OldClaudio

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  • in risposta a: impostare una classe #107542
    OldClaudio
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      Non dovresti farlo; Quelle che citi non sono classi, ma modelli (in ingelse “template”) per fare delle tesi con qui modelli; dovresti copiare tutto quello che c’è in quei templati, file primari e file accessori, con la struttura delle cartelle che compare quando scompatti il file zip, e sostituire ai testi fasulli, scritti solo per mostrare quello che puoi fare, con il tuo testo vero, in tuoi dati di immatricolazione eccetera al posto di quelli messi lì tanto per fare un esempio.

      Comunque ti sconsiglio quei template perché fanno riferimento alla situazione presente quando sono stati concepiti ed oggi i pacchetti richiamati hanno ricevuto aggiornamenti tali da renderli incompatibili con quei template. Ho proposto a L. Pantieri un aggiornamento, e gliel’ho anche inviato, ma l’ha messo nel sito senza per®o farne mai cenno, e senza togliere la versione obsoleta. Lui è l’autore ed è padrone di fare con i suoi template quello che vuole (ma per lui vannao benissimo perché lavora con una versione del sistema TeX del 2013).

      Ci sono altre classi o pacchetti per tesi di vario genere; io ho scritto TOPtesi; se ti interessa leggi la documentazione in italiano dando nel terminale il comando texdoc toptesi-it. Questa classe è abbastanza configurabile, ma per alcuni è un po’ troppo standard.La lettura delle documentazioni con questo metodo vale anche per le prossime de classi.

      La classe SAPtesi è preconfezionata per le stesi nello stile dell’università La Sapienza di Roma; non è molto configurabile, ma svolge bene il suo lavoro.

      La classe suftesi secondo me produce i risultati migliori ed è fortemente configurabile sia per i formati di carta finali, sia per il disegno della gabbia interna, sia per i font scelti; il tutto seguendo le raccomandazioni dei migliori Book Designer, in particolare Bringhurst.

      Stai attento a non configurare troppo la tesi con layout di pagina insoliti, con margini “creativi”, con le varie decorazioni che non fanno bella figura in una tesi; cerca di scegliere queste cose in modo raffinato e che non distolgano l’attenzione del lettore, in particolare del relatore e della commissione di laurea. In fondo l’arte tipografica consiste proprio nel non attrarre l’attenzione del lettore, dandogli però una sensazione di comfort nel leggere.
      Di solito le scelte dei font in queste classi sono finalizzate a rendere agevole la scrittura e la composizione del testo; per esempio TOPtesi predilige in font Latin Modern che sono quelli di default anche per suftesi e va benissimo per tesi di carattere “scientifico”; suftesi cura anche altre scelte per produrre testi composti più consoni alle tradizioni umanistiche, quindi suggerisce di usare i Palatino, per i quali è già disponibile un’opzione preconfezionata. Però, essendo una classe molto ben congegnata, correda i font testuali degli appositi font matematici. Per scrivere testi che richiedono citazioni in greco classico, suftesi propone tre font distinti scelti accuratamente; TOPtsi raccomanda di non cambiare font rispetto ai Latin Modern, e usa i font greci disegnati apposta per accoppiarsi bene con i Latin Modern.
      Saptesi anche cura con attenzione la scelta dei font, ma forse è un po’ troppo legata all’università per la qualle la classe è stata scritta.

      Sono stato come al solito un po’ prolisso, ma visto che stai componendo la tesi, ho cercato di darti le indicazioni che io proporrei a qualunque mio studente (quando ne avevo; ora sono in pensione…)

      Auguri per la tesi

      in risposta a: Numerazione pagine documento #107505
      OldClaudio
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        Be’, usare fancyhdr non è equivalente a scrivere righe misterirose come le tue.

        Per esempio, tu scrivi [tt]\csname c@a#1\endcsname[/tt] ma quell’ “a” per me è misterioso, perché non mi risulta che esista un contatore LaTeX che si chiami “apage”.
        Può darsi che tu abbia collaudato il tuo codice, e può darsi che funzioni benissimo, malgrado io non capisca come; il fatto che io non capisca la presenza di quell’ “a”, non vuol dire che non ci voglia e/o che il codice non funzioni.

