OldClaudio

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  • in risposta a: DictionarySCR #83923
    OldClaudio
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      Claudio, visto che stai rivedendo completamente la classe per personalizzartela come meglio credi (e fai benissimo) ti sei scontrato anche tu con il limite delle sedici famiglie matematiche. è un problema che ho segnalato molte volte sul forum e in alcuni interventi al meeting.

      Ti do dunque alcune informazioni che ti potrebbero essere utili.

      1) con pdflatex (forse anche con xelatex, ma non ho controllato) esiste il limite delle 16 famiglie matematiche, chiamate math groups con la terminologia di LaTeX2e e del NFSS (New Fon Selection Scheme, mica tanto new, perché dalla sua introduzione sono passati più di 20 anni…; ma la sigla è quella e quella resterà, suppongo, per sempre). Questo dipende anche dal fatto che, sebbene i motori TeX siano capci di gestire polizze di caratteri di 256 segni, ancora i font matematici hanno le codifiche che cominciano con O, perché sono tutte codifiche “old” a 128 segni. Si è provato in passato a creare font matematici a 256 segni, ma la cosa è stata abbandonata dal TUG per non so quali motivi. Ci ho provato anch’io, ma ho gettato la spunga perché è una cosa troppo complessa per una persona sola. Tuttavia recentemente sono apparsi i Liberinus-Math; sono a 256 caratteri e il pericolo di sfondare il limite selle 16 famiglie si è ridotto.
      Personalmente un tentativo con i font Libertinus accompagnati dai Libertinus Math la farei. Sono abbastanza simili ai Times, na non sono identici; forse sono un filino più larghi. Ma attenzione Con Heinrich avevamo scelto i Times e avevamo scelto i 9pt come corpo normale, invece del solito 10pt di default, perché volevamo contenere la lunghezza dell’opera. Per il tuo Dizionario di Matematica, considera bene la cosa, perché il 9pt è un filino piccolo; anche se un dizionario è un testo di consultazione, non un romanzo da leggere con continuità, il 9pt è accettabile, ma il 10pt sarebbe meglio.

      2) Mi risulta, non so se ho equivocato, che il nuovo LuaLaTeX non abbia la limitazione dei sedici math group per due motivi in particolare: sembra che non abbia limiti così bassi per nessun font che debba essere usato nel testo sia per il testo stesso sia per la matematica. L’altro motivo è che se anche così non fosse, usando i font OpenType si possono usare in matematica varianti corsive, nere, calligrafiche greche diritte e greche inclinate, black board bold, eccetera tutte comprese nello stesso file OpenType. Quindi di fatto si usa un solo font matematico che contiene tutto il necessario.

      Come sai, la classe è stata scritta per le esigenze di Heinrich che aveva piacere di parlare non solo di astronomia, ma anche degli astronomi di un tempo; e un tempo gli astronomi non erano soltanto coloro che studiavano i moti degli astri, ma erano anche matematici, geometri, insomma scienziati onnicomprensivi. Non è un caso che Heinrich abbia anche scritto una traduzione commentata dello Psammites (L’Arenario), un testo di Archimede arrivato fino ai nostri giorni, nel quale non solo dimostrava l’illimitatezza dei numeri naturali, ma sviluppava anche dei metodi per scrivere numeri grandissimi superando il limiti della notazione numerica greca basata sull’alfabeto greco (di 24 lettere) aumentato con altre tre lettere “arcaiche” come il qoppa, lo stigma e il sampi. Ecco perché la classe si basa su pdfLaTeX, in quanto può usare la varietà dei font greci con la codifica LGR, cosa che (ancora) non è possibile fare con i font OpenType, almeno non in modo così semplice come si può fare usando i font codificati LGR. Ecco perché la variante della classe per lavorare con LuaLaTeX (xdictionary.cls) è un progetto cominciato e interrotto, ma non abbandonato, su cui apparentemente Heinrich non ha molto interesse, visto che si trova così bene con dictionary.cls, e io sono imbarcato in troppe altre cose per potermici dedicare da solo.

