OldClaudio

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  • in risposta a: Indice ordine alfabetico testo normale e corsivo #110219
    OldClaudio
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      Definisci altri due comandi, diciamo \indexrmnn e \indexitnn, dove aggiungi a quello che c’è nelle definizioni senza l’appendice nn semplicemente |nn come fai di solito a mano. Ma una volta disponibili i quattro comandi nuovi sta a te usare quelli giusti nel posto giusto. In questo modo hai automatizzato tutto e non devi pensare più dove mettere le graffe, le barre, o che cosa. LaTeX è bello anche perché con pochi comandi di questo tipo ti permette di essere coerente nella resa di qualunque parte del tuo documento.

      in risposta a: Numerazione listings anomala [RISOLTO] #110244
      OldClaudio
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        Se oltre alle altre opzioni specifichi il fontsize, dovresti riuscirci facilmente.

        Puoi scegliere \small, oppure \footnotesize, ma se questo è trppo piccolo, assumendo che tu stia usando font continuamente scalabili come i LatinModern, specifica qualcosa come \fontsize{9.5}{11.4}\selectfont.
        Il rpimo numero è il corpo che puoi scegliere come ti pare, il secondo è lo scartamento, di solito il 20% in più del corpo; se non usi il fattore 1.20, usa un fattore non troppo distante da 1.20.

        in risposta a: Indice ordine alfabetico testo normale e corsivo #110217
        OldClaudio
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          Sbagli nel non leggere con attenzione il miei messaggi: quei due comandi che ti ho dato ti permettono di scrivere solo una volta pippo dentro l’argomento, perché il comando te mette pippo sia nel testo sia nell’indice; riguarda il mio esempio nel messaggio precedente.

          Rileggi: “…per scrivere le voci nel testo e nell’indice…”. Hai perso per la strada quell’e

          in risposta a: Programma simile a Geogebra? #110197
          OldClaudio
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            In che senso tutte le guide ti danno indicazioni per immagini pure e non vettoriali?

            A me risulta che dentro l’ambiente figure, puoi metterci quello che ti pare, da semplice testo a disegni vettoriali gestiti con tikzpicture o con il semplice picture, a file grafici di determinati formati, che in un certo senso sono più difficili da gestire, proprio perché devi importare ed elaborare file esterni anche PDF ed EPS che sono vettoriali, ma anche JPG e PNG che sono a matrici di punti.
            Con un file TikZ ti basta esportare da geogebra e poi copia-incollare il contenuto del file esportato dentro un qualunque ambiente per flottare una o più figure.

            in risposta a: Parentesi graffe che comprendono voci di testo #110238
            OldClaudio
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              Benvenuto nel forum.

              In modo testo non si può fare, visto che è una struttura bidimensionale, ma in matematica non sarebbe difficile farla, visto che la composizione della matematica è di sua natura bidimensionale.
              Hai provato con un certo numero di ambienti cases annidati?
              Altrimenti nella GuIda GuIT (vedi Documentazione in questo forum) la tabella 9.1 presenta una cosa un po’ più complicata ma simile alla tua, e ne viene descritto il codice.

              in risposta a: Indice ordine alfabetico testo normale e corsivo #110215
              OldClaudio
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                Sei stato chiarissimo, ma ha poco colpo d’occhio’ perché non riguardi meglio gli esempi che ti ho messo nel messaggio precedente?

                Oppure, perché prima di fare cose diverse da quelle che ti ho detto di fare, non cerchi di capire come funziona l’operazione di “indexing”, descritta molto bene nela documentazione che ti ho dato da leggere?

                In sostanza produco indici analitici da più di 20 anni; pensi che ti dica delle cose errate come se fossi un principiante?

                Scusa lo sfogo; ma tutto questo per dirti di leggere con più attenzione quello che ti ho scritto nel messaggio precedente. Se non capisci quello che ho scritto fai una domanda pertinente, e non una domanda che si riferisce ad un altro tuo errore, che credi di avere fatto giusto perché credi di avere eseguito esattamente quello che ti ho detto.

