia comunque necessaria. Le foto che fai tu sono opera tua e non devi chiedere permessi a nessuno, sempre che non violi la privacy di persone. In ogni caso, come vedi nella guida GuIT, ogni immagine è citata nel retro frontespizio, oppure di fianco ad ognuna, quasi sempre in verticale, c’è scritto chi ha prodotto l’immagine e come.
Non sono certo al 100% che nel curare la Guid GuIT io abbia rispettato tutte le leggi; ma mi sento tranquillo perché le foto sono tutte mie, e dei disegni cto sempre chi li ha fatti e/o se li ho rielaborati a modo mio.
Nota che l’ultima cosa di cui mi sono occupato nella mia attività di professore, è stata una questione di plagio; ricorda che si tratta di un reato penale, e che se si è condannati nel penale, si apre una porta per il civile con danni che sono severi, anche se nel penale un incensurato di solito riceve la condizionale (ma gli si spoca la fedina penale).
Sono cose molto serie e fai benissimo a occupartene. Purtroppo la ricerca delle leggi, delle Gazzette Ufficiale dove sono pubblicate e la loro comprensione in legalese stretto è molto difficile.
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Non puoi avere la botte piena e la moglie ubriaca, come dice un vecchio proverbio, per giunta molto sessita.quello di avere toc separati sarebeb possibile con comandi di basso livello, forse anche quello di avere riferimenti incrociati senza compilare i duel volumi separatamente.
Dovresti avere un main1.tex e un main2.tex, più o meno come indicato, ma ni file da includere con \include dovresti indicare solo quelli di ciascun volume. Poi dovresti importare il file aux dell’altro volume per disporre dei riferimenti ai capitoli dell’altro volume; ci vuole molta cura, perché il file .aux contiene un mucchio di segni @ e deve comunque contenere dei riferimenti univoci in modo che non ci sia confusione con riferimenti con la stessa etichetta (label). Non ho mai provato a seguire questa strada, ma so di avere aiutato un collega a seguirla, purtroppo una ventina di anni fa, quindi non ho più nulla in merito; dovrei reinventare il tutto partendo da zero e non è questione dei proverbiali due minuti.
Invece compilare un solo capitolo, ottenendo un PDF che contenga anche l’altro capitolo, così senza trucchi non si può fare. Giocando con i nomi dei file distinti e con un giro di compilazione che ricorra a pdfpages, si potrebbero ricucire due pdf in un unico file (perdendo il link ipertestuali); ma vale la pena? Per quanto sia lungo compilare ciascun capitolo, si tratta solo di decine di secondi, immagino; quindi ricompilare di tanto in tanto l’intero volume mentre si sta lavorando su un solo capitolo, fa perdere un filino di tempo, ma nell’economia del tutto, questo piccolo tempo in più, per giunta saltuario, è trascurabile rispetto al tempo complessivo per la composizione dell’intera opera.
Mi spiace di non poterti dare informazioni più costruttive ed efficaci.
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Quando ho creato la GuidaGuIT,di cui sono curatore, non il solo autore, ho ascoltato la richesta di dividerlo in tre tomi, visto che da solo raggiungeva circa 900 pagine.Ora il lavoro è fatto e le spiegazioni si trovano in quella stessa guida.
Tuttavia benche la parte iniziale, gli indici generali e la parte finale con bibliografia e indici analitici sono ripetute in tutti i volumi, i riferimenti incrociati sono attivi a schermo solo all’interno di ciascun tomo; quando si stampa la cosa è irrilevante.
Non è particolarmente difficile usando \include only e \include con qualche \if nei punti giusti per separare i tomi e con qualche \if per disabilitare la produzione degli indici, in modo da usare i file ind creati quando si compila l’intera “opera”.
