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Hai letto la documentazione, per esempio, aprendo un terminale, scrivendoci dentro texdoc russian, premendo il tasto invio e leggendo quello che ti apapre sullo schermo.Non c’è dubbio che sedevi scrivere qualche parola in cirillico forse xelatex potrebbe essere sprecato, ma se usi xelatex è molto più semplice scrivere in alfabeti diversi da quello latino.
Comunque con pdflatex puoi fare così:`\documentclass[…]{book}
\usepackage[T1,T2A]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[english,russian]{babel}
\newenvironmnet{russian}{%
\begin{otherlanguage*}{russian}}{\end{otherlanguage*}}
…
\begin{document}
…
\begin{russian}
И сказал Бог: да произрастит
земля зелень, траву, сеющую
семя дерево плодовитое,
приносящее по роду своему
плод, в котором семя его
на земле. И стало так.
\end{russian}
…
\end{document}`Naturalmente l’ambiente russian (se scrivi dappertutto ukrainian componi in ucraino, e via di seguito con le altre lingue in cirillico) è comodo, ma per scrivere una parola isolata puoi usare \textrussian o \testcyr o quel che quei file di opzione per le lingue offrono.
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Esempio minimo compilabile, per favore.
Io non conosco nessun motivo per il quale i due pacchetti non dovrebbero andare d’accordo, ma so che microtype non funziona con tutti i font; perché funzioni sono necessari file speciali che descrivono in codice quanto ogni lettera si può espandere o comprimere o quale parte di ogni segno può uscire dai margini. Ma di qui a non compilare ce ne passa. Ecco perché l’esempio minimo compilabile è necessario.
::caesar753″ post=100355Salve a tutti,
sto avendo il seguente problema: in alcuni punti del testo che sto scrivendo il pdf compilato mi lascia degli spazi oggettivamente enormi tra due \item consecutivi, vi posto un esempio e il relativo codice, preso da un po’ piu’ in su
`
\item{ […]
\begin{equation}
U_{mag}\ =\ \frac{1}{2} L {I_0}^2
\end{equation}\\
\flushright\textbf{[$3.61\cdot 10^{-15}\ J$]}\flushleft
}\item{
Nella situazione del problema precedente, determinare la tensione, in $\mu V$, del generatore dopo un tempo $t = 99.0\ \mu s$ dall’apertura dell’interruttore.\textbf{\underline{Soluzione:}}\\
Dobbiamo risolvere una lunga e noiosa equazione differenziale. Andiamo, come al solito, a scrivere le equazioni di maglia e di nodo
`Hai già trovato la soluzione da solo. Benissimo. Ma…
\item non è un comando che richiede un argomento, quindi quelle parentesi graffe che racchiudono ogni voce dell’elencazione non servono a niente; al massimo consentono di pensar male a proposito di chi le ha scritte. 🙁
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L’abbinamento di font di collezioni diverse richiede un gusto artistico particolare. Non direi che ci siano regole da seguire, ma se ti procuri e leggi The Elements of typographic style di Rober Bringhurst (esiste anche una versione in italiano, ma se non hai particolari problemi con l’inglese ti consiglio l’edizione originale). Le guide della sezione Documentazione hanno quasi tutte la citazione completa del testo di Bringhurst.Per il resto Palatino, Iwona e BeraMono sono una terna “classica”. Per veri motivi io preferisco l’uniformità dei font della collezione Latin Modern, tutti, sia quelli con grazie, sia quelli senza grazie, sia quelli monospaziati; la particolare collezione che si attiva con il pacchetto cfr-lm permette di accedere anche ad altre famiglie.
Certo ci sono molti font che puoi escludere a priori; tutti quelli di fantasia, tipo i Comic Sans e altre simili fantasie che al massimo van bene per i libri a fumetti.
