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Il linguaggio TeX e in particolare Plain TeX (tex nativo + plain format) sono attrezzati per farlo; con LaTeX non l’ho mai visto fare e onestamante avrei i miei dubbi sulla efficacia di una simile operazione.
Credo che con Plain Tex la cosa sia descritta nel TeXbook, che esiste (legalmente) solo in forma cartacea in libreria o nei siti di e-commerce; non escludo che da qualche parte sia disponibile anche una copia illegalmente messa in internet, ma la cosa non mi interessa e non la cerco; la mia non è una passione per spendere e spandere, ma penso che un bel lavoro vada comperato e l’autore ne debba trarre un ragionevole profitto; io, infatti, ho due copie del TeXbook, una in brossura e una incassata. Non ne esistono, che io sappia, versioni in italiano.
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Be’ Marco, non vorrei sminuire la tua ultima affermazione, ma il nuovo manutentore del greco Günter Milde ha lavorato molto, così come Javier Bezos, il nuvo manutentore di babel, per aggiornare ciò che stava “assopendosi” per mancanza di attività da parte dei precedenti manutentori.
Ora io non scrivo in greco tutti i giorni, e nemmeno tutti i mesi, diciamo che mi capita di scrivere un breve testo una volta all’anno.
Ma mi tengo al corrente; La documentazione di babel-greek e quella di babel sono irriconoscibili da un paio d’anni a questa parte. Per quel che riguarda il greco, ora (cioè da un paio d’anni) LGRx non è più necessario e nemmeno utf8x e nemmeno ucs. Per giunta ora babel-greek è anche usabile con XeLaTeX e LuaLaTeX, sia pure a funzionalità ridotta. Ma l’input diretto in greco era eseguibile anche quando è stata scritta l’ultima versione disponibile dell’Arte.
Tommaso ci sta lavorando assiduamente da tempo, ma come sai l’ultima versione dell’Arte disponibile in rete è del 2012; in questi quasi tre anni sono successe molte cose nel mondo di TeXLive.Invece non sono così convinto che il comando \greektext sia sufficiente; be’ sì, lo è, ma ha gli inconvenienti dei comandi; prima di cominciare a lavorare deve assorbire tutti gli argomenti, mentre con gli ambienti il lavoro di composizione comincia appena decrittate le macro che costituiscono i comandi di apertura.
Su tua indicazione sto rimettendo in ordine il pacchetto begingreek; mi accorgo che per funzionare bene deve contenere molta diagnostica; il comando \greektext non contiene nessuna diagnostica ed è per questo che all’apparenza sembra che basti molto meno…
Comunque tutto dipende da quello che si vuol fare, quindi va bene così.
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Benvenuto sul forum @denny10.Non ci sarebbe nessun motivo per degli errori vedendo solo quello che hai scritto. Per poterti dire di più sarebbe necessario avere un esempio minimo compilabile questo è un breve file .tex completo che compincia con \documentclass e finisce con \end{document}, e:
1) che replichi l’errore, e
2) che chi vuole aiutarti può copiare, incollare in un file .tex da salvare sul proprio calcolatore, compilare e verificare che l’errore esista e scoprirne il motivo.Spesso nel creare l’esempio minimo compilabile cercando i fargli commettere l’errore, si scopre quello che in realtà non va bene nel proprio file che dava origine al problema. MA se si riesce a specificare l’esempio minimo compilabile, qui talvolta o speso siamo anche capaci di scoprirne i motivi: non sempre ma tanto speso da poter dire quasi sempre.
Attento: TeXworks è solo un editor, non ha niente a che vedere con il programma di compilazione.
21 Gennaio 2015 alle 10:58 in risposta a: Tabella complessa con celle multicolonna e multiriga #99734::
Ci sono diversi modi per comporre quella tabella, ma l’esemplare che hai mostrato è il tipico esempio di tabella Word.Se elimini quasi tutti i filetti orizzontali, come tipograficamente sarebbe corretto, e tutti i filetti verticali, sempre secondo i dettami della tipografia (documentazione di booktabs), oltre a non capire più nulla (il che implica che alcuni filetti orizzontali dovrebbero essere mantenuti) ti rendi conto che quella tabella è un collezione di tabelle distinte e poco correlate all’interno di un unico contenitore.