                Ti vengo in aiuto con due macro che fanno quello che vorresti senza bisogno ci capire quello che ho scritto nel messaggio precedente. Definisci du macro per scrivere le voci nel testo e nell’indice o in tondo o in corsivo; metti queste due definizioni nel preambolo:`\newcommand*{\indexrm}[1]{#1\index{#1@\textrm{#1}}}
                \newcommand*{\indexit}[1]{\textit{#1}\index{#1@\textit{#1}}}`
                Poi mettili nel testo cosi:`… \indexrm{pippo} è una certa cosa mentre \indexit{pippo} in corssivo è una cosa diversa…`
                Quando dico metti nel preambolo, intendo copia da questa schermata il codice che ti ho scritto sopra e incollalo nel preambolo del tuo documento.

                in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX: nuova edizione #108816
                OldClaudio
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                  Non volevo dire che auctex è arrivato per ultimo. L’ho indicato per ultimo, perché la maggior parte degli utenti (secondo stime recenti sono l’83% di utenti di calcolatori personali) usa Windows, e non ne conosco nessuno che sappia nemmeno dell’esistenza di emacs. Non escludo che ce ne siano, ma non ne ho mai incontrati, escludendo i professionisti che passano da una piattaforma all’altra a occhi chiusi.
                  Duque se Lorenzo vuol indicare solo due sistemi operativi che gli paiccano o che siano multipiattaforma, deve volare basso e accontentarsi o di TeXstudio o di TeXworks, che non gli piace, e quindi lo “cancella”.

                  Confesso di averci provato più di una volta, ma alla mia età i neuroni non funzionano più tanto bene e non ce la faccio. Per un periodo di tempo ho usato emacs solo per consultare le festa da calendario, per evitare di mettere i test di ammissione (a settembre) nel giorno del capodanno ebraico. C’è da ridere a confessare una cosa del genere, ma solo emacs poteva provvedere una funzionalità di questo genere.

                  in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX: nuova edizione #108814
                  OldClaudio
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                    Per sostituire TeXstudio a TeXworks non devi fare granché, perché anche epr TeXworks hai scritto pochissimo.

                    In ogni caso:
                    1) Hai bisogno di una tipica schermata di TeXstudio da sostituire alla tipica schermata di TeXworks. Sarebbe meglio che la tipica schermata sia presa da una piattaforma Windows, se non altro perché consigli TeXstudio per coloro che usano piattaforme diverse dal Mac.
                    2) Sul Mac le impostazioni BibTeX –> biber si possono fare nello stesso modo che hai indicato per TeXworks, ma le preferenze si trovano in un sotto menù che non ti so indicare perché io sono su un Mac e non ho una piattaforma WIndows a disposizione.

                    Direi, però che TeXstudio, come TeXworks e TeXShop dispone delle righe magiche di autoconfigurazione per un documento specifico; Io, per esempio uso sempre la riga magica
                    ` % !BIB program = …`
                    con il nome del gestore del database coerente con il tipo di biliografia che voglio comporre; al posto dei scrivo dunque bibtex o biber a seconda di come voglio comporre al bibliografia per quello specifico documento.

                    Qualcuno che che faccio questo con TeXShop su un Mac: qualcuno che usa TeXstudio su WIndows dovrebbe verificartelo.

                    LA strada delle righe di autoconfigurazione (magiche) è senz’altro quella da preferire per tutti. Ahimè con emacs+auctex e Aquamacs le righe magiche sono completamente diverse.

                    in risposta a: Indice ordine alfabetico testo normale e corsivo #110213
                    OldClaudio
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                      La creazione di un indice analitico implica che si sia letta almeno la guida makeindex.pdf, oppure ind.pdf, entrambi possono venire letti dandoli come argomento al comando texdoc in un terminal.

                      Ovviamente pippo è una voce e pippo è una voce diversa; questo ti deve essere chiaro. Se vuoi che le paigne siano elencate in un’unica voce, questa deve essere sempre scritta solo in tondo o solo in corsivo.
                      In ogni caso nell’esempio di pippo il tuo file soregente conterrà cose come questa` … pippo\index{pippo}…
                      ma (diverse pagine dopo) … \textit{pippo}\index{pippo@\textit{pippo}} è un'altra cosa…` e nell’indice analitico avrai:

                      pippo, 27
                      pippo, 37

                      Se li vuoi come un’unica voce allora il codice sorgente sarà` … pippo\index{pippo} …
                      ma (diverse pagine dopo) … \textit{pippo}\index{pippo} è un'altra cosa…` e nell’indice otterrai

                      pippo, 27, 37

                      I modi per strutturae l’indice analitico non sono descritti in imakeidx, ma nelle guide apposite, quelle che ti ho segnalato.

                      in risposta a: “mancata” compilazione #110210
                      OldClaudio
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                        Mmmm, quel Undefined control sequence \begin{document} mi fa pensare che stai cercando di compilare qualche capitolo da solo senza Lanciare il main file dove hai commentato tutti gli \input dei capitoli, tranne quello che vuoi compilare per davvero.

