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Leggi il paragrafo 13.12.2 della guida di tikz; il primo esempio di questo paragrafo mette un nodo nell’angolo inferiore sinistro della pagina con uno shift orizzontale di 1cm e uno shift verticale di un cm rispetto alla posizione south.west: a te basta cambiare la posizione center con north.west e metterci gli shift che ritieni opportuni per non collocare il tuo logo esattamente nell’angolo superiore sinistro.Le guide in lingue diverse dall’inglese sono molto rare in un software (per giunta libero, quindi creato su base di volontariato) che ha diffusione mondiale; talvolta esistono le guide in due lingue, in inglese e nella lingua di chi ha scritto il software; se Tantau l’avesse fatto la seconda guida sarebbe in tedesco….:sad:
Fra le guide tematiche presenti nella sezione Documentazione di questo sito dovrebbe esserci una Introduzione a TikZ in italiano, ma è chiaro che la guida originale è di circa 330 pagine, mentre l’introduzione , se c’è, è appunto un testo introduttivo e se va bene ha una cinquantina di pagine; è chiaro che non può contenere tutto quello che si può trovare nella guida inglese.
3 Giugno 2015 alle 5:31 in risposta a: Toptesi: la prima pagina del \mainmatter inizia su pag. pari #101928::
Vedo, che Introduzione fa arte dei capitoli,ma…
Benché si trovi nella cartella Capitoli è essa stessa un capitolo? cioè il suo codice comincia con questo codice? `\chapter{Introduzione}`Perché \include comincia sempre una nuova pagina in quanto comincia con un \clearpage implicito; per cominciare su una pagina dispari ci vuole un \cleardoublepage, emesso implicitamente da \choater.
Ma con una classe che prevede i capitoli, non puòi cominciare nessun testo con un \section che ti verrebbe numerato 0.1 Introduzione !
2 Giugno 2015 alle 19:17 in risposta a: Toptesi: la prima pagina del \mainmatter inizia su pag. pari #101926::
Prova con questo:`\begin{equation}
\label{eq:CDLamb}
C_\mathrm{D} = \frac{8\pi}{1/2 – \gamma – \ln(Re/8)}
\end{equation}`Se non ti piiace usa dei pilastrini per far sembrare più grandi i numeratori delle frazioni interne
Pilastrino: \strut oppure \rule{{0pt}{
} Il primo è grande come una parentesi tonda, il secondo è alto quanto
e ha profondità nulla; se non ti piace con la profondità nulla guarda sulla guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato cercando la voce \rule nell’indice analitico.
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Una nota che è OT in relazione al titolo del tuo thread, ma che ha a che fare con il codice che hai allegato sia ieri sia oggi:`\NeedsTeXFormat{LaTeX2e}[1994/06/01]`La data che hai specificato come data necessaria per usare ilformatoLaTeX2e, è la data della suanascita, cioè più di 20 anni fa. Specificare la data di nascita è come non specificare niente. Se infatti usi il comando \NeedsTeXFormat, che non era definito in LaTeX209, non è possibile usare LaTeX209 (quello originale) e se lo facessi avresti un messaggio di Undefined control sequence. Se usassi la dichiarazione iniziale di LaTeX209, \documentstyle, specificando i pacchetti come opzioni, useresti comunque LaTeX2e in modalità di compatibilità e la sua data sarebbe comunque almeno quella di nascita o successiva, quindi la specificazione è inutile.È difficile scoprire la data della versione di LaTeX2e che sta in effetti girando sullle nostre macchine; nella prima riga del file log compare la data di creazione del file di formato, non la data dell’ultima release del file sorgente del formato. Ma se apri il file latex.ltx nell’albero principale del sistema TeX (su TeXLive è …/texlive/2014/texmf-dist/tex/latex/base/) alla riga 524 trovi scritto [tt]\edef\fmtversion{2014/05/01}[/tt]; Subito dopo c’è un \iffalse…\fi che contiene il codice per avvisare l’utente che sta per creare un file di formato con una versione vecchia del file sorgente; il codice è commentato perché la versione distribuita è aggiornata, ma probabilmente quel tratto di codice è rimasto “metacommentato” per permettere di eseguire dei test (“metadecommentandolo”) quando il Team che se ne occupa fa le sue prove.