        Ma ogni volta che scrivo del codice, so benissimo che diventa misterioso se non lo commento; ecco perché mi ostino a raccomandare di scrivere pacchetti dtx, estensione che, non per niente, indica “documented TeX”. So benissimo che passati due giorni io non mi ricordo più perché ho scritto quel che ho scritto.

        In questo momento sto preparando dei moduli per polyglossia; li preparo usando lo stile dtx (auto estraenete; vale a dire che elaborato con pdflatex ogni file produce direttamente la documentazione col codie commentato e i file col codice pulito, senza commenti), ma poi lo devo inviare a Reutenhauer, che per prima cosa, ammesso che lo usi, toglie e getta via la documentazione conservando solo il codice. E siccome non capisce il codice scritto da altri, ci mette secoli ad inserire, se mai lo inserisce, il codice per le funzionalità di polyglossia.

        in risposta a: Numerazione pagine documento #107503
        OldClaudio
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          Esistono vari modi; uno è quello che ti ha indicato Lorenzo (anche se mi sembra che ci sia una “a” di troppo, ma forse mi sbaglio); leggermente diverso è quello indicato Nell’Introduzione all’arte dove si usa un comando \SCroman leggermente diverso. Il concetto di ciò che viene esposto nell’Introduzione è che i numeri romani minuscoli dovrebbero poter essere stamapati anche e non si usa il font tondo; per esempio il font sans serif, senza grazie, che è privo della forma maiuscoletta.

          Il più comodo che ho trovato in documenti successivi all’Introduzione all’arte è quello di ridefinire gli stili di pagina, facilissimo da fare con il pacchetto fancyhdr, che poi è quello che sia usa quasi sempre, indicando \tesctsc o \scshape nel campo del numero della pagina; ovviamante bisogna ridefinere sia lo stile plain, si gli stili headings e myheadings. Ha lo svantaggio di richiedere più righe di convigurazione, ma ha il vantaggio di lavorare sempre bene in tutte le pagine (le cifre arabe nel font maiuscoletto, sono le cifre normali, non le cifre minuscole, che sì, si possono ottenere specificando anche \oldstylenumbers, ma non le userei oer i veri numeri della pagina, limitandoli alle citazioni nel testo. Ovviamente questa via, come quella di Lorenzo richede che la famiglia di font usata per i numeri di pagna disponga della forma maiuscoletta, altrimenti viene usato il cosiddetto “error font” che in generale è il tondo di serie media.

          Il bello di LATeX è che si può fare praticamante tutto, ma non esiste una sola soluzione a ciascun problema tipografico; quindi esiste anche la possibilità di trovare la soluzione più elegante, oppure la più efficace, oppure la prima che viene in mente, oppure… In ogni caso è tale la sviluppare la creatività di ciascuno. Prova a sviluppare la tua e vedrai l’aumento di soddisfazione che ne ricavi.

          in risposta a: Numerazione pagine documento #107500
          OldClaudio
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            Dunque le pagine del frontespizio e il suo retro non hanno il numero ma sono numerate, perché la terza pagina è numerata iii.
            Se non usi hyperref, la via più semplice è quella di fare così:`\documentclass[…]{…}
            …
            \begin{document}
            \pagenumbering{alpha}
            \pagestyle{empty}

            \begin{titelepage}
            frontespizio
            \end{tilepage}
            \cleardoublepage

            \frontmatter
            \tabelofcontents

            \mainmatter
            …
            \end{document}`
            Con il pacchetto hyperref credo che ci siano dei problemini, perché mi pare di ricordare che non gestisca le numerazioni letterali. Puoi provare a farlo con hyperref, ma non stupirti se trovi Warning del tipo “Duplicate anchor” o simili.

            in risposta a: Numerazione pagine documento #107498
            OldClaudio
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              Intanto sposta \frontmatter prima della copertina. poi usa \pagestyle{empty} poi componi la copertina; subito dopo se vuoi le paigne numerate, metti \pagestyle{plain}; dopo \mainmatter, metti \pagestyle{headings}. Nel preambolo usa anche il pacchetto emptypage, che ti toglie il numero dalla pagina bianca.

              in risposta a: Numerazione pagine documento #107495
              OldClaudio
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                Se hai letto L’Arte, hai sicuramente incontrato i comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter; Se te ne sei dimenticato rileggi.