Nela Guida ci sono le idee; ma per ogni lavoro bisogna, evidentemente, personalizzare le operazioni; quaindi non è possibile dare una indicazione valida in generale; tuttavia il procedimento mi soddisfa e mi risparmia un mucchio di lavoro.È ovvio che durante la lavorazione, grazie ad \includeonly, posso compilare anche un solo capitolo alla volta, ma questo succede anche se l’”opera” è composta in un solo volume.; Tuttavia, è altrettanto ovvio che se si vogliono tutti i tomi a posto, prima bisogna avere composto l’opera completa, poi si possono attivare le informazioni per i tomi. al fine di produrre i distinti file PDF di ciascun tomo, ma con la certezza che tutti i collegamenti/rinvii siano corretto.
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Gustavo ti ringrazio per avermi segnalato gli errori che ho commesso; in realtà \makeatother l’avevo segnalato. per il refuso ci guardo meglio.
Tuttavia permettimi di dirti che il capoverso che hai evidenziato in corsivo, non è la terminologia giusta. In italiano capoverso è un brano di testo fatto di uno o più periodi ma che termna con un punto e a capo; quello che in italiano si chiama capoverso in inglese si chiama paragraph e capisco perfettamente la possibile confisione fra questi “false friends’. Di default LaTeX non numera mai i capoversi nemmeno se usi il comando \pagragraph; per farli numerare bisogna impostare il contatore secnumdepth almeno al valore 4, cosa che nessuno fa mai.Nell’introduzione non numerata i paragrafi, se ci sono , potrebbero venire numerati come dici tu; ma il codice pieno di \ifnum cerca di non numerare niente con lo zero.
Hai perfettamente ragione che bisogna allargare il campo dei numeri negli elenchi delle figure e in quello delle tabelle, magari ricorrendo al pacchetto tocloft. MA è per questo che il relatore mostra tutta la sua conoscenza dei Word processor, ma la totale ingoranza della tipografia.
Inoltre da professore universitario, sia pure in pensione, non insisto mai abbastanza che la tesi è una proprietà intellettuale del laureando, e che il compito del relatore non consiste nell’indicargli come scrivere i numeri delle figure e delle tabelle, e la tesi in generale, ma nel guidarlo o assisterlo nello svolgimento dello studio che porterà poi al lavoro finale chiamato tesi…
Recentemente ho avuto interazioni con le tesi di laurea sviluppate in una università che non nomino. ogni consiglio del corso di studi prescrive norme diverse per la composizione della tesi, norme che non si limitano ad indicare quali informazioni debbano comparire sul frontespizio, am indicano, per esempio il corpo minimo dei font (14pt), la giustzza del testo (15cm), il numero massimo di righe nella pagina (23); lo scartamento indicato col nome di interlinea, che porta all’equivalente di un \linespread di 2,5 o 3. Insomma prescrivono una porcheria indicibile; se chiedi in giro nessuno sa dirti chi sia l’ente (direttore, facente funzione della figura di preside, direttore, segretario, archivista o chi altri) che detta queste specifiche. Se e quando riuscirò a scoprire chi è, vorrei intervistarlo per riuscire a scoprire se è fortemente miope o se è fortemente incompetente.Il relatore di questo nostro frequentatore non sembra fare eccezione. MA sembra anche che non abbia mai scritto niente con le specifiche che ha imposto al suoi laureando. Tu sei troppo buono quando dici che ha voluto inserire una movimentazione per rendere avvincente il ritrovamento delle figure e delle tabelle 😀 😀 😀
Ciao e grazie ancora
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La definizione di default della classe book per queste due numerazioni è la seguente`
\renewcommand \thefigure
{\ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \@arabic\c@figure}
\renewcommand \thetable
{\ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \@arabic\c@table}`
perché figure e tabelle hanno una numerazione continua all’interno del capitolo; se cambi \@arabic in \@Alph risolvi metà del problema:`
% da mettere nel tuo preambolo
\makeatletter
\renewcommand \thefigure
{\ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \@Alph\c@figure}
\renewcommand \thetable
{\ifnum \c@chapter>\z@ \thechapter.\fi \@Alph\c@table}`
Ma siccome il tuo relatore è un ignorante di tipografia e non ha la più vaga idea dic he cosa sia Latex, la soluzione suddetta non funziona secondo i suoi desideri. perché luoi vuole anche una numerazione distinta in ciascun paragrafo, solo che prevede anche delle figure o tabelle prima del primo paragrafo. Ci vuole qualcosa di più complesso, per esempio questo`\makeatletter
\renewcommand\thefigure{\ifnum\c@chapter>\z@\thechapter.\fi%
\ifnum\c@section>\z@ \number\@section\fi\fi\@Alph{\c@figure}
` da ripetere in modo simile per le tabelle.Non ho collaudato questo codice, ma lo puoi fare tu.
