OldClaudio

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  • in risposta a: Problema simboli #99896
    OldClaudio
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      Se phv non ha quei simboli con il suo Companion Font, non puoi usare \textuparrow e \textdownarrow.

      Il concetto è che “non si può spremere sangue da una rapa”. Non sto dicendo che gli Helvetica siano dispregiativamente delle rape, ma se non dispongono di quei simboli, non c’è niente da fare.

      Forse, e ripeto forse, li puoi mettere in matematica togliendo “text” e racchiudendo quel che resta fra due dollari: $\uparrow$ e $\downarrow$. Probabilmente ti vengono di stile diverso.

      Oppure non usi gli Helvetica e usi semplicemente i font sanserif di default di LaTeX quelli che ottieni con il pacchetto lmodern, (o senza usare nessun pacchetto) ma specificando l’uso di textcomp come hai già fatto usando gli Helvetica.

      Oppure usi ti definisci un paio di comandi usando l’ambiente picture nativo di LaTeX, oppure il comando in linea di TikZ.

      in risposta a: Interrompere la compilazione programmaticamente #99862
      OldClaudio
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        Be’, a tutto avrei pensato fuorché volessi una compilazione “interattiva” chiedendogli una compilazione batch.

        Se vuoi che la compilazione termini in nonstopomode devi usare codice molto diverso nel ramo dell’if che contiene l’errore, in pratica devi mettere un \end{document} (o comandi equivalenti) dentro il ramo dell’if corrispondente all’errore.

        Il tutto funzionerebbe decisamente meglio in errorstopmode. Io consiglierei errorstopmode come modalità normale di funzionamento e personalmente uso solo questa modalità. Mi sembra che le altre modalità di compilazione, specialmente nonstopmode, non siano fatte per gli umani, ma per le macchine

        in risposta a: Classe manuale Suftesi #99891
        OldClaudio
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          marchetto” post=99547Guardando il manuale della classe Suftesi (clicca qui) ho visto che non sembra composta con la classe Suftesi o almeno ha un layout diverso dal template presente nel pacchetto (link al pacchetto).

          Sapete dirmi con che classe è stata fatta?

          Grazie

          Marchetto, non so perché vai a cercare quelle cose in rete, quando le hai nel tuo hardisk. Se apri il terminale e vi scrivi dentro texdoc suftesi, dopo aver premuto il tasto ti si apre il pdf con lo stesso documento che hai trovato in rete.

          OVVIAMENTE, SEMPRE CHE TU ABBIA UNA DISTRIBUZIONE COMPLETA DI TEX LIVE O DI MIKTEX!

          Ma se hai una distribuzione completa, oltre ad avere già tutto a bordo, hai anche i sorgenti.

          La documentazione di Ivan è stata ottenuta con la classe ltxdoc, che serve per comporre la documentazione dei pacchetti, classi, e file in generale. Egli l’ha personalizzata al massimo, scrivendovi un lungo preambolo con moltissime impostazioni, ma ha dovuto usare quella classe e non suftesi stessa, perché quella classe mette a disposizione mille funzionalità per descrivere e stampare un codice sorgente nel modo che è non solo gradito ai curatori di CTAN e di TeXLive/MiKTeX, ma è anche molto funzionale per gli scrittoi di classi, pacchetti, moduli, file per il sistema TeX.

          Apri il file suftesi.dtx che dovrebbe essere nelal cartella …/source/latex/suftesi/; vedrai nel dettaglio come ha fatto Ivan a scrivere la documentazione.

          in risposta a: [RISOLTO] letteracdp + fancyhdr: perchè non funziona? #99748
          OldClaudio
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            Sì, si tratta di una delel classe della collezione KOMA Script.
            Che cosa intendi per “trascendere la filosofia di LaTeX”?
            Sicuramente non trascende LaTeX, nel senso che gira solo con il mark-up di LaTeX;

            La classe scrlttr2 è completamente configurabile, come lo sono le altre classi; magari devi leggere con attenzione la documentazione per apportare modifiche allo stile della prima pagina e delle pagine successive; per modificare i font, per mettere i colori, per inserire il tuo logo da qualche parte o nella testatina o nel piedino e in forma diversa nella prima pagina rispetto alle pagine successive.

