Risposte nei forum create
-
AutoreRisposte
-
::
Ti rinnovo il benevenuto in questo forum.Capisco che sei nuovo e non hai letto con attenzione tutte le istruzioni per porre le domande. Capita piuttosto spesso nella fretta di cercare aiuto.
Tuttavia se chi legge la tua richiesta deve capire qual è il tuo problema; io non l’ho capito; forse sono io che sono limitato, ma in primo luogo non ho capito perché inserisci una lente di ingrandimento nella pagina del frontespizio delle tua tesi. Oppure,come suggerisce @robitex, quell’immagine è uno scrrenshot della finestra PDF dell’editor TeXworks?
Oppure usi la lente per vedere se il tuo frontespizio è venuto bene?Insomma qualche informazione in più su quale LaTeX hai installato su Win10; che classe stai usando, che compositore stai usando; e simili informazioni tecniche. Se TeXworks non c’entra niente con la composizione del tuo frontespizio, ma presenta un difetto di rendering, dovresti specificarlo; in ogni caso cambiando i nomi (tuo e del relatore) per la tua privacy, sarebbe comodo se allegassi un esempio minimo compilabile che presenti il tuo problema; qui in calce ci sono le indicazioni per creare un esempio minimo compilabile.
23 Novembre 2021 alle 14:56 in risposta a: Cambiare lo spacing prima e dopo i titoli delle sezioni in apa7 #120638::
Benvenuto nel forum.Il tuo prof capisce poco di tipografia essendo troppo abituato ai word processor; tuttavia credo che lo si possa accontentare facilmente.
Il pacchetto titlesec fa al caso tuo, ma devi leggertene attentamente la documentazione: apri un termanle, o prompt dei comandi e dai il comando texdoc titlesec; ti si apre la finestra del visualizzatroe dei file PDF e lì, già presente nel tuo disco fisso, hai tutta la documentazione che ti serve… a meno che…
..tu non ricorrara a Overleaf o ad altro sito che offre un servizio simile, perché io non ne faccio uso e quindi non so come dovresti fare per leggere la documentazione dei pacchetti. Il pacchetto che ti serve è comunque sempre titlesec.
::
Se disponi di un Mac e hai installato MacTeX,, BibDesk si trova in in finder la cartella Applicazioni/TeX.Il tuo script Java sembra interessante, ma prima di averlo esteso a tutti i campi possibili, devi aggiungere forse un centinaio di righe, e forse non bastano. In compenso l’idea è buona e può servire anche per chi non dispone di un Mac.
::
Ottima domanda.Mettiamo i puntini sulle i; stai parlando di un file con estensione .bib. Questo file può essere trasformato in un file .bbl O tramite bibtex E biblatex, OPPURE solo tramite biblatex.
Nel primo caso i messaggi nel file .blg (che contiene il log della trasformazione) contiene informazioni diverse; Mi pare dalla poca esperienza che ho, che il log prodotto da biblatex ci sia più informazione, ma potrei sbagliarmi. Tuttavia se inserisci a mano i contenuti dei vari campi usando jabref (multipiattaforma) oppure BibDesk (solo Mac) hai una diagnostica molto efficace che ti permette di evitare quegli errori di spelling a cui facevi riferimento. Io uso BibDesk che non mi permette di salvare i singoli record che contengano errori. Ma senza un Mac, BibDesk.app non può essere usato. Non credo di avere mai installato jabref, se non molti anni fa quando avevo una versione virtuale di un altro sistema operativo.
Non mi ricordo che cosa usassi prima di avere un Mac, cioè prima del 2006; se non ricordo male ero ancora limitato a costruire un ambiente thebibliography dove gli errori che però consentivano la compilazione mi sfuggivano alla grande, visto che me ne potevo accorgere solo rivedendo/rileggendo la bibliografia compilata.
Sono stato piuttosto restio ad usare bibtex o bibliatex, ma ho cominciato solo nel 2006 e da allora non mi sono più scritto nessuna bibliografia a mano, ma solo usando BibDesk.
