OldClaudio

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  • in risposta a: Immagini in appendici #104002
    OldClaudio
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      È chiaro che quelle quattro righe non dicono granché. Ma non c’è nessun motivo per il quale se quelle quattro righe funzionano nel corpo del testo non funzionino più nell’appendice. L’unica idea che mi viene in mente è che tu non possa usare quel codice due volte per lo stesso documento.

      Ma hai una possibilità, secondo me più comoda, usa quel codice all’interno di una altro documento latex minimale che abbia solo quel codice nel corpo del documento , ma che abbia la chiamata a standalone nel preambolo. Fai compilare a pdflatex questo piccolissimo documento e quello che ottieni è il file pdf con la figura già scontornata. Copia quel file pdf nella cartella della tua tesi e importalo direttamente come figura pdf, come ogni altra figura che includi con \includegraphics.

      in risposta a: Problemi con \printbibliography #103995
      OldClaudio
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        Dipende da come hai configurato TeXstudio. Se è configurato per lanciare pdflatex in scrollmode, non viene arrestato da una undefined control section, ma viene arrestato da un errore fatale.
        Io personalmente preferisco (e consiglio sempre di) impostare i propri editor (non compilatore; il compilatore è uno dei programmi di tipocomposizione per esempio pdflatex, xelatex, lualatex, ecc.) in errorstopmode, così si ferma subito ad ogni errore e cnsente di interagire scrivendo nell’apposita finestrina una delle lettere di risposta ai messaggi d’errore (vedi L’Arte). È una questione di gusti personali, ma trovo questa impostazione molto più proficua di quella preimpostata di scrollmode.

        in risposta a: Problemi con \printbibliography #103993
        OldClaudio
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          Non ho controllato su L’Arte, ma visto che citi l’errore, dovresti leggere completamente il messaggio: esso dice :

          Undefined control sequence
          … \Ars
          …

          Dopo di queste poche righe dice che \end è sconosciuto.

          La domanda quindi è: ma come? come fa ad essere sconosciuto il comando \end? leggiamo meglio. Ah, per bacco, ma prima c’è scritto che \Ars è sconosciuto! ma io non ho mai usato \Ars; dove diavolo è usato. To’, è usato nella bibliografia; come ha fatto Pantieri a compilare se poi c’è un comando non definiti? Andiamo a vedere meglio. Inftti nella tabella 14 della pagina 49 c’è scritto che per il comando \Ars, ci vuole il pacchetto guit.
          Carica il pacchetto guit e vedrai che tutto va a posto.

          in risposta a: Contenuto in una sola pagina #103978
          OldClaudio
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            … o un solo ambiente multicolumn.

            in risposta a: Aiuto con template LaTeX per una rivista #103970
            OldClaudio
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              In un certo senso sei nei guai; ma se violi le specifiche di chi ha scritto la classe, tutto funziona a dovere.

              La classe cicp.cls sembra che sia stata scritta nel 2007 e porta la dicitura che nessuno è autorizzato a modificarla. Ma il bravo cinesino che l’ha scritta non sapeva che anche nel 2007 il pacchetto graphicx sapeva distingure da solo con quale motore stava componendo il documento; invece ha specificato il driver dvips, per cui se compili con pdfLaTeX, ottieni gli errochi che hai segnalato, anche perché graphicx ha anche lui i suoi anni e la sua diagnostica fa leggermente cilecca.

              Allora:
              1) se devi solo compilare il documento, puoi tranquillamente cancellare nella riga 50 di cicp.cls la parte [dvips] e tutto funziona come deve funzionare ma devi compilare con pdfLaTeX che è in grado di gestire i formati grafici pdf, jpg, png, eps, senza bisogno di trucchi di nessun genere.

              2) trasforma tutte le tue immagini in formato eps con i programmi appositi, per esempio pdftops e jpegtops specificando le opzioni giuste per ottenere il sotto formato .eps, e compila con la classe così com’è (o anche con la classe modificata senza quella parte con le parentesi quadre, ma compila con LaTeX. Attento, su molte macchine come la mia la cosa si può fare solo usando il terminale, e dando in successione i comandi latex, dvips, e pstopdf per terminare con il file PDF desiderato.