            A suo tempo mi sono definito una classe per scrivere lettere imitando la carta intestata del mio ateneo; andato in pensione ho creato un’altra classe copiando la prima e modificandola appropriatamente; ora che sono ufficialmente professore emerito di quel’ateneo, ho nuovamente il diritto di usare la sua carta intestata e la prima classe mi torna utile. Non scrivo molte lettere, ma uso solo quelle due classi.
            Sono basate su article.cls, dove ho definito due tipi di page stile e ho inserito i comandi per mettere le informazioni solite, tipo indirizzo, telefono, mail, e simili cose per le parti fisse della “mia” carta intestata; ho definito i comandi per inserire il destinatario in un rettangolo ideale che, piegato il foglio A4 in tre, appaia esattamente nella finestra delle buste con finestra; ho definito un comando \oggetto, per scrivere facoltativamente l’oggetto della missiva; non ho definito cose strane come la formula d’apertura, i saluti, l’elenco degli allegati, e simili; si fa prima a scriverlo direttamente cambiando quelle formule a seconda del destinatario.

            Ti garantisco che si fa molto prima a fare una cosa semplice e non completamente automatica, che a cercare di modificare o personalizzare qualcosa predisposto per altre esigenze. In fondo, anche se non presenta esempi per creare carte intestate, la gida tematica sulle classi dice come fare in generale; certo bisogna conoscere l’ABC di LaTeX, quello descritto nella guida tematica L’Handbook commentato, ma non ho usato una solo comando che non sia descritto in quel manuale; nessuna acrobazia; semplice codice TeX e LaTeX.

            in risposta a: grande sistema di equazioni #99831
            OldClaudio
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              Ma hai tolto la graffa a sinistra? è la graffa che rende monolitico il tutto.

              in risposta a: Interrompere la compilazione programmaticamente #99860
              OldClaudio
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                Liverpool, secondo me una buona lettura di clsguide.pdf con texdoc ti potrebbe aiutare. Lò sono descritti \ClassError, \PackageError e \GenericError (non mi ricordo se c’è anche un \FileError, ma lo si può creare tramite \GenericError).

                Invece nel kernel di LATeX (file latex.ltx) ci sino le cose da mettere nel terzo argomento dei vari \…Error; hanno nomi misteriosi tipo \@eha, \@ehb, eccetera, che si capiscono leggendo il file latex.ltx; se ne possono definire altri o si può evitare del tutto l’uso di queste macro; essi dicono in sostanza le cose da fare se si immette il codice H dopo un arresto per errore.

                \errmessage è un messaggio di Plain, non è molto descrittivo; i comandi che ti ho indicato sopra sono molto più descrittivi, o lo sono se ci scrivi dentro delle cose sensate e chiare.

                Se poi usi i condizionali definiti da etoolbox, vedi che i loro ultimi due argomenti sono quelli che vengono eseguiti nel caso vero oppure nel caso falso; nessuno ti obbliga a innestare i vari condizionali uno dentro l’altro, perché ne puoi sempre lasciare uno vuoto.

                Non posso scendere in ulteriori dettagli, perché il tuo esempio non è molto preciso in merito alla moltitudine di errori di cui parli; nel senso che forse ti sei spiegato bene, ma io non ho capito.

                \stop è il comando da dare quando la tua console non contiene nessuna facility per “abortire” il job; da usarsi quando l’errore termina con un promp formato da un asterisco, non dal punto interrogativo; in altre parole quando sei davvero nei guai. Non è la stessa cosa del codice X richiesto al prompt formato dal punto interrogativo, perché questo dice al motore di compilazione di arrestare la compilazione salvando in uscita quanto già composto e spedito all’uscita. X è un modo delicato di terminare il job senza buttare a mare tutto; \stop fa “abortire” il job senza se e senza ma.

                in risposta a: vari tipi di classe article per articoli #99850
                OldClaudio
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                  Suppongo che tu abba già letto la documentazione di suftesi.

                  in risposta a: Problema con biblatex #99844
                  OldClaudio
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                    certo, ma latex vuol dire pdflatex e bibtex si può usare tranquillamante specificandolo come opzione della parola chiave backend; tutto sulla documentazione,

