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21 Novembre 2014 alle 16:47 in risposta a: [RISOLTO!] – Problema con un’immagine e un elenco numerato #98511::
Nemo ad impossibilia tenetur; lo dicevano già i romani.Quello che dice @robitex e che anch’io faccio abbastana regolarmente è quello di tenere gli oggetti mobili fuori da qualunque altro ambiente, prima o dopo non importa, ma fuori. Io cambienrei il codice che hai alalegato come esempio in questo modo:`\begin{enumerate}
\item Sezione d'ingresso o \textit{intake}: ha il compito di convogliare l'aria prelevata dall'ambiente circostante per effetto dell'azione aspirante svolta dal ventilatore. Può esser preceduta da un filtro e/o essere dotata di turbolenziatore (si veda il Paragrafo \ref{sec:turbolenziatore}).
\item Sezione di prova o \textit{test section}: è il punto in cui è posizionata la schiera palare.
\item \textit{Tailboards}: costituiscono le pareti superiore e inferiore a valle della sezione di prova e consistono in paratie mobili che, mediante opportuna regolazione, consentono di garantire la periodicità del flusso a valle della schiera. La galleria in esame infatti consente solo l'impiego di schiere lineari, per le quali la periodicità non è garantita a priori, come invece avviene nelle gallerie anulari o nelle macchine reali.
\item Diffusore o \textit{diffuser}: ha il compito di condurre il flusso verso il ventilatore ed è caratterizzato da una sezione divergente che consente di rallentarlo, incrementandone così la pressione. In questo modo è possibile ridurre il salto di pressione che dev'essere fornito dal ventilatore, riducendo così i consumi del motore elettrico. La sezione divergente dev'essere adeguatamente dimensionata al fine di massimizzare questo risparmio senza incorrere in sepazione del flusso, la quale potrebbe verificarsi in caso di un allargamento eccessivo.
\item Ventilatore o \textit{fan}: si tratta di un ventilatore centrifugo, calettato direttamente sull'albero del motore elettrico. La regolazione della portata, e di conseguenza quella del numero di Mach del flusso, avviene agendo sul motore elettrico. La galleria è in grado di operare fino a valori di $Ma \approx 0,6$ a valle della schiera.
\item Motore elettico: caratterizzato da una potenza nominale di 120 kW è collegato a un inverter mediante il quale è comandato regolandone la frequenza.
\item Sezione di scarico: è quella incaricata di espellere l'aria verso l'esterno.
\end{enumerate}\begin{figure}[tb]
\centering
\includegraphics[width=0.9\columnwidth]{\figspath parete_mobile_galleria.pdf}
\caption{Dettaglio della parete mobile della galleria del vento.}
\label{fig:parete_mobile_galleria}
\end{figure}`Certo se lasci fra i codici di posizionamento anche h, ti puoi ritrovare con due righe di testo, un’immagine, e altro testo. L’opzione h va usata rarissimamente e sapendo bene che cosa comporta; comeunque mai da sola.
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Aggiungo: se avessi letto al documentazione di TOPtesi sapresti che è già previsot un comandp per comporre i gadi centigradi correttamaante. (atri un terminale e scirvici dentro texdoc toptesi-it [se hai una versione precedente al 5.80 invece di -it scrivi -doc], [pi premi il tatso invio e leggi). Siccome @robitex ti ha suggerito di usare il pacchetto siunitx, a maggior ragione leggi la documentazione di TOPtesi per evitare che questa classe e il pacchetto siunitx vadano in conflitto.Invece, per favore, non usare rpm per indicare le revolutions per minute, che non soddisfa nessuna norma ma rispetta solo le regole dalla lingua inglese. Scrivi esplicitamente giri/min e si a posto anche con le norme SI, facendoto capire in italiano senza problema alcunno. Naturalmente che misura al velocità in giri al minuto è solitamente abituato agli “rpm”, quindi non ha difficoltà a capire, come per altro costor generalamante sia parlando si, talvolta scrivendo, dicono/scrvono “giri” senza specificare al ripartizione nel tempo.
Se usi TOPtesi sei tenuto ad essere preciso nel modo di esprimerti 😉
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Michela, non volermi male, se ti dico che il tuo erroe consiste nel volere usare LyX.
