Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Avevo già provato un patch simile a quello che hai trovato su stackexchenge, ma a me non funzionava.invece ho ricevuto questo messaggio da David Carlisle, che è uno dei curatori di quei moduli che danno origine al problema:
Hi yes Joseph’s already pushed an update to ctan, sorry about that.
.
Forse domani la correzione sarà già disponibile per l’aggiornamento di TeXLive
::
Si, lo so, perché ho aggiornato un’oretta fa.
Infatti ra ho il bug anch’io.
Ho notato però che con xelatex funziona correttamente, mentre con pdflatex e lualatex dà l’errore che indichi anche tu.Ho già inviato un bug report. sono in attesa di risposte. Il fatto che funzioni con xelatex ma non con lualatex e pdflatex dice che forse il bug risiede nel file del driver che color e xcolor usano a seconda del motore usato. Sembra anche che il codice che contiene il bug sia proprio legato al comando \pagecolor, perché se lo commenti tutto sembra funzionare correttamente.
Più in là di questa deduzione non sono riuscito ad andare. Spero che Karl Berry sappia come rmediare o a chi inoltrare la mia segnalazione, forse Oberdiek, ma non ci giurerei.
Ciao
Claudio
::
L’unica differenza importante che ho trovato fra il tuo file .log e il mio, è che il tuo file graphics.sty ha la versione [tt]2017/06/01 v1.1a[/tt] mentre il mio ha versione [tt]2014/10/28 v1.0g[/tt].è possibile che questa differenza sia responsabile del fatto che non vengano più caricati i pacchetti infwarerr.sty e ltxcmds.sty.
Prova a caricare questi due pacchetti subito dopo la chiamata a graphicx e prima della chiamata a xcolor. Se il problema scompare, vuol dire che la nuova versione (la tua) di graphicx ha un bug che va segnalato.
::
controlla il path su cui il sistema operativo cerca i programmi da eseguire; usa anche la diagnostica che puoi ottenere con kpsewhich; leggi bene il file log.Il tuo problema potrebbe essere una dimenticanza banale, o essere un problema serio; ma dai troppo poche informazioni per cercare di aiutarti.
13 Giugno 2017 alle 20:00 in risposta a: Longtable e Underfull \vbox (badness 10000) detected [RISOLTO] #110770::
Niente di preoccupante, è solo un warning; il messaggio arriva non solo con longtable, quando il programma è costretto a terminare un pagina dove è possibile farlo, ma il materiale che la pagina contiene non la riempie bene, e l’impaginatore deve slargare troppo la “gomma” (lo spazio bianco dotato di una certa estensibilità) fra un capoverso e l’altro, prima o dopo le figure e le tabelle, prima o dopo le equazioni in display, prima o dopo qualunque oggetto presente nella pagina che abbia dello spazio elastico (della gomma) come spazio di separazione dal testo normale.Vai avanti tranquillo; se sarà il caso potrai mettere la longtable, ammesso che sia colpa sua, dentro l’argomento di un comando \afterpage, del pacchetto afterpage; prima di usarlo leggine la documentazione, aprendo una finestra comandi, scrivendoci dentro texdoc afterpage, e mandando in esecuzione il programma premendo il tasto Invio.
::
Perfettamente, ma non secondo il tuo EMC; in relatà va bene anche con quello, non produce niente perché non hai scritto niente. Il suo .log dice “nopages output”. O qualcosa del genere; invece se ci scrivi qualcosa appaiono le due pagine:`% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
\documentclass[10pt,a4paper]{book}\usepackage{graphicx}
\usepackage{xcolor}
\definecolor{light-blue}{rgb}{0.8,0.85,1}
\begin{document}
\pagecolor{light-blue}Hello world
\newpage
\pagecolor{white}Hello world
\end{document}`Claudio, io lo raccomando sempre a tutti; non lanciare i tuoi file in scrollmode, ma con l’opzione errorstopmode; la puoi inserire anche nella configurazione del tue editor. Eventualmente nel main file mettici anche [tt]\errorcontextlines=9[/tt] In occasione di errori che arrestano la compilazione ti mostra sulla console o nell’apposito buffer 9 righe di trace back. Dopo qualche errore impari a leggerle e capisci più facilmente che cosa ha prodotto l’errore. Spesso, ahimè, il messaggio diagnostico standard non è sufficientemente chiaro.
12 Giugno 2017 alle 14:34 in risposta a: “MiKTeX Compiler Driver” did not succeed…cosa faccio?! #110744::
Secondo me il dannno ce l’hai già, visto che MiKTeX ti fa i capricci.Tieni presente che a livello di compilazione TeXLive e MiKTeX sono quasi equivalenti; l’unica differenza è che TeXLive è più aggiornato e più facilmente aggiornabile.
