OldClaudio

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 2,806 al 2,820 (di 11,287 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: Descrizione testuale in ambiente align #111080
    OldClaudio
    Partecipante
      Up
      0
      Down
      ::


      Infatti; più o meno la soluzione che ti ha dato Gustavo è quella che si trova nel testo di Voß, scaricabile da
      http://mirrors.ctan.org/obsolete/info/math/voss/mathmode/Mathmode.pdf
      che, sebbene rivisto nel 2014, viene considerato obsoleto. A me non pare; ci sono un mucchio di idee buone nel capitolo Examples, verso la fine.

      Tuttavia, sebbene la scelta tecnica sia valida, Gustavo per primo ha dei dubbi sulla validità tipografica della soluzione.Hai mai visto un trattato o un libro di testo di matematica dove le variabili vengono descritte nel modo che dici tu? Io non l’ho mai visto.

      Se avessi veramente bisogno di descrivere in modo tabulare un elenco di variabili, e che la cosa non si possa fare con una specie di “nomenclatura, quindi una specie di ambiente description, creerei una tabella con l’ambiente tabularx in questo modo:`\begin{tabularx}{0.8\textwidth}>$c<$X} A & descrizione di A\\ B & descrizione di B\\ ... \end{tabularx}`Naturalmente vi vogliono i pacchetti array e tabularx per usare quelle piccole cose che vedi nel codice. La prima colonna contiene le variabili matematiche scritte in modo matematico, senza bisogno di intervenire a mano mettendo i dollari del caso; la seconda colonna si espande automaticamente fino a contenere tutto il testo di spiegazione; puoi sempre mettere il tutto dentro un ambiente \label, con tanto di didascalia e label di riferimento, e lasciare che l'ambiente table faccia flottare la tabella, a cui farai riferimento con un unico \ref. Come vedi sia Gustavo sia io abbiamo usato cose che sono descritte più o meno in ogni guida, almeno in quelle che si trovano nella sezione Documentazione di questo sito, per cui non c'è bisogno di cercare in rete, se non in questo stesso sito, nella sezione Documentazione. Non pretendo di affermare che le guide del nostro sito siano le migliori esistenti in rete; ma certamente non sono da cercare chissà dove.

      in risposta a: Troppi file di compilazione con XeLaTeX #111064
      OldClaudio
      Partecipante
        Up
        0
        Down
        ::


        Certo senza sapere che cosa fa esattamente il tuo unico file iniziale, è difficile sapere da dove saltano fuori i file ausiliari che ti ritrovi, per giunta con quei nomi strani.
        Io ho avuto a che fare con un unico file sorgente che generava circa 600 file ausiliari, MA sapevo esattamente da dove venivano fuori, perché avevo creato io i comandi per produrli. Ora i file nomefile.tex.Ab3940, e compagni chi li crea? Io non conosco nessun programma o pacchetto che generi file con quelle estensioni.
        Capisco il tuo disappunto, tuttavia che cosa succede se apri l’Explorer, il Finder, il Navigator, comunque si chiami col tuo sistema operativo l’applicativo che ti permette di visualizzare le cartelle del tuo disco e i loro contenuti; apri la cartella che contiene i file del tuto documento, seleziona la visualizzazione dei dettagli, ordina alfabeticamente tutti questi nomi; seleziona quelli che hanno la doppia estensione .tex.A…., che ti appariranno contigui, cosa che puoi fare con un paio di click di mouse, anche se fossero centinaia, poi trascinali tutti insieme nel Cestino, oppure clicca l’apposito shortcut per cestinarli tutti in un colpo solo.
        Capisco che non è una cosa automatica, ma non è nemmeno onerosa.

        Ovviamamente se capisci chi ti genera questi file, la cosa sarebbe più semplice perché potrebbe essere lo stsso pdfLATeX a cancellarli via via che non servono più; L’operazione è delicata, perché devi attivare lo shell escape, ma se ti sbagli a scrivere i comandi da eseguire, rischi di cancellare tutto il disco come rischio massimo; e in un calcolatore non credo che ci sia niente di peggio 👿 👿 👿

        in risposta a: Grassetto inibito #111055
        OldClaudio
        Partecipante
          Up
          0
          Down
          ::


          Ho scaricato il tuo EMC e il file structure che ho rinominato structere.sty, visto che lo invochi con \usepackage{structure}.

          Non ho cambiato nemmeno una virgola nei file che mi hai inviato.

          A me il grassetto viene dovunque; sono che nei primi due \roottitle vien con grazie, mentre nei successivi viene sansserif.

          Ho controllato che i font usati siano prpiro i Pagella e gli Heros, e lo sono.

          Allora quello che ti chiedo è: dove “non è cambiato niente”? Che cosa non è cambiato?