Qui nel forum siamo più o meno tutti d’accordo che l’uso di LyX sia da scoraggiare. Recemntemente un frequentatore del forum ha spiegato che per un ambiente non accademico, come una segreteria amministrativa di una azienda LyX rappresenti quanto più simile a Word sia disponibile per usare LaTeX.È vero, a appunto il pregio di LaTeX consiste nek non usare un approccio WYSIWYG ma l’approccio WYSIWYM (what you see is what you mean); questo è lo stesso slogan che usa LyX, ma non è vero: LyX fa di ttuoo per mostrare sullo schermo quello che LaTeX comporrà. Tutto il possibile non è tutto; per cui per approssimare al meglio quello che LaTeX comporrà, ha bisogno di file di interfaccia fra se stesso e i pacchetti di estensione di LaTeX, che però pochi appasionati di LyX sano comporre/creare. Ma poi a quale scopo? per far apparire sullo schermo il risultato finlae. Che è proprio quelo che LaTeX cerca di evitare.
Quel frequentatore del forum aveva convenuto che usare un buon editor “LaTeX friendly” coe per esmepio TeXstudio (multipiattaforma e scaricabile dalla rete gratuitamente, usabile gratuitamante, eccetera, sempre gratuitamente) va altrettanto bene in un ufficio.
Per intenderci con TeXstudio tu carichi il pacchetto aea (che non conosco, ma se l’hao scaricato vuol dire che esiste) semplicemente scrivendo prima di \begin{document} [tt]\usepackage{aea}[/tt] e il pacchetto stesso, senza nesusna interfaccia adattata all’editor, lo usa.
O meglio Non è l’editor che lo usa; l’editor serve per scrivere il testo da comporre adeguatamante marcato e interclato con adeguati comandi, pche consentiranno poi a LaTeX di eseguire la composizione, ma si tratta di due processi distinti e indipendenti; LyX cerca di mostrare la fase di editong come se fosse già composta e non ti mostra il mark up, come non lo fa Word, ma ce lo mette dietro le quinte per poter motrare sullo schermo qualcosa accettabile, anche se diverso dalla composizione definitiva; po quando clicchi l’apposito bottone ti lancia LaTeX dietro le quinte e lascia che LaTeX componga il documento finale in formato (possibilmente) PDF. TeXstudio e gli altri editor LaTeX friendly; non fanno nulla di tutto ciò; è l’autore che deve scrivere i mark up, anche se qualche editor dispone di voci di menù per farlo, ma per marcare il testo non con una serie di parole evidenziate, ma scrivendo esplicitamente il mark up in modo che l’autore possa controllare che si tratti del mark up giusto. La friendliness di TeXstudio e compagni consiste solo nella presenza di bottoni per dire a LaTeX di fare il suo lavoro e di mostrarlo sullo schermo. Il lavoro di LaTeX non viene mai simulato sullo schermo; LaTeX viene eseguito e basta.
Molto semplice, molto diretto, e senza file di interfaccia.
Mi perdoni? 🙂
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Se il problema è la distanza del titolo di un capitolo dal margine superiore della pagina, devi usare altr pacchetti, come per esempio titlesec; guarda a pagina 4 della documentazione di titlesec, che puoi leggere aprendo un terminale, scrivendoci dentro texdoc titlesec, premendo il tasto invia e leggendo.
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\sloppy come parameter assignment e l’ambiente sloppy più o meno fanno come \tolerance=maxdimen, eccetera; nel senso che impostano la tolleranza a 10000, che per i programmi del sistema TeX vogliono dire “infinito”; e siccome sloppy vuol diire “alla carlona”, quindi vuol dire “infinitamente alla carlona”.Vedi tu.
Puoi scegliere fra \raggedright o \centering.