Sarebbe meglio ripensare al contenuto di quella tabella per riorganizzarlo in tabelle distinte o in sotto tabelle (da incorporare con subfig, che nonostante contenga la stringa “fig” funziona anche con le tabelle) in modo da poter anche riferirsi con l’opportuno \label a ogni tabella parziale.
Io ci ho provato con questo codice; se non ti piace l’assenza di filetti ne puoi riaggiungere alcuni.`
% !TEX TS-program = pdflatex
% !TEX encoding = UTF-8 Unicode\documentclass[a4paper,10pt]{article}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage{lmodern}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{array,booktabs}\begin{document}\centering\sffamily
\tabcolsep=3pt
\newcolumntype{M}[1]{>{\centering}m{#1}}
\begin{tabular}{M{3em}M{6.5em}M{21em}}
\toprule
CODICI & LUCE E SIGLA~DEL CRUSCOTTO & VELOCITÀ MAX (km/h)\tabularnewline
\midrule
\begin{tabular}{M{3em}M{6.5em}}
270\ap{**} & luce verde sigla~SV \tabularnewline
270\ap{*} & luce verde sigla~VM \tabularnewline
270 & luce verde
\end{tabular}
&& \multicolumn1{m{21em}}{I valori di velocità da rispettare sono indicati nella DPGEF, tabella di frenatura 6.9 o tabella B speciale art.*1 P.G.O.S. quadro 1 bis.} \tabularnewline
\midrule
& & \\
& & PERCENTIALE DI MASSA FRENATA \tabularnewline
& & \\
\cmidrule{3-3}
&&\begin{tabular}{*8{M{2em}}}
135\% & 130\% & 125\% & 105\% & 90\% & 80\% & 70\% & 60\%
\end{tabular}\tabularnewline
180\ap{*} & Luce bianca lattea\\ sigla~150 &
\begin{tabular}{*8{M{2em}}}
150 & 150 & 150 & 150 & 110 & 100 & 100 & 90 \tabularnewline
\end{tabular}\tabularnewline\noalign{\vspace{6pt}}
120\ap{**} & luce gialla sigla~130 & — non utilizzato — \tabularnewline\noalign{\vspace{6pt}}
180 & Luce bianca sigla~100 &
\begin{tabular}{*8{M{2em}}}
115 & 110 & 110 & 100 & 100 & 90 & 85 & 75
\end{tabular}\tabularnewline\noalign{\vspace{6pt}}
120\ap{*} & luce gialla sigla~100 &
\begin{tabular}{*8{M{2em}}}
& & {100} & & & 90 & 85 & 75
\end{tabular}\tabularnewline\noalign{\vspace{6pt}}
120 & luce gialla sigla~RV &
\begin{tabular}{M{21em}}
SEGNALE~DI~AVVISO~G/V~LAMPEGGIANTE ALTERNATIVAMENTE\tabularnewline
\begin{tabular}{*8{M{2em}}}
& & {60\ap{?}} & & & 60 & 60 & 60
\end{tabular}\tabularnewline\noalign{\vspace{3pt}}
SEGNALE~DI~AVVISO~G/V~LAMPEGGIANTE \tabularnewline
60 \tabularnewline\noalign{\vspace{3pt}}
SEGNALE DI AVVISO G/V FISSO \tabularnewline
30 \tabularnewline
\end{tabular}\tabularnewline\noalign{\vspace{6pt}}
75 & luce gialla lampeggiante (1) & 60\tabularnewline
\bottomrule
\end{tabular}\end{document}`
Non è un granché, perché come ti ho detto si tratta di diverse tabelle dentro uno stesso contenitore; non ho idea di che cosa significhino gli asterischi né a cosa corrisponde l’apice (che non sono riuscito a decifrare{ ad esponente di un 60, né quell'(1) nell’ultima riga, quindi è evidente che devi fare un po’ di aggiustamenti. Tuttavia il codice ti da un’idea di quello che ti aspetta
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ti sei spiegto benissimo, ma direi che a domanda è naïve…:smile:T1 è la codifica dei caratteri latini; LGR è la codifica dei caratteri greci; in entrambi i casi essi sono presi da caratteri virtuali apparentemente uguali, ma il file di codifica t1enc.def accede a certi slot e il file lgrenc.def a certi altri; dunque quando scrivi in greco usi le definizioni per il greco e se tu volessi usare i didot anche per il latino, useresti altri caratteri delle stesse polizze, ma legati a file di descrizione dei font diversi.
