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Benvenuta nel forum.Voi fare una cosa difficile come primo uso di LaTeX? Io ti suggerirei di usare uno dei due stili e lasicar perdere le ibridazioni.
Ma se vuoi ibridare, allora creati un nuovo stile mettendovi dentro tutto quello che cՏ in classic fino alla riga102, dopo la quale cӏ la definizione del titolo classic con la foto; copia nel tuo file dalla riga103 alla riga 156, poi apri banking e copia tutto dalla riga 170 fino alla fine. il tuo nuovo stile potrebbe funzionare come desideri.
è possibile che ci siano delle cose non definite: cercane le definizioni nelluno o nell’altro dei file originali, copiale nel tuo file. finché non ci saranno più questi errori.Non è un lavoretto banale, anzi. ed è per questo che ti sconsigli l’ibridazione.
::Candita” post=102951Ciao a tutti, sono nuovo nel forum e mi sto preparando per scrivere la tesi per la laurea magistrale al Politecnico di Torino.
Ho installato texLive e il pachetto TOPTesi, come editor sto utilizzando TexWorks.
Ho scaricato anche il .zip di topTesi e ho provato a compilare toptesi-example-xetex ottendo come risultato lo stesso del pdf.
Il problema è che non compila il mio file.`\documentclass[11pt]{toptesi}%% <--- Nota Bene: la classe toptesi! \ateneo{Università di Bengodi} \nomeateneo{La Saggezza} \titolo{Studi di tricotetratomia applicata} \sottotitolo{Cosa succede quando si spacca un capello in quattro} \candidata{Maria Chiomafolta} \relatore{prof.\ Piero Scapigliati} \sedutadilaurea{Maggio 2006} \includeonly{% capitolo2,% appendici,% bibliografia% } \begin{document} \include{Cap2-Realtà Virtuale nell'ambito Videoludico} \appendix \include{Cap2-Realtà Virtuale nell'ambito Videoludico} \include{Cap2-Realtà Virtuale nell'ambito Videoludico} \end{document} ` Ho inserito il file toptesi.cfg (rinominandolo con lo stesso nome del file .tex) nella cartella dove si trova il file. [vedi immagine allegato] L'errore che mi viene segnalato è: !Undefined control sequence.
\ateneo 1.2 \ateneo
{Università di Bengodi}Utilizzo Windows 8.1.
Dov’è l’errore?
Inoltre come faccio a dire che il capitolo da includere si trova in una sotto-cartella specifica diversa da dove si trova il file che sto compilando?Andiamo per punti:
1) hai installato TeXLive e con questa installazione hai compilato toptesi-exmple-xetex.tex
2) hai predisposto il file che hai allegato che non contiene il comando \frontespizio né l’ambiente frontespizio; di conseguenza non usa il comando \ateneo; non è assolutamente chiaro perché ti dica che tale comando non è deifnito se l’ha trovato quando hai compilato toptesi-example-xetex.tex.
3) hai conservato il comando \includeonly con la lista dell’esempio, ma quando includi i capitoli usi dei nomi diversi, per giunta con spazi nei loro nomi, cosa che è vietata e questo fatto è sottolineato in qualunque guida.
@robitex ti ha suggerito di leggerela documentazione con il comando da terminale texdoc toptesi; io ti suggerisco di leggere la documentazione con il comando texdoc toptesi-it che come neofita credo che tipossa essere più utile.Ti suggerisco di eliminare dal disco il file di toptesi.zip e ogni file che potresti averne estratto. Toptesi è già installato con TeXLive, quindi non hai bisogno di nessun pacchetto che potrebbe metterti i bastoni fra le rote se non ne estrai correttamente il contenuto e non lo metti nelle cartelle giuste.
Ti consiglio di scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito la guida L’Arte di scrivere con LaTeX. per un neofita viene prima di cominciare a lavorare con toptesi.
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Se funzionava fino a ieri, vuol dire che oggi hai apportato delle modifiche al file da compilare che mandano il programma in un infinite loop. riguarda le ultime modifiche.
All’occorrenza, procedendo all’indietro, copia il comando \end{document} via via prima di dove era l’ultima volta; quando il programma si rimette a funzionare, vuol dire che l’errore sta fra la penultima e l’ultima posizione di \end{document}.