          In sostanza, mi sfugge quale sia il tuo problema.

          in risposta a: Maiuscola automatica con accento ad inizio frase #111074
          OldClaudio
          Partecipante
            Up
            0
            Down
            ::


            Dai, non disperarti.
            Tutte le lettere possono essere accentate con i comandi di basso livello, compreso È, che si scrive in linguaggio base con [tt]\`E[/tt].
            Poi ogni editor ha la possibilità di attivare la Tabella dei caratteri con la quale puoi inserire qualunque carattere tu voglia.
            Poi esiste la possibilità di creare una piccola macro:`\usepackage{xspace}% per lo spazio intelligente
            \newcommand{\E}{\`E\xspace}`Tieni presente che l’accento grave, sempre a causa della pochezza della tastiera italiana, non adatta nemmeno per scrivere correttamente nella lingua per la quale è stata creata, si scrive tenendo tenuto il tasto Alt mentre sul tastierino si batte la sequenza di cifre 96; se hai un laptop senza tastierino separato, devi agire con il tasto FN o con simili altri tasti.MA dopo aver inserito quelle due righe nel tuo preambolo, puoi scrivere cose come le seguenti`\E vero che ieri sono andato a Roma.

            \E, quindi, proprio vero!` Come vedi non hai nessun bisogno di mettere un gruppo vuoto o una barra rovescia dopo la macro, perché lo spazio intelligente capisce da solo se la macro è immediatamente seguita da uno spazio oppure se è immediatamente seguita da un altro carattere.

            Per i pochi anni in cui, comprando un desktop tramite il consorzio delegato dall’amministrazione centrale alle amministrazioni periferiche, ho dovuto usare la tastiera italiana ho usato quella macro quotidianamente. Poi mi sono stufato della pochezza della della tastiera italiana e anche di Windows, sono passato a un Mac con tastiera USA e non ho più avuto nessun problema; lavorando da tastiera, che è priva di qualunque segno accentato ma contiene tutti i segni ASCII, gli unici che servono pre programmare, posso mettere nei file sorgente qualunque lettera accentata: è, È, é, ë, ê, ñ, ç, ș, ł, š, ę, eccetera.

            Lasciando perdere le magie del Mac 😉 , tieni presente che su qualunque guida sono elencati i comandi per creare macro, e/o i comandi per mettere qualunque diacritico sopra o sotto ogni lettera.

            in risposta a: Grassetto inibito #111053
            OldClaudio
            Partecipante
              Up
              0
              Down
              ::


              Può darsi che ci voglia un altro ordine di caricamento, ma se non mi dai un esempio minimo compilabile, non ti so dire che cosa devi fare.
              Quello che hai allegato al tuo ultimo messaggio è solo una parte del preambolo; un esempio minomo compilabile comincia con \documentclass e finisce acon \end{document} e contiene il minimo indispensabile per replicare il problema, non tutto il tuo preambolo, meno che mai un pezzo consistente del tuo curriculum.

              in risposta a: Grassetto inibito #111051
              OldClaudio
              Partecipante
                Up
                0
                Down
                ::


                Hai ragione, andavo a memoria e controllando uno dei tuoi primi messaggi ora o visto che carichi tgpagella (per usare una approssimazione (ottima) del Palatino), non tgtermes (che serve per caricare un’ottima approssimazione del Times). Sono tutti e due font con grazie. Se dopo quella invocazione, invochi tgheros, carichi un’ottima approssimazione del font senza grazie Helvetica, le cui caratteristiche contengono anche il bold semplice.

                La soluzione di Gustavo è ottima, come sempre: egli aggiunge alle caratteristiche del Computer Modern Sans Serif quella di sostituire il font bold semplice con il font bold esteso.

                Usando il (circa) Platino, credo che usare il (circa) Helvetica bold sia più adatto che non usare il (vero) Computer Modern Sans Serif bold esteso. Questo perché l’occhio del CMss è più piccolo di quello del Palatino, mentre quello dell’Helvetica è più grade di quello del CMss. Ma, visto che li useresti solo per i titoli, credo che il risultato finale sia solo una questione di gusti. Quindi provale entrambe e scegli quella che ti piace di più.

                in risposta a: Grassetto inibito #111049
                OldClaudio
                Partecipante
                  Up
                  0
                  Down
                  ::


                  La cosa più semplice credo che sia quella di caricare il pacchetto tgheros nello stesso modo con il quale hai caricato il pacchetto tgtermes.
                  Non dovresti fare nulla di particolare, perché questo font, che imita l’Helvetica, fa parte della stessa collezione dei TeX Gyre, come l’imitazione dei Times che carichi con tgtermes. In compenso dispone dei bold semplice non esteso.
                  Forse le lettere minuscole sono leggermente più alte di quelle del testo normale, ma se usi questo font solo per i titoli delle sezioni e simili, la cosa è del tutto irrilevante.

                  in risposta a: Grassetto inibito #111040
                  OldClaudio
                  Partecipante
                    Up
                    0
                    Down
                    ::


                    Non so come riparare il tuo problema, perché non dispongo della classe, ma certamante il problema è il seguente:
                    `LaTeX Font Warning: Font shape `T1/cmss/b/n' undefined
                    (Font) using `T1/cmss/m/n' instead on input line 37.`Infatti il font della collezione Computer Modern senza gazie dispone solo della serie media (m) e della serie bold extended (bx); non dispone della serie bold senza l’extended.

