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Per quanto riguarda i font avevo provato ma mi dava errore, forse perché non li avevo installati. Ho provato a scaricarmi il file .sty ma non saprei in che directory metterlo, perché nella cartella MikTex non risolve il problema, ed evidentemente dovrà andare in una sottocartella, che però sono tantissime.
I pacchetti non si installano dove capita, specialmente con i font di mezzo; si installano usando l’apposito Wizard di MiKTeX; Avvio _> Programmi -> MiKTeX -> 2.9 e poi prosegui fino a Wizard; lu fa l’installazione corretta e aggiorna anche i file name data base necessari per MiKTeX.
Portroppo hai commesso il “peccato originale” comunque a molti utenti di MiKTeX di installare una versione “basic”.
L’ho indicato come “originale” perché il primo errore che si fa avvicinandosi al sistema TeX. Con i dischi fissi di oggi non vale la pena di risparmiare un paio di gigabyte, anche se probabilmente non comporrai mai niente in mongolo o in sanscrito. Quando hai installato al versione completa hai tutto e non ti manca niente e non devi scervellarti ad indovinare dove mettere i file che vorresti installare.
Per molti motivi qui sul forum preferiamo consigliare di installare la versione completa di TeXLive, anche se la versione MiKTeX certamente non è da sottovalutare, purché sia completa e aggiornata. Uno dei motivi è che la versione TeXLive è sostanzialmente identica come struttura sia sulle macchine Windows, Linux e Mac; ovviamente cambiano quelle poche cose che sono strettamente legate ai singoli sistemi operativi, ma l’utente non se ne accorge. su tutte e tre le piattaforme TeXLive è aggiornabile, volendo, anche ogni giorno (ogni 7 o 10 giorni va benissimo) perché il mondo di TeX è così frizzante e attivo che ogni settimana ci sono nuovi pacchetti o nuove funzionalità di pacchetti già esistenti o pacchetti a cui sono stati tolti alcuni bachi. E quando dico nuovo pacchetti, non intendo due o tre, ma una cinquantina alla settimana 😯
Ora tu fai come vuoi, ma reinstalla MIKTeX completa, oppure scarica MiKTeX e installa TeXLive completa.
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In una delle prime uscite di ArsTeXnica, liberamente scaricabili dalla sezione ArsTeXnica di questo sito se e solo se sono di età superiore all’anno (quelle più giovani sono solo per i soci del Gruppo) c’è un articolo a firma di Gianluca Pignalberi dove descrive quello che ha fatto quando era redattore e tipografo di una rivista legata a Linux. Aveva usato LaTeX in modo creativo e devo ammettere che aveva ottenuto ottimi risultati, benché quel genere di stampati non sia il forte di LaTeX; si può fare di tutto, ma spesso l’olio di gomito da spremere per ottenere le colonne giustificate, i titoli al posto giusto,le figure dove devono stare, eccetera è molto “copioso”. Gianluca aveva fatto un ottimo lavoro.
::Shark” post=103632Ciao a tutti, dopo aver effettuato varie ricerche sul forum non sono riuscito a trovare una risposta al mio problema: non so per quale motivo LaTex non mi numera più automaticamente le Appendici con le lettere A, B, ecc. ma si limita a mettere il titolo che assegno al capitolo.
Allego il file che utilizzo per produrre il documento.Grazie anticipatamente a tutti coloro che mi daranno una mano.
Buona giornata.[attachment=1437]Prova.tex[/attachment]
Perché le metti nella \backmatter.
Questa parte del testo è caratterizzata dall’avere ogni comando di sezionamento disabilitato per qule che riguarda la numerazione, ma abilitato per avere il suo titolo nell’indice; lo stesso vale per la \frontmatter. Strano che tu non abbia trovato niente sul forum, il quel contiene anche una sezione Documentazione, che contiene la Guida Per Eccellenza, L’Arte di scrivere con LaTeX, contiene la mastodontica Guida GuIT; contiene la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato e tradotto in italiano. Non sono sicuro per l’Arte, che è destinata ad un target di neofiti, ma sulle altre due c’è scritto tutto quanto e in una delle due c’è senz’altro il consiglio di lasciare nella backmatter le appendici, solo quando si tratta di una sola appendice, che, in quanto unica, non ha bisogno di essere distinta con una lettera dalle altre. Era proprio un commento al fatto che invece Bringhurst, il famoso book designer, dice invece che le appendici fanno parte della backmatter sempre, senza ma e senza se; siccome non usa LaTeX la sua è una affermazione che si può ignorare. 🙂
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Sicuramente carichi due volte graphicx.