Ma poi dipende da cosa vuoi scrivere; per esempio se usi XeLaTeX e vuoi usare il Palatino OpenType, ma (senza acrobazie) non disponi del maiuscoletto. Se devi usare alfabeti diversi da quello latino (esteso) tutti i font distribuiti dalla GFS affermano di essere compatibili con la codifica standard (di fatto) LGR; in ogni caso sono tutti incompleti; vanno benissimo per il greco moderno monotonico e politonico, ma non vanno bene per il greco classico.
Vedi quindi che ci sono vincoli, questioni di gusto, possibilità di scalare i font di famiglie diverse che a pari corpo non hanno mai la x-height e l’altezza delle maiuscole uguali (con suftesi, per esempio il font greco Porson è scalato con un fattore intermedio fra quello necessario per avere le maiuscole uguali a quelle del Palatino, oppure quello necessario necessario per avere la stessa x-height).
Bringhurst. dà delle indicazioni di tipo artistico che un book designer come lui conosce benissimo.
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Ivan ti ha suggerito suftesi con le impostazioni di sufelements. Questo risponde alla parte di domanda che riguarda l’aspetto visivo.Per la seocnda parte dlele=a domanda MacTeX2014 o TeXLive2014 sono sostanzialmente la stessa cosa; Potrei avere dei dubbi su MiKTeX (che comunque non puoi usare su un Mac), non perché sia di qualità inferiore, ma perché spesso è un po’ meno aggiornato di TeXLive/MacTeX.
Il problema di compatibilità fra file di formato, classi, pacchetti e simili è gnerale e i detrattori dicono che isa colpa della natura di Open Source del sistema TeX.
Io uso questo sistema da circa trenta anni e non ho nessun motivo per lamentarmene, anzi… 🙂
Certo ci sono dei problemini e uno di questi, apparentemente irresolubile, sembra proprio la presenza di \textlatin nella definizione di \thepage. Ma ne ho incontrati altri. Siccome mi considero un utente esperto (ovviamente ho molta esperienza, ma questo non vuol dire che io sia esperto) riesco quasi sempre ad aggiustare i problemi che nascono dai conflitti, anche se le mie soluzioni sono quelle di uno che si arrangia, non qualcosa da proporre alla generalità degli utenti.
::emlago” post=100329Riprendo il tema della discussione.
Ho visto ad esempio che una presentazione di OldClaudio finiva con un azzeccatissimo “Happy TeXing” XDIo finisco sempre così; anche a me non piace ringraziare per l’attenzione; spesso i presenti sono persone presenti alle mie resentazioni sono persone interessate a LaTeX qundi quell’augurio è calzante.
Ma anche un bel FINE ci sta benissimo; Se la presentazione fosse in inglese anche THE END andrebbe benissimo.
Visto che la presentazione si riferisce alla tesi una bella foto di una “corona laurea” potrebbe essere spiritoso (ma poi evita di mettertene una in testa quando esci dall’università, evita i coriandoli ed evita le strimpellate di trombe da stadio; la commissione di laurea potrebbe pentirsi di averti proclamato con quel tanto sospirato 110 e lode) 😀
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Benvenuto sul forum.Innanzi tutto l’uso del nome polutonikogreek è deprecato da almeno 15 anni. Leggi la documentazione relativa al greco aprendo il terminale del Mac, scrivendoci dentro texdoc babel-greek, premendo return e leggendo quello che appare nella schermata. Ti consiglio anche di leggere la documentazione di babel con texdoc babel
Anche l’uso di classicthesis-config non è più attuale e visto che usi una distribuzioni MacTeX-2014 direi anche che non è nemmeno più compatibile; siccome evito classicthesis come la peste (dato che le sue successive versioni non sono retrocompaitbili) non so dire quanto l’opzione greek per babel renda la situazione incompatibile con classicthesis o con altri pacchetti.