28 Agosto 2015 alle 18:53 in risposta a: ArsTeXnica:fixltx2e is not required with releases after 2015 #10295128 Agosto 2015 alle 11:52 in risposta a: ArsTeXnica:fixltx2e is not required with releases after 2015 #102949::
È un warning del tutto innocuo; avvisa l’utente che non è più necessario caricare fixltx2e perché le sue funzionalità sono già incorporate nell’ultima versione di LaTeX. Non ritengo necessario aggiornare la classe, cosa che non compete a me, ma al comitato di redazione di Ars; al massimo si potrebbe inserire un test per caricare il pacchetto se e solo se non ne fosse definito un comando caratteristico e unico, per venire incontro alle persone che non usano TeXLive o che non intendono aggiornarlo alla versione del 2015? Magari fra un anno o due.Il warning, lo ripeto, è del tutto innocuo. Sto usando altre classi che ho creato io per il beneficio di altri, e per retrocompatibilità ho ritenuto di non togliere il caricamento di fixltx2e proprio per venire incontro agli altri utenti. Per le classi che mi sono scritto per mio uso e consumo esclusivo, ho già tolto il caricamento di quel pacchetto.
La decisione di incorporare quel pacchetto nel formato basato sul mark up di LaTeX avrà conseguenze su molti altri pacchetti scritti da autori che forse non sono più attivi su CTAN. Ne ricordo alcuni dove si dice chiaramente qualcosa del tipo “ti avevo detto di non caricare fixltx2e; perché l’hai fatto?”
Comunque grazie @skevin93; se hai usato arstexnica.cls vuol dire che stai scrivendo un articolo per il meeting 🙂 🙂 🙂
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Capisco che cosa intendi sulla qualità delle frecce di \vv, di \vec e \overrightarrow. Se stai scrivendo delle dispense per studenti liceali probabilmente la tua scelta di notare i vettori con le frecce; potrebbe essere adeguato; peccato che le norme ISO-uni prescrivano per i vettori il corsivo matematico nero. Ora non saprei dirti se “stai violando la legge”.
Le norme ISO-UNi hanno il valore di legge per la matematica usata nei testi che si riferiscono alle scienze che usano grandezze misurabili con le unità di misura prescritte dal Sistema Internazionale. In sostanza si applicano alla matematica usata in fisica, in chimica, nella tecnologia, in architettura, persino in biologia; per semplicità le chiamerò “scienze applicate”. Stranamente non si applicano alla matematica pura, come se la matematica pura non avesse applicazioni alle scienze applicate. Tuttavia i matematici puri considerano quelle norme con fastidio e non le seguono. Le norme specificano caratteri particolari per ciascuna entità matematica e in particolare evitano il più possibile i segni diacritici (come sono le frecce dei vettori) sui simboli matematici; usano il corsivo, il tondo e il carattere lineare senza grazie, come caratteri da usare solo per determinati oggetti, il corsivo solo per determinati altri, il lineare solo per rarissimi casi di un terzo tipo; poi le norme ammettono in casi molto specifici il gotico e l’ebraico; i caratteri latini e quelli greci sono considerati assieme. Il tondo viene usato solo per il nome degli operatori, per le unità di misura, per il segno di differenziale, per i pedici e gli apici che non rappresentano delle variabili e, infine per le unità di misura. Il corsivo chiaro è destinato ai simboli per le grandezze scalari, il corsivo nero per i vettori e per le matrici di vettori; il tondo nero o il black board bold per gli insiemi; e via di questo passo. La motivazione evidente è che gli scritti di scienze applicate vengono letti in tutto mondo anche da persona e non addette alle segrete cose; quindi tutto deve avere un significato specifico. Se io dovessi insegnare al liceo preferire seguire le norma: nesun docente di lice sa che cosa faranno i sui studenti all’università e nella vita, ma tenuto conto che quelli che faranno scienzes applicate sembra essere magore, molto maggiore di quelli che faranno matematica pura, comincierei a seguire la norma finché sono “piccoli”Non avevo dubbi che le frecce ottenibili con esvect fossero migliori di quelle di default, altrimenti che senso avrebbe avuto di scrivere un pacchetto e di disegnare dei nuovi font.
