OldClaudio

Risposte nei forum create

Stai visualizzando 15 risposte – dal 4,411 al 4,425 (di 11,286 totali)
  • Autore
    Risposte
  • in risposta a: Errore nella numerazione delle immagini #102622
    OldClaudio
    Partecipante
      Up
      0
      Down
      ::


      Nell’esempio minimo compilabile del tuo messaggio di(ormai) ieril’altro, avevi aperto l’ambiente subappendices subito dopo \mainmatter, senza aver compimciato nessun capitolo. Nell’esempio che hi inviato or ora, lo apri dopo aver dato il comando \chapter{capitolo1} e quindi con questa struttua il problema non si pone.

      se nelle appendici queste sono introdotte con il comando \section, ma questi comandi sono emessi senza avere prima iniziato un capitolo le sezioni dell’appendice venocono numerte 0.A.1, 0.A.2, eccetera; non lo avevi notato con il tuo EMC?
      Io ci ho solo messo in \chapter e un po’ di \kant prima, ma il testo fittizio di Kant serve solo per il mio gusto estetico, non perché faccia nessuna differenza.

      in risposta a: Errore nella numerazione delle immagini #102620
      OldClaudio
      Partecipante
        Up
        0
        Down
        ::


        No, lascia pure al definizione di subappendix così come l’hai fatta
        L’errore è più concettuale e in un certo senso più grave. Non puoi mettere delle appendici divise con \section in un capitolo che non c’è; modifica il tuo file così:`…
        \frontmatter
        \tableofcontents
        \listoffigures
        \listoftables
        \mainmatter
        \chapter{Primo capitolo}
        \kant[1-5]
        \begin{subappendices}
        \section{Inside the black box}
        \kant[1]
        …`
        e vedrai che tutto funziona come deve funzionare.

        Si manifesta però un inconveniente che puoi modificare/correggere con i comandi del pacchetto tocloft, Infatti lo spazio nella lista delle figura riservato al numero della figura è adeguato per le figure 1.1 e 1.2 ma è piccolo per la figura 1.A.1. Usa quel pacchetto per allargare quello spazio di circa 0.75em.

        in risposta a: Errore nella numerazione delle immagini #102614
        OldClaudio
        Partecipante
          Up
          0
          Down
          ::


          Il tuo non era un esempio minimo compilabile; un EMC è una cosa che comincia con \dpcumentclass, e finisce con \end{document} e che ciascuno di noi può copiare dal messaggio e incollare in un nuovo documento del proprio editor, salvare con un nome adeguato, compilare e vedere che cosa succede. Chi chiede aiuto dovrebbe essere in grado di allegare al proprio messaggio un esempio minimo compilabile che produca l’errore o il problema segnalato.

          Dunque io ho preso i tratti di codice che hai allegato e li ho assemblati in quello che potrebbe essere definito un EMC; ho tolto delle ripetizioni; ho commentato certi comandi inutili o dannosi come \onehalfspace, ho inserito il pacchetto kantlipsum per generare testo non dico casuale, perché si tratta di periodi tradotti in inglese tratti dal Principio della ragion pura di Kant, ma che agli effetti pratici servono a comporre del testo senza doversi inventare che cosa scrivere (il pacchetto lipsum fa le stesse code in una specie di latinorum le cui parole assomigliano solo al latino, ma sono prive di senso). Ho cstruit un paio di capitoli ciascuno con un paio di appendici e ho messo delel figure vuote ma con le didascalie numerate.

          Il problema non si presenta, probabilmente perché il mio EMC non contiene il possibile errore d’uso che ne fai tu, oppure non ha la sequanza di oggetti, capitoli, sezioni, appendi sottoappendici che hai tu.

