OldClaudio

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  • in risposta a: TeX Live 2015 is frozen forever #106089
    OldClaudio
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      TeXLive scaricato da CTAN va bene sia per Windows, sia per Linux, sia, col nome di MacTeX, sul Mac.
      Per tutti e tre è disponibile un applicativo tlmgr (.exe per windows) che da solo, o tramite un’adeguata interfaccia grafica permette di fare un gran numero di cose, comprese alcune che la maggior parte degli utenti non fa e non farà mai; per esempio, in questo periodo sto “editando” i file di sillabazione per il greco (moderno monotonico e politonico, e antico) e per il latino (moderno, classico e liturgico) e per farlo devo procedere con comandi da linea di comando alcuni dei quali fanno ricorso a tlmgr. Quando più di 8 anni fa usavo MiKTeX facevo ugualmente queste cose, ma ogni volta dovevo rivedere il manuale perché per ogni fase ci voeva un comando diverso.

      Non ho provato, ma la rigidezza di TeXLive contenuta nei pacchetti Debian, non mi consentirebbe di fare queste cose. Ora lavoro con un Mac, quindi MiKTeX è fuori discussione perché non gira sul Mac.

      Se prendi l’abitudine di usare e annualmente aggiornare alla nuova versione annuale, pur aggiornando più o meno settimanalmente le installazioni, puoi evitare di confonderti con le varie installazioni; in compenso, tutte producono gli stessi documenti a partire dagli stessi sorgenti. Perciò usare installazioni diverse mi sembra controproducente.

      in risposta a: Frontespizio Tesi #106109
      OldClaudio
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        Orribile mi sembra un eufemismo, orribilmente banale mi pare un complimento.

        La pacchianeria di indicare nella testata che la laurea magistrale (che esiste solo dal 2004) è secondo l’ordinamento “ex D.M. 270/2004” mi pare una cosa del tutto estranea ad un frontespizio e conforme solo ad una tradizione burocratica che ha sempre deliziato i burocrati, capaci di inserire informazioni inutili o superflue in stretto legalese.

        È vero che sono in pensione dal 2008, ma dal 2004 ad oggi, se è uscita qualche nuova legge che modifica il nome della laurea di secondo livello, mi è sfuggito. Certamente se uno si laurea oggi, si laurea con l’ordinamento di oggi, non con l’ordinamento del 2004. Se anche fosse, non è cosa da scrvere sul frontespizio.

        Devi farlo per forza? Potrei consigliarti di ribellarti ad una imposizione così assurda, ma non lo faccio; qualche burocrate di Ca’ Foscari potrebbe mettetti i bastoni fra le ruote. Allora ti consiglio di scrivere:

        Tesi di laurea magistrale
        in xxxx
        (ordinamento ex D.M. 270/2004)

        Tutto centrato e con le parentesi e il loro contenuto scritte in corpo piccolissimo (peccato che LaTeX non consenta facilmente di scendere sotto il corpo \tiny)

        Per il resto il consiglio di usare le due minipage affiancate vanno benissimo; non ti resta altro che giocare con con gli spazi verticali in ciascuna delle due minipage; Sarebbe opportuno che tu usassi la sintassi completa dell’ambiente minipage, in modo da poterne specificare sia la larghezza sia l’altezza.

        A questo proposito ti suggerirei di scaricarti la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano, dove ci sono alcuni esempi dell’uso delle minipage.

        in risposta a: Impostare la larghezza delle colonne di una tabella #78590
        OldClaudio
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          È molto utile che tu ti sia trovato una soluzione da solo; hi imparato un mucchio di cose.
          Se posso permettermi una “critica”, una tabella non è una figura. La didascalia della tabella va eseguito con il comando \caption, all’interno di una ambiente flottante tabular; diventa utile usare le funzionalità del pacchetto caption, per poter eventualmente usare il comando \captionof se vuoi mantenere la tua tabella dentro l’ambiente center. Invece se lo metti in un ambiente table, allora il pacchetto caption ti permette di specificare che vuoi la didascalia sopra la tabella, e non sotto, come verrebbe di default.

          Se vuoi migliore ulteriormente la tabella puoi sempre analizzarla meglio; non si tratta di una tabella di 4 colonne, ma una tabella di 8 colonne raggruppate a due a due; le due colonne associate sotto la medesima intestazione sono larghe quanto occorre, ma quella di sinistra ha il contenuto allineato a destra, mentre quella di destra ha il contento allineato a sinistra.