Sicuramente stai usando font vecchi e obsoleti: ae e aecompl. Usa invece lmodern e textcomp.
Sicuramante non hai bisogno di tutti quei pacchetti. Come dice @Ivan, commenta le righe con \usepackage una dopo l’altra e nota quali errori vengono segnalati: se non ne vengono segnalati il pacchetto è inutile e la sua riga la puoi lasciare commentata.Ricorda sempre: meno pacchetti usi, meno rischi di conflitti fra pacchetti puoi avere.
::emlago” post=103622
@OldClaudio, sarebbe possibile avere accesso ai tuoi font per le presentazioni?Non è un problema; sono parte di TeXLive (suppongo anche di MiKTeX completa) e sono i font LX: documentazione sotto forma di presentazione eseguita con quei font semplicemente usando il terminale e dando il comando texdoc lxfonts-demo. Conviene leggere anche il documento non demo con texdoc lxfonts.
Inoltre qui sul forum in uno dei numeri di ArsTeXnica c’è un mio articolo che ne descrive la genesi e l’uso.
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Allora leggi comunque il capitolo sulle presentazioni che c’è sulla guida GuIT; sull’uso di beamer c’è relativamente poco, perché il suo manuale è di alcune centinaia di pagine… e non si può riassumere in un paio di paragrafi. MA c’è la traduzione del capitolo dove Till Tantau spiega come fare e come NON fare le slide. Sono indicazioni che valgono qualunque sia il programma usato.
LA classe beamer permette di fare tutto quello che si fa con LaTeX, salvo che molte cose sono specifiche delle presentazioni e non c’è niente da di quelle cose quando si predispone un documento scritto.Ti raccomando comunque di tenere presente due regolette auree:
1) metti poco materiale in ogni slide e parla “molto”; dedica circa un minuto per ciascuna slide. Ricorda di non mettere più di 10-12 righe scritte nelle slide, forse sono già troppe.
2) non mettere tabelle piene zeppe di numeri; dovresti rimpicciolirle o scrivere con caratteri piccolissimi, e nessuno potrebbe leggere quello che c’è scritto; in particolare NON “estrarre” le tabelle che hai predisposto per la tesi; ci sono diversi programmi per file PDF che permettono di selezionare una pagina e di estrarla da un file pdf; poi ci sono diversi pogrammi di editing grafico che ti permettono di ritagliare e scontornare la tabella presente nella pagina pdf estratta e di salvarla in formato png;questa la puoi banalmente trascinare o importare nel file PowerPoint. ma quado la guardi proiettata vedi che c’è troppa roba e non si legge.
Checché ne dica Tantau, per una presentazione o fai delle tabelle con poche caselle, oppure metti tanti dati in diagrammi a torta piatti o diagrammi ad anello piatti, non in prospettiva come una frittata nella padella, in modo che sia davvero circolare; in quel modo gli angoli che indichi sono davvero proporzionali alle grandezze da rappresentare. Oppure mostra degli istogrammi piatti, non tridimensionali, dove ogni barra è una riga piatta e la gradazione che vi compare dietro è leggibile senza errori di parallasse.
Ricorda sempre che un diagramma ad anello a a torta piatto o un diagramma a barre non devono contenere troppa informazione perché o la leggi ad alta voce (e allora addio al minuto per ogni slide) o nessuno riesce a leggere le troppo legende vicino ad ogni barra o ad ogni spicchio.Vedrai che comunque l’esame di laurea sarà una bella esperienza.
PS: va bene, ma se le presentazioni di tutti i laureandi devono essere caricati sul PC dell’aula magna, che importanza ha il fatto che il file abbia l’estensione .ppt, oppure .pdf, (cioè le estensioni dei file prodotti dai programmi usati dai candidati, PowerPoint, LibreOffice Impress, Keynote, PdfLaTeX,…) tanto poi l’operatore che lancia i programmi deve farci comunque solo un doppio click sopra e il programma giusto lo apre. Misteri della penetrazione occulta di produttori di software commerciale che impongono i loro prodotti anche agli impiegati dell’università in cambio di chissà quali benefici…
Chissà perché la repubblica Federale Tedesca ha vietato di usare in tutti i suoi uffici qualunque programma che non sia aperto, tanto che ha finanziato lo sviluppo di Free Suse e consente solo le suite Open/Libre Office. Chissà perché le norme ISO per la conservazione e l’archiviabilità dei documenti prescrivono unicamente il formato PDF opportunamente arricchito di certi metadata, e non consente l’uso di file .doc, .docx, e simili.
