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Benvenuta.Forse come primo documento complesso, quello che devi fare è molto complesso, ma…
Non ti so dire per paracol o parallel, ma ti so dire per il napoletano.
La cosa può sembrare strana, ma da buon ingegnere sembra che io sia l’unico che è capace di creare i file necessari per scrivere in una lingua diversa da quelle preimpostate nella dotazione completa di TeX Live.
Ora non so nulla del napoletano; ma dà leggermente fastidio che i napoletani abbiano bisogno dei sottotitoli quando vengono intervistati alla televisione, e che i presenti si scandalizzino quando ad una cena ufficiale dove c’è un intrattenimento musicale e poetico (in napoletano) quando scoprono che non ne capisco una parola… Lo so è colpa mia, ogni buon italiano dovrebbe conoscere il napoletano.
Tuttavia sono disposto a cimentarmi col napoletano, ma ho bisogno di una grammatica e di un dizionario, anche tascabile, anche in rete, perché non posso inventarmi ciò che ignoro. Ho già fatto questo esperimento con diverse lingue moderne e antiche, scritte con l’alfabeto latino o altri alfabeti, con lingue nazionali e lingue secondarie, tutelate o non tutelate dalle leggi degli stati dove vengono usate. Se ci sono riuscito con il copto bohairico, non vedo perché non potrei riuscirci con il napoletano, magari è la volta buona che imparo qualche parola 🙂
Se vuoi comunicare con me, esplora la sezione ArsTeXnica di questo sito e troverei miei scritti per il copto, il romancio, il friulano, il latino, il greco, e il piemontese; vi trovi anche il mio indirizzo di posta elettronica. Sempre che tu sia interessata, avremo bisogno di comunicare molto per questioni linguistiche che interessano poco il lettori del forum.
Va da sé che queste cose vengono fatte dai frequentatori del forum per il piacere di farle, non per soldi!
PS; per disporre del necessario per scrivere in napoletano occorrono 2 file: due per gestire la lingua con babel e con polyglossia, e tre per gestire la sillabazione; la parte più difficile è la sillabazione.
::francescagr” post=99264Ho provato subito ma anche incollando tutto il codice su un file nuovo il problema rimane ed il messaggio di errore è lo stesso 🙁
E ora ho visto anche che l’errore non è solo nel titolo ma in ogni riga in cui ci sono à (a accentate)!
Conosci le righe magiche?
Se non le conosci il tuo problema nasce dal fatto che TeXshop apre di default ogni file di cui non sia detto niente con la codifica latin9, anche se l’hai configurato per salvare in utf8.
Apri il file, scegli dal menù in alto Macros e seleziona Encoding: ti si apre una finestra di dailogo, sceglio UTF-8 UNICODE; salva il file.
Poi riaprilo e ricompila: facci sapere se questa cura ha funzionato.Quella riga magica che hai scritto all’inizio del file con la procedura che ti ho indicato, cofigura l’editor ad aprire il file con la codifica utf8 e lo costringa e salvare in utf8.
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Sono anni che uso beamer per le mie presentazioni, ma, lo confesso, pur usando alcune funzionalità avanzate, non sono un esperto.Quello che ti posso dire è che beamer accetta una dichiarazione tale da permettere che il testo che non sta in un frame prosegua nel frame successivo. Leggi nella pagina 59 la spiegazione dell’opzione allowframebreak.
Tienei presente che nella descrizione di questa opzione ci sono molti “caveat” che ne scoraggiano l’uso come una pratica per creare brutte presentazioni…
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@golden_boy, non è una questione di regole; è una questione di stile; se badi solo al contenuto e non anche a come lo scrivi, perché coniugare i verbi, perché declinare nomi, pronomi, aggettivi, perché non usare la stenografia degli SMS. Il messaggio lo trasmetti (forse) lo stesso, ma male. Non è una questione di spaccare i capello in quattro; è una questione di farsi capire.
Hai detto che sei informatico; benissimo. Anche l’informatica richiede uno stile che non sia fatto solo di acronimi; anche con gli acronimi ci si fa capire fra gli iniziati alle segrete cose informatiche, ma si preclude a chiunque altro la comprensione del messaggio. Ci sono messaggi per gli addetti ai lavori e messaggi per tutti.
