OldClaudio

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 3,511 al 3,525 (di 11,286 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: Design di una tabella #107593
    OldClaudio
    Partecipante
      Up
      0
      Down
      ::


      Di solito è indifferente, ma devi specificare conformemente le intestazioni delle colonne. È ovvio, ma come si dice, reptita iuvant.

      in risposta a: Segnalibri in classe report: #107584
      OldClaudio
      Partecipante
        Up
        0
        Down
        ::


        È difficile trovare una spiegazione, perché il tuo lungo codice (che ti ho messo fra gli appositi tag) perché non è compilabile, in quanto mancano i pacchetti che inserisci con \input e mancano le figure, anche fittizie, che riguardano la tua azienda.
        Tuttavia il tuo preambolo contiene di tutto e di più, compresi degli errori, come caricare hyperref due volte, di cui una prima di aver caricato i pacchetti che modificano le definizioni già modificate da hyperref. Lo scriviamo sempre che hyperref deve sempre venire caricato per ultimo salvo casi particolarissimi e rarissimi (per esempio quando si usano lingua che si scrivono da destra a sinistra).
        Diversi altri pacchetti sono caricati due volte. fontenc con l’opzione T1, per esempio è caricato due volte a distanza di poche righe.
        Alcuni pacchetti non devono venire caricati, come amsfonts, perché vien c=già caricato da amssymb, per esempio.
        I commenti che metti di fianco ad alcuni pacchetti sono errati, come per esempio che la chiamata a babel con una lista di lingue serva per il controllo ortografico, o che eso-pic serva per gestire le immagini (no, gestisce gli sfondi, che siano immagini o altro non importa, sono sempre solo gli sfondi).
        Alcuni di questi errori non portano a conseguenze fatali, ma, pur non essendo compilabile, non mi stupirei se cancellassi la prima chiamata ad hyperref, lasciando la seconda con le sue opzioni, e i problemi che lamenti scomparissero. Ovviamente è solo un’ipotesi, possibilmente sbagliata.

        Ti consiglierei di mettere un po’ d’ordine nel preambolo, mettendo la chiamata ad hyperref per ultimo, la gestione tipografica (non ortografica) delle lingue e i relativi font all’inizio, toglierei la chiamata al pacchetto times, tanto poi usi Iwona e lo usi come font di default, perché tutto il documento, indici compresi, è composto con Iwona; toglierei tutti i duplicati, e manterrei vicine le parti logicamente collegate. Non caricare pacchetti che non usi, perché così riduci la probabilità di avere conflitti fra pacchetti.

        Il fatto che ti vengano due indici uno a pagina 1 e uno a pagina 2 dove comincia anche il primo capitolo, mi stupisce un po’, perché non riesco a vedere dove dici al programma di comporre due volte l’indice. Userei gli argomenti facoltativi per i comandi \chapter, in modo che nell’indice vengano scritti in nero minuscolo (con la sola prima iniziale, maiuscola); quelle righe in tutte maiuscole nere sono veramente brutte; poi se il problema rimane, rimanda il tuo codice senza includere file di nessun genere, ma sostituendo il testo con testo fittizio, ottenuto per esempio con il pacchetto lipsum, oppure con il pacchetto kantlispum. I modo che noi possiamo compilare e renderci conto di che cosa produce il problema che lamenti.

        Però ho la sensazione che quello che appare esplicitamente nel tuo codice, cioè [tt]\tablefcontentes[/tt] seguito da [tt]\clearpage[/tt] corrisponda alla prima pagina, mentre la seconda pagina corrisponda all’inizio del file immesso con \input, il file 1-specifiche-tecniche.tex, che comincia di nuovo con [tt]\tableofcontents[/tt], ma non ha il comando \chapter, e comincia subito dopo con la prima \section. Se questo fosse corretto, sapresti già dove mettere le mani per eliminare quella bruttura.

        in risposta a: Due domande su siunitx (per chi lo conosce) #107576
        OldClaudio
        Partecipante
          Up
          0
          Down
          ::


          In matematica terminare un riga a “metà” di una espressione in linea con il testo è raro perché e penaltà sono di circa un ordine di grandezza superiori a quelle relative alla cesura in fine di linea. Quindi non è impossibile ma raro; nel caso che avvenisse si può sempre mettere l’intera espressione matematica, compresi i due segni di dollaro dentro una \mbox, e la scatola non viene divisa; ovviamente gli spazi della riga che precede l’\mbox possono essere troppo larghi e/o gli spazi nella riga che contiene l’\mbox possono essere troppo stretti. Magari si riesce a correggere questo “a capo” cambiano leggermente le parole nel testo che precede o segue l’\mbox.

          Per i discorso dell’incertezza puoi guardare il documento tn1297s.pdf, che puoi scaricare dal sito del NIST (l’ex National Buereau of Standards americano; se cerchi con un motore di ricerca il nome del file lo trovi certamante da scaricare dal sito del NIST). A me per comunque che la scrittura 1.204e4 ± 1.121e2 sia errata; se elimini gli esponenti ti viene 12 040 ± 112,21; tenuto conto che lo 0 alla fine del primo numero non è significativo, l’incertezza deve valere solo 110, quindi la scritra senza esponenti dovrebbe essere 12 040 ± 110, e con gli esponenti (1.204±0.011)e4. Come conclusione io scriverei proprio in questo modo [tt]$(1.204\pm0.01)10^4$[/tt] dove sono anche evidenti le cifre significative del valore più probabile e quelle dell’incertezza.