Mi spiace di non esserti più utile; ma se usi un Mac, tieni presente che se riapri il tuo file .bib con BibDesk (già installato o installabile con la distribuzione MacTeX) questa applicazione ti dà un messaggio d’errore al primo record che contenga errori; puoi forzare la lettura di tutti i record, ma se non sono in numero eccessivo è più chiaro se correggi un record ala volta.
::
Be’, sei riuscito a complicare le cose semplici, ma ce l’hai fatta.Se ti piace lavorare con l’ambiente picture, ti suggerisco di studiarti la guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato, dove sono descritti diverse estensioni “moderne” di quell’ambiente, già descritte da Leslie Lamport, il papà di LaTeX, nella seconda edizione del 1994, a attuate solo nel 2003 con il pacchetto di estensione pict2e; leggi la documentazione di questa estensione con texdoc pict2e[\b] se non ti basta la descrizione della guida tematica nominata sopra. Tieni presente che ho costruito (e sono disponibili con ogni distribuzione del sistema TeX) le ulteriori successive estensioni curve2e e euclideangeometry.
Giusto per farmi un po’ di réclame, ti informo che con curve2e ho disegnato tutti i circuiti dei miei testi di elettrotecnica e di elettronica che ho ho composto per i miei studenti; con euclideangeometry ho costruito tutte le macro necessarie per i diegni di geometria euclidea che si fano abitualmente nelle scuole secondarie e nei primi corsi propedeutici di matematica alla facoltà di ingegneria (dove spesso si fanno dei corsi di azzeramento per gli studenti che provengono da formazioni secondarie che preparano ad attività di vario genere, ma non per l’università ({azzeramento”delle lacune…). Qualche giorno fa ho costruito dele mappe mentali per le coniugazioni dei verbi transitivi (attivi e passivi) e intransitivi con tutti i tempi e i modi; ho scritto molto meno codice rispetto a quello che avrei dovuto creare con TikZ, e il risultato è apparso immediatamente comprensibile al mio nipotino di 11 anni, che si trascina dietro dalle elementari una certa dose di mancanza di lessico sufficiente per comprendere queste cose.Certo TikZ fa cose molto più belle, ma spesso viene usato come un cannone per ammazzare una zanzara. 😉
::SARUBBO” post=121140uso book, ma non ho trovato il file book.cls
Incredibile! Scusami @SARUBBO, se scrivo “Incredibile!”, ma quando si usa il sistema TeX bisogna conoscere il proprio calcolatore, il suo sistema di cartelle, quale distribuzione del sistema TeX si sia installato, come si usi la finestra comandi chiamata anche terminale, come si cercano i file col proprio sistema operativo, eccetera.
I sistemi UNIX o simili a UNIX, come Linux e Mac dispongono di un database con i nomi dei file che va aggiornato di tanto in tanto; dopo di che il comando da terminale [tt]locate book.cls[/tt] permette di avere sul proprio terminale l’indirizzo completo a partire dala radice del file system (cioè, a partire dal nome del disco fisso). Sulle macchine Windows (di cui so poco, perché non ne uso da una quindicina d’anni) credo che la finestra dell’Explorer abbia in alto a destrouna finestrella Con scritto accanto Cerca; se ci scrivi dentro book.cls, ti trova tutte le istanze di book.cls che hai a bordo. È ovvio che se non usi una installazione personale del sistema TeX, come per esempio Overleaf, Sei nelle canne, perché l’accesso ai file di sistema è molto diverso. Infatti io, e non solo io, in questo forum sconsiglio vivamente di usare sisti esterni come Overleaf, perché all’occorrenza non si sa dove mettere le mani.Eseguire una installazione completa e aggiornata personale, come TeX Live (consigliato per tutte le piattaforme e sistemi operativi), o MiKTeX (valido solo per Windows, anche se cerca di essere compatibile in forma ridotta anche per Linux e Mac), implica consumare alcuni giga di memoria sul proprio disco fisso e obbliga ad eseguire di tanto in tanto gli aggiornamenti. TeX Live è il prodotto iniziale prodotto dal Gruppo di Lavoro internazionale che se ne occupa presso il TUG (TeX Users Group); MiKTeX è prodotto da un valido programmatore, mi pare tedesco, che accede a TeX Live, e lo converte in un formato valido per Windows per fornire un sistema più consono alla generalmente scarsa dimestichezza coi calcolatori degli utenti di Windows. Tex Live ( e Mac TeX, la versione di TeX Live per il Mac) è aggiornabile, volendo, anche quotidianamente, e va reinstallata una volta all’anno per tenere conto dei grossi cambiamenti accumulati nell’arco dell’anno; io aggiorno ogni 7 o 10 giorni e ogni volta ci trovo qualche decina di pacchetti aggiornati e una mezza dozzina di pacchetti nuovi; questo la dice lunga sulla vivacità del sistema TeX, nato alla fine degli anni ’70, e oggi ancora vivo e vegeto e apprezzato da milioni di utenti in tutto il mondo.
