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Può dari che tu abbia usato i comandi giusti nel file .tex, ma nel messaggio al quale ho sollevato questo punto avevi scritto una volta kg e due volte Kg.Per carità; si tratta di una osservazione di carattere generale; se non ci si abitua a scrivere correttamente sempre, ci si abitua agli errori che finiscono con il diventare normalità. Vedi quello che c’è scritto su ogni cartello stradale; quasi sempre Km e sono pochi i cartelli dive si legge km. Non c’è negozio dove sia scritto kg ma sempre Kg. I giornali poi sono fantastici: hanno anche inventato i megatoni (non sapendo nella traduzione dall’inglese che cosa significhi megaton). E dove mi metti i mhz (milli-etto-zapto)? 😀
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Cecilia, avevo capito il tuo problema e avrei scommesso che stavi usando Matlab.Non avevo invece immaginato che avessi già usato Inkscape; leggi meglio l’operazione di Export vedrai che potrai esportare anche in formato LaTeX, e avrai la possibilità in questo caso di ottenere capra e cavoli; il disegno in pdf e le scritte in forma matematica perfetta. Io è un pezzo che non lo faccio più, quindi dovrei ristudiarmi tutta la procedura, ma visto che sei all’inizio e meglio che lo scopra tu stessa; quello che fai da sola vale molto di più di quello che ti dicono gli altri di fare.
Non è pigrizia, la mia, quella di non voler rivedere la procedura da indicarti passo passo.
È se dovessi fare io quello che stai facendo tu userei matlab o gnuplot per produrre tabelle di dati per i vari diagrammi da comporre, puoi userei pgfplots per comporre tali diagrammi. Ecco perché non uso più Inkscape per questo scopo da almeno due anni.
Incidentalmente sembrerebbe che tu non abbia caricato il pacchetto hyperref, che è quello che definisce il comando \hypersetup ed essegue tutto il necessario per realizare gli hyperlink.
Ricordati, a meno che tu non scriva in arabo o in ebraico (lingue che si scrivono da destra a sinistra, e hanno bisogno del pacchetto bidi) hyper ref va caricato per ultimo nel preambolo, subito prima di \begin{document}.
::Cecilia” post=103377Buongiorno a tutti,
premetto che utilizzo latex da principiante e che attraverso il vostro forum e le guide di Lorenzo Pantieri sono riuscita a risolvere molti dei miei problemi!
Per la mia tesi di dottorato vorrei utilizzare la classicthesis di André Miede perchè elegante e molto ben strutturata, purtroppo ho la necessità di inserire file eps e utilizzare il pacchetto \psfrag (vi allego un semplice esempio).
Da quello che ho capito leggendo altre discussioni qui sul forum (perdonatemi se scrivo delle sciocchezze) classicthesis può essere correttamente compilata solo attraverso pdflatex, ma dall’altro canto la compilazione in pdflatex non consente di compilare \psfrag.
Dunque la mia domanda: esiste un escamotage per poter utilizzare \psfrag e classicthesis o mi devo arrendere a cercare un template che venga in contro alle mie esigenze?Grazie mille!
Cecilia
Cecilia benvenuta nel forum.
È falso che devi usare psfrag per inserire qualcosa dentro i file eps, perché pdflatex, sotto il quale gira sia scrreprt+classicthesis, importa tranquillamente i file eps, senza alcun problema.
Se pdfrag ti serve per mettere delle legende o delle notazioni nel file eps, vuol dire che stai facendo i tuoi disegni con il programma sbagliato; con quel che offre il sistema TeX, ti suggerirei di usare i moduli tikz e pgfplots, ma dipende da quello che vuoi fare.