          Non sono un esperto metrologo, ma se leggi con attenzione sia i documenti sp811.pdf e tn1297s.pdf, entrambi del NIST ti puoi fare un’idea piuttosto precisa di come comportarti sia per le notazioni metriche sia per le incertezze.

          in risposta a: Problema con il comando pagebreak #107564
          OldClaudio
          Partecipante
            Up
            0
            Down
            ::


            Metti un \vfill fra le due immagini e poi dai il comando \cleapage.

            in risposta a: Problema con il comando pagebreak #107561
            OldClaudio
            Partecipante
              Up
              0
              Down
              ::

              PG_Roma” post=107691Salve,

              sto riscontrando un problema nell’utilizzo del comando pagebreak e spero possiate aiutarmi.

              Nel manuale “L’arte di scrivere in LaTeX” è data la definizione:

              “\pagebreak prima di cominciare la nuova pagina stiracchia in verticale il contenuto di quella in cui viene dato per riempirla al meglio;”

              Purtroppo però, nel mio caso, il comando \pagebreak non “stiracchia” nulla, creandomi non pochi fastidi. Non riesco a capire il perché di questo malfunzionamento, né so quali informazioni fornirvi per meglio comprenderne l’origine.

              Sto attualmente utilizzando il programma:

              TeXstudio 2.10.8 (hg 5804:967c6023de2d)
              Qt Versione 5.5.1 in uso, compilato con Qt 5.5.1 R

              Questi sono i pacchetti utilizzati:

              `\documentclass[10pt,a4paper]{article}
              \usepackage[latin1]{inputenc}
              \usepackage[italian]{babel}
              \usepackage{amsmath}
              \usepackage{amsfonts}
              \usepackage{amssymb}
              \usepackage{graphicx}

              \usepackage{booktabs}
              \usepackage{caption}
              \usepackage{subfig}
              \usepackage{float}`

              Spero possiate darmi qualche consiglio. Ringraziandovi anticipatamente, vi saluto.

              Innanzi tutto benvenuto nel forum.

              Se apri il tuo messaggio cliccando sul bottone edit, vedi come ho modificato il tuo codice per scriverlo con carattera monospaziato e dentro una finestra a scorrimento; lo puoi fare in modo grafico selezionando il codice e poi cliccando sull’icona nella barra sopra le faccine formata da un rettangolo bianco sul quale sono sovrapposti i segni <> disegnati in blu.

              In merito alla tua domanda, \pagebreak è un comando che permette di eseguire un fine pagina nel punto dove lo inserisci, ma non inserisce a sua volta nessuno spazio elastico tale da giustificare verticalmente la pagina. Se la pagina contiene già di suo dello spazio elastico in modo verticale, la pagina viene stiracchiata, come dice L’Arte, ma se la pagina non contiene nessuno spazio verticale elastico, la pagina non può essere stiracchiata.

              Ora senza avere un esempio minimo compilabile è difficile dire che cosa impedisca alla pagina di venire stiracchiata come vorresti tu. Il tuo preambolo, contiene alcune “ingenuità” e probabilmente lo hai preso già fatto da qualche collega o amico, o dalla rete; non è grave, se sai a che cosa ti serve ciascuno dei pacchetti che hai caricato. Probabilmente sarebbe meglio che usassi la codicifica d’entrata utf8, ma anche la latin1 va bene; io l’ho usata per anni, ora uso solo la codifica utf8; TeXstudio (che è solo un editor, non ha nulla a che vedere con LaTeX) assume la codifica utf8 come predefinita, quindi per fargli salvare i file con la codifica latin1 devi configurarlo espressamente apposta.

              Tuttavia con o senza “ingenuità”, il tuo preambolo non contiene nulla che lasci immaginare l’assenza di spazio verticale elastico. posso immaginarmi u capoverso lunghissimo, iniziato nella pagina precedente e che vui concludere nella seconda pagina con un \pagebreak; fra riga e riga non c’è spazio elastico; ce n’è fra capoverso e capoverso, prima e dopo oggetti fuori testo, che vanno dai titoli delle sezioni, alle formule, alle figure e tabelle flottanti, agli ambienti per mettere in rilievo tratti di testo, come quote, quotation, center, e simili. Queste potrebbero essere spiegazioni di quel che ti accade, ma con il condizionale, perché senza un esempio minimo compilabile è difficile dirti qale sia il motivo nel tuo caso specifico.

              Concludo chiedendoti: Sei sicuro che sia tipograficamente corretta una pagina con gli spazi verticali stiracchiati?

              in risposta a: Problemi con un template e probabilmente font Adobe #107554
              OldClaudio
              Partecipante
                Up
                0
                Down
                ::


                L’ “errore” segnalato da microtype, non è un errore, ma un warning; non pensarci.

                Piuttosto come ti ho detto, non ho capito perché quel template debba essere compilato con XeLaTeX; Probabilmente se togli nel file ogni informazione che contenga la string XeTeX o XeLaTeX e compili con LuaLaTeX ti sparisce anche quel warning.