Tuttavia il mio messaggio era diverso, forse dispersivo, e di questa “dispersione” ti chiedo scusa; nella prima inquadratura dei comandi che si trovano dentro book.cls ti dicevo quali erano quelli responsabili dell’aspetto delle voci nell’indice analitico. Nella seconda finestra ti dicevo quale comando inserire nel tuo file sorgente per riconfigurare il rientro di tali voci. Capisco che \hangindent è un comando nativo di TeX-the-program, ma non ha importanza per l’utente di LaTeX, linguaggio costruito sopra il linguaggio di TeX, proprio per liberare l’utente dalla fatica di conoscere il linguaggio originale del vero motore che esegue la composizione; talvolta bisogna conoscere anche queste cose se si vuole modificare qualche comando LaTeX.
Avrai notato che ciò che si ridefinisce è un comando che contiene nel suo nome il carattere @, che non è una lettera; se usi quella ridefinizione mettendola nel tuo preambolo, devi farla precedere da \makeatlettr, e farla seguire da \makeatother; Cosi spiega Leslie Lamport nel suo manuale che si trova tradotto nella guida tematica Il LaTeX Reference Manual commentato dove questa informazione si trova nella pagina 77.
16 Novembre 2021 alle 16:33 in risposta a: Prefazione a piena pagina in documento a due colonne #120530::
Il pacchetto imakeidx consente fra le opzioni di scrivere delle parti di codice che il pacchetto aggiunge all’ambiente theindex, standard per le classi standard.Supponendo che tu usi la classe book, per esempio, il file book.cls contiene la definizione di theindex e subito dopo la fine della definizione deli comandi di chiusura ci sono le seguenti righe`\newcommand\@idxitem{\par\hangindent 40\p@}
\newcommand\subitem{\@idxitem \hspace*{20\p@}}
\newcommand\subsubitem{\@idxitem \hspace*{30\p@}}
`A te interessa la prima riga: dove viene definito il valore di \hangindent; come vedi il valore è di 40\p@, che vuol dire 40pt, quaranta punti tipografici. Puoi usare una ridefinizione del tipo`\renewcommand\@idxitem{\par\hangindent 0pt\relax}`Può darsi che \relax non sia necessario, ma non da nessun fastidio. questa riga andrebbe messa come ulterirore argomento dell’opzione othercode di \indexsetup che già tu usi per altri scopi.Personalmente resto del parere che mettere a zero quel rientro renda l’indice illeggibile; ma la scelta è tua, non mia.
::
@SARUBBO, volevi dire che il pacchetto che usi è imakeidx?Allora la documentazione dal leggere non si trova nelle varie guide,ma nella documentazione di imakeidx (texdoc imakeidx). Questo pacchetto, oltre ad essere “recente” e compatibile con quasi tutte le classi e altri pacchetti.
Nello stesso tempo mi sembra innaurale che tu voglia togliere il rientro della lista di pagine relative al capitolo 28. se la lista delle pagine è lunga e non ci sta in una riga, deve andare a capo per forza; perché allora vuoi che la lista delle pagine interrompa il rilievo del primo elemento della lista delle pagine del capitolo 29. Mettiti nei panni del lettore del tuo documento; pensi davvero che la lettura di quell’indice analitico sia più semplice se non ci fosse il rientro?
