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Nessuno è perfetto, nemmeno Grätzer, evidentemente.Allora, l’ambiente center centra il suo materiale se lo stampa subito; ma table inserisce il so maeriale in una coda di oggetti flottanti e ne affida la sampa ad un processo diverso, che consiste proprio nella formazione delle pagine.
La soluzione corretta, come detto tante volte in questi filoni di discuzzione e nelle varie guide scritte da diversi autori, consiste nel metere il comando di centraggio dentro l’ambente table; tipo`\begin{table}\centering\begin{tabular{…}
…
\end{tabular}\caption[…]{…}
\endtable}`In questo modo l’esecuzione del comando di centramento viene ritardato al momento di inserire la tabella nella pagina di uscita, che non è necessariamente quella in cui compare il testo esterno all’ambiente table.Fidati, Davide; è proprio sbagliato fare come dice Grätzer. Wikipedia è noto come un grande mezzo di divulgazione di fake news. Oh, bene initeso nemmeno io sono infallibile, ma su questo punto credo di non essermi sbagliato, visto che ai miei inizi ho fatto l’errore di Grätzer molte volte. Sono passati almeno 30 anni da quando facevo quell’errore e da allora di tabelle centrate ne ho composte centinaia.
Aggiungo quanto segue.
Togli del tutto l’ambiente center (commentane i relativi \begin e \end) e compila; noterai che l’ambiente center è del tutto inutile, perché la tabella viene centrata lo stesso; Ora sostituisci la classe amsart con la classe article. Ricompila; con o senza ambiente center la tabella risulta appoggiata al margine sinistro e l’ambiente center non fa il suo dovere come apparirebbe da Grätzer e da Wikipedia, ma non è lui che centra la tabella. Dunque con o senza l’ambiente center, è la classe amsart che ridefinisce l’ambiente table in modo che il suo contenuto venga sempre centrato. Infatti, se da terminale dai il comando texdoc amsart, ti si apre un file che riguarda tutte le classi prodotte dalla American Mathematical Society (AMS) e nel paragrafo 6.3 si dice esplicitamante che il contenuto degli ambienti table e figure vengono sempre centrati:
All AMS classes center the content of table and figure environments. Using \centering or \begin{center} and \end{center}, therefore, is unnecessary.
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Nella cosiddetta Guida GuIT (vedi sezione Documentazione) c’è la figura 20.1 che mostra un esempio di crocini che mi fu richiesto da una tipografia; evidentemente quella tipografia richiedeva crocini diversi da quelli che servono a te; il paragrafo che descrive la creazione dei crocini dice che si può usare il pacchetto crop, quello che hai usato, ma che probabilmente è difficile da riconfigurare per accontentare la tipografia che ti dovrebbe stampare il libro. Il paragrafo dice anche che ogni autore può configurarsi i propri crocini usando l’ambiente picture.
Io ti consiglierei di usare il pacchetto eso-pic che si appoggia a picture, ma interferisce comodamente con il processo di “ship out” della pagina composta, mettendo sotto il livello del testo e degli altri contenuti sia una legenda, sia una figura sia un disegno fatto con picture. Ecco, questo è il punto: leggiti la documentazione di eso pic (texdoc eso-pic) e constaterai che la cosa non è difficile Devi solo aggiungere qualche riga di ambiente picture come argomento di qualcuno di quei comandi, specificando esattamente dove vuoi che i crocini cadano.
Non devi cambiare nemmeno una riga del codice che si riferisce alle 450 pagine già pronte, ma devi aggiungere qualche riga di codice al tuo preambolo, o ad un tuo pacchetto di macro personali.
26 Ottobre 2021 alle 20:16 in risposta a: TexMaker: non riesco a generare il testo [risolto] #120503::
Quello è il tipico errore che si manifesta quando Texmaker non è installato e configurato correttamente; quando clicchi compilazione rapida non trova l’eseguibile da lanciare; che sia TeX Live la tua installazione, oppure MiKTeX, il problema è lo stesso.Dubbione: ma hai installato nella tua macchina un sistema TeX?