                Aggiungo, non richiesto, alcune mie considerazioni, che sono condivise da molti qui nel forum.
                1) togliere la numerazione del tutto si fa con lo stile di pagina empty
                2) la numerazione romana in lettere latine minuscole è un’oscenità, visto che i romani non avevano le minuscole, meno che mai la i con il puntino; se usassi per la numerazione delle pagine il maiuscoletto, la cosa sarebbe accettabile, ma …
                3) … iniziare la prima parte con numerazione romana e poi proseguire con la numerazione in cifre arabe (come ho fatto nella guida Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX (ma l’ho fatto solo per mostrare che si può fare, non perché si debba fare)) era quanto si faceva ai tempi della composizione in piombo; prima si componeva il testo con le pagine numerate in cifre arabe da 1 in poi; poi si prendeva nota delle pagine da indicare nell’indice, e si componeva la parte iniziale con un’altra numerazione, per non dover rinumerare tutto il resto. Tutto ciò con la composizione elettronica non ha più ragion d’essere. Se lo vuoi fare prendi spunto da quella guida, Introduzione all’arte, ma non sentirtene obbligato.

                Invece, se vuoi, ridefinisci \frontmatter e \mainmatter in modo che non cambino numerazione, ma usali con attenzione, perché nella \frontmatter potresti voler indicare altre cose oltre il frontespizio e l;indice, e i sezionamenti che si fanno nella \frontmatter non devono essere numerati, ma molti, se non tutti, devono finire nell’indice; il supersezionamento eseguito con \frontmatter e \mainmatter ti permette di ottenere questo risultato.

                in risposta a: Modificare un pacchetto #107492
                OldClaudio
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                  @montano992
                  , le licenze a cui sono sottoposti i pacchetti del sistema TeX consentono di copiare, modificare, distribuire i pacchitti purché si cambi nome al file modificato. Quanto ti ha detto @cfiandra è essenziale, quindi non prenderlo sottogamba.

                  Hai idea esatta di come modificare myfrontespizio.sty (copia locale di frontespizio.sty)? Fra avere un’idea di che cosa bisogna cambiare e farlo per davvero c’è il solito mare che separa il dire dal fare. Stai attento a non combinare guai.

                  Secondo me, un frontespizio personalizzato si crea più facilmente partendo da zero e mettendo dentro l’ambiente titlepage quello che si vuole, dove si vuole, con i font che si preferiscono, nei corpi che si vogliono, usando i colori preferiti, ecc., ecc. con pochi semplici comandi facenti parte della normale sintassi e del normale lessico LaTeX; La difficoltà di un pacchetto come frontespizio non sta nelle scelte del suo creatore sul “che cosa”, “dove” e “come”, ma nel parametrizzare tutto quanto, comprese le impostazioni della classe con cui si crea il documento (tranne la geometria della pagina), per rendere il pacchetto usabile da chiunque al quale è richiesto soltanto di specificare solo il “che cosa” attraverso opportuni comandi; al “dove” e “come” di pensa il pacchetto.

                  La normale sintassi e il normale lessico di LaTeX sono descritti nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione/Guide tematiche di questo sito.

                  in risposta a: da dove iniziare? #107256
                  OldClaudio
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                    Comincia con una buona lettura dei primi capitoli della guida per neofiti L’Arti di scrivere con LaTeX liberamente scaricabile dalla sezione Documentazione di questo sito.
                    Non limitarti ai primi, diciamo, 5 capitoli, ma non nauseartene leggendone troppo; almeno sfoglia i capitoli successivi, tanto da sapere di che cosa parlano, poi ne leggerai i capitoli specifici quando ne avrai bisogno. La lettura di una guida tecnica non è divertente quanto la lettura di un romanzo e richiede un livello di concentrazione molto alto; ecco perché la lettura va fatta a piccole dosi; i primi capitoli sono quasi tutto testo che si legge scorrevolmente Senza venire schiacciati dagli aspetti tecnici. Ricordati che imparare ad usare LaTeX significa imparare un linguaggio di programmazione; non si tratta di cliccare delle icone o delle voci di menu, anche se gli shell editor adeguati a scrivere con LaTeX dispongono di queste cosine; ma anche avessero tra tutti 100 voci di menù da cliccare, LaTeX con i moduli aggiuntivi che di fatto si usano sempre, richiederebbe la conoscenza di alcune migliaia di comandi. Ecco perché bisogna imparare LaTeX a piccole dosi, un capitolo dopo l’altro senza andare al capitolo successivo finché non si è agili con quanto imparato quanto descritto nel capitolo appena letto.