Quando scrissi il mio primo libro di testo, alcuni allievi scrissero delle note positive o negative; quelle negative si lamentavano che il mio linguaggio era troppo difficile perché usavo il congiuntivo. I telefonini e gli SMS non esistevano ancora, ma il disamore per la comunicazione stilisticamente corretta era già cominciato.
Per quel che riguarda me sono tutt’altro che bravo a scrivere, ma cerco di mantenere un minimo di decoro. Le regole di Guiggiani e Mori le seguo; le grammatiche di una volta le ripetevano tali e quali; le ho ripetute anche in Saper Comunicare (scaricabile dalla sezione Documentazione) e nella Guida GuIT. E non riguardano solo lo stile letterario; anche la matematica ha le sue regole.E finché la gente continua a parlare/scrivere di Mw per dire milliwatt, o Kw/h per dire chilowattora, o Mhz per dire megahertz, continuerò a protestare contro queste altre forme di ignoranza. Non è il caso tuo; il tuo messaggio mi ha stimolato questo sfogo solo perché non condivido il consiglio di non tagliare il capello in quattro in merito allo scrivere bene.
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Io sceglirei una delle seguenti tre strade:1) comporrei ciascun elemento della matrice dentro un ambiente split; per ovvi motivi allargherei la matrice colonna in senso verticale in modo da spaziare meglio gli elementi della colonna; oppure
2) definirei dei simbolo che rappresentino quei vari cos e sin di epsilon, di fi, di delta, eccetera, formati da una sola lettera con un solo pedice, simbologia che comunque dovrei definire prima o dopo la matrice.
3) La matrice è una colonna con poche righe; potrei definire ogni elemento della matrice con la sua espressione, e alla fine indicherei la matrice colonna v(G_f) come la trasposta di una matrice riga che contenga solo i simboli dei pochi elementi precedentemente definiti; se questi sono ancora troppo lunghi per stare in una riiga di testo, si può sempre usare l’apposito ambinete di amsmath per comporre una espressione divisa in varie righe successive.Tutte le soluzioni hanno degli inconvenienti, evidentemente; forse la terza soluzione è la meno peggio. Non riesci a trovare un altro modo per esprimere lo stesso concetto matematico?
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Sebbene Wikipedia non sia molto autorevole, nel sito http://it.wikipedia.org/wiki/Intervallo_%28matematica%29 ho notato che viene usata la notazione “parentesi” a, b “parentesi”, vole ciascuna aprentesi può essere quadra o tonda; la quadra è adicente all’estremo che fa parte dell’intervallo; ma se l’estremo non ne fa parte, allora usa la tonda. Quella pagina di Wikipedia indica anche l’uro (che sta scomparendo) delle parentesi quadre rovesciate. La pagina indica anche l’uso italiano dell’obelo (quello sarebbe il nome del segno corrispondente a \div), che indicherebbe l’intervallo chiuso quando entrambi gli estremi sono indicati con numeri.La spiegazione comprende tutti gli usi che avevo elencato nel mio precedente messaggio, con qualche precisazione in più. Resta il fatto che questa varietà di notazioni sottolinea la mancanza di una norma nazionale o internazionale.
Secondo me, l’uso che ne ha fatto Lorenzo, magari merita una spiegazione, come suggerisce @Liverpool, ma è coerente con il fatto che in italiano si usa la virgola non spaziata come separatore decimale, e bisognerebbe usare la virgola spaziata a destra per indicare un elenco di oggetti, quali sono i due estremi. Mentre non c’è nessuna ambiguità se gli estremi sono letterali, dubito che i nostri occhi siano così esercitati da poter distinguere l’intervallo 1,70, 1,74 dalla scrittura 1,70,1,74. (in questo testo si distingue benissimo perché lo spazio a destra della virgola seriale è pari ad uno spazio interparola, ma quando si scrive con LaTeX lo spazio a destra della virgola seriale è uno spazio fino). Perciò l’uso dell’obelo mi sembrerebbe più adatto dell’uso delle parentesi quando gli estremi sono numerici.