Tra l’altro ho verificato nel file log: i vettori di esvect esistono anche in forma vettoriale e sono preinstallati; è solo il file esvect.fd che risale ai tempi dei tempi e fa riferimento ancora a METAFONT.Detto questo, del mio precedente messaggio non trascurare il discorso dei sedici gruppi matematici.
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Il messaggio è del tutto innocuo.
Detto questo devi sapere che i font invocati da esvect sono font bitmapped generati con METAFONT su richiesta del programma che li usa. I font bitmapped non sono scalabili. se anche fossero vettoriali, il loro file esvect.fd non ne prevede altro che un insieme finoto di corpi, che sono poi quelli generabili con METAFONT.
È vero che tu non li usi, ma quando si scrivono note, il richiamo viene messo in modo matematico; Il programma pdfLaTeX quando entra in modo matematico controlla di disporre di tutti i font che potrebbero essere usati in tutti i copri necessari. Tu usi i newpxtex e i newpxmath, che sono font vettoriali scalabili “a piacere”: quindi evidentemente i pacchetti che gestiscono questi font prevedono per il corpo 12 (il tuo corpo normale) il corpo degli esponenti degli esponenti (gli esponenti di secondo ordine) il copro di 5.5pt che con quei font si può ottenere senza problemi perché sono vettoriali. pdfLaTeX richiede quindi il corpo dei vettori pari a 5.5pt, ma il font dei vettori non è scalabile, quindi scegli il copro più vicino.
Correttamente, però, ne avvisa l’utente. Ecco quindi il tuo avviso.Detto fra noi non vedo la necessità di avere i vettori in vari corpi nello scrivere una relazione matematica. In modo picture con il pacchetto pict2e, o con gli altri programmi di disegni del sistema TeX i vettori sono davvero dei vettori e sono disegnati in modo vettoriale (scusa il bisticcio di parole). In matematica, almeno quella che ho usato io, non vedo la necessità di vettori con punte di freccia “artistiche” (l’autore di esvect le chiama “beautiful”).
Tenendo conto che ogni programma di composizione del sistema TeX può usare in matematica solo 16 “famiglie” o “math groups” (ogni famiglia o gruppo matematico contiene tre font quello per il textstyle, quello per lo scriptstyle e quello per lo scriptscriptsize), usare un font matematico non indispensabile come quello dei vettori con le belle punte, potrebbe voler dire non poterne usare un altro indispensabile. I ci sono arrivato a ricevere il messaggio che non poteva allocare un diciasettesimo font:sad: Non è na eventualità così remota. Usando la collezione dei font newpx questo fatto potrebbe succedere facilmente; leggi la documentazione con texdoc newpx al paragrafo 6. — vedi che newpxmath impegna 12 famiglie numerate da 0 a 11.
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Come forse ti abbiamo detto nei due post precedenti, in questo forum sconsigliamo fortissimamente di usare LyX. Il perché è scritto nella guida L’Arte di scrivere con LaTeX che si può scaricare liberamente dalla sezione Documentazione di questo forum.Se salvi il tuo file .lyx in formato .tex hai direttamente il file LaTeX che LyX usa per comporre il file .pdf. Quindi non avresti da riscrivere nulla delle tue 250 pagine.
Se aprissi il file .tex con un qualunque editore di testo puro, per esempio Notepad++ o, se ce la fa, con Blooco note, su Windows, con TextEdit, sul Mac, con gedit o kedit sulle macchine Linux che hanno il desktop Gnome oppure KDE rispettivamente,
allora potresti aggiungere il comando `\markboth{Introduzione}{Introduzione}`
Forse lo puoi fare anche con LyX, ma LyX fa solo perdere tempo facendo credere di essere un What You See Is What You Mean, invece fa di tutto per sembrare un What You See Is What You Get. Qualunuque cosa voglia essere predilige la presentazione su schermo a scapito della programmabilità garantiat dal mark-up visibile come quello che si vede nel file .tex.