      Tifernate trapiantato a Perugia (mica tanto lontano dalle tue radici) che saluti un tuderte trapiantato a Roma (un po’ più lontano) ti saluto da urbinate (trapiantato a Torino, decisamente lontano). 🙂 🙂 🙂

      in risposta a: Espandere le definizioni personali latex #110693
      OldClaudio
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        Ho capito il problema.
        In questo caso trace non ti serve a niente.
        che io sapia non esiste nessun comando che ti sostirisca in automatico la tua macro con il suo sviluppo. Purtroppo bisogna fare le sostituzioni a mano, Oppure…

        Esiste, almeno per le piattaforme Mac, un programmino che si chiama LaTeXit; l’ho descritto molto in breve nella Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX. Non so se sia disponibile anche per altre piattaforme, perché, appunto, io uso un Mac. Ha le caratteristiche di un Equation Editor, ma la sua specificità è che salva nel file dove immetti la tua formula anche il codice con cui è scritta, oltre all’immagine della formula composta, cosicché per un eventuale diting, non è necessario ricominciare da zero come in altri Equation Editor. Inoltre contiene due finestre, una con la quale puoi immettere quello che ti serve con dei click di mouse, come in qualunque altro Equation Editor, e l’altro dove puoi scrivere il codice LaTeX come lo vuoi tu.
        Se non questo, visto che mi pare che lavori con ubuntu (che è una delle tante incarnazioni di Linux conformi alle direttive del consorzio Debian) sia Debian Linux vero e proprio. Puoi provare con altri Equation Editor che operino sui tuoi sistemi operativi.

        Tutti gli Equation Editor, che io sappia, non riconoscono macro personali.

        Inoltre, almeno per l’esempio che hai indicato, Kile (che non mi pare che sia più i’editor migliore per lavorare con Linux — ampiamente sorpassato dall’editor multipiattaforma TeXstudio, secondo il mio parere personale, ovviamente, quaindi senza alcune valore assoluto) forse è in grado di usare le regular expressions. Sapendole usare, e potendole usare, la sostituizione che vorresti ottenere si più fare attraverso l’editor stesso; non ti dico che sia facile, ma se usi Linux e LaTeX da tempo, non dovrebbe esserti troppo difficile farlo.

        in risposta a: Espandere le definizioni personali latex #110690
        OldClaudio
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          Non mi è chiaro quale sia il tuo problema. Ti ho editato un poco il tuo messaggio perché sia visibile il codice e non il suo risultato; ma quello che capisco è che hai definito una macro (con def invece che con \newcommand — quasi sempre pericoloso fare così, perché se non si sa esattamente quello che si sta definendo, si potrebbe inchiodare il sistema TeX); usi questa macro e ottieni esattamente quello che dovresti ottenere.
          Le macro servono a quello; do produrre il risultato senza bisogno di scrivere tutta la sequenza di istruzioni native che l’interprete esegue per te, sostituendo in successione le definizioni delle ulteriori macro contenute nella tua definizione originale.

          Vedo che usi i doppi dollari per le equazioni in display; questo è un altro errore di chi prende codice altrui, magari datato. Per esempio, non è teoricamente sbagliato usare il doppio dollaro se si compila con plain tex; ma oggi, virtualmente, nessuna usa il linguaggio nativo di tex o di plain tex se non per scrivere macro da usare con il markup LaTeX. Io ti ho sostituito i doppi dollari con i comandi equivalenti di LaTeX formati da [tt] \[…\] [/tt]; il primo dei due segni è il comando di apertura di una espressione matematica in display e se viene emesso in mdo matematico viene segnalato un errore; il secondo è il comando di chiusura che può essere usato solo in matematica e se viene emesso in modo testo viene segnalato un errore. I doppi dollari non fanno nulla per verificare di essere usati nel modo di composizione giusta e il loro uso è fortissimamente scoraggiato.

          Visto che sei nuovo nel foum, ti suggerisco di scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito le varie guide più o meno approfondite, e la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato perché tu, leggendole, possa conoscere esattamente come si usa il sistema TeX con LaTeX.

          Tornando al tuo quesito; se proprio vuoi vedere sviluppate le tue macro in modo matematico, dovresti impostare i parametri \tracingcommands e \tracingmacros, come è descritto nel TeXbook, testo molto difficile per un principiante e di solito disponibile solo in versione cartacea. Viene usato dai programmatori più avanzati quando vogliono controllare le loro macro nei dettagli. Non te lo consiglio assolutamente. Invece il pacchetto trace, più facile da usare ma comunque non adatto a un principiante, permette di eseguire questa tracciatura, ma solo in modo testo.