                Ti ripeto che lo stile della tesi dipende anche dall’argomento trattato; il font Caslon, con il quale verrebbe composta la maggior parte del testo, non è né piccolo né grande; caso mai è l’impostazione del template con l’opzione 10pt che te lo fa apparire piccolino, ma l’opzione 10pt è l’opzione di default; avresti sostanzialmente la stessa grandezza con qualunque altro font.
                Sostanzialmente vuol dire che a pari corpo la somma dell’altezza del carattere più alto e della profondità del carattere più profondo è di solito identica da font a font, ma, sempre a pari corpo, può essere differente l’occhio dei caratteri. Col corpo di 10pt Latin Modern con grazie presenta l’altezza dei caratteri minuscoli senza ascendenti né discendenti pari a circa 4.5pt, mentre il Palatino la presenta di circa 5pt; il font Helvetica (senza grazie) presenta quell’altezza di circa 5.5pt. Quindi non è che cambiando font le cose rimangano identiche ma solo “sostanzialmente” uguali; la differenza maggiore la si vede cambiando corpo, perché non cambia solo l’altezza delle lettere senza ascendenti, ma anche la larghezza.

                10pt è ragionevolmente il minimo corpo che si possa usare per il testo normale di un documento da leggere con continuità (come una tesi), 11pt è più confortevole, 12pt forse è troppo, a meno che il testo da scrivere non sia particolarmente complesso o perché contien molta matematica in linea col testo o perché contiene brani scritti con “alfabeti” diversi, dove potrebbero esserci accenti sovrapposti che non si distinguono bene in corpo 10pt, ma si distinguono bene i copro 12pt.

                Il Caslon è leggermente più scuro del LAtin Modern, ma vien v=fornito in un solo corpo da ingrandire o rimpicciolire a seocnda del contesto.
                Latin Modern ha i copri ottici, quindi non avvengono né ingrandimenti né rimpicciolimenti (se non di qualche punto percentuale), ma vengono usati font simili ma disegnati apposta per quel corpo; con i font ditribuiti in un solo copro i pedici possono perdere i loro tratti più sottili, mentre i copri grandi diventano troppo neri.

                In sostanza non ne farie una malattia per usare il Caslon a tutti i costi; ma se ti piacciono e li vuoi usare, lo puoi fare anche con le altre classi che ti ho indicato; Sicuramente toptesi funziona anche con XeLaTeX e LuaLaTeX; mi pare che anche suftesi lo faccia; non ti so dire nulla su questo aspetto per saptesi. Ma come al solito si trovano le informazioni necessarie leggendo la loro documentazione.

                in risposta a: Problemi con un template e probabilmente font Adobe #107552
                OldClaudio
                Partecipante
                  Up
                  0
                  Down
                  ::


                  Segui il consiglio di Little.
                  Ho scaricato quel template e ne h letto le impostazioni indicate nel file structure.tex. Sono rimasto sbalordito nel vedere che usa XeTeX per un input codificato in latin1 e un output codificato in T1.
                  La buona volontà di Maggi e le modifiche di Vet sono evidenti, ma l’esperineza nel costruire un buon template, scritto in modo coerente manca ad entrambi.
                  Quindi hai due scelte:
                  1) il template è fatto per girare su Mac; se non hai un Mac (e non ce l’hai perché stai usando MiKTeX) devi procurati i font, oppure devi cambiare le specifiche dei font. In questo senso ti suggerirei di commentare i tre statement che specificano il font roman, il font mono e il font sans serif, lasciando che vengano usati i font di default che sono i Latin Modern.
                  2) Lasci perdere quel template e cerchi di usare una qualsiasi delle classi per tesi che vengono spesso suggerite in questo sito; te ne ricordo qualcuna suftesi, saptesi, toptesi; non dispongono di template, ma dispongono di ottime documentazioni, che a loro volta contengono dei modelli per i tratti di codice più caratteristici. Non devi scaricare queste classi, perché fanno già parte di MiKTeX completo. dovresti poterne leggere la documentazione (anche con MiKTeX), aprendo un terminale , scrivendoci dentro il comando tecdoc classe, per esempio texdoc suftesi, e infine premendo il tasto “invio” per eseguire il comando.

                  in risposta a: Numerazione pagine documento #107535
                  OldClaudio
                  Partecipante
                    Up
                    0
                    Down
                    ::

                    Aspetta, non ingeneriamo confusione nei lettori: quella che conta per la sillabazione è la codifica in uscita, quella in ingresso è ininfluente: l’algoritmo di sillabazione di TeX lavora sulla lista orizzontale in cui è temporaneamente memorizzato un capoverso prima della sua divisione in righe (come sai perfettamente). Nota che in quasi tutti gli esempi che affiggo in pubblico includo sempre la linea…

                    Non è mia intenzione confondere i lettori; so benissimo che quello che conta, o la sola cosa che dovrebbe contare, è la codifica di uscita; ma quando si vogliono scrivere cose “strane” (come sai un altro dei miei chiodi fissi è il greco… molti lettori sono umanisti che scrivono anche in greco classico, e se non vogliono usare la traslitterazione latino-greca che ho più o meno inventato per poter comporre in greco con una tastiera “latina”, funzionerebbe anche senza specificare la codifica d’entrata; ma gli umanisti preferiscono scrivere direttamente in greco e allora il discorso LICR diventa essenziale) è necessario specificare anche la codifica d’entrata. Quindi il lettore NON viene confuso se gli si dice: specifica sia la codifica d’entrata sia quella di uscita.