          Se hai letto L’Arte di scrivere con LaTeX (liberamente scaricabile dal link contenuto nella sezione Documentazione di questo sito) vedi esattamente come fare.

          in risposta a: [RISOLTO] Ordine di scrittura caratteri #106082
          OldClaudio
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            Prova a fare il calcolo a mano e invece di trasformare 120, prova a trasformare 247; otterrai in base 12 il valore 187; prova a vedere in che ordine sono state determinate queste cifre.

            in risposta a: [RISOLTO] Ordine di scrittura caratteri #106080
            OldClaudio
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              Leggendo il codice di Enrico si capisce perché bisogna fare diverse passate e ad ogni passata si aggiunge una cifra nella base giusta a sinitra di quelle già trovate.

              Ma quello che mi sembra strano è perché non conosci la differenza fra LaTeX e TeX; LaTeX è un linguaggio di programmazione o di mark-up, né più né meno di C, C++, HTML, Python, e simili; TeX è l’eseguibile che interpreta il linguaggio di programmazione LaTeX (oltre ad altri linguaggi) e, tradotti i comandi LaTeX in comandi “macchina”, li esegue.

              Ma ti capisco quando dici che le cose possono apparire confuse; spesso usiamo la forma retorica per dire “la parte al posto del tutto” diciamo “latex” per dire “TeX che interpreta il linguaggio LaTeX”.

              Avere distinti il nome dell’interprete dal nome del linguaggio, sempre ed in ogni circostanza sarebbe meglio, ma i discorsi diventerebbero prolissi e contorti. Quindi se vogliamo distinguere dovremmo sempre specificare di che cosa stiamo parlando; se parliamo alla svelta diamo per scontato che LaTeX voglia sottintendere “pdftex che interpreta LaTeX”.

              in risposta a: Command \S unavailable in encoding T1 #105080
              OldClaudio
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                droidan” post=106168

                Buongiorno a tutti.
                Ho controllato con un po’ di lucidità…
                e guarda caso il responsabile è proprio un pacchetto della massima importanza e già di nostra conoscenza.
                Avente indovinato?

                OK.
                Si tratta di:
                `\usepackage[a-1b]{pdfx}`
                …
                R.

                Il mio piccolo contributo alla discussione: seguendo pedissequamente la guida http://www.mathstat.dal.ca/~selinger/pdfa/ sono riuscito a generare correttamente un file pdf compatibile con lo standard PDF/A. A quanto ho capito è fondamentale caricare il pacchetto pdfx prima del pacchetto hyperref e quest’ultimo NON deve avere opzioni. La guida indica di scaricare dei file che personalizzano il comportamento del pacchetto pdfx.

                In ogni caso, pur generando un file compatibile con lo standard PDF/A, ho dovuto effettuare una conversione con Adobe Acrobat, come suggerito dalla guida stessa!

                Curiosità: è proprio il manuale di pdfx ad indicare questa guida come tutorial. Evidentemente gli autori del pacchetto sanno che il medesimo è bacato.
                Altra curiosità: mi sono imbattuto in questa discussione perché sto avendo gli stessi problemi con il simbolo § per avere un file PDF/X per la stampa. I file di cui sopra purtroppo non sembrano risolvere il problema.

                EDIT: per quanto riguarda la generazione di un file PDF/X compatibile, sostituendo \S con \textsection il problema della codifica del font sembra risolto. Tuttavia, frontespizio a parte, il formato della pagina non è quello desiderato (B5), come se il pacchetto geometry non funzionasse. 😡 Inoltre, una buona parte delle figure, se non tutte, in formato .png sono completamente nere, mentre quelle in formato .pdf o .jpg sembrano a posto. 😡

                Benvenuto sul Forum, @droidan!

                Nella guida GuIT che ho citato nel mio precedente messaggio non mi sono dilungato sulla compatibilità pdf/x, che mi sembra a grandi linee molto più semplice delle restrizioni imposte dalla normativa pdf/a. Tuttavia la documentazione di pdfx mi sembra abbastanza estesa in merito a pdf/x, più che rispetto a pdf/a.

                In particolare la guida di Selinger non mi pare che tratti affatto di pdf/x.

                Invece la documentazione del pacchetto parla esplicitamente dei profili di colore e dello spazio di colore CMYK necessari per pdf/x.