          in risposta a: DictionarySCR #83915
          OldClaudio
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            All’inizio del file c’è scritto:`%% File `dictionarySCR.dtx'.
            %% Copyright (C) 2009-2013 Claudio Beccari, Heinrich Fleck, all rights reserved.
            %%`Cambia la scritta in qualcosa come`%% This is a fork of dictionarySCR.cls, originally created
            %% by Heinrich Fleck and Claudio Beccari
            %% This fork is made by Claudio … with permission of the original authors.
            %% This work is subject to the LaTeX Project Public Licence (LPPL), version !.3 or newer one.
            %% The full text of the can be found in the Comprehensive TeX Archive Network (CTAN).
            %% Therefore it can be modified and distributed according to the said Licence.
            %% The actual maintainer of this fork is Claudio … email: …@……
            %%`

            Hai fatto bene ed eseguire le modifiche indicate nel tuo precedente messaggio, anche se si trattava di un warning e non si avevano conseguenze negative.
            Claudio

            in risposta a: DictionarySCR #83913
            OldClaudio
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              Ci sono altri modi; se Claudio non vuole appropriarsi di lavoro altrui (cosa che non sarebbe vera, perché se rispetta i limiti della LaTeX Project Public Licence, l’origine del file rimane agli autori originali, e si dice chiaramente col nome cambiato, consentito, anzi, richiesto dalla LPPL, e con una opportuna linea di commento che si tratta di un fork eseguito da Claudio che se ne assume ogni responsabilità ai sensi della LPPL) può inserire nel suo preambolo cose come `\cslet{\bibliographystyle}{@gobble}`. In questo modo quando viene eseguito il comando \bibliographystyle{plain_ital} l’argomento viene semplicemente inghiottito e nulla viene scritto nel file aux.

              Si può anche non fare nulla e seguire le indicazione di Heinrich; cioè di comporre la bibliografia usando BibTeX invece di biber come programma di elaborazione del file .bib, e senza invocare il pacchetto biblatex con i suoi annessi e connessi. LA bibliografia viene composta sostanzialmente nello stesso modo. Per almeno 20 anni abbiamo composto tutti le bibliografie ricorrendo al programma BibTeX e ai file di stile bibliografico con estensione .bst (il file di stile plain_ital ha il nome completo plain_ital.bst ed è la versione italiana di plain.bst, che è il file di stile nato, addirittura, con il vecchio LaTeX209 defunto nel 1994. Ha funzionato alla perfezione per gli ingegneri, i fisici, eccetera, senza dare alcun problema. Invece biblatex è nato insieme al gestore biber per venire incontro alle esigenze degli umanisti che sono molto sfiziosi per quel che riguarda le bibliografie; per esempio gli umanisti usano molto frequentemente, per non dire sempre, le citazioni mediante note al piede, mentre gli “scienziati” non le usano praticamente mai.

              Quindi se Claudio vuole usare degli stili da umanista, ovviamente lo può fare anche se la classe richiede un filino di patching, come il patch che ho indicato sopra; ma se scrive di matematica, per esempio, non di storia della matematica, gli bastano le citazioni numeriche con l’elenco dei riferimenti in ordine alfabetico (plain.bst fa quello), e gli basta gestire il file bib con BibTeX e la classe così come è predisposta, senza bisogno di preoccuparsi d’altro.

              L’indicazione di proporre agli autori di modificare la classe è certamente valida, ma penso che né Heinrich né io siamo disposti a farlo. A Heinrich la classe va bene così com’è. La classe è satata scritta per comporre i suoi dizionari non i dizionari in generale. Gentilmente l’ha messa a disposizione di chiunque la voglia usare. Penso che sia un buon modello per costruirsi una classe personale per risolvere problemi relativi al proprio dizionario; il dizionario di astronomia e quello di marineria (hanno molte similitudini, anche se le materie sono assai diverse) devono risolvere determinati problemi descritti da Heinrich nel suo ultimo messaggio. Non è detto che quelle cose servano anche ad altri utenti, i quali, invece, potrebbero avere altre particolarità da affrontare, e che richiedono la costruzione di altre macro e altri ambienti.

              Se dovessimo ricominciare da zero, è probabile chenon ci rivolgeremmo più alle classi della collezione Koma Script; da allora ho creato molte altre classi per usi particolari, e mi sono trovato decisamante meglio con la classe memoir. Non dico che la classe memoir risolva tutti i problemi di qualunque documento, ma certamante ne risolve molti con la sua estrema versatilità. La classe suftesi mi piace anche moltissimo, ma non è adatta per un dizionario, secondo il mio parere e la mia esperienza.

              in risposta a: DictionarySCR #83910
              OldClaudio
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                Be’, la classe dictionatySCR usava un database formato con JabRef, o con qualunque altro editor di file .bib. e poi usava il manipolatore di file bib BibTeX. Tu appunto hai torlto ogni riferimento all’utilizzo di BibTeX, usando biblatex e le sue impostazioni, e hai tolto il richiamo allo stile bibliografico plain-itla.bst, quindi ti funziona come deve funzionare usando biblatex.

