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Ti propongo alcune soluzioni.
1) non usare mai, ripeto MAI, il descrittore di posizione [h] da solo; magari [htb] o o [htp], ma mai da solo; (questa non è una soluzione, ma è la prima cosa da fare).
2) dentro l’ambiente table prima di aprire al tabella vera e propria, specifica il font \small; se non basta usa \footnotesize.
3) se la soluzione 2 non ti piace e lo spazio da recuperare non è molto, cambia il valore di \tabcolesep; per esempio \tabcolsep=2pt, ma regola tu il valore che più ti aggrada. questo statement va messo dentro l’ambiente table prima dell’ambiente tabular.
4) le soluzioni 2 e 3 non sono mutualmente esclusive: possono essere usate assieme.
5) metti tutto l’ambiente tabular dentro una scatola di larghezza specificata \textwidth`\begin{table}
…
\makebox[\textwidth]{% inizio scatola
\begin{tabular}{…}
…
\end{tabular}%
}% fine scatola
…
\end{table}`Anche questa soluzione non esclude le altre; il suo effetto è quello di far sporgere la tabella un pochino a sinistra e un pochino a destra fuori dai margini; se quel pochino è davvero solo qualche millimetro la cosa è perfettamente accettabile.Togli i filetti verticali e non usare \haline, ma i comandi \toprule, \midrule e \bottomrule del pacchetto booktabs. I filetti verticali sono cose da Word o w\Writer, non ci stanno bene in tipografia.
Non usare x per indicare la moltiplicazione ma metti quelle espressioni nell’ultima colonna in modo matematico e usa \times al posto della x.
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Io ho installato TeXLive su diversi sistemi operativi e non ho mai avuto problemi; ora è qualche tempo che non mi interesso più di maccune Windows e Linux (qualcuno potrebbe commentare: “Male, male…”m ma personalmente uso solo MAc e sono stanco di installare su macchine vere o virtuali versioni di TeXLive, che devo comunque aggiornare, ma che di fatto non uso).Ora fin dal primo momento in cui ho letto una frase di @Spataro, mi si è accesa una lucina di allarme, ma che non ho immediatamente focalizzato.
@Spataro dice “…ci ho cliccato su, ma non è successo niente…” cito a memoria ma potrei andare a vedere il messaggio originale.Perciò se ho capito bene @Spataro clicca (immagino in una finestra dell’Explorer dei file) la procedura .bat di installazione. Ne deduco due cose
Come moltissimi moderni utenti di Windows, la quasi totalità, @Spataro non sa che cosa sia una procedura .bat (ora ci arrivo) e non ha configurato l’Explorer dei file in modo che mostri le estensioni di tutti i file. Ad ogni estensione sono associati uno o più programmi im modo che cliccando sul nome del file, si attivi il programma giusto per aprire il file e farne quel che si deve fare. Un file .zip si apre in modo da poter estrarre uno o più file dal suo interno; un file .doc o .docx si apre con Word o Writer per potenre leggere il contenuto e anche per modificarlo; e via di questo passo.
Se uno non vede le estensioni nell’Explorer trova spesso gli stessi nomi associati ad icone diverse, ma tanto piccole da riconoscerle con difficoltà; se l’estensione fosse in chiaro non ci sarebbero dubbi sula natura del file su cui si sta cliccando. Per vedere le estensioni di tutti i file bisogna smarcare il segno di spunta da una delle opzioni dell’Explorer e contemporaneamente bisogna mettere un segno di spunta accanto alla voce “per tutte le cartelle”; premuto il tasto opportuno, la cosa diventa effettiva per tutti i file in qualunque cartella si trovino.Ora veniamo al punto; i file .exe, .bat, ed altri, generalmente non si cliccano; sicuramente non i file .bat. Bisogna aprire una finestra comandi o Prompt dei comandi, come si chiama spesso nelle macchine Windows (Icona Start in basso a sinistra; finestrina Esegui dove scrivere il comando cmd da eseguire ed eseguirlo) Il sistema operativo apre una finestra a sfondo nero, dove bisogna scrivere i comandi ed eseguirli premendo il tasto “invio”. Naturalmente il sistema operativo può eseguirli se sa in che cartella di quale disco si trovano. Perciò conviene cominciare con il comando cd seguito dal percorso completo della cartella dove si trova, nel nostro caso, la procedura .bat da eseguire. (ogni linea di comando contente il programma o procedura da eseguire e le sue opzioni e i suoi argomenti viene eseguita premendo “invio”).
