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Certo che ti numererebbe anche la figura fatta con tikz; basta che tu ci metta la didascalia con \caption perché è caption che genera il numero; \label va messo dopo \caption.Ripeto a te quanto ho scritto pochi minuti fa ad un altro partecipante al forum.
Il fatto che sia \caption il comando che oltre a comporre la didascalia le assegni anche un numero, che può essere raccolto subito dopo con un comando \label, è scritto in qualunque guida. Hai detto di avere già scaricato L’Arte di scrivere con LaTeX; per favore (favore che fai a te stesso) leggila e usa abbondantemente sia l’indice generale sia l’indice analitico che sono ipertestualmente collegati con le cose a cui puntano; arrivi subito alla pagina giusta nel punto preciso in cui la cosa collegata è stata collegata.
24 Novembre 2015 alle 14:23 in risposta a: Riferimento immagini in ambiente figure utilizzando \subfloa #104204::
Scusami, non mi sono spiegato in modo sufficientemente chiaro.
1) \caption[didascalia breve]{didascalia lunga} genera il numero dell’intera figura; il label per fare riferimento a quella figura deve essere messo dopo \caption, non prima, altrimenti come fa ad indovinare il numero che verrà assegnato quando \caption agisce in un secondo tempo?
Non vorrei girare il coltello nella piaga, ma questa cosa è scritta in ogni guida. \caption genera anche la didascalia lunga da mettere sotto ad entrambe le figure, e inserisce la didascalia breve (ovviamente facoltativa) nell’elenco delle figure.Usare \caption con un argomento vuoto non serve a molto: nella figura comparirà qualcosa come Figura 3.5: in neretto, compresi i due punti che introdurrebbero una didascalia che non c’è.
Se non l’hai ancora fatto, ti suggerisco di scaricare dalla sezione di documentazione la guida per neofiti L’Arte di scrivere con LaTeX; la lettura di questa guida è istruttiva; direi che i primi 4 o 5 captoli si possono leggere in un fiato; tutto il resto in prima battuta si può solo sfogliare rapidamente, tanto per sapere di che cosa parla, poi in seguito si possono cercare le soluzioni a problemi di base leggendo attentamente quel paio di pagine che ne trattano; è opportuno servirsi dell’indice generale e dell’indice analitico per cercare a colpo sicuro ciò che interessa; se leggi la guida a schermo, troverai che ci sono link ipertestuali praticamente fra tutto, cosicché se cerchi \caption nell’indice analitico e clicchi su un numero di pagina, il visualizzatore si posiziona immediatamente su quella pagina senza bisogno di usare nessun tasto per cercare la pagina col numero indicato. Più comodo di così…
23 Novembre 2015 alle 21:26 in risposta a: Riferimento immagini in ambiente figure utilizzando \subfloa #104202::
Robi, ho costruito il tuo file pari pari con un copia-incolla, e l’ho fatto girare con pdflatex; dopo un po’ di smarrimento, perché non mi ricordavo di avere una vecchia versione di pdfx.sty nel mio albero personale, e perché con la versione attuale bisogna inserire i metadati con un file di nome diverso dal passato, (ottima occasione, la mia, per testare la nuova versione di pdfx e per mettermi a giorno delle novità) la compilazione da me procede perfettamente, senza messaggi di dummy-space duplication. Forse succede anche a te, ma dal tuo ultimo messaggio avevo capito che l’RMC che hai allegato serviva per riprodurre l’errore.
A me non si riproduce. La mia versione di TeXLive )MacTeX) è aggiornata ad una settimana fa.Nonostante questo, sarebbe importante (a parte l’EMC) non usare mai i font CM; sarebbe desiderabile usare solo i font OpenType, quindi a rigore, visto che xelatex non produce direttamente il file PDF compatibile ma bisogna trasformalo in ps e poi renderlo compatibile attraverso ghostscript, xelatex sarebbe da escludere; di conseguenza si potrebbe avere qualche chance solo con lualatex. Sono tutte prove che non ho fatto, anche perché ci vorrebbe non un EMC, ma un vero documento contente testo con diversi font, matematica, figure, tabelle, grafica in linguaggio PDF (pict2e, curve2e, TikZ, pgfplot, eccetera). Quindi sarebbe un test piuttosto pesante.
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Devi leggere la licenza nei siti di quegli aritcoli. Se non è citata nessuna licenza devi scrivere all’autore per chiedergli il permesso di usare le sue immagini citandone semplicemente la fonte.Io non farei una citazione alla bibliografia, perché i siti internet sono labili; oggi ci sono domani chissà. Io aggiungerei semplicemente alla didascalia una breve frase del tipo “Per gentile concessione di John Smith”.