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No, nessuno ti può imporre PowerPoint, per altro ottimo programma, forse il migliore fra quelli della suite della Microsoft.La presentazione della tesi si può fare come ciascuno la vuole fare, basta che nella sala della discussione ci sia un PC, e questo c’è certamente, altrimenti non si potrebbe usare nemmeno PowerPoint, e che sul PC sia montato qualunque visualizzatore di file in formato PDF. Di solito è presente una qualche versione di Adobe Reader, che per le presentazioni in PDF è forse il migliore. Per giunta è gratuito.
Se vene accettata una tesi in PDF, tesi che epr legge deve essere archiviata, non vedo perché non si possa fare una esposizione in PDF, comunque la si sia ottenuta, foss’anche con PowerPoint che può esportare in PDF…Dunque ti è stato consigliato di usare la classe beamer da usare con pdfLaTeX.
Ti avviso: fare una presentazione con beamer si possono ottenere risultati magnifici ma è certamente più difficile da usare di PowerPoint. La differenza fra i due è la matematica, non il testo o le figure o altro.
Io ho fatto al mia lectio magistralis usando beamer con pdfLaTeX, i font per le presentazioni che ho disegnato io, i disegni dei circuiti con il pacchetto che ho scritto io, i diagrammi con le curve (funzioni ellittiche) che ho scritto io. e chiunque abbia visto quella presentazione è rimasto sbalordito, anche se molti non hanno capito una parola (sai com’è, alle lectio magistalis partecipano anche persone che non sanno nulla della materia su cui verte la lectio…). Di matematica ce n’era a bizzeffe e i miei font funzionavano benissimo, ma non hanno affatto l’aspetto dei font Latin Modern ai quali forse hai fatto ricorso per la tesi; non assomigliavano nemmeno ai Times, o agli Helvetica; erano e sono i font per le slide senza grazie ma completi di tutto l’armaentario necessario; Li ho usati anche per un corso intensivo per dei dottorandi in scienze umane, e chi ho messo anche testo greco, sempre con i miei font per le slide.
Tutto ciò non si si fa con PowerPoint.
Ma io non so su cosa verte al tua tesi; quindi non so se beamer sia adatto e in particolare se valga lo sforzo di imparare l’uso di quella classe per creare delle belle slide. Solo tu puoi saperlo: ti suggerisco di cominciare a leggere i primi capitoli della documentazione di beamer per renderti conto se ne valga la pena. Se hai della matematica ti consiglierei di usare beamer, ma se non ne hai, forse il gioco non vale la candela. Il mio consiglio sarebbe diverso se tu avessi già alle spalle un buon numero di presentazioni predisposte con beamer.
Leggi comunque il capitolo generale alla fine della parte iniziale della decumentazione di Beamer, mi pare sia il capitolo 7, ma Till Tantau, l’autore di beamer, mi ha permesso di tradurlo in italiano e di inserirlo nella Guida GuIT (sezione Documentazione di questo forum). Si imparano molte cose su come fare le presentazioni da proiettare, e sono consigli che valgono che si usi sia beamer sia PowerPoint.
10 Ottobre 2015 alle 14:55 in risposta a: modificare l’aspetto del numero per ogni item bibliografico #103533::
Non so aiutarti cona la bibliografia, per la quale l’esperto è @Ivan.MA posso dirti che usare i font ae e aecompl è l’ultima cosa che dovresti fare; i font ae erano i primi font sperimentali con codifica T1 (incomleta, proabbilmente completata con aecompl) ottenuti creando un font virtuale a partire dai font CM (con codifica OT1) per esimulare i font EC da cui la sigla AE (Almost EC). Non male come idea per la metà degli anni ’90, ma sono passati circa 20 anni da allora e quei font sperimentali sono ancora in distribuzione per retrocomaptibilità, cioè per poter compilare file d’annata ben invecchiati e ancora gestibili.
Oggi se non specifichi noente, LaTeX usa i CM-super che contengono anche l’alfabeto cirillico; ma oggi puoi usare tanti altri ofnt; i Latin Modern sono nati direttamente come font Type 1 in formato vettoriale e sono, a mio parere, meglio dei CM a cui si sono ispirati; La loro versione OpenType è quella di default per quando usi XeLaTeX o LuaLaTeX. Io li consiglio per la loro ricchezza di copri ottici, per come sono definiti i file di interfaccia per usarli che ne consentono lo scalamento continuo a tratti (che i CM-super non hanno); sono da usarsi assieme ai font texcomp che dispongono anche loro di tutte le famiglie, serie, forme e corpi dei Latin Modern e che aggiungono un altro centinaio di simbli testualia ai caratteri LM.Usa [tt]\usepackage{lmodern,tectcomp}[/tt] al posto di ae,aecompl — ti troverai senz’altro meglio.