              Se poi devi inviare l’articolo ad una rivista, probabilmente essi vogliono solo le immagini eps, quindi questa trasformazione la devi fare comunque. MA per tuo uso e consumo, mentre scrivi e metti a punto l’articolo, fai come ti ho detto al punto 1).

              in risposta a: Contenuto in una sola pagina #103974
              OldClaudio
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                Un altro metodo è quello di scrivere il tutto in un documento a parte, poi immetterlo nel posto dove vuoi che compaia nel curriculum usando il pacchetto pdfpages scalandolo come ti pare.

                Ma la soluzione migliore è quella di diminuire il testo; se nello spazio indicato non ci entra vulo dire che hai indicato cose che puoi tralasciare; Comincia dalle ultime in termine di tempo, e procedi all’indietro finché resti dentro lo spazio a disposizione. Il resto lo ometti. Corpo 10 e font Times aiutano; ridurre lo scartamento aiuta (ma non scendere sotto a 0.9); a seconda del programma che usi, puoi usare anche dei font compressed più stretti del Times, anche senza grazie. Ma attenta a non esagerare, se non vuoi che chi lo riceve lo cestini senza leggerlo.

                in risposta a: Testo al fondo pagina #103980
                OldClaudio
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                  In teoria non puoi, almeno se non ricorri a sporchi trucchi. Ci sono dei pacchetti (che io non uso mai, e che non ti so citare) che ti permettono di mettere qualsiasi cosa in qualunque punto della pagina, anche fuori della gabbia, al limite fuori dal foglio; è chiaro che fuori dal foglio non ti servirebbe a niente.

                  Io procedo sempre con i comandi di \LaTeX, che però richiedono di personalizzare testatina e piedino; il pacchetto fancyhdr serve per queste cose; si possono ridefinire anche le testatine e i piedini degli stili di pagina predefinit,i come si possono definirne di nuovi. Il concetto è che fancyhdr divide ogni testatina e ogni piedino in tre parti, una a sinistra, una al centro e una a destra; in ogni parte il testo che vi compare è allineato rispettivamente a sinistra, al centro, a destra.

                  Ecco io metterei nella parte di sinistra di tutti i piedini un ambiente picture di dimensioni nulle. Dentro questo ambiente collocherei quello che mi pare con il comando \put alle coordinate che preferisco, certamente esterne al boundng box di dimensioni nulle specificato per l’ambiente, ma partendo dall’angolo inferiore sinistro della parte di sinistra del piedino; quello è il punto di riferimento. Questo è lo sporco trucco che io userei. I pacchetti che lo fanno in modo autonomo, ricorrono a questo metodo, ma farlo direttamente a mano non è particolarmente difficile.

                  Se non hai familiarità con l’ambiente picture, consulta la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano che puoi scaricare liberamente dalla sezione Documentazione di questo sito. Si tratta dell’ABC di LaTeX, ma non è una guida per imparare a usare LaTeX; suppongo che tu abbia già scaricato dalla stessa sezione la guida L’Arte di scrivere con LaTeX destinata i neofiti come te. Prima di affrontare gli sporchi trucchi è bene che tu abbia una discreta conoscenza di LaTeX e che tu abbia digerito questo “strano” linguaggio di programmazione.

                  in risposta a: Aiuto con template LaTeX per una rivista #103968
                  OldClaudio
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                    Capita che i file jpg siano senza bounding box. gliene puoi fornire i dati cone le opzioni di \includegraphics percificando le coordinate del punto inferiroe sinistro e le coordinate del punto superiore destrs precedute dalla sigla bb= e solo spaziati, senza altri separatori.
                    Leggi al guida con texdoc grfguide dando questo comando da terminale.

                    Oppure installati il software gratuito GIMP (e prodtto da GNU per tutte le piattaforme; GIMP: GNU Image Management Program) e puoi leggere le dimensioni della tua immagine esaminando le proprietà dell’immagine. Se invece disponi di photoshop o di qualche altro programma di editing di immagini, non occorre usare GIMP.