                    Sol Mac, se usi TeXShop, quando clicchi su Typeset e poi su LaTeX, in realtà esegui pdflatex con l’uscita diretta in formato PDF che TeXShop ti apre subito. L’uscita in formato DVI ora non si usa quasi per niente, se non per lavori molto particolari. In realtà sono anni che il formato DVI è caduto in disuso, anche se ogni guida continua a parlarne.

                    in risposta a: [RISOLTO] letteracdp + fancyhdr: perchè non funziona? #99746
                    OldClaudio
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                      La classe che ti ha inviato franen usa sia letteracpd sia fancyhdr; qual è dunque il problema?

                      In particolare uno dei comandi definiti da franen è il seguente:`\newcommand{\secondhead}{%
                      %\includegraphics[width=10mm]{AGESCI_viola}%
                      \resizebox{10mm}{!}{\agescilogo}%
                      \raise11pt\hbox{\secondheadwrite}}`che con la riga commentata ti dice anche come inserire nelle dimensioni giuste un logo mediante un file immagine; nel suo caso si tratta di AGESCI_viola con un’estensione che non necessita specificare se si tratta di pdf, png,jpg, mps, eps, a meno che tu nella stessa cartella non abbia la stessa immagine in diversi formati.

                      Il resto sono tutte impostazioni per i font e le scritte delle varie parti delle testatine e dei piedini che ovviamente non sei tenuto a replicare, ma che poi, con i tuoi nomi, dovrai usare nelle impostazioni di piedini e testatine di fancyhdr.

                      Peccato che tu abbia puntato gli occhi subito su letteracpd, che è stata scritta in modo un po’ garibaldino senza ricorrere a parti standard e con una documentazione sostanzialmente inesistente; l’ultima volta che l’ho vista era in calce alla classe letteracpd.cls, dopo la riga contenente \endinput, se ricordo bene; era scritta decisamente male, tanto che preferii leggere direttamente il codice cercando di capirne qualcosa; più o meno risolsi i problemi di chi mi si era rivolto, ma promisi a me stesso di non occuparmi più di letteracpd. Per carità, è stato un lavoro un po’ disordinato ma utilissimo al comitato dei ricercatori che l’ha prodotto; è difficile che possa servire ad altri; franen è riuscito a servirsene, ma se guardi il codice che ha scritto per replicare con pgfplots il logo dell’AGESCI, ti rendi conto che lui è tutt’altro che un novellino. A me leggere il codice del logo mi ha richiesto uno sforzo immane; non oso pensare allo sforzo che ha richiesto a lui scriverlo. Anche franen ha poi dovuto dedicare non poco tempo per ridefinire gli stili di pagina e per configurarli affinché presentassero le caratteristiche che voleva pur rispettando l’architettura disordinata della classe letteracpd.

                      Segui il modello di franen, non preoccuparti del logo se è già contenuto in un file grafico; il resto che dovresti fare non è altro che quello che dovresti fare per personalizzare qualunque tipo di lettera da comporre con qualunque classe.

                      Vuoi qualcosa che forse è più facile da personalizzare ed è ben documentato” Rivolgiti alla classe scrlettr2.cls con la documentazione contenuta in guien; da terminale dai il comando texdoc guien e leggi; la parte più difficile è scegliere il formato della carta e delle buste.

                      in risposta a: classe migliore da utilizzare a seconda degli artefatti #99853
                      OldClaudio
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                        Infatti la classe suftesi va bene anche per le altre tipologie di documenti che vuoi produrre.

                        Documentazione da terminale: texdoc suftesi

                        in risposta a: vari tipi di classe article per articoli #99848
                        OldClaudio
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                          dipende dal posto dove vuoi pubblicare l’articolo; In una rivista evidentemente bisogna predligere lo stile della rivista, e se c’è già la classe giusta tanto meglio; per gli articoli negli atti di un congresso è bene seguire le indicazioni che lo scientific chairman invia ai congressisti, e spesso invia anche una classe per LaTeX o un modello che contenga tutto dal titolo alla bibliografia alle appendici, così che anche chi usa Word possa configurarsi la pagina in modo da ottenere un articolo formattato come il modello.
                          Personalmente sono stato scientific chairman di alcuni congressi, e per quello per il quale chi costruito una classe apposita, quasi tutti i conferenzieri hanno usato la classe LaTeX e chi ha usato Word o Writer ha fatto del suo meglio per imitare il modello e di solito ci sono riusciti molto bene.