                Se sei socio GuIT, a giorni vene eseguita una spedizione del numero 21 di ArsTeXnica, la nostra rivista, che contiene la traduzione italiana dell’articolo che Radakhrishnan, Than, Moore e Selinger hanno scritto su TUGboat; la descrizione delle funzionalità di pdfx con lo standard pdf/x sono molto estese. Se non sei socio devi aspettare aprile 2017 per poterlo scaricare da questo sito. 😉

                in risposta a: Problema fronte/retro LyX #96350
                OldClaudio
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                  elettrotanzboy” post=106167Salve,
                  non ho capito comunque dove va inserito il comando \goodpagebreak per far si che funzioni in tutto il teso (compreso Indice, ecc.).
                  Grazie.

                  Dopo un capoverso che compare in fondo ad una pagina che viene composta con spazi eccessivi fra un capoverso e l’altro, fra un item e l’altro, prima e dopo gli oggetti fuori testo; insomma nel punto dove metteresti un \newpage, solo che questo è un \newpage inefficace se manca alla fine della pagina un numero troppo elevato di righe.

                  in risposta a: ideogrammi in un documento LaTex #43245
                  OldClaudio
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                    Ma non sono stato io a dire che in rete non trovo documentazione: era chi aveva posto originariamente la domanda, che risale a diversi anni fa, a lamentare una scarsa documentazione (all’epoca magari non era così facile da trovare?). Credo che ora grazie alla vostra guida molti orientalisti risolveranno il loro problema avendo a disposizione una soluzione ottimale per XeLateX e LuaLaTeX: mi è sembrato il caso di citare quel pacchetto per pdfLaTeX semplicemente per una questione di completezza (mi è venuto in mente perché onestamente mi capita di usare pdfLaTeX più spesso che non gli altri due)… Dato che l’argomento che qui si tratta ha suscitato il mio interesse (pur essendo un po’ vecchiotto) non ho resistito ad aggiungere un piccolo appunto personale. Forse a ripensarci avrei fatto meglio a indicare la vostra guida e citare bxcjkjatype come annotazione finale. Appena avrò un momento sarò lieto di dedicare un po’ di tempo a cercare qualche eventuale suggerimento per migliorare il vostro testo (sarei onorato di potervi aiutare in questo senso)… Per il quale comunque vi faccio i complimenti!

                    Già, scusa, ho letto tutto il messaggio tuo, senza realizzare che la parte in grigio era una citazione di 6 anni fa.
                    Sì, forse aggiungere qualche nota su bxcjkjatype non sarebbe male.
                    Ti ringrazio molto anche da parte di Tommaso, per la tua offerta di dedicare un po’ di tempo alla nostra guida; il feedback è sempre essenziale, altrimenti si finisce per diventare autoreferenziali.
                    Grazie
                    Claudio

                    in risposta a: ideogrammi in un documento LaTex #43243
                    OldClaudio
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                      Sarei molto contento se scaricassi la guida L’Arte di scrivere in diverse lingue con (Xe)LaTeX, qui dalla sezione Documentazione di questo forum. Tommaso ed io saremmo molto contenti di ricevere dei commenti e di migliorare la guida se così com’è non è abbastanza chiara.
                      C’è un intero capitolo dedicato alla scrittura in lingue che non usano l’alfabeto latino e che si scrivono da destra a sinistra o dall’alto in basso.
                      Dal titolo si capisce che si parla essenzialmente di usare XeLaTeX o LuaLaTeX; si parla molto anche di pdfLaTeX, ma non per il giapponese e le altre lingue ad ideogrammi.
                      LA cosa diventa molto facile con questi due programmi di tipocomposizione, perché usano i font OpenType, mentre pdfLATeX può usare solo i Type 1 o altri font con collezioni di soli 256 glifi; col greco e col cirillico ci riesce, ma con gli ideogrammi o con un l’afabeto sillabico come il coreano, pur non essendo impossibile, usare pdfLaTeX vuol dire sudare sette camicie.
                      Il bello del sistema TeX a me pare proprio questo ha programmi più veloci e meno facili da usare in cindizioni difficili, e programmi moderatamente più lenti ma che superano quasi ogni possibile immaginabile difficoltà; quindi uno strumento per ogni scopo.