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Fruizione libera non vuol dire che non si debba citare l’autore vero della figura; è il minimo che le licenze più permissive richiedono, per esempio le varie clausole specificate da Creative Commons, oppure la LaTeX Project Public Licence (LPPL), le licenze GNU, eccetera. Tutte per garantire al libera fruizione dell’informazione, ma questo non implica che si possa tacere l’autore originale quando si usa materiale che lui ha creato perché si possa fruire dell’informazione che esse contengono; fruire non vuol dire usare, sebbene quasi sempre sia lecito farlo purché si attribuisca la paternità al vero autore.
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Non cercare su internet; cerca nell’Help di WinEdt; vedrai che dovrai solo rimettere wrap text fra le opzioni di configurazione dell’editor.
Purtroppo io ero rimasto a WinEdt versione 6, poi ho abbandonato Windows, quindi non ho potuto più usare WinEdt. Forse è l’unica cosa che rimpiango, ma mi sono abituato in fretta a fare a meno di certe funzionalità di WinEdt.
Se ben ricordo fin dalla prima versione di WinEdt c’era la possibilità di scegliere fra no wrap, soft wrap e hard wrap. Tu ora, senza volerlo ti sei configurato con no wrap.
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Guido, forse mi è sfuggito, ma ho letto il tuo preambolo un paio di volte e non vedo caricato il pacchetto float che definisce il codice di posizionamento H.Inserire a mano è comunque una frase che non vuol dire niente. Nel file sorgente inserisci tutto “a mano”, dal testo a qualunque altra cosa.
Forse volevi dire “senza gli automatismi di LaTeX”. Lavorare con LaTeX senza usare i suoi automatismi vuol dire o fare delle porcherie tipografiche, oppure lavorare il triplo di quello che sarebbe necessario per ottenere comunque dei risultati scadenti.
Vediamo un po”: stai scrivendo una articolo che, immagino è composto su due colonne. In queste condizioni le figure a giustezza piena possono stare solo in testa alla pagina e, H o non H, LaTeX non le mette altrove; se inoltre la figura con la sua didascalia e i suoi spazi sotto alla didascalia occupa più della metà della pagina (con la classe book, questa frazione di pagina occupabile dalla figura è del 70%, ma con altre classi può essere decisamente di meno) non c’è verso di convincere LaTeX a non spostare quella figura e tutte le figure che la seguono alla fine dell’articolo.
Per le figure all’interno delle singole colonne valgono i limiti minimi e massimi che valgono per le figure dei testi composti su una sola colonna.Ora usando il pacchetto float ti può andare bene a mettere la figura in colonna invece che a giustezza piena, ma se il punto dove la vuoi mettere è verso il fodo di una colonna il codice di posizionamento H forse, e ripeto forse, riesce a troncarti al colonna e a mettere la figure in testa alla colonna successiva, oppure te la mette lì, a la lascia sporgere fuori dalla griglia di stampa. L’una e l’altra soluzione è inaccettabile.
Posso solo augurarti che ti vada bene e che nessuna figura con la giustezza della colonna cada verso la fine della colonna, ma se succedesse ti renderesti conto del perché @cfiandra ti abbia detto di NON procedere come vorresti procedere.
Per la chiarezza dell’articolo basta che la figura stia nella stessa pagina dove la commenti e per starci deve rispettare i vincoli di grandezza imposti dalla classe che usi per comporre l’articolo.In ogni caso in nessun caso i testi tecnici vengono composti come dici tu; le figure vengono numerate e ci pensa LaTeX in automatico quando usi il comando \caption; LaTeX in automatico ti dà la funzionalità della cross reference mediante l’uso attento dei comandi \label e \ref; a te resta solo il compito di NON scrivere “…la seguente figura mostra che …”, ma di scrivere “… la figura~\ref{fig:figure} mostra che…” E il lettore legge la spiegazione anche se la figura cade nella pagina successiva, se nella bozza dell’articolo succedesse così puoi sempre selezionare il codice dell’inserimento della figura, tagliarlo e incollarlo alcuni capoversi prima, in modo che cada nella stessa pagina del commento.