                    Non ho capito che cosa volevi dire quando parlavi di immagini PDf caricate nell’ambiente figure con tanto di didascalia. Volevi probabilmente dire che con le immagini PDF non avevi problemi? Perché \includegraphics funziona dentro e fuori l’ambiente figure con o senza caption; non c’è nessuna relazione fra l’ambientecon o senza caption e \includegraphics.

                    in risposta a: creare from scratch un file.bst [RISOLTO] #103900
                    OldClaudio
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                      Vedo che stai tenendo in piedi un filone di discussione da solo, senza che altri intervengano. O il tuo problema non ha soluzione, oppure nessuno di noi è capace di darti una dritta. Nemmeno io ti so dare una dritta, per alcuni motivi:
                      1) tecnicamente non sono capace di fare quello che desideri;
                      2) se mi ci mettessi, forse dopo alcun giorni di lavoro potrei trovare una soluzione, o magari trovare che il problema non ha soluzione;
                      3) quando non esisteva biblatex tutti, anche gli umanisti, si arrangiavano con quello che bibtex ei i file .bst consentivano di fare; natbib era diventato il pacchetto più usato e tutti erano felici e contenti, anche gli umanisti; poi è arrivato l’onnipotente biblatex che consente di andare molto più in là in quanto a possibilità di personalizzare le bibliografie. Naturalmente per farlo bisogna conoscere molto bene la sua documentazione ed essere in grado di decifrare il codice; qualcuno l’ha fatto e ha prodotto pacchetti di estensione di biblatex; ciò nonostante gli umanisti non sono ancora soddisfatti, perché non riescono a realizzare la loro bibliografia secondo le loro regole che, per definizione, sono le uniche valide, e ogni altra regola è per deduzione logica non valida (non sono parole mie, ma di un umanista che le ha pronunciate al Meeting di Trento un paio di settimane fa).

                      Perciò da vile meccanico (secondo le parole di Seneca) non riesco ad immedesimarmi in queste esigenze strane. Per me esistono solo le norme ISO-UNI e queste non parlano affatto di adattare le citazioni nell’elenco bibliografico con il modo ci citare. Si potrebbe dedurre che qualunque modo di citazione possa andare bene, ma non è lo spirito della norma. Noi ingegneri, ops, vili meccanici, abbiamo altre esigenze e usiamo i riferimenti numerici e le citazioni numeriche, anche perché di solito disponiamo di sole 4 pagine negli atti dei nostri congressi per riportare i risultati dei nostri studi che magari ci sono costati certamente mesi, talvolta anni di lavoro. In 4 pagine non hai da sbizzarrirti molto con certe sofisticherie di riferimento e di citazione.

                      Ma siccome queste considerazioni sono off topic, rientro nell’argomento del tuo ultimo messaggio e ti dico subito che vedo molto dura la possibilità di usare statement condizionali con ifthenelse quando c’è di messo una scrittura delle informazioni nel file aux; già, infatti le chiavi di citazione accompagnate dalle informazioni accessorie vengono rilevate da pdflatex (o xelatex o lualatex) in una prima compilazione e vengono scritte nel file .aux; poi entrano in gioco bibtex o biber che leggono il file aux e il file .bib e producono il file con la bibliografia scritta in modo da poterla comporre nel file .bbl. Nella successiva esecuzione pdflatex (o uno degli altri programmi) legge il file bbl e scrive nel file aux il significato di ogni chiave; nella terza esecuzione il file aux viene letto da pdflatex (& company), cosicché i comandi \cite possono eseguire l’associazione fra la chiave e quello che c’è da citare. Finalmente il file pdf contiene i riferimenti composti in modo corretto, ma l’impaginazione potrebbe essere andata a ramengo, specialmente con citazioni elaborate, che producono lunghe stringhe nel testo principale o nelle note; il risultato è che bisogna ancora lanciare pdflatex una o due volte finché nel file log non compaiono più messaggi che alcune cross-reference sono cambiate.
                      In questa situazione piuttosto complessa, penso o temo che i comandi condizionali non possano essere trasmessi integri nel file aux, e che i comandi fragili mostrino tutta la loro fragilità in questi numerosi passaggi.

                      Perciò: nemo ad impossibilia tenetur; se è impossibile o troppo difficile, i tentativi che continui a fare, li fai solo per soddisfare il tuo amor proprio (cosa che apprezzo moltissimo; mai arrendersi davanti alle difficoltà!) ma bisogna restare anche con i piedi per terra; spesso una resa onorevole è meglio che un disastro di perdita di tempo e magari anche di vil denaro.

                      in risposta a: posizionamento immagini #103963
                      OldClaudio
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                        L’ambiente @twocolumnfalse non esiste e, anche se in questo tuo esempio magari non da problemi, è sempre meglio non abusare della tolleranza di LaTeX. Per giunta nell’argomento facoltativo di \twocolumn esso è del tutto inutile, perché quanto contenuto in quell’argomento viene composto ad una colonna a piena pagina.