Ma, in conclusione, con la versione oggi in vigore ancora con la distribuzione 2014 la data del codice è il primo di maggio del 2014, 20 anni successiva alla data da te specificata…:smile:
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Non capisco bene quello che vorresti fare, ma \ExecuteOptions{A parte etoolbox, che è un pacchetto potentissimo, ma che va usato con cautela; io ho perso parecchio tempo cercando di usare il comando \ifcsvoid, pur avendo letto la sua descrizione fino a conoscerla a memoria, perché funziona benissimo tranne quando la cs che deve controllare non è vuota ma contiene una stringa che corrisponde al nome di un comando già definito. Poi ho scoperto qual era l’inghippo, ma mi ci è voluta una paziente analisi eseguita con il tracciamento dei singoli comandi seguiti.
Ma secondo me ti farebbe bene rileggere con attenzione la clsguide con il comando texdoc clsguide dato in una finestra comandi, in particolare il paragrafo 4.7. Sono sicuro che puoi passare le opzioni ad un pacchetto, mentre un pacchetto non può passare opzioni ad un altro pacchetto se non esplitandole all’altro pacchetto che deve a sua volta contenerne le definizioni; solo le opzioni di classe hanno lo stato di opzioni globali; quelle dei pacchetti sono conosciute solo all’interno del loro pacchetto, non possono essere globali.
Poi visto che carichi il pacchetto etooolbox, puoi definire tutte le variabili booleane o i toggle con la sintassi di etoolbox, non con \newif, anche se etoolbox riesce a gestire anche le vecchie definizioni.
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Non credo; per la verità latex2rtf mi sembra abbastanza modesto, quindi è difficile che faccia una cosa del genere.Ti consiglio di leggere l’articolo che ha scritto Massimo Nardello sul numero 18 di ArsTeXnica intitolato Introduzione a Bibfilex. Un software libero per gestire dati bibliografici in formato Biblatex; dovendo produrre file doc o docx per le case editrici che pubblicano testi concernenti le discipline umanistiche di cui si occupa, ha scritto un software, liberamente disponibile, con il quale riesce a produrre la conversione in modo mirabile. Il tutto si basa sull’uso del programma pandoc disponibile per ogni piattaforma. Pandoc è un software che riesce a convertire documenti scritti virtualmente in qualsiasi formato in documenti corrispondenti virtualmente in qualsiasi altro formato (i “virtualmente” significano che il numero di formati di uscita non è uguale al numero dei formati di entrata, e che la conversione di solito avviene quasi sempre in modo quasi buono; uno po’ di intervento manuale è sempre necessario, ma insomma funziona piuttosto bene.
Il numero 18 di ArsTeXnica non è ancora libero per coloro che non sono soci del GuIT; per i soci sia il numero completo, sia i singoli articoli sono liberamente scaricabili dalla sezione ArsTeXnica di questo sito. Se non sei ancora socio ( 😉 ) è l’ora di associarti ( 🙂 )
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Be’, non è una novità che pdflatex trasformi direttamente le immagini EPS in formato PDF; in automatico lo fa da almeno 4 anni; prima bisognava autorizzare l’opzione –shell-escape, operazione pericolosa per la sicurezza da virus e lontana dalle pratiche dei normali utenti di pdflatex.
Non so che cosa faccia Matlab quando esporta in formato PDF, ma probabilmente non scontorna il disegno se a te ti taglia una parte della figura. Se disponi di gview sulla tua macchina, puoi vedere facilmente con l’impostazione specifica quale sia il “bounding box” dell’immagine PDF esportata da MAtlab; se il rettangolo circoscritto non è tangente al disegno, vuol dire che non è scontornato; gview ti permette di correggere il bounding box. Se lavori su un Mac, il programma di default per vedere i file PDF Anteprima (o Preview in inglese), non solo ti mostra una schermata corrispondente al bounding box, ma ti consente anche di scontornare lavorando solo col mouse.D’altra parte se i file EPS sono già scontornati, tutto il lavoro con gview o con anteprima è irrilevante.