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Anche questo forum fa parte di internet; per gli utenti italiani la sezione Documentazione è il primo posto dove guardare. Naturalmente anche le risposte date nei vari filoni di dialogo sono interessanti; c’è modo di cercare per argomenti; il fatto di trovare la risposta giusta ai propri dubbi dipende però anche dall’abilità di usare la stringa di ricerca giusta.
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Ezio segui il consgliodi @lavocedilassù.Ma permettimi alcuni commenti; se avessi letto anche le altre guide, per esempio Il LaTeX Reference Manual commentato, sapresti che l’opzione di posizione [h] non va mai usata senza metterci assieme almeno un’altra opzione, per esempio [htb]. Perché: se non c’è abbastanza posto nella pagina quella tabella (e quella figura con la sola opzione [h]) blocca la coda degli oggetti mobili quella categoria di oggetti mobili fino alla fine del capitolo o fino alla fine del documento, col pericolo di perdere in assoluto altri oggetti di quella categoria perché si esaurisce lo spazio in memoria per la coda degli oggetti in coda.
Inoltre vedo nella tua didascalia che metti le unità di misura fra parentesi quadre; è sbagliato: le quadre in metrologia hanno un altro significato; le norme prescriverebbero le parentesi tonde ma suggeriscono di scrivere direttamente “..numero di massa in MeV”. Esiste anche la guida tematica per la scrittura della matematica delle scienze naturali; siccome fra le scienze naturali (natural sciences, che nella traduzione italiana dovrebbe essere “scienze sperimentali” oppure “scienze che usano la matematica delle grandezze” espressione troppo lunga ma che dice tutta la verità) c’è anche la fisica che per definizione si occupa di grandezze misurabili, quello che sti scrivendo è obbligatoriamente soggetto a quelle norme. Scaricati e leggiti questa piccola guida e vedrai quante cattive abitudini abbiamo contratto tutti quanti a cominciare da me 🙁 😐 😮
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Anche a me compila perfettamente e con le date; a parte il nome dei file io ho usto il seguente sorgente minimo:
`% !BIB TS-program = biber
\documentclass[pagelayout=supercompact,12pt,
version=cscreen,chapstyle=parright, fewfootnotes = true, draftdate=true]{suftesi}\begin{filecontents}[overwrite, noheader]{BibliografiaSenzaData.bib}
@book{shake:lear,
author = {Shakespeare, William},
title = {Re Lear},
publisher = {UTET},
date = {1923},
location = {Torino},
}@bookinbook{kraus:notte,
author = {Kraus, Karl},
title = {Di Notte},
booktitle={Detti e Contraddetti},
publisher = {Adelphi},
editor ={Calasso, Roberto},
date = {1927},
location = {Milano}
}
\end{filecontents}\usepackage[T1]{fontenc} % codifica dei font in uscita
\usepackage[utf8]{inputenc} % lettere accentate da tastiera
\usepackage[italian]{babel} % lingua principale del documento
\usepackage{microtype} % microtipografia migliora riempimento righe\usepackage[autostyle,italian=guillemets,]{csquotes}
\usepackage[bibstyle=authortitle, citestyle=verbose-trad1, backend=biber]{biblatex}
\addbibresource{BibliografiaSenzaData.bib}\begin{document}
\nocite{*}
\printbibliography[title= Bibliografia delle citazioni]
\addcontentsline{toc}{chapter}{\bibname~delle~citazioni}\end{document}`
19 Ottobre 2021 alle 20:52 in risposta a: Cinese semplificato e giapponese in bibliografia (pdfLaTeX+CJK) #120535::
Ezellohar, avendo studiato filologia giapponese ne sai molto più di me, che non ne so niente.Ma dove metti il romanzo della signora Murakami che è del X o XI secolo? Lei scrisse tutto in hiragana; evidentemente in 10 o 11 secoli anche l’hiragana ha subito cambiamenti.
Il romanzo della signora Murakami è alla base degli atti che vengono recitati ininterrottamente nel teatro NO di Tokio; per gli attori avranno riscritto il testo in kanji+hiragana, visto che oggi (credo) l’hiragana si usa solo per le posposizioni dei nomi, aggettivi. avverbi, nuerali e simili, Mentre le parole, con una pronuncia molto diversa dei kanji simili agli hanzi, sono parole sillabiche con differenze sulle lunghezze delle vocali ma prive di accento ritmico, mentre il cinese è politonale e sostanzialmente monosillabico; mi dicono che parole di due o tre sillabe siano rarissimi.Ora smetto di mostrare lamia ignoranza, che dimostra che ciò che ho orecchiato dai miei parenti giapponesi, l’ho capito male.:-(
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Esistono delle norme ISO per la stampa. sono siglate PDF/X.