                        In ogni caso la guida L’Arte di scrivere con LaTeX suggerisce di usare \input di ciascun capitolo. Io in più di 30 anni che uso LaTeX ho usato \input epr scopi diversi, ma mai per compilare selettivamente un capitolo alla volta. È evidentemente una questione di gusti. Ma credo che anche in quella guida si descriva brevemente anche il gioco congiunto di \includeonly nel preambolo e \include nel corpo dell’ambiente document. Essendo affezionato a questo metodo, ti suggerisco di darci un’occhiata su quella stessa guida (oppure su Introduzione all’arte della composizione topografica con LaTeX).

                        in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX: nuova edizione #108810
                        OldClaudio
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                          A me risulta questa situazione:
                          1) MacTeX viene installato con TeXLive completo e con l’editor TeXShop, più altre cosette come LaTeXit e BibDesk e qualcosa d’altro che non ricordo, e che comunque non uso mai.
                          2) TexLive epr Windows instlalla quel minimo di Perl che serve a tlmgr.exe per fare il suo lavoro e ovviamente a installer per installare il sistema. Insieme a TeXlive completo l’installer mette a disposizione TeXworks.
                          3) TeXLive per Linux, sia installandolo dai suoi repositories, sia da CTAN instlla o può installare TeXLive completo e dai suoi repositories può installare sia TeXworks, sia TeXstudio, sia TeXmaker, nel senso che questi ed altri editor sono idisponibili per i pinguini doc. Emacs anche non è generalmente installato di default, ma lo si installa dai repositories insieme anche al plugin auctex.
                          4) MiKTeX fino a pochi anni fa installava sia TeXworks, ma non lo diceva a nessuno, sia TeXnicCenter. Ora ha abbandonato TeXnicCenter e al suo posto installa TeXstudio, forse anche TeXworks, ma come lo installava di soppiatto allora forse lo installa di soppiatto anche oggi.

                          Ora, è evidente che per chi ha il Mac, secondo te, Lorenzo, ma anche secondo me, non c’è niente di meglio di TeXShop; tuttavia molti lo considerano troppo spartano. TeXworks è ancora più spartano, ma ha alcune (poche) funzionalità che mancano a TeXShop.

                          Ma per chi non ha il Mac, le alternative semplici sono TeXworks e TeXstudio. emacs+auctex sono per tutte le piattaforme (sul Mac questa accoppiata si chiama Aquamacs) ma non sono semplici finché non si è presa la mano.

                          Io direi che TeXstudio per chi non ha il Mac sia la cosa migliore; è chiaro che se te lo installi, di primo acchito non ti piace, perché è diverso da TeXShop. Ma ha diverse funzionalità che a me piacerebbero, anche se ne posso fare tranquillamente a meno; per esempio quella di poter navigare da un punto all’altro del file in lavorazione semplicemente cliccando sull’albero della struttura del documento (un po come i bookmarks dei file PDF) nella barra laterale sinistra.

                          Da un po’ di tempo non uso più piattaforme windows o linux, quindi non ho esperienze recenti, ma per me dopo TeXShop viene TeXstudio; non ho dubbi.

                          Siccome però, L’Arte non è solo per i possessori di Mac, direi che trascurare un minimo di descrizione di TeXstudio non è una buona scelta, specialmente tendo conto che più della metà dei lettori, presumibilmente, usa piattaforme Windows.