IMPORTATISSIMO: NON USARE L’AMBIENTE FIGURE CON BEAMER; UNA PRESENTAZIONE NON HA BISOGNO DI OGGETTI FLOTTANTI!
Usa semplicemente \includegraphics dentro il quadro (frame} nel quale vuoi far vedere il disegno; non mettere una didascalia, ma se vuoi metti la (BREVE) descrizione dell’immagine nel titolo del frame.
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Ivan ti ha dato dei buoni consigli; io ti ho detto esattamente dove è l’errore fatale: manca completamente un file logounime, oppure manca un file con quel nome e con una estensione che pdflatex possa leggere. Pdflatex può incorporare solo immagini nei formati PDF, JPG, PNG, MPS, EPS. Se disponi del logo della tua università guarda che estensione ha; se non è in una di quelle estensioni lo devi convertire in un altro formato con programmi adeguati che vanno da photoshop a gimp, e a tanti altri gratuiti o commerciali; oppure la tua università dispone di un altro file con un formato diverso.Inoltre se apri il file “miatesi”.log (ovviamante “miatesi” deve essere sostitioto dal nome vero del file principale della tua tesi), dopo aver cercato al stringa “fatal error” leggi quanto c’è scritto qualche riga prima e qualche riga dopo, perché in quelle righe c’è scritto perché è caduto in un fatal error; se non capisci che cosa vogliano dire quelle righe, copia quel pezzo di file .log e mettilo nel tuo prossimo messaggio.
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@l3on4rdo, non uso abbastanza tikz e pgfplots, in particolare per quel che riguarda tikzpicture, per dirti dove guardare nella documentazione.
Però, per quel poco che ho usato pgfplots, quando hi tanti disegni complessi la compilazione dura un mucchio di tempo; separare la compilazione dei singoli disegni con standalone e importandoli con \includegraphics è sempre al strada migliore; decisamente e senza incertezze.
Sono sicuro che con tikspicture puoi risolvere il problema, ma poi dovresti lasciare perdere per no sprecare tempo a compilare e ricompilare gli stessi grafici, che, invece, tenuti a parte, ti permettono di compilare il resto del documento con tranquillità e senza avere la sensazione di perdere tempo.
Sto componendo un testo che attualmente è di circa 160 pagine; non ho digrammi eseguiti con pgfplots, ma ho diverse figure e diagrammi di vario genere (per lo più sufficientemente semplici da poterli eseguire con l’ambiente picture, esteso con il pacchetto pict2e e con diverse macro che ho scritto apposta (per mia comodità, non per comodità del programma di composizione) e la compilazione dura circa tre secondi, compreso l’indice analitico alfabetizzato in background ma durante la stessa esecuzione di pdflatex. Con tempi di compilazione così brevi puoi permetterti di leggere e rileggere le bozze, di aggiungere e togliere interi capoversi, aggiustare quelle poche pagine un po’ lasche che richiedono qualche intervento manuale; ma se per ogni compilazione ci vogliono tre minuti, invece che tre secondi, come succedeva quando dovevo compilare un documento con una cinquantina di diagrammi composti con pgfplots, allora ti vengono brutti pensieri a proposito di pgfplots. Con standalone tutto si risolve benissimo.
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Benvenuta nel forumNon so se sia quello il motivo, ma usi due volte il comando \Titoletto.
Ho provato a compilare il tuo codice lasciando le due istanze di \Titoletto, e il main file non protesta; invece protesta la compilazione di mainfile-frnt,tex, quello che contiene le istruzioni epr comporre il frontesipzio, che dà luogo ad un fatal error in quanto non trova il file logounime; ho specificato al posto di logounime il logo della mia università, e tutto funziona normalmente.