Ma se leggi la documentazione che ti ho detto senza specificare la lingua greca ma invocando un altro pacchetto (di cui non ricordo il nome; potrebbe essere textalpha oppure alphabeta, ma lo vedi nella documentazione suggerita da Günter Milde, il curatore del supporto a babel per la lingua greca) disponi di un comando \ensuregreek che ti permette di scrivere qualche parola in greco antico (politonico) senza invocare la lingua greca come opzione a babel.
Sono al corrente di conflitti di quella opzione con hyperref e con altri pacchetti (diversi da quelli che hai indicato tu) perché per evitare la numerazione delle pagine in numerali greci quando la si vorrebbe in numeri rimani, il comando \thepage viene ridefinito in modo da contenere anche il comando \textlatin; sembra che sia impossibile conciliare il greco con la numerazione romana senza creare conflitti che ho già segnalato ai curatori dei pacchetti coinvolti (quelli di cui mi sono accorto), ma l’unica cosa che sono riuscito a fare è stata quella di ridefinire \frontmatter in modo che contenesse una “ridefinizione” di \thepage senza il comando \textlatin).
Secondo me se usi il pacchetto giusto e il comando \ensuregreek te la cavi alla grande. Avresti dei problemi solo se dovessi scrivere dei lunghi tratti, pagine e pagine, in greco.
::giuly” post=100325grazie adesso allora provo kile su linux, poi vedrò se va bene qualcosa su windows.
Devo dire di non aver proprio capito benissimo la differenza (tanto poi vedo comunque l’anteprima a pdf), ma ci provo
Forse non mi sono spiegato bene (ho sconsigliato di usare Kile che dipende da TeXLive/Debian che a sua volta, qui sul forum sconsigliamo sempre. Poi naturalemente c’è la possibilità di “imbrogliare” apt-get facendogli credere di avere installato TeXLive/Debian, mentre si è installato la TeXLive/CTAN.
Ma se usi Linux e Windows a maggior ragione ti sconsiglio di usare due edito diversi, Kile su Linux e qualcos’altro su Windows.
Ci sono gli editor multi piattaforma che funzionano con tutti i sistemi operativi; scegli uno di quelli e installalo sia su Linux sia su Windows; Il più potente di tutti è emacs con il plugin auctex, ma deve essere sincronizzato con un visualizzatore esterno.
Se posso permetterti un consiglio io installerei o TeXworks, molto spartano ma anche molto efficiente, oppure TeXstudio ricchissimo di barre degli strumenti e di barre laterali (io lavoro su un Mac — uso TeXShop abbastanza spartano, e così mi piace per il mio modo di scrivere i miei sorgenti .tex, ma ho installato anche TeXstudio per la sua capacità di interpretare i commenti di auto-configurazione detti anche Magic lines o Magic comments. per il resto dispone di tutto quello che serve e anche di cose che servono a poco ma che sono apprezzate da molti).
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Se leggessi la documentazione di biblatex, prima ancora quella di bibtex, non ti lamenteresti dei numeri che JabRef starebbe dando.JabRef non da numeri di nessun genere, è solo un database bibliografico che viene elaborato da altri pacchetti, biber o bibtex.
Sono questi programmi che gestiscono la bibliografia e costruiscono il file bbl che pdflatex tradurrà in bibliografia composta secondo le indicazioni delle impostazioni di biblatex o degli stili bibliografici, file che hanno estensione .bst.
JabRef non ha commesso nessun errore e non ha dato i numeri. Sei tu che hai sbagliato, ma non prendertela, tutti prima o poi siamo passati per gli stessi errori. Certo leggendo la documentazione se ne evitano molti.