          Comunque guarda il codice che ti allego e vedi se ti ritrovi con quello che hai scritto tu nel tuo testo. Compila questo file almeno due volte.
          `\documentclass[12pt,a4paper,openright]{book}
          \usepackage[utf8]{inputenc}
          \usepackage[english,italian]{babel}
          \usepackage[autostyle,italian=guillemets,english=american]{csquotes}
          \usepackage{amsmath,amssymb}
          %\usepackage{amsfonts}% gia' caricato da amssymb
          %\usepackage{frontespizio}
          \usepackage[backend=bibtex,style=authoryear]{biblatex}
          \usepackage{eurosym}
          \usepackage{guit}
          \usepackage{breakcites}
          \usepackage{framed}
          \usepackage{setspace}
          \usepackage[a4paper,top=3cm,bottom=3cm,left=3.5cm,right=3cm]{geometry}
          \usepackage{microtype}
          \usepackage{caption}
          \usepackage{tabularx}
          \usepackage{booktabs}
          %\usepackage{framed}% l'hai gia' caricato
          \usepackage{subfig}
          \usepackage{lscape}
          \usepackage[nottoc]{tocbibind}
          \usepackage{chngcntr}
          \usepackage{appendix}
          \AtBeginEnvironment{subappendices}{%
          \chapter*{Appendice}
          \addcontentsline{toc}{chapter}{Appendici}
          \counterwithin{figure}{section}
          \counterwithin{table}{section}
          }
          \bibliography{inizio/Bibliografia}%%% Mmmm
          % Non ci vorrebbe \addbibresource{inizio/Bibliografia.bib}?% VERIFICARE <-------------- ! \defbibheading{cartaceo}% {\subsection*{Manuali cartacei}} \defbibheading{web}% {\subsection*{Siti Web Consultati}} \makeindex %\onehalfspacing %\raggedbottom \usepackage{kantlipsum} \begin{document} %\begin{frontespizio}% Se non ci metti dentro niente, non serve a niente %\end{frontespizio} \frontmatter \tableofcontents \listoffigures \listoftables %\input{inizio/introduzione} \mainmatter %\input{cap/cap1/capitolo1.tex} %\input{app/app1.tex} %\input{cap/cap2/capitolo2.tex} %\input{app/app2.tex} %\input{cap/cap3/capitolo3.tex} %\input{cap/cap4/capitolo4.tex} %\input{cap/cap5/capitolo5.tex} \chapter{Primo capitolo} \kant[1-4] \begin{figure} \caption{Prima figura del primo capitolo} \end{figure} \section{Primo paragrafo del primo capitolo} \kant[5-6] \begin{figure} \caption{Prima figura del primo capitolo} \end{figure} \kant[7-8] \begin{subappendices} \section{Prima sottopappendice del primo capitolo} \kant[1-2] \begin{figure} \caption{Prima figura della prima sottoappendice del primo capitolo} \end{figure} \kant[7-8] \section{Seconda sottoappendice del primo capitolo} \kant[3-4] \begin{figure} \caption{Seconda figura della prima sottoappendice del primo capitolo} \end{figure} \end{subappendices} \chapter{Secondo capitolo} \kant[5-8] \begin{subappendices} \section{Prima sottopappendice del secondo capitolo} \kant[1-2] \section{Seconda sottoappendice del secondo capitolo} \kant[3-4] \end{subappendices} \end{document}`

          in risposta a: Errore nella numerazione delle immagini #102613
          OldClaudio
          Partecipante
            Up
            0
            Down
            ::


            Prendi l’abitudine di racchiudere il tuo codice sorgente dentro i tag “code”; a mano puoi farlo come ho fatto io modificando il tuo ultimo messaggio: apri il tuo messaggio cliccando su Edit o Modifica in fondo alla schermata di lettura dei messaggi.
            Altrimenti, e in modo molto più comodo, usa l’icona nelle barra della schermata di composizione dei messaggi; l’icona è formata da una “pagina” bianca su cui sono sovrapposti in blu i segni <>. Clicchi su quell’icona e nella schermata appaiono i due tag quello di apertura e quello di chiusura; copi il codice che devi esporre e lo incolli fra i due tag.

            Con calma do un’occhiata al codice per vedre coma mai ti si ripetono i numeri di pagina, ma devo studiare con attenzione e sperimentare.

            in risposta a: Stupire con effetti speciali e colori ultravivaci #97158
            OldClaudio
            Partecipante
              Up
              0
              Down
              ::


              Come sai non apprezzo i font euler per la matematica, quindi questa versione con book per quel che riguarda la matematica, per me, va meglio dell’altra versione.
              Con un po’ di Iwona nei titoli non avresti grandi differenza con la versione ottenuta con scrbook+ClassicThesi+ArsClassica di cui avevi praticamente modificato tutte le impostazioni nel tuo preambolo.
              Qualche piccolo ritocco a qualche pagina e a qualche diagramma forse risulta necessario. specialmente per evitare che il commento in blu con la statistica delle risposte alla fine degli esercizi non vada solo soletto a formare l’unica riga della pagina successiva.
              Ma come hai potuto constatare l’impaginazione e la composizione con la classe book non è troppo dissimile da quella ottenuta con le altre classi e pacchetti. Ora la personalizzazione dei titoli con titlesec, per esempio, diventa una cosa abbastanza semplice.

              in risposta a: moderncv, coverletter senza fax #102607
              OldClaudio
              Partecipante
                Up
                0
                Down
                ::


                Se leggi il codice vedi che il numero di fax e il relativo simbolo sono inseriti solo se [tt\@fax[/tt] è definito. Ora se tu inserisce nel CV [tt]\fax{}[/tt] definisci un numero di fax vuoto, ma [tt]\fax[/tt] risulta definito, sia pure con un contenuto vuoto.
                Perciò non usare [tt]\fax[/tt] per niente, nemmeno con un argomento vuoto.

