OldClaudio

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  • in risposta a: Allineamento tabella a sinistra del testo #106472
    OldClaudio
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      Guarda che Introduzione all’arte… non è ArteLATeX; la prima è una guida in formato B5 di circa 800 pagine, la seconda è una guida in formato A4 di circa 250 pagine; la prima richiede di avere già una certa conoscenza di LaTeX e raccomanda di conoscere già la seconda.

      in risposta a: Problema codifica UTF-8 lettere accentate inputenc #106489
      OldClaudio
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        Lorenzo Pantieri, autore di quei due template, usa la codifica applemac, purtroppo…

        Quindi i template che hai scaricato sono codificati in applemac.

        Dai rombi neri con il punto interrogativo bianco che compaiono nel file sorgente, direi che quella sia la causa del tuo problema.
        Fra le guide tematiche ce n’è una sulle codifiche; vi si spiega anche come fare a cambiare codifica ad un file.
        E poi, più di tutto, vi si spiega come usare le “righe magiche” che permettono all’unico editor intelligente di auto configurarsi per una codifica specifica, anche diversa da quella che gli è stata impostata come predefinita. Gli editor intelligenti che conosco sono TeXShop (solo per Mac), TeXworks e TeXstudio, entrambi multipiattaforma; probabilmente ne esistono altri, ma questi due multipiattaforma sono decisamente consigliabili, a meno di non disporre di un Mac per il quale TeXShop va benissimo e che è l’editor che ha “inventato” le righe magiche.

        in risposta a: Immagine nel punto sbagliato #106477
        OldClaudio
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          Il motivo è semplice: non è facile piazzare un oggetto di grandi dimensioni in una pagina dove non c’è abbastanza posto; quindi l’ambiente figure (e l’ambiente table) fanno “flottare” il loro contenuto in pagine successive dove ci sia abbastanza posto per metterle.

          D’altra parte LaTeX oltre al comando \caption per creare una didascalia, permette di riferirsi in modo simbolico ad oggetti numeriti che non si trovino di seguito nel discorso; per cui avendo usato il comando \label{fig:duefigure} dopo il comando \caption con il suo argomento, nel testo scriverai “…la figura~[tt]\ref[/tt]{fig:duefigure}…” e non “…la figura seguente…”. Dovunque sia la figura il riferimento incrociato eseguito con i comandi \label e \ref (e anche \pageref se vuoi indicare la pagina dove si trova l’oggetto) il riferimento simbolico eseguito mediante l’etichetta “fig:duefigure” permette di trovare al figura anche se non si trova immediatamente adiacente al testo che vi fa riferimento.
          Tra l’altro mi pare di ricordare che se anche il titolo della sezione fosse a inizio pagina, LaTeX non metterebbe al figura lì se non è preceduta da qualche riga di testo; perché? Perché tipograficamente sarebbe un errore.

          Fidati: se LaTeX non lo fa spontaneamente, è perché le regole tipografiche lo considerano un errore. Come dice la guida L’Arte di scrivere con LaTeX, “LaTeX non è Word”. Con Word lo puoi fare,ma Word non ha nessuna pretesa di fare le cose tipograficamente corrette. (Word di Office è solo un esempio, perché la stessa affermazione di applica a Writer di OpenOffice e di LibreOffice, e a Pages del Mac; tutti ottimi programmi, ma non adatti da soli a produrre stampati tipograficamente corretti).

          Non usare mai il codice [tt]H[/tt] fatto apposta per bloccare la figura o la tabella in una data posizione nel flusso del tuo discorso; ti potrebbe andare bene con delle figurine piccole piccole che consumano poche righe di testo (se le due figure appaiate fossero alte l’equivalente di 5 righe di testo, l’ingombro complessivo dalla figura con la o le didascalie e gli spazi verticali di separazione non sarebbe inferiore a 9 righe, quindi se ti capita questo “mattone” verso la fine della pagina, è facile che non ci stia e che venga riportato alla pagina successiva con conseguente allargamanto degli spazi fra i capoversi o in modo da lasciare mozza la pagina precedente.

          Un metodo alternativo a quello suggeritoti da Gustavo potrebe essere quello di non usare il pacchetto float e i posizionatore [tt]H[/tt], ma di usare l’ambiente center e il comando \captionof del pacchetto caption che stai già usando. Il risultato sarebbe ugualmente aleatorio e generalmente di pessima qualità tipografica.