                Ottima scelta; Heinrich preferiva usare i vecchi stili di BibTeX e la classe funziona con quegli stili.

                Attento: visto che hai modificato dictionarySCR.cls, dovresti cambiare nome al file, per esempio dictionaryCL.cls, così è chiaro che non si tratta del file originale. Per la licenza LPPL, devi però lasciare nel copro della classe che il lavoro originale era di Heinrich Fleck, e tu hai modificato il file e sei il responsabile di quella particolare versione disctionalyCL.cls.

                Non è niente di particolare, ma serve il riconoscimento della paternità del file originale, e il fatto di non caricare l’autore originale di responsabilità, nemmeno di assistenza, che non ha.

                Se non ti va, lascia inalterato il file di classe, e trova un altro modo per non caricare plain-ital.bst; Mi pare, ma non ho provato, che se usi biblatex con le sue impostazioni e usi biber per manipolare il file .bib, tu non abbia bisogno nemmeno di preoccuaprti del fil .bst, perché biblatex non lo usa. Tuttavia non ho provato, quindi la mia è solo una supposizione.

                in risposta a: problema font Helvetica #110686
                OldClaudio
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                  Come ti ho detto, per i file PDF creati con i programmi del sistema TeX, la soluzione consiste nel configurare correttamante il sistema TeX, specificatament ponendo a true la variabile booleana del file updfmap.cnf (o .cfg, non ricordo con recisione). Probabilmente dopo bisogna anche lanciare come amministratore/root/superuser updmap-sys.

                  Quando invece si importano file pdf gia pronti, cioè creati con programmi esterni, o li si rifà ex novo (ma questa possibilità nel messaggio precedente non te l’ho nemmeno indicata, interpretando credo in modo corretto, il significato della tua richiesta sul forum), oppre si ricorre a programmi come cutepdf (ma mi dici che la qualità scade troppo) oppure inkscape (che a me non ha mai dato problemi di qualità). Ti dico questo perché LaTeX, che io sappia, non è in grado di fare quello che chiedi.

                  Inkscape, gratuito e disponibile per le tre piattaforme principali, riesce a farlo, sostituendo ogni carattere con il suo disegno vettoriale: apri il file.pdf che vuoi modificare con inkscape, gli chiedi di esportalo cliccando le caselle opportune nel dialogo dell’operazione, in particolare quella di sostituire ogni carattere con il suo disegno, e gli specifichi lo stesso nome file.pdf. A me funziona, e funziona in modo da conservare la vettorialità; anche i disegni che sostituiscono i caratteri sono vettoriali. Ma se pari poi il nuovo file modificato e lo esamini conAdobe Reader (gratuito) o con Adobe Acrobat, commerciale, cliccando ctrl+D o command+D, a seonda della piattaforma che ti ritrovi dotto mano, e poi selezioni la schermata Fonts, scopri che i font Helvetica, che prima risultavano non embedded, ora non ci sono nemmeno più.

                  Ahimè, la cosa richiede un buon lavoro, ma si può fare con tranquillità spendendo un paio di minuti al massimo per ogni file.

                  Ti dico di più sull’utilità di inkscape: per produrre file PDF archiviabili conformi alle norme iso, tra le altre cose si possono immettere file PDF, purché abbiano tutti i font embedded, e non devono avere trasparenze. Ho chiesto all’univerità di darmi un logo dell’ateneo in formato PDF. Me l’hanno mandato senza font embedded, ma con inclusa la immagine bitmapped per poter aprire più facilmente la schermata quando apri il file con certo software. Bene: ho aperto il file logo.pdf con inkscape e l’ho esportato con i font non integrati sostituiti don i loro disegni in formato .eps, perché questo formato non consente le trasparenze (un side effect della sostituzione dei caratteri con i loro disegni) vietate dalle norme ISO per i file da archiviare; in seconda battuta ho rieparto il file logo.eps con inkscape e l’ho salvato in formato logo.pdf. Operazione riuscita benissimo senza nessuna perdita di qualità; ho solo duvute rifilare tutti i disegni, perché forse mi ero dimenticato di specificare il bounding box minimo.