                    OldClaudio
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                      Documentazione di imakeidx
                      pagina 12
                      paragrafo 5.2.5

                      in risposta a: \part non numerata ma numerazione errata #107484
                      OldClaudio
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                        Benvenuto nel forum.

                        Usa il pacchetto appendix (\usepackage{appendix} nel preambolo e, dopo averne letto la documentazione, usane i comandi (assi pochi per la verità). Il comando \appendixpage, sostanzialmente, è l’unico da usare al posto di \part. Se scrivi in italiano, probabilmente vale la pensa di mettere nel preambolo anche `\renewcommand\appendixname{Appendici}`
                        È tutto spiegato nella documentazione anche per avere questa pagina speciale nell’indice generale.

                        [Off Topic = Fuori tema] I file di documentazione degli oltre 3000 pacchetti sono scritti quasi tutti in inglese perché sono usati in tutto il mondo; ne ho visti di scritti in tedesco per pacchetti da usare solo per certe particolarità della lingua e della tipografia tedesca. Ce n’è almeno uno scritto in italiano, ma ce ne sono alcuni che hanno la doppia documentazione, in inglese e in italiano. Alcuni scritti in lingue orientali come il cinese, il giapponese, il coreano, il mongolo, il sanscrito, il thai, ecc. Ma sono dedicati alle scritture in quelle lingue. Uno dei programmi di composizione del sistema TeX, ptex e il suo compagno platex, è/sono fatti apposta per scrivere con gli ideogrammi giapponesi.
                        D’altra parte quasi tutti i comandi da usarsi per il mark-up di LaTeX sono in inglese o sono abbreviazioni di parole inglesi; quindi usare LaTeX senza avere almeno un conoscenza minima dell’inglese mi sembrerebbe uno sforzo inutile.
                        Oggi poi senza inglese non si va da nessuna parte, anche se talvolta si esagera…

                        in risposta a: problema nel creare una tabella #107480
                        OldClaudio
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                          @dean
                          , sei un utente abbastanza esperto di LaTeX, ma nei tuoi ultimi messaggi poni delle domande che hanno già ricevuto trattamento nelle varie guide del forum, o risposte nei vari filoni che sono stati aperti.

                          Per esempio la questione di usare/non usare i filetti verticali è trattata in tutte le guide, in partircolare quando si spiega la sintassi della stringa con i codici descrittori delle colonne. I segni | servono come filetti verticali; quando si si scrive una @-espressione, nel suo argomento si scrive \vline al posto di |. Se questo è spiegato dappertutto, se ne deduce che per togliere i filetti verticali basta togliere i segni | e i comandi \vline, se se ne sono usati.

                          Perché le figure e/o le tabelle si accumulano in fondo al capitolo? Anche qui ogni guida dice che i parametri di posizionamento vengono usati a turno per trovare una posizione all’oggetto mobile; se nella pagina corrente l’oggetto mobile non ci sta, l’algoritmo lo mette in coda e ci riprova nella pagina successiva, usando gli stessi parametri di posizionamento. Se usi solo [h] e l’oggetto non ci sta in questa pagina, l’algoritmo ci prova nella pagina successiva, ma nella pagina successiva non si è più “here” (qui, proprio qui dove ho messo il codice dall’oggetto mobile) quindi non lo può mandare nella pagina da inviare al file di uscita; perciò l’oggetto resta in coda e la blocca finché non viene dato un comando \clearpage (esplicitamente dall’utente o implicitamente dai comandi di sezionamento come \part o \chapter) che svuota le code oltre a cominciare una pagina nuova. Se invece oltre ad [h] specifichi [htb] o [htp] o non specifichi niente, e se l’oggetto flottante non può stare nella pagina corrente qui, proprio qui, “here”, quando l’algoritmo di formazione delle pagine si trova nella pagina successiva scarta l’opzione h, e lavora con le altre opzioni; se la figura ci sta nella pagina successiva, bene, altrimenti viene rinviata ulteriormente in ulteriori pagine successive oppure si blocca la coda.
                          Vedi quindi che con l’opzione [h] si ha una sola cartuccia da sparare e se fa cilecca, non c’è scampo; mentre con più opzioni l’eventualità di fare cilecca è molto minore se non nulla.