Se li hai già fatti e non vuoi rifarli, ma vuoi comporci dentro delle scritte in ben composte come fa pdflatex, installa il programma multi piattaforma inkscape: apri il file, scegli l’opzione per un uscita LaTeX compatibile, metti le tue scritte e salva in pdf; leggi bene le istruzioni per sapere come importare quei particolari file prodotti da inkscape.Pensi che sia troppo complicato? Allora usa il tuo programma di disegno, esporta in eps o in pdf il risultato del tuo disegno completo di scritte e impostalo nella tua tesi direttamente con il comando \includegraphics del pacchetto graphicx; pdflatex l’importerà senza battere ciglio.
Suggerimento: ho la sensazione che tu stia usando una versione vecchia del sistema TeX, o che tu stia seguendo uno schema iniziale di una vecchia tesi.
Posso evidentemente sbagliarmi, perché le sensazioni sono e restano tali. Ho anche la sensazione che tu non abbia letto nulla della documentazione di ClassicThesis, aprendo un terminale o prompt dei comandi, scrivendoci dentro il comando texdoc classicthesis, premendo il tastoe leggendo quello che c’è scritto nella finestra che ti si apre. Tuttavia sarebbe meglio risparmiare il lavoro e scaricare dal sito di Lorenzo Pantieri il file TesiClassica.tex che è un modello da riempire con i tuoi dati e la tua tesi epr comporre una tesi con ClassicThesis. Probabilmente c’è anche un file di classe con estensione .cls che ti permette di usare quelle impostazini partendo da un file tuo che si chiami come ti pare, per esempio TesiDiCecilia.tex e dove cominci con la prima riga a chiamare la classe; dentro all’ambiente document ci metti quello che vuoi, dal titolo, ai tuoi dati, al contenuto della tesi.
… e dimenticati dell’esistenza di psfrag.
Tutto ciò non ti soddisfa? Allora fai come credi e usa il pacchetto psfrag; compila con LaTeX, non con pdfLaTeX e ottieni un file con estensione DVI; convertilo in formato PS con il programma da terminale dvips; converti infine il risultante file PS in un file PDF con il programma da terminale pstopdf.
Scusa se invece di chiaritele ti ho confuso le idee.
::ilFuria.AWT” post=103376Sì, la guida di Enrico l’ho già letta. Qualche test l’ho fatto ma con scarso successo (esempio, con i Minion Pro che ho sul mac, “c’è” viene malissimo, l’apostrofo viene risucchiato dalle altre due lettere, troppo vicine, sia con Lua sia con Xe).
Alla fine proverò ad usarli, magari, per composizioni meno “serie” e magari meno lunghe, perché mi sembrano, seppure supportati da sufficiente entusiasmo, ancora poco maturi.
Grazie comunque.
Non scambiare la causa con l’effetto. Quello che succede con i MinionPro è un problema noto; ha già ricevuto diversi post di correzione. Se ben ricordo sul problema dell’apostrofo c’è anche una intervento di Enrico. Usa la funzione Cerca e inserisci la parola chiave Minion; estendi la ricerca almeno a due anni indietro.
Non è un problema di Lua o di Xe, ma di Minion che ha un difetto nelle sue metriche.
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Sì, bisogna farsi un’opinione personale, ma i punti su cui orientarsi sono sostanzialmente tre o quattro. Poi se ne possono aggiungere mille altri che dipendono dalle abitudini personali e dalle necessità compositive di ognuno di noi.1) La scelta dei font; pdflatex usa solo font a 256 glifi, del tipo Type 1, oppure i font bitmapped costruiti solitamente (ma non obbligatiamente) con METAFONT; XeLaTeX e LuaLaTeX possono usare anche i font OpenType codificati Unicode, in particolare quelli già presenti sulla macchina insieme al sistema operativo e ad altri programmi che se ne portano dietro (non è mai chiaro se questi font legati ai programmi con cui sono distribuiti siano di uso libero o limitato, ma insomma…). I font OpenType si caricano con il pacchetto fontspec che richiede non poco esercizio per poterne sfruttare le infinite possibilità ma è favolos.
