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taita87″ post=100429Salve, queste sono le opzioni del mio documento:
`\documentclass[a4paper,12pt,cucitura,classica]{toptesi}`
In copisteria mi hanno chiesto di utilizzare un margine sinistro di 4-4.5 cm, mentre tutti gli altri di 3cm (non so perché). Come faccio a cambiarli?
Altra domanda: è possibile ingrandire leggermente la scritta in cui appare il nome del candidato ed il simbolo di facoltà?
O in copisteria non sanno rilegare le tesi, oppure hanno idee molto personali sull’aspetto che deve avere uno stampato professionale.
Le misure della gabbia di stampa sono conformi con le specifiche del Politecnico di Torino. Ma se anche non fosse, 4,5cm per il margine interno e 3 cm per il margine esterno fanno 7,5 cm; il che vuol dire che su carta UNI A4, restano 13.5 cm per la larghezza della gabbia di stampa; usando poi un font di 12pt le righe conterrebbero mediamente pochi caratteri e il testo diventerebbe più faticolso da leggere, perché l’occhio dovrebbe andare a capo troppo frequentemente.
Comunque con la classe TOPtesi non è possibile cambiare dimensioni alla pagina; impostando il valore dello scostamento della gabbia di stampa mediante al correzione per la cucitura (il cui valore preimpostato è di 7mm) si può spostare la gabbia verso l’esterno della pagina, ma la dimensione della gabbia rimane la stessa. In teoria ogni copisteria che sappia fare il suo mestiere è in grado di rilegare in brossura incollata la tesi composta con TOPtesi anche con uno scostamento nullo o inferiore a 7mm. Con una brossura cucita (stampa impostata su fogli A3 con le imposizioni messe adeguatamente a seconda del numero di pagine di ogni segnatura) lo scostamento non è necessario.
Con il forntespizio nativo di TOPtesi le modifiche che tu chiedi al corpo del nome del candidato e al corpo della facoltà sono fattibili, ma non facili; però l’ultima versione 5.86 di TOPtesi permette di comporre il frontespizio con il pacchetto frontespizio che consente diverse altre personalizzazioni. Se non disponi dela versione 5.86, ti conviene aggiornare il pacchetto TOPtesi.
È tutto spiegato nella documentazione italiana di TOPtesi che puoi leggere aprendo un terminale o prompt dei comandi, scrivendoci dentro texdoc toptesi-it, e infine premendo il tasto
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Silvia, benvenuta nel forum.La domanda non è banale ma è già stata trattata diverse volte.
Si tratta di usare il pacchetto siunitx e il tipo di colonna S. Oppure il pacchetto array e il tipo di colonna D.Ma siccome sei nuova e, forse, quello che ti ho scritto sopra può suonarti come ostrogoto alto medievale, ti suggerisco di scaricare e di leggere almeno i primi 4 capitoli e poi il capitolo sulle tabelle della guida L’Arte di scrivere con LaTeX che puoi liberamente scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito.
::mbomb” post=100410Salve a tutti
utilizzo texlive su windows 7. Ho un problema con il beamer di Padova (http://www.math.unipd.it/~burattin/other/tema-latex-beamer-padova/).
Prendendo l’esempio contenuto nel link, taglio il file example.tex e lo metto assieme ai vari file del tema e compilo con pdflatex. Se non sbaglio il tutto dovrebbe funzionare ma mi compare questo messaggio:`No file example.nav.
! Missing $ inserted.
$
l.11 \begin{document}? `
Avete modo di aiutarmi?
grazie
MarcoCi sono due informazioni nel messaggio che accludi:
1) No file example.nav — è solo un avviso ed è del tutto innocuo; viene messo sempre la prima volta che si compila un file che richiede ed usa quel file ausiliario.
2) Il vero errore segnalato è che mentre esegue l’istruzione \begin{document} incontra qualcosa che richiede l’ambente matematico.Ma le informazioni che si leggono in quel messaggio laconico sono troppo poche per fare una diagnosi.
Una possibilità sarebbe quella di mettere prima dell’istruzione \documentclsss[…]{…} l’istruzione:
`\errorcontextlines=9`
Al posto di 9 puoi metterci un numero più alto.Con quel comando appena il compilatore incontra un errore si ferma come hai mostrato, ma mostra anche le 9 righe (o di più se hai messo un numero maggiore) di “traceback” che permettono di vedere che cosa stava facendo quando ha incontrato l’errore. L’informazione può essere molto criptica e probabilmente se non sei abituato può sembrarti chiaro come un testo in cinese. MA se lo copi dal file log e lo alleghi ad un messaggio non è escluso che si riesca a capire dove sia l’inghippo.