                      Annotazione finale: come fai a dire che non hai trovato niente in internet? Si vede che non hai cercato nei posti giusti, perché questo forum fa parte di internet ed ha una guida dedicata; poi magari questa guida non ti dice quello che vorresti fare; ecco allora che la guida potrebbe migliorare se ci dicessi che cosa non vi hai trovato.

                      in risposta a: package serto…come installarlo???[RISOLTO] #47184
                      OldClaudio
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                        Prova a togliere [code] che non c’entra niente con il comando da passare a python

                        in risposta a: [RISOLTO]Testatine ArsClassica #106034
                        OldClaudio
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                          Lo so che volevi quello; io non ti ho detto che avrebbe fatto quello, ma che avresti avuto le due testatine cono lo stesso contenuto visto che senza sezionamenti a livello inferiore a quello del capitolo, avresti avuto le testatine vuote.
                          Se capisci il significato del nome del comando \markboth = mark both =marca entrambi, sai anche come fare per ottenere quello che vuoi:
                          `\markboth{…Titolo del libro…}{…#1…}`I puntini servono solo per indicare quello che vuoi per dare un formato al titolo del libro e, rispettivamente, al titolo del capitolo.
                          Comprensibilmente nell’argomento di sinistra ci va il testo della testatine di sinistra e a destra quello della testatina di destra.
                          Non è difficile da capire, c’è una logica sotto.
                          Come c’è una logica nel conservare o non conservare i vari \if*** che compaiono nelle macro originali.
                          E se qualcosa non si capisce, per esempio secnumdepth, posso capirlo, visto che significa “section numbering depth”, cioè “livello di numerazione dei sezionamenti”. Non bisogna vergognarsi di non capire quello che non si conosce, ma per conoscere sempre qualcosa di più ci osno le guide e in particolare la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, liberamente scaricabile dalla sottosezione guide tematiche della sezione Documentazione di questo forum. Contiene un ricco indice analitico; cercandovi la stringa secnumdepth il file si sposta alla paigna dove il significato,luso e lo scopo di quella stringa viene spiegato. Non occorre leggere tutte le circa 160 pagine della guida.
                          Visto che sei nel campo giuridico, mica devi conoscere i quattro codici a memoria, ma devi saperli consultare; lo stesso vale per il linguaggio LaTeX.

                          in risposta a: BibLaTeX: dubbi sulle entry più adatte #106045
                          OldClaudio
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                            Ivan è l’esperto di queste cose, ma…
                            journal vuol dire rivista (cioè un periodico settimanale, mensile, o alro), non è un giornale, che come dice il nome è un quotidiano, esce tutti i giorni.

                            Siccome il newspaper non è una categoria prevista da biblatex (mi pare), io metterei quel riferimento con categoria @misc e ne metteri i riferimenti in un campo note, specificando il numero e la data del quotidiano dove compariva quell’inserto di Affari&Finanza, e indicandone anche l’url e l’urldate.
                            Chi vuole risalire all’originale può sempre consultare la copia del giornale in una emeroteca (cioè un una biblioteca dove vengono conservati i quotidiani (in greco: emera = giorno) similmente a come in una biblioteca vengono conservati i libri (in greco: biblios = libro).

                            Confesso di non avere mai messo piede in una emeroteca; ce n’è una dietro a casa mia, ma i turisti che passano davanti al cartello che indica il percorso per raggiungerla si lamentano di non trovare l’enoteca… Giuro! non è una barzelletta: turisti italiani, non stranieri che sarebbero (parzialmente) giustificati per non conoscere la lingua italiana.

                            in risposta a: [RISOLTO]Testatine ArsClassica #106032
                            OldClaudio
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                              Tipico errore di quando mancano delle graffe chiuse; infatti l’errore è mio che le ho dimenticate; ecco il codice, stavolta corretto, spero, corretto`\makeatletter
                              \renewcommand\chaptermark[1]{%
                              \markboth{\MakeUppercase{%
                              \ifnum\value{secnumdepth}>-1\relax
                              \if@mainmatter \@chapapp\ \thechapter\space\fi
                              \fi #1}}{\MakeUppercase{%
                              \ifnum\value{secnumdepth}>-1\relax
                              \if@mainmatter \@chapapp\ \thechapter\space\fi
                              \fi #1}}}
                              `

                              in risposta a: [RISOLTO]Testatine ArsClassica #106029
                              OldClaudio
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                                Se il libro è solo suddiviso in capitoli, la testatina destra rimarrebbe vuota con le impostazioni preimpostate di qualunque classe sia pure modificata con pacchetti aggiuntivi.
                                Il problema dell’OT (gergo informatico per dire Achille Bonfante) è che la classe su cui si appoggia ArsClassica è una delle classi delle collezioni KOMA-Script e che il pacchetto ArsClassica a sua volta si appoggia sul pacchetto ClassicThesis. Mettere le mani nella classe e nei pacchetti, piuttosto blindati e, a partire dalla classe, documentati male, non è facile, ma è possibile: in sostanza l’OT potrebbe vedere come è sviluppato il comando \chapter con i suoi subalterni e poi modificare il comando interno \markboth in modo che riempia entrambe le testatine con la stessa indicazione.