2) Le lingue sono preferibilmente gestite con il pacchetto poliglossia con XeLaTeX e LuaLaTeX; bisogna confrontare le prestazioni di polyglossia con quelle di babel. È indiscutibile che babel sia la sovrapposizione di moltissimi strati, visto che è nato circa 20 anni fa, ma è stato fortemente rinnovato di recente. Poliglossia invece è nato circa una decina di anni fa e ha un approccio molto più moderno alla gestione delle lingue oltre ad essere compatibile con i font codificati Unicode. Persino i pattern di sillabazione usati dai formati di XeLaTeX e LuaLaTeX sono diversi da quelli di pdfLaTeX, anche se dovrebbero sillabare nello stesso modo.
3) XeLaTeX produce la sua uscita in un formato DVI esteso (che trasforma in automatico in PDF) in modo da poter gestire gli indirizzi dei caratteri codificati Unicode anche se contiene nativamente il meglio di LaTeX e di PdfLaTeX (per esempio per la grafica); ma il suo motore d composizione xetex per produrre un uscita in formto DVI non può usare certe raffinatezza di pdftex, per esempio la giustificazione delle righe mediante microespansione dei caratteri. LuaLaTeX si basa invece su un motore del simile a pdftex, esteso per gestire i caratteri codificati Unicode, ma incorpora anche il linguaggio di scripting Lua. luatex è l’ultimo nato dei programmi di composizione del sistema TeX e non è escluso che finisca con il sostituire tutti gli altri, tranne Context di cui comunque è il motore.
4) Con il linguaggio di scripting Lua si possono fare cose per le quali un programma di composizione tipografica non è adatto se è stato creato per eccellere nella composizione tipografica. Se uno ha bisogno di fare cose che si possono fare solo con Lua, non ha scelta: deve usare LuaLaTeX. Ma se non si usa Lua, allora potrebbe essere un po’ oneroso usare un programma “troppo” potente per fare cose”semplici”. Il giudizio in questi casi, è sempre molto personale.
5) Non è escluso che LuaLaTeX riesca a produrre file PDF/A compatibili. Per ora non sono in grado di dirlo, né di verificarlo. Ma potrebbe essere vero.
Leggiti l’introduzione a xelatex scritto da Enrico Gregorio (lo trovi nel suo sito); io ho cominciato con quello e ho già composto molti documenti con XeLaTeX. Date le molte novità è necessaria una guida, anche elementare come quella di Enrico, ma poi il resto viene soltanto facendo.
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Io non lascerei l’intestazione del capitolo sola soletta in una pagina quasi vuota; naturalemente dipende da come è la pagina da allegare. Io però farei così:`
\clearpage % oppure \cleardoublepage
\phantomsection
\addcontentsline{toc}{chapter}{Allegato}`quindi senza mettere nessun titolo. Se vuoi un titoli poui sovrapporlo o metterlo sotto alla pagina che includi usando il pacchetto esopic, di cui ti invito a leggere la documentazione aprendo un terminale, dandovi il comando texdoc esopic e leggendo la doc. nella finestra che ti si apre.
::alkasel” post=103364Funziona, grazie mille!
però darlo come opzione di hyperref mi dava errore, mentre funziona se scrivo (per le “figure”)
\usepackage{hyperref}
\usepackage[figure]{hypcap}info trovata qua (ma non sarei comunque stato in grado di trovare il pacchetto senza di te!)
http://ctan.math.washington.edu/tex-archive/macros/latex/contrib/oberdiek/hypcap.pdfgrazie ancora!
Non so quale distribuzione tu abbiam ma la documentazione che citi è già sul tuo hardisk senza dover andare a cercare in giro per la rete. Prova ad aprire un prompt dei comandi, o terminal o xterm, comeunqque si chiami con il tuo sistema operativo; scrivici dentro texdoc hypcap e poi premi il tasto invio. Si dovrebbe aprire una finestra che ti mostra il testo contenuto dentri hypcap.pdf.