Siccome, scrivendo con caratteri latini usi gli ebgaramond e non i didot, scalare i caratteri latini delle polizze didot non serve a niente e non vedi nessun effetto.
Ricorda:
OT1 significa Old TeX encoding 1 (polizze latine a 128 caratteri, anche per i caratteri usati per i nomi degli operatori matematici)
T1 significa TeX encoding 1 (polizze latine a 256 caratteri)
T2 significa TeX enconding 2 (polizze latino-cirilliche a 256 caratteri)
X2 significa extended encoding (polizze cirilliche a 256 caratteri)
….
LGR significa Local Greek encoding (polizze greche dei CB font a 256 caratteri)
U significa Undefined encoding (polizze di simboli di vario genere, per esempio i dingbat, ma anche per i simboli degli amsfonts)
OML significa Old Math Letters encoding (essenzialmente per il corsivo matematico)
OMS significa Old Math Symbol encoding (per i simboli matematici
OMX significa Old Math Extensible operator encoding (Grandi operatori e grandi delimitatori matematici)Ovviamente ci sono altre codifiche come T3, T5, eccetera, per uso di altre polizze generalmente specifiche di altre lingue.
I file di descrizione/definizione dei font, quelli con estensione .fd hanno il loro nome formato mediante l’agglutinazione della codifica con il nome della famiglia, il tutto in lettere minuscole.
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Ci ensa l’opzione greek di babel a caricare la codifica LGR, quindi è esattamente quello che avevi fatto inzialmente;Mettere LGR serve per scrivere qualche parola in greco senza sfruttare le impostazioni della lingua greca, sillabazione inclusa. In qualche rara circostanza potrebbe essere utile per non ingombrare babel con troppe opzioni che si usano poco o niente.
Leggiti il nuovo manuale di babel, almeno le prime pagine; le cose nuove che sono state inserire in babel negli ultimi due anni sono numerose e vale la pena di conoscerle; nota che ci sono lingue che accettano più di un modificatore e ci sono dei modificatori che non dispongono di un corrispondente attributo da impostare per quelle particolari lingue. Merita leggere quella documentazione; ti garantisco che non è tempo perso. Poi al documentezione per le varie opzioni di lingua si legge con texdoc specificando come argomento la stringa babel-language (dove evidentemente language va sostituito con il nome della opzione di lingua); quindi texdoc babel-italian, oppure texdoc babel-greek, eccetera.
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Non è mica che stai componendo con l’opzione draft? se sì toglila.Pdflatex converte da solo i file eps in file pdf, se si tratta di una versione recente (dal 2009, quindi è difficile che tu abbia una versione antica). Non occorre cariare epstopdf perché lo fa da solo.
Ti ricordo che in italiano gennaio è un nome comune, non un nome prorpio.
Ti ricordo che le equazioni numerate e i teoremi e simili cose non andrebbero numerati, meno che mai con i contatori subordinati a section; la descrizione della formula o del teorem va fatta a voce durante la presentazione, e non vi si deve fare riferimento con numeri o altro, perché (almeno in teoria) la presentazione non torna mai indietro e a voce non ha senso riferirsi al teorema 5 se non è più sullo scherno; stesso discorso per le equazioni e altre cose che a stmap sono numerabili.
Ricorda che le presentazioni devono contenere poco testo, molti grafici, diagrammi, fotografie e altro materiale grafico, più che parole; l’uditorio, come è noto ricorda meglio i disegni delle parole. Una idea, un concetto, per ciascun quadro (frame); circa un minuto di parlato per descrivere ciascun quadro.
