OldClaudio

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  • in risposta a: L’arte di scrivere con LaTeX: nuova edizione imminente? #106423
    OldClaudio
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      Come ti ha detto uno degli autori dell’Arte, lui non aggiornerà più niente (peccato!).
      Però una delle cose che dovrebbe essere aggiornata nell’Arte è il trattamento delle lingue; la guida L’Arte di scrivere in diverse lingue con (Xe)LaTeX dovrebbe colmare l’assenza di quell’aggiornamento che Tommaso non vuole più fare (in compenso è coautore di ArteLingue).

      Non ti preoccupare di quel Xe fra parentesi. Anche se sei neofita, sappi subito che esistono almeno tre programmi basati sul linguaggio LaTeX; pdfLaTeX, XeLaTeX e LuaLaTeX; il primo è quello più usato per scrivere nelle lingue “solite” a cominciare dall’italiano, ma se devi scrivere in lingue insolite o esotiche sono necessari font particolari (arabo, ebraico,…) o font con ideogrammi(cinese, giapponese, ecc), e anche in coreano che usa i suoi simboli letterali in opportune combinazioni che ai nostri occhi inesperti sembrano ideogrammi; e per usare questi font è necessario almeno XeLaTeX; LuaLaTeX ha un mucchio di funzionalità in più legate al fatto che il linguaggio base è strettamente integrato con il linguaggio di scripting che si chiama Lua, con il quel si possono fare tripli e quadrupli salti mortali senza rete, tanto per esaltarne le funzionalità in modo enfatico. Questo non vuol dire che LuaLaTeX sia l’unico e definitivo programma di composizione da usare.

      ArteLingue è scaricabile anch’esso dalla sezione Documentazione di questo sito.

      Anche se non scriverai mai in cinese o in arabo, arte lingue contiene molti modi di scrivere in lingue diverse dall’italiano, per esempio in greco o in cirillico; ma anche in inglese, spagnolo, tedesco, e via di questo passo.
      Non perché l’abbia scritto insieme a Tommaso, ma penso che sia una lettura interessante anche per un neofita, purché non si soffermi sugli aspetti di programmazione, ma solo sui risultati ottenibili. Poi col tempo se ne avrà bisogno lo potrà riconsultare anche per gli aspetti di programmazione.

      OldClaudio
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        Se usi, come spero, amsmath, usa \dfrac invece di \frac e tutto ti va a pasto; Se vuoi aumentare al spaziatura fra le equazioni (appena appena, mi raccomando) leggi come fare nella documentazione di amsmath.
        Come sai, la documentazione si legge aprendo una finestra comandi/prompt dei comandi/terminal, comunque si chiami con al tua macchina e il tuo sistema operativo, e ci scrivi dentro texdoc amsmath; il sistema operativo ti apre al finestra di visualizzazione dovo puoi leggere tutto anche aiutandoti cone le funzioni di “cerca” o “trova” del tuo visualizzatore.
        Se vuoi saperne di più del perché a te vengano delle frazioni rimpicciolite, scaricati dalla sezione Documentazione di questo sito, e leggiti la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato dove ho tradotto e commentato la parte rilevante come manuale del libro scritto dal papà di LaTeX; siccome l’ha scritto più di 20 anni fa, nel frattempo le cose sono cambiate sensibilmente, ma sostanzialmente sono diventate più facili da fare; tuttavia le spiegazioni permettono di capire come funzioni il linguaggio e il modo di operare di LaTeX e i miei commenti dicono come si possono fare più facilmente le cose “vecchie” e come fare tante cose nuove.

        in risposta a: Corretto posizionamento corollari #106407
        OldClaudio
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          No, ma puoi definire con \newtheroem un nuovo ambiente, diciamo corollario il cui contatore e sia indipendente oppure dipendente da quello dell’ambente teorema. Sta a te decidere e di usare il comando \newtheorem per ottenere il risultato che desideri; la documentazione dovrebbe essere cercata sia nella solita guida L’Arte di scrivere con LaTeX di Gordini e Pantieri, oppure nella traduzione comentata del manuale di LaTeX sotto forma di guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, entrambe, se non lavessi già fatto, scaricabili dal sito Documentazione di questo sito.