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La differenza fra il primo e il terzo è scarsamente visibile perché le cesure sono identiche, ma l’espansione equalizza meglio gli spazi interparola nella prima. Ma se commenti le righe iniziali dove reimposto la giustezza e il margine sinistro (in una maniera da non imitare), vedi che tra il primo e il terzo cambiano anche le cesure, anche se non cambia il numero totale di righe. È ovvio che nessuno può fare miracoli, ma talvolta avvengono anche fra la composizione con la sola protrusione e e quella con protrusione e espansione.Lavorando con XeLaTeX e LuaLaTeX per gestire i font OpenType, e senza specificare nessuna opzione a microtype, con XeLaTeX che può usare solo la protrusione e con LuaLaTeX, che può usare entrambe le tecniche, si nota un pagina di differenza su un testo di un centinaio di pagine.
Solitamente lo stesso file sorgente può essere composto sia con XeLaTeX sia con LuaLaTeX; ma il solitamente vuol dire “non sempre”, purtroppo. Nel creare un modulo per polyglossia ho dovuto escludere LuaLaTeX perché richiedeva di fare certe cose con il linguaggio Lua, che mi è ancora estraneo e non riesco ad avvantaggirmane.
Ma il 98% delle volte l’unica cosa che si nota compilando lo stesso file con XeLaTeX (che esce in un formato dvi esteso e poi convertito automaticamente in pdf lanciando dvipdfmx) e LuaLaTeX (che ha pre-caricati soli i pattern per la sillabazione inglese e carica quelli per le lingue del documento solo al momento della compilazione del documento particolare) si nota solo una leggera minore velocità di compilazione, difficile da notare a meno che tu non usi una mezza dozzina (o più) di lingue nel tuo documento. Per il resto la differenza (piccola) è data solo dall’espansione dei font nelle righe leggermente lasche.
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Esamina questo esempio minimo compilabile:`% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !TEX TS-program = pdflatex
\documentclass[11pt]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{kpfonts}
\usepackage{multicol}
\usepackage{microtype}\oddsidemargin=\dimexpr\oddsidemargin-10mm\relax
\textwidth= \dimexpr\textwidth + 20mm\relax\newcommand*\testtext[1][]{\begin{multicols}{2}#1\frenchspacing
Oggi si conviene che la spazieggiatura sia accettabile e talvolta consigliabile
nella composizione in lettere maiuscole o maiuscolette di titoli o di simili
brevi tratti di testo; assolutamente improponibile in un testo in lettere
minuscole. Il lettore attento provi ad esaminare una qualunque rivista
pubblicata ai nostri giorni e cerchi di determinare quali righe siano
spazieggiate; constaterà che la spazieggiatura non solo è visibile ad
occhio nudo, ma anche che contribuisce non poco a rendere mal composto
il capoverso che contenga tali righe spazieggiate. Egli constaterà anche
che la raccomandazione di non spazieggiare il testo scritto in lettere
minuscole è abbondantemente disattesa in quel genere di pubblicazioni;
probabilmente una composizione giustificata solo a sinistra sarebbe molto
più raccomandabile.
\end{multicols}}\begin{document}\errorcontextlines=9
\testtext\testtext[\microtypesetup{activate=false}]
\testtext[\microtypesetup{protrusion,expansion=false}]
\end{document}`e analizza riga epr riga il risultato. Nella prima composizione microtype funziona completamente; nella seocnda è completamente disabilitato, nella terza fa solo la protrusione. I font sono i kpfonts, come puoi vedere dal preambolo.
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Secondo diversi frequentatori autorevoli di questo forum, multirow non dovrebbe venire mai usato.Invece multicolumn si può e si deve usare in certe circostanze, essenzialmente nella prima riga della tabella dove si mettono le intestazioni delle colonne.
In realtà nessuno vieta di usarlo anche altrove, ma se fosse necessario bisognerebbe ripensare alla tabella stessa.