18 Novembre 2014 alle 21:34 in risposta a: Problema estetico con testatina e numero di pagina #98486::
Se leggessi la documentazione di fancyhdr, invece di andare a tentoni, vedresti che bisogna usare \leftmark e \rightmark.Ma quello che ti ha suggerito Ivan è un’altra cosa; se hia titoli lunghi (e, indipendentemente dal numero delle prole i titoli sono lunghi quando sono lunghi quanto o pi`¨della testatina (prova a metterci solo due o tre del tipo di “consapevolissimamente” e vedi cosa succede alla testatina…) è quello di usare il tiolo breve nell’argomento facoltativo di \chapter e di \section:
\chapter[titolo breve]{titolo lungo}
\section[titolo breve]{titolo lungo}18 Novembre 2014 alle 21:22 in risposta a: minipage con immagini affiancate e singole didascalie #98478::
Ho messo le mani sul tuo codice; in futuro non ti limitare a presentare il codice che non funziona, ma costruisci un esempio minimo compilabile.L’esempio che ti mando funziona come previsto, ma al posto di logouno e logodue mettici i nomi dei file di due tue figure; possibilmente non mettere l’estensione e se puoi non unsare figure in formato eps; se el vuoi vettoriali usa il formato pdf; in ogni caso pdflatex te le trasforma in formato pdf.
`\documentclass{article}
\usepackage{caption}
\usepackage{graphicx}\newenvironment{myminipage}[1]{\minipage{#1}
\captionsetup{width=\textwidth, name=Fig., labelfont={it,bf}}
}{\endminipage}\begin{document}
\begin{figure}[htpb]
\begin{myminipage}{0.40\textwidth}
\includegraphics[width=\textwidth]{logouno}
\caption[Prima figura]{Prima figura}\label{fig:1}
\end{myminipage}
\hspace{0.2\textwidth}
\begin{myminipage}{0.40\textwidth}
\includegraphics[width=\textwidth]{logodue}
\caption[Seconda figura]{Seconda figura}\label{fig:2}
\end{myminipage}
\end{figure}\end{document}`
Nota che il tuo codice con i vari \minipage e \endminipage messi a casaccio non poteva funzionare. Non definire mai un nuovo environment dentro un altro ambiente, per giunta flottante, ma definisci il nuovo ambiente nel preambolo.
18 Novembre 2014 alle 19:21 in risposta a: minipage con immagini affiancate e singole didascalie #98476::
\captionsetup, come dice il nome serve per impostare lo stile di composizione dellla diascalia, ma non compone la didasclaia; chi la compone e mette la dicitura Figure 3.2 è il comando \caption. Aggiungilo e vedrai che tutto funziona,
D’altra parte \captionsetup non andrebbe specificato per ogni didascalia, am solo dopo ave caricato il pacchetto caption, perché sarebbe ridicolo comporre le didascalia con stili diversi con le didascalie diverse l’una dall’altra.
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No, non mi risulta che \index {con l’iniziale minuscola) introduca spazi di nessun genere; quindi prima o dopo, purché nel sorgente non ci siano spazi che separino il comando dall’oggetto che si vuole indicizzare. Io lo metto sempre dopo, se non altro perché lo aggiungo dopo aver scritto il testo; è più un’abitudine psicologica, che una necessità prescritta dalla sintassi di \index. Meglio ancora, non mi pongo il problema, perché costruisco dei comandi che mi permettono di scrivere ‘oggetto e di indicizzarlo allo stesso tempo.
18 Novembre 2014 alle 19:06 in risposta a: [Risolto] Ordinare alfabeticamente capitoli o sezioni #98441::
Hai due possibilità:
1) ill mio indirizzo di posta elettronica, che non scrivo direttamente qui sul web (malware vario…) si trova facimente in diverse delle guide temaptich che puoi scaricare dalla sezione di documentazione di questo sito. e mi mandi un file compresso che contenga tutti i file della tua tesi
2) se disponi di una cosa come DropBox, mi mandi solo il link pubblico del suddetto file compresso che avrai caricato nella cartella Public di DropBox.Sono già riuscito ad aiutare studenti francofoni di scienze umanae passando per questa strada.
Chissà che non ci riesca anche con te.
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Non guardare quello che appare nella console;; ari il file .log e non limitarti a riportare i messaggio finale; prima ri quel messaggio c’è scritto qualcosa di più; cito a caso: more than 100 errors.sono rari gli errori fatali, ma per dire qualcosa bisogna spare quello che c’è scritto el file log rima del Fatal error.
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