Preferirei la presenza di norme unificanti…:wink:
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Non a caso si chiama \div. Gli americano lo usano per la divisione. Le norme ISO indicano quel segno per indicare la divisione.In Italia io ho sempre visto usare per gli intervalli segno svariati che contengono parentesi quadre, tonde e talvolta anche quadre chiuse a sinistra e aperte a destra; di solito ho visto [tt] $[ a \dash b ]$ [/tt] per l’intervallo chiuso da entrambi i lati; mentre per gli intervalli aperti ho visto la fantasia sbizzarrirsi a piacere.
Sembra strano che non ci sia una simbologia standardizzata per l’intervallo. Nella GuidaGuIT e nel fascicoletto saper comunicare ho indicato il segno corrispondente a \div per l’intervallo, perché per un certo periodo di tempo la famosa fantasia (non mia) sembrava essersi focalizzata su quel segno. Ma se qualcuno ha idee migliori e l’indicazione di una simbologia abbastanza consolidata, lo faccia sapere qui sul forum, perché siamo in diversi ad essere interessati a questa cosa. I simboli standardizzati sono fatti per farsi capire, non per sbizzarrire la fantasia.
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TikZ è stato creato da Till Tantau che ha scritto anche beamer, come sai bene; nella sua documentazione su come comporre le presentazioni, spiega esattamente come sia pestilenziale usare i diagrammi a torta anche nei testi divulgativi e porta un esempio tratto da un noto giornale tedesco; lo trasforma il diagramma a torta in un diagramma ad anello, dandone anche il codice, quindi disegnare anelli non è un problema; basta leggere la documentazione di beamer. Till mi ha permesso di tradurre in italiano le sue raccomandazioni per comporre presentazioni con o senza beamer; trovi la traduzione anche nella Guida Guit. Ma le argomentazioni di Till sono le argomentazioni di una persona precisa come lo sa essere un matematico; gli argomenti che porta sonno assolutamente inconfutabili e quindi valgono anche per dispense destinate agli studenti di prima superiore.
::palingenesi” post=99202Grazie OldClaudio. Devo cliccare qualcosa nel tuo ultimo messaggio? Non trovo elementi “cliccabili”
No, perbacco!, scusa l’esclamazione…
Non hai capito quello che ho scritto; te lo ripeto in modo più chiaro, spero.Apri un terminale sul tuo calcolatore; il “terminale” è una finestra dove si scrivono i comandi, invece di avere una seire di icone da cliccare. Nei vari sistemi operativo i terminali hanno nomi diversi; Finestra comandi, prompt dei comandi, terminal, xterm, console, eccetera. Non so come si chiami il terminale sulla tua macchina; lo devi scoprire da solo, e devi farlo in fretta, perché usare il calcolatore usando solo il dito indice per cliccare il mouse vuol dire non sapere (o non potere) sfruttare in pieno il proprio calcolatore. Col terminale si fanno cose che col mouse non si possono fare nel modo più assoluto.
Nel tuo caso sei in grado di leggere tutta la documentazione che hai già sul tuo disco (sempre che tu abbia una installazione completa, e non una installazione “basic” del sistema TeX, sia esso MiKTeX o TeX Live); ogni programma, ogni pacchetto è documentato e la documentazione è già sul tuo disco.
Ecco perché sapendo usare il terminale, hai tutta la documentazione alla portata della tua tastiera, non del tuo mouse, ma non hai le incertezze della navigazione in rete, dove c’è di tutto e il contrario di tutto.
In questo sito, nella sezione Documentazione/Guide GuIT Tematiche c’è la guida tematica sulla “linea di comando”, cioè dell’uso di scrivere i comandi nella finestra comandi; te la consiglio.
Perciò dopo aver aperto un terminale ci scrivi dentro texdoc pacchetto; premi il tasto invio, o enter o return, come si chiama nella tua tastiera, e ti si apre un’altra finestra che contiene la documentazione del pacchetto che hai specificato.
Nel tuo caso pacchetto è semplicemente arabxetex.
Non ci sono link da cliccare, perché quel che cerchi è probabilmente sotto alla tua tastiera, comunque è alla portata della tua tastiera.