Perché multicolumn funzioni bene, bisogna che scorrendo la tabella in verticale ogni colonna contenga almeno una cella non coinvolta da multicolumn; è quello che ho fatto nel riorganizzare la tua tabella. e ho riempito delle celle vuote con del materiale (\qquad) abbastanza largo da consentire il corretto funzionamento dell’intera tabella.
Questa soluzione non è l’unica; se ne possono trovare altre che creino una tabella di solo tre colonne (com’è in realtà) ma con spazi adeguati di separazione fra le colonne. Insomma, come in qualunque problema di progetto, se esiste una soluzione, allora essa non è unica. Ce ne saranno di migliori e di peggiori, e sta al progettista, con la sua esperienza, trovare e usare quella più adatta alle esigenze specifiche.
27 Settembre 2015 alle 8:18 in risposta a: The Elements of typographic style… ma dove si trova? #103131::
La frase di Tschichold sul formato A5 troppo largo mi lascia perplesso, molto perplesso; o il traduttore non conosce il tedesco (TSCH. è svizzero tedesco), o l’opinione di Tsch. secondo me non è condivisibile. Come sarebbe a dire che l’A4, 210mm per 294mm, va bene anche per comporre a due colonne, mentre l’A5 (176mm per 210mm) è troppo largo.Confesso che di Tsch. conosco solo un brano tradotto e riportato su un libro di norme tipografiche molto criticabile (l’ho recensito anche per il forum). Quindi non conosco bene il Tschichold-pensiero, anzi non lo conosco per niente; quindi le mie parole sono da prendere con le molle.
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Be’ è evidente che le protrusioni dei caratteri dovrebbero dipendere dal disegno dei caratteri stessi; uno può avere a pari corpo delle grazie più marcate e un altro delle grazie appena visibili. quindi è ovvio che se il secondo font fosse lasciato protrudere come il primo, il risultato sarebbe orrendo; lo stesso se il primo fosse lasciato protrudere come il secondo, usare o non usare microtype sarebbe del tutto inutile.
Però con i font questi fatti estremi capitano di rado; quindi usare i kpfonts con le impostazioni dei Latin Modern non è un gran guaio. Microtype funzionerebbe meglio se ci fosse un file personalizzato per i KP — onestamente credo che le differenze siano così piccole che ci vorrebbe la lente per vederle.A mio parere puoi andare tranquillo.
Se vuoi cimentarti a creare un file adatto ai KP fonts, parti da quello dei Latin Modern e cambia leggermente i valori della protrusione. Nota che non lo devi fare lettera per lettera, glifo per glifo, perché, per esempio le varie a accentate con accenti diversi sono raggruppate in una sola impostazione; lo stesso vale per diversi segni di interpunzione.Quando ho scritto che ci vuole un file adatto perché microtype funzioni bene, l’ho scritto perché è vero; ma non ho scritto, e forse ho fatto male, che i file di configurazione epr i Latin Modern, usati in mancanza di un file specifico, sono un ragionevole compromesso.
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Brutta tabella, perché tutti quei \multicolumn impediscono il corretto allineamento/incolonnamento delle celle. ci volgiono almeno delle celle vuote che stabiliscano le larghezze delle colonne. anche multitow non serve a niente, ma disturba l’allineamento.L’esempio minimo compilabile e funzionante è il seguente:`\documentclass{article}
\usepackage{booktabs,multirow}\begin{document}
\begin{tabular}{l*6c}
\toprule
& \multicolumn{6}{c}{Almeno una malattia cronica grave (a)} \\\cmidrule(lr){2-7}
CLASSI DI ET\`A & \qquad\qquad &{2005}&\qquad\qquad & \qquad\qquad & {2012(b)} &\qquad\qquad \\
\cmidrule(lr){2-4} \cmidrule(lr){5-7}
\end{tabular}
\end{document}`
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