                          Se per articolo intendi un documento piuttosto informale senza vincoli di uniformità, allora io non userei arsclassica se non per articoli puramente testuali, ma userei suftesi, la cui impaginazione va bene per qualunque disciplina e puoi anche scegliere numerosi formati di “carta” sempre avendo la certezza che l’impaginazione sia adatta al formato. Nonostante il nome, suftesi non serve soltanto per le tesi; anzi un amico hai usato l’opzione collection e si è messo a pubblicare una rivistina con diversi articoli per il web; ha lavorato un po’ sul frontespizio, ha dovuto aggiungere qualche comando specifico per la sua rivista, ma il risultato è decisamente gradevole.

                          in risposta a: Installazione TeXLive2014 su server aziendale #96939
                          OldClaudio
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                            Guarda che la deadline per inviare l’articolo ad ArsTeXnica sarebbe il 31 gennaio 2015. Se mi garantisci una scadenza scadenza precisa di pochi giorni dopo la deadline ufficiale, ho il tempo necessario per eseguire la procedura per la pubblicazione: peer reviews, editors, formatting, printing, sending. L’elenco in inglese sembra più efficace 😉

                            in risposta a: grande sistema di equazioni #99829
                            OldClaudio
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                              Io non userei la graffa a sinistra, ma userei l’ambiente subequations; vedi la documentazione di amsmath.

                              Userei anche \allowdisplaybreak per poter avere il sistema di equazioni spezzato in un salto pagina, se fosse necessario; Di nuovo cerca \allowdisplaybreak e \breakdisplay nella documentazione di amsmath.

                              Il vantaggio di subequations è che il numero del sistema è unico, mentre le varie equazioni sono numerate 3.12a, 3.12b, eccetera così che con gli appositi \label ed \eqref puoi fare riferimento sia all’intero sistema sia alle singole equazioni. Inoltre per queazioni un po
                              troppo lunghe puoi usare l’ambiente split; documentazione di amsmath.

                              in risposta a: Problema con biblatex #99842
                              OldClaudio
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                                Sicuramente il comando per specificare al bibliografia ora non è quello se stai usando TeXLive 2014 (MacTeX 2014) aggiornato. Ame risulta che ora il comando sia `\addbibresource{BiblioTesiMag.bib}`con l’estensione esplicitata.

                                Poi, se non specifichi il motore di compilazione, questo ora è biber, non bibtex.

                                Ti suggerisco di verificare sulla documentazione di biblatex per aggiornarti rispetto a due anni fa quando hai scritto la tesi per la laurea triennale. In questi due anni il pacchetto biblatex è molto cambiato.

                                in risposta a: Problema con texworks begin{document} #99802
                                OldClaudio
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                                  Se leggessi la documentazione invece di cercare video in rete, sapresti che devi compilare diverse volte; da terminale daresti in sequenza i comandi

                                  pdflatex IlMioBelFile
                                  bibtex IlMioBelFile
                                  pdflatex IlMioBelFile
                                  pdflatex IlMioBelFile

                                  e un’altra ulteriore compilazione con pdflatex talvolta è ancora necessaria.

                                  Quali e quanti pulsanti bisogna cliccare con TeXworks? Quelli che eseguono le 4 o 5 operazioni che ti ho indicato sopra.

                                  Mi pare che tu ti sia messo nelle condizioni di usare bibtex come formattatore della bibliografia; se invece usi o pensi di usare il pacchetto biblatex, allora la seconda compilazione deve essere fatta con biber invece che con bibtex.

                                  La prossima volta che ti si chiede un esempio minimo compilabile, producilo, altrimenti non avrai nessun aiuto; la sfera di cristallo ce l’abbiamo tutti, ma qualche volta non basta. 🙂

                                Stai visualizzando 15 risposte – dal 4,891 al 4,905 (di 11,286 totali)

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