::palingenesi” post=99200Ti ringrazio OldClaudio. Credo che sì, ci sia qualche problema di copia/incolla poiché sei riuscito addirittura a vocalizzare una virgola(!!!) 😆
Farò una domanda forse stupida (stupida perché ritengo che gli esperti italiani di TeX siano tutti qui presenti): conoscete qualche italofono (o qualche arabofono che parli italiano) che conosca arabtex? 😥
Colgo l’occasione per scusarmi di questo lungo OTLa parte difficile è trovare qualcuno che conosca arabtex, non qualcuno blingue. Questi ultimi magari sono pochi fra le conoscenze di ciascuno di noi, ma intersecare questi pochi con i pochissimi che conoscono arabtex probabilmente produce un un insieme vuoto…:sad:
Viceversa la lettura della documentazione di arabxetex (terminale: texdoc arabxetex poin premere tastoe leggere) mi sembra una lettura interessante per chi conosce l’arabo.
Te lo consiglio; mi pare che dedichi molto spazio alle legature e sia un documento essenziale per chi scrive in arabo.
::palingenesi” post=99195Quando hai tempo potresti inserire un’immagine del risultato? Vorrei capire se le lettere finali vocalizzate abbiano la forma mediana oppure no.
Ad ogni modo grazie 🙂Questo è quello che avevo copiaincollato.
Guardando il testo vedo un rettangolo che rappresenta un carattere mancante dal font OpenType che ho usato. Comunque il testo circostante spiega anche che avrei potuto usare un pacchetto destinato all’arabo, con il quale avrei potuto (forse) fare meglio.
[attachment=1240]EsempioArabo.pdf[/attachment]
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Non ho usato nessuna file, nessun pacchetto; ho scritto il testo arabo copiando e incollando dal Web, ma ho scritto il tutto in un file .tex, salvato in utf8, e composto con XeLaTeX, non con pdfLaTeX.
Per il greco scrivo direttamente in greco; per il cirillico scrivo direttamente in cirillico con la tastiera cirillica fonetica; per l’ebraico scrivo direttamente con la tastiera ebraica, per il giapponese cerco di scrivere con la tastiera giapponese; questo è il bello del Mac, che permette di avere diversi driver di tastiera sceglibili ocn un click; e di avere un visualizzatore della tastiera che funziona come tastiera virtuale. So che con Windows da sempre si piò cambiare drivere con un click, ma che solo da Win8 (forse Win7, ma io non dispongo ne dell’uno né dell’altro) si può disporre di una tastiera “virtuale” come sul Mac.
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Non conosco l’arabo, quindi quello che sto per dire può sembrare o meglio può essere un stupidaggine.Avevo cominciato a scrivere una guida per l’uso di XeLaTeX; per vari motivo mi sono fermato. Ma avevo scritto un capitiolo sulla scrittura delle lingue che si compongono con alfabeti diversi da quello cosiddetto latino.
Avevo fatto degli esempi per l’ebraico, l’arabo e il giapponese verticale; Con XeLaTeX il problema non è tanto scrivere, quanto disporre dei font OpenType che contengano anche i glifi e le legature, importantissime in arabo per le quattro forme (isolata, iniziale, mediale, finale) di ogni lettera; sul mio MAc ho trovato diversi font OpenType adatti allo scopo; siccome non conosco l’arabo, ho copiato dal web e ho incollato qualche periodo di testo arabo nel file sorgente, ovviamente creato e salvato in UTF-8, e il ttesto arabo è risultato composto esattamente come uqello che avevo copiato; ne ho dedotto che le quattro forme di ogni lettera fossero usate nelle legature in modo corretto.
Per il giapponese, di solito ci si arrangio con la rotazione dei glifi, uniti alla rotazione della riga; il risultato non è male, ma introdurre il testo giapponese dalla tastiera con il metodo di cui disponevo con un calcolatore che non ho più era laboriosissimo e lo si poteva usare solo conoscendo il giapponese.
Il succo di questo discorso è che se devi usare un alfabeto diverso da quello latino e disponi di una tastiera adeguatam componendo con XeLaTeX e i font giusti fai tutto quello che vuoi.
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Maria Grazia, il tuo tiolo lascia perplessi.