Tutti quei comando, che siano nativi o che siano dell macro programmate possono fare miracoli quando un ha letto L’Arte. Quando poi ha approfondito su guide più avanzate o su guide tematiche può fare cose inimmaginabili per un Text Processor di qualità tipografica e che non si possono assolutamente fare con un qualunque Word Processor. Quando avrai aperto L’Arte capisci benissimo che cosa voglio dire. Prova ad imitare quella cmposizione con LyX e ti rendi conto anche perché ne sconsigliamo l’uso con la massima convinzione.Prima lasci perdere LyX prima vivrai felice:smile:
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Un matematico ti saprà aiutare meglio di me.
Io vedo una bruttissima funzione integranda che nessun programma del sistema TeX può calcolare. Ci sono elementi in pgfplots per tracciare funzioni, ma non per calcolare integrali.Allora tanto vale che te lo fai calcolare con mathlab, matematica, o altro programma di quel genere e che ti faccia direttamente calcolare i punti per tracciare la funzione; una volta che hai i dati sotto forma di file .txt, con una colonna di ascisse a sinistra e una colonna delle corrispondenti ordinate a destra, allora pgfplots non ha nessuna difficoltà metterti quelle coordinate su un diagramma cartesiano.
La guida L’Arte di scrivere con LaTeX, liberamente scaricabile dalla sezione documentazione di questo sito, ha un intero capitolo dedicato all’uso di pgfplots.
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Ma hai letto la documentazione di fancyhdr come ti ho suggerito ed esemplificato?
nel paragrafo 7 c’è scritto come ridefinire o modificare lo stile plain. Come vedi la sintssi è molto diversa da quella che hai usato tu. Ti ho detto infatti di non cercare in rete,ma di leggere la documentazione e ti ho detto come fare.Per favore non prendere sotto gamba raccomandazioni ti “leggi la documentazione”, specialmente se ti si dice come fare.
Se non riesci o non conosci l’inglese, o se la tua distribuzione non è completa, ivia un esempio minimo compilabile, qualcosa che contiene da \documentclass a \end{document} che contenga solo il minimo indispensabile per riprodurre il tuo problema. Può darsi che io o altri ti rispediamo il file modificato e funzionante.
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Benvenuto/a nel forumDovresti specificare lo stile plain prima di usare il comando \chapter; poi devi ripristinare lo stile headings o fancy o come hai chiamato lo stile delle pagine interne. Più sempilce usare un gruppo, cosiì:
` \begingroup
\pagestyle{plain}
\chapter{introduzione}
testo dell'introduzione\endgroup`
Se usi la classe book puoi usare il comando \frontmatter mantenendone gli effetti fino al primo capitolo effettivo del corpo della tesi, prima del quale specifichi \mainmatter. In questo modo anche i capitolo introdotti con \chapter senza asterisco non vengono numerati ma vanno nell’indice mentre i capitoli iniziati con \chapter* non vengono numerati ma non vanno nell’indice.Il discorso dello spile plain potrebbe venire fatto valere per tutta la parte composta con lo stile frontmatter. In questo caso bisogn ridefinire sia \frontmatter sia \mainmatter perché sia \frontmatter a specificare lo stile plain e \mainmatter a mettere lo stile headings o fancy o come hai chiamato il tuo stile.
Ultimo commento non richiesto; non cercare in rete (a meno che non si tratti di questo stesso forum), cerca nella documentazione disponibile che è pressoché infinita. La sezione Documentazione di questo forum contiene guide generali e guide tematiche quasi su ogni argomento possibile e immaginabile, tutte scaricabili liberamente. Ma ogni pacchetto ha una sua documentazione di solito leggibile dando in una finestra comandi il comando texdoc
;al posto di devi scriverci il nome del pacchetto specifico di cui vuoi consultare la documentazione; per esempio potresti vedere che cosa succede aprendo una finestra comandi, scrivendoci dentro texdoc fancyhdr, e premendo infine il tasto “invio”. Prova e vedrai.
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Ci dici che usi MiKTeX, ma non ti è venuto in mente di leggere la documentazione di MiKTeX stesso; avresti visto che la funzionalità shell escape della distribuzione TeX Live (che vale per tutte le piattaforme, Windows compresa e per questo la suggeriamo sempre come distribuzione da installare) si chiama -enable-write18 (forse con due trattini in principio, invece di nao solo); siccome non dispongo più di una versione di MiKTeX vado a memoria.