                Nessuna delel informazioni che si possono scrivere nella cover letter è effettivamante stampata se non è definito il comando che ne contiene il testo; Il comando senza [tt]@[/tt] serve per definire il comando con l'[tt]@[/tt] con il testo che occorre, cioè quello che viene usato per l’intestazione della cover letter.

                Può sembrare strano questo doppio passaggio, ma è quello che ogni pacchetto fa per ricevere del testo che verrà usato in un secondo tempo al momento giusto.

                OldClaudio
                Partecipante
                  Up
                  0
                  Down
                  ::

                  william” post=102481Grazie!! Ora funziona, ma non mi legge le lettere accentate, nonostante abbia aggiunto \usepackage[applemac]{inputenc}. Come mai?

                  Capisco che la tesi è la tua, ma prendi l’abitudine di non usare MAI, ripeto MAI, una codifica che funziona solo su un certo tipo di macchine o di sistema operativo.
                  Corrado ti ha già messo in guardia sul fatto che il tuo editor potrebbe non salvarti il file sorgente con la codifica che hai specificato a inptenc. L’editor e il motore di composizione pdflatex sono due cose distinte e autonome ma devono parlare al stessa lingua nel momento in cui uno dei due passa informazioni all’altro; L’editor passa al composiottre il file .tex; gli deve dire in che lingua sta parlando, ciò con che conodifica ha scritto il file .tex.

                  Penso che ti sarebbe molto utile (visto che apparentemente te ne eri dimenticato) che ripassassi LaTeX rivedendo una buona guide come L’Arte di Scrivere con LaTeX che, come forse ti ricordi, puoi scaricare dalla sezione Documentazione di questo forum. Ma visto che hai combinato un pasticcio con le codifiche, sarebbe molto utile che scaricassi sempre dalla stessa sezione, sotto Guide tematiche del GuIT, la guida tematica sulle codifiche. Alcune parti sono molto tecniche, ma è il problema delle codifiche che è molto tecnico; sull’uso di applemac ci sono alcune parole dei due autori, utenti di Mac, che possono essere definite “forti” nei confronti di chi usa quella codifica. Siccome sono uno dei due autori, so che cosa abbiamo scritto e so che quelle parole forti sono appropriate.

                  in risposta a: Stupire con effetti speciali e colori ultravivaci #97156
                  OldClaudio
                  Partecipante
                    Up
                    0
                    Down
                    ::


                    Non direi.
                    È vero che il preambolo sembra una semplice variazione dei comandi già contenuti in ArsClassica, ma hai risolto altri problemi, come quello dei box a sfondo colorato, la versione per lo schermo e quella per la stampa in B/N. I check box per i questi a risposte multiple (o anche vero/falso) da allineare equamente distanziati nella riga.
                    Ovviamente il contenuto è importante e quello è la tua opera più importante, ma l’aspetto grafico che hai dato e le soluzioni che hai trovato, oltre alla storia di come sei arrivato a quelle soluzioni sarebbero un ottimo filo conduttore istruttivo per altri che volessero scrivere dispense per studenti delle secondarie e magari anche per gli ordini scolastici precedenti. È chiaro che quando Vassallo e Messineo presentano i loro approcci per test a risposte multiple chiuse interattivi sia per aut apprendimento, sia per test selettivi o comunque valutativi sono su un piano parallelo dove i fruitori del loro lavoro sono studenti secondari e universiati a cavallo dell’esame di maturità, quindi per studenti immediatamente seguenti i tuoi.

                    Anch’io ho scritto una classe e ho composto i relativi testi per un particolare tipo di libro; siccome ho fatto questo lavoro per il CISIA (Consorzio Interuniversitario che fra l’altro gestisce i test d’entrata per mole facoltà, compresa la facoltà di Scienze Matematiche Fisiche e Naturali) non posso renderlo pubblico perché appartiene al CISIA.
                    La sostanza è che la stessa classe deve servire per pubblicare con formati diversi testi simili, ma che devono servire sia per la stampa sia per la lettura a schermo (di un iPad o altro handheld di dimensioni simili). Insomma questi testi sono sia libri “normali” su carta sia e-book in formato PDF che contengono matematica, disegni e schemi vari; devono in una forma e nell’altra essere interattivi per eseguirne una lettura non sequenziale (non puoi andare avanti se non rispondi correttamente).