          Per sincerartene prova entrambi i metodi aggiungendo un po’ di testo (anche solo una sfilza di bla bla) prima della tua figura in modo da mandarla verso il fondo della pagina; e ti rendi conto da solo della porcheria tipografica che ne viene fuori.

          in risposta a: Modificare posizione titolo capitolo e num in Classicthesis #106486
          OldClaudio
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            In teoria non puoi, perché l’autore di ClassicThesis non accetta che siano apportate modifiche al suo layout.

            In pratica, purché non modifichi ClassicThesi.sty, per apportare modifiche devi essere così bravo da leggerti la documentazione delle classi KOMA Script; apri un terminale e scrivici dentro texdoc scrguien, premi il tasto “invio” e leggi quello che ti si apre in una nuova finestra.
            Le classi scrbook.cls, scrreprt.cls e le altre di quella collezione sono configurabili, ma ClassicThesis fa di tutto per mettere i bastoni fra le ruote così che modificarne il comportamento è possibile ma staordinariamente complicato. Tanto complicato che io preferisco crearmi le classi da solo partendo da zero o appoggiandomi alle classi standard che accettano qualunque modifica in modo relativamente facile.

            in risposta a: Allineamento tabella a sinistra del testo #106470
            OldClaudio
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              La spiegazione si trova sia nella Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX sia nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, entrambe scaricabili dalla sezione Documentazione di questo forum. La chiave è il comando [tt]\makebox[/tt], ma è troppo lungo da spiegare in un messaggio per il forum.

              in risposta a: Introduzione alla “parte” #106459
              OldClaudio
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                Quando riesci a stare attento a quello che scrivi, allora si a buon punto; scusa, ma perché dici che ti sei sbagliato dicendo che “effettivamente i capitoli iniziano alle pagine dispari (quelle a sinistra)” quando appunto le pagine dispari sono a destra? Hai mai aperto un libro qualsiasi per vedere da che lato stanno le pagine dispari? Scusami se sono un po’ duro, ma la tua disattenzione deve essere curata, perché così non riesci ad imparare.
                il comando \part, è, appunto un comando, non una classe; vedi sopra; una classe è un file che contiene i comandi, le dichiarazioni e le impostazioni per comporre una categoria di documenti. Ripeto che mi scuso se sono un po’ duro, ma devi stare attento a come i=usi i termini tecnici, perché rischi di non farti capire.

                Allora copiare nel preambolo la definizione dei comandi che generano la pagine inziale di una parte, significa aprire il file di classe, per esempio book.cls, il file che carichi con alcune opzioni con il comando [tt]\documentclass[…]{book}[/tt]; penso e spero che tu sappia cercare un file nel tuo file system che è diverso da un sistema operativo ad un altro. Il comando \part è il seguente`\newcommand\part{%
                \if@openright
                \cleardoublepage
                \else
                \clearpage
                \fi
                \thispagestyle{plain}%
                \if@twocolumn
                \onecolumn
                \@tempswatrue
                \else
                \@tempswafalse
                \fi
                \null\vfil
                \secdef\@part\@spart}`Vedi che si prepara una pagina di destra, poi esegue alcune impostazioni a seconda che stia componendo su una o due colonne, poi esegue o l’uno o l’altro dei comandi [tt]\@part[/tt] o [tt]\@spart[/tt]. Il primo serve per comporre le parti numerate, il seocndo le parti non numerate come puoi capire leggendone i relativi codici; Supponiamo che tu stia numerando le parti (se non fosse così, dovresti modificare entrambi i comandi); quindi se scorri la definizione di [tt]\@part[/tt] vedi che termina con il comando [tt]\@endpart[/tt]; questo è il comando che chiude tutta la serie di operazioni necessarie per comporre la pagina iniziale della parte, e in dettaglio è questo:`\def\@endpart{\vfil\newpage
                \if@twoside
                \if@openright
                \null
                \thispagestyle{empty}%
                \newpage
                \fi
                \fi
                \if@tempswa
                \twocolumn
                \fi}`La parte che interessa te è la prte contenuta fra [tt]\if@openright[/tt] e il successivo [tt]\fi[/tt]Cancella tutta questa parte, lasiando solo quello che interessa te:`\makeatletter
                \def\@endpart{\vfil\newpage}
                \makeatother`Attento: ho cancellato anche il ripristino delle due colonne, quindi dopo aver scritto la tua breve introduzione alla parte, ricordati di dare a mano il comando [tt]\twocolumn[/tt].
                Complicato? Non molto, nel senso che hai dovuto cancellare solo poche righe di codice, ma la complicazione nasce dalla ricerca di quello che ti serve modificare. Nota che la parte che ho cancellato, oltre a non ripristinare \twocolumn, toglie quello che sostanzialmente è eseguito dal comando [tt]\cleardoublepage[/tt].