                  Comunque inkscape, sapendolo usare, funziona benissimo per fare queste trasformazioni.

                  in risposta a: problema font Helvetica #110684
                  OldClaudio
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                    Intanto sarebbe importante sapere con che programma hai creato il file PDF; se l’hai fato passando attraverso dvips+ps2pdf, allora si tratta in parte di configurare il file updmap.cfg in modo che anche dvips incorpori tutti i font, senza saltarne enssuno; di solito salta quei font che si trovano in ogni stampante in grado di stampare file PS. Se invece l’hi fatto passando per dvipdfm o l’hai fatto direttamente mediante pdflatex, il problema non ci sarebbe, perché di default i driver di questi programmi inglobano tutti i loro font.
                    Tuttavia quando incorpori file esterni, grafico o non grafici, questi vengono incoprporati senza nessun controllo.

                    Quindi se hia ottenuto quei grafici senza che contengano i font che usano, allora secondo me hai due vie possibili.

                    1) Se non l’hai ancora installato, installa il programma gratuito inkscape; esso è capce di trasformare i font non incoprorati in un file pdf con il lro disegni, sempre salvando in pdf. I file che incorpori quindi non si portano dietro nessun font, ma il loro disegni.

                    2) trasformi i tuoi file pdf con GIMP o altro programma di ritocco fotografico in file .png; sono file lossless, quindi non contengono artefatti, ma devi scegliere una risoluzione di almeno 150 pixel al pollice, perché altrimenti si vede la seghettatura del contorno.

                    in risposta a: DictionarySCR #83905
                    OldClaudio
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                      È passato abbastanza tempo da allora, e come sempre succede con gli indirizzi internet, diventano obsoleti entro qualche tempo. È per questo che le sitografie non dovrb=ebbero mai essere usate se mancano della data dell’ultima consultazione. è per questo che per i file archiviabili secondo el norme ISO, i collegamenti esterni al documento archiviato non devono/dovrebbero essere presenti.

                      Ahimè.

                      Ora ho appena consultato il dominio di Heinrich Fleck, il coautore, perciò ecco alcuni link che alcuni minuti fa erano accessibili:

                      http://www.heinrichfleck.net/astronomia/dictionarySCR.cls.zip — la classe zippata
                      http://www.heinrichfleck.net/astronomia/dictionarySCR.pdf — le istruzioni per l’uso
                      http://www.heinrichfleck.net/astronomia/dizionario.html — quanto presentato al meeting del GuIT
                      http://www.heinrichfleck.net/astronomia/dizionario.pdf — una versione (incompleta) del dizionario

                      Invece all’indirizzo http://www.heinrichfleck.net/astronomia/astronomia.html Heinrich propone ai visitatori di collaborare al completamento del dizionario.

                      Heinrich legge abitualmente questo forum. È probabile che voglia aggiungere qualche cosa.

                      Da parte mia voglio aggiungere che la versione della classe per comporre con {xe|lua}latex è rimasta a livello sperimentale e non credo che sia nemmeno reperibile nel sito di Heinrich. Il problema è che i font greci con tutte le varianti che piacciono tanto a Heinrich (e anche a me che le ho create) sono disponibili solo come font Type 1, con codifica LGR, non in forma OpenType, quindi Heinrich non è molto propenso ad abbandonarli solo per il gusto di usare xelatex o lualalatex. Avevamo provato a creare anche quella variante per consentire ad un altro utente di poter inserire agevolmente i caratteri kanji del giapponese; questo utente usava il giapponese, ma non gli interessava il greco.

                      Se ti interessa qualcosa come un dizionario o un indice analitico dove le voci sono elencate alfabeticamente, puoi anche prendere ispirazione dalla documentazione della classe memoir; a pagina 117 c’è la sezione 7.3.2 Index headers che spiega come fare; il giochetto dei marks è spiegato bene. Vi ho scritto anche un articoletto su ArsTeXnica alcuni anni fa, intitolato I Mark; questi sconosciuti.

                      in risposta a: [RISOLTO] Creazione tabella #110679
                      OldClaudio
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                        Non so che classe usi; non so quali pacchetti hai già caricato oltre a booktabs che hai citato, non so se hai usato geometry per cambiare il layout della pagina. Per cui il codice che ti scrivo qui sotto risulta troppo largoo per la paigna della classe article è ho dovuto usare il solito trucchetto dela \makebox per rimettere la tabella più meno al ctnero della pagina. Se non puoi uscire dai margini, allora forse devi ripensare la tabella oppure la devi mettere “sideways”, usando appunto il pacchetto sideways.