                    Sia pure con problematiche molto diverse (e soluzioni molto diverse) mi ci sono già “scontrato” anch’io con questo tipo di testi didattici. So quanto possono essere utili per molti docenti di scuole secondarie e quanto sarebbe utile se potessero fare da soli quello che hai fatto tu (e in maniera diversa hanno fatto e stanno facendo Vassallo e Messineo e quello che ho fatto io, purtroppo in modo non comunicabile).

                    Ciao
                    Claudio

                    in risposta a: Errore Patch control #102597
                    OldClaudio
                    Partecipante
                      Up
                      0
                      Down
                      ::


                      WinEdt è un ottimo editor; i suoi dizionari, specialmente quello per l’italiano, una volta non erano granché, anche se la loro gestione era eccezionale.
                      Il dizionario italiano non riconosce(va) le macro per gli accenti, come \`e o perch\’e; ma aggiungendole via via con le lettere accentate, dopo pochi documenti il dizionario risultava coerente con il proprio modo di scrivere.
                      L’unica cosa che mi dispiacque quando passai al Mac, fu di non poter più usare WinEdt; Ormai sono 10 anni circa che sono sul Mac, e non so quali ammodernamenti dei dizionari ortografici siano stati apportati.

                      Ma il fatto che tu sia aggiornato al 2011 non spiega perché pensassi che babel con le sue opzioni servisse come controllore ortografico. babel per pdflatex e polyglossia per xelatex e lualatex servono per scrivere nelle lingue indicate in modo da poter comporre in automatico certi ttoli con le parole giuste, come Capitolo, Chapter, Chapître, Capítulo, Capìtol, eccetera; per scrivere la data giusta con i nomi dei mesi in lingua e con la data numerica scritta secondo le norme nazionali; ma, soprattutto, per scegliere le regole di sillabazione in fin di riga adatte alla lingua in uso; non vorrai mica che ti divida equ-azione o ris-torante quando scrivi in italiano? Siccome babel esiste dalla prima metà degli anni 90, e polyglossia almeno dal 2006, vedi che l’aggiornamento del 2011 non l’avevi padroneggiato bene.:smile:

                      Anche amsmath e amssymb esistono dalla seconda metà degli anni 90 e già allora si diceva che latexsyb era stato creato al momento di passare dal defunto LaTeX209 al nuovo LaTeX2e solo per consente una certa compatibilità per la compilazione di documenti precedenti, che, allora non erano documenti obsoleti; oggi anche quei documenti precedenti al 1995, spesso, si possono considerare abbondantemente obsoleti. I simboli aggiunti da amssymb comprendono tutti quelli di latexsym più alcune altre centiania di simboli; ti pare poco? 🙂

                      LaTeX non cambia molto da un anno all’altro; cambia, invece il sistema TeX, arricchendosi di nuovi pacchetti ogni settimana e ricevendo ogni settimana una cinquantina di correzioni a pacchetti esistenti. L’installazione TeXLive su Windows ti consente di usare un comodo TeXLive Manager per aggiornare l’installazione quando ti pare. MiKTeX non è aggiornabile con la stessa facilità di TeXLive e per tanti motivi qui sul forum consigliamo di preferire l’installazione TeXLive rispetto alla MiKTeX; consigliare non vuol dire prescrivere, ovviamente, quindi ogni utente di Windows installa quello che vuole.

                      in risposta a: Stupire con effetti speciali e colori ultravivaci #97154
                      OldClaudio
                      Partecipante
                        Up
                        0
                        Down
                        ::


                        Ivan dice che suftesi è ancora più rigida e con una licenza più limitativa del pacchetto di Miede.
                        Io non direi che sia proprio così. È vero che anche suftesi ha molte limitazioni ,ma dispone di tante personalizzazioni per i font, le didascalie, i titoli, per il layout di pagina che permettono decine di migliaia di combinazioni e quindi di personalizzazioni diverse. Non tutte sono belle, ma sono tantissime.Non dico di averle provate tutte, perché non basterebbe una vita, ma ho fatto molti esperimenti cambiando solo uno stile alla volta.
                        Secondo il mio parere suftesi è una classe eccezionale.
                        Tuttavia quando mi riferisco ad una classe altamente personalizzabile penso a memoir; non ha praticamente nessuna limitazione se non quelle stabilite dalla licenza LPPL, cioè quasi niente.
                        L’ho usata spesso come classe di base su cui basare alcune classi che ho scritto. È solo difficile da usare, perché le sue innumerevoli personalizzazioni sono talmente numerose che il manuale è necessariamente molto lungo e talvolta non è chiarissimo. Tuttavia è la classe più personalizzabile che io conosca; credo che ogni personalizzazione di suftesi possa essere ottenuta semplicemente con pochi comandi di memoir, ma non ho mai provato a farlo.
                        MA con geometry (o con i comandi interni di memoir) si può definire il layout come si vuole; con i comandi simili a quelli di titlesec si pososno definire titoli e didascalie; i font si caricano e si scr=elgono nel solito modo senza limitazioni di copro (da un corpo normale di 6pt, se non ricordo male, fino a 60pt); tutti i formati di carta possibili e “impossibili” da A6 ad A0, e analogamente con la serie B e la serie C; con la possibilità di specificare formati fisici di carta diversi dia formati fisici della pagina rifilata. e via di questo passo.
                        Il tutto senza porre limiti alla personalizzazione, perché lo scopo della classe non è quello di fornire una classe dal bel disegno di pagina o di bei font, ma per fornire una classe altamente personalizzabile; certamente Wilson c’è riuscito molto bene.