Ti confesso che tempo fa ho sperimentato il tema Padova, ma l’ho lasciato perdere perché non i piaceva proprio; chiaro: si tratta di gusti personali, tuttavia non escluderei un conflitto con altri pacchetti caricati. Se allegassi anche l’intero preambolo (senza dati sensibili) sarebbe più facile risalire alle cause del problema. Un esempio minimo compilabile sarebbe ancora meglio.
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Pietro, non sto sparlando dei letterati e non ho critiche da fare ai matematici; ognuno nel suo campo fa come sono le sue tradizioni, ma…Le norme internazionali servono per capirsi al di là degli steccati eretti ai confini delle varie discipline. Le norme tendono a semplificare, talvolta troppo, ma sono generalmente utili.
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Chiedo scusa se la discussione ha preso una piega che non volevo scatenare.
Non voglio offendere nessuno e vorrei spiegarmi.La bibliografia è uno strumento e l’esempio satirico presentato da Ivan rappresenta la quintessenza ci ciò che intendo per uno strumento usato male.
Secondo me la bibliografi deve contenere il minimo indispensabile che soddisfi le prescrizioni delle norme ISO-UNI. Tutto il resto sono fronzoli che dovrebbero essere evitati.Persino nell’esempio di PietroBattiston c’è qualcosa di troppo, anche se non è così esageratamente barocco come è volutamente l’esempio satirico di Ivan. Voi citare il testo di Pirandello o la sua edizione critica? Vuoi citare entrambi. Ecco che se vuoi citare il testo originale di Pirandello, cita solo quello e al massimo nel campo Note inserisci i riferimenti all’edizione critica, ma li scrivi come ti pare, oppure citi nel campo Note il riferimento all’altra voce che contiene il riferimento completo all’edizione critica. Non le metti assieme nella stessa citazione. In questo modo avresti due citazioni legate ma che possono sussistere in modo indipendente, formando quello che io considero l’uso corretto dello strumento.
Naturalmente posso sbagliarmi, ma certamente fare due riferimenti distinti nella bibliografia non la rende illeggibile come nell’esempio satirico di Ivan. 🙂
::renareto” post=100404esatto letteracdp! 3 antine (fronte/retro) da 10 cm circa, in cui inserire principalmente testo (ma anche un paio di immagini…
So che lo strumento giusto sarebbe altro…ma mi piacerebbe farlo con latex
quale classe utilizzo? La semplice “letter”? O c’è dell’ altro?
Grazie
Renato
Mi pare che tu non abbia letto la mia risposta…
Rileggila e trovarai punto per punto che cosa devi fare, ma non sperare di farlo in automatico.
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Non esiste il modo di modificare l’altezza di una singola cella senza modificare l’altezza di tuta la riga.Comunque entrambi i tuoi problemi si risolvono con il comando \multicolumn descritto in qualsiasi guida. (*)
Se poi usi il pacchetto array puoi disporre anche di altri descrittori di colonna che ti potrebbero servire per collocare ben centrati verticalmente i contenuti di tute le celle della stessa riga che contene quella cella con troppo testo.
(*) Nella sezione Documentazione di questo sito ci sono molte guide che possono venire scaricate liberamente, non solo dai soci del GuIT.
L’Arte di scrivere con LaTeX è certamente quella che tutti gli utenti e i frequentatori del Forum dovrebbero conoscere come le loro tasche. Il LaTeX Reference Manual commentato è l’ABC di LATeX scritto (in inglese, dal papà di LaTeX, Leslie Lamport) ed è tradotto in italiano.
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Premetto che non ho capito quando dici Piegato (nel lato lungo). Non ho capito cioè se vuoi tre facciate (su ogni lato dell foglio A4) di 70mm per 297mm o tre facciate di 99mm per 210mm.
Ma qualunque sia la direzione della piega probabilmnete hai bisogno di impaginare le sei facciate nell’orine giusto, tre sul recto e tre sul verso, e puoi farlo usando il pacchetto pdfpages (documentazione: texdoc pdfpages).
Poi per stampare fronte retro o hai una stampate che lo fa in automatico, oppure devi prima stampare tutte le tue copie del dépliant solo fronte, poi devi rimettere la carta nella stampate nel verso giusto e ristampare solo retro.Non è complicato, ma devi tenere presente che comunque tu pieghi il foglio A4, la dimensione della pagina diventa decisamente piccola/stretta. Quindi devi usare geometry per impostare la pagina e i margini che dovrai ridurre al minimo, massimo 10mm per ogni margine, probabilmente anche di meno.