                        La guida tematica Il LaTeX Reference manual commentato mostra come usare le scatole, [tt]\makebox, \parbox, minipage, lrbox[/tt], per fare giochetti del tipo di quello che ti serve.

                        Io farei così:`\twocolum[…
                        \textbf{Università degli studi di Trento}\\
                        \makebox[\textwidth]{\textbf{Dipartimento di Ingegneria Civile, Ambientale e Meccanica}\hfill
                        \smash{\raisebox{-0.5\height}{\includegraphics[width=30mm]{Logofile}}}}\\
                        \href{…}{dicam@unitn.it}, tel: +39 0461 281978
                        \par\smallskip % 0.2cm=2mm sono circa 6pt; forse puoi mettere \medskip invece di \smallskip
                        \hrule
                        …]`Può essere che il comando \height non ti funzioni; nel qual caso sostituisci 0.5\height con qualcosa che vada bene partendo da 15mm e poi aumentando o diminuendo di millimetri o frazioni di millimetro finché ti pare che la cosa vada bene.

                        Tutti quei \noindent in modo orizzontale sono evidentemente superflui.

                        in risposta a: TexShop non compila apostrofi e virgolette #103960
                        OldClaudio
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                          Sono contento che i miei sospetti fossero sbagliati. Sono ancora più contento che tu sia risuscito a risolvere i tuoi problemi.
                          Fai solo attenzione se ripeschi qualche precedente file sorgente che contenga anche testo in italiano composto con la codifica latin1 e salvato in latin1, che con TeXShop configurato per lavorare con la codifica UTF-8 Unicode potresti avere problemi ancora più grossi. Mettere le righe magiche in testa a ogni file .tex salvato in latin1 risolverebbe molti futuri problemi. Il discorso delle righe magiche è ben spiegato nella guida tematica che ti ho suggerito.

                          in risposta a: TexShop non compila apostrofi e virgolette #103948
                          OldClaudio
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                            Io ho il sospetto che tu abbia copiato il preambolo da file diversi e senza sapre bene quello che stavi facendo; il fatto di avere pasticciato con i rientri dei capoversi con impostazioni che si cancellano a vicenda, lo domostrerebbe; il fatto che tu abbia caricato il pacchetto float e il pacchetto wrapfig sembrerebbe che sono sia farina del tuo sacco. Naturalmente posso sbagliarmi

                            Veniamo al tuo punto; Specifichi l’opzione d’entrata latin1, quando sono almeno 5 anni che consigliamo di usare solo l’opzione utf8. Certo non è vietato usare l’opzione latin1 o l’opzione latin9 o altre opzioni usabili da tutti, mentre l’opzione applemac sarebbe da evitare come la peste bubbonica (non sto scherzando; uso un Mac anch’io, e so perfettamente quante maledizioni arrivano a coloro che usano l’opzione applemac; per la verità io le ho mandate solo prima di usare un Mac, poi quando ho avuto un Mac mi sono ricordato delle mie maledizioni e mi sono ben guardato da farmene mandare direttamente a me). Slo che bisogna conoscere la differenza fra TeXShop e pdfLaTeX (o qualsiasi altro programma di composizione del sistema MacTeX.

                            TeXShop è configurabile; guarda nelle Preferenze con quale codifica i file che crei o modifichi con TeXShop vengono da lui salvati; può darsi benissimo che il tio TeXShop fresco di installazione salvi in applemac o con qualche altra codifica.

                            Per cui, visto che TeXShop e pdfLaTeX sono due programmi distinti e indipendenti, ti ritrovi a salvare in suoi sorgenti .tex, per esempio, con la codifica applemac, ma comunichi al pdfLaTeX dicendogli che il file sorgente è con la codifica latin1, e pdfLaTeX, che è solo un programma, una macchina logica, piglia per vero quello che gli hai detto, e ovviamante ti compila male.