Nel caso specifico, aperto il disco virtuale costituito dall’immagine ISO scaricata dalla rete, disco che avrà una lettera diversa da C, si va sul quel disco e nella cartella giusta cambiando cartella nella finestra comandi finche con il comando dir non si constata che si è nella cartella giusta, perché appare l’elenco dei file contenuti in quella cartella; a qual punto non si clicca niente, ma si scrive nella finestra comandi il nome della procedura da eseguire (non è necessario specificare l’estensione) e seguita dai parametri e opzioni giuste. Il programma deve subito cominciare a girare e a fare domande a cui bisogna rispondere sempre nella finestra comandi; la procedura aspetta risposte, se non le riceve rimane fermo in attesa.
Ecco, non vorrei aver offeso nessuno, meno che mai @Spataro; sono sceso nei dettagli al massimo di ciò che è possibile (o di cui sono capace) in un messaggio del forum; è che ho il sospetto che @Spataro non conosca bene il suo sistema operativo — non è una colpa; è il merito di aver abituato gli utenti ad usare solo il mouse o i touch screen con le icone; cosa senz’altro comoda ma limitata nelle funzionalità; installare TeXLive, un programma da installare sui sistemi operativi più disparati, richiede un po’ di collaborazione da parte dell’utente finale, collaborazione che l’utente può dare solo interagendo con il programma di installazione tramite la finestra comandi. Noi della vecchia guardai abbiamo imparato ad usare i PC usando solo la finestra comandi e non disponevamo di GUI che ci consentissero di usare il mouse; dovevamo fare tutto da tastiera. Noi vecchi non abbiamo nessuna difficoltà ad usare la finestra comandi nemmeno oggi; talvolta ci stupiamo che i giovani non ne immaginino nemmeno l’esistenza. Ma oggi come ieri le cose difficili, comunque le cose serie, si fanno solo attraverso la finestra comandi e la tastiera.
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Gustavo, la tua sinossi è corretta. Ma…Io dispongo della MacTeX 2016; vedo in /Library/TeX/ e vi trovo anche il collegamento simbolico texbin; scendo in Programs/ e vi trovo una altro collegamento simbolico texbin.
Certo è difficile riconoscerli come tali perché la frecciolina nera che li contraddistingue è microscopica.
Quale dei due symbolic link è quello efficace? I credo che sia quello a livello superiore, se non altro perché quando si da il comando echi $PATH è quello il link che viene visualizzato (incidentalmente il mio è: [tt]/usr/local/bin:/usr/bin:/bin:/usr/sbin:/sbin:/opt/X11/bin:/Library/TeX/texbin:/Users/claudio/bin[/tt]).
Non c’è dubbio che l’Apple mantenga ben segreto il suo software e talvolta sia difficile orientarsi; tuttavia quando uscì El Capitan e noi tutti utenti dei Mac aggiornati restammo, come si suol dire, “in braghe di tela”, le informazioni che furono diramate indicavano di inserire il collegamento simbolico in /Library/TeX/.
Giustissima la tua osservazione che i nomi veri delle cartelle sono sempre in inglese, e sono solo le interfacce grafiche che li localizzano alla lingua di installazione; succede anche con Windows, e talvolta è necessario ricordare agli utenti che la cartella Programmi, si chiama in realtà Programs. È per questo che da quando ho comprato un portatile in Francia, molti anni fa, ho deciso che non avrei mai installato nessun software localizzato in una lingua diversa dall’inglese (conosco bene il francese, ma il francese dell’informatica è un po’ troppo particolare per i miei gusti). Forse sono un po’ snob in questo, ma funziona alla grande.
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Ricordo quanto ho già scritto in messaggi precedenti: la deadline per presentare gli articoli per il meeting di Brescia è il 31 agosto.
Per motivi eccezionali posso prorogare di qualche giorno a chi me lo chiedesse, ma preferirei che il comitato di redazione potesse lavorare con calma senza dover recuperare dilazioni di nessun genere.Per ora gli articoli certi sono 2, e ne sono stai annunciati alcuni altri, ma come sempre il tempo è tiranno e quindi devo sollecitare tutti gli aspiranti autori.
Inviate per mail all’indirizzo arstexnica at guitex dot org oppure direttamente a me (non posso indicare qui in chiaro il mio indirizzo di posta elettronica, ma i frequentatori assidui del forum sanno come trovarlo).
Non vedo l’ora di leggervi!
Claudio
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Benvenuto nel forum.
Non ti sei spiegato molto bene, specialmente perché apparentemente confondi le righe con le colonne 🙂 .