          in risposta a: BibTeX #106399
          OldClaudio
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            Ti capisco, perché il file che mi hai mandato conclude dicendo che ci sono stati 37 errori e il file .bbl (quello che contiene il codice LaTeX perché il compilatore pdflatex possa eseguire la composizione non è stato generato.

            A parte il fatto che un file .aux sono è presente due volte nel file Master.aux (precisamente appendix/Mohr_coulomb.aux), e che i record bibliografici che cominciano con @book\{TekniskStaab e @book\{Geoteknik cci sono due volte nel file literaure.bib — forse il contenuto del record è diverso, ma la chiave di citazione è la stessa — sembrerebbe che tu non abbia racchiuso fra graffe {…} o fra doppi apici “…” alcune voci di moltissimi record; quali voci il file blg non lo dice, ma si tratta di qualcosa di numerico, mentre dovrebbe essere letterale.
            Tu non ti preoccupare di sapere quale voce sia in queste condizioni, ma mettile tutte fra graffe.

            Inoltre citi un testo cono la chiave KasperEriksen ma il record corrispondente non c’è; il rcord con la chiave BS6349-1contiene un numero di fascicolo o di volume, ma non la serie. Questi sono piccoli errori che non dovrebbero influire sull’esito dell’esecuzone di bibtex; certamante la bibliografia per quelle voci o non conterrà nulla o conterrà cose strane, ma il file .bbl dovrebbe venire generato.

            Mi spiace di non poterti essere più specifico; ma se allegassi almeno il record crane, si potrebbero fare esperimenti o, magari, vedere ad occhio nudo che cosa è un numero intero invece che una stringa letterale.

            [attachment=1611]LogBibtex.rtf[/attachment]

            Ti accludo di nuovo il file LogBibTeX.rtf che ho modificato in modo da far cominciare ogni informazione si una nuova riga; così è più facile leggerlo; puoi vedre da solo quali sono le chiavi dei record che producono il messaggio ” 1 is an integer…” in modo che puoi andare a vedere in quei record se mancano delle graffe o delle virgole alla fine di qualche campo dentro i record caratterizzati da quelle chiavi.

            Nota la riga 46 dove dice che il file Mohr_coulomb.aux è presente due volte nel file master.aux e questo segnala senz’altro qualcosa di poco ortodosso nei file che includi, magari si tratta di una figura o di una tabella che includi due volte in punti diversi del documento, ma in quel caso non devi usare \include, ma \input. Controlla tutti i Warning; sono solo avvisi, non errori, ma potrebbe essere che i record indicati con le loro chiavi siano specificati come @book o @article, e magari, sarebbe meglio classificarli come @misc.

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            in risposta a: BibTeX #106397
            OldClaudio
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              Fascio” post=106478Buongiorno a tutti,

              Ho qualche problema con BibTex, nel senso che il pdf viene compilato correttamente ma quando cerco di compilare la bibliografia riporta “Process exited with error(s)”. In realtà non so che pesci pigliare perchè non ho mai usato la bibliografia e sto lavorando con un preset.
              Nel preambolo il pacchetto è:

              \bibliographystyle{bibtex/harvardUK}

              e il programma che uso per compilare è TexMaker che gira su El Capitan (OsX).

              Qualcuno sa come aiutarmi? perchè non ho idea di come risolvere il problema;)

              Grazie in anticipo!

              Non dai abbastanza informazioni e quelle che dai sono, ehm, “sbagliate”.