                in risposta a: L’arte di scrivere con LaTeX: nuova edizione imminente? #106427
                OldClaudio
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                  Certamente anche LaTeX per l’impaziente è pregevole, ma non è L’Arte di scrivere con LaTeX.
                  Secondo me, anche se informaticamente parlando è un po’ obsoleta, ma meno di LaTeX per l’impaziente, L’Arte è molto valida anche per come è composta. Tommaso ci ha messo molto per redigere la versione del 2012; era anche a buon punto per redigere una sua revisione aggiornata, e un frutto parziale è stato L’Arte di scrivere in diverse lingue con (Xe)LaTeX. Tuttavia gli si è spento il “sacro fuoco” (chissà, qualcuno vi avrà gettato una secchiata d’acqua sopra?) e ha deciso di non occuparsene più.
                  È un vero peccato, ma è così.

                  in risposta a: [RISOLTO]Impostazione tabella su una colonna #106465
                  OldClaudio
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                    Ora stiamo ragionando meglio, almeno per me è più facile capire il tuo problema.
                    1) formule chimiche: certo usare mhchem sarebbe la soluzione migliore, ma se non riesci a installare altri pacchetti in LinuxMint, devi arrangiarti a mano. Allora le forumule chimiche vanno scritto in tododo e la numerosità degli atomi componenti un dato composto vanno scritti a pedice; dunque se è solo questo che ti serve definisci nel tuo preamboloun comando del genere (il nome te lo scegli tu, ma non usare nomi di altri pacchetti)`\newcommand\chim[1]{\enduremath{\mathrm{#1}}}`Questo semplice comando ti dovrebbe permettere di scrivere al posto di, per esempio, [tt]C_5H_1_2[/tt] semplicemente [tt]\chim{C_5 H_{12}}[/tt] per ottenere sia nel testo sia in matematica la formula C5H12.

                    2) La tabella di 10 colonne è troppo larga per scrivere in una colonna di testo. Innanzi tutto tolgi i filetti verticali che per una composizione professionale non ci vogliono; poi usa il pacchetto booktabs che ti definisce tre filetti orizzonatli: \toprule da mettere prima della prima riga; \midrule da mettere dopo la riga di intestazione; \bottomrule da mettere dopo l’ultima riga della tabella. Una tabelle ben composto contiene al massimo questi tre filetti e nessun altro filetto orizzontale. Poi siccome la tabella ha 10 colonne ed è comunque troppo larga, la devi mettere come oggetto flottante in testa alla prima pagina utile:`\begin{table*} %%% nota l'asterisco.
                    \begin{tabular}{*{10}l}
                    \toprule
                    Species & … \\
                    \midrule
                    \% volume &…\\
                    Mass & …
                    \bottomrule
                    \end{tabular}
                    \caption{Didascalia della tabella}
                    \label{tab:masse-volumi}
                    \end{table*}`Ovviamente non farai riferimento alla tabella dicendo “…la tabella seguente” ma dirai “…la tabella~[tt]\ref[/tt]{tab:masse-volumi}”.

                    Alternativamente, sempre ricordandoti che si tratta di un oggetto di grandi dimensioni che non puoi spezzare a fine colonna, puoi comporre la tabella scambiando righe e colonne, quindi di tre colonne e di 10 righe più la didascalia e gli spazi di separazione, perciò devi contare come se fosse una tabella che ti occupa 14 righe della colonna di testo.
                    LaTeX può fare molte cose in automatico, ma come dice il proverbio, “aiutati, che Dio ti aiuta”; in questo caso visto che LaTeX non è onnipotente, se gli dai un aiutino pensando in anticipo a quello che vuoi fare, lui lo fa diligentemente come ogni programma che è privo di fantasia e non prende iniziative da solo, al di là di come è stato programmato.

                    in risposta a: Numerare equazioni #106445
                    OldClaudio
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                      Infatti ti ho detto che quei due comandi non sono standard ma si trovano in certe classi come memoir e in certi pacchetti come per esempio chngcntr.