                    Quanti anni hai? non lo so, ma sei certamente più giovane di me; nello stesso tempo hai un approccio a LaTeX uguale al mio quando negli anni ’80 ho cominciato ad usare LaTeX (ovviamente LaTeX209, perché LaTeX2e è uscito nel ’94), ma allora io viaggiavo verso i cinquanta, mentre tu probabilmente viaggiavi verso i trenta. Oggi io ho 76 anni suonati; quindi il prefisso Old mi si addice.

                    Non so se memoir faccia quello che ho scritto; certamente consente di non numerare le sezioni nella frontmatter, come è giusto che sia, secondo me.
                    Ma, come dice Tantau descrivendo tikz e pgf, in tipografia le regole ci sono ma è lecito trasgredirle se si sa quello che si sta facendo; egli aggiunge che siccome quasi nessuno di noi è un tipografo professionista, è meglio attenersi alle regole. La tipografia è un’arte, ma è anche una tecnica che serve essenzialmente a mettere a suo agio il lettore (Bringhurst); deve farlo attraverso diversi mezzi che vanno dal layout della pagina, fino alla strutturazione del testo, al lessico usato, dal tipo di fraseggio, e da tante altre cose. Ma mentre l’arte di scrivere richiede delle abilità che non tutti abbiamo (uso la prima plurale, perché io non ho queste abilità e suppongo di non essere il solo), l’arte di “mettere in pagina lo scritto”, secondo Bringhurst deve giocare sugli aspetti non verbali, ma deve passare inosservata perché non deve distrarre il lettore.

                    Ora nel nostro caso, sezionare o non sezionare un “capitolo” nella frontmatter, si parla dell’aspetto verbale; quindi sezionare si può fare, ma con sezioni numerate si ottiene che il numero del capitolo sia zero; per evitare il valore “zero” per il numero del capitolo, come succede regolarmente nella frontmatter, diventa necessario alterare il valore del contatore secnumdepth, ripristinandone i valori di default nella mainmatter. Oppure quel “capitolo” non deve stare nella frontmatter. Altra possibilità: si può ridefinire il numero della sezione in modo che non faccia riferimento al numero del capitolo; graficamante ci starebbe, ma poi ci sarebbero problemi di target duplicati con hyperref. Non vedo altre soluzioni. Credo che nemmeno tu ne veda altre, tanto che hai creato l’ambente con quel nome lunghissimo. Il risultato finale è lo stesso, ma se la modifica viene fatta nella definizione della macro \frontmatter, il tutto avviene in modo automatico, senza possibilità di scordarsi di mettere le sezioni dentro quell’ambiente speciale. Ma su questo siamo d’accordo; anche con approcci diversi, lo scopo è lo stesso e le due diverse soluzioni (mica tanto) sono una ennesima riprova che gli stessi risultati si possono ottenere per vie diverse.

                    in risposta a: Numerazione pagine documento #107532
                    OldClaudio
                    Partecipante
                      Up
                      0
                      Down
                      ::

                      Quello di scrivere \`{\i}, com’era necessario fare una volta, anziché \`{i} e, per me, uno habit talmente inveterato e fossilizzato che neanche me ne accorgo, a meno di usare una concentrazione tenace. Indubbiamente, però, in un codice affisso in pubblico si dovrebbe scrivere \`{i} (si noti che la sintassi LaTeX standard prevede che si usino le graffe).

                      La scrittura [tt]\`{\i}[/tt] era obbligatoria con LaTeX209.
                      LaTeX2e è nato con lo stesso vincolo, ma su mia richiesta la scrittura senza la [tt]\i[/tt] , cioè [tt]\`{i}[/tt] è stata aggiunta quasi subito.
                      Le parentesi attorno all’argomento sono necessarie solo quando l’argomento è formato da più di un token; Quindi per le lettere accentate le graffe non sono obbligatorie se non quando l’argomento, pur essendo formato da un solo token, è costituito da una macro; per esempio [tt]\'{\oe}[/tt] richiede o le graffe o lo spazio dopo la macro [tt]\oe[/tt] oppure un gruppo vuoto come in [tt]\’\oe{}[/tt], ma tutte queste graffe rendono la lettura del testo sorgente più difficile.
                      Concordo con te di lasciare quello che scrivi nei vari forum tutto composto a 7 bit; ma anche [tt]\`i[/tt] è tutto a 7 bit, e se volessi scrivere (con l’accento vietato dalle norme UNI) “seguìto”, sei libero di scrivere nel sorgente [tt]segu\`ito[/tt]. Anche se è a 7 bit con la macro per l’accento, specificare la codifica d’ingresso oltre che la codifica di uscita T1, permette di NON mettere i bastoni fra le ruote all’algoritmo di sillabazione perché viene usato il glifo giusto, già accentato. Probabilmente non è una cosa importante per brevi esempi di testo scritto negli esempi minimi compilabili, ma direi che l’uso non privato delle codifiche d’entrata e di uscita sia una prassi da usare sempre.

                      Sai, quando c’è di mezzo qualcosa che influenza la sillabazione, mio malgrado, mi sento un pizzicorino fastidioso, proprio perché finora ho scritto i pattern di sillabazione per una quindicina di lingue (non tutti presenti su CTAN) e quindi la sillabazione è diventata un mio chiodo fisso.