9 Agosto 2017 alle 11:00 in risposta a: [Risolto] Installazione TexLive 2017 su Ubuntu 16.04 #111121::
Non è una questione di Ubuntu (perché 16.04 e non 17.04?) o di altro.Credo che i server italiani o sono trppo “trafficati” o non sono adeguati al traffico che devono gestire.A parità di server, scaricare un unico grande file, piuttosto che 3500 piccoli fil, richiede di attiviare il colloquio informatico fra utente e server una sola volta, contro le 3500 e più vole necessarie per scarica gli oltre 3500 pacchetti.
Il problema si pone anche con gli aggiornamenti dove viene inoltrata una richiesta per ogni pacchetto da aggiornare.Io ho una soluzione molto comoda, ho messo come server per CTAN un server svizzero in alternativa ad un server austriaco; evidentemente sono meglio dimensionati per svolgere i loro compiti; da quando uso quei server non ho più avuti problemi.
5 Agosto 2017 alle 13:43 in risposta a: [Risolto] – Difficoltà configurazione TeXworks Ubuntu 17.04 #111105::
Può darsi che su Ubuntu sia necessario fare quello, ma sul mio Mac, la riga equivalente è in ultima posizione in basso, e funziona tutto regolarmente.
Ammetto che si più logico, ma forse non è essenziale; a quanto pare non lo è con TeXworks sul mio Mac.
Mi spiace di non averti saputo aiutare meglio; d’altra parte, come ti dico, da me funziona benissimo anche nell’ultima posizione; non avevo motivo di pensare che la cosa fosse importante per TeXworks+Ubuntu.
4 Agosto 2017 alle 15:37 in risposta a: [Risolto] – Difficoltà configurazione TeXworks Ubuntu 17.04 #111102::Marluxia” post=111396Ho fatto diversi tentativi ma non so quale sia la cartella con gli eseguibili (e non riesco a trovare informazioni a riguardo).
Devo cercare una cartella che contenga le cartelle con i nomi dei pacchetti?Non dirmi che non sai usare il Nvigator!…
In aprticolare che non sai usare la sua funzione Search o Find o come si chiamail file /opt/texbin è un link simbolico al logo preciso dove si roevano gli eseguibii.
Infine se dai il comando [tt]which kpsewhich[/tt] il sistema operativo ti dice chiaramente dove trova il comando del sistema TeX kpsewhich.
Scusa, ma prima di avere Ubuntu 17.04 che cosa usavi? Guarda che anche Windows ha procedure simili, anche se il Navigator si chiama Explorer, e così per le altre funzioni.
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1) \break e \newpage non danno nessun risultato rispetto s \cleardoublepage che provvede sa solo a inserire una pagina bianca prima di saltare alla pagina dispari; siccome contiene il numero della pagina, quindi non è completamente vuota, puoi caricare il pacchetto emptypage per ottenere il risultato voluto.2) pessima idea in qualunque resi; se io fossi in commissioe=ne di laurea ti toglieri di punti alla valutazione dell’esame…
3) se proprio ci tieni a far irritare i commissari con queste forme leziose, puoi sempre usare il pacchetto epigraph che è fatto apposta per questo genere di cose.
4) rileggi il punto 2)
4 Agosto 2017 alle 5:40 in risposta a: [Risolto] – Difficoltà configurazione TeXworks Ubuntu 17.04 #1110993 Agosto 2017 alle 18:51 in risposta a: [Risolto] – Difficoltà configurazione TeXworks Ubuntu 17.04 #111097::
Aprine le Preferenze di TeXworks e vedi che cosa devi modificare: Aperte le rpeferenze, clicca il tab Typesetting; ci sono due sottofinestre, nella prima delle quali devi vedere i percorsi del tuo ubuntu e dela tua installazione. probabilmente devi leggerci qualcosa come /opt/texlive/2017/bin… eccetera.