Ma, supponendo che io abbia capito quello che vorresti fare, la tua soluzione potrebbe essere questa:`\documentclass[…]{…}
…
\usepackage{tabularx,array}
…
\begin{document}
…
\begin{table}
\begin{tabularx}{\textwidth}{>{\raggedright}X*4l}
Prima cella piuttosto larga il cui testo prende diverse righe &
alfa & beta & gamma & delta \\
Altra cella co molto testo &
epsilon & zeta & eta & theta \\
…
\end{tabularx}
\end{table}`
Stai attento che nell’esempio non ho indicato la didascalia che ci vuole assolutamente.
Molto probabilmente questa tabella compresa la didascalia e le celle di più righe, e gli spazi necessari, andrà a finire in una pagina successiva; potresti aggiungere le opzioni [!tp] all’apertura dell’ambiente table.
Nota che se le celle della prima colonna contengono troppe righe esiste la possibilità che la cella non stia in una sola pagina; se ti succedesse così faccelo sapere che ti indicheremo qualche altra soluzione.
Nel frattempo, per capire o per chiarire qualcosa del codice che ti ho proposto, leggiti un po’ di documentazione. Suppongo che conoscerai quasi a memoria L’Arte di scrivere con LaTeX già scaricato dalla sezione Documentazione di questo sito. Ma ti consiglio la lettura della documentazione dei pacchetti tabularx e array, di cui ho usato alcune funzionalità.
Mi raccomando la didascalia, perché un oggetto così grande, come una tabella di non meno di 15 righe, non può stare lì dove la vuoi tu, ma deve flottare altrove; quindi devi farvi riferimento con il numero della didascalia, per cui devi tu inserire il comando \label e devi tu usare propriamente il comando \ref e, se occorre, il comando \pageref.
Il fatto che tu stia usando LaTeX già da tempo fa di te non un novizio, ma un utente abbastanza autonomo. Siccome quello che chiedi è già descritto sia ne L’Arte ti raccomando di rileggere L’Arte, perché è molto importante conoscere quello che descrive, visto che si tratta di “strumenti” da usare con creatività per risolvere situazioni insolite come questa che ti si è presentata ora.
Esplora la sezione Documentazione di questo sito; il tre a guide onnicomprensive, ci sono le guide tematiche; non coprono ogni possibile tema, ma quelli coperti sono abbastanza approfonditi mantenendosi di solito ad un livello che non richiede una lunga esperienza con LaTeX.
20 Agosto 2016 alle 9:04 in risposta a: Idea di un nuovo pacchetto per colophon in stile antico #101126::
Per quel che riguarda il “come se fosse al centro della Terra”, nell’apposito capitolo parli del baricentro. Quindi come parli del baricentro per un corpo qualsiasi, puoi parlare del baricentro per la Terra.Per le parentesi le tue scritture sono tutte quasi giuste, ma io preferirei i passaggi fatti in un altro modo, precisamente \[ s=vt= 2\,\frac{\mathrm{m}}{\mathrm{s}} \cdot 3\,\mathrm{s} = 6\,\mathrm{m}\] in modo che scrivendo le unità di misura con le frazioni anche uno studente poco portato può capire che quello che si fa sulle frazioni numeriche si può fare anche sulle frazioni fra unità di misura. Lo stesso per l’altro esempio con la divisione; ovviamente, mutatis mutandis.
Inoltre, il “quasi” che ho scritto sopra indica che scrivendo \
a stretto rigore scrivi una espressione che non è né una espressione fra misure né un espressione fra grandezze. Per queste ultime ogni valore numerico dovrebbe sempre essere affiancato dalle sue unità di misura. Le espressioni fra grandezze sono le uniche lecite in fisica e in tutte le scienze che fanno uso di grandezze misurabili.
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Certo, in un dato luogo la g è costante, ma siccome hai detto che \[ F= G \frac{m_1 m_2}{r^2}\] e evidente che, a pari masse, la forza, e quindi g, varia con la distanza dal baricentro della terra; così g è minore in vetta all’Everest, e maggiore nella depressione del Mar Morto; e visto che la Terra non è una sfera, ma è schiacciata è altrettanto evidente che ai poli g è maggiore che all’equatore (esercizi per fare qualche calcolo in merito…; ovviamente bisogna fornire una qualche indicazione dello schiacciamento, per esempio la distanza dei poli dal centro della Terra e il raggio dell’equatore). Gli studenti dovrebbero ricordarsi che alle scuole medie hanno imparato (o dovrebbero averlo fatto) che la terra non è tonda, ma che assomiglia ad un pallone da calcio schiacciato ai poli (qualcuno potrebbe persino ricordarsi che il geoide approssima un ellissoide di rotazione).
Perciò non mi parrebbe fuori luogo una breve digressione su questo argomento.