Magari sarà il tuo editor a dovere essere riconfigurato perché usi direttamente TeXLive, senza perdersi alla ricerca di un software che non c’è più o non funziona più.
Salvati su una chiavetta tutto quello che hai fatto epr la tesi e per la presentazione, dopo aver installato TeXlve controlla se tutto funziona ancora con la tua tesi (dovrebbe farlo, non vedo perché non dovrebbe), ma all’occorrenza puoi ripristinare tutti i file tex della tesi.
::
Nella GuidaGuIT, della quale sono curatore, ho diviso il volume unico, di quasi 800 pagine, in tre tomi.
Ognuno di questi tomi contiene la stessa front matter e la stessa back matter. la main matter di ciascuno contine circa i primi 10 capitoli nel primo tomo, i secondo circa 10 capitoli nel secondo tomo, e anolagamente gli ultimi circa 10 capitoli sono nel terzo tomo.
La procedura che ho seguito è diversa da quella che ti ho suggerito, perché la numerazione delle pagine, tutta in cifre arabe, senza la front matter in cifre romane, viene conservata direttamente dal volume unico, quindi, specialmente nel secondo volume, vedi la numerazione andare da 1 a circa 40, riprende da circa 300 per arrivare a circa 600, e poi riprende da circa 700 per arrivare a circa 800.Il tuo caso è diverso, e la procedura che ti ho indicato è diversa da quella della GuidGuIT, apposta perché le pagine devono essere numerate con numeri contigui.
Come l’hai ri-espressa con le tue parole, indica che hai afferrato perfettamente il concetto.
Io non posso simulare quello che ti ho suggerito, e per questo sono rimasto un po’ sul vago, perché non dispongo di nessun testo che abbia l’indice in fondo. Nei testi che ho scritto l’indice generale è sempre nella front matter, e solo l’indice o gli indici analitici sono nella back matter insieme alla bibliografia.
::
Non lo dici, ma suppongo che il tuo libro sia stampato con due masterifile distinti, anche se poi i file inclusi dei capitoli sono evidentemente tutti diversi. Siccome i due tomi verranno stampati e non letti a schermo, non ha nessuna imposrtanza che ci siano hyperlink attivi.Quello che ti suggerisco, perciò, è di continuare così, cioè di comporre i due tomi separatamente con due masterfile distinti e due nomi distinti, per esempio primotomo.tex e secondotomo.tex}, ma poi di immettere il due file toc con comandi del tipo \input{primotomo.toc} e \input{secodotomo.toc}, non dando due volte il comando \tableofcontents.
Su due piedi non ricordo a memoria quale sia il comando interno che \tableofcontents esegue per immettere i file .toc, ma non è molto diverso da \input. Lo trovi cercando la definizione di \tableofcontents, nel file di classe che usi o se non viene definito lì, nel file latex.ltx che trovi facilmente con la funzione “Cerca” del tuo “explorer” dei file.
::
I pacchetti relativi alle lingue catalano, olandese tedesco e russo sono state scritte da autori diversi, che generalmente hanno usato il doppio apice per formare “macro” dove il doppio apice funziona quasi come il segno \In italiano, occitano, piemontese, friulano, latino (che ho scritto io) ho preferito definire il carattere attivo “doppio apice” come una macro a se stante che accetta un token o un argomento fra graffe. Se leggi la documentazione babel-italian con texdoc, vedi i dettagli. In italiano e nelle altre lingue che ho gestito io, il doppio apice svolge molte funzioni diverse a seconda dell’argomento che riceve. Mi è parso un metodo più semplice che non quello di definire molte macro dove il doppio apice svolge la funzione del backslash.
Questo che è capitato a te è il primo caso di doppio apice in conflitto con qualcos’altro; è dal 1991, circa) che il modulo per l’italiano ha queste definizioni e in questi 26 anni non era mai avvenuto un conflitto. No…, bugia! a quanto pare il doppio apice attivo interferisce male con il pacchetto xypic. Sol vecchio sito del GuIT c’è (forse ancora) un intervento che parla più o meno di “quell’imbecille che ha definito attivo il doppio apice…”. Siccome allora non ero abituato alle esternazioni alla Vittorio Sgarbi, mi sono tenuto l’epiteto, e ho cercato di porvi rimedio; perciò con polyglossia l’utente che vuole usare le scorciatoie di babel lo deve fare esplicitamente. Con babel, invece fino a non molto tempo fa non si poteva fare molto; ora il doppio apice attivo, cioè le scorciaotrie devono venire attivate espressamente; ma anche quando sono attivate esistono i comandi \shorthandoff e \shorthandon che permettono di disattivare tutti i caratteri attivi elencato negli argomenti delle due macro (di nuovo leggi babel-italian con texdoc).