                            Azzaro un’altra ipotesi: Hai preso come modello il file sorgente di un tuo precedente documento; Ne hai tolto il testo e ci hai messo dentro del testo copiato dal web o da un file pdf, e ve l’hai incollato dentro. Il testo è in inglese e non contiene altri caratteri non ASCCI, tranne l’apostrofo e le virgolette alte inglesi; già perché nel wen e nei file pdf di solito si usano i caratteri codificati UNICODE e/o transcodificati utf8, quindi quelli apostrofi hanno la codifica esadecimale 2029, mentre l’apostrofo ASCII che latin1 si aspetta, ha la codifica esadecimale 27. evidentemente non sono la stessa cosa e inputenc non può dire a pdfLaTeX di mappare il codice a 2 byte utf8 in un codice a 1 byte latin1.

                            Tutto ciò ti sembra oscuro? Be’, sì, lo può essere; allora per chiarirti le idee vai nella sezione Documentazione di questo forum, e cerca la guida tematica sulle codifiche; cerca di capire il problema e procedi correttamente con specificato in quella guida.

                            in risposta a: solo immagine in pagina e sezione a nuova pagina #103945
                            OldClaudio
                            Partecipante
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                              tinach” post=103968salve
                              Ho cercato ovunque ma non ho trovato risposta.
                              Vorrei sapere qual’è il comando che mi farebbe immettere una sezione a pagina nuova, ho provato con \newpage ma non avviene nulla.
                              Inoltre vorrei sapere come fare per lasciare un intera pagina per un immagine e che sia centrata per altezza pagina oltre che per la lunghezza della pagina.
                              Infatti il mio problema è che l’immagine non è abbastanza grande per far impaginare la sezione successiva a nuova pagina, non ottenendo una buona scelta stilistica.

                              grazie in anticipo


                              @tinach
                              , non è molto chiaro quello che esponi. cerco di dirti se ho capito il tuo problema e di proporti una soluzione.

                              Hai un’immagine non grandissima che occupa meno di metà pagina; tuttavia vorresti metterla un una paigna a se stantre e cominciare un nuovo paragrafo nella pagina successiva. Se le cose stanno così, allora specifica la figura con il slo parametro di posizione [p], e dopo la fine dell’ambiente figure dai il comando \clearpage. Successivamente usa \section{…}; lo schema seguente potrebbe rendere quello che sto dicendo.`Bla bla bla
                              fine del capoverso prima della figura.

                              \begin{figure}[p]
                              ….
                              \caption{…}
                              \label{….}
                              \end{figure}

                              \clearpage

                              \section{Nuovoparagrafo}
                              Bli bli bli`
                              Però, anche se quello che ti ho esemplificato potrebbe risolvere il tuo problema, ammesso che io l’abbia capito correttamente, quello che vuoi fare è cattiva tipografia. Quindi ripensaci.

                              Io metterei soltanto la figura con i codici di posizione [htbp] e lascierei fare a LaTeX. La figura non va dove vuoi tu? Lo so, e non è dove vuoi tu è cattiva tipografia. LaTeX la mette come la buona tipografia prescrive, e tu fai riferimento alla figura citandola simbolicamente con l’etichetta che le hai specificato con il comando \label, usando \ref per citarne il numero e \pageref per citarne la pagina dove LaTeX l’ha messa. Questa è buona tipografia.

                              Naturalmente le regole della buona tipografia possono essere violate a ragion veduta, ma di solito noi dilettanti non siamo capaci di esercitare quella “ragion veduta” che un professionista dovrebbe saper usare.

                              in risposta a: produre un pdf da NON stampare #103940
                              OldClaudio
                              Partecipante
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                                @claudio
                                ,
                                che cosa vuoi dire con “lasciamo perdere l’e-book”? Qualunque cosa destinata ad essere letta a schermo e che non sia una pagina web è un e-book.
                                Il formato PDF è uno dei formati per certi e-book commerciali.

                                Per esempio le guide di questo sito sono tutte guide che vengono lette prevalentemente a schermo, solo quelle più grandi talvolta vengono stampate e rilegate, anche per le preferenze dei singoli lettori, alcuni dei quali desiderano avere una hardcopy su cui possono mettere e togliere le loro sottolineature, note a margine, e simili con la buona vecchia matita.