Ma a scanso di equivoci e di mia scarsa memoria, dal bottone Avvio di Windows puoi avere la lista dei programmi da attivare; se clicchi sulla voce MiKTeX dovresti trovarti un certo numero di scelte successive finché puoi cliccare su MiKTeX Help; lì puoi leggere come attivare lo shell escape o abilitare il write18.Il consiglio di non tenere quella funzionalità abilitata in modo permanente è valido, specialmente per le piattaforme Windows; malgrado esista malware per tutte le macchine il bersaglio preferito dai distributori di malware sono i sistemi operativi Windows che sono intrinsecamente meno protetti dei sistemi Unix e Linux.
Capisco il tuo desiderio di non dovere andare a leggere la documentazione di MiKTeX ogni volta che devi far girare gnuplot; allora ti suggerisco una scorciatoia; il tuo shell editor comprende una serie di bottoni (icone) o voci di menù che permettono di far fare allo a TeX alcune azioni, tipicamente salvare il file in lavorazione e lanciare uno dei programmi di composizione con le opzioni giuste per un dato compito. Definiscine un altro, per esempio
[tt]pdflatex -errorstopmode -synctex=1 -enable-write18[/tt]
Verifica sulla documentazione di MiKTeX che le opzioni e la loro sintassi sia proprio quella che ho scritto; sostituisci la parte <...> con lo specifico segnaposto usato da MiKTeX per indicare il file da compilare. Fatto questo salva questo comando e assegnalo ad un nuovo bottone o a una voce di menù dal nome mnemonico, per esempio, pdflatexW18. In questo modo, invece di cliccare sul bottone pdflatex o di selezionare la voce di menù pdflatex, clicca su ciò che che hai chiamanto pdflatexW18 e non ci pensi più, nel senso che quel bottone ti permette di eseguire lo shell escape e di eseguire gnuplot o qualunque altro programma che tu voglia indicare a pgfplots.Nota che almeno TeXLive nel suo file di configurazione ha una breve lista di file che può eseguire liberamente senza bisogno di attivare lo shell escape; forse anche MiKTeX contiene questa lista; fra i programmi eseguibili liberamente c’è anche makeindex. se tu nel preambolo del tuo documento invece di usare il pacchetto makeidx usassi il pacchetto imakeidx o il pacchetto indextools, potresti compilare l’indice analitico senza battter ciglio, perché pdflatex ci penserebbe lui stesso; leggi la documentazione di questi due pacchetti, quasi identici (il secondo è un fork del primo); il secondo risolve un problema di compatibilità per i testi letterari o le edizioni critiche che invece sarebbe presente nel primo. Non ho elementi per confermare questi fatti perché non compongo edizioni critiche. Io uso sempre imakeidx e senza mai cliccare sul bottone makeindex ho sempre da uno a sei indici analitici composti in automatico e immediatamente presenti nel documento che compongo.
Lo stesso vale per gnuplot; leggi la documentazione di MiKTeX e vedrai che il problema risulta superato in un attimo.
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Mi rifaccio a questo messaggio che ho inviato alla fine di maggio.Ora è apparso ben chiaro l’annuncio per il prossimo GuIT Meeting 2015.
Gli interventi dei partecipanti, come sempre formeranno il corpo del prossimo numero di ArsTeXnica 20.Ricordo a tutti che la scadenza per inoltrare i proprio contributi da pubblica(che io avevo annunciato per il 31 agosto 2015) è stata posticipata al 1º settembre 2015 dagli organizzatori del Meeting. Non è un giorno che fa la differenza, ma è importante rispettare questa scadenza perché l’allestimento della rivista richiede un lavoro intensissimo e 6 settimane prima del Meeting non sono molte.
Potete scrivere su qualunque cosa riguardi i programmi del sistema TeX e sulle loro applicazioni, font compresi; classi per l’erogazione di eserciziari per auto apprendimento; per lo svolgimento di est a risposte multiple chiuse e, se ci riuscite, anche a risposte aperte. Matematica, fisica, ingegneria, filologia, linguistica, economia, biologia; edizioni critiche in qualunque disciplina; testi liturgici e/o devozionali in qualunque lingua; tutorial per aspetti nuovi (o anche vecchi, ma poco conosciuti) del sistema TeX, del nuovo linguaggio L3, precursore del futuro LaTeX3.