                    O tu carichi un pacchetto per invocare oltre a tgpagella anche un font senza grazie che disponga della serie bold (b); oppure metti le mani dentro il codice della tua classe cercando chi e che cosa imposta la serie b e ridefinendo (nel tuo preambolo) quel comando in modo da sostituire bx a b.

                    in risposta a: Definizione $ #111011
                    OldClaudio
                    Partecipante
                      Up
                      0
                      Down
                      ::


                      Anch’io ho letto tutto il thread che hai linkato nel tuo messaggio.
                      In realtà ammiro @egreg che sa manipolare qualunque token a suo piacimento; infatti non sapevo che si potesse dare una definizione ad un carattere di categoria 3 come il dollaro.
                      Tuttavia è evidente lche le due definizioni \def$..${…} e \def$$…$${…} non possono coesistere.
                      Se ti servono tutte e due, credo che tu possa ridefinire \def\(…\){…} con la definizione che avevi dato al singolo dollaro e \def\[…\]{…} con la definizione data al doppio dollaro. In questo modo non interferiscono e dovrebbero produrre il risultato voluto in uscita.

                      Prenderei quel che ho detto con la dovuta cautela, perché siamo a livello di esperimenti che potrebbero non funzionare.

                      D’altra parte il problema di trasformare un file LaTeX in un file XML, se questo è il tuo caso, è un problema difficile e affrontato (io direi con successi variabili) in diversi modi. Uno sarebbe quello di usare il programma del sistema TeX che si chiama tex4htm usando le opzioni opportune da linea di comando. Un altro potrebbe essere quello di installare e poi usare il programma pandoc (cerca in rete); questo programma da usarsi da linea di comando con le debite opzioni è in grado di trasformare un file da un formato all’altro’ i formati che accetta in entrata sono una trentina, e quelli che può produrre in uscita sono una cinquantina. Fra questi non c’è il formato XML, ma i formati html e html5 che potrebbero rappresentare un’utile via di mezzo per passare al formeto XML, con un po’ di lavoro manuale. Interessante è il fatto che per operare traforma il file in entrata nel formato markdown e poi trasforma questo nel formati di uscita.; con opportune opzioni nel markdown si può inserire anche la matematica, marcata coi dollari semplici o doppi, ma che in qualche modo riesce a gestire con html, ma che come tali possono essere un semplice passaggio intermedio per essere trasformati n codice MathXML.

                      Prendi sempre cum grno salis quanto ti ho detto, perché il non ho mai eseguito trasformazioni di questo genere, in quanto non mi piace lavorare con programmi che producono file di uscita con formati che non conoscono il concetto di “pagina”; saranno comodissimi per lavorare in internet, ma sono per me orrendi quando si stampa. Ognuno ha i suoi gusti, e come tutti io ho i miei; ovviamente non pretendo che siano condivisi.

                      in risposta a: Definizione $ #111009
                      OldClaudio
                      Partecipante
                        Up
                        0
                        Down
                        ::


                        Grazie mille della spiegazione.
                        Sei stata gentile, per me e per gli altri che la leggono.

                        in risposta a: uso di più classi nello stesso documento #111024
                        OldClaudio
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::


                          Se usi questo forum, sai che c’è la sezione documentazione; seleziona questa sezione; vi troverai diverse cose e un link a Gude tematiche del GuIT; seleziona questo link. Scegli fra le guide tematiche quella che fa al caso tuo. Siccome la cosa è veramante semplice, e un abituè del forum come te conosce di sicuro queste cose, lascio a te la difficoltà ( 😉 ) di scoprire qual è la guida tematica che ti serve.

                          in risposta a: Definizione $ #111007
                          OldClaudio
                          Partecipante
                            Up
                            0
                            Down
                            ::

                            ma nel file struttura del pdf compaia automaticamente un’etichetta del tipo \ActualText.

                            Incontro per la prima volta n utente che vuole mettere informazioni nella struttura del file PDF. Più che leggerne la documentazione texdoc pdftex non saprei cosa dire.