                          in risposta a: L’Arte di scrivere con LaTeX: nuova edizione #108807
                          OldClaudio
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                            No, @Schwarz89it, l’abitudine di dire curricula è un’abitudine recente, originatasi nell’accademia e poi propagatasi fuori.
                            60 anni fa negli USA si scriveva sl plurale curricula, formulae, antennae, eccetera, mentre in Italia si scriveva al plurale curriculum (ma si usava e si potrebbe usare anche oggi curricoli), formule, antenne, eccetera.
                            Oggi Negli USA al plurale si scrive curriculums, formulas, antennas, avendo inglesizzato quelle parole che per loro erano latine e come taili in passato andavano trattate. Noi, invece, abbiamo scopiazzato gli angloamericani quando loro usavano ancora il latino e oggi, diciamo e scriviamo curricula, che è errato, erratissimo. Altrimenti se fosse giusto, per coerenza dovremmo parlare degli itinera legislativi e i bambini dovrebbero disegnare sugli alba da disegno con i lapides colorati. Potrei andare avanti con altre parole latine entrate o rimaste da sempre nella nostra lingua, ma perdendo ogni forma grammaticale, dalla declinazione ai plurali, perché, anche se il latino è il papà, dell’italiano, oggi non è più usato come lingua, e le singole parole rimaste sono state trattate come qualsiasi altra parola terminate per consonate. Non diversamente da golf, computer, monitor, hot dog, wurstel, yogurt, kebab, cus cus (che in Sicilia si prepara da secoli, ma non si scrive alla francese), e tante altre parole (ce ne sono tante, ma tante, tantissime) che in italiano terminano per consonante e non tutte sono prestiti assimilati da lingue moderne.

                            Il “contra” usato da Lorenzo, è una cosa strana e personalmente non l’avrei usato; anche se “pro” sembra direttamente preso di peso dal latino, pro è una di quelle parole assimilate, che non richiede di essere appaiato con la forma latina di contro, cioè “contra”.

                            Nel decimo secolo fu scritto il placito di Capua, che i linguisti presentano come primo esempio certo di uso del “volgare” in un documento scritto. Era il volgare della Ciociaria, non certo precursore dell’italiano, ma se lo vai a rivedere, trovi che il genitivo era ancora usato (parte sancti Benedicti). Oggi il genitivo e la declinazione sono rimasti nei pronomi e di alcuni rari aggettivi usati come pronomi, tanto che per evitare di usare queste parole si arriva a dire che “loro” (derivato da illorum) è un aggettivo anche nella sua vera funzione di genitivo (di essi).

                            Non sono un linguista, quindi posso avere detto delle cretinate; ma conosco diverse lingue; mi picco di saper leggere capendo quel che leggo tutte le lingue romanze (anche se non è proprio così vero, perché col rumeno ho qualche difficoltà), e riesco a farlo perché ricordo bene il latino che ho studiato a liceo e un po’ di filologia romanza che mi sono studiato da solo. Ho la presunzione di avere una certa esperienza, ameno con le lingue romanze, e so ben distinguere le tradizioni linguistiche diverse seguite dalle varie Accademie nazionali, da quella della Crusca, a quelle francesi, spagnole, portoghesi che spesso hanno dettato regole ortografiche e grammaticali con decisioni che la Crusca ha cercato di evitare, preferendo analizzare la lingua italiana nel suo divenire.

                            Hai letto i 14 volumetti scritti dalla Crusca assieme alla Repubblica e pubblicati insieme al giornale nei mesi scorsi? Vale la pena, perché sono molto interessanti.

                            in risposta a: Posizionamento errato del testo rispetto alla figura #110190
                            OldClaudio
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                              Il tuo codice produce esattamente ciò che deve produrre, se non ti piace (e hai ragione) non devi commettere gli errori che hai commesso tu, non il codice.

                              1) Le figure sono oggetti ingombranti anche se sembrano piccole; quindi sono rese flottanti in modo che possano essere collocate dove c’è posto.
                              2) I parametri di posizione come [ht] dicono che puoi mettere la figura solo lì, se ci sta, o in testa ad una pagina. Se ci metti [tb] le cose vanno un pochino meglio; se ti piace h allora devi scrivere [htb] con le tre lettere in un ordine qualsiasi, sapendo che comunque verranno prese nell’ordine che ho usato io.
                              3) Le figure non si mettono mai all’interno di un capoverso, ma devono avere una riga vuota prim e una dopo.
                              4) Le figure hanno una didascalia numerata: a cosa pensi che serva quel numero se poi LaTeX le sposta dove c’è posto; serve per metterci un’etichetta con \label, e per farvi riferimento mediante \ref.
                              5) Ovviamente nel testo non puoi partire dal presupposto che la figura sia proprio lì fra quella riga di testo e quella successiva, specialmente se le due righe appartengono allo stesso capoverso. Quindi devi usare nel testo espressioni del tipo “… mostrato nella figura~\ref{…}…” e non del tipo “… in questa figura:”
                              6) Non devi usare dentro gli ambienti figure l’ambiente center che ti mette dell’ulteriore spazio prima e dopo la figura, ma devi usare la dichiarazione \centring che ti centra nella larghezza del testo quanto segue, senza aggiungere spazio verticale indesiderato; questo spazio fa anche apparire le figure più grandi, quindi più difficili da collocare.
                              7) non si comincia mai un capoverso dopo un titolo, assumendo che il titolo svolga la funzione di soggetto della frase.
                              8} non si inserisce mai una figura immediatamente dopo un titolo.