Detto questo ti consiglio di caricare il pacchetto emptypage, perché le pagine vuote dotate di testatina non sono belle.
Il codice per il sommario può essere semplificato assai`\newenvironment{abstract}{%
\cleardoublepage
\thispagestyle{empty}
\vspace*{\stretch{1}}
\begin{center}\abstractname\end{center}
}{%
\vspace*{\stretch{1}}}`
Non è molto diverso, ma puoi giocare sui due valori del comando \stretch per regolare finemente lo spazio sopra e sotto il sommario in modo diverso; naturlamente il tuo codice che centra verticalmente il sommario e il mio che potrebbe anche metterlo in posizione diversa, non centrata verticalmente, va ben solo per un sommario che non supera una pagina. Io penso che in ogni caso sarebbe meglio sostituire il promo \vspace*{\stretch{1}} con una spaziatura fissa, per esempio \vspace*{40mm}, e la cosa funziona bene anche epr sommari più unghi di una pagina.La larghezza dell’header non i sembra troppo larga? Va bene allargarlo, ma non mettere il numero della pagina quasi aul bordo della carta.
Interoperabilità si scrive con l’accento grave, non con quello acuto; hai visto sulla guida L’Arte di scrivere con LaTeX (liberamente scaricabile con i link indicato nella sezione di Documentazione di questo forum)? Per scrivere le informazione del frontespizio credo che tu debba usare la macro per l’accento grave, che con Windows si scrive \`a, ma l’accento grave si ottiene premendo il tasto Alt (quello di sinistra) e contemporaneamente introducendo il numero 96 con il tastierino numerico.
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Sarà… ma a me sembra che figure larghe 100 mm possono stare solo in un manifesto in formato A0, certo non in una tesina verosimilmente stampata in formato A4, il solito formato di carta per le stampanti. Siccome la carta A4 è larga 210 mm, e la tua gabbia di stampa contiene dei margini certamente abbastanza grandi, probabilmente 25 mm, due immagini affiancate larghe 100mm ciascuna con almeno 5 mm di spazio fra l’una e l’altra, occupano 215mm e non ci sarebbe spazio per le due immagini affiancate; per giunta i due \qquad che metti fra le immagini imporrebbero uno spazio orizzontale di 20 pt ciascuno (se componi in corpo 10pt; \quad produce uno spazio orizzontale sostanzialmente pari al corpo, \qquad produce uno spazio orizzontale doppio), quindi 40pt in totale e e calcolando a spanne , basandosi sul fatto che 1mm vale circa 3pt (in realtà un filino di meno), vuol dire che vorresti spaziarle di 40mm/3=13mm o 14mm.[Problema: se un pollice vale 72,27pt e vale anche 25,4mm, a quanti punti corrisponde 1mm? Soluzione: fai pure i calcoli, ma vedrai che la differenza fra il valore approssimato di 1mm=3pt differisce solo del 5% dal valore esatto, quindi il calcolo usando il rapporto approssimato dà dei risultati molto vicini al vero, solo che è molto più facile eseguire a mente una divisione per tre piuttosto che calcolare il valore esatto che è quasi uguale.]
Ecco perché diversi messaggi ti dicono che hai messo troppe immagini dentro un solo ambiente figure, e che la soluzione che hai trovato non va bene o non si capisce bene che cosa vuoi fare.
Grosso modo sembrerebbe che tu debba mettere dentro un unico ambiente figure 6 immagini create con R. La cosa non è evidentemente impossibile, ma devi dimensionarle le tue figure in modo migliore stabilendo di metterle in una matrice di due colonne e tre righe, cosa che se le figure sono abbastanza piccole si possono mettere con il pacchetto subfig.