              Texmaker NON è un programma di compilazione; esso è semplicemente un editor che ti dà un certo aiuto per non dover lanciare il programma di compilazione, quello vero, dalla finestra comandi; in sostanza qundo clicchi sull’icona “Build” oppure esegui la voce di menù apposita ti lancia il programma di compilazione associato a quell’icona o a quella voce di menù.

              Ma, sempre tirando a indovinare, quell’indicazione [tt]\bibliographystyle{bibtex/harvardUK}[/tt] vuol dire che ti sei creato una sotto cartella bibtex subordinata alla tua cartella di lavoro del tuo documento, e ci hai copito dentro il file hardwareUK.bst?

              Potrebbe essere questo il problema. se nell’argomento di un comando specifici un nome di file compresa una parte del suo percorso, il programma di compilazione della bibliografia (specificatamente bibtex, non quello con cui compili il documento) cerca il file di stie bibliografico in un percorso subordinato alla cartella dove c’è il main file sorgente del tuo documento; se tu hai creato quella cartella e ci hai copiato dentro il file .bst lo trova, ma magari quel file necessita di altri file di configurazione e non li trova perché non li hai copiati.

              Riprova semplicemente con [tt]\bibliographystyle{harwardUK}[/tt] e vedi se gli errori spariscono.

              In ogni caso qundo ti vengono degli errori prendi sempre l’abitudine di andare a leggere il file “log” del programma che ti ha prodotto l’errore. Quando l’errore è prodotto da pdflatex, il vero compilatore (uno dei tanti usato come esempio), il file “log” si trova nella cartella del tuo main file, ne condivide il nome ma ha estensione .log; se l’errore è prodotto da bibtex, il file “log” condivide il nome del tuo file .bib, ma ha l’estensione .blg e si trova comunque nella cartella del tuo mainfile.
              apri il file .logo con Temaker stesso e leggi quello che c’è scritto dentro; di solito i file .blg sono piuttosto brevi, ma se ci sono errori il motivo lo si trova subito. Per i file .log del compilatore la descrizione dell’errore si torva talvolta dopo migliaia di righe e non è altrettanto facile da trovare, nel senso che non devi leggerne le 10000 righe dalla prima all’ultima, ma devi cercare la parola Error perché Texmaker ti porti in una zona dove si parla di errori; magari quella che interessa te non è la prima, ma con pochi click sull’icona Trova/Find ci arrivi in fretta.
              Non so per Texmaker, ma spesso gli editor front end per il sistema TeX hanno una icona per vedere direttamente il file log e altre icone per muoverti da un Error all’altro o da un Warning all’altro.

              in risposta a: Sillabazione italiano non funzionante #106391
              OldClaudio
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                Ieri ho cercato di darti una risposta, ma era troppo lunga e quando l’ho spedita, il server del forum mi aveva già staccato dal collegamento.
                Ben mi sta; non dovrei mai scrivere messaggi troppo lunghi.
                La sostanza del messaggio era che stai usando una versione di TeXLive obsoleta, datata 2013 (sta per uscire la 2016 e tre anni per questo tipo di software sono una “eternità”). Ma non basta: non ho mai visto un preambolo del file .log con quel tipo di informazioni; ho il sospetto che si tratti di una versione specialmente impachettata per quelche sistema Linux un po’ di gusti difficili che non si fida della versione di TeXLive che si può scaricare dal sito ufficiale del Coomprehensive TeX Archive Network (CTAN).

                D’altra parte il messaggio che ricevi è chiarissimo:

                Package babel Warning: No hyphenation patterns were loaded for
                (babel) the language `Italian’
                (babel) I will use the patterns loaded for \language=0 instead.

                La tua versione di TeXLive o è parziale, o non è configurata per caricare nel file di formato i pattern delle lingue che l’utente vuole usare. Per l’italiano che gli manca usa invece i pattern di sillabazione della lingua 0 che è l’inglese americano.