                        Comunuqe il codice dell’esempio minimo compilabile è questo:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
                        % !TEX TS-program = pdflatex

                        \documentclass[12pt]{article}
                        \usepackage[utf8]{inputenc}
                        \usepackage[T1]{fontenc}
                        \usepackage[italian]{babel}
                        \usepackage{lmodern}

                        \usepackage{booktabs,multirow}

                        \begin{document}
                        \begin{table}
                        \centering
                        \makebox[\textwidth]{\def~{\phantom{0}}
                        \begin{tabular}{l*9c}
                        \toprule
                        \multicolumn1c{\parbox{5em}{\centering Tipo di~prova}} &
                        \multicolumn3c{\parbox{5em}{Dimensioni del~cilindro}} &
                        \multicolumn2c{\parbox{5em}{Dimensioni del~pestello}} &
                        \multicolumn1c{\parbox{5em}{\centering Numero degli strati}}&
                        \multicolumn1c{\parbox{5em}{\centering Numero di~colpi per~strato}} &
                        \multicolumn1c{\parbox{4em}{\centering Altezza caduta pestello}} &
                        \multicolumn1c{\parbox{6em}{\centering Energia di costipamento}}\\
                        \cmidrule{2-6}
                        & $\Phi$& H& V& $\Phi$ & Peso & & & & \\
                        & cm & cm & cm$^3$ & mm & kg & & & cm & kg\,cm/cm$^3$\\
                        \midrule
                        \parbox{4em}{Standard AASHO} & 10,16 & 11,7 & 945 & 50,8 & 2,5~ & 3 & 25& 30,5 & 6,05 \\[2.5ex]
                        \parbox{4em}{Standard AASHO} & 10,16 & 11,7 & 945 & 50,8 & 4,54 & 5 & 25& 45,7 & 21,5~ \\
                        \bottomrule
                        \end{tabular}}
                        \caption{Una tabella un po' larga}
                        \label{tab:tabella-larga}
                        \end{table}
                        \end{document}`

                        Ti segnalo solo che il peso non si misutra in kg; se vuoi puoi cambiare l’intestazione “Peso” con “Massa” e sei a posto per quella colonna. Quando parli di energia, usi i kg cm. Questo fa pensare che tu usi i chilogrammi-forza, il che è ufficialmente errato, perché i chilogrammi-forza sono esplicitamente vietati dalle norme del sistema internazionale O usi i joule o usi qualunque altra unità di misura che ti faccia scrivere numeri simili a quelli che hai usato, Per esempio se ricordi che sostanzialmente un kg pesa 10 N, e il lavoro di 10N su uno spostamento di 1cm ti dà 0,1 J, puoi conservare i valori che hai scritto e indicare quelle energie di costipamento in J/cm3 semplicemente spostando la virgola a sinistra di una posizione.

                        A meno che il tuo scritto non sia destinato a lettori che non sanno distinguere la massa dal peso, ti suggerisco di rivedere tutto il tuo testo per evitare queste cose orrende.

                        Se il mio giudizio di considerare orrendo il lavoro misurato in chilogrammi-peso per centimetro ti pare offensivo, non te la prendere; lo so benissimo che in certi ambiti le persone istruite si devono mettere al livello delle persone meno istruite per farsi capire; tuttavia se stai scrivendo una tesi, i tuoi lettori sono dei prof, non delle persone poco istruite, e spero che essi stessi non indichino le aree delle superfici in milliquintali (mq vuol dire milliquintali, ma vien usato per indicare i metri quadrati da chi appunto, ha dimenticato anche quel poco che si insegna alle scuole elementari)) perché i capimastri e i muratori in cantiere non saprebbero che cosa vuol dire m2 (non è una barzelletta: l’ho sentita con el mie orecchie da un collega…)

                        OldClaudio
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                          La risposta di Gustavo è esemplare; vorrei avere io le sue doti di comunicazione.

                          Tuttavia vorrei aggiungere qualcosa alle sue parole preziose.

                          Riguardando il primo messaggio di @mg42, mi pare di capire che egli usi un editor del tipo di TeXstudio o di Texmaker., che mostrano nela finestrina in basso un messaggio d’errore in parte scritto dal programma “TeX” (tra virgolette, perché non mi riferisco in particolare a latex, pdflatex, lualatex, xelatex,…, ma in generale a tutti i programmi di composizione del sistema TeX), e in parte abbellito con un poco di formattazione specifica dell’editor.

                          Questo modo di mostrare gli errori è comodo per l’utente finale, ma è troppo sintetico in caso di errori difficli come quello mostrato da @mg42.