                      Per l’idea di sezionare i capitoli della front matter, direi che il codice da usare sarebbe più efficace così (sempre facendo riferimento al solito pacchettino scfrontmatter.sty di qualche messaggio fa:`\ProvidesPackage{scfrontmatter}%
                      [2016/08/26 v.1.0 front matter with page numbering in small caps]
                      % From a code provided by Gustavo
                      \RequirePackage{etoolbox}
                      % Define a two step replacement code for a new small cap macro
                      % such that a lowercase roman page number is typeset in small caps
                      \newcommand*\scroman [1]{\expandafter\@scroman \csname c@#1\endcsname}
                      \newcommand*\@scroman[1]{%
                      \expandafter\textsc\expandafter{\romannumeral #1}%
                      }
                      % Patch \frontmatter so that it uses the above macros; it uses the
                      % \patchcmd from the etoolbox package. Also \mainmatter is patched so
                      % as to renumber everything until subsections.
                      \patchcmd{\frontmatter}{{roman}}{{scroman}\c@secnumdepth=\m@ne}{}{}
                      \patchcmd{\mainmatter}{{arabic}}{{arabic}\c@secnumdepth=\tw@}{}
                      % END
                      \endinput`
                      In questo modo si cambia il valore del contatore secnumdepth, ma bisogna ristabilirlo con la main matter, quindi tocca mettere un patch anche su [tt]\mainmatter[/tt].

                      Ma sezionare i capitoli della front matter è fuori luogo; una Presentazione divisa in sezioni appartiene alla main matter. Certo non esistono regole precise su questi argomenti, ma sarebbe meglio se almeno noi del GuIT ci dessimo delle regole; ne abbiamo scritte in questi 10 e più anni del GuIT, ma con il nostro spirito italico siamo poco disposti ad assoggettarci a regole. Immagino i commenti: e perché mai un capitolo della parte iniziale non dovrebbe essere suddiviso in paragrafi e magari anche in sotto paragrafi? Chi l’ha detto! figuriamoci! Io faccio come meglio credo. Io ho ragione e gli altri hanno torto (tipica frase da barone universitario). Nessuno mi venga a dire che cosa debbo fare o non fare. Ma chi si crede di essere. Lei non sa chi sono io! Quante volte ci siamo sentiti rispondere in questo modo quando abbiamo provato a proporre delle regole…:-( 🙁 🙁

                      in risposta a: Numerazione pagine documento #107524
                      OldClaudio
                      Partecipante
                        Up
                        0
                        Down
                        ::


                        Ti ho già spiegato che non lo pubblicherò e perché. Se lo vuole fare Gustavo, è padronissimo di farlo, visto che il codice è suo.

                        Ma il tuo approccio al fatto di aggiornare o non aggiornare il sistema operativo ha un senso, ma solo per te. Non per gli utenti normali.
                        Mi spiego. Hai nel tuo sito diversi file che proponi agli altri di usare e che chiunque può scaricarsi e provare ad usare. Ma non ci riesce perché non sono aggiornati, perché i template fanno riferimento alla codifica applemac, perché i pacchetti invocati non esistono più o, il che è lo stesso, sono stati aggiornati in modo non retrocomaptibiile, eccetera.

                        Tu per te stesso sei soddisfatto di quello che hai, perché fa esattamente quello che vuoi fare, nel modo che preferisci, eccetera; ma non lo puoi condividere con altri. Questo è il punto. Quando scrivi sul forum per avere consigli chiedi agli altri di non usare pacchetti o funzionalità recenti, perché da te non girano. Perché allora chiedi agli altri di restare con software vecchio? 3 o 4 anni di anzianità per un software non sono 3 o 4 anni di anzianità per un romanzo. Anche a me piace rileggere libri che ho letto molti anni fa, ma non vorrei tornare ad usare il DOS 6.3 che usavo fino a quando sono passato a Windows 95. Eppure sul mio PC che girava con quel DOS, ho scritto programmi che permettevano di elaborare certi dati per il mio ateneo in tempi dell’ordine dei 30 secondi; quando finalmente, dopo molte insistenze, l’ateneo ha preso in mano la situazione e ha rifatto lo stesso software per un sistema a finestre, gli stessi dati venivano elaborati in tempi dell’ordine dei 15 minuti.
                        Sarebbe forse questo un motivo per tornare al DOS?

                        Certo quando un sistema operativo passa alla versione successiva possono succedere delle piccole incompatibilità con la versione precedente. Ma guarda caso, il mio libro Sintesi dei circuiti passivi, che ho scritto verso la fine degli anni ’80, su una macchina DOS con il LaTeX209 di allora, su una macchina dalle performance limitatissime, gira ancora oggi sul mio Mac El Capitan, avendo cambiato, in pratica, solo il primo comando \documentstyle con \documentclass con gli altri piccoli cambiamenti indotti da questo cambio; ormai quel vecchio testo ha quasi 30 anni di vita, ma il suo software gira ancora oggi. Nel frattempo ho aggiunto delle cose, ho corretto degli errori, ho rifatto tutti i disegni dei circuiti con un mio pacchettino scritto in linguaggio TeX che gira ancora oggi dopo quasi 25 anni, invece di incollare sulla copia camera-ready di allora i disegni composti dal disegnatore tecnico del dipartimento. In questi 30 anni gli adattamenti a sistemi operativi DOS -> Windows -> MAC, mi sarà costato forse mezz’ora in totale: un minuto all’anno in media?