                                Prendi la guida GuIT per esempio. Viene distribuita sia un un unico PDF di quasi 800 pagine, e in tre tomi di circa 300 pagine ciascuno, perché possa essere stampato e rilegato in volumetti maneggevoli. Per ovvi motivi di “rappresentanza”, cioè per mostrare come viene con la classe standard book, è composta con la classe book. Inizialmente era composta su carta A4, ora lo è su carta B5, sia per i tre tomi rilegabili, sia il file intero perché sembra che la lettura a schermo sia più agevole.

                                La guide tematiche sono composte in formato B5 per lo stesso motivo, ma la classe con cui vengono composte consente anche il formato A5 e altri formati.

                                Forse la domanda giusta potrebbe essere questa: “quale formato è più adatto per leggere un file PDF a schermo?” La risposta dunque è semplice, nel senso che è un’altra domanda: “quale schermo? di quale dispositivo?” Perché leggere un documento su uno schermo da 25 pollici è certamante diverso da leggerlo su uno schermo di 7 pollici (un tablet non microscopico, ma nemmeno grande).

                                Stabilito per quale schermo fare il documento, le risposte alle altre domande vengono da sole; sostanzialmente si tratta di definire i margini, perché lo specchio di stampa non differisce molto da quello di un libro di carta, tutt’al più ci si può domandare se usare la “navigazione” ipertestuale, oppure se ignorare questa funzionalità che per i libri di carta non ha senso (io propendo per la navigazione ipertestuale, anche se richiede qualche attenzione in più). I margini quando si legge a schermo hanno funzionalità diverse dai margini per un libro di carta; non servono più per appoggiarci le dita e non si parla nemmeno di spread (le due pagine affacciate) perché basta visualizzare una pagina alla volta sfruttando al meglio gli schermi piccoli. Ma per schermi grandi non metterei margini troppo piccoli. Prendi per esempio la guida per le classi KomaScript; aprila con texdoc scrguien. Contiene alcune buone idee per la lettura a schermo; per esempio, niente margine superiore, con la testatina su sfondo giallo direttamente al bordo della schermata; contiene anche delle pessime soluzioni: per esempio, Niente margine destro e niente margine inferiore; non si capisce a cosa serva il grande margine a sinistra; composto su “carta” letterpaper, che non va bene né per lo schermo né per stampare. Ecco, secondo me quello è un ottimo esempio di che cosa non fare per un documento da leggere a schermo.

                                Secondo me per uno schermo da 10 pollici, per esempio, si può prendere in considerazione un margine di 10mm ai quattro lati, con la gabbia bene centrata (da cui i margini sinistro e destro uguali) in modo che la lettura non sia fastidiosa passando da una pagina all’altra come succede con i PDF da stampare che hanno i margini sinistro e destro diversi per l’esigenza estetica di avere i margini interni dello spread equivalenti a ciascuno dei margini esterni.

                                Ti può essere utile la lettura della guida tematica sul disegno della pagina; anche se vi è data preponderanza ai pdf da stampare, ci sono però le linee guida per il disegno della pagina e del motivo per il quale le cose si fanno in un certo modo.

                                in risposta a: [Risolto] Esiste un pacchetto “Tux” (logo Linux)? #103933
                                OldClaudio
                                Partecipante
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                                  Ci riuscirai senz’altro. Forse non riuscirai facilmente a convertire altri e in un ambiente di lavoro questo potrebbe essere un problema. Comunque più il documento è difficile da fare e maggiore è la sua forza come documento di immagine, più LaTeX fa al caso tuo. Se leggi gli articoli che appiono su ArsTeXnica (download libero dalla sezione ArsTeXnica di questo sito per i fascicoli e i singoli articoli con almeno un anno di vita; download immediatamente disponibili per i soci del GuIT — potresti eventualmente prendere in considerazione la possibilità di diventare socia — socia o non socia, potresti prendere in considerazione di farti un viaggetto di un week-end ad ottobre di ogni anno per frequentare, partecipare, contribuire al Meeting annuale del gruppo 🙂 )

                                  Quando io ho scritto lamia tesi nel 1963 non esistevano nemmeno i word processor e i PC. Ma oggi sono ormai 30 anni che lavoro con LaTeX, quindi se non si sta attenti si prende la malattia…:shock: 😆

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