                              Poi, la cosa non ha nulla a che vedere con la collocazione delle figure, l’ambiente itemize richiede ch ogni item faccia parte del capoverso introduttivo che precede l’elencazione e che termina con i due punti. Quindi ogni item inizia con la lettera minuscola e termina con un separatore seriale, sia esso una virgola o un punto e virgola; solo l’ultimo item può terminare con un punto fermo, perché esso chiude anche il capoverso cominciato prima della elencazione.

                              Prova questo codice che ti ho corretto secondo le indicazioni precedenti.`\documentclass[a4paper,12pt]{article}
                              \usepackage[italian]{babel}
                              \usepackage[utf8]{inputenc}
                              \usepackage[T1]{fontenc}
                              \usepackage{hyphenat}
                              \usepackage{microtype}
                              \usepackage{verbatim}
                              \usepackage{circuitikz}
                              \usepackage{siunitx}
                              %opening
                              \title{I trasduttori}
                              \author{}
                              \date{}
                              \begin{document}

                              \maketitle

                              \section{Introduzione}
                              È importante conoscere i parametri principali dei trasduttori poiché vi sono molti modelli degli stessi tra cui scegliere quello adatto alle proprie esigenze. Inoltre si rende fondamentale poter disporre del datasheet per adoperare correttamente i componenti. I trasduttori si dividono in \emph{passivi} e \emph{attivi}, rispettivamente, se necessitano di una sorgente esterna di alimentazione o se si alimentano grazie al fenomeno fisico che rilevano.
                              I parametri possono essere \emph{statici} o \emph{dinamici}. I parametri statici sono così definiti perché non dipendono dal tempo e rimangono sempre costanti. Tra quelli \emph{statici} si annoverano i seguenti:
                              \begin{itemize}
                              \item Grandezza fisico-ambientale rilevabile
                              \item Range di ingresso: valori minimi e massimi in ingresso
                              \item Grandezza elettrica in uscita: di solito tensione o corrente
                              \item Linearità: indica se c'è proporzionalità per tutto il range di ingresso o se solo in alcuni tratti
                              \item Sensibilità: rapporto tra variazione del segnale in uscita e la variazione del segnale in ingresso. Per un trasduttore lineare la sensibilità è costante.
                              \item Risoluzione: è la minima variazione che si può avere in ingresso.
                              \item Offset: è il valore del segnale di uscita in corrispondenza di segnale nullo in ingresso. Si vuole che per un segnale in ingresso nullo il segnale di uscita sia nullo.
                              \end{itemize}
                              Tra quelli \emph{dinamici} invece si ha la \emph{velocità di risposta}, ossia la velocità di adeguamento del segnale di uscita in funzione della variazione del segnale di ingresso. È un parametro significativo se le grandezze fisico-ambientali da rilevare variano velocemente nel tempo. Le misure si dicono \emph{dirette} se fanno riferimento direttamente alla grandezza fisico-ambientale di interesse (es. temperatura, luminosità etc), \emph{indirette} se si riferiscono a grandezze derivate come la pressione, la quale è il rapporto tra la forza e la superficie di applicazione.
                              \section{Trasduttori fotoelettrici}
                              I trasduttori appartenenti a questa categoria convertono una radiazione luminosa nel corrispondente segnale elettrico. Per la loro realizzazione vengono usati materiali a semiconduttore in grado di fornire una risposta in funzione della luce e, per estensione, anche ad alcune radiazioni non visibili come l'infrarosso.
                              \subsection{Fotoresistori}
                              Sono resistori realizzati con materiale semiconduttore sensibile alla luce incidente, infatti in assenza di luce offrono una resistenza che si attesta sull'ordine dei \si{\mega\ohm}, mentre in piena luce offrono una resistenza bassa, di solito di pochi ohm. Lavorano nello spettro della luce visibile con lunghezza d'onda pari a \num{0.4}-\num{0.7}\si{\micro\meter}. Vengono impiegati come interruttori crepuscolari per rilevare la luminosità dell'ambiente, dunque in un sistema di controllo per azionare o non azionare una o più lampade in condizioni di scarsa luminosità ambientale. Hanno come tempo di risposta tipico i \si{\milli\second} e sono dispositivi economici. Due sono i circuiti in cui viene adoperato: il partitore di tensione (detto metodo potenziometrico) rappresentato nella figura~\ref{fig:fotoresistore} ed il ponte di Wheatstone rappresentato nella figura~\ref{fig:weatstone}.