Infine non so quanto tempo a Catania hai per presentare la tua tesi; di solito negli atenei che conosco il laureando dispone di 20 minuti, inclusi i tempi morti iniziale e finale e il tempo da dedicare ad eventuali risposte a domande poste dalla commissione di laurea. Questo vuol dire circa 20 quadri; perciò non ha senso sezionare una presentazione così breve in sezioni. Al massimo puoi usare due o tre section che appaiano nella barra laterale, affinché si illuminino quando vi entri dentro; aiuti l’uditorio a capire a che punto sei arrivato.
La documentazione di beamer, nella parte di tutorial iniziale, è molto esplicita sulle raccomandazioni che ti ho fatto; vale la penda di leggerla.
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Di sicuro non devi usare latexsymb.
Di sicuro sarebbe meglio se evitassi tutte quelle istruzioni da Plain TeX, anche se sembra che ti facciano risparmiare tempo. Mai usare \bf ma \bfseries; mai definire `\def\e{{\`e}}
\def\o{{\`o}}
\def\a{{\`a}}
\def\u{{\`u}}`ma correttamente carica i due pacchetti inputenc e fontenc con le opzioni adatte`\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}`e usa tranquillamente le lettere accentate della tastiera italiana (anche se ti mancano le maiuscole accentate, che d’altra parte sono piuttosto rare — poi vedo che non hai definito la i accentata; meglio! così sei costretto ad usare la i accentata della tastiera); ricordati che TeXworks salva i file .tex con la codifica utf8, a meno che tu non lo abbia configurato diversamente; comunque controlla.Infine il tuo problema: Nel test e negli allineamenti i pedici e gli apici che rappresentano limiti sono sempre messi al piede e non sotto o sopra, rispettivamente, al simbolo che devono accompagnare e ci sono buone ragioni perché LaTeX si comporti così; tuttavia se nella cella dove compare la produttoria prima di \prod scrivi \displaystyle, quei limiti ti vengono messi dove li vuoi tu.
Ti consiglio la lettura dell’Arte di scrivere con LaTeX nella pagina 79.
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Non puoi usare tabularx in un ambiente, perché, come leggi nella documentazione di tabularx, esso calcola la dimensione delle colonne eseguendo tre vole i calcoli sul contenuto dell’ambiente; deve quindi leggere memorizzare il contenuto dell’ambiente una prima volata in un qualche registro per poi riusarlo le tre volte necessarie; devi quindi trovare la riga \end{tabularx} per sapere dove finisce il contenuto dell’ambiente; nascondendo quella riga nei comandi di chiusura del tuo ambiente circostante, non trova quella riga e va avanti a leggere o fino alla fine del file sorgente o finché satura il buffer d’ingresso.Non so se mi sono spiegato in modo chiaro in queste poche righe; ma la conclusione è che non puoi costruire un altro ambiente sopra tabularx.
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È solo un po’ datato e scritto da uno che non legge il nostro forum 🙂
Di tutto quello che ha scritto conserverei solo un paio di segnalazioni; le altre sono tutti errori dell’utente, perché il passaggio da pdflatex a xelatex era stato appena fatto; oggi siamo nel 2015, non nel 2007 o 2008, quando xelatex era agli inizi. I problemi con hyperref sono tutti noti e da sempre qui sul forum diciamo che hyperef è da caricare per ultimo, tranne che con alcuni pacchetti, quali ad esempio bidi.Comunque va bene; leggere la data di un post, non guasta, se non altro per mettere il post nella giusta prospettiva. Invece il pacchetto pkgloader è nuovissimo,, forse ha 6 mesi di vita, e certamente più affidabile, anche se non ancora perfetto.
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Non so se sia un pacchetto privato, perché non mi riconosco; forse era un pacchetto che stavo sviluppando con Günter Milde e ci sono le mani di entrambi. Mi ricordo di avere avuto in passato il desiderio di realizzare un ambiente del tipo \begin{} da usare con pdfLaTeX che permettesse di avere di default un font del tipo \ font, ma alla fine mi ero accontentato del greco. Il tuo file contiene 3 o quattro errori, ma sostanzialmente fa, penso, quello che volevi che facesse; tieni presente che usare la lingua polutonikogreek oggi è stigmatizzato, ma mantenuto per compatibilità (parziale) con il passato; oggi si scrive greek e si specifica il modificatore polutonico, separandolo da greek con un punto.