No, quel rientro non è antiestetico: è funzionale alla lettura di quell’indice analitico. Confronta con gli indici analitici della guida Introduzione all’arte della composizione tipografica con LaTeX. Lunghi elenchi di pagine sono presenti in molte voci, e la lettura delle voci non è più difficoltosa,ma se il rinentro non ci fosse sarebbe difficilissima. Se proprio quel rientro ti fa orrore, impostalo a zero, ma poi metti il numero del capitolo in nero in modo che risalti nella colonna uniforme che otterresti.
::
Effettivamente nella pagina 31 della documentazione di polyglossia (texdoc polyglossia) si parladi opzioni e non è citata la possibilità di usare \PolyglossiaSetup per impostare certe funzionalità. È un difetto di polyglossia, perché l’attuale curatore è troppo impegnato a gestire altre cose, non solo il grupo di lavoro sulla cesura (che con più di100 lingue gestite dal pacchetto è veramente un lavoro impegnativo).
Per documentarmi io preferisco, dopo aver letto i documenti ufficiali, andare a vedere che cosa fa direttamanteil file che si occupa di gestire una data lingua; nel caso particolare di gloss-italian.ldf, se lo cerchi e lo apri,vedi che alcune cose le ho scritte io e altre le ha scritte il nostro Enrico, la persona più avanzata nella gestione di LaTeX e membro del gruppo di lavoro che si occupa di LaTeX3. Enrico ha deciso di impostare di default il rientro del primo capoverso dopo ogni titolo. Nella tipografia italiana non c’è una regola a questo proposito e dipende dalla casa editrice. Sia pure di nascosto, polyglossia consente sia di rientrare sia di non rientrare la prima riga del primo capoverso, come pure di usare o non usare la spaziatura francese.
Personalmente io preferisco usare polyglossia, e lo faccio sempre quando uso xelaex o lualaex, sebbene anche con questi programmi di composizione si possa usare anche babel. Questo però è diventato complicatissimo da usare per funzionalità particolari, perché è frutto di sovrapposizioni di ulteriori funzionalità, non sempre retrocompatibili, ma nell’intenzione retrocompatibili, con un software che vide i suoi natali subito dopo il congresso di Cork nel 1991, nel quale fu definita la codifica T1 e per consentire la gestione di molte lingue con LaTeX2e , quando prima , con LaTeX v.2.09 e TeX v.2.x, se ne poteva gestire una sola. In generale, per lingue che usano l’alfabeto latino babel va benissimo;per lingue che usano altri alfabeti dipende molto dai singoli file.ldf. Polyglossia, invece è nato per gestire molte lingue attraverso i file gloss- .ldf, con font che dipendono dalla lingua ,e secondo il mio personalissimo giudizio, ci riesce molto bene, anche i file di descrizione delle varie lingue talvolta producono effetti strani; da’ un’occhiata alla guida L’Arte di scrivere in diverse lingue con {Xe|Lua}LaTeX; vi troverai descritto un trucco per poter gestire l’arabo e il greco i cui file .ldf sono incompatibili,e troverai un altro commento sul fatto che l’arabo e l’ebraico sono irrimediabilmente incompatibili se usati nello stesso documento.
::
@samiel che cosa intendi quando dici che polyglossia non è in grado di gestire le caratteristiche degli opentype. Io le ho sempre gestire con fontspec e non mi sono mai sognato di gestire con polyglossia, visto che questa gestisce le lingue meglio di babel; può darsi che io non abbia avuto bisogno di gestire caratteristiche molto avanzate; ecco perché ti chiedo lumi.
::
Non so esattamente che cosa hai fatto tu, anche perché non includi in Esempio Minimo Compilabile (EMC) come viene indicato in calce ai miei messaggi. Inoltre non includi i debiti tag per comporre il codice che vuoi esporre al forum. Passa il cursore sulla fila di piccole icone nella parte alta della finestra di composizione e vedrai che ce ne è una col nome code: evidenzia il codice che inserisci nel messaggio, poi clicca su quella icona e vedrai che quando invii il messaggio, esso ti appare in una finestra a sfondo grigiolino e completamente composto in modo verbatim con un font monospaziato.Io invece ti includo un EMC; eccolo`\documentclass[a4paper, 11pt, twoside, openany]{book}
\usepackage[italian]{babel}
\usepackage{graphicx,mwe}\begin{document}
\renewcommand{\listfigurename}{Elenco delle immagini}\tableofcontents
\listoffigures
\chapter{Il mio capitolo}\blindtext
\begin{figure}[h!]