                              \begin{figure}[bht]
                              \centering
                              \begin{circuitikz}
                              \draw(0,4) to[short](2,4);
                              \draw(2,4) to[R=$R_1$](2,2);
                              \draw(2,2) to[short,l=$V_o$,-o](4,2);
                              \draw(2,2) to[photoresistor=$R_2$](2,0);
                              \draw(0,0) to[short](2,0);
                              \draw(0,0) to[V=$E$,european voltages](0,4);
                              \end{circuitikz}
                              \caption{Partitore di tensione con fotoresistore.}
                              \label{fig:fotoresistore}
                              \end{figure}

                              \begin{figure}[ht]
                              \centering
                              \begin{circuitikz}
                              \draw(0,0) to[V=$E$](0,4);
                              \draw(0,4) to[short](2,4);
                              \draw(2,4) to[R=$R_1$](2,2);
                              \draw(2,2) to[photoresistor=$R_2$](2,0);
                              \draw(2,4) to[short](4,4);
                              \draw(4,4) to[potentiometer=$R_3$](4,2);
                              \draw(4,2) to[R=$R_4$](4,0);
                              \draw(4,0) to[short](0,0);
                              \end{circuitikz}
                              \caption{Ponte di Wheatstone con fotoresistore.}
                              \label{fig:weatstone}
                              \end{figure}

                              Il ponte di Weatstone prevede altre tre resistenze di cui una variabile e due di valore uguale. Si dice che il ponte è bilanciato quando il prodotto delle resistenze è uguale, ossia quando si ha che
                              \begin{equation}
                              R_1 R_3 = R_4 R_2 % Siamo sicuri?
                              \end{equation}
                              %Rf*R = Rv*R
                              \subsection{Il fotodiodo}

                              Un fotodiodo, figura~\ref{fig:fotodiodo}, è un diodo con contenitore trasparente che la luce attraversa colpendo così la giunzione PN. Viene usato in polarizzazione inversa. Se la luce colpisce il diodo rompendo dei legami, il diodo consente il passaggio di corrente inversa, diversamente si comporta come un normale diodo. In piena luce è un cortocircuito, al buio un circuito aperto. Esistono fotodiodi sensibili alla luce visibile e all'infrarosso. Ha un'elevata velocità di risposta (ordine dei \si{\micro\second}) e viene usato in fotometri, telecomandi e fotocellule.
                              \begin{figure}[ht]
                              \centering
                              \begin{circuitikz}
                              \draw(0,0) to[photodiode](2,0);
                              \end{circuitikz}
                              \caption{Simbolo standard di un fotodiodo.}
                              \label{fig:fotodiodo},
                              \end{figure}

                              \subsection{Fotocellula}
                              Una fotocellula, figure~\ref{fig:fotocellula}, consiste in una coppia formata da un trasmettitore ed un ricevitore. Il trasmettitore consiste in un LED a raggi infrarossi, con $\lambda > 0.7\si{\micro\meter}$. Il ricevitore invece viene realizzato con un fotodiodo. Ci sono tre tipi di fotocellule:
                              \begin{itemize}
                              \item a due blocchi con trasmettitore e ricevitore separati;
                              \item a blocco singolo con trasmettitore e ricevitore sullo stesso blocco con specchio riflettente;
                              \item a blocco singolo con trasmettitore e ricevitore sullo stesso blocco con oggetto in movimento.
                              \end{itemize}