Ma se, appunto, avessi letto la documentazione sapresti che se nel campo author metti xxxx yyyy, biber e bibtex interpretano xxxx come nome e yyyy come cognome. La cosa potrebbe essere ambigua se nome e/o cognome sono formati da più di una parola. Per togliere ogni ambiguità bisogna scrivere: Cognome di diverse parole, nome di diverse parole; Se gli autori sono più di uno, in nomi successivi vanno separati da and e non da segni di interpunzione, poiché la virgola, in particolare, ha il compito di separare il cognome dal nome. devi anche stare attento alle maiuscole e alle minuscole, perché proposizioni varie scritte in maiuscolo diventano parole facenti parte del nome o del cognome, mentre in minuscolo non servono per l’alfabetizzazione; de Santis, Vittorio va sotto la S, mentre De Santis, Vittorio va sotto la D.
Metti a posto il database bibliografico dopo aver letto la documentazione e vedrai che otterrai quello che vuoi.
La documentazione associata a TeX Live si legge direttamente aprendo un terminale, scrivendoci dentro texdoc programma|pacchetto|documentazione, premendo invio o return, e leggendo quel che appare sullo schermo. Per esempio
texdoc texlive –> documentazione di TeX Live
texdoc clsguide –> come si scrivono i file di classe
texdoc memoir –> documentazione della classe memoir
texdoc bibtex –> documentazione di bibtex
texdoc hyperref –> documentazione del pacchetto hyperreefeccetera
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Giusi, vuoi proprio farti male.
Prima ti liberi di LyX, prima vivi felice.LyX, nel bene o nel male è solo un editor, un front end a LaTeX vero e proprio.
Rispetto ad altri editor cerca di imitare un comune e ben not Word processor; quindi la sua schemrata cerca di imitare quello che LaTeX poi produrrà. Ma non conosce e non può conoscere i quai 3000 pacchetti che LaTeX potrebbe usare. In quei casi, anche se riesci a inserire comandi LaTeX nel sorgente LyX, non ne vedi l’interpretazione; quindi lo scopo di avere una previsione sincrona con quello che effettivamente speri di ottenere fallisce per costruzione.Gli altri editor che non hanno la pretesa di presentare a schermo il risultato finale non hanno nessuna limitazione nei confronti di LaTeX.
Ce ne sono di ottimi, alcuni shareware, alcuni grattuiti, alcuni preinstallati.
Windiws: WinEdt (shareware)
Mac OS X: TeXshop (preinstallato)
Linux: Kile (gratuito, di fatto funziona solo con TeXLive/Debian, quindi non lo consiglierei)
Multipattaforma: TeXworks, TeXstudio, Texmaker, emacs+auctex (tutti gratuiti)Tra questi editor TeXShop, TeXworks, TeXstudio, Texmaker sono dispongono di un visualizzatore PDF integrato e sincronizzato con la schermata di editing. Altri sono accoppiabili con alcuni visualizzatori PDF in modo da sincronizzarli.
Editor sincronizzato con visualizzatore significa che cliccando nella finestra dell’editor, il cursore nella finestra del visualizzatore nel punto corrispondente; cliccando in un punto dello schermo del visualizzatore il cursore nella finestra di editing si colloca nel punto corrispondente. La ricerca diretta e inversa con l’uscita in formato PDF è essenziale (Adobe Readere e Adobe Acrobat non sono sincronizzabili).
Nello stesso tempo non è che la finestra del visualizzatore si aggiorni sincronicamente come si modifica il file sorgente. Questo presenta il vantaggio di poter inserire le invocazioni a qualunque pacchetto di LaTeX e di usare qualunque comando di questi “infiniti” pacchetti.
Puoi usare tex, pdftex, xetex, luatex, context, e tanti altri motori di composizione con qualunque file di formato del sistema TeX. Insomma non hai nessun limite.
Con LyX sei limitata e in un certo senso “illusa” che otterrai quello che vedi sullo schermo.
Ripeto: prima abbandoni LyX, prima vivi felice.
::Adepto” post=100310Ciao a tutti!
Sapreste dirmi come attivare i colori nei sorgente di TexWork Editor?Grazie e… portate pazienza 🙂
Do solito in prima installazione TeXworks è già configurato per evidenziare con diversi colori le varie parti di un file sorgente, ma…
Clicca nella barra superiore Format, e poi Syntax coloring e scegli se vuoi colorare la sintassi di LaTeX o di ConTeXt oppure nessuna colorazione.
