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Il carattere unicode letto ma non usabile dipende dal fatto che un file in ingresso contiene un carattere unicode che dovrebbe essere segnalato nel messaggio di errore, ma che inputenc con l’opzione utf8 non riesce a far corrispondere a niente presente nei font con codifica T1. Non succede solo nel tuo caso, ma cin sono migliaia di caratteri unicode che non hanno un corrispondente con i caratteri T1.Il problema dunque è il carattere mostrato nella riga contenente il messaggio d’errore; senza avere la possibilità di ingrandire il contenuto della schermata, a me pare di vedere un accento acuto sopra i due punti. Se hai copiato dei riferimenti bibliografici dalla rete è possibile che qualche lettera accentata con l’accento acuto sia stata ottenuta con la lettera base seguita da un “combining acute accent”, il quale si riposiziona sulla lettera precedente.
Se la mia ipotesi è vera, allora la ricerca del segno che contiene il combining accent resta difficile ma non impossibile: richiede una pazienza infinita. Hai due possibilità:
1) Esamini tutta la bibliografia composta premendo S al messaggio d’errore se stai compilando in errorstopmode; oppure lasciando fre se stai compilando in nonstopmode o in scrollmode. Quando pdflatex ha incontrato quel glifo senza corrispondenza, lasciauno spazio; dunque la parola che conteneva quella lettera accentata risulta spezzata da uno spazio o seguita da due spazi, quello del carattere spurio e il normale spazio interpaola. Ecco allora che hai trovato la parola che contiene quel carattere, e sai con precisione in quale citazione compare; vai a rivedere quella citazione nel file bib, metti una lettera veramente accentata o usi ona delle combinazioni del tipo \’e invece di é (a titolo di esempio) e sei a posto. Verifica solo che non esistano altri casi simili.2) Apri il file bib con il tuo shell editor con cui scrivi i tuoi file sorgente; cerca sistematicamente tutte le lettere accentate con l’accento acuto: á, é, í, eccetera. passa il cursore sopra la lettera: se devi premere la freccia del movimento del cursore due volte per attrversare la lettera, quella è la lettera che contine l’accento di tipo combining.
Molto difficile da fare, perché si tratta di trovare un carattere che non si distingue sullo schermo dell’editor.
Mi spiace di non poterti dare notizie più confortnti.
::FEDE84″ post=102717Grazie a tutti per le risposte e consigli, credo che alla fine la farò a mano! è che mi piaceva l’automatismo.
Studiando attentamente le opzioni e le impostazioni del pacchetto imakeidx o di indextools probabilmente si può automatizzare e anche rendere sincrono; non ci ho mai provato, perché, come ho detto, mi piace fare la nomenclatura a mano, ma sono convinto che si possa fare; se ci riesci a farlo con uno dei due pacchetti, faccelo sapere, perché potrebbe interessare molti altri frequentatori del forum.
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L’autore di newpxfonts ha già risposto; ha preso atto del bug e ha promesso di caricare su CTAN un aggiornamento corretto il più presto possibile.
Bellezza del software libero! dove chiunque può segnalare errori che vengono corretti immediatamente. Se c’è qualche giorno di ritardo dipende dalle procedure con le quali i mirror vengono aggiornati.
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Innanzi tutto per quel che riguarda la bibliografia c’è l’evidente errore [tt]\addbibreseource[/tt] che va inve scritto [tt]\addbibresource[/tt]Con il tuo esempio e un file temp.bib che avevo visto che tu non hai mostrato un esempio minimo di file .bib
Il seguente esempio funziona benissimo:`% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode
% !BIB TS-program = biber
\begin{filecontents*}{temp.bib}
@book{foo,
author={Mario Rossi},
title = {Storia d'Italia},
year = {2014}
}
\end{filecontents*}
\documentclass{book}\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{textcomp}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[english,french,latin,italian]{babel}\setactivedoublequote
%\usepackage{lmodern}
\usepackage{newpxtext}
%\usepackage{pxfonts}\usepackage{csquotes}
\usepackage{quoting}
\quotingsetup{font=small}
\usepackage{microtype}
\usepackage[% backend=biber,
%backend=bibtex,
style=philosophy-verbose,
backref,
natbib,
origfields=origed,
isbn=false,
doi=false,
url=false,
annotation=false,
scauthors=true,
clearlang=true
]{biblatex}\addbibresource{temp.bib}
%\bibliography{prova.bib}\begin{document}
\mainmatter
%”< Blabla bla \citep{foo} ">«Blabla bla \citep{foo}»
\backmatter
\printbibliography
\end{document}
`Ho controllato anche la faccenda di “< e ">; effettivamente con i font newpxtext non funziona, mentre funziona sia con i Latin Modern sia con i pxfonts.