                      Se ti fidi di usare la dichiarazione \makeatletter nel preambolo, usando article, puoi semplicemente scrivere`\makeatletter
                      \@addtoreset{equation}{theorem}
                      \renewcommand\theequation{(\thetheorem.\arabic{equation)}`Togli le parentesi tonde se ti appaiono doppie nel documento composto.
                      Non solo, ma la prima definizione che dai prima di cambiare la lista di reset non ci vuole, perché è la definizione di default della classe article.

                      in risposta a: [RISOLTO]Impostazione tabella su una colonna #106462
                      OldClaudio
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                        Antonio, la tua decisione di lasciare perdere LyX ti fa onore; imparare LaTeX per usalo bene e per risolvere i problemi che incontri ti permette di capire come funziona l’impaginazione tipografica e come funziona LaTeX per ottenerla.
                        Tuttavia devi leggere una guida per neofiti; gli errori che ci sono nel tuo preambolo e nel tuo codice indicano che non hai letto nessuna guida introduttiva, o se l’hai letta ti sono sfuggiti elementi importanti.

                        Per esempio: nel tuo abstract cominci con [tt]\textbf{}…[/tt]; l’errore consiste nel confondere un comando (che agisce su un argomento che nel tuo caso è “vuoto”) con una dichiarazione (che agisce su tutto quel che segue finché non si specificaca una dichiarazione opposta oppure non si chiude il gruppo o l’ambiente nel quale la dichiarazione è racchiusa.

                        Un altro errore: impostare il rientro dei capoversi a 2 punti tipografici è quasi come impostarlo a zerro, solo che l’effetto è percepibile ad occhio nudo; un punto tipografico corrisponde a circa un terzo di millimetro; due punto perciò sono circa due terzi di millimetro, cioè quasi niente, ma un niente visibile come un difetto di composizione. O metti 10 o 15 punti, o metto 0 punti.

                        Altro errore: la barra ribassata _ è un carattere speciale che serve per scrivere i pedici in matematica; non la puoi quiindi usare come un segno di spaziatura visibile come si fa spesso in informatica, ma la puoi usare solo in matematica per lo scopo per il quale LaTeX l’ha definito.

                        Prime di collaudare il tuo codice, rispediscilo togliendo almeno gli errori che ti ho segnalato, in particolare le barre ribassate.

                        in risposta a: Introduzione alla “parte” #106457
                        OldClaudio
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                          Io farei così: ridefinirei il comando \part in modo che faccia tutto quello che fa ora, ma senza terminare con \cleradoublepage; in questo modo l’intestazione della parte rimane quella solita, ma il suo verso rimane disponibile per scriverci qualcosa, per esempio la tua breve introduzione; quando la tua introduzione è terminata, e dai il comando \chapter per comporre il primo capitolo di quella parte, esso incomincia come al solito con un \cleardoublepage, in modo da cominciare un capitolo su una pagina dispari (di destra; quelle pari sono a sinistra — attento a non scambbiare i concetti come sembrerebbe di capire dal tuo messaggio), in modo che non sprechi nessuna pagina vuota né quasi vuota.
                          Naturalmente non è l’unica soluzione, ma questa mi pare la più semplice.

                          Per modificare il comando \part o il suo subalterno \@part puoi copiare il codice dalla classe al tuo preambolo;poi puoi modificarlo a piacere; ovviamente devi stare attento a far precedere il tratto di codice da modificare dal comando \makeatletter, per poter gestire i comandi che contengono il segno @ come se fosse una lettera.

                          Una alternativa sarebbe quella di usare il pacchetto xpatch, che ti permette di modificare localmente qualsiasi comando, purché tu sappia come esso è fatto dentro e tu sappia che cosa stai facendo; ecco perché personalmente preferisco copiare il codice nel miei preamboli (o in miei pacchetti personali) perché dovendo mettere le mani nel codice interno mi rendo conto perfettamente di quello che sto facendo.