Tanto per fare un esempio, in italiano il doppio apice, se attivato, permette di inserire un punto di cesura fra due monconi di parola che diventano due “parole” da sillabare separatamente; per esempio macroistruzione se non si usa il doppio apice considera il gruppo oi come un dittongo e non lo divide; potresti avere, quindi una divisione macroi-struzione. Se invece nel sorgente scrivi macro”istruzione, la divisione diventa etimologica macro-istruzione (con macro e istruzione, che all’occorrenza possono essere divise a loro volta). Usando il metodo tedesco avrei dovuto usare qualcosa come 64 diverse definizioni di altrettante macro per prendere in considerazione le 26 lettere normali minuscole semplici dell’alfabeto latin, le 6 varianti accentate, e avrei dovuto ripetere le definizioni per altrettante maiuscole; fatti i conti e ottieni 62 definizioni. con la mia definizione la sola “macro”, formata dal doppio apice, legge il token successivo; se questo ha il codice di categoria 11 (lettera) inserisce quello che occorre per avere il risultato voluto.
Siccome non si può avere “la moglie ubriaca e la botte piena”, bisogna accontentarsi; con babel si può attivare e disattivare il doppio apice a piacere dell’utente; con polyglossia, una volta attivato, lo si può disattivare solo cambiando lingua. Ahimè è il prezzo che bisogna pagare da quando Arthur Reutenhauer è il curatore di polyglossia, il coordinatore dell tex-hyphen group, e, ora, anche membro del board of directors del TUG. E siccome è una persona del tipo “frangar, non flectar”, non c’è modo di modificare gloss-italian senza che lui se la prenda e comunque metta i bastoni fra le ruote. Forse sono io che non sono abbastanza diplomatico; oppure sono io che non mi sono meritato una sufficiente considerazione fra coloro che contribuiscono materiale a TeXLive e ai suoi discendenti, mi ha già mandato a quel paese, per cui io ho fatto altrettanto. Non escludo che Enrico Gregorio, la cui fama è grande anche a livello internazionale, non è solo il migliore degli italiani, possa intervenire a modificare gloss-italian.ldf per aggiungere la funzionalità equivalente a quella di \shorthandoff e \shorthandoff, ma io ormai sono fuori.
Scusa se lavo i panni sporchi in pubblico, ma sono veramente desolato per la situazione che si è venuta a creare.
::
Trovato.Si tratta del fatto che Dcolumn definisce il suo primo argomento come carattere attivo, rendendolo uguale al doppio apice diritto; gloss-italian.ldf con l’opzione babelshorthands, definisce anche lui il carattere ” come carattere attivo. le due cose vanno in conflitto.
Tuttavia se sposti la chiamata a dcolumn prima di polyglossia tutto funziona bene e il tuo codice non presenta più problemi.Quello che ho scritto nel messaggio precedente va ignorato dalla prima parola all’ultima. O meglio, il gruppo che si occupa di poyglossia e di hyphenation è impenetrabile, ma non ha nulla a che vedere con il tuo problema.
::
Non c’è nessuna incompatibilità fra i pacchetti che menzioni. Semplicemente il pacchetto gloss-italian.ldf non funziona più correttamante, perché l’opzione babelshorthands non è più riconosciuta.Ho difficoltà a correggere gloss-italian.ldf, perché il gruppo di lavoro che si occupa di polyglossia e dell’hyphenation è diventato impenetrabile per me. Vedo che cosa posso fare.
::
Benvenuto nel forum.Il tuo preambolo presenta alcuni elementi tiici da chi lo prende fatto da altri senza sapere che cosa quanto inserito nel preamblo fa o non fa. La tua mancata numerazione delle figure dipende dalla presenza della riga`\captionsetup{labelformat=empty, textfont=sl}`che appunto indica che il “label” della didascacalia deve essere “empty”.
La documentazione del pacchetto caption spiega che il “label” della didascalia è appunto il nome Figura seguito dal numero; a questo label segue la didascalia vera e propria.Non è l’unico errore che compare nel preambolo: le prime 4 righe sono un filino errate anche se non producono danni apparenti; in realta le prime due righe dicono che \pdfpagewidth deve essere uguale a \paperwidth; analogamente la seconda coppia. Ora, visto che probabilmente ti sei installato il sistema TeX (TexLive o MiKTeX) specificando il formato di default della carta come il formato A4, sono del tutto superflue, come è superflua l’indicazione a4paper fra le opzioni della classe.