                          Io raccomanderei alcune cose che per me stesso trovo molto utili:

                          1) suggerirei di modificare le impostazioni dell’editor affinché non lavori in scrollmode, ma in errorstopmode; sono opzioni per il programma “TeX” che vanno scritte nella stringa che l’editor invia al sistema operativo per eseguirolo. La sintassi esatta di queste opzioni è descritta nella documentazione di ogni programma, generalmente leggibile con texdoc seguito dal nome del programma, per esempio texdoc pdflatex

                          2) suggerirei di aggiungere o come prima cosa, prima ancora di \documentclass,, oppure subito dopo \documentclass, oppure subito prima di \begin{document}, oppure, infine, subito dopo \begin{document}, il comando `\errorcontextlines=9`(il numero di righe da mostrare, che o ho indicato col la cifra 9, potrebbe essere un numero maggiore a seconda delle proprie preferenze).

                          Che cosa succede con questa impostazione avendo specificato l’opzione errorstopmodoe? UNa cosa semplicissima: la compilazione si arresta in corrispondenza dell’errore e mostra nella console il numero di righe che contengono la macro che via via ha dato luogo all’errore; cioè si traccia l’operato del programma.

                          Tutto ciò potrebbe dare luogo, all’inizio, ad una senso di frustrazione nel leggere questo “tracciato”; tuttavia in casi semplici si scopre che si trattava di un errore di ortografia che può essere immediatamente corretto nel file sorgente, per non dimenticarsi di farlo in una secondo momento. Talvolta si tratta di una mancata chiusura di un ambiente e diventa facilissimo trovare quale ambiente manca del suo specifico comando \end. Talvolta il messaggio è più complesso perché dice che il file è terminato prima di aver completato al lettura degli argomenti di una dato comando, e ciò significa che si è dimenticata una graffa chiusa.

                          Talvolta come nel caso specifico di @mg42, si tratta di una operazione sbagliata, come quella descritta grazie alla sua LaTeX-sfera-di-cristallo da Gustavo, di un errore presente in un file ausiliario. Spesso questo genere di errori sono innocui e basta rispondere S alla richiesta del programma che si è temporaneamente arrestato; certo il programma prosegue come meglio può dopo avergli dato il comando S, e probabilmente si ferma con una altro messaggio di errore, ma spesso va alla fine senza ulteriori problemi e senza che si ripresentino alla successiva compilazione.

                          Queste cose, come dice Gustavo, si imparano se si cerca di risolvere i problemi da soli, se si ha l’abitudine di leggere la documentazione; se si fa attenzione ai vari Warning che vengono emessi durante ogni compilazione, eccetera. Insomma usare i programmi del sistema TeX non è facile, anche perché questi programmi fanno milioni di cose che gli altri programmi di videoscrittura non fanno. Sappiamo tutti guidare un’automobile, perché al giorno d’oggi si contano sulle dita coloro che non hanno la patente; tuttavia guidare senza conoscere il mezzo che che si sta guidando è pericoloso, molto più pericoloso che usare il sistema TeX senza conoscerlo. Ma anche nel caso dell’automobile bisogna stare attenti a rumori che fa; bisogna sapere che cosa indicano le varie spie sul cruscotto; bisogna spare se l’indicatore di direzione si trova a destra o a sinistra del volante (non ho mai capito perché i vari costruttori non si mettano d’accordo su queste cose) e via di questo passo; non è necessario andare contro un muro, incapaci di sterzare, perché non ci si è accorti che si è spezzata la cinghia dentata che alimenta la pompa idraulica del servosterzo; è una caso estremo? mica tanto; a me la cinghia dentata si è spezzata 5 volte, ma non ho mai avuto incidenti; ho solo deciso che quella vettura doveva essere gentilmente essere sottoposta alla sua eutanasia, portandola alla demolizione. Anche questo è un esempio di mancato aggiornamento dei mezzi a disposizione; si applica anche al sistema TeX.

                          in risposta a: [RISOLTO] Creazione tabella #110677
                          OldClaudio
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                            Difficile farla identica, perché quella è fatta con Word, e contiene gli errori tipici, oltre che gli errori di metrologia (le unità di misora non vanno fra parentesi quadre).