                        Non volgio fare réclame per questo o quel pacchetto, per questa o quella classe. Voglio solo sottolineare che alcune classi e alcuni pacchetti hanno scopi precisi sui queli non si dovrebbe intervenire altrimenti si snatura la classe o il pacchetto. Ci sono altre classi che hanno altri scopi che si possono raggiungere virtualmente su un prodotto preconfezionato; ci sono altre classi fatte apposta per personalizzare il il risultato finale; si può fare di tutto, anche ottenendo dei risulti impresentabili, quindi sono da usare da chi ha già il gusto formato e una sensibilità di estetica tipografica già buona. Anche Till Tantau. il creatore di beamer e di pgfplots dà dei consigli quasi normativi su come comporre le diapositive di una presentazione o i diagrammi da stampare o da proiettare. Dice che ci sono regole tipograficamente accettate e che violarle è sempre possibile purché si sappia quel che si sta facendo. Questo è davvero il punto chiave.

                        Ma uscendo da questa conversazione un po’ off topic, direi che le 5 dispense di Lorenzo sono belle; bene fatte e, più che altro, adatte ai suoi lettori. Io non scriverei un testo con quello stile per studenti universitari, ma lo userei senz’altro per studenti delle superiori.

                        Anzi, Lorenzo, perché non prepari un articolo per il Meeting di Trento?

                        in risposta a: Errore Patch control #102595
                        OldClaudio
                        Partecipante
                          Up
                          0
                          Down
                          ::


                          Se leggi con attenzione tutto quanto il messaggio d’errore, noti che l’errore si manifesta mentre si sta leggendo il file prima_versione_tesi.aux.
                          Comincia con il cancellare il suddetto file aux, ma…
                          In quello che si vede nella tua schermata sembrerebbe che tu carichi i pacchetti dopo l’inizio del documento; il che forse non è tecnicamante vietato, ma lo è dal punto di vista logico; per esempio alcune delle impostazioni di babel vengono eseguite durante l’esecuzione di [tt]\begin{document}[/tt] quindi con la tua impostazione non vengono mai eseguite.

                          non puoi usare contemporaneamente i pacchetti latexsym e amssymb, in particolre non devi usare affatto latexsym, perché il pacchetto esiste solo per poter compilare file sorgente creati subito dopo il passaggio a miglior vita di LaTeX209 avvenuto circa nel 1994, più di 20 anni fa.
                          Puoi usare amssymb, o meglio, ha senso usare amssymb, se usi il pacchetto amsmath, quindi la chiamata giusta sarebbe [tt]\usepackage[amsmath,amssymb}[/tt], purché, bene inteso la cosa sia fatta nel preambolo.

                          Chiamare babel per usare una lingua, l’italiano, che usa segni diacritici, senza chiamare i giusti pacchetti per gestire i font con diacritici e selezionando i font giusti che contengano le lettere accentate come glifi completi, non da ottenere per sovrapposizione di glifi più semplici, non rappresenta il massimo. Il preambolo giusto sarebbe`\documentclass[12pt,a4paper]{book}
                          \usepackage[italian]{babel}
                          \usepackage[T1]{fontenc}
                          usepackage{lmodern}
                          \usepackage{amsmath,amssymb}
                          \usepackage[utf8]{inputenc}
                          \begin{document}
                          \chapter{…}`Se il tuo editor non è capace di gestire al codifica d’entrata utf8, scegli la codifica latin1 al posto di utf8; ma se il tuo editor non gestisce la codifica utf8, è un editor talmente obsoleto che può essere tranquillamente buttato via. Ci sono editor moderni, abbastanza semplici ma ricchi di funzionalità come gli editor gratuiti multi piattaforma TeXworks (che probabilmente hai già sul tuo disco rigido — cerca il file texworks.exe, se sei su windows) e TeXstudio; entrambi ti consentono di comporre di rettamente con l’uscita in formato pdf, e ti forniscono due finestre “sincronizzate” che ti permettono di passare da un punto di una finestra al punto corrispondente dell’altra; quindi ti consentono di usare la finestra dell’editor e la finestra del pdf come le due facce della stessa medaglia. Inoltre puoi scrivere direttamente le lettere accentate senza usare le macro per gli accenti.