Eccotelo risistemato`\documentclass[a4paper]{article}
\usepackage[LGR,T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage[greek.polutoniko,english]{babel}
%\usepackage{gfscomplutum}
\usepackage{gfssolomos}
\usepackage{ebgaramond}\newcommand{\GRA}[1]{%
{\fontfamily{artemisia}\selectfont\foreignlanguage{greek}{#1}}%
}\newcommand*\baskervillefont{\fontencoding{LGR}\fontfamily{gfsbaskerville}%
\selectfont }
\DeclareTextFontCommand{\textbaskerville}{\baskervillefont}\newcommand{\GRC}[1]{%
{\fontfamily{ubodoni}\selectfont\foreignlanguage{greek}{#1}}%
}\newcommand*\complutumfont{\fontencoding{LGR}\fontfamily{complutum}\selectfont}
\DeclareTextFontCommand{\textcomplutum}{\complutumfont}\newcommand{\GREEK}[1]{%
{\fontfamily{udidot}\selectfont\foreignlanguage{greek}{#1}}%
}\newcommand{\GRE}[1]{%
{\fontfamily{neohellenic}\selectfont\foreignlanguage{greek}{#1}}%
}\newcommand{\GRF}[1]{%
{\fontfamily{porson}\selectfont\foreignlanguage{greek}{#1}}%
}\newcommand{\GRG}[1]{%
{\fontfamily{solomos}\selectfont\foreignlanguage{greek}{#1}}%
}\begin{document}
That time of year you mayst in me behold
\medskipARTEMISIA
\GRA{Th| p'anta dido'ush|
ka`i >apolambano'ush| f'usei
apolambano'ush| f'usei apolambano'ush| f'usei apolambano'ush| f'usei apolambano'ush| f'usei apolambano'ush| f'usei apolambano'ush| f'usei apolambano'ush| f'usei apolambano'ush| f'usei 19 Gennaio 2015 alle 10:38 in risposta a: Tesi classica: bibliografia come capitolo non numerato #99623::
Già, hai ragione; Hai due possibilità:
1) ti definisci i comandi \frontmatter, \mainmatter e \backmatter
2) prendi il file tesiclassica.cls e cambi la chiamata a scrreprt con la chiamata a scrbookI comandi della soluzione 1 sono semplici nel senso che con la sintassi specifica delle classi KOMA-Script:
a) in \frontmatter imposti la numerazione delle paigne con i numeri romani (se vuoi, non è obbligatorio) e imposti il contatore di numerazione secnumdepth ad un valore sufficientemente negativo, per esempio -2 (impedisce la numerazione dei comandi di sezionamento)
b) se hai messo i numeri romani nella \frontmatter, in \mainmatter ristabilisci le cifre arabe e imposti secnumdepth al valore 2 (per numerare fino alle sottosezioni –io non metterei un valore maggiore, ma a seconda della tesi potrei mettere solo 1)
c) con \backmatter non cambi tipo di numerazione delle pagine, ma reimposti secnumdepth a -2.Come vedi è molto semplice.
La soluzione 2) sarebbe incompatibile con certi principi generali che vorrebbero che ogni volta che si modifica una classe scritta da altri e di pubblico dominio, se ne cambiasse il nome; la potresti chiamare tesiclassicab.cls (b sta per ricordare che si usa book)
Mi domando perché Lorenzo, nella sua prima versione del modello della tesi classica avesse scelto di usare la classe scrreprt; forse perché dispone dell’ambiente abstract; io avrei trovato più comodo usare le maggiori funzionalità di scrbook e avrei aggiunto una definizione di abstract. Ovviamente i gusti sono gusti e ognuno segue la strada che considera più efficiente. Io ho usato la classe scrbook una volta sola e me ne sono pentito (me ne sarei pentito anche se avessi usato scrreprt); purtroppo la classe che ci ho costruito sopra è diventata troppo complicata e ricostruirla completamente da zero o appoggiandomi alla classe standard book mi costerebbe troppo tempo e fatica. (regola numero 3 dell’ingegnere: non modificare quello che funziona; regola numero 4: fallo solo se ne vale veramente la pena).
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