                        Come vedi il prezzo pagato per le modifiche dovute all’aggiornamento del software è irrisorio. Ci sono programmi come iWeb che Apple ha dismesso? Nel frattempo Apple distribuisce altri programmi che fanno le stesse cose e meglio (non saprei dirti quali programmi, perché non ho un sito web, ma quando scorro l’Apple Store ne vedo moltissimi, alcuni da comprare alcuni free). Con questi programmi bisogna prenderci la mano, ma non è più complicato che lasciare Windows per passare a Mac.
                        E non è detto che le vecchie app non funzionino più con i nuovi sistemi operativi. Di solito le vecchie app funzionano anche con i nuovi sistemi operativi, a meno che non sfruttino funzionalità che sono state modificate in modo non retrocompatibile, ma se non provi, non lo puoi sapere. Direi che uno dei problemini causati dagli aggiornamenti è costituito dal fatto che una CPU a 32 bit, non regge programmi scritti per CPU a 64 bit; raramente succede il contrario. Funziona ancora, ma di fatto ho dovuto abbandonare il mio precedente Mac Book Pro comprato 10 anni fa, a causa del fatto che il suo processore Intel è a 32 bit, e non si può più aggiornare nemmeno il sistema operativo. Ciò nonostante qualche volta lo uso e funziona ancora benissimo col suo vecchio sistema operativo 10.6 (oggi uso il sistema 10.11 su un Mac Book Pro più recente, che tra l’altro ha il disco a stato solido, un SSD, Solid State Disk, e va che è una scheggia).

                        Non avere paura ad aggiornare; ma se vuoi mantenere lo status quo, vedi di non interagire con nessuno che invece sia aggiornato. 🙂

                        in risposta a: Numerazione pagine documento #107522
                        OldClaudio
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::


                          No, Lorenzo, quel breve codice che ho scritto per il file scfrontmatter.sty, te lo copi e incolli in un nuovo file con quel nome e te lo salvi nel tuo albero personale.

                          Non so se funzioni con le classi KOMA perché non le uso; certamente non ne faccio nemmeno un test per vedere se funziona, perché non saprei che cosa collaudare.

                          Non lo metterei mai su CTAN, per due motivi: uno è che il codice è di Gustavo; un altro perché il suo uso è di portata limitata come ho cercato di scrivere in diversi messaggi di questo filone. Per una cosa del genere, cioè scrivere un pacchetto valido per mote classi dotate del comando \frontmatter, auspicabilmente per tutte, e che non abbia le limitazioni che ho descritto, richiede moltissimo tempo e un mucchio di test con classi che non mi sognerei mai di usare.

                          Come sai quando voglio strafare uso la classe memoir, altrimenti preferisco scrivermi le mie classi dall’inizio alla fine; abbiamo assodato che io ho un approccio a LaTeX diverso dal tuo, molto più simile a quello di Gustavo con il quale mi sento in perfetta sintonia. Non mi sento in sintonia con te, perché il tuo approccio alla composizione programmata è troppo diverso dal mio. Rispetto le tue scelte; non sono obbligato a condividerle,come tu non sie obbligato a condividere le mie. Ogni utente di LaTeX fa come meglio crede; oltretutto le soluzioni ai problemi di composizione sono sempre molteplici e chi può dire quali siano le scelte migliori?

                          Da ingegnere mi ricordo sempre gli imperativi categorici della mia disciplina, imperativi assolutamente diversi da quelli dei matematici:
                          1) Se un problema di ingegneria ha una soluzione, allora ne ha infinite.
                          2) Se un problema di ingegneria non ha soluzioni, allora bisogna trovarne una lo stesso.
                          L’ultima non è una istigazione a delinquere: è semplicemente che bisogna cambiare i presupposti del problema per trovare una soluzione fisicamente realizzabile; talvolta le specifiche del problema sono fisicamente irrealizzabili, quindi cambiarne i presupposti significa analizzarli criticamente per vedere perché sono fisicamente incompatibili, e una volta trovato il perché non è generalmente difficile modificarli per rispettare la fisica realizzabilità.

                          Con LaTeX funziona nello stesso modo, salvo che la “fisica realizzabilità” diventa un concetto diverso.

                          in risposta a: impostare una classe #107548
                          OldClaudio
                          Partecipante
                            Up
                            0
                            Down
                            ::

                            dean” post=107654grazie, la leggerò ma adesso non ne ho il tempo..Ho imparato tutto da solo quando ne avevo il tempo ma ora non posso mettermi proprio a studiare latex..
                            unica cosa se vi va di dirmela è come fare a impostare la condizione di stampare una pagina si e una no. (il lettore sfogliando deve trovarsi a leggere solo sulla la pagina destra )

                            È difficile risponderti sensatamente.
                            Una risposta te l’ha data Lorenzo, ma temo che non sia la risposta che cercavi. impostare l’opzione oneside vuol dire comporre il documento come se tutte le pagine fossero destre.
                            Tu invece parli di una pagina sì e una pagina no.
                            Che cosa intendi?
                            Potrebbe voler dire che scrivi sia le pagine destre, sia quelle sinistre, ma vorresti che il lettore leggesse solo quelle destre?
                            Potrebbe voler dire che scrivi sia le pagine destre, sie le pagine sinistre, ma che vorresti stampare solo quelle di destra, per poi rimettere in macchine i fogli stampati, e stampare sui fogli così girate solo le paigne sinistre, così che alal fine hai le pagine stampate fronte/retro?