                È possibile che la tua installazione ti permetta di scaricare dai suoi repositories uno o più pacchetti legati a TeX riguardanti le lingue; usa il tuo apt-get, o yum, o il package manager del tuo Linux per scaricare e installare i pacchetti delle lingue. Poi ricostruisci i file di formato se non te lo fanno direttamente quei programmi di installazione.

                Tra poche settimane uscirà la TeXLive 2016 scaricabile da CTAN; approfittane per disfarti della tua vecchia installazione, ma installala da CTAN, non dia repositories del tuo Linux; per come fare cerca in rete il documento texlive-YEAR-ubuntu.pdf che dice come fare, almeno per le installazioni di Linux conformi agli standard fissati da consorzio Debian.

                Essendo l’autore dei pattern di sillabazione, ti posso assicurare che fanno parte di ogni distribuzione completa del sistema TeX da circa 25 anni (ovviamente in questi 25 anni li ho corretti e aggiornati, ma sono circa 15 o 20 anni che non ricevo più segnalazioni di errori).

                in risposta a: xcolor.sty not found #106380
                OldClaudio
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                  Non è il suo TeXworks che fa miracoli, ma è TeXLive che è una distribuzione completa.

                  Che cosa intendi con “…Posso anche non utilizzare più Latex o sbaglio?…”

                  Dipende dal significato che attribuisci alla parola LaTeX; se intendi il compilatore/compositore latex.exe, non dovresti averlo mai usato ma dovresti ussare solo pdflatex.exe, che è quello che fa TeXworks quando clicchi sul bottone verde in alto a sinistra. In alternativa puoi usare xelatex.exe o lualatex.exe, ma per cose normali pdflatex va benissimo.

                  Se intendi il “linguaggio” LaTeX, direi che non è obbligatorio ma è fortemente consigliabile non abbandonarlo; in alternativa potresti avere Plain TeX (tex.exe o etex.exe) xetex, luatex, context, ed altri linguaggi basati sul linguaggio plain e/o lua, o sul particolare linguaggio contexts, ma solo per lavori speciali.

                  Anche se da novizi di LaTeX si ha la sensazione di non riuscire mai a padroneggiare il suo linguaggio, in pratica è molto più agevole che non gli altri linguaggi che ti ho citato; ci vuole un po’ di pazienza e molta pratica, ma poi lo si padroneggia abbastanza bene.

                  in risposta a: xcolor.sty not found #106377
                  OldClaudio
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                    Installare i pacchetti a mano non è sempre facile, anzi; specialmente con MiKTeX.

                    @roberto
                    @degiuli ti ha detto come fare per far sì che, essendo on line, MiKTeX provveda da solo a installare i pacchetti mancanti, ma in generale MiKTeX induce gli utenti ad installare una versione di base, invece che a installare tutto il sistema TeX nella sua completezza.
                    La distribuzione TeXLive, che qui nel forum viene preferita rispetto a MiKTeX (vale anche per gli utenti WIndows, non è specifica di una solo sistema operativo come MiKTeX, ma questo non è né l’unico motivo né il motovo principale) fa esattamente il contrario, cioè per impostazione predefinita installa il sistema completo; consente però all’utente che sa che cosa sta facendo di installare solo alcune parti.

                    Comunque, oltre a fare quello che ti ha detto @roberto.degiuli, tu hai già scaricato il pacchetto che non contiene xcolor.sty ma contiene diversi altri file uno dei quali ha estensione .ins e un altro .dtx Il file .dtx contiene il codice del pacchetto con tutta al sua documentazione le lo compili con pdflatex ti ri-produce i due file .pdf che sono già presenti nel pacchetto. Il file .ins serve invece per estrarre dal file .dtx solo il codice e a installarlo o per lo meno a renderlo disponibile. Di solito il sistema TeX lo trova se lo metti nella cartella …\tex\latex\xcolor\
                    i puntini sostituiscono tutto il percorso fino alla cartella tex\; hai due possibilità; usi come percorso C:\Programmi\… eccetera, e se non hai ancora la sotto cartella xcolor\ la devi creare; oppure ti crei un albero personale come descritto nella guida per neofiti L’Arte di scrivere con LaTeX. Non ti fidi di essere capace di fare queste cose o non sai usare la finestra comandi? Pazienza, molti giovani utenti che sono sempre vissuti in un mondo informatico formato da finestre non hanno dimestichezza con la finestra comandi, detta anche Prompt dei comandi sulle macchine Windows. Comunque c’è un altro rimedio: dopo aver compilato con pdflatex il file xcolor.ins, copy o sposti il nuovo file xcolor.sty nella cartella dove si trova la tua presentazione beamer; constati che tutto funziona regolarmente e beamer non ti dà più quell’errore.