Controla tutti le radici di tutti gli alberi, in particolare l’ultima voce che è quella relativa a TeXLive; sul mio Mac questa radice suona cosÌ [tt]/usr/local/texlive/2017/bin/x86_64-darwin[/tt]; ovviamente su ubuntu sarà diversa nella prima parte, ma da texlive compreso in poi dovrebbe cambiare solo il nome dell’ultima cartella.Perciò, seleziona quella riga e poi clicca il segno meno azzurrino cha comare nella parte di destra; la stringa sparisce; clicca sul segno più azzurrino e ti si dovrebbe aprire una schermata del tuo navigator, con il quale puoi di cartella in cartella arrivare fino alla cartella degli eseguibili.
Come vedi non è difficile.
3 Agosto 2017 alle 14:49 in risposta a: [Risolto] – Difficoltà configurazione TeXworks Ubuntu 17.04 #111095::
Hai sicuramente saltato un passaggio; [tt]which tex[/tt] ti risponde quello che il sistema operativo è in grado d trovare.
Prova con [tt]kpsewhich book.cls[/tt]; kpsewhich è il comando con cui il sistema TeX trova i file che deve cercare nei vari alberi del sistema TeX.Occhio e croce direi che da quel che racconto hi due possibilità:
1) kpsewhich non trova la classe book.cls; questo vuol dire che hai saltato qualche passaggio nell’eseguire le impostazioni raccontate a Enrico G.
2) kpsewhich trova il file book.cls, ma i messaggi che ricevi non te li invia pdflatex, bensì lo shell editor che non è configurato per lavorare con l’instalazione di TeXLive.Nel primo caso ripassa scrupolosamente i passi di installazione indicati da Enrico.
Nel secondo caso è difficile dirti che cosa devi fare, perché non dici quale editor usi. Se usi Kile, è probabile che lui non possa essere configurato per lavorare con TeXLive, perché lui vuole lavorare solo con programmi convalidati Debian. Se questo è l’editor che stai usando, allora ti suggerisco di usare TeXstudio, la cui interfaccia grafica non è molto dissimile da quella di Kile, ma lavora molto meglio sia con il suo visualizzatore PDF integrato, sia con la ricerca diretta e inversa, sia, infine, con le righe di autoconfigurazione, conosciute anche come righe magiche. TeXstudio è multipiattaforma e non dovresti avere nessun problema ad installarlo tramite i repositoory di Ubuntu.
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Dipende anche da come lavori con i programmi del sistema TeX e con i programmi del tuo sistema operativo. Per esempio:
1) segui i consigli di Ivan;
2) preparati la tabella con pdf LaTeX senza curarti troppo dei margini e di una personalizzazione del layut; basta che ti esca la tabella’ Apri un terminale dei il comando pdfcrop seguito da nome del tuo file PDF e specificando il nome di un altro file per l’uscita del risultato;
3) Se lavori con un Mac, apri il file PDF con Preview (o Anteprima), clicca sul menu per disporre degli strumenti :di ritocco”, seleziona lo strumento di selezione che trascini a cavallo della parte della pagina che vuoi scontornare Icioè che contenga solo la tabella), premi Command+C, così da copiare la parte selezionata nel clipboard; sempre con Previe apri un nuovo file selezionando la voce “New from clipboard; la tabella scontornata ti appare in un nuovo file che salvi con un nome diverso dall’originale.Sono tutte operazioni che puoi fare con pochi click di mouse
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Baravo Gustavo!
Hai detto proprio le parole giuste, che ormai io non dico più quando vedo domande sui curriculum.
Non vedo proprio perché uno debba usare un template preconfezionato (spesso malamente, come in questo caso) per un documento così personale coeme un curriculum vitae e/o un curriculum studiorum. Da come è composto il curriculum l’eventuale lettore capisce tante cose, ammesso che i curriculum vengano letti per davvero e non immediatamante archiviati nel raccoglitore tronco-conico sotto la scrivania…:evil:
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