                              \begin{figure}[ht]
                              \centering
                              \begin{circuitikz}
                              % Trasmettitore
                              \draw(0,0) to[short,o-](2,0);
                              \draw(2,2) to[led](2,0);
                              \draw(2,2) to[R=$R_1$](2,4);
                              \draw(2,4) to[short, -o](0,4);
                              % Ricevitore
                              \draw(4,0) to[empty photodiode](4,2);
                              \draw(4,2) to[R=$R_2$](4,4);
                              \draw(4,4) to[short, -o](6,4);
                              \draw(4,0) to[short, -o](6,0);
                              \end{circuitikz}
                              \caption{Schema elettrico di base di una fotocellula.}
                              \label{fig:fotocellula}
                              \end{figure}
                              \end{document}`Non ti ho corretto le didascalie, perché in quanto titoli non dovrebbero terminare con il punto fermo, specialmente se sono formate da una frase senza verbo; alcuni però mettono sempre e comunque alla fine delle didascalie; tu fa come meglio credi ma sii coerente; o termini sempre con u punto i titoli formati con una frase ellittica, o non usi mai il punto. Nota che se dopo il titolo in forma ellittica (senza verbo) ci sono uno o più periodi, tutti vanno chiusi con il loro punto finale, compreso il titolo ellittico.

                              Non ho fatto i conti con i simboli della figura del ponte di Weatstone, ma a naso direi che la formula dell’equilibrio è errata; può essere che il mio naso non senta bene gli odori, quindi è solo un invito a verificare la coerenza della formula con la simbologia della figura.

                              in risposta a: è possibile produrre PDF/X #110188
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                Non direi che la specifica PDF/X delle norme ISO c’entri molto con noi, nel senso di noi utenti del sistema TeX.
                                Certo anche noi potremmo produrre testi da stampare, ma da noi (italia, non mondo TeX) le tipografie che sono in grado di usare file PDF sono relativamente poche; tant’è che spesso vogliono avere i testi da stampare in formato doc o docx, ignorando il fatto che PDF vuol dire appunto “portabile” e il formato doc è un formato proprietario.

                                Per noi (TeX) ha importanza l’archiviabilità, non la stampabilità, perché molte università richiedono le tesi in formato PDF archiviabile.

                                Ad ogni modo il pacchetto pdfx, di cui bisogna leggere la documentazione con molta attenzione, permette sia il PDF/A sia il PDF/X.

                                L’argomento è noto ai soci del GuIT da 6 o 7 anni, visto che nella rivista ArsTeXnica del gruppo vi sono scritti alcuni articoli. un po’ miei, un po’ di Luigi Scarso. L’ultimo articolo che ho scritto è sull’ultimo numero pubblicato su ArsTeXnica 22.
                                Sulla GuidaGuit, che curo da circa una decina d’anni, prima un’appendice, ora un capitolo è disponibile. È disponibile anche una guida tematica nella sezione Documentazione di questo sito.

                                in risposta a: Simbolo del pianeta Saturno e \omega minuscolo #110096
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  @Pas
                                  , il fatto che usi Mac e TeXmaker non ha niente a che vedere con i risultati che ottieni.
                                  Mac usa TeXLive e Texmaker è solo uno dei tanti editor che si possono usare; io uso TeXShop, ma ho sempre ottenuto le stesse cose che ottenevi tu, lavorando sugli stessi file sorgente. Le modifiche che ho fatto e che ti ho suggerito dipendono solo da TeXLive e chiunque usi TeXlive come distribuzione del sistema TeX ottiene gli stessi risultati. Con MiKTeX non saprei, ma non dipenderebbe dall’editor; se si ottengono risultati diversi, dipende solo dal fatto che MiKTeX raramente è completamente aggiornato, perché i suoi aggiornamenti sono di seconda battuta; Christian Schenk, bravissimo, prende gli aggiornameti da CTAN, non è allo stesso livello di TeXLive che è aggiornato contemporaneamente a CTAN.

                                  Invece @Heinrich, non hai guardato bene: la omega dell’esponente di “e” manca.

                                  Infatti questo è un altro mistero: \omega in displaystyle non viene e produce un errore che rigarda un file di font la cui famiglia si chiama aromega; invece usandolo ad esponente, quindi in scriptstyle, semplicemente non appare, ma non produce nessun errore sulla famiglia di font aromega. Non ho provato a vedere che cosa succede in textstyle né in scriptscriptstyle.

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