Questa a sua volta contiene anche le opzioni twoside e openright, la secondo delle quali è valida solo per le classi book e report, perché impone che i capitoli siano iniziati sulle pagine dispari (di destra), salvo che l classe article non dispone di comandi per creare capitoli. Ne consegue che anche twoside non è inutile, ma è tipicamante una cosa per la classe report, mentrresi tratta di una impostazione di default per la classe book.Non entro nel merito di tutti i pacchetti che carichi, salvo che carichi il pacchetto xcolor e il pacchetto color; o l’uno o l’alyto, non entrambi. Sono praticamente certo che non userai mai le funzionalità di tutti quei pacchetti; perciò carica solo quelli che ti servono, via via che ne senti il bisogno, e sapendo esattamente pregi e difetti e i pericoli di conflitto di alcuni con alcuni altri.
Ho il sospetto che tu non ti sia scritto il preambolo da solo, ma che tu te te lo sia fatto dare da altri. Non fare mai questo errore. Per evitare di farne, leggiti qualche guida per neofiti; ce ne sono diverse nella sezione Documentazione di questo sito. Inoltre prendi l’abitodine di leggere la documentazione dei singoli pacchetti (apri un terminale o console o xtermo o prompt dei comandi, comunque si chiami con il tuo sistema operativo, scrivici dentro il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto e manda in esecuzione il comando premendo il tasto “Invio”; ti si pare una finistra nella quale puoi leggere la documentazione del pacchetto che hai specificato; per esempio: texdoc caption).
Quando ti appaiono punti interrogativi, ricordati che la compilazione di LaTeX è asincrona (è spiegato nelle guide) quindi hai bisogno di almeno due compilazioni affinché ti compaiano i numeri al posto dei punti interrogativi.
5 Giugno 2017 alle 15:15 in risposta a: Come fare riferimenti che inizino con la lettera maiuscola? #110708::
Ingegneria? Anch’io sono professore emerito di una facoltà di ingegneria. Tuttavia conosco le cattive abitudini dei miei colleghi, troppo abituati a scrivere in inglese le loro pubblicazioni.Ti ripeto che scrivere Fig., sia pure solo negli incisi, è pratica inglese, non è pratica italiana, scorretto secondo la grammatica della lingua, scorretto tipograficamente.
Capisco che se il Relatore ti dice di fare una cosa, l’ultima cosa che ti può venire in mente è quella di ubbidirgli. Ritieniti, quindi, avvisato per il futuro dopo la tesi, oppure resisti e continua a scrivere minuscolo.In questo momento non ho il Chicago Manual of Style sotto mano, ma mi sembra di ricordare che anche quel manuale americano sia categorico nel vietare le iniziali maiuscole dei nomi comuni. Non ci posso giurare, ma sono quasi certo che sia cosi anche per l’inglese (americano). A quanto pare non c’è un solo americano che segua quel manuale in questi casi, perché anche negli USA questa cattiva abitudine ha preso piede e, secondo il diritto consuetudinario in vigore nel mondo anglosassone, la consuetudine è legge.
5 Giugno 2017 alle 12:05 in risposta a: Come fare riferimenti che inizino con la lettera maiuscola? #110704::
C’è un piccolo dettaglio, anzi due:1) le abbreviazioni nel copro del testo sono cattiva tipografia;
2) figura, tabella, eccetera sono comuni e in italiano si scrivono con la lettera minuscola; scriverle con l’iniziale maiuscola vuol dire imitare lo stile anglosassone e in tipografia italiana non si fa.Qual’è la soluzione? Semplice: non usare il pacchetto cleveref, che funziona bene per l’inglese, ma scrivi esplicitamente cose come [tt]La figura~\ref{fig:pippo} mostra che…[/tt].
Ti ricordo inoltre che la figura numerata a cui si fa riferimento (come la tabella, l’equazione, il teorema, eccetera) è perfettamente determinata, quindi richiede l’articolo determinativo o la preposizione articolata: “Nella figura 3.5 si vede che…”, “i dati delle tabelle 4.2 e 4.3…” eccetera.
Le abbreviazioni possono essere usate solo negli incisi parentetici e se le abbreviazioni implicano un plurale non si raddoppia la consonante finale dell’abbreviazione: “… (v. fig. 3.5 e 3.6) …”; assolutamente non: “… (v. figg. 3.5 e 3.6) …”.
Scusa se mi sono permesso di ricordarti queste norme di scrittura italiana; l’ho fatto solo perché chi ti ha chiesto di usare le maiuscole non conosce l’italiano.
-
AutoreRisposte