                          Nel comporre il tuo testo non handare ami a capo con il comando\\
                          I capoversi si chiudono con una riga vuota nel file sorgente.

                          Leggiti una buona guida: ti suggerisco L’Arte di scrivere con LaTeX; quello che hi mostrato nella finestra di editing del tuo editor fa supporre o che tu non sia aggiornato o che tu non abbai mai letto una guida aggiornate, in ogni caso ne hai bisogno; scaricala liberamente dalla sezione Documentazione di questo sito.

                          in risposta a: Stupire con effetti speciali e colori ultravivaci #97151
                          OldClaudio
                          Partecipante
                            Up
                            0
                            Down
                            ::


                            Sì, hai ragione, la mia esposizione è un po’ massimalista.
                            Ciò nonostante ritengo che le classi e i pacchetti studiati per un certo scopo, vanno ne per quello scopo. Un laureando che deve rispettare i margini imposti dalla sua sede e quei marigni sono diversi da quelli di ClassicThesis, secondo me non dovrebbe usare ClasisicThesis; dovrebbe studiarne la documentazione, scoprire perché è così elegante, studiare in che cosa differisce da quanto prescritto dall sua università e vedere se sono compatibili; di solito non lo sono, nemmeno approssimativamente, quindi a che scopo usare un pacchetto epr ottenere un bellissimo layout per cambiargli il layout al fine di ottemperare alle specifiche della sua sede?
                            Vedi che c’è una contraddizione proprio alla base della questione.
                            Certo suftesi offre già di suo diversi formati di “carta” e diversi layout di pagina; diversi stili di titolazione, diversi font adatti per lavorare gli uni con gli altri, e tante altre cose; Ivan dice che si possono ottenere alcune migliaia di combinazioni diverse di queste possibili personalizzazioni; io ho fatto conti diversi e a me vengono alcune decine di migliaia di combinazioni. Anche Ivan dice che se si vogliono usare layout diversi non si usi suftesi e si scelga un’altra classe; lo capisco benissimo e sono d’accordo con lui. penso che sia difficile non riuscire a trovare la combinazione giusta delle varie combinazioni di personalizzazione, ma se devi ottemperare alle specifiche di una segreteria universitaria imposte da persone che non hanno idea di che cosa sia la tipografia e credono che comporre con Word sia vera tipografia, non va bene nemmeno suftesi.
                            Attento: non sto dicendo che con Word non si pososno fare le cose bene, ma anche con Word, entro certi limiti, si possono produrre cose ben fatte se si ocnosce il programma molto bene in modo da sapere esattamente che cosa fare per usare le configurazioni nel modo corretto e come usare gli headers di Word nel modo giusto. Non è il caso delle specificazioni delle università dove il burocrate che le definisce usa Word solo per scrivere lettere in burocratese o legalese. Anche un verbale di consiglio di dipartimento può essere composto bene, ma di solito non lo è perché chi lo scrive non ha nessuna competenza nell’ambito della tipografia. Per farsi questa competenza bisogna dedicarci il tempo necessario, formarsi il gusto richiede anche della predisposizione personale. Non è necessario ricorrere a LaTeX; si possono fare cose belle anche senza conoscere niente di LaTeX; con LaTeX è più facile perché puoi controllare tutto quello che ti serve, come quando scrivi un programma per risolvere numericamente un certo tipo di equazioni alle derivate parziali. Ma LaTeX non è comunque semplice, come non lo sono i programmai di impaginazione usati dalle grandi case editrici, da XQuark a InDesign, a molti altri.
                            In ogni caso bisogna conoscere lo strumento che si ha sottomano; in ogni caso i risultati possono essere belli o brutti a seconda del gusto estetico sia di chi fa sia di chi legge. Perché il testo di Bringhurst si legge volentieri? perché è disegnato da uno che ha gusto e comunica il piacere di leggere attraverso il tipo di composizione. Lo fa anche ClassicThesis finche non ci si mettono le mani sopra; lo fa anche ArsClassica, come sovrastruttura di ClassicThesis, ma guai a cambiarne le impostazioni perché se ne perderebbe lo scopo.

                            Lo so: continuo ad essere massimalista. MA avendo cominciato scrivendo classi prima ancora di scrivere documenti, ti posso assicurare che è divertente; che dà soddisfazione creativa altrettanto di quando si scrive un contenuto creativo, per esempio le tue lezioni di Matematica.
                            MA è come andare in bicicletta; una volta imparato non si scorda più. solo che all’inizio si cade, ci si sbucciano le ginocchia, ma poi si apprezza il fatto della libertà che ti dà.