Se per rimpicciolirle diventano troppo piccole, devi usare due ambienti figure, magari con tre immagini ciascuna distanziate in verticale, non affiancate, e specificando l’opzione di posizione [p] per ciascun mabiente perché entrambe le figure saranno abbastanza grandi.Inoltre scalando la larghezza devi avere un’idea di quanto venga l’altezza per far stare tre figure in colonna dentro lo specchio di stampa, tenuto conto che anche la didascalia porta via dello spazio verticale. Certamente però se scali solo la larghezza, keepaspectratio non serve assolutamente a niente; keepaspectratio servo solo se specifichi uno scalamento per l’altezza e la larghezza che comporti fattori di scala diversi; siccome specifichi solo la larghezza, l’altra dimensione viene automaticamente scalata con lo stesso fattore di scala.
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Se con standalone riesci a farlo, è perché standalone rifila il suo contenuto in modo che non sia affiancato da spazio bianco, che non vedi ma che c’è, ed è per quello spazio bianco attorno che i tuoi grafico non possono essere affiancati all’interno dello stesso ambiente figure.Devi vedere come dimensionare il contenuto di ogni tikzpicture in modo che riempai completamente il suo rettangolo circoscritto; se così come sono Roberto misura quelle figure e trova che son larghe 70mm, e se la giustezza del tuo documento è maggiore di 140mm (il che potrebbe essere un altro motivo per il quale non ti ci stanno sulla pagina affiancati) non ci sono motivi epr i quali tu non possa inserirli direttamante nel tuo documento. La strada di includerli direttamente con due \includegrpahics, va bene, ma senza usare una tabella: hai provato a usare questo codice?`
\begin{figure}
\includegraphics[width=…]{Prima figura}
\hfill
\includegraphics[width=…]{Seconda figura}
\caption{…}\label{…}
\end{figure}
`
Quell’\hfill è gomma elastica che riempie qualsiasi spazio anche nullo, ma non negativo, e spinge gli oggetti fra in quali è inserito verso gli estremi dalla giustezza. Tabular, invece mette degli spazi paro a \tabcolsep ai due lati di ogni cella, quindi ne hi il doppo fra le due figure inserite nella tabella, oltre agli spazi ai lati esterni, spazi che non vedi ma che ci sono.
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Sì, direi proprio che ci sei.
Devi solo controllare come realizzare i commi, che di solito sono etichettati con lettere, non con numeri. Inoltre usano solitamente, nei documenti legali l’alfabeto autarchico, quello di 21 lettere, non quello internazionale di 26 lettere.
Per questo ti suggerisco di creare un nuovo ambiente, diciamo “commi”, dello stesso tipo di “enumerate”, ma con la numerazione letterale. Il pacchetto enumitem ti permette di farlo e la documentazione ti spiega come.
Ma per usare l’alfabeto autarchico devi leggere la documentazione di babel-italian; c’è una impostazione apposta che ho realizzato parecchi anni fa su richiesta di un utente del campo legale.
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Bene per chngcntr, ma ne usi \counterwithout e po per assoggettare il contatore alla parte non usi \counterwithin; vabbe’, funziona lo stesso, ma vale sempre il consiglio di leggere la documentazione dei pacchetti.Probabilmente il tuo è solo un esempio minimo compilabile, ma specificare l’opzione T1 e non usare i font adatti non mi sembra l’idea migliore; se non specifichi font, vengono usati i CM-super che permettono anche di scrivere in cirillico, ma non sono scalabili con continuità; ti suggerirei, se non hai bisogno del cirillico, di usare i Latin Modern.
Perché usi makeidx? sei sicuro di voler fare in indice analitico del tuo testo legale? Se si allora usa imakeidx leggendone la documentazione).
Venendo alle tue ultime due domande non ho capito che cosa vorresti ottenere.
Per la gestione dei capitoli il problema con le sezioni asservite alla parti diventa difficile, perché non puoi usare l’impostazione della numerazione dell’indice con il contatore tocdepth (documentazione: L’Arte, o Il LaTeX Reference Manual commentato).
Allora bisogna che tu usi sempre \chapter* con asterisco ma tu aggiunga sempre \addcontentsline come mostrato spesso qui sul forum (documentazione: Le stese due guide di prima).Come vedi le tue due domande sono legate assieme, se ho capito il tuo problema; se non ho capito, non guasterebbe una descrizione più chiara dei problemi che incontri.
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