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Claudio (@cfiandra) può darsi che qualcuno appartenente alle categorie indicate da Ivan ti abbia buttato metaforicamente le braccia al collo, ma erano persone che non sapevano usare correttamente gli stili disponibili per bibtex e non sapevano categorizzare correttamente i riferimenti.Ivan non me ne voglia se dico che sono perfettamente d’accordo con lui sul fatto di sapere che cosa sia e a che cosa serva una bibliografia, ma sebbene Iva abbia fatto un lavoro incredibile con biblatex e i suoi stili e si faccia in quattro qui sul forum per assistere gli umanisti con esigenze “particolari”, devo ammettere che io non ho mai usato spontaneamente biblatex. Lo uso quando collaboro con altri ma, tanto per citarne una, negli ulti 10 giorni ho dovuto cancellare la cache di biber due volte. Invece, non ho mai incontrato nessun problema con bibtex.
Allora, la conclusione è che biblatex è uno strumento straordinario, gli stili che o accompagnano sono portentosi; biber forse è in grado di fare faville di acrobazia informatica, ma sono difficili da usare, specialmente se si pretende di soddisfare esigenze particolari. Non è che sia più facile creare o modificare i file di stile bibliografico che usa bibtex, no, anzi, probabilmente è più difficile. Ma almeno bibtex e i suoi stile obbligano a pensare con più attenzione alle bibliografie e si impara ad usare con maggiore agilità il campo Note. In fondo biblatex esiste da meno di una decina d’anni; che cosa si faceva prima? Non ditemi che prima gli umanisti non usavano LaTeX, perché non è vero; io negli anni ’90 ho collaborato con Cristina Thiele, che è stata anche un presidente del TUG e che era/è una umanista nel campo della linguistica, se ricordo bene.
Dunque che cosa facevano gli umanisti prima che esistesse biblatex? Forse si accontentavano? Forse. Ma oggi, esistendo biblatex, forse, pretendono di soddisfare i loro “capricci” compositivi anche perché non leggono mai le norme internazionali e nazionali; esiste una norma sulle bibliografie redatta dall’Ente di Unificazione Italiano (UNI) che non è altro che la traduzione della corrispondente norma ISO. Non vi sono prescrizioni sui font da usare o sui tipi di virgolette, o come mettere le date; dovrebbe bastare il buon senso; ma dicono esattamente che cosa deve contenere un riferimento bibliografico. Sono parecchie pagine e non si possono riportare qui; ma ci sono e andrebbero seguite.
Venendo alla sitografia, essa dovrebbe essere proibita per legge. I siti internet son troppo evanescenti per poterli fornire come riferimenti a chicchessia. In ogni caso esiste sempre il campo Note, se proprio la notizia a cui si fa riferimento non si trova altro che in rete.
Sono andato OT, non è vero?
9 Marzo 2015 alle 19:57 in risposta a: Impaginazione ‘twoside’ – problema di spaziatura immagini #100671::tivi92″ post=100378Grazie per la tempestiva risposta!
Non capisco proprio perchè si presenti questo problema, forse è dovuto da come inserisco le immagini.
Utilizzo il pacchetto \usepackage{graphicx} con il seguente codice (questo che segue si riferisce proprio a quell’immagine in allegato al post precedente):
`\begin{figure}[h]
\centering
\includegraphics[width=.49\textwidth]{3D}\hfil
\includegraphics[width=.49\textwidth]{HYDE}
\caption{Layout sensore 3D (a sinistra) e sensore 3D HYDE (a destra)}\label{etichetta}
\end{figure}`In alcuni casi ho usato come opzione [width=textwidth] mentre in alcuni [scale=…]
Infatti; non devi mai usare [h] da solo; possibilmente non devi mai usare h se non in crcostanze eccezionale; lasia galleggiare le figure fin dove trovano un buon posto per essere sistemate e cita le figure con \label (come hai fatto per questa figura} e \ref o \pageref o \vref {se usi il pacchetto varioref). Non avrai più le figure fra quei due benedetti capoversi, ma avrai le paigne più belle.
9 Marzo 2015 alle 15:48 in risposta a: Impaginazione ‘twoside’ – problema di spaziatura immagini #100667::
È difficile dire che cosa ti succeda, specialemnte quando affermi che le stesse figure, componendo oneside non dano problemi.Non sono sicuro, ma potrei andare a leggere il codice sorgente per avere una conferma, tuttavia è possibile che la giustezza delle pagine si diversa da qulla che viene usata quando componi oneside. Infatti se vai ad esaminare il file size12.clo vedi che si sono delle impostazioni diverse per \textwidth nei due casi che si hanno con i vari test; dovrebbe normalmente essere una giustezza di 390pt ma potrebbe essere diversa.