                            in risposta a: Stupire con effetti speciali e colori ultravivaci #97149
                            OldClaudio
                            Partecipante
                              Up
                              0
                              Down
                              ::


                              Lorenzo, la tua voglia di sperimentare è minima, se non nulla; scusami, ma ti ho dato la dichiarazione per il cambiamento del font normale`\fontsize{10.5}{12.6}\selectfont` che funziona come una dichiarazione. Mettilo subito dopo [tt]\begin{document][/tt] e, come ogni dichiarazione, vale finché non ne dai un’altra diversa o finché resti dentro un gruppo. Dovresti spare che cosa significano queste parole.

                              Sperimenta: poi se ti piace, puoi andare oltre e adattare tutti gli altri corpi corrispondenti alle dichiarazioni da \tiny a \Huge in modo che sia tutto coerente. In realtà per le altre dichiarazioni di corpo non c’è granché da fare, anche perché il testo contiene corpi diversi solo nei titoli e in certe pagine speciali e servono solo per brevissimi tratti di testo. Comunque il primo esperimento da fare è quello. L’esperimento mostrerà anche che cosa succede con la mescolanza di una dichiarazione corrispondente a \normalsize riveduta con le altre dichiarazioni non rivedute; se il risultato sarà soddisfacente con il corpo normale e insoddisfacente con gli altri corpi dovrai provvedere tu stesso a ridefinire tutti le dichiarazioni di corpo in modo coerente, ma siccome usi una classe KomaScript, sottoposta a ClassicThesis e ArsClassica, bisogna che questo lavoro te lo faccia da solo, non puoi aspettarti che altri studino le interferenze di una classe non standard con due pacchetti di personalizzazione molto rigidi per vedere come modificare quelle dichiarazioni in modo che non facciano crollare tutto il resto.

                              Non voglio fare della stupida filosofia moraleggiante; ma quando si scrive un testo che si vuole personalizzare in modo pesante, bisogna progettare prima e bisogna cominciare con qualcosa facile da personalizzare, non con cose rigide e di difficile gestione come le classi KomaScript, e i pacchetti ClassicThesis e ArsClassica. è sempre meglio costruirsi una classe da zero oppure avendo come base una classe fortemente personalizzabile, piuttosto che da lavoro già fatto da altri con scopi diversi dai propri.

                              Io posso avere acquisito delle brutte abitudini, ma mi scrivo classi da quando ho cominciato ad usare LaTeX; il mio primo libro fu composto da altri; lo scrissi nell’allora unico word processor a me accessibile WordStar, e l’editore lo mandò a Genova dove lo ricomposero in Plain TeX con Textures (l’interfaccia grafica interattiva che permetteva di vedere subito su Mac il risultato della composizione; una specie di WYSIWYG con motore di composizione TeX). Il risultato era così scadente che ho persino minacciato l’editore di ritirare la mia richiesta di pubblicazione. Bene o male il libro fu pubblicato; il risultato della stampa era molto scadente, ma le 2000 copie stampate finirono presto, anche perché era l’unico libro in italiano disponibile sull’argomento. Per la seconda edizione chiesi all’editore i dischetti con il sorgente in Plain TeX prodotto a Genova; riscrissi tutto quanto da capo concordando con l’editore un formato e una grafica compatibili con lo stile della casa editrice. L’editore fu entusiasta, non si servì più a Genova e “impose” quella classe a tutti i possibili autori che volessero pubblicare con quella casa editrice. Negli anni gli ho aggiunto e modificato molte cose, ma il cuore della classe è rimasto quello da circa 25 anni. L’editore lo usa anche per scrivere pubblicazioni artistiche o comunque con molte immagini, come succede per i testi di architettura; moderatamente adattata serve anche per testi da pubblicare in formato “album”.
                              Dopo di allora ho creato classi anche per altre case editrici e per miei lavori personali; di un paio ho parlato anche in alcuni Meeting del GuIT. Continuo a pensare che LaTeX sia formidabile, ma che sia un errore cercare di adattare classi già costruite per altri scopi (escluse le classi generaliste, per lo più classi standard) cercando di forzarle a fare cose non previste dagli autori di quelle classi.

                              Naturalmente questa è la mia esperienza e non voglio imporla ad altri. Mi permetto però di sconsigliare gli altri se vogliono seguire strade come quella che hai seguito tu. Miede, leggendo i tuoi testi di matematica che hai scritto per i 5 anni del tuo istituto professionale non riconoscerebbe il suo stile e ne sarebbe seccato, visto che egli stesso ha detto che se si vogliono stili diversi dal suo si usino altre classi o altri pacchetti ma non si “pasticci” il suo ClassicThesis; “pasticciare” non significa necessariamente mettere le mani dentro il file classichthesis.sty, ma anche ridefinire comandi, ambienti e quant’altro che cambino lo stile originale.