Ce n’è per tutti i gusti. Mi aspetto molti contributi; coraggio ragazzi giovani e vecchi! La scadenza si avvicina…
Inviate i vostri contributi a ArsTeXnica@guitex.org specificando nell’argomento del messaggio la parola chiave ArsTeXnica.
Scaricate dalla sezione ArsTeXnica di questo forum il Kit per gli autoriManca una settimana alla deadline per inviare i propri lavori all’indirizzo e-mal arstexnica@guitex.org. Ho già ricevuto qualche contributo; altri sono prenotati; ma mi aspetto di più.
NON SIATE TIMIDI!
Se volete potreste anche fare una facile investigazione per scoprire il mio indirizzo di posta elettronica (che non pubblico sul forum per evitare il solito malware di acchiappa-indirizzi) ma sia su ArsTeXnica sia in CTAN sia nella documentazione di una decina di pacchetti ci sono i miei dati. Ma che inviate ad ArsTeXnica o direttamente a me, seguite le stesse indicazioni; lavoro composto con le classi e i pacchetti del Kit, completi di sorgenti, allegati, e pdf finale.
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Benvenuto nel forum.
Quando hai letto la guida L’Arte di scrivere con LaTeX che hai liberamente scaricato dalla sezione Documentazione di questo forum, ti è sfuggito il dettaglio che le frazioni “a catasta” che si ottengono con \frac, vengono composte in “textstyle” nelle matrici e in qualunque incolonnamento di formule. Se non va bene, come nel tuo caso, L’Arte dice che invece di \frac, bisogna usare \dfrac definito dal pacchetto amsmath del quale usi già l’ambiente cases.Vedo l’uso di displaymath; erano anni che non lo vedevo usato da nessuno. Non è sbagliato, ma usando il pacchetto amsmath, disponi dell’ambiente equation* che fa la stessa cosa, ma consente una maggiore compatibilità con gli altri comandi e ambienti definiti da quel pacchetto. È più comodo da usare anche perché consente la stessa sintassi dell’ambiente equation e passare dall’uno all’altro vuol dire solo aggiungere o togliere un asterisco sia nel comando di apertura sia in quello di chiusura. Se non interessasse una cosa del genere l’uso dei delimitatori [tt] \[ [/tt] e [tt] \] [/tt], che amsmath ridefinisce come apertura e chiusura dell’ambiente equation*, sono decisamente più comodi ancora per comporre una o più equazioni in display senza numerazione.
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Una cosa è certa: metafont non c’entra niente.
Per il reso non conosco i file .ist e .xdy
Il tipo .ist potrebbe essere uno stile per comporre l’indice analitico. Del secondo, ho la sensazione di averne già visti, ma ho il dubbio che non abbiano a che fare con i font. È possibile che abbiano a che fare con il motore di composizione degli indici analitici che si chiama xindy; se è così i font non c’entrano niente.I font .otf sono font OpenType; sul mac vanno installati con FontBook.app (o LibroFont.app, a seconda della lingua del tuo sistema operativo); li selezioni tutti e 9, in una finestra di Finder, clicchi col destro (oppure cntrl+click) scegli “Apri con” e a quel punto scegli FontBook. Questo programma per ciascun font ti chiede se lo voi installare, ovviamente rispondi di sì, e FontBook lo installa.
A questo punto sono usabili con XeLaTeX; per usarli con LuaLaTeX devi prima lanciare una procedura lua che rinfresca la cache dei font a cui LuaLaTeX può accedere. Non mi ricordo come si chiami questa procedura ma credo che la documentazione di TeXLive e MacTeX lo dica. Siccome uso pochissimo LuaLaTeX e mi bastano i font di prima installazione ho lanciato questa procedura quando ho aggiornato a MacTeX 2015, ma le cose che si fanno da terminale si dimenticano presto se uno non si prende i debiti appunti.
D’altra parte mi pare che LuaLaTeX stesso si accorga che il sistema contiene nuovi font e inviti a lanciare la procedura.
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