                          in risposta a: Numerare equazioni #106443
                          OldClaudio
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                            Matteo Dann” post=106519Grazie mille per i suggerimenti; io ho un file con formule che si trovano soltanto all’interno di teoremi, e sarebbe veramente bello se si potesse fare in modo che la numerazione delle equazioni ricominci ad ogni teorema (qualcosa come: #teorema.#equazione). Quanto sarebbe complicato?

                            Premesso che secondo me sarebbe una cosa molto insolita e se ha delle finalità didattiche non lo farei. Ma è una scelta tua perfettamante legittima.

                            Prima devi togliere il contatore equation dalla lista di reset predefintia, presumibilmnete quella del contatore chapter; poi devi aggiungerla alla lista di reset del contatore theorem; infine devi ridefinire il comando \theequation; più o meno così:`\counterwithout{equation}{chapter}
                            \counterwithin{equation}{theorem}`Il tutto dipende dalla classe che usi; i comandi che ti ho descritto sono quelli della classe memoir, ma ci sono anche degli altri pacchetti che mettono a disposizione comandi con le stesse funzionalità.
                            Nota che il comando \counterwithin ridefinisce anche il comando \theequation come formato dal numero del teorema.numero dell’equazione; non hai quindi bisogno di specificare una tua definizione.

                            Io, personalmente, proverei queste definizioni e scriverei il mio documento; visto il risultato, se lo trovo funzionale lo conserverei, se lo trovassi confusionale, cancellerei quei due comandi e tutto tornerebbe a funzionare come preimpostato.

                            Va da se che se usi la classe article non devi usare il primo comando che toglie il contatore dalla lista di reset del contatore chapter, visto che in article, quel contatore non è definito.

                            in risposta a: Problemi con comando Verbatim e carattere ° #106438
                            OldClaudio
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                              Sostituisci ° con ^\circ in ogni Verbatim, oppure usa come encoding dell’intero documento utf8, ma compila con xelatex. Ovviamente devi modificare un poco il preambolo, ma si tratta di piccole cose.
                              Se non hai mai usato xelatex, leggiti la guida introduttiva introxelatex.pdf (cercala in rete con qualunque motore di ricerca).

                              in risposta a: Numerare equazioni #106441
                              OldClaudio
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                                Ci sono almeno tre o quattro numerazioni di equazioni già personalizzate, o quasi.

                                a) La numerazione assoluta che comincia da 1 dalla prima del documento e prosegue fino alla fine del documento. È quella della classe article.
                                b) La numerazione che ricomincia da 1 ad ogni capitolo; è quella usata dalle classi report e book.
                                c) La numerazione per sotto equazioni da usare nell’ambiente subequation definito dalla casse amsmath, utile per i sistemi di equazioni; il sistema nel suo complesso ha un numero e le sue equazioni sono numerate con lettere distinte aggiunte al numero del sistema.
                                d) Il comando \tag definito dal pacchetto amsmath permette di affibbiare ad una equazione un’ “etichetta” anche non numerica con cui identificare l’equazione; questa “etichetta” è recuperabile con il comando \label e la si può citare con il comando \ref.

                                Sarebbe possibile (ri)definire il comando \theequation ma il risultato sarebbe molto difficile da gestire.

                                in risposta a: comando \times di default #106435
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Il suggerimento di usare il pacchetto siunitx è sicuramente il migliore; un po’ faticoso ora che hai già sostituito tante vole l’asterisco con \times che il lavoro per “correggere” tutte le istanze dell’asterisco diventerebbe molto lungo.
                                  Sono sicuro che, programma di editing permettendo, Enrico saprebbe anche come indicarti la possibile sostituzione globale di tutte le istanze di una stringa di cifre contenente la stringa “*e” con “\times e” usando, all’occorrenza le regular expressions,

                                  Se sei sicuro che tutti gli sterischi da sostituire siano immediatamente seguiti da una e senza spazi interposti, allora con il tuo editor e senza usare regular expressions, usa la funzione cerca (o trova, o find, o…) del tuo editor e specifica *e
                                  Poi nella funzione incolla, o paste, o …, scrivici \times e
                                  Infine clicca il bottone Sostituisci tutto o Replace all, e il giochetto è fatto.
                                  Ma se il tuo editor non ti consente di usare la funzionalità find and replace e/o replace all. quello che ti ho suggerito sopra è del tutto inutile.

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