::Zaidan” post=103583Buongiorno a tutti!
Vorrei sapere se esiste un modo per modificare la parola “Indice” che viene creata automaticamente con il comando \tableofcontents, in modo tale da poter visualizzare “Indice dell’elaborato finale”.Grazie mille
Fabio
Permettimi una osservazione; Se stai scrivendo l’elaborato finale e non un documento che contenga diverse versioni dell’elaborato che significato ha “Indice dell’elaborato finale”. Avrebbe senso Se ci fossero altri indici, ma non ci sono, anche perché di solito per mettere diversi indici (tolti gli indici analitici che hanno i loro nomi) bisogna fare acrobazie non da poco.
L’indicazione di ridefinire \contentsname è corretta, ma ti suggerisco non non modificare nulla.
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Vedi che ti sei risposto da solo: i font awesome della distribuzione 2014 non ce l’hanno.
La distribuzione 2015 ce l’ha.
La distribuzione TeXLive 2015 è disponibile da fine maggio inizio giugno scorsi, da 5 mesi circa, insomma.
Come mai non hai ancora aggiornato?
TeXLive della versione/annata in corso si aggiorna, volendo, anche quotidianamente; ma per una versione scaduta tlmgr non funziona più. Quindi ogni anno bisogna reinstallare tutto.
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Perché mai dovresti mettere una figura fra due capoversi e perché ti lamenti che il secondo capoverso sia un capoverso e non la continuazione del primo.
La soluzione che ti ha proposto Ivan risolve il tuo problema contingente, ma la soluzione vera consiste nel non mettere il codice della figura a metà di un unico capoverso spezzato fra il prima e il dopo il codice della figura.Tanto LaTeX metterà la figura dove c’è posto. Metti dunque il codice della figura prima o dopo il capoverso che non vuoi che si spezzi.
In termini TeXnici il codice della figura va messo quando il compilatore lavora in modo verticale, cioè dopo che un capoverso è stato completamente elaborato. Non è la stessa cosa di una formula che deve stare dentro un capoverso; quindi prima e dopo la formula (o un ambiente matematico) non ci vogliono righe vuote; Il compilatore è in modo “orizzontale mentre elabora il capoverso, e passa in modo matematico quando elabora il costrutto matematico, tornando in modo orizzontale fino alla fine del capoverso; a quel punto passa in modo verticale e il “paragraph builder” (il processo di costruzione del capoverso composto) entra in funzione; quando il capoverso è stato composto completamente, può entrare in funzione il “page builder” (l’impaginatore vero e proprio) che sputa fuori i capoversi, le note, gli oggetti flottanti accumulati in memoria fino a quel momento, ed eventualmente emette una pagina completa nel file di uscita.
Comprendendo questo meccanismo capisci anche perché ti ho detto che i codici delle figure non devono essere messi a metà dei capoversi.
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Quell’ultimo messaggio grigio che citi spiega tante cose.Allora bisogna sapere su che macchina lavori e con quale sistema operativo; bisogna sapere se lavori con MiKTeX su WIndows, oppure con qualche forma di TeXLive su altre piattaforme. Di TeXLive ne conosco almeno tre: TeXLive/CTAN, TeXLive/Debian, TeXLive/Mac (MacTeX).
A seconda della macchina e del sistema operativo e della installazione fatta, ci sono diversi modi per installare i font awesome (awe vuol dire “sgomento”; sicuro che questi font non producano uno stato d’ansia lasciando sgomenti? 🙂 in americano informale awesome vuol anche dire impressionante 😯 )Sembrerebbe che tu debba caricare il font Opentype nella cartella fonts/otf del sistema TeX e che il sistema debba conoscere dove l’hai messo. texhash è un vecchio comando forse ancora operante, ma TeXLive usa il comando mktexlsr (da immettere in una finestra comandi con le prerogative da amministratore, root o superuser). Serve per generare o rigenerare un database dei nomi dei file affinché il sistema TeX possa accedere ai file di cui ha bisogno. MiKTeX usa un comando diverso, ma non so quale; in realtà MiKTeX ha un Wizard accessibile da Start|Programmi|MiKTeX|2.9| che fra i vari pulsanti da cliccare col mouse ha anche quelllo dentro al quale o vicino al quale c’è scritto Regenerate Filename Database.
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