Il pacchetto pdfx.sty (già presente nell’installazione di TeX Live} permette di soddisfare quelle norme ISO per la stampa.
Leggi la documentazione con il comando texdoc pdfx dato nel termiale del tuo elaboratore e vedi come impostare sia l’opzione al pacchetto, sia il profilo di colore.Devo dire che tutti i libri prodotti con il sistema TeX che ho avuto modo di comporre personalmente, o che ho avuto occasione di esaminare sia come file sorgente e PDF, sia come risultato stampato, non hanno nessun difetto anche se chi li ha scritti non ha esplicitamente indicato il solo profilo di colore basato sul modello CMYK. Io personalmente non l’ho mai fatto; forse la tipografia del mio editore ha software adatto per trasformare un file PDF previsto per la lettura a schermo (modello di colore RGB) in un file adatto alla stampa. Ma questo dovrebbe essere così per ogni tipografia. Se però si passa alla ipografia con un file PDF conforme alla norma ISO PDF/X, la tipografia non può avanzare nessuna scusa.
Se fosse vero che il colore grigio sei funt usati dal sistema TeX è basato sul modello gray, con il valore zero, avrebbero ragione, perché le norme ISO mettono nello stesso calderone sia il modello RGB sia il gray. Tuttavia non credo che sia così; credo invece che se si usano font vettoriali e si evitano i font bitmapped, il grigio non entri in gioco. Ripeto, i miei libri stamapti partendo da file PDF che non sono stati composti conformemente alla norma PDF/X sono sempre stati stamapati benissimo.
Hai fatto benissimo a porre questa domanda. Spero che rispondano anche altri utenti di questo forum.
19 Ottobre 2021 alle 7:26 in risposta a: Cinese semplificato e giapponese in bibliografia (pdfLaTeX+CJK) #120533::
Benvenuta nel forumCerto che stai lavorando nel difficile; sei sicura di stare usando XeLaTeX o LuaLaTeX che sono in grado di gestire i font OpenType, compresi quelli che contengono il cinese e il giapponese?
In ogni caso nella rivista ArsTeXnica (della quale puoi scaricare i numeri passati andando nella sezione ArsTeXnica di questo forum) ci sono diversi articoli che riguardano le bibliografie multlingue; Ricordo in particolare un articolo relativo al giapponese presentato in un numero pari della rivista, forse il 28? non ricordo bene, ma se esamini la sezione ArsTeXnica trovi da scaricare l’intero numero o i singoli articoli; In quell’articolo gli autori sono un francese e un giapponese, quindi facila da identificare.
Fra le guide della sezione Documentazione, ce ne è una che riguarda l’Arte di scrivere in diverse lingue con i tre programmi basati su LaTeX, pdfLaTeX ma principalmente LuaLaTeX e XeLaTeX. anche se l’ho scritta io, mi sono spinto più in là delle mie competenze; ho scritto sulla composizione in giapponese, ma grazie al fatto che mia nuora è giapponese, non perché io conosca quella lingua. Siccome kangi e caratteri cinesi semplificati enon semplificati sono stati adottati dai giapponesi come caratteri dominanti della loro scrittura,(intervallati da caratteri sillabici hiragana e katagana) dire, però che non dovrebbe essere particolarmente complicato, conoscendo quelle lingue, usare font OpenType che contengano sia i caratteri cinesi sia quelli giapponesi.
19 Ottobre 2021 alle 7:12 in risposta a: Prefazione a piena pagina in documento a due colonne #120525::
Direi proprio di no: \twocolumn è una dichiarazione che non vuole argomenti; non solo, mala composizione a due colonne è già impostata con l’opzione alla classe. L’ambiente @twocolumnfalse non esiste, anche se forse l’interprete è di bocca buona e non protesta.L’idea c’è; la sua realizzazione mi pare un poco scorretta. Purtroppo non ho tempo di verificare, ma tu l’hai provata?