                          Ora questo è quanto un utente mediamente esperto può dedurre da ciò che viene detto anche nelle guide più semplici; ma se ne vuoi sapere di più su come funziona l’algoritmo di gestione degli oggetti flottanti, devi pazientemente leggerti il paragrafo apposito della guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato che puoi liberamente scaricare dalla sezione Documentazione/Guide tematiche di questo sito.

                          Sempre parlando di tabelle, esistono diversi pacchetti per colorare le righe e/o le colonne e/o le singole celle di una tabella; io ne farei a meno perché in una tesi, in un rapporto tecnico, in un testo non propagandistico, non è opportuno usare strumenti per distrarre il lettore; il colore potrebbe essere un tale strumento; queste cose con Word o Writer o Pages si fanno facilmente, ma sono word processor, non programmi di tipocomposizione professionale. Quei word processor vanno benissimo per produrre dépliant pubblicitari (oltre che lettere commerciali, e altre cose che non richiedono nessuna finezza tipografica) ma non “testi” da leggere seriamente. Naturalmente il sistema TeX consente di fare di tutto, anche di colorare il testo e di adagiarlo su linee ondulate, se uno vuol proprio fare un dépliant pubblicitario. Il punto non è l’aspetto funzionale del linguaggio, ma l’aspetto “artistico” di ciò che si compone (benché l’ars typographica non sia mai citata come un’arte). Ricorda che il nome TeX del sistema che tutti usiamo in questo forum è formata dalle lettere maiuscole Tau, Epsilon, Xi che rappresentano la prima sillaba della parola τἐχνη che vuol dire arte.

                          Scusa la lunghezza del messaggio

                          in risposta a: installazione #107410
                          OldClaudio
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                            Ottima analisi. Prima tutto questo marchingegno era molto più semplice e onestamante non ero mai andato così a fondo come hai fatto tu. Mi sono limitato alle apparenze.
                            Grazie mille
                            Claudio

                            in risposta a: Meno spazio nel titolo del capitolo #107482
                            OldClaudio
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                              Texdoc titlesec
                              pagina 4
                              paragrafo 3.2 Spacing

                              È mai possibile che non ci arrivi da solo?

                              in risposta a: Consiglio tipografico Sitografia #107444
                              OldClaudio
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                                golden_boy” post=107586E nel caso si volesse usare l’ambiente TheBibliography?? Le cose cambiano immagino…

                                Mia nonna diceve che rima di parrlare bisogna girare la lingua in bocca tre volte. Tu prima di fare questa domanda ti sei girato la lingua in bocca tre volte?
                                Vale a dire: ti sei documentato?
                                Scusami, ma continui a fare domande per cose che sono spiegate in ogni guida. Come tu stesso hai detto più volte, LaTeX non è semplice; ne segue che non si può sapere tutto a memoria e che bisogna sapersi documentare. Ma alcune cose sono proprio l’ABC, come questa che chiedi.

                                in risposta a: da dove iniziare? #107252
                                OldClaudio
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                                  [qiote]… e sembra che stia succedendo qualcosa.[/quote]
                                  Che cosa sta succedendo?

                                  Perché se non hai fatto esattamente come ti Ha detto @Illinguista1972, rischi di attendere giorni perché non sei in rete o hai una rete troppo lenta.
                                  Il concetto è che devi eseguire l’installazione dal disco virtuale ISO, e non dalla rete.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 3,526 al 3,540 (di 11,286 totali)

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