                    La procedura che ti ha indicato @roberto.degiuli è molto più comoda, ma funziona solo se sei in rete; di solito lo siamo quasi sempre, ma se ci troviamo in un posto senza rete o alla quale non abbiamo accesso, siamo fritti. 🙁

                    in risposta a: Crossing referencing tra due documenti differenti #106371
                    OldClaudio
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                      Onestamente ho capito solo che vuoi citare delle cose che hai scritto in un altro documento. Tutto il resto mi è oscuro, ma conoscendo il meccanismo con il quale funzionano i riferimenti incrociati sia normali, sia “hyperlinkati”, direi che devi compilare entrambi i documenti almeno due volte; quello A per primo, poi quello B.
                      Non sono sicuro che se vuoi i collegamenti ipertestuali attivi la cosa funzioni, ma se anche funzionasse, la prima volta che sposti uno dei due documenti da qualche altra parte è probabile che il tutto smetta di funzionare.
                      Quindi citare cose che si trovano in altri documenti è una operazione non solo difficile, ma anche terribilmente sensibile a cambiamenti apparentemente slegati dai documenti stessi, che rendono i link non più validi. Non è il tuo caso, ma secondo le norme ISO per l’archiviabilità a lungo termine, questa operazione e vietata e un file che la “tentasse” sarebbe automaticamente non valido secondo le norme ISO.

                      Ti suggerisco di trovare un altro modo per fare quello che desideri, per esempio quello di fare nel documento B un riferimento bibliografico che citi il documento A secondo le norme che riguardano le citazioni bibliografiche, e in quel riferimento oltre al titolo, l’autore eccetera, puoi indicare anche il paragrafo, il capitolo, la pagina, la nota in cui si trova quello che vuoi citare.

                      Capisco che questo mio messaggio non ti sia di grande aiuto, ma ho abbastanza esperienza per sapere che i riferimenti incrociati fra documenti diversi non funzionano quasi mai, non perché il sistema TeX non vada bene, ma perché sono troppo delicati per essere affidabili.

                      in risposta a: Cambiare interlinea solo in una parte di documento #106348
                      OldClaudio
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                        Be’, in effetti in LaTeX2e è stato aggiunto il comando [tt]\linespread[/tt] proprio per non toccare \baselinestretch come fissato dei comandi di corpo. Quel comando che citi, [tt]\setstretch[/tt], non l’ho citato apposta, perché quello mi pare un errore del pacchetto che fa una cosa difficile da recuperare se non si conosce a fondo il meccanismo di impostazione dei font di LaTeX.

                        La situazione migliore è quella di NON usare il pacchetto setspace.

                        OldClaudio
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                          Naturalmente sai che per avre a bibliografia bisogna compilare almeno 4 volte:
                          pdflatx o xelatex
                          biber o bibtex
                          pdflatx o xelatex
                          pdflatx o xelatex

                          Naturalmente sai che se non hai mai citato nesuna opera elencatea nelle bibliografia, la bibliografia non esce comunque; puoi però usare il comando [tt]\nocite{*}[/tt] per avere composta la bibliografia con tutti i riferimenti presenti nel file .bib.