                            Se componi il tuo documento da stampare su carta solo fronte, allora l’opzione oneside va bene.
                            Se componi il tuo documento twoside (default per la classe book) ma vuoi che il lettore legga solo le pagine di destra, si può fare solo gestendo il file PDF completo mediante pdfpages, e assemblando in un nuovo documento solo le pagine con numerazione dispari estratte dal documento completo. Alla fine avrai due file (che avrai avuto cura di chiamare con nomi diversi) uno dei quali è completo, mentre l’altro contiene sonlo le pagine destre.
                            Se componi twoside, ma vuoi stampare twoside con una stampante che non dispone del fronte/retro, devi gestire la stampa successiva delle pagine dispari, poi delle pagine pari mediante le impostazioni della stampante, e dopo aver stampato le facciate (che chiamerò recto) devi reimmettere i fogli smazzati in modo corretto nella stampante per stamparne il verso con le pagine dell’altra parità.

                            Come vedi el interpretazioni alla tua richiesta possono essere molteplici, per cui è difficile dare una risposta.

                            [OT] Tu dici: “Ho imparato tutto da solo quando ne avevo il tempo ma ora non posso mettermi proprio a studiare latex.”
                            Non è l’approccio giusto, e lo sai benissimo; infatti ti trovi nella necessità dir rivolgerti ad altri per chiedere cose ce potrebbero già avere una risposta nella documentazione che non hai letto. Ora hai poco tempo a disposizione e ogni minuto è prezioso. MA se avessi anche solo sfogliato al documentazione tempo fa, ora sapresti dove andare a cercare la risposta al tuo problema, oppure saprest come porre la domanda in modo che chi potrebbe dare una soluzione capisca quello che vuoi fare. In sostanza, leggere la documentazione non è tempo perso; ti può sembrare tempo perso ora che hai l’acqua alla gola, ma anche ora potresti ottenere la risposta che cerchi oa dalla documentazione o dal forum se sapessi come esporre il tuo problema.
                            Non ti sto rimproverando di nulla; ci siamo passati tutti attraverso questo genere di strategie sbagliate. Tutti abbiamo commesso errori e continuiamo a commetterne, possibilmente meno frequentemente di quando eravamo inesperti, ma ne facciamo ancora. Personalmente lavoro con LaTeX da 30 anni; dovrei conoscerlo bene; certamente lo conosco meglio di alcuni, ma non lo conosco tutto; quindi ho sempre pronti i link alle guide che consulto più spesso e mi documento in continuazione; risparmio un mucchio di tempo e la maggior parte delle volte imparo delle cose nuove.

                            in risposta a: Numerazione pagine documento #107515
                            OldClaudio
                            Partecipante
                              Up
                              0
                              Down
                              ::


                              Be’ dopo il messaggio di Gustavo, non è difficile, magari banale, mettere insieme il pacchetto per Lorenzo; che dopo averlo visto, si rende conto che il pacchetto ad hoc è solo un vezzo.
                              Allora ecco il pacchetto scfrontmatter.sty:`\ProvidesPackage{scfrontmatter}%
                              [2016/08/26 v.1.0 front matter with page numbering in small caps]
                              % From code provided by Gustavo
                              \RequirePackage{etoolbox}
                              % Define a two step replacement code for a new small cap macro
                              % such that a lowercase roman page number is typeset in small caps
                              \newcommand*\scroman [1]{\expandafter\@scroman \csname c@#1\endcsname}
                              \newcommand*\@scroman[1]{%
                              \expandafter\textsc\expandafter{\romannumeral #1}%
                              }
                              % Patch \frontmatter so that it uses the above macros; it uses the
                              % \patchcmd from the etoolbox package
                              \patchcmd{\frontmatter}{roman}{scroman}{}{}
                              %
                              % END
                              \endinput`
                              L’esempio di Gustavo, che usa il pacchetto e a cui ho tolto alcuni vecchi costrutti e le definizione “biricchina” (che è del tutto inutile, ma può essere un ottimo esempio di come fare in altre circostanze) diventa semplicemente questo:`\documentclass[a4paper]{book}
                              \usepackage[T1]{fontenc}
                              % \usepackage[utf8]{inputenc} % in realta`, questo file e` in puro ASCII a 7 bit
                              \usepackage[italian]{babel}
                              \usepackage{emptypage}
                              \usepackage{scfrontmatter}
                              \title{Il mio bel libro}
                              \author{A.~U.~Tore}

                              \usepackage{hyperref}

                              \begin{document}

                              \pagenumbering{alph}
                              \pagestyle{empty}

                              \begin{titlepage}
                              \centering
                              \vspace*{\stretch{1}}
                              {\Huge
                              \csname @title\endcsname % produce il titolo
                              \par}
                              \bigskip
                              {\Large
                              \csname @author\endcsname % produce l'autore
                              \par}
                              \vspace*{\stretch{2}}
                              \end{titlepage}

                              \frontmatter
                              \pagestyle{headings}

                              \tableofcontents

                              \chapter{Prefazione}
                              Una lusinghiera prefazione segue qui.

                              \mainmatter

                              \chapter{A}
                              Anna ama avere amici, anche assolutamente assurdi.

                              \chapter{B}
                              Bruno balbetta banali battute buttando bucce bananesche.

                              \chapter{C}
                              Carla corre contro corrente, creando contestazioni.

                              \chapter{D}
                              Duilio, dopo dieci d\`i di dormite, divenne discretamente docile.