                            Ma non vedo sostanziali problemi nel farla in modo corretto e professionale. il pacchetto booktabs va bensissimo, salvo che fa le cose in modo professionale, e quidi il filetto attraverso tutta la tabella sotto le intestazioni risulta sottile e non spesso come appare nella tua immagine. Per il resto i comandi \toprule, \cmidrule, \midrule, \bottomrule mettono tutti i filetti che ti occorrono.
                            Le colonne andrebbero definite con la colonna D, mediante il pacchetto dcolumn, che incolonna i dati tenendo conto del separatore decimale. Meglio ancora la colonna S del pacchetto siunitx. Il pacchetto array ti permette di definire le colonne delle intestazioni in modo da non dover continuamente inserire \centering per i testi centrati. Non solo ma ti permette di avere celle di tipo paragraph che sono allineate orizzontalmente non sulla base della prima riga, ma anche della mezzeria verticale (asse matematico) o dell’ultima riga.

                            La documentazione dei pacchetti che ti ho citato si legge dando in un terminale del tuo monitor il comando texdoc seguito dal nome del pacchetto di cui vpoi leggere la documentazione, per esempio texdoc booktabs.
                            Siccome dove mi trovo ora sono senza una stampante, non ho modo di salvare la tua immagine, quindi potrei, ma laboriosamente, crearti la tabella. Probabilmente qualcuno meno impedito di me disponendo di una stampante, ti invierà il codice completo. Tuttavia, sarebbe meglio che ci provassi da solo, perché impareresti un mucchio di cose, sia documentandoti, sia provando a fare.
                            Scusami, ma non è pigrizia la mia. Semplicemente mi manca un pezzetto di hardware…

                            in risposta a: Tabelle lunghe – problema #110674
                            OldClaudio
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                              Sei sicuro che per il tuo scopo non sia meglio usare l’ambiente tabbing? Esso è fragioe, quindi non può essere annifato dentro altri ambienti, ma adeguatamente configurato permette di tabulare con il tabulatore, come si faceva con le vecchie machine da scrivere meccaniche. Va a pagina nuova da solo quando finisce la pagina.
                              Se non sai dove trovare le informazioni epr usare l’ambiente tabbing, scaricati al guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato dall’opportuna sottosezione dellal sezione Documentazione di questo sito.

                              Non sono sicurissimo che tabbing risolva il tuo problema, am solo tu puoi vedere se lo fa provando ad usarlo.

                              in risposta a: simoncini garamond e xelatex [risolto] #110651
                              OldClaudio
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                                Continuiamo a non capirci. Io stesso ti ho detto che il mio Simoncinai non ha la matematica, quindi facendo girare il tuo esempio, a me la matematica viene in Latin Modern. Non so che cosa di difficile ci sia da capire.
                                Tu hai la matematica Simoncini (nel senso che il tuo Simoncini Garamond, che se ricordo bene hai pagato 150 €)è completo di matematica. Io no (nel senso che il mio Simoncini Garamond gratuito non è completo di matematica). Semplice, no?

                                Voglio solo dire che i tuoi euro ti servono anche per la matematica.

                                Io ho installato i Simoncini gratuiti solo per vedere il risultato. Non credo che userò mai i Simoncini, anche se ne riconosco l’eleganza. Trovo però che abbia gli ascendenti troppo alti rispetto all’occhio mediano, e quindi, benché siano un po’ più marcati (leggermente più scuri) dei Latin Modern, e perciò sia di lettura meno agevole, specialmente quando in matematica la facilità di lettura sia una dota molto importante. Trovo che altri font dal disegno meno classico siano migliori, specialmente per un testo moderno che tratti di materie tecnico-scientifiche. Probabilmente per un romanzo, o per un testo che non disponga altro che di parti scritte vada benissimo.

                                Con questo non voglio dare nessun giudizio sulla tua scelta del Simoncini Garamond; molti altri frequentatori del forum lo amano moltissimo. I gusti sono gusti, e sono tremendamente personali. Quindi sono contento epr te che hai risolto il tuo problema di scrivere bene anche in matematica con il font che ti piace di più.

                                in risposta a: simoncini garamond e xelatex [risolto] #110649
                                OldClaudio
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                                  davidebond” post=110918Con il tuo esempio, la matematica non viene in simoncini.

                                  Ciao,

                                  davide

                                  È esattamente quello che ti ho scritto io, cioè che la matematica viene in Latin Modern Math, e che a me non può venire diversamante, visto che il Mio SImoncini Garamond non dispone della matematica.

                                  Se il tuo Simoncini Garamond dispone della Matematica, sia pure, dopo aver estratto i font virtuali per usarli come Type~1, ti va bene.

                                  Ti consiglio però di aprire il file ottenuto cona Adobe Reader (se non disponi dell’Acrobat, ma almeno il Reader è gratuito) e premere Ctrl+D; nella finestra di dialogo che ti appare scegli la sezione Fonts, e leggi attentamente quali font sono stati usati.

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