Senza scendere in questi dettagli, lo puoi verificare con un righello stampando una pagina della composizione fronte-retro, e una pagina della composizione solo fronte.
È chiaro che la giustezza è diversa le pagine non possono contenere lo stesso materiale e dopo molte pagine la differenza potrebbe essere significativa. Ecco perché il fenomeno si manifesta da un certo punto in poi.
Io fossi in te controllerei che la pagina successiva a quella dove hai quegli spazi verticali esagerati non cominci con un titolo di sezione; tieni presente che per un titolo di sezione affinché il titolo non sia staccato dalla sezione e non si abbiano righe vedove è necessario che in fondo alla pagina siano disponibili almeno 5 righe di testo ordinario; se manca lo spazio equivalente a queste 5 righe, come minimo, la sezione deve cominciare col suo titolo nella pagina dopo e quella pagina si riempie di spazio bianco sopra e sotto qualunque oggetto in display, persino prima della prima riga di ogni capoverso.
Con alcune classi si può verificare quanto spazio rimane in fondo alla pagina e prendere provvedimenti magari lasciando la pagina mozza; oppure si può usare il comando standard \enlargethispage (con o senza asterisco) che permette di allungare la giustezza verticale. Oppure si può modificare il testo che precede il salto pagina che provoca la pagina slargata. Si può evitare di usare l’opzione h di posizionamento degli oggetti flottanti, in modo che cadano sempre all’inizio o al fondo della pagina. Oppure…
Bisogna lavorare di immaginazione per trovare la soluzione giusta per ognuna di queste pagine troppo lasche.
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E io mi scuso per avere risposto senza documentarmi a fondo. E pensare che mi raccomando sempre di documentarsi prima di scrivere o parlare.I font Concrete Modern sono stati disegnati da Knuth in persona quando ha scrittoil suo testo fondamentale intitolato Concrete Mathematics (in particolare un libro interessantissimo anche per chi non è un mago della matematica).
Solo che Knuth, in fondo è i papà si di TeX sia di METAFONT e lui ha sempre usato METAFONT per disegnare i vari font che ha messo a disposizione della comunità.
Knuth ha sempre disegnato font conformi alla codifica OT!, oggi deprecata, perché non contiene glifi già accentati e le macro per gli accenti impediscono parzialmente la cesura in fin di riga; ma per l’inglese va bene anche senza lettere preaccentate.Per questo motivo ogni distribuzione TeX completa contiene anche i font sorgente (METAFONT) dei Concrete.
Volendo proprio usarli ci sarebbe il pacchetto per farlo, ma il sistema genererebbe le bitmap al volo e resterebbero comunque in forma bitmapped, e microtype protesterebbe vivacemente dicendo che non sono scalabili.
Invece i CM-super contengono anche i Concrete “vettorializzati” quindi l’esempio che hai allegato usa i Concrete vettoriali, con la codifica T!. Suppongo che fosse stato questo risultato quello che volevi ottenere. Io però ho ottenuto l’uso dei Concrete con questo file:
`% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode\documentclass[fontsize=12pt, oneside, BCOR=0mm,DIV=11]{scrartcl}%scrartcl
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{concrete,textcomp}
\usepackage{microtype}
\usepackage{lipsum}\usepackage[utf8]{inputenc}
\begin{document}
\lipsum
\end{document}
`
Vedi quindi come ho usato il pacchetto concrete; senza quel pacchetto useresti invece i Computer Modern in codifica T1.
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@lolamai, avanzo alcune ipotesi, visto che l’esempio minimo che mi hai inviato compila perfettamente.prima ipotesi) compili con latex e non con pdflatex.
seconda ipotesi) hai una distribuzione parziale e non disponi dei font CM-super scalabili. Se lavori con MiKTeX la cosa sembra una ipotesi plausibile, ma ovviamente non sono assolutamente sicuro che sia una ipotesi corretta.Allora:
1) microtype funziona solo con font scalabili; con font bitmapped fa poco o niente ed emette quell’avviso che i font non sono scalabili.
2) usare i concrete math fonts senza usare i font concrete per il testo non serve a granché; devi caricare anche il pacchetto concrete se vuoi abbinargli i “concrete mathematics”, concmath).
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