                              \chapter{E}
                              Eccetera eccetera\ldots

                              \end{document}`

                              I vecchi costrutti che ho eliminato sono le scritture esplicite, del tipo [tt] \z@ plus 1 fill[/tt] che si possono sostituire con il comando \stretch{…} da preferire sempre perché è più difficile sbagliare la sintassi della lunghezza elastica.
                              Nello stesso modo ho sostituito [tt]\`{\i}[/tt] con il più semplice [tt]\`i[/tt] che provvede da solo a mettere l’accento sopra la i senza puntino; Io preferirei mantenere l’uso esplicito di [tt]\usepackage[utf8]{inputenc}[/tt] (anche se l’ho lasciato commentato) perché l’uso della macro esplicita dell’accento funziona meglio con la codifica interna dei caratteri (LICR: LaTeX Internal Character Representation). Tuttavia questi sono dettagli che esulano dall’argomento sollevato da Alessandro.

                              Invece la definizione birichina di cambiare il valore del contatore secnumdepth non serve nella front matter; Gustavo può verificare che il nuovo file senza la definizione birichina produce lo stesso risultato che si ottiene con la sua definizione.
                              Infatti nella frontmatter identificata con la dichiarazione \frontmatter, i comandi di sezionamento non asteriscati non sono numerati ma vanno nell’indice lo stesso, così come vanno nelle testatine i relativi argomenti. I comandi di sezionamento asteriscati, invece si comportano “normalmente”, nel senso che non sono numerati, il loro titolo non va nell’indice né nelle testatine. In questo modo non c’è da ammattire con l’aggiunta di comandi come [tt]\addtocontents{toc}{}{…}[/tt].
                              Come si vede ho aggiunto la chiamata a hyperref; il titolo nell’indice rappresta l’ancora del link e cliccandoci sopra il testo mostrato nella finestra di lettura del file composto si sposta al target del link. Però il numero della pagina non costituisce un’ancora per sostarsi alla pagina. Rendere il numero di pagina attivo come hyperlink produce errori.
                              Lo stesso se per le testatine e/o i piedini si usano font privi di grazie, è evidente che il comando \textsc non è efficace, e il maiuscoletto non esce.
                              Lo so che questo problema si può aggirare, e l’ho anche aggirato in altri contesti, ma la soluzione, come ho già scritto, richiede di spostare il comando \textsc ad altri comandi, molto più complesso di questa soluzione. Soluzione che nasconde le difficoltà sotto il tappeto; fa quello che deve fare in condizioni “normali”; che cosa voglia dire “normali” dipende dalle circostanze.
                              Se Gustavo, che è molto bravo ad usare anche i comandi di basso livello, vuole cimentarsi con le problematiche che ho indicato, non solo è evidentemente libero di farlo, ma anche un benemerito perché puoi insegnare molto a tutti.

                              in risposta a: Numerazione pagine documento #107510
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
                                0
                                Down
                                ::


                                MAIUSCOLI?
                                Non vorrai dirmi che ci vuole un pacchetto per tre righe di codice oppure un pacchetto per eseguire un patch del comando \frontmatter; in entrambi i casi basta cambiare \pagenumbering{roman} in \pagenumbering{Roman}.
                                La sintassi LaTeX è più che sufficiente.
                                volendo non c’è da cambiare niente, basta fare`…
                                \begin{document}
                                ….
                                \frontmatter
                                \pagenumbering{Roman}
                                …`

                                Il difficile non sono i numeri romani MAIUSCOLI, ma quelli MAIUSCOLETTI.

                                Infatti non basta rimpicciolire il maiuscolo come nell’esempio della riga di sopra, ma bisogna cambiare forma perché cambiando corpo i tratti del segno diventano troppo sottili. Magari si può fare anche quello in mancanza di meglio, ma è un ripiego.

                                in risposta a: Numerazione pagine documento #107508
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::


                                  Vedete, Lorenzo e Alessandro. non è difficile scrivere macro come quelle proposte da Lorenzo.
                                  Il problema difficile è scriverle in modo che il tutto sia compatibile con hyperref che riconosce solo i comandi \arabic e \romanumeral (o i loro comandi subalterni) per creare i link alle pagine.
                                  Se questi link non servono, si può fre facilmente, ma produrre un pacchetto che dilazioni l’effettiva definizione del comando di alto livello, quello per l’utente, al momento di eseguire lo statement \begin{document}, in modo da verificare se sia stato caricato hyperref e comportarsi in modo diverso a seconda del risultato del test è una cosa non banale e che lascia insoddisfatto l’utente che vuole i numeri romani in maiuscoletto ma vuole anche usare hyperref.

                                  La strada che passa per la ridefinizione dello stile delle pagine può essere una buona strada, ma impatta con le scelte di ridefinizione eseguite e/o desiderate dall’utente.

                                  In definitiva questa dei numeri romani maiuscoletti è una cosa che va risolta localmente da ciascun utente a seconda delle sue esigenze e delle sue capacità.

                                  La soluzione migliore sarebbe quella di NON usare i numeri romani nella parte iniziale; vecchia abitudine oggi del tutto desueta. Desueta non vuol dire che nessuno la usi più, ma che rappresenta un ritorno al passato anche se mancano i vincoli che c’erano nel passato.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 3,511 al 3,525 (di 11,286 totali)

                                Go to top▲