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Per me l’esempio dei voltmetri va benissimo, togliendo l’indicazione della paortata dal centro del suo schermo, ma lasciando solo l’unità di misura.
Tuttavia visto che nel corso non si parla di elettricità, capisco l’osservazione sul fatto che l’esempio si un po’ come l’uovo fuori dal cesto.Turnando alla bilancia, cogli l’occasione di spiegare che la bilancia non misura il peso, ma misura la massa; la bilancia confronta la massa di ciò che si vuole misurare con delle masse campione. In sostanza il nome bilancia dovrebbe essere riservato alle bilance a bracci.
Le bilance del salumiere, del verduriere, ecc, con la lancetta che si muove su una scala graduata, non è una bilancia ma un dinamometro, del quale poi parli nel capitolo delle forze. In sostanza queste “bilance” da negozio sono di dinamometri che indicano la quantità da misurare su una scala impropria tarata in chilogrammi peso, ma che è un triste lascito del passato. Un dinamometro misura un dato pacchetto di prosciutto con misure diverse al polo nord rispetto che all’equatore; la differenze non è enorme, ma c’è; la bilancia misura il pacchetto di prosciutto con la stessa misura sia al polo sia all’equatore.
Dunque, non si tratta di confondere gli allievi, ma potrebbe erre uno spunto per un esercizio dove una massa di 500 g di prosciutto viene misurata al polo e all’equatore con un una bilancia da salumiere; la costante G al polo vale 9,8…, mentre all’equatore vale G=9.8…; se il prosciutto viene venduto a 50€ al chilo, qual è la differenza di costo dello stesso prosciutto pesato al polo rispetto a quando è pesato all’equatore?
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E questo vuol dire che il link simbolico che MacTeX deve avere per poter funzionare con El Capitan o non c’è o non è attivo.Apri Finder scegli il menù Go, nella lista di azioni, scegli Go To Folder; nella finestrina che si apre scrivi /Library/TeX/ e premi invio.
Nella colonna di questa cartella vedi il contenuto della cartella che dovrebbe contenere una “cartella” virtuale, che in realtà è un symbolic link. se ci clicchi sopra devi vedere esattamente la lista di tutti gli eseguibili della tua installazione. Se la “cartella” texbin non c’è devi crearti il symbolic link tramite terminale.
Apri un terminale, esegui cd /Library/TeX
Eseguito quel comando premendo il tasto Invio, scrivi`sudo ln -s /usr/local/texlive/2016/bin/x86_64-darwin texbin`e poi premi il tasto Invio e scrivi la tua password. Per sicurezza riavvia. torna in quella cartella /Library/TeX/ e vedi se ci trovi texbin e se cliccandovi sopra vedi l’elenco degli eseguibili.Questo è sostanzialmente quello che ha detto di fare Schultz nel testo che si trova in https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=5&ved=0ahUKEwiKoounr8vOAhWJOhoKHfgxB7MQjBAINTAE&url=https%3A%2F%2Ftug.org%2Fmactex%2Felcapitan.html&usg=AFQjCNHmrn0rLBBICaD1PAtieb-0JiYvEw e che mi pare tu abbia già letto; è anche quello che ti ha detto Enrico, mi pare. MA è l’unica via per convincere El Capitan a lavora con MacTeX. Per le prossime installazioni, non dovrebbe essere necessario ripetere questa procedura, sempre che tu stia ancora usando El Capitan e che le prossime versioni di MacTeX facciano tutto quello che Schultz ha detto in quel documento, per cui gli artifici necessari per MacTeX2015 non dovrebbero essere più necessari.
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Il path per gli eseguibili sul Mac, senza ricorrere a symbolic link, è il seguente:
/usr/local/texlive/2016/bin/x86_64-darwin/
(ho indicato il path per una macchina a 64 bit, che può sostenere El Capitan che richiede i 64 bit)
Questa cartella deve contenere l’eseguibile simpdftex.
Se Apri un terminale e ci scrivi dentro which simpfdtex, dopo aver premuto “invio”, che cosa ti rispomde il sistema? A me dice: `/Library/TeX/texbin/simpdftex`Se a te dice la stessa cosa allora forse trovi qualche spiegazione nel seguito di questo messaggio.TeXShop aggiornato ha la versione 3.66; per verificare si apre TeXShop anche sun un file vuoto, Si va nella barra superirore e si clicca TeXShop e si sceglie About TeXShop: si apre quindi una finestrina dove viene indicata anche la versione corrente installata sulla propria macchina.