                          All’occorrenza ripassa il capitolo bibliografia ne L’Arte di scrivere con LaTeX

                          in risposta a: Cambiare interlinea solo in una parte di documento #106346
                          OldClaudio
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                            Ludi_1994″ post=106449Ciao a tutti,
                            probabilmente è stato già chiesto, ma non sono in questo forum da molto. Come faccio per modificare l’interlinea solo in una parte di testo?
                            Avevo visto una cosa tipo: \linespread{}\selectfont, ma non ho capito come si usa.
                            Qualcuno potrebbe aiutarmi?
                            Grazie!!

                            @letteracdp, dice bene, ma il pacchetto setspace serve anche per impostare lo scartamento (la distanza fra due linee di base di due righe di testo adiacenti si chiama scartamento, non interlinea, anche se tutti lo chiamo così; in TeX ese viene chiamato base line skip (scostamento della linea di base] che con una locuzione di tre parole dice quello che esprime la parola scartamento) diretttamente con un comando che equivale al comando che non ti è chiaro [tt]\linespread{[/tt]fattore[tt]}\selectfont[/tt].
                            La spiegazione è semplice: [tt]\linespread[/tt] usa il suo argomento per impostare un fattore moltiplicativo con cui moltiplicare lo scartamento preimpostato dai comandi [\normalsize, \large, \small[/tt] eccetera. Non viene usato subito ma quando viene direttamente o indirettamente il cmando [tt]\selectfont[/].

                            Dunque se hai impostato il tuo documento per avere un font normale di 12pt, lo scartamato predefinito per questo corpo potrebbe essere di 15pt (dipende dalla classe, dai font usati, da pacchetti eventualmente installati, ma di solito è il 20% – 25% maggiore del cor[o del font); nel mio esempio il rapporto fra lo scartamento di 15pt e il corpo di 12pt vale 1,25, quindi lo scartamento è del 25% maggiore del corpo.

                            Se dunque vuoi uno scartamento minore in un solo capoverso, ti basta racchiuderlo in un gruppo e dentro il gruppo, prima della prima parola per ridurre lo scartamento da 1.25 del corpo a 1.20 del corpo imposti il fattore di scala al valore 0.96 = 1.20/1.25; scrive perciò:`
                            …fine del capoverso precedente.

                            {\linespread{0.96}\selectfont

                            Capoverso più compatto….
                            … fine del capoverso compatto.

                            }

                            Capoverso successivo…`Se dimentichi di scrivere [tt]\selectfont[/tt] non succede niente, nel senso che il fattore 0.96 non viene usato dentro il gruppo, e dopo la chiusura del gruppo quell’impostazione è scomparsa, dimenticata, tolta dalla memoria del programma di composizione.

                            Però se al posto di [tt]\selectfont[/tt] usi un qualunque comando che cambi il copro del font, o il so disegno, o la sua nerezza, quel fattore 0.96 viene usato perché quei comandi usano essi stessi [tt]\selectfont[/tt].

                            Quindi che tu usi il pacchetto setspace e i suoi comandi generici o quelli specializzati per un dato valore del fattore di scala, oppure se usi direttamente [tt]\linespread[/tt] con un argomento adeguato, fa lo stesso, ma, attenzione, è pessima abitudine alterare il fattore di allargamento dello scartamento se non di pochi punti percentuali; nell’esempio che ti ho fatto si diminuisce lo scartamento del 4%; in un caso opposto lo si potrebbe aumentare di un 5%, ma non è mai consigliabile uscire da questi limiti ristretti.

                            L’errore più grave del pacchetto setspace è quello di fornire all’utente solo i comandi predefinti di [tt]\onehalfspacing[/tt] e [tt]\doublespacing[/tt] che corrispondono ad scartamenti maggiori di di un 35% il primo, e del 100% il secondo.