18 Ottobre 2021 alle 13:30 in risposta a: Prefazione a piena pagina in documento a due colonne #120522::
Premetto che non so risponderti senza mettermi a fare esperimenti.
Tuttavia mi pare di ricordare che il comando \maketitle componendo a due colonne accetti u’opzione per comporre ad una colonna.
Inolre compnendo a due colonne c’è l’ambiente figure* che rende flottante quello che ci metti dentro e imposta la didascalia perchél’eventuale numero abbia il prefisoso Figura. Q due colonne quello è l’unico ambiente che lavora a giustezza piena; ma dentro a quell’ambinete ci puoi mettere quello che vuoi e non usi mai \caption.Ti ho dato qualche idea, che non ho provato; confesso che il tuo quesito mia messo la pulce nell’oreccio, ma attualmente ho problemi più urgenti da risolvere. Quindi se ti è venuta una pulce nell’orecchio anche a te, sbizzarrisciti.
on credo che la cosa sia trattata in modo sistematico in nessuna guida; al massimo è accennata.
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Se vuoi puoi inserire {Risolto]…
… almeno se lo ritieni risolto.In eletrognetismo siamo di fronte alla fisica; quindi si applicano le norme ISO senza se e senza ma. In matematica applicata, proprio perché applicata, sarebbe necessario applicare le norme ISO.
I prof che usano sottolineature (o sottotildature) hanno preso questa cattiva abitudine scrivendo alla lavagna, ora magari scrivendo a mano nelle slide da proiettare. Il carattere blackboard bold, con i tratti verticali raddoppiati è stato creato apposta per scrivere alla lavagna col gesso, col quale non si può scegliere fra forme e serie dei caratteri. Ma LaTeX è un compositore tipografico, non è né un word processor, né un sostituto complicato di un tablet.
Usando LaTeX sei tenuto ad osservare un minimo di norme tipografiche e, specialmente in matematica, devi stare attento alla scelta dei caratteri, sia nella matematica in linea col testo, sia nella matematica in display.
Ricordati sempre che il matematico Knuth ha creato il sistema TeX per ottenere il meglio della composizione tipografica, visto che quando si è accinto a questo impegno, i compositori umani stavano perdendo la loro professionalità a causa dell’uso dei calcolatori che ancora non disponevano di software adeguato; non è un caso che tutta l’operazione sia stata sostenuta dalla American Mathematical Society, che, nonostante i programmi di impaginazione professionali che esistono oggi, continua ad usare il sistema TeX, perché quando c’è della matematica di mezzo, nessun programma di composizione usato epr le case editrici è all’altezza.
Il libro di Lorenzo usa font particolari, ottimi per il testo, non necessariamente ottimi per la matematica; i bellissimi font euler sono al limite anche se sono stati disegnati per Knuth quando scrisse il suo famoso testo Concrete Mathematics; ma quella era matematica pura, non matematica applicata. Ora anche Lorenzo usa alr=tri font per i suoi appunti di matematica da distribuire ai suoi allievi.
la documentazione di pm-isomath è già nel tuo disco fisso se hai installato una versione completa e locale del sistema TeX; se ti servi, invece, di cose come Overleaf devi arrangiarti in rete. Personalmente non uso Overlieaf, di cui si dice un gran bene, perché il sistema TeX di Overleaf è largamente incompleto.
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Sei al tuo terzo messaggio, ma ti è sfuggito che qualsiasi condice che ti vglia mostrare deve essere racchiuso fra gli appositi tag; apri il tuo messaggio e in basso clicca su edit; così vedi come si fa.Il tuo esempio contiene alcuni errori e alcune stravaganze; l’opzione pt12 fra le opzioni di \documentclass è di pura fantasia l’opzione giusta è 12pt.
L’immagine che hai accluso è chiaramente composta con font bitmapped, cioè a bassa definizione; infatti se la ingrandisci noti che tutti i caratteri, compresa la tilde sotto i vettori , sono tutti sfumati, e la tilde è irriconoscibile. Manca un comando che invochi font vetoriali. Io invocato il pacchetto lmodern per usare i font Latin Modern che sono completamante compatibili con il sistema TeX.