Dunque hai messo in luce un bug dei font newpxtext.
Da parte mia vedo come e perché i doppi apici ASCII non funzionano con i newpxtext e poi lo segnalo all’autore.
A te consiglio allora di usare i pxfonts, oppure i caporali direttamente immessi con la tastiera, che funzionano anche con i newpxtext. Con il file che ti ho mandato puoi fare tutti gli esperimenti che vuoi aggiungendo e togliendo i segni di commento all’inizio delle righe che vuoi togliere o che vuoi usare.
I tre commenti all’inizio dell’esempio minimo compilabile sono le cosiddetta “righe magiche” che configurano gli editor che li sanno interpretare in modo da usare le codifiche e i programmi indicati in ciascuna riga; si possono gestire anche i file inclusi, nel senso che in testa ad ogni file incluso bisogna indicare chi sia il main file chiamato root con una riga magica che contiene:
`% !TEX root = ../mymainfile.tex`Ovviamante al posto di mymainfile ci metti il vero nome del tuo main file. Questa riga magica non serve nel main file, ovviamante, ma solo nei file inclusi con \include.
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Puoi sempre definire un nuovo engine per TeXShop; io l’ho fatto per altre cose, non l’ho mai fatto per la nomenclatura perché preferisco farla a mano (gusti personali? masochismo? bo…) ma non è difficile. Dopo averlo fatto devi abbandonare TeXShop (control+click sull’icona di TeXShop) poi devi risprirlo; finche non fai cosi il nuovo engine non si vede nella lista che scende quando clicchi di fianco alla finestrella dove compare il nome del compilatore.
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Sì, ma hai due possibilità:
1) apri il prompt dei comandi e ci scrivi dentro [tt]biber mymainfile[/tt] dove mymainfile è il nome del file principale del tuo documento; assolutamente va scritto senza estensione perché ci pensa biber ad aggiungerci l’estensione giusta.
2) configuri il tuo shell editor (TeXworks, TeXstudio, o quello che usi) in modo che quando clicchi il suo bottone/icona per comporre la bibliografia lanci biber e non bitex.
Naturalmente in entrambi i casi biblatex deve essere configurato per lavorare con biber, quindi o fra le opzioni ci metti [tt]backend=biber[/tt] oppure togli del tutto [tt]\backend=…[/tt] perché biber è il motore di default per biblatex.Talvolta biber dà qualche problemino con certi messaggi d’errore oscuri e si rifiuta di compilare la bibliografia, ma se ti succedesse cerca qui sul forum i numerosi messaggi che spiegano quali file misteriosi bisogna cancellare. Questo non succedeva nel 2012, quando è stato prodotta l’ultima versione dell’arte; la nuova versione sembra che sia quasi pronta, ma non ancora perfettamente a posto. Nella nuova versione credo che verrà menzionato come riparare questo difettuccio di biber.
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Ma, intanto nella citazione tratta da ArsTeXnica n.1, la parola “concorre” vuol dire che le due pratiche sono in concorrenza, non che corrono assieme:-) Subito dopo, infatti si dice che bisogna scegliero o l’uno o l’altro modo.L’uso del doppio apice ASCII attivo va fatto come nel tratto che citi e che ti ho in parte riportato in italiano in un post precedente.
Il doppio apice diventa attivo se si dà il comando \setactivedoublequote dopo aver caricato babel e prima di \begin{document}; pei se lo vuoi disattivare devi usare i comandi specifici descritti nella documentazione.
Ma è vero che “” inserisce le doppie virgolette alte aperte; che “< inserisce i caporali togliendo eventuali spazio dopo i caporali e la prima lettera del testo e che "> inserisce i cporali chiusi togliendo eventuali spazi che li precedano.[tt]””free runner”[/tt] produce “free runner”
[tt]”< free runner ">[/tt] produce «free runner»Per quel che riguarda la bibliografia direi che per usare biber sia necessario racchiudere ogni valore dopo il segno di uguale fra graffe, non fra doublequotes; per lo meno con i font di queste schermate io vedo [tt]”Maison Departementale de la Solidarité”[/tt];
Se questa è una entry della bibliografiia, devi togliere quelle doppie virgolette; ci pensano biber e biblatex a dare forma alle varie entry della bibliografia composta e sicuramente quelle virgolette nel data base bibliografico sono fuori posto.