Infine, attento: dici chiaro e tondo che non sapresti disegnare da solo quelle figure e che le copi da altri articoli; ricordati che devi citare la fonte, possibilmente nella didascalia stessa, ma non devi assolutamente dimenticarti di questa cosa essenziale; inoltre devi accertare che l’autore o il detentore del copyright ti conceda di fare una cosa come quella che ti ho detto senza richiedere nessun compenso; oppure, se non lo fai, devi essere pronto a finire in tribunale per il reato penale di plagio, per il processo civile per la rifusione dei danni morali e materiali al detentore del copyright e, infine, se la cosa succedesse per una tesi, potresti vedere revocato il tuo titolo di studio. Sono troppo severo? No, è una delle ultime cose di cui mi sono dovuto occupare prima di andare in pensione dalla mia università; dovevo difendere un laureato responsabile di plagio, nella mia qualità di Garante degli studenti (difensore dei diritti degli studenti). Non sono troppo tragico; so solo che lo studente ha avuto una condanna penale che ha deciso lui di patteggiare, quindi senza possibilità di ricorrere in appello; non so come gli sia andata sul piano civile. Il titolo di studio fu salvato. Guarda, si tratta di cose serie; non sto scherzando.
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Se carichi pdfx NON devi caricare hyperref, perché lo fa pdfx e quindi ricevi dei conflitti.Il link che hai segnalato non è necessario: quel file pdfx.pdf è il normale file di documentazione che è già presente nell’installazione completa di TeXLive e (probabilmente) di MiKTeX.
Lo leggi con il semplice texdoc pdfx Nella mia installazione (aggiornatissima) di MacTeX (TexLive) il file risulta essere la versione 1.5.4 datata 2015/02/28.
Mi fa piacere che il pacchetto sia stato aggiornato, perché l’ultima volta che l’ho usato risaliva al 2014 e il risultato non passava la verifica PDF/A di Adobe Acrobat Pro XI.
Ora ci riprovo, ma continuo ad essere pessimista. L’ultima volta che l’ho usato sperimentavo un file sedicente PDF/A compatibile che passava il contorollo di Adobe Acrobat Pro XI su una macchina Windows, mentre lo stesso file non al passava sul mio Mac, con la stessa versione di Adobe Acrobat Pro XI. Ho segnalto il problema alla Adobe, inviando il file di test, ma non ho avuto nessun feedback e nemmeno un cenno di aver ricevuto la segnalazione del bug.
Roby, stai attento che la maggior parte degli enti che pretende di ricevere documenti conformi alle noeme PDF/A non sanno di che cosa stiano parlando, anche perché nella maggior parte dei casi se va bene aprono il file con Adobe Reader, il quale riconosce se un file PDF dice/pretende di essere PDF/A conforme. Il Reader lo deduce dalla presenza dei metadati, ma non fa nessuna vera verifica.
I software che eseguono la verifica sono tutti a pagamento; il più economico sembra essere Adobe Acrobat Pro e dovrebbe essere abbastanza affidabile visto che i tecnici della Adobe fanno parte del Working Group che redige e aggiorna la norma ISO 19005.
Le verifiche on line gratuite ci sono, ma sono sempre negative; prova ad immaginare perché una azienda produttrice di una software da alcuni biglietti da mille dovrebbe offrire i suoi servizi gratis…
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Non dici molto a proposito del tuo problema. L’unica cosa che mi dà da pensare è che l’animazione sia contenuta in un file .gif.Ho letto la documentazione di beamer, in particolare a pagina 133, nel paragrafo 14 Animations, Sounds, and Slide Transitions.
Li si parla o di film, per i quali, a seconda del formato viene attivato il visualizzatore esterno associato dal sistema operativo a quel particolare formato, oppure a rapide successioni di immagini, che abbiano i formati che il compilatore pdflatex possa includere; fra questi formati tutti sanno o dovrebbero sapere che ci ono i file pdf, png, jpg, mps, eps, ma non c’è il formato .gif. Inoltre per le animazioni è necessario che le estensioni siano costituite da numeri e viene indicato come fare per inserire immagini del frmato giusto, al le cui estensioni non siano numeri sequenziali, generalmente 0, 1, 2, 3, ecc.Secondo me il tuo problema è lì; perciò o prendi il tuo file .gif animato e con un programma di elaborazione di immagini lo trasformi in singoli file statici del formato giusto e con l’estensione numerica, oppure non puoi usare quel file direttamente per eseguire l’animazione.
Non faccio mai questo genere di cose perché di solito le animazioni servono per distrarre l’uditorio che assiste alla presentazione; tuttavia mi rendo conto che esistono dei casi in cui un filmato o una animazione possono essere utili. Quello che ti ho detto potrebbe quindi essere errato o incompleto. Ti suggerisco comunque di leggere quel paragrafo della documentazione di beamer; apri un terminale o un prompt dei comandi (comunque si chiami con il tuo sistema operativo) ci scrivi dentro texdoc beamer, premi il tasto invio, e ti si apre al finestra con la documentazione.