                            Quello che mi preme aggiungere che a seocnda di quello che si vuol fare bisogna leggere la documentazione pertinente.
                            Per esempio il fatto che l’ambiente math sia sconosciuto ai più dipende dal fatto che i più non leggono la documentazione, in questo caso il manuale di Latex di Leslie Lamport, che si trova anche tradotto e commentato nella sezione Documentazione di questo forum.
                            Purtroppo la parola “Documentazione” scoraggi i più, che non vanno nemmeno a vedere che cosa c’è già disponibile.

                            Potrei anche aggiungere che se lo scopo è quello di creare un “Tagged PDF” il programma di composizione da usare sarebbe ConTeXt, di cui i più non conoscono nemmeno il nome.

                            Non voglio accanirmi contro i più…:smile: perché il sistema TeX è talmente vasto che anche coloro che lo usano da almeno 30 ani, come me, non ne conoscono che una minima parte. Non mi elenco fara i più, perché la prima cosa che faccio io è sempre quella di documentarmi bene, ma se non ho tempo o voglia di farlo, non uso le funzionalità che non conosco. Piuttosto mi creo da solo le macro che mi servono, ma non è una pratica che consiglierei a nessno, se non a coloro che sono espsrtissimi dei linguaggi di base.

                            Concludendo, mi fa molto piacere che tu abbia trovato una soluzione per questo intervento sulla struttura del file PDF. Se ce la comunichi qui sul forum faresti un piacere a molti frequentatori, compresi i vecchi orsi brontoloni come me.

                            in risposta a: uso di più classi nello stesso documento #111022
                            OldClaudio
                            Partecipante
                              Up
                              0
                              Down
                              ::


                              Puoi usare una sola classe alla volta. Puoi aggiungere funzionalità con quanti pacchetti vuoi.

                              Puoi scriverti una classe che contenga tutte le funzionalità che desideri e la guida tematica sulle classi indica come fare (chiaramente non è un argomento che si possa esaurire in un messaggio qui nel forum)

                              Puoi anche crearti un pacchetto personalizzato per mettere el tue funzionalità in aggiunta a quelle del pacchetto article.

                              Ci sono vari modi per affrontare il tuo problema, ma certamente non può caricare due classi.

                              in risposta a: uso di font diversi nello stesso file #111019
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
                                0
                                Down
                                ::


                                Se devi usare una diversa famiglia appartenente alla stessa collezione, con sono i comandi \textsf, \textrm, eccetera, o le dichiarazione \rmfmily, \sffamily, eccetera. C’è scritto in ogni guida, anche le più elementari, quindi non mi dilungo.

                                Se vuoi invece cambiare collezione devi conoscere i comandi di basso livello descritti nel documento che leggi con texdoc fntguide ma devi conoscere i nomi delle collezioni, il che è molto più difficile, perché devi usare gli stessi nomi che torvi nei file .fd relativi a quei font. I file .fd sono tutti contenuti nella tua distribuzione o direttamente nelle sottocartelle della cartella /texmf-dist/fonts, oppure nelle stesse cartelle dove sono memorizzati i file .sty che ti permettono di usare quelle collezioni sostituendosi alla collezione di default.
                                Ripeto: conoscere questi nomi o sapere dove cercarli è la sola difficoltà, perché i comandi di basso livello sono relativamente facili da usare. Invece non c’è una regola fissa per trovare i file .fd. Ma una volta che hai trovato i nomi delle collezioni che vuoi usare, allora puoi anche definirti dei comandi per eseguire la selezione in modo più conciso rispetto a quello di usare sempre i comandi di basso livello.

                                in risposta a: Definizione $ #111005
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::


                                  Il dollaro non è un carattere attivo che ha ricevuto una definizione, quindi non esiste una definizione del dollaro come strumento par delimitare una espressione maematica.

                                  In compenso esistono gli ambienti math e displaymath per produrre gli effetti di $…$ e $$…$$.
                                  Ma, mentre il semplice dollaro, carattere speciale di categoria (se ricordo bene 7, ma non è importante; l’importante è che esso è uno dei 10 caratteri speciali del linguaggio nativo dell’interprete TeX, pdfTeX, XeTeX, LuaTeX, e credo anche di ConTeXt) viene usato abitualmente al osto dei comandi LaTeX \(…\) che fanno la stessa cosa come del resto l’ambiente math, e, rispettivamente i comandi \[…\] che fanno la stessa cosa degli ambienti displaymath ed equation* (quest’ultimo definito dal pacchetto amsmath), i delimitatori $$…$$ sono esecrati o deprecati, perché impediscono di usare i pacchetti di matematica avanzata.
                                  Quindi il tuo problema di scrivere [tt] \begin{ciao} formula \end{ciao} [/tt] è già risolto usando [tt] \begin{math} formula \end{math} [/tt].

                                  Se invece il tuo scopo è un altro, confesso di non averlo capito nemmeno con le spiegazioni che hai fornito a Roberto.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 2,806 al 2,820 (di 11,287 totali)

                                Go to top▲