Se quella stringa che ho riportato sopra non ha nulla a che vedere con la bibliografia, a maggior ragione quei doppi apici ASCII sono fuori posto.
Forse con biber quei doppi apici funzionano ma non funzionano poi con biblatex; quindi nuovamente sono fuori posto.Potresti predisporre un esempio minimo compilabile un piccolo file che contiene solo il minimo indispensabile da \document class fino a \end{document} per comporre almeno una voce della tua bibliografia e, evidentemente quella voce del data base bibliografico, non l’intero file .bib). Si potrebbe vedere meglio che cosa non va.
::crycry” post=102670Ciao a tutti,
vi scrivo perchè avrei bisogno di aiuto. Premetto che non ho mai utilizzato Tex nè programmi simili e quindi mi trovo in difficoltà. Devo creare, per l’università, il mio CV utilizzando MiKTex e salvare l’elaborato in formato .dvi ma non riesco a farlo! ho provato in tutti i modi e ho trovato tutti i formati tranne .dvi. Qualcuno sa spiegarmi di cosa si tratta e come devo fare? Ve ne sarei molto grata. Scusate il disturbo ma non so a chi rivolgermi. Grazie.È vero! il formato DVI è in disuso da molti anni; chi lo richiede non è assolutamente aggiornato. Il formato PDF è leggibile da chiunque disponga di una qualunque visualizzatore di file PDF, per esempio Adobe Reader. Invece il formato DVI può essere letto solo da chi dispone di una installazione di una delle distribuzioni del sistema TeX, che contiene sempre almeno un visualizzatore di file in formato DVI e talvolta è anche in grado di produrne la relativa stampa.
Il formato DVI è talmente in disuso che per i calcolati Mac l’installazione della distribuzione specifica per queste macchine non contiene più nessun visualizzatore dei file in formato DVI da almeno una decina di anni.Ti suggerisco di scaricare la guida per neofiti L’Arte di scrivere con LaTeX dalla sezione Documentazione di questo sito; leggerla ti permetterà di capire come funziona LaTeX e di fare le cose per bene fin dall’inizio; non leggerla tutta subito; leggi i primi 5 o 6 capitoli, poi scorri rapidamente il resto tanto epr sapere che cosa potrebbe servirti in futuro e dove trovarlo; poi prendi dimestichezza con l’indice generale e con quello analitico; sapendoli usare bene trovi sempre subito quello che ti serve.
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Benvenuto nel forum.
nel tuo messaggio noto due cose:
1) hai messo il file .bib nell’albero locale; dovresti mettelro nella stessa cartella dove c’è il main file sorgente del tuo documento.
2) non vedo se hai lanciato il programma biber, almeno non lo dici; ricorda che per avere la bibliografia devi:
a) comporre il tuo documento con pdflatex (per esempio);
b) lanciare biber;
c) se non ci sono stati errori (e nel tuo caso ci sarebbero stati perché il file bib non è dove dovrebbe essere) lanci pdflatex ameno altre due volte.
Questa è la procedure descritta in ogni guida; suppongo che tu abbia già scaricato al guida per neofiti L’Arte di scrivere con LaTeX dalla sezione Documentazione di questo forum. C’è un intero capitolo sulla creazione della bibliografia.
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Non voglio continuare con una discussione che riguarda iù aspetti “filosofici” che pratici. Anch’io, usando alcune instalalzioni Linux ho sempre preferito le versioni legate a Debian. Non ho quindi nulla in contrario né al consorzio Debian, né alla filosofia che sta dietro a quel consorzio.
So anche che il “debianizzarore” della distribuzione TeXLive/Debian è Norbert Preining, un membro molto attivo di TuG (TeX Users Group), che è perfettamente al corrente che per fare tutti i collaudi di stabilità e accertare la conformità con i principi di Debian ci vuole tempo e lui ne dedica moltissimo a fare la sua parte. Mi ha comunicato che ora la distribuzione TeXLive/Debian, pur non disponendo del tlmgr per aggiornamenti continui, non è più in ritardo di due o tre anni come succedeva qualche anno fa.