Ricordati che se editi un file bib. per esempio, non ti colorerà nulla o quasi, a meno che tu nol file di database bibliografico non inserisci delle righe che anche con la sintassi bib sono precedute da un segno %.
::claudio” post=100306Mi sbaglio o NON è stato creato con Latex?
nelle proprietà leggo
Adobe InDesign cs4
ciao
claudioSembra che AdobeInDesign sia capace di produrre epub. Io ho provato diversi software per generare epub a partire da sorgenti LaTeX o da file pdf nati da sorgenti LaTeX. Mi era stato indicato anche InDesign, ma non l’ho provato perché non volevo spendere ulteriori $$$ per una cosa che tutto sommato non avrei mai usato.
È vero che la versione PDF dice che il file PDF è stato creato con AdobeInDesign, perché certe pagine iniziali e finali sono state aggiunte dalla casa editrice che distribuisce quegli ebook. Probabilmnete hanno usato InDesign proprio per questo scopo; e poi lo possono aver usato per trasformare il PDF in epub.
Ma continuo a pensare che il formato epub NON sia adatto per testi tecnici, ma sia adatto solo per romanzi o saggi esclusivamante testuali.Poi certo, il libto cartaceo è stao pubblicato iniziaolmente nel 2011. Questo genere di testi diventa obsoleto nel giro di pochi messi; tra scrivere il testo pubblicarlo, venderloe comprarlo, siarriva sempre ad una edizione obsoolleta. Bisonga essere in grado di distinguere ciò che rimane valido da ciò che è contingente. Per esempio a me piace come si mostri un esempio completo, e poi ci sia il paragrafo “What happende” dove vie espiegato riga perriga che cosa ha fatto ciascuno comando.
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Per carità! il mio non voleva essere un incoraggiamento a usare lunghe appendici. Era solo una spiegazione di come secondo me le appendici con figure hanno un senso, mentre tutte le figure del testo (o la maggior parte) son in fondo alla tesi, secondo me, non hanno nessun senso in nessuna disciplina.Le figure hanno bisogno del loro testo esplicativo che non può essere la semplice didascalia, che non sia una didascalia chilometrica.
Fai esattamente come hai detto, che tipograficamente va benissimo.
::taita87″ post=100301Medicina. Comunque il dubbio nasceva dal fatto che io ho impostato tutto il lavoro mettendo le immagini NEL testo, mentre ora il relatore mi ha proposto: “cosa ne pensi se facciamo una bella appendice dove inserire un po’ di immagini?”.
Io non ci trovo nessun senso ad inserire delle immagini alla fine di un testo, specialmente se le immagini si riferiscono a quello che c’è scritto nel testo. Non essendo espertissimo ho chiesto per levarmi il dubbio.
Ottimo!
Una appendice contenente figure potrebbe non essere fuori luogo, se si tratta davvero di un’appendice, con il suo testo e le sue figure inserite vicino al punto dove è rilevante averle a portata di mano e di occhi. Il testo delle tesi potrebbe descrivere la metodica seguita e i risultati qualificanti di carattere globale; la appendice o le appendici potrebbero descrivere in dettaglio quanto fatto con i singoli pazienti; le elaborazioni statistiche dei dati sperimentali, e via di questo passo. Allora vedi che non stiamo parlando di appendici di figure, ma di struttura della tesi.Pura avendo avuto un padre e un nonno professori nelle facoltà di medicina, non ho esperienza di quello che si fa in quelle facoltà (io sono laureato in ingegneria) e meno che mai conosco il campo specifico nel quale si svolge la tua tesi. Ma, avendo seguito alcune centinaia di laureandi e le loro tesi, ho avuto modo di rendermi conto dell’utilità delle appendici nelle tesi di laurea.
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