Ho modificato la defizizione di \tvec che usa una tilde priva di dimensioni verticali; risolve in parte il tuo problema, ma… Sei sicuro che una lettera sottolineata con una tilde sia un modo universalmente capito da chiunque che si tratta del simbolo di vettore?
Per mettere il puntino sopra i vettori c’è il comando \doc, per i due puntini della derivata seconda LaTeX mette a disposizione il comando \ddot; amsmath mette a disposizione anche altri comandi . Perché hai voluto definire una macro apposta per mettere il puntino sotto forma di un bullet rimpicciolito?
Però non so se stai scrivendo della matematica pura o della matematica applicata (per esempio alla fisica o ad altre scienze che usano la matematica delle grandezze) nel secondo caso dovresti leggerti la guida tematica sulla composizione della matematica secondo le norme che presiedono e se usi pdfLaTeX per compilare, dovresti usare il pacchetto pm-isomath; ovviamente la guida tematica (che rovi nella sezione Documentazione di questo forum) e la documentazione di pm-isomath devono essere lette, capite e messe in opera.
Se invece scrivi di matematica pura, sei libero di usare le simbologie che preferisci; io però non ho mai incontrato vettori “sottotildati” 😀 Di solito i vettori sonomarcati da una frecciolina sopra, oppure sono in neretto, così come lo sono le matrici; spesso le matrici di una colonna (vettori) sono distinti dalle matrici rettangolari o quadrate, con lettere minuscole, mentre le matrici con lettere maiuscole; entrambi maiuscoli o minuscoli composti in neretto.
Ti suggerisco vivamente di leggerti qualche guida seria e di non usare software scritto da compagni o amici; usa solo i pacchetti distribuiti con il sistema TeX e serviti delle tue definizioni se davvero ne hai bisogno. ma come minimio studiati la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato tradotto in italiano; è il manuale scritto da Leslie Lamport tradotto in italiano e molto commentato per aggiornarlo all’uso di pacchetti che nel 1994 non esistevano.
Ecco come ho modificato iltuo esempio:`\documentclass [openany, a4paper, 12pt]{book}
\usepackage [italian]{babel}
\usepackage[T1]{fontenc}
\usepackage[utf8]{inputenc}
\usepackage{lmodern}
\usepackage{amsthm}
\usepackage{amsmath}
\usepackage{amssymb}
\usepackage{graphicx}
\usepackage{xcolor}%Nuovi comandi
%Il vettore per ora in grassetto poi si vede
%Il puntino della derivata
\newcommand{\pder}{\mathbin{\vcenter{\hbox{\scalebox{.35}{$\bullet$}}}}}
\newcommand{\tvet}{\mathbin{\vbox to 0pt{\vss\hbox{$\textasciitilde$}\vss}}}
\newcommand{\vet}[1]{\underset{\centering{\tvet}}{#1}}
\newcommand{\vder}[1]{\overset{\pder}{\vet{#1}}}\begin{document}
\chapter{La risoluzione delle equazioni differenziali}
Iniziamo con lo studio dei sistemi di equazioni differenziali omogenei, scritti in forma vettoriale presentano la seguente struttura:
\begin{equation}
\vder{Y}=A\vet{Y}
\end{equation}
Dove vediamo $A$ matrice $n\times n$ ed il vettore $\vet{Y}$ così definito:
\begin{equation}
\vet{Y}=(Y_1, Y_2, Y_3, \ldots , Y_n)
\end{equation}
Ricordiamo inoltre la derivata:
\begin{equation}
\vder{Y}=\frac{d \vet{Y}}{dt}=\left(\frac{d Y_1}{dt},\frac{d Y_2}{dt},\ldots,\frac{d Y_n}{dt}\right)
\end{equation}
Quando la variabile indipendente coincide con il tempo parliamo di \textbf{sistema dinamico}, come lo sono quelli che andremo a studiare più avanti.\\\begin{equation}
\frac{\vet{X}}{y}
\end{equation}
\end{document}`
7 Ottobre 2021 alle 12:20 in risposta a: Allineamento verticale centrato testo TABELLE TABULARX #120510 -
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