Non disponendo ora sul Mac sui cui lavoro di una distribuzione Debian, apprezzo l’aggiornabilità continua, e constato che ogni 7-10 gionri si accumulano una cinquantina di pacchetti da aggiornare e una mezza dozzina di pacchetti nuovi.
Certo alcuni possono anche essere instabili, ma nessun pacchetto mette a rischio l’installazione del sistema TeX, perché sono tutti file ASCII (e non possono contenere codice malefico) tranne pochissimi script perl e un certo numero di eseguibili che sono sempre collaudatissimi; la possibilià di fare eseguire degli altri programmi dagli esegubili del sistema TeX è ridottissima e consente di far girare una mezza dozzina soltanto di eseguibili del sistema TeX, evitando qualunque comando del sistema operativo o altri eseguibili/applicazioni scritti dall’utente o installati dal sistema operativo o dall’utente. Quindi la sicurezza è assoluta.
In questi giorni ho scoperto un paio di piccoli bug dell’ultimo aggiornamento che ho eseguito il 2 agosto; il precedente era del 22 luglio. Riguardano solo i pacchetti scritti in ASCII. Non possono rovinare l’installazione, non la rovinano, ed essendo leggibili in chiaro essendo scritti in ASCII, se si è capaci di farlo, è possibile scoprire i bug e inviare la correzione direttamente al LaTeX Team con le spiegazioni necessarie. Non è la prima volta che succede e la correzione appare nel giro di due o tre giorni, non a distanza di mesi o anni.
Ecco perché preferisco la TeXLive/CTAN (che per il Mac si chiama MacTeX, solo perché gli eseguibili sono specifici per il sistema operativo OS X, ma per il resto è identico a TeXLive per Linux o per Windows).
Niente polemiche quindi, ma la raccomandazione di lavorare con installazioni adeguatamente aggiornate è essenziale anche per Debian.
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È normale che succeda così: Latex non spezza una pagina dopo un titolo di sezione se non può scrivere almeno una, possibilmente due righe del primo capoverso della sezione; lo stesso non può tenere una figura o una formula in una pagina se non ci sta tutta.Come rimediare?
Ci sono diversi mezzi, ma tutti da usare per le rifiniture finali, non mentre si scrive un documento e non lo si è ancora finito.
1) modificare il testo di alcuni capoversi; scambiare la posizione di due parole potrebbe voler dire una riga in più o in meno nel capoverso; aggiungere o togliere una frase o un intero periodo, magari, se è logicamente corretto, spostandola in un altro capoverso, produce miracoli.
2) aggiungere in fondo ad un capoverso abbastanza lungo un comando del tipo [tt]\looseness=1[/tt] per allungare il capoverso di una riga; oppure mettendo -1 per accorciarlo di una riga; questo metodo funziona lavorando sullo spazio interparola, e non funziona sempre.
3) aggiungere fra i capoversi di una pagina comandi del tipo [tt]\enlargethispage{1\bselineskip}[/tt] per allugare la pagina di una riga, oppure usando -1 per accorciare la pagina di una riga;
4) come sopra, ma usando [tt]\enlargethispage*[/tt] che fa la stessa cosa del comando non asteriscato ma cercando di lavorare anche sullo spazio verticale bianco, non solo sull’altezza della gabbia di stampa.
5) non pretendere di avere figure e tabele qui, ma lasciare che LaTeX le metta dove c’è posto.
6) con le equazioni si può fare qualcosa con i sistemi (equazioni incolonnate senza graffa a sinistra) se usi gli ambienti di amsmath e se specifichi \allowdisplaybreaks.Capoversi brevi, nonostante i problemi posti dal sezionamento, dalle figure e tabelle, dalle equazioni, rendono gli spazi aggiunti più sopportabili perché lo spazio necessario alla giustificazione verticale della pagina viene distribuito in più punti.
Ma tutto questo non deve essere fatto se non alla fine; altrimenti una minima modifica sballa tutto e tocca ricominciare da capo con quei sei metodi.
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Non ho visto le descrizioni di auctex, ma per ogni errore, almeno con LaTeX, ma per quel che ne so anche con TeX, mentre non è così per gli errori di alcuni pacchetti, lavorando in errorstopmode, quando il programma si arresta si può premere H e ottenere un testo descrittivo più ampio di quello che si trova nel .log.
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