                              in risposta a: Installazione nuovi font #102591
                              OldClaudio
                              Partecipante
                                Up
                                0
                                Down
                                ::


                                Jacopo, ti do anche un altro avviso; giustamente hai segnalato che usi Lubuntu e TeXLive. Se hai installato TeXLive dal repository du Ubuntu, allora quella è una versione Debian, non aggiornabile con il TeXLive Manger, ma solo re-installabile una volta all’anno.
                                Se invece Hai installato TeXLive seguendo le istruzioni del testo di Enrico Gregorio texlive-ubuntu.pdf, allora hai la versione CTAN che non ha le limitazioni della versione Debian.
                                Può essere che la versione Debian sia limitata al pacchetto principale; può darsi che la sua struttura di cartelle non sia quella ufficiale di TeXLive; questo implica diverse cose: può darsi che la versione base di TeXLive/Debian non contenga l’eseguibile XeTeX, quindi nemmeno XeLaTeX. Deve quindi provvedere a installare gli altri gli altri componenti di TeXLive per avere una installazione completa. Può darsi che alcune cose scritte da Gregori sull’introduzione a XeLaTeX non si applichino pari pari alla versione Debian.

                                Quindi, anche se la versione Debian sembra essere necessaria per il completamento delle dipendenze di altri programmi di Ubuntu, le istruzioni contenute nel testo texliveubuntu.pdf servono appunto per installare la versione CTAN accanto alla versione Debian; questa soddisfa le dipendenze, quella permette di lavorare con una versione completa e aggiornabile (volendo anche ogni giorno, ma ogni settimana o ogni dieci giorni è più che sufficiente.
                                Perché insisto sull’aggiornabilità? Perché il sistema TeX è quanto mai vivace e ogni settimane ci sono alcune decine di pacchetti da aggiornare; talvolta 20, talvolta 50; insomma se ogni settimana c’è questo rinnovamento, che cosa succede dopo alcuni mesi? che cosa succede dopo un anno? Lavorare con software non aggiornato vuol dire lavorare male; per fortuna TeXLive ha comunque una sua stabilità intrinseca, quindi si riesce a lavorare lo stesso, ma talvolta si perdono funzionalità importanti o ci si trascina dietro qualche piccolo baco che produce risultati strani o errati.
                                Il bello del software libero e aperto è appunto che progredisce con l’interazione continua fra gli sviluppatori e gli utenti; senza il feedback degli utenti, coma farebbero gli sviluppatori a correggere, espandere, migliorare il software?

                                Non scoraggiarti se c’è un mucchio di roba da imparare con il sistema TeX; ci vuole tempo e pazienza; nello stesso tempo si è gratificato dalla bellezza di ciò che si riesce a comporre con questo sistema.

                                in risposta a: Installazione nuovi font #102589
                                OldClaudio
                                Partecipante
                                  Up
                                  0
                                  Down
                                  ::


                                  È possibile.

                                  Tu vuoi usarlo con pdfLaTeX, oppure potresti usarlo con XeLaTeX?

                                  La differenza è sostanziale; XeLaTeX può avorare con font OpenType e con font ttf senza doverli ricodificare; LuaLaTeX può fare altrettanto e che di più, ma sono programmi diversi da pdfLaTeX e hanno i loro pro e contro. Vale la pena di usarli quando non se ne può fre a meo per sfruttare le loro proprietà particolari.

                                  PdfLaTeX è il più facile da usare, ma può lavorare solo con font (anche ttf) che non contengano più di 256 glifi disposti come di deve, cioè compe pdfLaTeX si aspetta che siano secondo le codifiche dei font (font encodigng) che pdfLaTeX può gestire.

                                  Nella cosiddetta Guida GuIT c’è un capitolo apposta per installare in font, eventualmente ricodificandoli; ma ti preavviso, si tratta di una cosa per anime molto forti e molto esperti con pdLaTeX e che conoscono bene il suo modo di funzionare.

                                  Onestamente ti consiglio di avventurarti per questa strada fra due o tre anni. MA per tua informazione scaricati liberamente la Guida GuIT dalla sezione Documentazione di questo sito; un capitolo intero è molto, ma ci sono spiegazioni per capire perché pdfLaTeX ha bisogno di tutto quel ingegnoso meccanismo per installare in font a cui pdfLaTeX possa accedere.

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 4,411 al 4,425 (di 11,286 totali)

                                Go to top▲