                                Nelle altre classi più o meno standard esiste il comando \chaptermark; nella classe book è definito così:`\def\chaptermark##1{%
                                \markboth {\MakeUppercase{%
                                \ifnum \c@secnumdepth >\m@ne
                                \if@mainmatter
                                \@chapapp\ \thechapter. \ %
                                \fi
                                \fi
                                ##1}}{}}%`Se Achille dovesse modificare la classe book per ottenere il risultato voluto, basterebbe che inserisse (subito prima di \begin{document})`\makeatletter
                                \renewcommand\chaptermark[1]{%
                                \markboth{\MakeUppercase{%
                                \ifnum\value{secnumdepth}>-1\relax
                                \if@mainmatter \@chapapp\ \thechapter\space\fi
                                \fi #1}{\MakeUppercase{%
                                \ifnum\value{secnumdepth}>-1\relax
                                \if@mainmatter \@chapapp\ \thechapter\space\fi
                                \fi #1}}`Dovrebbe quindi, in mod del tutto simile vedere come è definito \chaptermark nella sequenza scrreprt+ArsClassica+ClassicThesis, e ridefinirlo in modo da ricopiare nel secondo argomento di \markboth, quello che cè nel primo argomento. Ovviamente questa operazione non va fatta nei file originali, ma solo nel preambolo del proprio documento subito prima del comando \begin{document} e senza dimenticare il primo ocmando \makeatletter — al contrario può omettere di usare \makeatother, perché ci pensa \begin{document} a farlo.

                                Certo le cose si possono anche semplificare un po’; siccome Achille sa come è fatto il suo libro, può sostituire \MakeUppercase con qualcosa d’altro, anche niente; può togliere i due \if***; dipende da dove usa questa ridefinizione che potrebbe anche essere inserita prima della \mainmatter. Insomma ci sono vari modi per ottenere il risultato, ma bisogna sapere le cose che Achille sta facendo nel dettaglio che lui conosce. Quindi quanto ho scritto sopra sono solo degli spunti, non è la ricetta da seguire.

                                in risposta a: Centrare ultima riga ambiente abstract #106041
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::

                                  Sampaolesi” post=106104Salve,
                                  utilizzando la classe book ho implementato un abstract così come indicato nell’Impaziente,

                                  `
                                  \newenvironment{abstract}
                                  {\cleardoublepage\fncyblank\null\vfill\begin{center}
                                  \bfseries\abstractname\end{center}}
                                  {\vfill\null}
                                  `

                                  Ora… Come posso centrare l’ultima riga di questo abstract?

                                  Grazie

                                  P.S. Compilatore TeXLive, Editor TeXStudio, Piattaforma Win7

                                  Prima di tutto dovresti chiederti se questo tocco estetico migliori o peggiori il tuo abstract. Secondo me si tratta di un artifizio che può andare bene in una didascalia, purché l’ultima riga non sia troppo corta. Altrimenti il TeXbook spiega come usare i comandi nativi per sagomare un capverso, in particolare come usare \parshape.

                                  Esistono altri modi che richiedono l’uso di comandi nativi di TeX-the-program; per esempio inscatolare l’ultimo capoverso, estrarne l’ultima riga, svuotarla dentro una scatola centrata, e ri-aggiungerla in fondo alla scatola, per poi svuotare la scatola in righe impilate in verticale in modo da consentire un salto di pagine che la scatola verticale non consentirebbe.
                                  Oppure usare della colla di ifne capoverso con un allungamento negativo– sono vago perché ho letto una cosa del genere nel testo TeX by topic, ma non l’ho mai sperimentato.

                                  Se vuoi copiare, adattandolo, il codice che ho scritto nella pacchetto toptesi per centrare l’ultima riga delle didascalie, lo puoi fare liberamente; tieni solo presente che si tratta di codice complicato che aggiusta anche la giustezza della didascalia in modo che l’ultima riga non sia troppo corta.

                                  Detto questo, ti consiglio di non centrare l’ultima riga dell’ultimo capoverso. Consiglio non richiesto, quindi fanne l’uso che vuoi.

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