                            No buono, no buono 🙁

                            in risposta a: Riferimento edizioni originali bibliografia #106334
                            OldClaudio
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                              Non è tanto una questione di accettare LaTeX, quanto di accettare il PDF; capisco che le la rivista ricompone tutto, non può procedere a partire dal PDF.
                              Nel Meeting del 2014 a Verona è stato presentato un articolo che risolve il tuo problema; scarica dalla sezione di ArsTeXnica di questo forum il fascicolo 18; vi troverai quello che cerchi e la trasformazione in formato doc non sarà un problema.

                              Alternativamente puoi certamente mandare l’articolo in PDF per mostrare che cosa vorresti che il tuo articolo contenga, ma manda anche il sorgente “detexato”; esiste un comando detex che permette di togliere al file .tex tutto il markup lasciando un file di solo testo con una formattazione minima, nel senso che almeno i capoversi sono separati e distinguibili; quel file di solo testo serve alla redazione da inserire nei loro programmi di impaginazione, ma il file PDF dice loro anche che cosa devono fare per rendere il testo che hai scritto.

                              Per il problema dell’edizione originale, puoi sia fare un riferimento alla versione originale, sia usare il campo note={…}, dove scrivi al postodei puntini quello che ti pare; consiglierei una frase di senso compiuto.

                              in risposta a: Centrare l’intestazione delle colonne di una tabella #106331
                              OldClaudio
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                                Ma hai guardato il codice che ti ho allegato nel mio ultimo messaggio? Ci sono le soluzioni a tutte le tue domande.

                                in risposta a: PFD in A5 #106320
                                OldClaudio
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                                  Ma perché non ti installi Adobe Reader?

                                  Se proprio non vuoi, allora prendi il file seguente:`% !TEX TS-program = pdflatex
                                  % !TEX encoding = IsoLatin
                                  \documentclass[10pt,a5paper]{book}
                                  \usepackage[a5paper,verbose]{geometry}
                                  \geometry{a5paper}
                                  \usepackage[parfill]{parskip}
                                  \usepackage{graphicx}
                                  \usepackage{amssymb}
                                  \usepackage{epstopdf}
                                  \usepackage[italian]{babel}
                                  \usepackage[T1]{fontenc}
                                  \usepackage[latin1]{inputenc}
                                  \DeclareGraphicsRule{.tif}{png}{.png}{`convert #1 `dirname #1`/`basename #1 .tif`.png}
                                  \usepackage[colorlinks=true, pdfstartview=FitV, linkcolor=blue,
                                  citecolor=blue, urlcolor=blue]{hyperref}

                                  \graphicspath{/immagini/}
                                  \newcommand\Fontvi{\fontsize{5}{7.2}\selectfont}

                                  \title{Titolo}
                                  \author{Me}
                                  \date{}

                                  \usepackage{picture}

                                  \begin{document}
                                  \maketitle
                                  \chapter{Capitolo}
                                  Ciao mondo

                                  \cleardoublepage

                                  \noindent\begin{picture}(0,0)
                                  \put(-\dimexpr\oddsidemargin+1in\relax,%
                                  \dimexpr\topskip+\headsep+\headheight+\topmargin+1in\relax){%
                                  \put(0,0){\circle*{2mm}}
                                  \put(148mm,0){\circle*{2mm}}
                                  \put(148mm,-210mm){\circle*{2mm}}
                                  \put(0,-210mm){\circle*{2mm}}
                                  }
                                  \end{picture}

                                  \end{document}`Contiene il tuo preambolo più il pacchetto picture che permette di usare l’ambiente picture specificando anche dimensioni esplicite; nell’ultima pagina che sembra vuota, ci sono gli angoli che contengono dei cerchi neri centrati sullo spigolo della carta (quindi ti appare solo un quarto di cerchio); come vedi i quattro circoletti sono piazzati sugli spigoli di un rettangolo di dimensioni pari a un foglio A5, e essi sono perfettamente centrati.

                                  Poi è chiaro che se stampi quella pagina, la stampante è configurata per usare carta A4, e quindi la pagina pdf sembra di formato A4,ma non lo è.

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