MA ora il punto è che con TeXShop, almeno direttamente, non si può lanciare simpdftex, perché non ne esiste l’engine specifico. Basta andare nella cartella dell’utente Libreria/TeXShop/Engines/ e verificare fra quelli attivi e quelli Inactive che non esiste un engine da selezionare per quando si usa il bottone Typeset di TeXShop. Forse, e sottolineo FORSE, se ne può indicare il nme in una riga magica del tipo % !TEX TSprogram = simpdftex, ma dubito che funzioni.
Certamente si può creare un nuovo engine da aggiungere agli altri, ma senza una definizione di engine tramite TeXShop non si arriva a simpdftex.
Ma, cercando ulteriormente, fra le preferences di TeXShop c’è una sezione dedicata a TeX+dvips+distiller che parla di simpdftex. Non sono mai passato per questa via per produrre file PDF, quindi non ho idea di come si usi.
A questo punto, allora, nasce la mis domanda spontanea: A che cosa ti serve simpdftex? perché lo vuoi usare? Certo questa domando non risolve il tuo problema, ma la soluzione potrebbe essere proprio quella di NON usare simpdftex. Infatti oggi i tre compilatori principali riescono a fare quasi tutto quello che si può fare passando per dvips, SENZA passare per il formato PostScript.
Io uso LaTeX da 30 anni; sono almeno 20 anni che non ricorro a dvips…
Scusami, può essere che queste mie ultime osservazioni e domande siano completamente fuori luogo, ma è il meglio che posso fare per darti una mano; se questo “meglio” non c’entra niente, pazienza, ma la spiegazione del perché vuoi usare simpdftex sarebbe utile per me e forse anche per altri.
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L’uso del forum implica che si sia letta la netiquette. Comunque anche senza aver letto al netiquette, è ovvio che il tuo messaggio inserito in una sezione qualsiasi, totalmente scorrelata dall’argomento del quesito, la sezione “Perché registrarsi?”, non è un bel comportamanto, per te stesso, per gli altri utenti e per il buon funzionamento del Forum. Te l’ho spostato nella sezione giusta, ma è l’ultima volta che lo faccio per te; Se ti dovesse succedere di nuovo chiederò all’amministratore di cancellarti.Scusa la durezza del messaggio, ma, anche se a tutti può capitare una svista a chiunque, me compreso, a nessuno è concessa una seconda svista di questo tipo, me compreso.
Per il tuo quesito, cerca nel forum con la funzione “Cerca” quanto è stato già scritto in merito al sistema operativo El Capitan; anche nel sito di MacTeX c’è scritto come fare per superare le difficoltà che MacTeX incontra con El Capitan. La soluzione è semplicissima e non sarà più da ripetere con i prossimi aggiornamenti.
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Te ne cito pochi, che secondo me sono importanti:
1) Citazioni del pacchetto ucs, che con versioni moderne ed aggiornate non deve essere più usato.
2) Tutta l’appendice sulle lingue; questa è ben sostituita dalla guida L’arte di scrivere in diverse lingue con (Xe)Latex, ma anche questa guida viene aggiornata continuamente, perché su questo fronte le novità sono enormi; mi riferisco in particolare al latino e al greco, per non parlare di lingue meno usuali, perché su questo fronte i ragazzi del tex-hyphen working group stano lavorando forte, e perché anche polyglossia, nonostante il freno posto dal suo curatore, sta evolvendo rapidamente.Lorenzo, sono d’accordo con te che \chapter e \tableofcontents valgono da 30 anni e probabilmente saranno ancora validi di qui a trent’anni, ma ci sono altre cose, legate ai pacchetti, non al cuore di LaTeX e alle sue classi standard (che invece è fortemente retrocompatibile), che variano talvolta in modo non retrocompatibile: vedi ClassicThesis e qualunque cosa legata a ClassicThesis.
Ora io sono la persona meno adatta a elencare le parti de L’Arte che andrebbero aggiornate, perché, come sai, lo consiglio ai neofiti perché è un’ottima guida, ma sono anni che non la consulto più; per un motivo molto semplice: uso LaTeX da 30 anni e a livello del nucleo fondante di LaTeX credo di essere abbastanza ferrato; per i pacchetti, invece, o ne creo (ed evidentemente li conosco) o ne consulto la documentazione ogni volta che ne ho bisogno. Probabilmente faccio male a tenermi su questo livello, perché poi non riesco a comunicare con persone che non sono allo stesso livello. Forse sai che ho in lavorazione insieme ad altre persone una guida sugli errori; talvolta non riesco a spiegarmi nemmeno con i coautori, che pure sono molto ferrati anche loro.
Quindi non prendermi troppo sul serio…
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