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Latex mette sempre le tabelle e le figure dove c’è posto; quindi è raro che le mette subito dopo una frase come quella che precede la tabella. In sostanza non scrivi ” According to this re-shape of the sample, the new population is composed like that:” ma scrivi ” According to this re-shape of the sample, the new population is composed as in table~\ref{ireg_by_sex} on page~\pageref{ireg_by_sex}.”I comandi \label, \ref e \pageref sono fatti apposta.
Se carichi il pacchetto varioref con l’opportuna opzione di lingua, allora la cosa si può semplificare scrivendo “… as in table~\vref{ireg_by_sex}.
Lascia perdere \captionof; può essere utilissimo, ma di solito lo si usa quando assolutamente una figura o una tabella deve stare proprio lì e non altrove; \captionof{table}{Region by gender} agisce come \caption dell’ambiente table, senza stare dentro l’ambiente table.
Tuttavia, permettimi; suppongo che ti non abbia scritto quel codice, ma l’abbia scritto Stata. Ebbene, come spesso succede lasciando fare ad altri, l’ha scritto male e in modo non professionale; Il modo corretto sarebbe questo:`\begin{table}[htbp]
\caption[Region by gender]{\bfseries Region by gender}\label{iref_by_gender}
\begin{tabular}{@{}lrrr@{}}
\hline
& \multicolumn{3}{c@{}}{\textbf{Gender}} \\
`Gli spazi fra i codici delle colonne non sono vietati ma di solito non si usano; il primo fine riga \\ dopo l’istruzione \begin{tabular}{…} è superlfluo perché non c’è nessuna riga da terminare; il primo @{} dentro il secondo argomento di \multicolumn non ci vuole ed è concettualmente errato, mentre il secondo non è grammaticalmente sbagliato, sebbene tutta la tabella dovrebbe essere composta senza usare nessuna @-espresione, perché è corretto che i filetti sporgano pochi pnti furi dalla tabella (l’impostazione di default inplica una sporgenza di circa 2mm, esattamente di 6pt.I filetti orizzontali sarebbe meglio crearli con i comandi \toprule, \midrule e \bottomrule del pacchetto booktabs, che assicurano una distanza assicurata fra loro e i contenuti delle celle, mentre \hline richia di battere contro le maiuscole delle riga sottostante o contro i discendenti della riga sovrastante.
Per fortune Stata ti produce la tabella, anche se composta male in codice LaTeX, quindi puoi metterci le mani per correggerla nel modo migliore che, evidentemente Stata non conosce. 😉
17 Novembre 2015 alle 22:24 in risposta a: Tabella ridimensionata con resizebox ma non centrata #104120::
@Elrond, mi sono spiegato male; “bisogna saper riconoscere che la cosa dipende dalla classe” è un understatement, perché è ovvio che dipende dalla classe, ma da che cosa nella classe? Era il che cosa che era difficile trovare; io ho un po’ di esperienza nel cercare bachi, certo non quella di Enrico, ma a prima vista mi sembrava che il codice di \tabular fosse corretto; avendo capito che si trattava di spazi spuri, avevo guardato con attenzione quel codice, e mi sembrava corretto. Sbagliavo, perché quegli spazi dopo le graffe chiuse erano significativi non durante la definizione, che veniva eseguita in modo verticale, ma durante l’espansione che avviene in modo orizzontale.
Quindi mi sembra giusto apprezzare l’acume di Roberto che è riuscito ad andare oltre la rima impressione; oppure è giusto riprovare la mia sbadataggine visto che mi sono fermato alla prima impressione.Tra l’altro, credo che il trucco che ho usato per verificare la diagnosi e la terapia di Roberto, possa essere utile anche ad altri.
Il comando \frame nativo dei LaTeX di solito non viene descritto in nessuna guida; tra l’altro, sebben sia nativo di LaTeX, confligge con la definizione dell’ambiente frame di beamer, quindi se viene usato non deve essere usato con beamer.
\frame mette una cornice attorno al suo contenuto senza lasciare nessuno spazio fra la cornice e il contenuto; nella fattispecie`\frame{\begin{tabular}{…}…\end{tabular}}`Compilando si vede subito che il contenuto è accompagnato da spazi che lo precedono, quindi quegli spazi derivano dall’apertura dell’ambiente. Infatti era proprio quello di apertura il comando che produceva gli spazi spuri, che non potevano nascere altro che dai fine riga dopo le graffe chiuse.
L’uso di \frame permette di diagnosticare facilmente casi di spazi spuri, ma non solo; è un ottimo strumento diagnostico “di laboratorio’.
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