Ivan ti ha detto come fare quello che desideri, Magari non ha specificato che devi comporre (o è meglio che tu componga) la tua presentazione usando la classe beamer, ma la cosa è relativamente poco importatnte perché nell’Arte c’è scritto di usare beamer; solo che beamer richiede qualche attenzione in più rispetto a scrivere un testo con la classe book, o report, o un’altra classe adatta a comporre tesi.La mia perplessità, invece, nasce dal fatto che nel titolo del tuo messaggio menzioni WinEdt8. Questo è un ottimo editor sharware, ma come tutti gli editor per lavorare con LaTeX, non ha nulla a che vedere né con LaTeX, né con la distribuzione TeXLive o MiKTeX del sistem TeX.
L’editor e il programma di composizione sono due cose diverse e totalmente indipendenti; Gli editor “LaTeX friendly”, come WinEdt, hanno in più, rispetto agli editor generici (come Notepad, per esempio, una seire di bottoni e di menù che permettono di scrivere e di compilare un file sorgente .tex in modo più comodo, ma di per sé non interagiscono con il programma di composizione.
Guarda che la mia precedente spiegazione non è una semplice pignoleria (le pignolerie non sono mai semplici, ma sono sempre noiose); se non si comprende bene questa indipendenza si può andare incontro a guai serissimi se si usano file memorizzati con codifiche diverse, guai che si rilevano abbastanza spesso, per non dire sovente, anche nei quesiti di aiuto inviati a questo forum. Quando si incappa in questi guai, talvolta si perdono giorni interi per aggiustare i danni.
Viso che sei nuova di LaTeX, non limitarti a consultare l’Arte solo per risolvere il problema contingente; leggila con attenzione; il paio d’ore che consumi per leggere l’intera guida (magari saltando capitoli molto psecifici che puoi leggere in un secondo tempo) sono molto tempo risparmiato durante tutto il lavoro di creazione dei tuoi documenti; e se la tesi l’hai già scritta in LaTeX, potresti trovare molti spunti per correggere gli errori compositivi che hai fatto (tutti facciamo questi errori, non c’è nessuno esente da questo difetto tipicamente umano; l’importante è imparare a sbagliare di meno…; nessuno riesce ad essere infallibile)
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Certo che anche nel testo devi scrivere la matematica in ambiente matematico; come si faccia è spiegato bneinssimo nell’Arte di scrivere con LaTeX (da scaricare dalla sezione Documentazione di questo sito).In breve il manuale LaTeX (scaricabile in italiano dalla sezione Documentazione/Guide GuIT Tematiche di questo sito) consiglia di usare i delimitatori [tt]\([/tt] e [tt]\)[/tt] per la matematica in linea con il testo:`Il teorema di Pitagora afferma che \(c^2 = a^2 + b^2\), dove \( c \) è l'ipotenusa di …`I comandi \( e \) assicurano la diagnostica di LaTeX che segnala errore se si dimentica di scrivere l’uno o l’altro delimitatore della matematica. Tuttavia la maggior parte degli utenti si accontenta di scrivere: `Il teorema di Pitagora afferma che $c^2 = a^2 + b^2$, dove $c$ è l'ipotenusa di …`dove il segno di dollaro funziona da “toggle switch” (in italiano si dovrebbe usare la parola “deviatore”, che però non è di uso comune nemmeno fuori dall’ambito di LaTeX; quando to accendi un lampadario di casa che può essere azionato da diversi “deviatori”, tu dici che hai premuto l’interruttore, non il deviatore, e non ti verrebbe nemmeno in mente che quel coso che usi per accendere o spegnere non sia un interruttore, ma un deviatore). A parte il lessico anglo-italiano, il $ passa dal modo testo al modo matematico se parti dal modo testo, e dal modo matematico al modo testo se parti dal modo matematico; se ti scordi uno dei due dollari entra in funzione la diagnostica di basso livello di TeX e rischi di non capire che cosa hai dimenticato o cosa hai fatto di sbagliato.
Nota che io “predico bene e razzolo male”, visto che uso sempre i dollari, invece dei comandi LaTeX; ma ad un novizio consiglierei caldamente di usare i comandi LaTeX.
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