\centering
\includegraphics[width=5cm]{example-image-a}\\
\caption{Nome immagine}
\label{Immagine finta}
\end{figure}\blindtext
\end{document}`Il pacchetto mwe serve per creare un EMC che in inglese si chiama MWE (Minimum Working Example) che ti mette a disposizione tra gli altri il comando \blindtext che serve per inserire un po’ di testo fasullo, tanto per riempire la pagina; inoltre ti mette a disposizione l’immagine fasulla example-image-a con una estensione compatibile con quelle che LaTeX, tramite graphicx, può gestire, ma che non è necessario specificare perché LaTeX usa l’immagine giusta, con la prima estensione giusta che trova sul cammino di ricerca delle immagini.Il mio esempio funziona come richiesto.
Quello che non ho cambiato,ma che può dare guai serissimi, è l’opzione di posizionamento [h!] che hai usato. È un errore gravissimo usare [h!] da solo!. Quell’opzione da sola vuol dire “metti la figura proprio qui se ci riesci”; il punto esclamativo vuol dire “non preoccuparti di rispettare i vincoli per le posizioni h, t e b”. Fin qui è semplice. Ma se proprio qui non ci sta LaTeX rimette in code l’oggetto mobile, ma in qualunque pagina successiva potrebbe starci, ma non è più “proprio qui”; quindi l’oggetto mobile rimane in coda, ma non avendo altre opzioni, blocca la coda fino alla fine del capitolo o del documento, con il rischio di perdere per la strada gli oggetti mobili che non riescono ad essere accodati, perché la coda è piena.Per tua fortuna da un paio d’anni il nucleo di LaTeX con i suoi pacchetti essenziali ha ovviato a questo inconveniente; Prima il numero di oggetti mobili che potevano essere accodati erano 18, ora sono 52; quini il pericolo di saturare la coda esiste ancora, ma è molto più difficile che si manifesti.
Inoltre vista la perseveranza degli utenti che non leggono la documentazione per quel che riguarda il codice h, chi si occupa della manutenzione del nucleo di LaTeX e dei suoi pacchetti essenziali, ha deciso di inserire una verifica: se h si trova da solo per un dato oggetto mobile, LaTeX rimette in cosa l’oggetto, ma con il codice di posizione t, in modo che se proprio lì, a metà pagina esso non ci sta, lo mette in testa nella pagina successiva. Non è la soluzione ottima,ma almeno l’oggetto mobile viene emesso senza bloccare le code degli oggetti di pari denominazione, figura, tabella, o altro.
::
Io avevo scritto …figures… invece di …figure…; come vedi c’era una s di troppo; siccome ho corretto il mio post, ora non vedi più la s spuria.Veniamo al tuo punto; con che classe stati componendo la tes ()per esempio con la classe toptesi bisogna autorizzare la composizione degli elenchi delle figure e delle tabelle, perché di default non vengono composti)i; come hai messo la didascalia alle figure (senza \caption[…]{…} l’elenco delle figure rimane vuoto); come tutti gli indic,i il documento va compilato almeno due volte; per la bibliografia a seconda dello stile bisogna ricompilare anche tre volte dopo aver eseguito bibtex o biber; dipende dallo stile bibliografico.
::
La spiegazione si trova in diverse guide della sezione Documentazione di questo forum. į pare che sia spiegata anche nella descrizione del mdoulo per l’italiano.
In ogni caso questi nomi/;ocuzioni come “Elenco delle figure”, sono raccolti dentro comandi del tipo [tt]\listfigurename{Elenco delle figure}[/tt]; la cosa più seplice è quella di rinominare quel comando, per esempio `\renewcommand\listfigurename{Elenco delle immagini}`Questa soluzione è sicuramente la più semplice, ma in qualche circostanza di documenti scritti i diverse lingue potrebbe dare dei problemi; Quindi ci vorrebbe qualche altro sporco trucco, raccontato nelle guide citate.Direi che, se la tua tesi è in italiano, ti basta questa soluzione minimale.
-
AutoreRisposte